Walter Chiari

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Walter Chiari

Walter Chiari, pseudonimo di Walter Annichiarico[1] (Verona, 2 marzo 1924Milano, 20 dicembre 1991), è stato un attore, comico e conduttore televisivo italiano.

Attore teatrale, cinematografico e televisivo, è stato uno dei più noti comici della televisione italiana e uno dei "mostri" della commedia insieme ad Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni e Nino Manfredi.[2][3]

È il padre di Simone Annicchiarico, conduttore televisivo, nato dall'unione con l'attrice Alida Chelli.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Nato in una famiglia di origini pugliesi, il padre Carmelo Annichiarico funzionario di Polizia originario di Grottaglie, la madre Enza maestra elementare di Andria, trascorse l'infanzia con la famiglia prima a Verona e poi all'età di 3 anni si stabilì a Milano. Il suo primo impiego fu come magazziniere all'Isotta Fraschini. In quel periodo iniziò a praticare il pugilato, diventando campione lombardo della categoria pesi piuma nel 1939. Fu anche un provetto giocatore di tennis e campione lombardo anche nel gioco delle bocce, sport che abbandonò in seguito alle fratture alle mani, causate dallo sport pugilistico. Praticò anche il nuoto a livello agonistico, vincendo i campionati promossi dalla GIL nei 100 metri stile libero.

Abbandonati gli studi, trovò lavoro in una ditta come radiotecnico, ma fu subito licenziato per aver distrutto tre valvole nel tentativo di riparare un apparecchio. Fu assunto in una banca, ma ancora licenziato perché scoperto da un superiore mentre imitava Adolf Hitler in piedi sulla scrivania; chiamato il capo ufficio e invitato a ripetere lo sketch in sua presenza, veniva dallo stesso prima applaudito, e quindi allontanato e invitato a perseguire una carriera teatrale: lo stesso Chiari racconta l'episodio nel film documentario Storia di un altro italiano (di W. Chiari e T. Sanguineti). Passò quindi a svolgere la professione di giornalista, ma non riuscì neanche in questo campo, per cui si mise a fare il caricaturista. Decise a questo punto di riprendere gli studi; conseguì il diploma di maturità scientifica ma, mentre stava per iscriversi all'università, con l'Armistizio di Cassibile (settembre 1943) iniziò il periodo della Resistenza. Da Milano, per i bombardamenti, Walter, la madre e il fratello più grande vennero sfollati ad Andria. Vi restarono solo per qualche mese ritornando a Milano per evitare di stare lontani dal padre, a causa della guerra che aveva diviso l'Italia in due.

Nel 1944 l'approdo allo spettacolo[modifica | modifica wikitesto]

Walter Chiari e Marisa Maresca nella passerella finale dello spettacollo

Arruolatosi nella Decima Mas, collaborò al suo settimanale, L'Orizzonte, come autore di vignette umoristiche. Con Ugo Tognazzi, condusse anche programmi dai microfoni di «Radiofante», emittente milanese per le truppe della RSI. Dopo la Liberazione fu prigioniero nel campo di Coltano, vicino a Pisa. Una sera del gennaio 1944 si trovava con amici al teatro Olimpia di Milano (oggi scomparso, era situato in Largo Benedetto Cairoli) durante un concorso per dilettanti. Ad un tratto i suoi compagni lo sollevarono scaraventandolo sul palcoscenico. Una volta davanti al pubblico non poté far altro che esibirsi in due "numeri" che con gli amici riscuotevano sempre successo: l'imitazione di Hitler e la gag del balbuziente che cerca disperatamente di ordinare una granita in un bar, numeri che lo resero molto popolare e ricordato negli anni anche nel comune milanese di Corbetta, ove Chiari rimase qualche tempo come sfollato. Il pubblico apprezzò quella esibizione euforicamente, decretandogli un caloroso applauso e un successo pressoché istantaneo.

Nel 1946 ottenne la sua prima parte di rilievo in teatro grazie a Marisa Maresca, che lo inserì nello spettacolo Se ti bacia Lola. Di qui ebbe inizio una lunga carriera nel teatro di rivista dove, oltre che per la bella presenza, si fece notare per le innate capacità d'improvvisazione. Partecipò agli spettacoli Simpatia (1947), Allegro (1948) e Burlesco (1949). Nel 1950 divenne primo attore in Gildo con Miriam Glori, nel 1951 in Sogno di un Walter con Carlo Campanini e Dorian Gray, e nel 1952 consolidò il suo successo con Tutto fa Broadway con Lucy D'Albert e Carlo Campanini.

