Walter Chiari
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Walter Chiari - pseudonimo di Walter Annichiarico - (Verona, 8 marzo 1924 – Milano, 20 dicembre 1991) è stato un attore, comico e conduttore televisivo italiano.
Indice |
[modifica] Biografia
Nato da una famiglia originaria di Andria, si trasferisce a Milano dove inizia a praticare il pugilato, diventando nel 1939 campione lombardo della categoria pesi piuma. Fu campione lombardo anche nel gioco delle bocce che abbandò perché gli si fratturarono le mani. Praticò a livello agonistico nuoto, vincendo i campionati promossi dalla Gil sui 100 metri stile libero.
Abbondonati gli studi, trovò lavoro, in una ditta come radiotecnico, ma fu subito licenziato, per aver fracassato tre valvole nel riparare un apparecchio. Fu assunto in una banca ma si licenziò perché non gli piaceva e non sopportava il lavoro d'ufficio sempre seduto. Passò quindi a svolgere la professione di reporter ma anche questa fallì per cui si mise a fare il caricaturista. Una sera però, alcuni suoi amici che aveva caricaturato lo convinsero a riprendere gli studi. Conseguì il diploma di Maturità scientifica, e mentre stava per iscriversi all'università scoppiò la guerra.
Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, viene inquadrato nell'esercito della Repubblica Sociale Italiana. In quel periodo collabora come autore di vignette umoristiche al settimanale L'Orizzonte della Decima Mas [1]. Conclusa la guerra, viene imprigionato dalle truppe alleate nel famigerato campo di concentramento di Coltano, in provincia di Pisa (lo stesso in cui venne rinchiuso il poeta Ezra Pound).
[modifica] Nel 1946 l'approdo allo spettacolo
Una sera si trovava con amici al teatro Olimpia durante un concorso per dilettanti. Ad un tratto i suoi compagni lo sollevarono scaraventandolo sul palcoscenico. Una volta davanti al pubblico non poté far altro che esibirsi in quello che era il suo forte: l'imitazione di un ubriaco. Il pubblico apprezzò quella esibizione euforicamente, decretandogli un caloroso applauso.
Nel 1946 ottiene la sua prima parte di rilevo in teatro grazie a Marisa Maresca, che lo inserisce in Se ti bacia Lola. Di qui ha inizio una lunga carriera nel teatro di rivista dove, oltre che per la bella presenza, si fa notare per le innate capacità d'improvvisazione. Partecipa quindi a Gildo (1950), Sogno di un Walter (1951) Tutto fa Broadway (1952) con ottimo successo personale.
Nel frattempo esordisce nel cinema con Vanità (La Gibigianna), diretto da Giorgio Pàstina nel 1947, in cui è calato in un personaggio drammatico curiosamente doppiato da Alberto Sordi. Molto più noti sono i successivi ruoli in film-commedia come Totò al giro d'Italia (1948) e I cadetti di Guascogna (1950), in cui lavora con l'esordiente Ugo Tognazzi.
Nel 1951 Luchino Visconti gli offre il ruolo del giovanotto cialtrone, modesto dongiovanni di borgata, in Bellissima; questo ruolo, citatissimo dalla critica, è fonte di grandi soddisfazioni artistiche, ma Walter continua nel teatro leggero, nella commedia musicale (Un mandarino per Teo e Buonanotte Bettina, entrambi di Garinei e Giovannini) e nel cinema di genere, al quale continua infaticabilmente a lavorare prendendo parte, tra gli altri, ai film del filone comico-giudiziario Un giorno in pretura (1953), Accadde al commissariato (1954), Accadde al penitenziario (1955); film dai quali, qualche anno più tardi, prenderà origine la cosiddetta commedia all'italiana.
Nel 1957 viene scritturato in una produzione americana girata a Cinecittà da Mark Robson. In questo film, intitolato La capannina [2], Walter Chiari ha l'opportunità di lavorare con Ava Gardner. Con lei intreccerà un chiacchierato e tumultuoso flirt, che lo fa balzare nelle pagine di cronaca mondana su tutte le riviste del mondo. Questa inaspettata pubblicità gli fa ottenere anche un ingaggio a Broadway, dove nel 1961 interpreta ben 113 repliche della commedia musicale The Gay Life, tratta da Schnitzler.
