Un giorno in pretura (film)

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Un giorno in pretura
Un giorno in pretura (Nando Mericoni e il pretore).PNG
il pretore (Peppino De Filippo) durante il processo

il cancelliere (Turi Pandolfini) e Nando Mericoni (Alberto Sordi),

Paese di produzione Italia
Anno 1953
Durata 97 minuti
Colore bianco e nero
Audio sonoro mono
Rapporto 1,37:1
Genere commedia
Regia Steno
Soggetto Lucio Fulci
Sceneggiatura Alessandro Continenza, Lucio Fulci, Alberto Sordi, Giancarlo Viganotti, Steno
Produttore Gianni Hecht Lucari
Casa di produzione Documento Film, Excelsa Film
Distribuzione (Italia) Minerva Film
Fotografia Marco Scarpelli
Montaggio Giuliana Attenni
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Piero Filippone
Interpreti e personaggi

Un giorno in pretura è un film del 1953, diretto da Steno.

Le varie vicende narrano la "giornata tipo" all'interno di una pretura e trovano il loro filo conduttore nel vero protagonista, il pretore Salomone Del Russo, interpretato da Peppino De Filippo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda sezione della pretura romana, davanti al giudice Salomone lo Russo (Peppino de Filippo), si presentano gli imputati di diversi, piccoli reati. lo Russo è ben conosciuto nell'ambiente soprattutto per la sua durezza e per la rigidità nell'applicazione del codice penale, ma finisce, poco alla volta, per lasciarsi conquistare dalla dimensione umana dei casi a lui sottoposti. È in particolar modo nel giudicare l'ultimo caso, quello dell'imputata Luisa Ceccarelli, sua vecchia conoscenza, che il pretore decide di non infierire sulla povera donna non applicando il codice "alla lettera", ma giudicando con la propria coscienza. Arrivato a queste conclusioni dopo 20 anni di onorato e puntuale servizio, lo Russo si "confessa" con il suo maestro: un busto in marmo di Marco Tullio Cicerone. Una "confessione" che rappresenta al contempo la voce morale della giustizia cosiddetta "minore", quella cioè chiamata a confrontarsi quotidianamente con le vicende umane più comuni e disparate.

Episodi[modifica | modifica wikitesto]

  • Il ladro di gatti: un povero anziano viene citato in giudizio da un oste con l'accusa di aver mangiato un suo gatto e successivamente condannato;
  • I coniugi Ponticelli: Alfio Ponticelli (Paolo Carletti), un rigido commerciante elettrotecnico, è accusato, dalla bella moglie Elena Baronti (Tania Weber), di abbandono di tetto coniugale. A sua volta, il signor Alfio giustifica il suo gesto accusando la donna di infedeltà e dà prova di ciò attraverso registrazioni audio e video realizzate, nascostamente, durante la sua assenza;
  • Don Michele, Anna e il biliardo: don Michele (Walter Chiari) è un coscienzioso prete bresciano accusato di aver provocato una rissa all'interno di un biliardo. L'uomo, ammettendo le colpe, chiede espressamente alla Corte di essere condannato ma improvvisamente entra in aula la bella Anna (Sophia Loren), una prostituta-ladra che sostiene che il prete non sia in realtà colpevole poiché tutto è avvenuto per causa sua. Chiarite le circostanze e nonostante le sue lodevoli intenzioni, don Michele viene condannato a 3 mesi di reclusione;
  • Nando Mericoni, "l'americano": Ferdinando Mericoni (Alberto Sordi) detto Nando "l'americano" per il suo abbigliamento, per la finta parlata yankee e per la sua smania di trasferirsi "nel Kansas City", è un giovanotto di borgata accusato di oltraggio al pudore. Proprio affidandosi alla mania per "il Kansas City" dove, a suo dire, tutti possono fare il bagno nudi, Nando fa appunto il bagno nudo in una "marrana"; ma un vigile lo scopre e decide di sequestrargli i vestiti ed andarsene. Nando vaga nudo fino a trovare una villa dove cercare dei vestiti ma qui viene scoperto e subito denunciato. Nonostante le proteste che fanno perdere la pazienza alla Corte, Nando (che promette di vendicarsi e l'occasione gli capiterà incontrando il pretore allo stadio durante un derby Roma-Lazio) viene condannato a 3 mesi di prigione;
  • Gloriana: Luisa Ceccarelli (Silvana Pampanini) è una ex vedette di varietà caduta in disgrazia, divenuta un'alcolizzata, accusata di adescamento ed ubriachezza molesta. Luisa era famosissima ai tempi della Grande Guerra col nome d'arte di Gloriana quando, giovane e bellissima, si esibiva in spettacoli per le truppe inviate al fronte. Proprio in occasione di una di quelle esibizioni, Gloriana incontra il pretore Del Russo, allora giovane tenente, e gli consente di uscire a testa alta da una situazione che poteva ridicolizzarlo agli occhi dei superiori. Al ricordo di quell'incontro e di quella figura un tempo tanto ammirata e desiderata, il giudice, contro ogni previsione e consiglio dei colleghi della Corte, decide di assolvere la donna dalle accuse.

Tra un episodio e l'altro assistiamo alle vicissitudini di Leopoldo (Leopoldo Trieste), figlio bigotto di un ex deputato democristiano, accusato di essere stato sorpreso di notte a Villa Borghese in atteggiamenti equivoci, mentre era in auto insieme alla fidanzata Teresa (Armenia Balducci). La ragazza si innamora a prima vista, ricambiata, del giovane avvocato difensore, fino al punto di fuggire con lui dopo aver vinto la causa.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Centro Cinematografico Cattolico bollò il film come "sconsigliabile". L'organo di controllo giudicò infatti che il film mettesse in ridicolo la giustizia e le associazioni cattoliche e che fosse troppo equivoco sia nell'episodio del sacerdote, che in tante altre battute dal possibile doppio senso.
  • Lo sketch della "marrana" nacque da un'idea di Alberto Sordi. Steno, infatti, accortosi che il film era troppo breve, chiese all'attore di suggerirgli un'idea e Sordi prese spunto dall'abitudine di alcuni giovani di fare il bagno nella "marrana" nonostante i divieti.
  • Il film ebbe un enorme successo di pubblico, e il personaggio di Nando riscosse un tale consenso da esser successivamente riproposto e sviluppato in Un americano a Roma, di cui è assoluto protagonista.
  • Due sacerdoti bresciani si sentirono talmente diffamati dall'episodio interpretato da Walter Chiari che presentarono un esposto alla Procura della Repubblica.
  • Peppino De Filippo in qualità di pretore si lamenta che nelle prime pagine dei quotidiani sportivi a quell'epoca appaiono le fotografie di ciclisti dal naso lungo. Il riferimento era ai nasi di Fausto Coppi e Gino Bartali che avevano entrambi il naso prominente.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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