Si affermò inoltre come autore di testi nei successivi spettacoli Controcorrente (1953) di Metz, Marchesi e Chiari, e Saltimbanchi (1954) di Chiari, Silva e Terzoli.

Il cinema[modifica | modifica wikitesto]

Nel frattempo esordì nel cinema con Vanità, diretto da Giorgio Pàstina nel 1946: doppiato da Gualtiero De Angelis, vince il prestigioso premio "Nastro d'argento". Molto più noti sono i successivi ruoli in film-commedia come Totò al giro d'Italia (1948) e I cadetti di Guascogna (1950), in cui lavora con l'esordiente Ugo Tognazzi.

Nel 1951 Luchino Visconti gli offrì il ruolo del giovanotto cialtrone, modesto dongiovanni, in Bellissima, a fianco di Anna Magnani; questo ruolo, citatissimo dalla critica, fu fonte di grandi soddisfazioni artistiche, ma Walter continuò nel teatro leggero, nella commedia musicale (in coppia con Delia Scala nel 1956 con Buonanotte Bettina e nel 1958 con Il gufo e la gattina, e nel 1960 insieme a Sandra Mondaini, Ave Ninchi ed Alberto Bonucci con Un mandarino per Teo, tutte di Garinei e Giovannini), nel teatro di prosa recitando nel 1965 con Gianrico Tedeschi nella commedia Luv di Murray Schisgal, e nel 1966 con Renato Rascel ne La strana coppia di Neil Simon, e nel cinema di genere, al quale continuò infaticabilmente a lavorare prendendo parte, tra gli altri, ai film del filone comico-giudiziario Un giorno in pretura (1953), Accadde al commissariato (1954), Accadde al penitenziario (1955); film dai quali, qualche anno più tardi, prese origine la cosiddetta commedia all'italiana.

Il grande seduttore[modifica | modifica wikitesto]

Con Mina a Fregene nel 1960

Ma più che per le sue interpretazioni sul palcoscenico e sullo schermo, in quegli anni Walter Chiari fu sulle prime pagine dei rotocalchi per le storie d'amore con donne famose e attraenti che - a torto o a ragione - gli venivano attribuite dalla stampa "rosa". Da Elsa Martinelli a Delia Scala, a Lucia Bosè (con la quale intrattenne un lungo fidanzamento), alla principessa Maria Gabriella di Savoia, alla cantante italiana Mina. Veniva descritto come un infaticabile seduttore che inanella storie d'amore una dietro l'altra, ma in realtà erano quasi sempre le sue partner ad essere conquistate dalla sua prestanza fisica, dalla sua simpatia e dal suo carattere gioviale.

Nel 1957, grazie anche alla sua buona conoscenza dell'inglese, fu scritturato in una produzione americana girata a Cinecittà da Mark Robson. In questo film, intitolato La capannina[4], Walter Chiari ebbe l'opportunità di lavorare con Ava Gardner, all'epoca moglie separata di Frank Sinatra. Con lei intrecciò un chiacchierato e tumultuoso flirt, che proiettò la sua fama di rubacuori nelle pagine di cronaca mondana su tutte le riviste del mondo. Questa inaspettata pubblicità gli fece ottenere anche un ingaggio a Broadway, dove nel 1961 interpretò ben 113 repliche della commedia musicale The Gay Life, tratta da Schnitzler.

Ma anche la storia d'amore con l'attrice hollywoodiana non durò a lungo. Durante una sera, irritata da una graffiante parodia di suo marito che Walter improvvisò al termine di una cena, la Gardner si alzò sdegnata dal tavolo piantandolo in asso e andandosene direttamente all'aeroporto, da dove prese un aereo per gli Stati Uniti.[senza fonte]

In una intervista concessa alla Domenica del Corriere n. 52 del 28 dicembre 1952 dichiarò di aver avuto più di una segreta passione: quella di diventare scrittore del tipo John Dos Passos o Ernest Hemingway; e quella di fare grandi viaggi negli sconfinati mari del sud.