Dotato di grandi capacità parodistiche, parlatore infaticabile (sarà poi uno dei migliori attori alle prese con il monologo), negli anni '60 Walter Chiari trova finalmente nella televisione il mezzo più congeniale alla sua comicità, tanto da diventare in pochi anni il più noto e apprezzato comico televisivo italiano, con la sua voce un po' roca ed il gesticolare a scatti.
Sul piccolo schermo ripropone numerosi sketch tratti dalle sue riviste, il più celebre dei quali rimane quello del Sarchiapone, recitato con la fedele spalla Carlo Campanini; partecipa come ospite fisso a numerose trasmissioni, su tutte Studio Uno, con la regia di Antonello Falqui.
Al cinema interpreta ancora alcuni ruoli degni di nota: ne La rimpatriata (1962) di Damiano Damiani è il ragazzone un po' strafottente che rimette insieme un gruppo di vecchi amici per una serata di evasione, e che si conclude invece con amare riflessioni; ne Il giovedì (1963) di Dino Risi è invece un uomo profondamente immaturo, alle prese con il suo improbabile ruolo di padre.
Nel 1968 conduce in televisione un'edizione di Canzonissima in trio con Mina e Paolo Panelli.
Nel 1970, l'attore viene accusato di consumo e spaccio di cocaina; nel vortice di uno scandalo [3] ingigantito dai media e dalla stampa dell'epoca, Walter Chiari sconterà una pena detentiva tra il maggio e l'agosto del 1970. L'accusa di spaccio cadrà, ma non quella di consumo personale.
Al 1979 risale una delle sue ultime partecipazioni di rilievo in RAI dove, coadiuvato da Augusto Martelli [4], conduce la trasmissione Una valigia tutta blu.
Soltanto nel 1986 verrà riabilitato dal mondo dello spettacolo, che lo vede tornare in RAI con le sette puntate di Storia di un altro italiano, biografia appassionata, con la regia di Tatti Sanguineti e al cinema con il film Romance di Massimo Mazzucco, per il quale ottiene una nomination come migliore interpretazione alla Mostra del Cinema di Venezia, non vincendo il premio per un soffio (in tale occasione, dato già per sicuro vincitore, Chiari aveva offerto da bere champagne agli amici). Avrà anche il ruolo di Tonio ne I promessi sposi.
Nel 1990 interpreta il suo ultimo film, Tracce di vita amorosa di Peter Del Monte.
Muore a 67 anni nella sua abitazione di Milano, solo e quasi dimenticato, il 20 dicembre 1991 a causa di un infarto. Per ironia della sorte, poche ore prima di morire si era sottoposto ad un check-up completo, risultato perfettamente regolare. Sulla lapide dove riposa è incisa la battuta che aveva confidato voleva fosse scritta: Non vi preoccupate, è tutto sonno arretrato.
[modifica] Curiosità
- A lui, ed al celebre Sarchiapone, è dedicato il concorso che si svolge ogni anno a Cervia in primavera, riservato ai giovani comici emergenti.
- Il film del 1996 di Pupi Avati, Festival, è ispirato a Chiari e alla sua mancata vittoria, come miglior attore, alla Mostra del Cinema di Venezia (tra l'altro l'attore che "soffiò" la vittoria a Walter Chiari fu Carlo Delle Piane con un film proprio di Avati, Regalo di Natale.
- In una intervista rilasciata alla Domenica del Corriere n. 52 del 28 dicembre 1952 dichiarò di aver avuto più di una segreta passione: quella di diventare scrittore del tipo John Dos Passos o Hemingway; e quella di fare grandi viaggi negli sconfinati mari.
