Totò diabolicus

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Totò diabolicus
Totò chirurgo.png
Totò nei panni del chirurgo
Titolo originale Totò diabolicus
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1962
Durata 92 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere giallo, comico
Regia Steno
Soggetto Vittorio Metz, Roberto Gianviti
Sceneggiatura Vittorio Metz, Roberto Gianviti, Marcello Fondato, Giovanni Grimaldi, Bruno Corbucci
Produttore Gianni Buffardi
Casa di produzione Titanus
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Enzo Barboni
Montaggio Giuliana Attenni
Musiche Piero Piccioni
Scenografia Giorgio Giovannini
Costumi Giuliano Papi
Trucco Sergio Angeloni, Maria Miccinilli
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
« Questo se ne va eh, non vorrei essere uccello di cattivo augurio, ma questo se ne va. »
(Totò nei panni del chirurgo)

Totò diabolicus è un film del 1962 diretto da Steno e interpretato da Totò. La pellicola, una parodia del genere giallo-poliziesco e dei fumetti a sfondo violento,[1] offre in assoluto una delle migliori interpretazioni del comico,[2] che dà volto e fattezze a sei personaggi differenti.

La sequenza più nota del film, entrata in antologia, è quella dell'operazione chirurgica, che diede modo a Totò di concepire sul momento le battute e di esibire così le sue capacità improvvisative.[2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il marchese Galeazzo di Torrealta viene trovato assassinato nella sua villa. Sul cadavere, l'assassino lascia un biglietto con la sua firma: "Diabolicus". Le indagini della polizia si concentrano sui fratelli della vittima, sospettati di avere ucciso il marchese per venire in possesso della sua ricca eredità: ma tutti sembrano avere un alibi di ferro. La plurivedova baronessa Laudomia, pur in preda a fisime e manie di giovinezza che la portano ad augurare a tutti la morte prematura - come è accaduto ai primi due suoi mariti - dice di essere andata al cinema, ma le sue dichiarazioni non convincono; il generale Scipione, sansepolcrista nostalgico dei tempi del fascismo, manifesta annebbiamenti mentali e non fornisce indicazioni utili ai poliziotti, mentre il chirurgo Carlo (la cui moglie ha una relazione segreta con Lallo, terzo marito di Laudomia) è rimasto tutta la notte in sala operatoria; sul mite e casto monsignor Antonino, gli inquirenti non insinuano ovviamente neanche il minimo sospetto.

Lallo (Raimondo Vianello) e Laudomia di Torrealta (Totò) in una scena del film

Due sere dopo l'assassinio, "Diabolicus" invia 3 lettere anonime: una alla polizia per sviarla nelle indagini, le altre due a Carlo e a Scipione per farli andare a casa di Laudomia. E qui scatta la trappola di Diabolicus, che uccide in un colpo solo i tre fratelli. Rimasto solo, Antonino decide di lasciare l'intera l'eredità dei suoi poveri cari ad un fratello segreto, frutto di un peccato di gioventù di suo padre. L'uomo, tale Pasquale Bonocore, è sempre stato bistrattato dalla sua famiglia, ed ora si trova in galera per furto.

Uscito di prigione per aver fatto il nome dei complici e sistematosi in una villa lussuosa grazie alle eredità ricevute, Pasquale riceve un servizio di protezione speciale, in quanto la polizia pensa che ora "Diabolicus" possa colpire proprio lui. Infatti, una notte, l'uomo viene aggredito da una figura misteriosa che indossa la famigerata tuta di "Diabolicus", ma la polizia, appena sopraggiunta, scopre che in realtà si tratta di Gigi "lo sfregiato", un ex-"collega" di Pasquale, finito in galera dopo la sua confessione ed evaso nel tentativo di vendicarsi.

