Sarchiapone

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Il sarchiapone è un animale immaginario citato in un famosissimo sketch televisivo di Walter Chiari, tratto dal programma Rai La via del successo del 1958. Spalla comica di Chiari era Carlo Campanini, col quale già da tempo lavorava in coppia in una riedizione degli sketch dei Fratelli De Rege ("Vieni avanti, cretino").

Nata come scenetta veloce, da intermezzo (nella misura dell'avanspettacolo), dato il gradimento del pubblico nel corso del tempo era stata presa a canovaccio e ampliata, dilatata, sino a un minutaggio assai consistente. La scena televisiva, che diede fama definitiva al sarchiapone, era in realtà stata accuratamente sceneggiata ed era una riduzione, compatibile con i tempi veloci del mezzo, nella quale Chiari poteva estremizzare le chiamate comiche della sua macchietta.

Origine del termine[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di una parola circolante da secoli a Napoli e utilizzata nei più diversi modi. Il termine sarchiapone compare per la prima volta nel Cunto de li cunti di Giambattista Basile (1634 - 36), all'interno della novella Peruonto, il cui protagonista viene definito «Lo chiù granne sarchiopio e lo chiù sollenne sarchiapone c'avesse creiato la natura». Successivamente compare come nome di uno dei personaggi principali della Cantata dei Pastori, opera teatrale scritta da Andrea Perrucci nel 1698.

Venendo all'origine dello sketch, Carlo Campanini raccontò che Walter Chiari si trovava nella spiaggia di Fregene quando vide un napoletano che vendeva quei fischietti chiamati "lingua di suocera" e che attirava i clienti gridando: "venite, compratevi il Sarchiapone napoletano". I bambini che lo compravano si dicevano l'un l'altro "sai che io ho il Sarchiapone americano"; "eh ce l'ho anch'io"; "com'è?". Walter Chiari, sentito questo dialogo, tornò a casa e in dieci minuti scrisse lo sketch.[1]

Nei dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Questo termine si riscontra anche in alcuni dialetti campani e abruzzesi con sfumature di significato leggermente diverse.

L'importanza di chiamarsi Sarchiapone[modifica | modifica wikitesto]

La scena[2][3] si svolgeva in uno scompartimento ferroviario affollato di passeggeri. Uno di questi (interpretato da Carlo Campanini), in piedi, armeggiava con una gabbietta (o una scatola) coperta da un telo, sul portabagagli. Attirando l'attenzione su di sé (fingendo di esserne stato morso), il passeggero riferiva agli altri passeggeri di avere con sé un sarchiapone americano. Uno dei passeggeri (il personaggio di Chiari) fingendo di sapere di cosa si trattasse, allestiva una conversazione con il proprietario come se ne fosse competente e come se l'animale gli fosse consueto. A ogni intervento del Chiari, che tirando a casaccio sperava di indovinare finalmente, forse probabilisticamente, almeno una delle caratteristiche della sconosciuta entità, Campanini però negava o smentiva, ponendo in crescente difficoltà l'interlocutore.

Nel corso della conversazione, nella quale Chiari ormai si era troppo sbilanciato per poterla lasciar cadere o per ammettere la sua ignoranza, il sarchiapone veniva, dettaglio dopo dettaglio, descritto come un animale di caratteristiche che via via si rivelavano sempre più spaventose, sino al punto da terrorizzare tutti i passeggeri e indurli a lasciare prudentemente, l'uno dopo l'altro, lo scompartimento. Chiari e Campanini restavano dunque da soli. Chiari, sottosopra per il nervosismo, chiedeva finalmente di vedere e Campanini rivelava che il Sarchiapone altro non era che un animale inventato, che egli usava per terrorizzare i passeggeri e poter viaggiare da solo nello scompartimento.

Le molte chiavi sollecitate dalla scena nel personaggio interpretato da Chiari, parevano essere state scritte proprio per questo attore, riuscendo infatti l'artista a rendere con grande vivezza gli spunti psicologici di saccenteria, di desiderio di affermazione e il crescere della frustrazione e della alterazione nevrotica del suo "passeggero".

La scena è stata riproposta anni dopo, nel 1973, durante il programma L'appuntamento (condotto insieme a Ornella Vanoni, che prese parte allo sketch).

Il sarchiapone è rimasto per qualche tempo nel parlare comune come indicativo della vuota spocchia di chi parla con articolata saccenteria di cose che non conosce.

Altre apparizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Sarchiapone è citato da Walter Chiari anche nel film Lui, lei e il nonno del 1961: il personaggio interpretato da Walter Chiari, per evitare una multa, si vanta di conoscere il capo dei vigili di Napoli, tale Sarchiapone appunto.
  • In un'avventura fuori collana del fumetto Martin Mystère, intitolata Mysteri in treno, è riproposta una gag a fumetti dove il sarchiapone appare in due occasioni, rivelandosi infine un agente segreto extraterrestre.
  • Nella serie di videogiochi Mana vi è una creatura che nella versione italiana è stata chiamata proprio sarchiapone (in inglese si chiama "Dudbear").
  • In una commedia teatrale, Gli amori del sarchiapone (regia Easy Driver-Conte Negroni) si racconta la storia di Remo, sarchiapone pigro e grassottello, in cerca di un amore comodo e sicuro, che tenta di arrivare dalla Rocca dei Sarchiaponi al cuore di una donzella di facili costumi. Ma deve vedersela con Marco, il glabro antagonista che cerca di rovinare ogni volta i suoi piani di conquista. Il timoroso sarchiapone, nonostante si rada tutto il corpo per farsi accettare, verrà rifiutato dalla Donzella.

Totò[modifica | modifica wikitesto]

Anche il nome di Totò si lega a quello di Sarchiapone, ma per motivi non scenici. Sarchiapone è infatti anche il nome di un cavallo cui è dedicata una sua poesia compresa nella raccolta 'A livella.[4]

Tratta di un cavallo del rione Sanità che, impetuoso, bello, elegante da giovane, in vecchiaia (come ogni bella scarpa 'nu scarpone/si diventa col tempo e con l'età), era stato adibito a cavallo da tiro, ai comandi di un carrettiere. Dialogando con Ludovico, un asinello suo compagno di stalla, riflette sulla vanità e sulla strumentalità dei privilegi in precedenza goduti, e si suicida.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carlo Campanini intervistato da Lelio Luttazzi nel programma RAI Ieri e Oggi (1967)
  2. ^ la scenetta del Sarchiapone su YouTube
  3. ^ Una trascrizione parziale (si tratta della sola parte iniziale) della scenetta Chiari-Campanini
  4. ^ La poesia di Totò

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]