Zeno Colò

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Zeno Colò
Zeno Colò.jpg
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Sci alpino Alpine skiing pictogram.svg
Dati agonistici
Specialità Discesa libera, slalom gigante, slalom speciale, combinata
Ritirato 1955
Palmarès
Olimpiadi 1 0 0
Mondiali 3 1 0
Campionati italiani 19 4 5
Per maggiori dettagli vedi qui
 

Zeno Colò (Abetone, 30 giugno 1920San Marcello Pistoiese, 12 maggio 1993) è stato uno sciatore alpino italiano.

Fu uno degli sciatori italiani più forti di tutti i tempi, primatista mondiale del chilometro lanciato e campione mondiale e olimpico negli anni 1950.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Carriera agonistica[modifica | modifica sorgente]

A causa della Seconda guerra mondiale Colò visse una breve carriera agonistica internazionale: dopo aver iniziato a gareggiare a quattordici anni ed essere entrato nella nazionale a quindici, fu coinvolto nel conflitto mondiale (a Cervinia fece parte della pattuglia sci veloci insieme al maestro di sci e guida alpina Gigi Panei), subendo in seguito anche la prigionia[1], e riprese a gareggiare nel 1947, a 27 anni. Quell'anno sul Piccolo Cervino a Breuil-Cervinia stabilì il nuovo record del mondo sul chilometro lanciato con circa 160 km orari[2][3], battendo il precedente primato di 136 km/h di Leo Gasperl che resisteva da sedici anni[4]. Anche il record di Colò sarebbe stato duraturo, rimanendo imbattuto per diciassette anni[3]. Con la sua "posizione a uovo alto" fu il precursore della posizione a uovo[5] che ancora oggi tengono i discesisti per ridurre l'attrito aerodinamico, ma, a differenza dei suoi successori, Colò usava sci di legno e non indossava il casco.

L'anno dopo partecipò alle Olimpiadi di Sankt Moritz 1948, classificandosi 14º nello slalom speciale e senza piazzamento in discesa libera a causa una caduta[2], e vinse la discesa del Lauberhorn; nel 1949 vinse la discesa e la combinata dell'Arlberg-Kandahar e lo slalom del Lauberhorn, risultato quest'ultimo bissato nel 1950[3].

Sempre nel 1950 fu il protagonista dei Mondiali di Aspen, negli Stati Uniti: fu primo nella discesa libera e nello slalom gigante, e sfiorò l'en-plein nello slalom speciale, finendo secondo a tre decimi[senza fonte] dallo svizzero Georges Schneider dopo essere stato in testa al termine della prima manche[senza fonte]. Entrambe le sue vittorie possono essere considerate storiche: Colò fu il primo, e finora unico, italiano a vincere la discesa libera ai Mondiali, e anche il primo campione mondiale della storia nello slalom gigante, disciplina che venne introdotta proprio in quell'edizione. Dopo i Mondiali Colò, ormai soprannominato "Star of Aspen" ("stella di Aspen"), prolungò la sua trasferta in Nord America vincendo i Campionati nordamericani[senza fonte].

Due anni dopo partecipò per la seconda volta ai Giochi olimpici. A Oslo 1952 non riuscì a difendere il titolo mondiale nello slalom gigante, dove fu quarto. Il giorno dopo si confermò invece nella discesa libera: il 16 febbraio fu il più veloce degli ottantuno concorrenti sui 2600 m della pista di Norefjell, con il tempo di 2'30"8, pari a circa 62 km/h[6]. La stampa italiana lo ribattezzò "Il Falco di Oslo"[senza fonte]. Fu la prima medaglia d'oro per l'Italia nello sci alpino ai Giochi olimpici invernali, tuttora l'unica di uno sciatore italiano nella discesa libera. Qualche giorno dopo concluse le sue prove olimpiche con lo slalom speciale, dove fu quarto.