Nel frattempo, Diana, l'amante di Galeazzo, viene urgentemente convocata da monsignor Antonino; insospettita dagli strani comportamenti del prelato, la donna scopre che Antonino in realtà è Galeazzo travestito da Antonino: infatti, vedendo assottigliarsi il suo patrimonio, Galeazzo aveva deciso di uccidere tutti i suoi fratelli; la sera del "suo" delitto, aveva convocato Antonino a casa sua e, senza essere visto da nessuno, l'aveva pugnalato e opportunatamente camuffato facendo credere di essere stato ucciso; poi, aveva ucciso gli altri tre fratelli. Ora, la parte finale del piano è uccidere Pasquale, camuffarlo da monsignore e travestirsi a sua volta da Pasquale, facendo ricadere la colpa sull'innocente Lallo.

Galeazzo attua il piano, grazie anche alla collaborazione di Diana, e fa arrestare Lallo; la polizia, però, scopre che la vittima non è Antonino, ma non è nemmeno Pasquale. L'ucciso, infatti, è il capo della compagnia privata che protegge Pasquale e che si è "sacrificato" per il suo cliente, su 'suggerimento' dello stesso Pasquale, al quale era venuto qualche sospetto sul fratello monsignore. Con Galeazzo in galera e con tanti soldi, Pasquale può finalmente star tranquillo. Tasse a parte, ovviamente.

« – Lei è il signor Bonocore... ?
– Sì.
– È sfuggito a Diabolicus ma a me non sfuggirà. [risata sardonica]
– Scusi, ma lei chi è?
– Sono l'agente delle tasse! »
(Scena finale del film)

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

La "moltiplicazione" di Totò, che in questo film interpreta sei personaggi imparentati tra loro, è stata ispirata dalla simile performance dell'attore britannico Alec Guinness, che in Sangue blu interpretava ben otto ruoli, dando vita a un intero "albero genealogico".[2][3] Prima d'allora Totò non era mai morto in nessuno dei suoi film; qui invece muore addirittura quattro volte.

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese del film vennero effettuate nel febbraio del 1962.[3]

Riguardo alla scena dell'operazione Pietro De Vico disse: «Quella piccola scenetta che ho fatto in Totò diabolicus, io stavo a casa mi mandarono a chiamare "Vieni, vieni che ti vuole Totò". Io vado alla Titanus e c'era già la scena che era pronta e mi dice "Mettiti il camice" e io "Ma che devo dire?" "Non ti preoccupare, rispondi a quello che dico io" mi dice Totò. E quella scena sul tavolo operatorio, che non abbiamo provato, venne talmente bene che il regista ad un certo punto diede lo stop, perché l'operatore talmente rideva che faceva muovere la telecamera e non era più possibile continuare.»[4]

Cameo[modifica | modifica wikitesto]

Nel film fa una breve apparizione il regista Steno, nei panni del bizzarro e svitato giardiniere della villa di Laudomia.[2]

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

  • Quando Totò interpreta il ruolo del monsignor Antonino, viene doppiato da Renato Turi, mentre quando impersona Laudomia, ha la voce di Carlo Croccolo, doppiatore di fiducia di Totò.[3][2]
  • La voce (o, per meglio dire, la risata sardonica) di Diabolicus, è invece quella di Vinicio Sofia, che doppiò anche l'agente delle tasse nella scena finale.

Tecnici secondari[modifica | modifica wikitesto]

Scipione di Torrealta

Dati tecnici[modifica | modifica wikitesto]

  • Formato negativo (mm/video pollici): 35 mm
  • Formato stampa film: 35 mm[5]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Distribuito nelle sale italiane il 7 aprile 1962, venne in seguito esportato in Portogallo il 16 luglio del '63 col titolo Totó Diabólico.[6]

