Alessandro Mazzinghi

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Alessandro Mazzinghi
Sandro.mazzinghi.jpg
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Altezza 173 cm
Peso 69 kg
Pugilato Boxing pictogram.svg
Dati agonistici
Categoria Pesi medi junior
Ritirato 1979
Carriera
Incontri disputati
Totali 69
Vinti (KO) 64 (42)
Persi (KO) 3 (1)
Pareggiati 0 (2 no contest)
 

Alessandro Mazzinghi più noto come Sandro Mazzinghi (Pontedera, 3 ottobre 1938) è un ex pugile, scrittore e cantante italiano, uno tra gli atleti più amati dal pubblico degli appassionati di boxe. E' stato campione del Mondo dei pesi medi junior (1963-1965 e 1968-1969) e campione d'Europa della stessa categoria (1966-1968).

Carriera da dilettante[modifica | modifica wikitesto]

Ha iniziato a frequentare la palestra ed interessarsi di pugilato nel 1954, sulle orme del fratello Guido, pugile di buon valore. Nel periodo giovanile è stato campione italiano juniores nel 1958, ha debuttato in nazionale nel 1959, è giunto terzo ai campionati Europei a Belgrado nel ’60 e, lo stesso anno ha vinto il titolo italiano e quello mondiale militare a Fort Dix (USA) per la categoria Superwelter con i colori della Ignis, di proprietà di Giovanni Borghi. Nel torneo eliminatorio per le Olimpiadi di Roma 1960 è sconfitto da Carmelo Bossi e non partecipa ai giochi[1].

Carriera da professionista[modifica | modifica wikitesto]

Passa professionista nel 1961. La sua carriera è costellata di numerosi successi: è uno degli atleti più amati dal pubblico italiano.

Dopo aver battuto pugili quotati come gli statunitensi Tony Montano (il 5 aprile 1963, al Palazzetto dello Sport di Roma, ai punti in dieci riprese) e Don Fullmer (il 5 maggio 1963 al Vigorelli di Milano, per KO tecnico all'ottava ripresa, dopo tre atterramenti nello stesso round), Mazzinghi viene designato sfidante al titolo mondiale.

Il 7 settembre 1963 Mazzinghi diventa Campione del Mondo nella categoria pesi Welter pesanti battendo l'americano Ralph Dupas al Velodromo Vigorelli di Milano per KO tecnico alla nona ripresa. È il quarto italiano, dopo Carnera, D'Agata e Loi a indossare la cintura mondiale. Il 2 dicembre successivo si svolge la rivincita a Sydney (Australia) e Mazzinghi vince di nuovo per KO tecnico alla tredicesima ripresa.

Mazzinghi si sposa nel gennaio 1964. Dopo soli dodici giorni di matrimonio, la sua auto slitta sul fondo stradale reso viscido dalla forte pioggia e la vettura si schianta contro un albero. La moglie Vera muore sul colpo; Sandro è sbalzato fuori dall'abitacolo e si salva, ma riporta una frattura della scatola cranica e il labirinto auricolare chiuso[2]. Riprende la boxe e mette in palio il titolo contro Tony Montano, battendolo nuovamente per KO tecnico alla tredicesima ripresa il 30 ottobre 1964, al Palazzo dello Sport di Genova e contro il campione europeo dei pesi welter Fortunato Manca, che sconfigge ai punti in quindici di riprese al Palazzetto dello Sport di Roma, l'11 dicembre dello stesso anno.

Mazzinghi al tappeto, atterrato da Nino Benvenuti (Milano, 1965)

Proprio in quel periodo, nasce la grande rivalità con il campione olimpico dei pesi welter ai giochi di Roma e campione italiano dei pesi medi Nino Benvenuti. La stampa caldeggia uno scontro fra i due campioni, accentuandone le diversità stilistiche nel modo di affrontare il pugilato o addirittura paragonandoli sul lato umano, ottenendo di aumentarne a dismisura il già difficile rapporto[3]. Il match venne fissato per il 18 giugno 1965 allo stadio di San Siro a Milano, facendo registrare il tutto-esaurito. L'incontro si svolge su binari prevedibili: Benvenuti preferisce la scherma, Mazzinghi si esalta nella lotta, ma alla fine è un montante destro di Benvenuti a mettere al tappeto Mazzinghi che non riesce a rialzarsi per il conto finale, perdendo così l'incontro e il titolo mondiale per KO alla sesta ripresa.

La rivincita, obbligatoria per contratto, si svolge al Palazzo dello Sport di Roma. Mazzinghi viene atterrato al secondo round e contato sino all'otto, quando interviene il gong. Poi il toscano si riprende e prosegue fino alla tredicesima ripresa, l'incontro sembra nuovamente aperto, ma Benvenuti, con un finale brillante vince l'incontro ai punti. Anche qui le polemiche si sono trascinate per lungo tempo[4][5][6]. A molti anni di distanza dalle due sfide i due pugili continuano a scontrarsi a più riprese con i loro libri autobiografici e su carta stampata.

