Zeno Colò

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Zeno Colò
Zeno Colò.jpg
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Sci alpino Alpine skiing pictogram.svg
Dati agonistici
Specialità Discesa libera, slalom gigante, slalom speciale, combinata
Ritirato 1956
Palmarès
Olimpiadi 1 0 0
Mondiali 3 1 0
Per maggiori dettagli vedi qui
 

Zeno Colò (Abetone, 30 giugno 1920San Marcello Pistoiese, 12 maggio 1993) è stato uno sciatore alpino italiano.

Fu uno degli sciatori italiani più forti di tutti i tempi[1], primatista mondiale del chilometro lanciato e campione mondiale e olimpico negli anni 1950.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Carriera sciistica[modifica | modifica wikitesto]

Stagioni 1934-1947[modifica | modifica wikitesto]

A causa della Seconda guerra mondiale Colò visse una breve carriera agonistica internazionale: dopo aver iniziato a gareggiare a quattordici anni ed essere entrato nella nazionale a quindici, fu coinvolto nel conflitto mondiale (a Breuil-Cervinia fece parte della pattuglia sciistica assieme al maestro di sci e guida alpina Gigi Panei[senza fonte]), subendo in seguito anche la prigionia[1].

Pista ghiaccio-neve di Plateau Rosà a Cervinia; nel 1947 Zeno Colò stabilì il nuovo record del mondo del chilometro lanciato sfiorando i 160 km/h

Riprese a gareggiare nel 1947, a 27 anni. Quell'anno sul Piccolo Cervino a Cervinia stabilì il nuovo record del mondo sul chilometro lanciato con circa 160 km orari, battendo il precedente primato di 136 km/h di Leo Gasperl che resisteva da sedici anni[1][2][3][4]. Anche il record di Colò sarebbe stato duraturo, rimanendo imbattuto per diciassette anni[1][3]. Con la sua "posizione a uovo alto" fu il precursore della posizione a uovo[1][5] che ancora oggi tengono i discesisti per ridurre l'attrito aerodinamico, ma, a differenza dei suoi successori, Colò usava sci di legno e non indossava il casco[1].

Stagioni 1948-1951[modifica | modifica wikitesto]

Partecipò ai V Giochi olimpici invernali di Sankt Moritz 1948, classificandosi 14º nello slalom speciale e non terminando la discesa libera a causa una caduta[2], e vinse la discesa del Lauberhorn; nel 1949 vinse la discesa e la combinata dell'Arlberg-Kandahar e lo slalom speciale del Lauberhorn, risultato quest'ultimo bissato nel 1950[1][3].

Sempre nel 1950 fu il protagonista dei Mondiali di Aspen, negli Stati Uniti: fu primo nella discesa libera e nello slalom gigante, e sfiorò l'en-plein nello slalom speciale, giungendo secondo a tre decimi[1] dallo svizzero Georges Schneider dopo essere stato in testa al termine della prima manche[senza fonte]. Entrambe le sue vittorie possono essere considerate storiche: Colò fu il primo italiano a vincere la discesa libera ai Mondiali, e anche il primo campione mondiale della storia nello slalom gigante, disciplina che venne introdotta proprio in quell'edizione. Dopo i Mondiali Colò, ormai soprannominato "Star of Aspen"[senza fonte] ("stella di Aspen"), prolungò la sua trasferta in Nordamerica vincendo i Campionati nordamericani[1].

Stagioni 1952-1956[modifica | modifica wikitesto]

Partecipò per la seconda volta ai Giochi olimpici a Oslo 1952, dove non riuscì a difendere il titolo mondiale nello slalom gigante, chiudendo quarto. Si confermò invece nella discesa libera: il 16 febbraio fu il più veloce degli ottantuno concorrenti sui 2.600 m della pista di Norefjell, con il tempo di 2'30"8, pari a circa 62 km/h di media[6]. La stampa italiana lo ribattezzò "Il Falco di Oslo"[senza fonte]. Fu la prima medaglia d'oro per l'Italia nello sci alpino ai Giochi olimpici invernali. Qualche giorno dopo concluse le sue prove olimpiche con lo slalom speciale, dove fu quarto.