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Totò diabolicus incassò all'epoca 448.809.000.[7][8] Gli spettatori furono invece 2.229.553.[7][8]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Luigi Pavese nei panni del commissario
« Totò Diabolicus, che il principe gira nel febbraio del '62, è una parodia, ma assai particolare. Il film preso a modello è Sangue blu, un giallo interpretato nel '49 da un sir Alec Guiness impegnato virtuosisticamente in ben otto ruoli. Antonio De Curtis, che nei suoi film si è già più volte sdoppiato e triplicato, ne interpreta in tutto sei; alcuni si incontrano insieme nella stessa inquadratura e questo obbliga l'interprete a rigirare più volte, con camuffamenti diversi, la medesima scena. L'impegno dunque è più gravoso del solito ma Totò, a sessantaquattro anni appena compiuti, continua stoicamente a lavorare.[9][10] »
(Alberto Anile)
« Esiste ancora un pubblico per Totò? Esiste. Basta tenere il conto del numero dei film che, salute permettendo, il più geniale dei nostri comici gira ogni anno. Con qualche eccezione sono film, i suoi per i quali si usa una frase: "È stupido ma diverte". Una frase in cui l'aggettivo si riferisce ai film, sconsolanti per balordaggione e banalità, e il verbo all'interprete che sa sempre trovare, magari in una sola scena, gli antichi lampi.[3] »
(Morando Morandini)
« È un recital irresistibile di Totò. La comicità di Totò raggiunge un diapason altissimo quando veste i panni della sorella plurivedova, nella sequenza del chirurgo miope che, mentre sta operando, perde gli occhiali...[3] »
(Vice, Il Messaggero)
« Strampalata quanto irresistibile commedia comica, uno strepitoso assolo del principe De Curtis che, tenuto sotto controllo dal fido Steno, si moltiplica da par suo, dando vita a sei personaggi, uno più buffo dell'altro. I due più spassosi comunque sono la nobildonna vogliosa e il barone della medicina che perde gli occhiali proprio mentre opera il povero Pietro De Vico. Un film probabilmente sciocco, sicuramente divertentissimo.[11] »
(Massimo Bertarelli, Il Giornale, 30 agosto 2000)

Altri media[modifica | modifica wikitesto]

Si potrebbe presumere che il personaggio di Diabolik di Angela e Luciana Giussani, uscito nel novembre 1962, sia stato ispirato dalla visione del film di Totò uscito qualche mese prima nelle sale cinematografiche italiane, e che il film, a sua volta, sia basato su un certo Diabolich, che nel 1958 commetteva alcuni delitti a Torino.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bispuri, 1997, op. cit., p. 253.
  2. ^ a b c d e Totò diabolicus, MYmovies. URL consultato il 6 aprile 2014.
  3. ^ a b c d e Totò diabolicus (1962). I film di Totò al cinema, antoniodecurtis.com.
  4. ^ Pietro De Vico e Totò, antoniodecurtis.com.
  5. ^ Specifiche tecniche per Totò diabolicus (1962), IMDb.
  6. ^ Date di uscita per Totò diabolicus (1962), IMDb.
  7. ^ a b Incassi e spettatori dei film di Totò, totowebsite.altervista.org.
  8. ^ a b Amorosi-Ferraù, 1996, op. cit., pp. 134-139.
  9. ^ Anile, 1998, op. cit., p. 320.
  10. ^ Rassegna stampa Totò diabolicus - Alberto Anile, MYmovies.
  11. ^ Totò diabolicus, Rivista del Cinematografo.
  12. ^ Scaringi, 2002, op. cit., p. 69.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Anile, I film di Totò (1946-1967): la maschera tradita, Le Mani, 1998, p. 485, (ISBN non disponibile).
  • Ennio Bispuri, Totò: principe clown. Tutti i film di Totò, Guida Editori, 1997, p. 331, ISBN 88-7188-157-5.
  • Carlo Scaringi, Il mito Diabolik, Gremese Editore, 2002, p. 80, (ISBN non disponibile).
  • Matilde Amorosi, Alessandro Ferraù, Totò. Siamo uomini o caporali? Diario semiserio di Antonio de Curtis, Liliana De Curtis, Newton & Compton (collana "I nuovi best seller Newton"), 1996, p. 141, ISBN 88-8183-306-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema