Francesco Moser
| Francesco Moser | ||
|---|---|---|
| Moser in maglia rosa al Giro d'Italia 1984 | ||
| Dati biografici | ||
| Nazionalità | ||
| Ciclismo |
||
| Dati agonistici | ||
| Specialità | Strada, pista | |
| Ritirato | 1988 | |
| Carriera | ||
| Squadre di club | ||
| 1973-1975 | ||
| 1976-1980 | ||
| 1981-1982 | ||
| 1983-1985 | ||
| 1986-1987 | ||
| 1988 | ||
| Nazionale | ||
| 1972-1987 | ||
| Palmarès | ||
| Argento | Ostuni 1976 | In linea |
| Oro | San Cristóbal 1977 | In linea |
| Argento | Nürburgring 1978 | In linea |
| Oro | Monteroni di Lecce 1976 | Inseguimento |
| Argento | Amsterdam 1979 | Inseguimento |
Francesco Moser (Giovo, 19 giugno 1951) è un ex ciclista su strada e pistard italiano. Professionista dal 1973 al 1988, vinse un Giro d'Italia, tre Parigi-Roubaix, due Giri di Lombardia e una Milano-Sanremo, oltre ad un campionato del mondo su strada e ad uno su pista.
Con 273 vittorie su strada da professionista precede Giuseppe Saronni (193) e Mario Cipollini (189) e risulta a tutt'oggi il ciclista italiano con il maggior numero di successi all'attivo. È inoltre terzo assoluto a livello mondiale, alle spalle di Eddy Merckx (426) e Rik Van Looy (379), ma davanti a Rik Van Steenbergen (270) e Roger De Vlaeminck (255).[1]
Per la capacità di gestire il gruppo durante la corsa era soprannominato "lo Sceriffo".[2]
Indice |
Carriera [modifica]
Nato in frazione Palù del comune trentino di Giovo e cresciuto in una famiglia di ciclisti – tre dei suoi undici fratelli, Enzo, Aldo e Diego, gareggiarono nel professionismo – iniziò l'attività ciclistica solo a 18 anni e da dilettante corse nella squadra toscana della Bottegone. Con la selezione italiana partecipò ai Giochi olimpici di Monaco di Baviera del 1972, concludendo ottavo nella prova in linea.
Passò al professionismo nel 1973, e subito si aggiudicò una tappa al Giro d'Italia. I primi risultati importanti risalgono al 1975, quando vinse il Giro di Lombardia e si laureò campione italiano a Pescara, vincendo il Trofeo Matteotti. Altresì, concluse settimo al Tour de France vincendo due tappe, il prologo di Charleroi e la tappa di Angoulême, e la classifica riservata ai giovani, dopo aver indossato la maglia gialla per sette giorni: quella fu la sua unica partecipazione alla corsa francese.
Nel 1976 ai mondiali su strada di Ostuni giunse secondo dietro al belga Freddy Maertens, riuscendo comunque a vincere la maglia iridata nella gara di inseguimento su pista disputata nel velodromo di Monteroni di Lecce. L'anno dopo a San Cristóbal, in Venezuela, diventò campione del mondo su strada. Con la maglia iridata sulle spalle nel 1978 ottenne la prima delle sue tre vittorie consecutive alla Parigi-Roubaix.
Favorito dalle caratteristiche di passista, nel 1984 a Città del Messico riuscì a battere il record dell'ora (massima distanza percorsa in un'ora) che apparteneva da dodici anni a Eddy Merckx. Grazie anche all'uso di un nuovo tipo di bicicletta con ruote lenticolari, il 19 gennaio 1984 stabilì il record di 50,808 km, portandolo quattro giorni dopo a 51,151 km. Nello stesso anno, qualche mese più tardi, sempre grazie a questa particolare bicicletta, con la vittoria nell'ultima tappa (a cronometro) del Giro d'Italia riuscì a colmare lo svantaggio in classifica nei confronti del francese Laurent Fignon e a vincere il Giro.
Nel 1994, sei anni dopo l'uscita dall'attività professionistica, Moser effettuò diversi tentativi di riappropriarsi del record dell'ora che nel frattempo era stato battuto da altri atleti. Penalizzato dall'età avanzata, non riuscì nell'intento; ottenne tuttavia la seconda miglior prestazione di sempre, risultato sorprendente per un ciclista di 42 anni.
Altre vittorie significative di Moser furono la Milano-Sanremo nel 1984, il Campionato italiano nel 1979 e nel 1981 e diverse altre classiche ciclistiche. Famosa fu anche la rivalità con Giuseppe Saronni, in maniera simile a quanto era successo quasi trenta anni prima con Fausto Coppi e Gino Bartali.
Molti, anche se meno noti, sono stati i suoi successi su pista, tra cui il già citato campionato mondiale di inseguimento nel 1976 e quello italiano nella medesima specialità, vinto cinque volte, oltre a quindici affermazioni nelle Sei giorni. È stato anche costruttore delle biciclette che portano il suo nome.
Palmarès [modifica]
Pista [modifica]
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Strada [modifica]
Altri successi [modifica]
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Piazzamenti [modifica]
Grandi Giri [modifica]
Classiche monumento [modifica]
Competizioni mondiali [modifica]
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Riconoscimenti [modifica]
- Giglio d'Oro nel 1974, 1975, 1976, 1977, 1978, 1979, 1983, 1984 e 1985
- Medaglia d'Oro al Valore Atletico del CONI nel 1976 [3]
- Mendrisio d'Oro del Velo Club Mendrisio nel 1978 e 1983
- Sportivo italiano dell'anno della Gazzetta dello Sport nel 1984
- Atena d'Argento al Galà del Ciclismo di Conegliano nel 1985 e 1986
- Premio Sport del Comune di Camaiore nel 1989
- Appennino d'Oro nel 2000
- Memorial Bardelli-Una vita per lo sport nel 2001
- Premio Ciclismo Vita Mia nel 2003
- Premio Vincenzo Torriani nel 2005
- Premio d'Onore dell'Associazione Nazionale Ex Corridori Ciclisti nel 2010
- Inserito nella Top 25 della Cycling Hall of Fame
- Premio Nazionale Sportilia
Note [modifica]
- ^ Eddy Merckx, fame da cannibale
- ^ Giorgio Squinzi, Occhi puntati sullo sceriffo svizzero, www.ilsole24ore.com, 6 luglio 2010. URL consultato in data 10 luglio 2011.
- ^ Sito ufficiale dell'Associazione Medaglie d'Oro al Valore Atletico
Bibliografia [modifica]
- Francesco Moser, storia di un campione, Andreotti - Mosna, Ed. Publilux, 1984
- L'ora di Moser, Achille Mezzadri - Corrado Corradini, Forte Editore, 1984
- Francesco Moser e Cinquant'Anni di Ciclismo - Diego Nart, 2001
- Più alti dei giganti, più veloci di Moser - F. Fumelli, Pendragon 2008
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Francesco Moser
Wikiquote contiene citazioni di o su Francesco Moser
Collegamenti esterni [modifica]
- Profilo su Sitodelciclismo.net
- Profilo su Museodelciclismo.it
- (FR) Profilo su Memoireducyclisme.eu
- (FR) Piazzamenti su Les-sports.info
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