47 morto che parla

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« ...e io pago! »
(barone Antonio Peletti)
47 morto che parla
47 morto che parla.jpg
La scena del macellaio
Paese di produzione Italia
Anno 1950
Durata 82 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1.33:1
Genere comico
Regia Carlo Ludovico Bragaglia
Soggetto Ettore Petrolini
Sceneggiatura Vittorio Metz, Age & Scarpelli, Marcello Marchesi
Produttore Isidoro Broggu
Fotografia Mario Albertelli
Musiche Ezio Carabella
Scenografia Alberto Boccianti
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

47 morto che parla è un film del 1950 diretto da Carlo Ludovico Bragaglia, il cui soggetto è tratto dall'omonima commedia di Ettore Petrolini.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Campania, 1906. In un paese non meglio definito l'avarissimo barone Antonio Peletti ha ereditato dal padre una cassetta contenente monete preziose e gioielli dal valore altissimo.

Nel testamento il defunto aveva espresso la volontà di devolvere metà del patrimonio al comune affinché venisse costruita una scuola, mentre l'altra metà passerebbe a suo nipote abiatico, ovvero il figlio di Antonio, Gastone, innamorato della cameriera Rosetta.

Ma il barone Peletti, pur di non separarsi dal tesoro, nega di averlo mai ritrovato e in questo modo asserisce di non poter donarne la metà al comune.

Ma la scuola deve essere costruita subito (i bambini sono costretti a fare 4 km all'andata e 4 km al ritorno per andare alla scuola comunale del paese vicino) e, per riuscire a sapere dove il riccone tiene nascosto il suo tesoro, gli amministratori comunali, con un'efficace messinscena e l'aiuto di una compagnia teatrale, gli fanno credere di essere morto e di trovarsi nell'aldilà.

Perciò, credendo di essere morto e dietro la minaccia di terribili punizioni per la sua avarizia in vita, Peletti rivela il nascondiglio del tesoro.

Ma l'imbroglio viene presto scoperto dal barone che medita di rendere pan per focaccia ai suoi concittadini. Dopo alterne vicende e dopo essere "naufragato" in Sardegna con la mongolfiera del colonnello Bertrand de Tassigny, il Peletti dovrà alla fine accettare le volontà del suo defunto genitore, ma si prenderà delle belle soddisfazioni sugli artefici della burla e verrà acclamato da tutto il paese come un generoso benefattore.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Nella Smorfia napoletana il numero 47 rappresenta semplicemente "Il morto" mentre "il morto che parla" è rappresentato dal numero 48, mentre è 47 in quella romana.
  • Le scene dell'Inferno e della gag di Totò che si crede un fantasma nel Regno dell'Oltretomba con il suo spirito guida sono tratte dalla Divina Commedia di Dante Alighieri.
  • Una battuta divertente viene detta da Mario Castellani che nei panni di un ufficiale francese si esprime in un italiano particolarmente divertente rivolto alla Silvana Pampanini : "les impresairie teatrali per avere un vostro contratto faranno a gomitat ! A capuzzat !".

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