Totò contro i quattro

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Totò contro i quattro
Titolo originale Totò contro i quattro
Paese di produzione Italia
Anno 1963
Durata 94 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Steno
Soggetto Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi
Sceneggiatura Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi
Produttore Gianni Buffardi per la Titanus, Roma
Fotografia Clemente Santoni
Montaggio Giuliana Attenni
Musiche Gianni Ferrio
Scenografia Giorgio Giovannini
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Totò contro i quattro è un film del 1963 diretto da Steno e interpretato da Totò, Aldo Fabrizi, Peppino De Filippo, Nino Taranto, in ruoli secondari si evidenziano Erminio Macario, Carlo Delle Piane, Mario Castellani (presente in quasi tutti i film dell'amico Totò), Ugo d'Alessio e Pietro Carloni.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film, ambientato a Roma, racconta una giornata del commissario di pubblica sicurezza Antonio Saracino. Totò impersona un commissario integerrimo e solerte, irriverente verso i delinquenti, dai modi inconsueti ma pratici che, ad ogni modo, riesce a sventare ogni tipo di crimine. La Giornata inizia male poiché la sua automobile nuova di fabbrica, che era parcheggiata in strada, è stata rubata nella notte. In seguito, il commissario avrà a che fare con quattro personaggi (i "quattro" del titolo), ognuno dei quali gli sottoporrà un caso. Il film mostra le scene seguendo l'ordine temporale della giornata del commissario Saracino, ma i casi possono essere riassunti singolarmente, come viene fatto di seguito.

Il commissario, avvisato del fatto che una scatola di medicinali che aveva ordinato dall'estero è stata fermata alla dogana, si reca dall'ispettore di dogana Mastrillo. Questi si mostra intransigente con il commissario e non gli permette di avere un trattamento di favore. In seguito il commissario si reca in un negozio di abbigliamento intimo femminile per procurare a sé e al brigadiere Di Sabato i travestimenti per un altro caso. Con sua sorpresa, scopre che il negozio, pur essendo intestato a una donna, è gestito dallo stesso ispettore Mastrillo che utilizza questo illecito sistema per aggirare l'incompatibilità tra il suo ruolo pubblico e la proprietà del negozio. L'ultimo incontro tra l'ispettore Mastrillo e il commissario Saracino avviene al commissariato. Qui l'ispettore Mastrillo confessa al commissario, nel bagno dell'ufficio di quest'ultimo, di essere riuscito, con un sistema truffaldino ai danni dell'amministrazione doganale, a mettere da parte oltre un miliardo di lire. Non solo: addirittura propone al commissario di entrare anche lui nel "giro" ma quest'ultimo, dopo aver finto un interesse nell'affare, gli rivela di aver registrato l'intera conversazione tramite un microfono nascosto e fa arrestare l'ispettore.

Altro personaggio che giunge al commissariato è il cavalier Alfredo Fiore il quale, in base alla testimonianza del suo pappagallo, sostiene che sua moglie lo tradisca con un veterinario, il dottor Cavallo, ma il commissario lo manda via in malo modo. Ben presto, però, il cavaliere tornerà portando con sé un bitter accompagnato da una lettera, secondo la quale la bevanda gli sarebbe stata inviata in quanto egli è un rappresentante, per l'appunto, di bibite. Egli, però, è convinto che sia un tentativo di avvelenamento da parte di sua moglie e del suo amante. Anche stavolta il commissario lo allontana non credendo alle sue accuse. Quando Fiore torna nuovamente al commissariato, scopre di aver dimenticato il bitter "avvelenato" nell'ufficio del commissario e che quest'ultimo l'ha bevuto, convinto che fosse il solito bitter che ordina quotidianamente al bar. Il commissario, suggestionato, si sente male. Rassicurato dal medico di fiducia, caccia via definitivamente Fiore, buttandolo addirittura dalla finestra enunciando la celebre frase "....lei per me rappresenta un caso chiuso e se vuole ricorra pure alla senatrice Merlin".

Un sedicente colonnello La Mazza invita il commissario a un incontro al bar per informarlo che, per la sua professione di detective privato, ha scoperto che in una villa molto isolata quotidianamente entrano molte ragazze, ma non ne escono mai. Teme, così, che vengano attirate nella casa per essere uccise. Fingendosi imbianchini, i due riescono a entrare nella casa e, dopo una lunga serie di equivoci dovuti all'aria lugubre degli abitanti, scoprono che nella casa invece si stanno girando delle scene horror di un fotoromanzo. A completare il quadro, arrivano gli infermieri di un manicomio che portano via La Mazza, che in realtà è un pazzo scappato dalla casa di cura.

L'ultimo caso è quello del Commendatore Lancetti, ricattato da un uomo misterioso. Il commissario che sospetta subito che il commendatore nasconda qualcosa di ben più grave, consiglia al Commendatore di fingere di accettare il ricatto e di recarsi a Villa Borghese, luogo concordato per la consegna. Qui, il Commissario, travestito da prostituta, scopre che il ricattatore è il cognato del Commendatore, ma scopre anche che il ricattato è un falsario in quanto ha portato con sé banconote false, e quindi arresta entrambi.

Immediatamente dopo l'arresto dei due, un agente di polizia viene ad avvertire il Commissario che la sua auto è stata ritrovata. La vettura era stata rubata da una banda di ladri che un prete, Don Amilcare cerca di redimere da un lato, e di difendere dal commissario dall'altro. Il prete è nell'automobile del poliziotto con uno dei ladri, detto Pecorino, e la sta riportando al suo legittimo proprietario. Inizialmente il commissario crede che Don Amilcare sia complice dei ladri, ma quando questo gli consegna l'automobile si convince della sua innocenza e sale in vettura con lui. Pecorino, nel frattempo, dopo aver promesso al sacerdote di smettere di rubare, è andato via. Incontra, però, i suoi ex "colleghi" e questi lo convincono a tentare un ultimo colpo. Trovano, però, l'automobile del commissario e qui scoprono che dentro vi sono Don Amilcare e il commissario Saracino, ancora travestito da donna, che proprio in quel momento accusa un lieve malore e il prete decide di portarlo da un medico. Erroneamente convinto che don Amilcare abbia ceduto alle debolezze del gentil sesso, Pecorino decide di rimangiarsi la promessa fatta al prete e ricomincerà la sua carriera di ladruncolo.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Il commissario Antonio Sarracino interpretato da Totò affronta in questo film due casi che sono stati ispirati da reali casi di cronaca avvenuti poco tempo prima; Nino Taranto impersona il corrotto ispettore di dogana Mastrillo ed era ispirato alla figura dell'ispettore alle dogane Cesare Mastrella, che riuscì a truffare allo Stato più di un miliardo di lire di allora. Il caso del bitter su cui ha dei sospetti Peppino De Filippo, che poi si riveleranno infondati, è ispirato, come lo stesso De Filippo dice avendolo letto sui giornali, al caso del bitter avvelenato che fu inviato per posta ad un commerciante di Arma di Taggia nell'agosto del 1962 dall'amante della moglie ed in quel caso fu fatalmente bevuto dalla vittima.

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