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Walter Chiari nel film La donna degli altri è sempre più bella (1963)

Dotato di grandi capacità parodistiche, parlatore infaticabile (fu poi uno dei migliori attori alle prese con il monologo), negli anni sessanta Walter Chiari trovò finalmente nella televisione il mezzo più congeniale alla sua comicità, tanto da diventare in pochi anni il più noto e apprezzato comico televisivo italiano; con la sua voce un po' roca ed il gesticolare a scatti, univa infatti una straordinaria comicità di tipo fisico e mimico ad un eloquio scioltissimo, a tratti anche ricercato e forbito, che gli consentivano di prolungare a piacere qualsiasi sketch, trasformando ogni più semplice storiella in un divertentissimo monologo. Famosi in tal senso sketch come quelli del sommergibile, dove il Capitano dà gli ultimi consigli, prima di affondare, a un terrorizzato equipaggio, o del contadinotto imbranato che va per la prima volta a Milano ad assistere a una partita di calcio nel grande stadio di San Siro.

Il matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1966 venne scelto come attore protagonista per il film Sono strana gente (They're A Weird Mob), uno dei film fondamentali per la storia della cinematografia australiana,[senza fonte] tratto da un famoso romanzo di John O' Grady. Il regista Michael Powell volle che fosse Walter Chiari ad interpretare Nino Culotta, un giornalista italiano emigrato a Sydney che, pur conoscendo bene la lingua inglese, trova difficoltà di adattamento per il particolare slang australiano e le usanze del posto. Grazie alla grande esperienza teatrale e cinematografica ed all'ottima conoscenza della lingua inglese, Chiari fu protagonista di una riuscita prova interpretativa, riscuotendo un enorme successo di pubblico e di critica.

Alida Chelli e Walter Chiari

Durante le riprese del film Sono strana gente, l'attore aveva conosciuto sul set l'attrice Alida Chelli ed aveva iniziato con lei una lunga e tempestosa storia d'amore fatta di litigi, riappacificazioni, separazioni e ricongiungimenti meticolosamente scanditi dalle copertine dei settimanali. Finalmente nel 1969, mentre Alida era impegnata nelle riprese dello sceneggiato televisivo Giocando a golf una mattina, ricevette una telefonata da Sydney. All'altro capo del filo c'era Walter, che nella città australiana stava girando il film Squeeze a Flower (mai distribuito in Italia), che le disse «Sono vestito da frate davanti a una fontana, se accetti di sposarmi mi ci butto dentro!». Due giorni dopo le nozze vennero celebrate in una chiesa di Sydney, ma il matrimonio si preannunciò immediatamente irto di problemi dal momento che all'uscita della chiesa Walter venne "prelevato" dagli emissari della produzione che lo portarono ad un evento promozionale a cui doveva partecipare e di cui si era "dimenticato" (i ritardi e le "buche" agli appuntamenti erano una caratteristica dell'attore), per cui la povera sposa si trovò a dover tagliare da sola la torta nuziale.

I due divorziarono nel 1972, dopo meno di tre anni dalle nozze, ma anche in seguito Walter restò sempre in buoni rapporti con Alida e con il figlio Simone.

La televisione[modifica | modifica wikitesto]

Walter Chiari con Paola Quattrini in una scena de La più bella coppia del mondo (1967)

Sul piccolo schermo ripropose numerosi sketch tratti dalle sue riviste, il più celebre dei quali rimane quello del Sarchiapone, trasmesso per la prima volta nel 1958 durante il programma televisivo La via del successo insieme a Carlo Campanini, sua fedele "spalla"; partecipa come ospite fisso a numerose trasmissioni, su tutte Studio Uno, con la regia di Antonello Falqui.

Al cinema interpreta ancora alcuni ruoli degni di nota: ne La rimpatriata (1962) di Damiano Damiani è il ragazzone un po' strafottente che rimette insieme un gruppo di vecchi amici per una serata di evasione, e che si conclude invece con amare riflessioni; ne Il giovedì (1963) di Dino Risi è invece un uomo profondamente immaturo, alle prese con il suo improbabile ruolo di padre divorziato. Nel 1966 si fece notare per due interpretazioni molto diverse: quella del balbuziente Silence nel Falstaff firmato da Orson Welles, e di Sandro, il cinico giornalista che nel film Io, io, io... e gli altri, diretto da Alessandro Blasetti, conduce un'inchiesta sull'egoismo che lo spinge a riflettere sulla propria vita.