[modifica] Filmografia
- Vanità, regia di Giorgio Pàstina (1946)
- Che tempi!, regia di Giorgio Bianchi (1947)
- Totò al Giro d'Italia, regia di Mario Mattòli (1948)
- L'inafferrabile 12, regia di Mario Mattòli (1950)
- Quel fantasma di mio marito, regia di Camillo Mastrocinque (1950)
- I cadetti di Guascogna, regia di Mario Mattòli (1950)
- Arrivano i nostri, regia di Mario Mattòli (1951)
- È l'amor che mi rovina, regia di Mario Soldati (1951)
- Bellissima, regia di Luchino Visconti (1951)
- O.K. Nerone, regia di Mario Soldati (1951)
- Era lui... sì! sì!, regia di Marcello Marchesi, Vittorio Metz (1951)
- Abbiamo vinto!, regia di Robert Stemmle (1951)
- Il padrone del vapore, regia di Mario Mattòli (1951)
- Lo sai che i papaveri, regia di Marcello Marchesi, Vittorio Metz (1952)
- Amore rosso (Marianna Sirca), regia di Aldo Vergano (1952)
- Vendetta... sarda, regia di Mario Mattòli (1952)
- Oggi sposi, regia di Marcello Marchesi, Vittorio Metz (1952)
- Il sogno di Zorro, regia di Mario Soldati (1952)
- Cinque poveri in automobile, regia di Mario Mattòli (1952)
- L'ora della verità, regia di Jean Delannoy (1952)
- Noi due soli, regia di Marino Girolami, Vittorio Metz, Marcello Marchesi (1952)
- Viva la rivista!, regia di Enzo Trapani (1953)
- Gli uomini, che mascalzoni!, regia di Glauco Pellegrini (1953)
- Era lei che lo voleva!, regia di Marino Girolami, Giorgio Simonelli (1953)
- Un giorno in pretura, regia di Steno (1953)
- Avanzi di galera, regia di Vittorio Cottafavi (1954)
- Accadde al commissariato, regia di Giorgio Simonelli (1954)
- Gran varietà, regia di Domenico Paolella (1954)
- Cinema d'altri tempi, regia di Steno (1954)
- Questa è la vita, regia di Luigi Zampa, Aldo Fabrizi, Giorgio Pàstina, Mario Soldati (1954)
- Nanà, regia di Christian-Jaque (1954)
- Accadde al penitenziario, regia di Giorgio Bianchi (1955)
- Sono un sentimentale, regia di John Berry (1955)
- Vacanze d'amore, regia di Jean-Paul Le Chanois (1955)
- Io piaccio, regia di Giorgio Bianchi (1955)
- Rosso e nero, regia di Domenico Paolella (1955)
- Moglie e buoi..., regia di Leonardo De Mitri (1956)
- Mio zio Giacinto, regia di Ladislao Vajda (1956)
- Donatella, regia di Mario Monicelli (1956)
- E l'amor che mi rovina, regia di Mario Soldati (1957)
- La capannina, regia di Mark Robson (1957)
- La ragazza di Piazza San Pietro, regia di Piero Costa (1958)
- Gli zitelloni, regia di Giorgio Bianchi (1958)
- Buongiorno tristezza!, regia di Otto Preminger (1958)
- Festa di maggio, regia di Luis Saslavsky (1958)
- L'amico del giaguaro, regia di Giuseppe Bennati (1958)
- Le sorprese dell'amore, regia di Luigi Comencini (1959)
- Parque de Madrid, regia di Enrique Cahen Salaberry (1959)
- I baccanali di Tiberio, regia di Giorgio Simonelli (1959)
- Femmine di lusso, regia di Giorgio Bianchi (1960)
- Ferragosto in bikini, regia di Marino Girolami (1960)
- Vacanze in Argentina, regia di Guido Leoni (1960)
- Caccia al marito, regia di Marino Girolami (1960)
- Un dollaro di fifa, regia di Giorgio Simonelli (1960)
- Lui, lei e il nonno, regia di Anton Giulio Majano (1961)
- La moglie di mio marito, regia di Tony Roman (1961)
- La ragazza sotto il lenzuolo, regia di Marino Girolami (1961)
- Walter e i suoi cugini, regia di Marino Girolami (1961)
- Bellezze sulla spiaggia, regia di Romolo Girolami (1961)
- Mariti a congresso, regia di Luigi Filippo D'Amico (1961)
- I magnifici tre, regia di Giorgio Simonelli (1961)
