Totò a colori

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Totò a colori
Totòacolori.jpg
Totò interpreta Pinocchio
Paese di produzione Italia
Anno 1952
Durata 95 min
Colore Ferraniacolor
Audio sonoro
Genere comico
Regia Steno
Soggetto Steno, da sketches e riviste di Michele Galdieri e Totò
Sceneggiatura Steno, Age & Scarpelli
Produttore Dino De Laurentiis, Carlo Ponti
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Mario Bonotti
Musiche Felice Montagnini
Scenografia Piero Filippone
Costumi Giulio Coltellacci
Interpreti e personaggi
« – Io sono l'onorevole Cosimo Trombetta!
– Chi è lei?
– L'onorevole!
– Ma mi faccia il piacere! »
(Totò nel vagone letto con l'onorevole Trombetta)

Totò a colori è un film del 1952, diretto da Steno.

È uno dei primi film italiani a colori, fra i primi ad utilizzare il sistema Ferraniacolor.[1]

Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.[2]

Trama[modifica | modifica sorgente]

« Parli come badi! »
(Totò all'Onorevole Trombetta)

Antonio Scannagatti è un musicista squattrinato e inconcludente che abita con la famiglia della sorella nel paesino di Caianello, ma sogna una chiamata da Milano dagli editori musicali Tiscordi o Zozzogno (parodie di Ricordi e Sonzogno), che gli garantisca la gloria: è infatti convinto di essere un "genio della moseca (musica)".

Il sindaco del paese intanto tenta di convincerlo a dirigere la banda paesana, a causa dell'improvvisa inabilità del maestro, nel giorno della festa per il ritorno a casa del gangster italoamericano Joe Pellecchia, originario per l'appunto di Caianiello: Scannagatti, inizialmente indignato dalla proposta, accetta solo quando il nipote del primo cittadino, mentendo, gli promette una raccomandazione presso l'editore Tiscordi, spacciando la sua fidanzata americana Poppy per sua segretaria.

Mario Castellani, nel ruolo dell'onorevole Trombetta, accanto a Totò, nella famosa scena del vagone letto. La sequenza fu ispirata da un vero incontro, avvenuto sempre in una carrozza letto, tra Totò e l'onorevole Giulio Andreotti.[3]

La giornata di festa si rivela un fallimento: Pellecchia vorrebbe parlare dal balcone del municipio, ma il maestro Scannagatti glielo impedisce, facendo suonare in continuazione la banda, finché l'italoamericano si infuria e va via. Il "Cigno di Caianiello" (altra auto-definizione di Scannagatti) va comunque ad incassare il "premio" e raggiunge il nipote del sindaco e la sua compagna, che hanno lasciato Caianiello e sono ospiti di una bizzarra compagnia a Capri. Lì il maestro viene spacciato per un eccentrico, "Pupetto Montmartre dagli Champs-Élysées", e tra una sequela di gag ed equivoci con la padrona di casa Giulia Sofia crede di riuscire ad ottenere un appuntamento con l'editore Tiscordi.

Scannagatti parte dunque per Milano. Il viaggio in treno è vivacizzato da una serie di siparietti con l'altro occupante del suo scompartimento, il deputato Cosimo Trombetta, ed una signora piombata nella cabina che poi si scopre essere un'astuta ladra, che lascia entrambi i contendenti senza quattrini.

Giunto nella città meneghina, Scannagatti incontra Tiscordi in persona, a causa di un equivoco: è stato scambiato per un infermiere bravissimo in grado di fare iniezioni indolori all'editore, che ha già licenziato numerose infermiere. L'equivoco sfocia in uno spassoso alterco tra i due, finché il "Cigno" se ne va lasciando l'editore aggrappato ad una libreria che poi crolla miseramente (lei non è Tiscordi, lei è Zozzogno!.. In quanto l'editore si fa trovare in mutande per l'iniezione).

Le disavventure non sono finite: Scannagatti viene intercettato dal cognato, cui ha rubato i soldi per il viaggio a Milano, il quale minaccia di ucciderlo; per placarlo, il maestro finge di aver ottenuto un contratto da Tiscordi e lo porta sì in palcoscenico, ma in un teatro di burattini. All'inizio Scannagatti riesce ad ingannare il furibondo parente fingendosi una marionetta e interpretando uno spettacolo, in cui si esibisce ballando sul tema di Parade of the Wooden Soldiers. Ma il cognato lo riconosce e lo incalza con il coltello, pronto a "sbucciarlo come un mandarino". Sembra finita ma a sorpresa tutto va per il meglio: Tiscordi per caso legge e gradisce uno spartito di Scannagatti e il paese di Caianiello rende il giusto omaggio al suo "Cigno". Ma a celebrare il compositore viene mandata una sua vecchia conoscenza, l'onorevole Trombetta...

Produzione[modifica | modifica sorgente]

« Ogni limite ha una pazienza! »
(Totò)

Totò a colori fu uno dei primi lungometraggi italiani a colori, girato col sistema Ferraniacolor, pellicola prodotta a partire dal 1948, negli stabilimenti di Ferrania a Cairo Montenotte, vicino a Savona.

Il film è un'antologia dei più noti sketch di rivista del grande comico: il vagone letto (C'era una volta il mondo), la marcia dei bersaglieri e, soprattutto delle sue invenzioni marionettistiche più geniali, ovvero Pinocchio (Volumineide) e il direttore d'orchestra fuoco d'artificio, che si era già visto in Fermo con le mani! (1937) e in I pompieri di Viggiù (1949).

L'uso di una pellicola a colori per quei tempi necessitava l'impiego di luci molto forti, a scapito della vista, e Totò soffriva già di problemi di vista all'occhio sinistro. Nessuno osava guardare in quelle lampade ad arco all'epoca per paura di danni alla retina. Si dice che la parrucca di Totò fumasse tanto era il caldo e che, nel bel mezzo di una scena, l'attore sia addirittura svenuto.

Nel film fa un brevissimo cameo un giovane Lucio Fulci, a quel tempo aiuto regista di Steno, nella parte del passeggero infastidito dagli schiamazzi di Totò e dell'onorevole Tombretta, che picchia contro la parete divisoria della cabina letto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il primo lungometraggio italiano a colori, in assoluto, fu invece Mater Dei, film diretto da Emilio Cordero nel 1950 e realizzato con il sistema tedesco Ansco Color di Agfa, cfr., Faldini; Fofi, op. cit.
  2. ^ Totò a colori, retedeglispettatori.it.
  3. ^ Natascia Festa, La figlia di Totò compie 80 anni e svela: «L'onorevole Trombetta? Era Andreotti» in Corriere della Sera, 11 maggio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Franca Faldini; Goffredo Fofi, Totò: storia di un buffone serissimo, Milano, Mondadori, 2004. ISBN 88-04-52910-5.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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