Walter Chiari presentatore di Canzonissima (1968)

Nel 1968 condusse in televisione una delle più fortunate edizioni di Canzonissima, in trio con Mina e Paolo Panelli. Nel 1969 fu protagonista con la moglie Alida Chelli del giallo-rosa Geminus, sceneggiato televisivo in sei puntate diretto da Luciano Emmer. Il suo vizio di "sforare" anche di decine di minuti le sue trasmissioni gli procurò non pochi guai alla RAI (unica a trasmettere in Italia in quel periodo).[senza fonte]

I problemi con la giustizia e l'inizio del declino[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 maggio del 1970, mentre si stava recando negli studi radiofonici della RAI di Via Asiago per registrare una puntata del programma Speciale per voi, Walter Chiari venne arrestato. L'attore era accusato di consumo e spaccio di cocaina da un piccolo delinquente e si ritrovò nel vortice di uno scandalo, ingigantito dai media e dalla stampa dell'epoca, che coinvolse suo malgrado anche Lelio Luttazzi, completamente estraneo alla vicenda.

Walter Chiari restò in carcere 70 giorni tra il maggio e l'agosto del 1970 (dove l'8 agosto venne a conoscenza della nascita del figlio Simone da un agente di custodia), e l'anno seguente fu processato, venendo prosciolto dall'accusa di spaccio e condannato con la condizionale per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti per uso personale.

Ritorno in scena[modifica | modifica wikitesto]

Tornato in libertà, nel 1973 Walter Chiari partecipò allo spettacolo musicale L'appuntamento insieme con Ornella Vanoni. Emarginato dalla RAI e ignorato dai produttori teatrali, gli venne inaspettatamente offerta l'opportunità di tornare alla ribalta nell'estate del 1974 da Paolo Pillitteri, allora giovane assessore alla Cultura del Comune di Milano, che gli offrì di partecipare ad una serata nell'ambito della serie di spettacoli Vacanze a Milano, patrocinati dall'amministrazione del capoluogo lombardo. Da quella sera, conclusasi con lunghe ovazioni e due bis, ebbe inizio per Walter la riconquista della sua professionalità.

Sempre nel 1974, per i tipi dell'editore SIPIEL di Milano, pubblicò il suo primo ed ultimo libro, Quando spunta la luna a Walterchiari, che egli stesso nella copertina definì "semiromanzo quasibiografico".

Ma il cammino per risalire la china della popolarità risultò arduo, e per sbarcare il lunario Walter Chiari si adattò a lavorare in film di serie B e nelle emergenti TV private, dove conduceva spettacoli leggeri per un pubblico circoscritto ma che comunque continuava a tributargli affetto. Tra il 1977 ed il 1978 condusse A mezzanotte va... su Tele Alto Milanese (programma antesignano degli spogliarelli integrali), quindi Walter Chiari di sera sull'emittente pavese Tele Monte Penice ed in seguito Ciao, come stai? nel 1980 e Mezzogiorno di gioco nel 1986 su Antenna 3 Lombardia,[5] quest'ultimo insieme alla giovane Patrizia Caselli, con la quale già dal 1979[6] faceva coppia anche nella vita, nonostante il grande divario d'età (36 anni di differenza).

Il ritorno in scena non fu scevro di polemiche. A Genova nel 1975, durante lo spettacolo Chiari di luna, in cui Walter reggeva la scena da solo per due ore, egli pronunciò una battuta che suonava come: "Quando fu appeso per i piedi a Piazzale Loreto, dalle tasche di Mussolini non cadde nemmeno una monetina. Se i nuovi reggitori d'Italia avessero subito la stessa sorte, chissà cosa uscirebbe dalle tasche di lorsignori!" scatenando dissensi e contestazioni tra il pubblico, al punto che le successive repliche dello spettacolo vennero disturbate da picchetti di dimostranti all'ingresso del teatro, mentre la stampa non tardò a manifestare a Chiari tutto il suo disappunto per la battuta.

Il 24 giugno del 1978 fu protagonista nella prima parte dello spettacolo che segnò l'attesissimo ritorno sulle scene di Mina al teatro-tenda Bussoladomani, in Versilia,[7] Nello stesso anno tornò al teatro leggero con la commedia di Paolo Mosca Hai mai provato nell'acqua calda? in cui aveva come partner Ivana Monti. Nel 1982, sempre con la Monti, riportò in scena Il gufo e la gattina, curandone anche la regia teatrale.

Tra il 1979 e il 1981 si collocano le sue ultime partecipazioni di rilievo in RAI dove, coadiuvato da Augusto Martelli[8], condusse la trasmissione Una valigia tutta blu. Nello stesso anno, il 7 dicembre, gli venne conferita dal sindaco di Milano Carlo Tognoli la benemerenza civica (medaglia d’oro) della città. Nel 1981 fu nel cast della seconda edizione del fortunato programma del sabato sera Fantastico, al fianco di Heather Parisi, Oriella Dorella, Romina Power, Memo Remigi, Claudio Cecchetto e Gigi Sabani.