- Un mandarino per Teo, regia di Mario Mattòli (1961)
- L'attico, regia di Gianni Puccini (1962)
- Gli Italiani e le donne, regia di Marino Girolami (1962)
- Due contro tutti, regia di Alberto De Martino, Antonio Momplet (1962)
- Il giorno più corto, regia di Sergio Corbucci (1962)
- I motorizzati, regia di Camillo Mastrocinque (1962)
- La rimpatriata, regia di Damiano Damiani (1963)
- Copacabana Palace, regia di Steno (1963)
- Il giovedì, regia di Dino Risi (1963)
- Gli eroi del West, regia di Steno (1963)
- Gli imbroglioni, regia di Lucio Fulci (1963)
- La donna degli altri è sempre più bella, regia di Marino Girolami (1963)
- Gli onorevoli, regia di Sergio Corbucci (1963)
- Obiettivo ragazze, regia di Mario Mattòli (1963)
- Le motorizzate, regia di Marino Girolami (1963)
- I maniaci, regia di Lucio Fulci (1964)
- I gemelli del Texas, regia di Steno (1964)
- Le tardone, regia di Marino Girolami (1964)
- Se permettete, parliamo di donne, regia di Ettore Scola (1964)
- Io, io, io... e gli altri, regia di Alessandro Blasetti (1965)
- Colpo grosso ma non troppo, regia di Gérard Oury (1965)
- Här kommer bärsärkarna, regia di Arne Mattsson (1965)
- Veneri al sole, regia di Marino Girolami (1965)
- Thrilling, regia di Ettore Scola , Gian Luigi Polidoro , Carlo Lizzani (1965)
- Made in Italy, regia di Nanni Loy (1965)
- Amore all'italiana, regia di Steno (1966)
- Follie d'estate, regia di Carlo Infascelli , Edoardo Anton (1966)
- They're a Weird Mob, regia di Michael Powell (1966)
- Ischia operazione amore, regia di Vittorio Sala (1966)
- Falstaff, regia di Orson Welles (1966)
- Capriccio all'italiana, regia di Mauro Bolognini , Franco Rossi , Pier Paolo Pasolini , Pino Zac , Mario Monicelli , Steno (1968)
- La più bella coppia del mondo, regia di Camillo Mastrocinque (1968)
- Quei temerari sulle loro pazze, scatenate, scalcinate carriole, regia di Ken Annakin (1969)
- Squeeze a Flower, regia di Marc Daniels (1970)
- Cosa Nostra, regia di Terence Young (1972)
- Amore mio, non farmi male, regia di Vittorio Sindoni (1974)
- Due prostitute a Pigalle, regia di László Szabó (1975)
- Son tornate a fiorire le rose, regia di Vittorio Sindoni (1975)
- La banca di Monate, regia di Francesco Massaro (1976)
- Cinque furbastri, un furbacchione, regia di Lucio De Caro (1976)
- Passi furtivi in una notte boia, regia di Vincenzo Rigo (1976)
- Come ti rapisco il pupo, regia di Lucio De Caro (1976)
- Per amore di Cesarina, regia di Vittorio Sindoni (1976)
- Ride bene... chi ride ultimo, regia di Gino Bramieri , Marco Aleandri , Pino Caruso , Walter Chiari (1977)
- La bidonata, regia di Luciano Ercoli (1977)
- Tanto va la gatta al lardo..., regia di Marco Aleandri (1978)
- Sono fotogenico, regia di Dino Risi (1980)
- Romanzo, regia di Massimo Mazzucco (1986)
- Kafka la colonia penale, regia di Giuliano Betti (1988)
- Tracce di vita amorosa, regia di Peter Del Monte (1990)
[modifica] Note
- ^ Fonte: Laltraverita.it
- ^ Titolo originale: The Little Hut
- ^ Che coinvolge suo malgrado anche Lelio Luttazzi, completamente estraneo alla vicenda.)
- ^ Anch'egli al suo ultimo contratto con la televisione di Stato, prima del passaggio alla Fininvest.
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Walter Chiari
[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda su Walter Chiari dell'Internet Movie Database
- Il Sarchiapone su YouTube
Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che parlano di cinema