Dopo le Olimpiadi di Oslo Zeno Colò legò il suo nome a un modello di scarponi da sci e a una giacca da sci. In base ai regolamenti dell'epoca venne quindi ritenuto professionista: nel 1954 fu squalificato dalla Federazione Italiana Sport Invernali (FISI) e non poté partecipare alle gare successive[1]. La squalifica suscitò proteste da parte dello sciatore dell'Abetone, che tentò invano di essere riabilitato, e polemiche nell'opinione pubblica per l'esclusione del campione dalle competizioni internazionali[1][2]. Fu la fine della sua carriera agonistica internazionale: ai Mondiali del 1954 a Åre fu presente solo come apripista nella discesa libera, fu comunque cronometrata la sua prestazione risultando la seconda assoluta, e alle Olimpiadi di Cortina d'Ampezzo 1956 come semplice tedoforo[2]. In campo nazionale continuò invece a ottenere medaglie fino al 1956; ai Campionati italiani di sci alpino conquistò complessivamente ventinove medaglie: nove in discesa libera, quattro in slalom gigante, dieci in slalom speciale e sei in combinata.

Altre attività[modifica | modifica wikitesto]

Lasciate le gare, diventò maestro di sci presso l'Abetone. Si impegnò per la promozione e lo sviluppo della stazione sciistica pistoiese. Fu tra i promotori della Società Funivie Abetone e della costruzione della prima ovovia. Nel 1973 disegnò tre piste da sci che scendono da Monte Gomito, che da lui prendono il nome di Zeno 1 (nera), Zeno 2 e Zeno 3 (rosse)[1].

Nel 1989 la FISI revocò la squalifica inflittagli nel 1954; morì nel 1993, ormai gravemente malato a causa di un tumore ai polmoni[1][2]. Poco prima gli era stato riconosciuto un vitalizio in base alla legge Bacchelli[senza fonte].

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Olimpiadi[modifica | modifica wikitesto]

Mondiali[modifica | modifica wikitesto]

  • 3 medaglie, oltre a quella conquistata in sede olimpica:

Campionati italiani[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1991 ricevette il premio "Una vita per lo sci" dello Sci Club Abetone e una medaglia d'oro FISI; l'asteroide 58709 Zenocolò è stato intitolato in suo onore[1][3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n Scheda sports-reference.com. URL consultato il 4 settembre 2014.
  2. ^ a b c d e Paolo De Chiesa, I miei campioni: Zeno Colò in Sito ufficiale dei XX Giochi olimpici invernali, 23 maggio 2003. URL consultato l'11 dicembre 2010.
  3. ^ a b c d "I miti" sul sito dello sci club Abetone. URL consultato il 18 luglio 2010.
  4. ^ Franco Brevini, Addio a Leo Gasperl, una vita lanciata sulla neve in Corriere della Sera, 26 marzo 1997, p. 41. URL consultato il 18 luglio 2010.
  5. ^ Massimo Marco e Claudio Gregori, Il bosco d' oro di Jernberg in La Gazzetta dello Sport, 31 gennaio 1998, p. 23. URL consultato il 18 luglio 2010.
  6. ^ Oslo 1952 - De VI Olympiske Vinterleker, p. 269.
  7. ^ Sci alpino, l'albo d'oro della discesa maschile dei Campionati Italiani Assoluti in fisi.org, 1º aprile 2014. (archiviato dall'url originale il 6 ottobre 2014).
    Campionati Italiani Assoluti di sci alpino, l'albo d'oro del GS maschile in fisi.org, 29 marzo 2014. (archiviato dall'url originale il 6 ottobre 2014).
    Albo d'oro Slalom maschile Campionati Italiani Assoluti in fisi.org, 30 dicembre 2013. (archiviato dall'url originale il 6 ottobre 2014).
    Campionati Italiani di sci alpino, l'albo d'oro della combinata maschile in fisi.org, 24 marzo 2011. (archiviato dall'url originale il 6 ottobre 2014).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Comité Olympique Suisse (Comitato Olimpico Svizzero), Rapport Général sur les Ves Jeux olympiques d'hiver - St-Moritz 1948 ( versione digitalizzata. URL consultato il 18 luglio 2010.)
  • (ENNO) Organisasjonskomiteen (Comitato organizzatore), Oslo 1952 - De VI Olympiske Vinterleker/VI Olympic Winter Games ( versione digitalizzata. URL consultato il 18 luglio 2010.)
  • Renzo Vannacci, Zeno Colò, Firenze, Triadvertising, 1982.
  • Giancarlo Calzolari, Storia Mondiale delle sci, Roma, Lucarini, 1987.
  • Giuseppe Bruno, Sci. Frammenti per una storia millenaria, Cuneo, L'Arciere, 1987.
  • Franco Cambi, Giuseppe Meucci, Zeno Colò, Pisa, Pacini, 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]