Nell'estate del 1985 tuttavia il suo nome fu nuovamente associato ad una vicenda giudiziaria. Venne infatti accusato insieme al cantautore Franco Califano dal camorrista "pentito" Giovanni Melluso (lo stesso accusatore di Enzo Tortora) di aver trattato l'acquisto di rilevanti partite di droga. Anche se questa volta Chiari venne prosciolto in istruttoria, per lui la vicenda fu un altro duro colpo da sopportare.

Soltanto nel 1986 venne riabilitato dal mondo dello spettacolo grazie al teatro di prosa, al quale ritornò interpretando il personaggio dell'avvocato Lattes in un adattamento de Gli amici di Arnold Wesker, ed al programma televisivo della RAI in sette puntate Storia di un altro italiano, biografia appassionata per la regia di Tatti Sanguineti. Nel 1986, nell'ambito delle celebrazioni per Firenze capitale europea della cultura, riprese la collaborazione con l'amico Renato Rascel, con il quale interpretò Finale di partita di Samuel Beckett per la regia di Giuseppe Di Leva.[9].

Nel 1987 Ugo Gregoretti, allora direttore del Teatro Stabile di Torino lo chiamò per interpretare Il critico di Richard Sheridan e tra il 1988 ed il 1989 Six heures au plus tard, di Marc Terrier, in cui recitava assieme a Ruggero Cara. Nel 1990 ripropose Il gufo e la gattina, stavolta insieme a Lory Del Santo. Tornò anche al cinema con il film Romance di Massimo Mazzucco, per il quale fu candidato alla Coppa Volpi come migliore attore alla Mostra del Cinema di Venezia, senza vincere il premio per un soffio (in tale occasione, dato già per sicuro vincitore, Chiari aveva offerto da bere champagne agli amici). Ebbe anche il ruolo di Tonio nei Promessi sposi di Nocita.

Nel 1990 interpretò il suo ultimo film, Tracce di vita amorosa di Peter Del Monte. Negli ultimi anni di vita dell’attore ci fu un riavvicinamento con la città di Grottaglie di cui era originario il padre. Un riavvicinamento sancito, tra l’altro, da una memorabile serata tenuta dal grande artista presso il Quartiere delle Ceramiche.

L'ultima trasmissione televisiva a cui partecipò fu - in qualità di ospite - A pranzo con Wilma, condotta da Wilma De Angelis su Telemontecarlo; la puntata, registrata il 18 dicembre 1991, sarebbe dovuta andare in onda il 25 dicembre successivo ma non fu mai trasmessa.

La morte improvvisa[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre del 1991 Walter Chiari si era recato al Teatro Manzoni per applaudire il collega ed amico Gino Bramieri. All'inizio di quello stesso mese era stato ricoverato all'Ospedale San Carlo di Milano per un piccolo intervento chirurgico, peraltro senza alcun problema, e pochi giorni dopo dimesso.

Il 20 dicembre l'attore aveva in programma una cena con l'impresario teatrale Libero Zibelli, suo amico da oltre vent’anni, il quale non vedendolo arrivare chiamò la stanza 50 del residence Siloe di Via Cesari, dove Chiari viveva da solo da tre anni dopo essersi separato anche da Patrizia Caselli. Non ricevendo risposta Zibelli, allarmato, si recò presso il residence e sfondò la porta, trovando il povero Walter esanime sulla poltrona con gli occhiali sul naso e la televisione ancora accesa. L'autopsia rivelò che la causa della morte fu un'insufficienza cardiocircolatoria (infarto). Aveva 67 anni. Per ironia della sorte, poche ore prima di morire si era sottoposto ad un check-up completo, risultato perfettamente regolare.

I funerali di Walter Chiari si svolsero presso la Chiesa di San Pietro in Sala, in piazza Wagner, a due passi da quel Teatro Nazionale dove l’attore si esibiva spesso quando recitava a Milano, e vi partecipò una folla immensa che gli tributò un ultimo, lungo e scrosciante applauso. Sulla lapide dove riposa, nel Civico Mausoleo Palanti presso il Cimitero Monumentale di Milano non è incisa, come erroneamente si è detto, la battuta che a Dino Risi aveva confidato voleva fosse scritta: "Amici non piangete, è soltanto sonno arretrato".