L'anno successivo, Mazzinghi conquista il titolo europeo contro il francese Yoland Leveque, il 17 giugno 1966, a Roma, per KO alla dodicesima ripresa. Lo difende vittoriosamente l'11 novembre a Stoccolma, contro lo svedese Bo Hogberg, vincendo per KO tecnico alla quattordicesima ripresa; contro il francese Jean Baptiste Rolland, il 3 febbraio 1967 a Milano (vittoria per KO tecnico alla decima ripresa); contro il britannico Wally Swift, il 9 settembre a Milano (vittoria per KO tecnico alla sesta ripresa) e contro il francese Jo Gonzales, il 1º dicembre 1967 a Roma (vittoria per KO alla quarta ripresa).

Mazzinghi vs. Ki-Soo Kim (Milano, 1968)

A questo punto il coreano Ki-Soo Kim, che aveva scalzato Benvenuti dal trono mondiale dei medi junior è costretto a mettere in palio il titolo mondiale contro il campione europeo (Curiosità: Kim per mettere in palio Il match e venire in Italia percepì una Borsa di 55.000 Dollari mentre per Mazzinghi sarà la borsa più alta della sua carriera), disputatosi il 26 maggio 1968, a Milano, allo stadio San Siro, con una grande affluenza di pubblico (Circa 60.000 spettatori), è rimasto nella memoria degli appassionati per la sua grande spettacolarità. Mazzinghi inizia furiosamente e al terzo round costringe il campione in carica alle corde, scaricandogli una serie di colpi terrificanti. L'arbitro Harold Valan lo conta e il match sembra finito, ma il coreano riesce a recuperare e i due pugili iniziano a picchiarsi per 15 lunghe riprese con una violenza selvaggia e terrificante.[7]. Mazzinghi vincerà ai punti questo grande match e rientrerà in possesso del titolo mondiale dei medi junior.

Il 25 ottobre 1968, Mazzinghi mette il palio il suo titolo contro lo sfidante n. 1 della categoria, il temibilissimo Freddie Little, ancora infuriato per un precedente "furto" subito, a suo dire, da parte del coreano Ki-Soo Kim, a Seul, per un ingiusto verdetto ai punti che lo avrebbe privato del titolo mondiale. Il match si combatte al Palazzetto dello Sport di Roma. Lo statunitense, scatenato, ferisce a Mazzinghi su entrambe le orbite sopracciliari; il toscano non è più in grado di proseguire e l'arbitro interrompe l'incontro. Tuttavia, anziché assegnare la vittoria allo sfidante, per KO tecnico, decreta un verdetto di no contest che consente a Mazzinghi di conservare il titolo. Sorgono immediatamente altre polemiche che si placano solo con la privazione del titolo di Mazzinghi "a tavolino" da parte delle due principali federazioni mondiali del pugilato, per evidente errore tecnico[7].

Un successivo incontro, il 28 marzo 1969 a Roma, contro il modesto cubano Wilfredo Hurst, si conclude con un nuovo polemico verdetto di no contest e mette Mazzinghi definitivamente fuori dal grande giro mondiale.

Nel 1969 si sposa per la seconda volta con Marisa avrà due figli e nel 1970, Mazzinghi cessa l'attività per sei anni; riprenderà poi dal 1976 al 1979, anno in cui lascia definitivamente la boxe per raggiunti limiti di età.

Ha disputato complessivamente 69 incontri, vincendone 64, di cui 42 per KO; ha subìto 3 sconfitte e 2 no contest. Ha disputato 5 incontri per il titolo d'Europa, vincendoli tutti, e 8 per il titolo Mondiale, vincendone cinque, perdendone due, con un no contest[8].

Fuori dal ring[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1969 Mazzinghi esordì nel mondo della canzone con i brani "Fuoco spento" e "Almeno in Sogno" da lui scritti ed orchestrati dal maestro Gianfranco Intra, riscuotendo un ottimo gradimento del pubblico. Ritiratosi a vita privata ha scritto diversi libri. I più noti sono "Pugni amari", la sua biografia, pubblicato nel 1993 e vincitore di premi letterari tra cui il Premio Bancarella Sport, e l'ultimo pubblicato nel 2008 "Sul tetto del Mondo", molto apprezzato dalla critica letteraria. Nel 2014 Rai Uno manda in onda la fiction Mister Ignis - L'operaio che fondò un impero la vita di Giovanni Borghi dove viene raccontata l'epopea di Mazzinghi ambasciatore con i colori della Ignis nel Mondo.

La sua città, Pontedera, gli ha dedicato una statua in bronzo ad altezza naturale raffigurante Sandro, dedicata alle sue gesta sportive ed alla memoria del fratello Guido, posta davanti all'entrata del centro sportivo comunale. Oggi Mazzinghi gode ancora di grande popolarità e tra una premiazione e l'altra vive con la sua famiglia nella sua villa in Toscana ed è produttore d'olio e di vino.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valore atletico - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valore atletico
«Campionato del mondo di pugilato professionisti[9]»
— Roma, 1963
  • Cavaliere della Repubblica

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Orlando "Rocky" Giuliano, Storia del pugilato, Longanesi, Milano, 1982, pag. 153
  2. ^ Storico Corriere Della Sera
  3. ^ Benvenuti-Mazzinghi, l'Italia faceva a pugni
  4. ^ Sandro Mazzinghi, il guerriero
  5. ^ Intervista a Mazzinghi
  6. ^ ILIP, pag 105
  7. ^ a b Romolo Mombelli, Sandro Mazzinghi, in: Orlando "Rocky" Giuliano, cit., pag. 99-100
  8. ^ Sandro Mazzinghi - Boxer
  9. ^ [1]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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