Dopo le Olimpiadi di Oslo Zeno Colò legò il suo nome a un modello di scarponi da sci e a una giacca da sci. In base ai regolamenti dell'epoca venne quindi ritenuto professionista: nel 1954 fu squalificato dalla Federazione Italiana Sport Invernali (FISI) e non poté partecipare alle gare successive[1]. La squalifica suscitò proteste da parte dello sciatore dell'Abetone, che tentò invano di essere riabilitato[2], e polemiche nell'opinione pubblica per l'esclusione del campione dalle competizioni internazionali[senza fonte]. Fu la fine della sua carriera agonistica internazionale: ai Mondiali del 1954 a Åre fu presente solo come apripista nella discesa libera, fu comunque cronometrata la sua prestazione risultando la seconda assoluta, e alle Olimpiadi di Cortina d'Ampezzo 1956 come semplice tedoforo[2].

Ai Campionati italiani conquistò ventotto medaglie: nove in discesa libera[7], quattro in slalom gigante[8], dieci in slalom speciale[9] e cinque in combinata[10].

Altre attività[modifica | modifica sorgente]

Lasciate le gare, diventò maestro di sci presso l'Abetone. Si impegnò per la promozione e lo sviluppo della stazione sciistica pistoiese. Fu tra i promotori della Società Funivie Abetone e della costruzione della prima ovovia. Nel 1973 disegnò tre piste da sci che scendono da Monte Gomito, che da lui prendono il nome di Zeno 1 (nera), Zeno 2 e Zeno 3 (rosse)[senza fonte].

Nel 1989 la FISI revocò la squalifica inflittagli nel 1954[senza fonte]. Nel 1991 ricevette il premio "Una vita per lo sci" dello Sci Club Abetone e una medaglia d'oro FISI[3].

Morì nel 1993, ormai gravemente malato a causa di un tumore[senza fonte] ai polmoni[2]. Poco prima gli era stato riconosciuto un vitalizio in base alla legge Bacchelli.

L'asteroide 58709 Zenocolò è stato intitolato in suo onore.

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Olimpiadi[modifica | modifica sorgente]

Mondiali[modifica | modifica sorgente]

  • 3 medaglie, oltre a quella conquistata in sede olimpica:

Campionati italiani[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Zenocolo.it, sito web dedicato a Zeno Colò. URL consultato il 17 luglio 2010.
  2. ^ a b c d e Paolo De Chiesa, I miei campioni: Zeno Colò in Sito ufficiale dei XX Giochi olimpici invernali, 23 maggio 2003. URL consultato l'11 dicembre 2010.
  3. ^ a b c d "I miti" sul sito dello sci club Abetone. URL consultato il 18 luglio 2010.
  4. ^ Franco Brevini, Addio a Leo Gasperl, una vita lanciata sulla neve in Corriere della Sera, 26 marzo 1997, p. 41. URL consultato il 18 luglio 2010.
  5. ^ Massimo Marco e Claudio Gregori, Il bosco d' oro di Jernberg in La Gazzetta dello Sport, 31 gennaio 1998, p. 23. URL consultato il 18 luglio 2010.
  6. ^ Oslo 1952 - De VI Olympiske Vinterleker, p. 269.
  7. ^ "Albo d'oro" su Losportitaliano.it (1931-2006). URL consultato il 20 dicembre 2010.
  8. ^ "Albo d'oro" su Losportitaliano.it (1950-2006). URL consultato il 20 dicembre 2010.
  9. ^ "Albo d'oro" sul sito della FISI (1931-2007). URL consultato il 20 dicembre 2010.
  10. ^ I risultati della combinata sono stati ricavati da un file pdf che riepilogava i podi fino al 2006 presente sul sito FISI ma ora non più consultabili.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (FR) Comité Olympique Suisse (Comitato Olimpico Svizzero), Rapport Général sur les Ves Jeux olympiques d'hiver - St-Moritz 1948 ( versione digitalizzata. URL consultato il 18 luglio 2010.)
  • (ENNO) Organisasjonskomiteen (Comitato organizzatore), Oslo 1952 - De VI Olympiske Vinterleker/VI Olympic Winter Games ( versione digitalizzata. URL consultato il 18 luglio 2010.)
  • Renzo Vannacci, Zeno Colò, Firenze, Triadvertising, 1982.
  • Giancarlo Calzolari, Storia Mondiale delle sci, Roma, Lucarini, 1987.
  • Giuseppe Bruno, Sci. Frammenti per una storia millenaria, Cuneo, L'Arciere, 1987.
  • Franco Cambi e Giuseppe Meucci, Zeno Colò, Pacini editore, Pisa 2013

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]