Nel 1996 la magistratura ha archiviato la morte di Walter Chiari facendo così cadere l'accusa di omicidio colposo per il massaggiatore abusivo Pierantonio Betelli.[10]

Omaggi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Walter Chiari - Fino all'ultima risata.

Dopo la scomparsa dell'attore, il comune di Grottaglie ha dedicato a Chiari una strada e celebrato diverse manifestazioni e incontri in suo ricordo, a cui ha partecipato anche il figlio Simone. L'evento è stato oggetto del documentario Il complesso di Walter diretto da Alfredo Traversa e uscito nel 2006.

Nel 2012 la Casanova Multimedia ha prodotto per conto di Rai Fiction una miniserie televisiva in due puntate, che è andata in onda su Rai 1 in prima serata domenica 26 e lunedì 27 febbraio, dedicata alla vita e alla carriera di Walter Chiari dal titolo Walter Chiari - Fino all'ultima risata. Ad interpretare il celebre comico italiano è l'attore Alessio Boni mentre la regia è stata affidata a Enzo Monteleone.

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

A Chiari, ed al celebre Sarchiapone, è dedicato il concorso che si svolge ogni anno a Cervia in estate, riservato ai giovani comici emergenti. Dal 2006 il premio è rappresentato dal "Sarchiapone" in ceramica realizzato plasticamente da Francesco Annichiarico e graffita da Stefano Monteforte entrambi artisti di Grottaglie e sarà il simbolo delle successive edizioni.

Il film del 1996 di Pupi Avati, Festival, è ispirato a Chiari e alla sua mancata vittoria, come miglior attore, alla Mostra del Cinema di Venezia (tra l'altro l'attore che "soffiò" la vittoria a Walter Chiari fu Carlo Delle Piane con un film proprio di Avati, Regalo di Natale).

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Documentari[modifica | modifica wikitesto]

Libri[modifica | modifica wikitesto]

  • Quando spunta la luna a Walterchiari, semiromanzo quasibiografico, di Walter Chiari, Ed. Sipiel, Milano, 1974
  • Walter Chiari, un animale da palcoscenico di Michele Sancisi, Editore Mediane, Milano, 2011 (Premio Efebo d'oro miglior libro di cinema 2011)
  • Walter e io. Ricordi di un figlio di Simone Annicchiarico, Dalai Editore, Milano, 2012

Discografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Album[modifica | modifica wikitesto]

  • Il teatrino di Walter Chiari vol. 1 (RCA - Edizioni Letterarie, 30 L - 509, LP)
  • 1973 - In compagnia di Walter Chiari 1 (Spark, SRLP 262, LP)
  • 1973 - In compagnia di Walter Chiari 2 (Spark, SRLP 263, LP)
  • 1974 - In compagnia di Walter Chiari 3 (Spark, SRLP 266, LP)
  • 1978 - Il Walter più (Orange, RGLP 4004, LP)

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Walter Chiari (1924 - 1991) - Find A Grave Photos
  2. ^ Pieroni, 2012, p. 6.
  3. ^ http://www.retididedalus.it/Archivi/2013/luglio/SPAZIO_LIBERO/2_commedia.htm.
  4. ^ Titolo originale: The Little Hut
  5. ^ Renzo Villa Ti ricordi quella sera p.41
  6. ^ [1]
  7. ^ http://altrimondi.gazzetta.it/2008/12/lultima-volta-di-mina.html.
  8. ^ Anch'egli al suo ultimo contratto con la televisione di Stato, prima del passaggio alla Fininvest.
  9. ^ Chiari descrive in un'intervista questa sua ultima apparizione in teatro come "una vera e propria tortura" per il fatto di aver dovuto interpretare il suo personaggio, cieco ed immobilizzato su una sedia a rotelle, rimanendo seduto in scena per tutti i 100 minuti della rappresentazione
  10. ^ Walter Chiari, morte senza misteri corriere.it, 9 ottobre 1996

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno P. Pieroni, 90 anni di "Italie": Appunti del decano dei giornalisti medici.
  • Roberto Buffagni (a cura di), Il sarchiapone e altre strane storie, Mondadori, Milano 2000
  • Michele Sancisi, Walter Chiari, un animale da palcoscenico, Ed. Mediane, Milano, 2011
  • Simone Annicchiarico, Walter e io. Ricordi di un figlio, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2012

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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