Totò sceicco

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Totò sceicco
Totò Sceicco 1950 1.JPG
Aroldo Tieri e Totò
Paese di produzione Italia
Anno 1950
Durata 93 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere comico
Regia Mario Mattòli
Soggetto Agenore Incrocci, Furio Scarpelli, Marcello Marchesi, Vittorio Metz
Sceneggiatura Agenore Incrocci, Furio Scarpelli, Marcello Marchesi, Vittorio Metz
Produttore Giulio Manenti per Manenti Film
Distribuzione (Italia) Manenti Film (1950)
Fotografia Mario Albertelli
Montaggio Giuliana Attenni
Musiche Armando Fragna (direz. orchestra Felice Montagnini)
Scenografia Piero Filippone
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Totò sceicco è un film del 1950, di genere farsesco, diretto da Mario Mattòli e interpretato da Totò.

Il film è una parodia di alcune pellicole popolari all'epoca, Il figlio dello sceicco (1926) con Rodolfo Valentino, e L'Atlantide (1949).[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Totò con Antinea (Tamara Lees)

Antonio Sapone è capo maggiordomo della marchesa di San Frustone, obesa, che sfonda una dopo l'altre le sedie soprattutto quando soffre e piange a causa dei dispiaceri che le procura il figlio, il marchese Gastone. Antonio usa il fischietto per chiamare gli inservienti della nobile casa ed una macchina di sollevamento per issare la marchesa. Il marchesino disperato per avere litigato con la fidanzata, la canzonettista Lulù, decide di suicidarsi, subito dopo chiede di essere ucciso da Antonio, ed infine di arruolarsi nella Legione Straniera per non rivedere più Lulù.

La marchesa continua a sfondare sedie ed è preoccupata per la sorte del figlio. Chiede ad Antonio di seguirlo e stargli vicino per impedire che commetta sciocchezze. Antonio accetta in cambio di un palazzo. Per una serie di equivoci, invece di arruolarsi nella Legione Straniera, Antonio finisce nelle file dei ribelli, che lo fanno credere figlio dello sceicco, caduto in Europa. Dopo aver salvato la vita a Gastone - il quale, venuto per catturare lo sceicco, resta molto sorpreso nel riconoscere nel presunto capo dei ribelli il proprio maggiordomo - i due riescono a fuggire, ingannando le sentinelle. Durante il viaggio nel deserto un colpo di sole fa impazzire Gastone, che si convince di aver catturato veramente il figlio dello sceicco. Esposto al pericolo di esser fucilato dai legionari, Antonio viene salvato in extremis da Gastone, fortunosamente rinsavito, il quale per il momento ritrova la sua Lulù.

Catturati di nuovo dai predoni arabi durante un turno di guardia, i due capitano in una misteriosa città sotterranea, l'antica Atlantide, dove regna la regina Antinea. Ella è tanto bella da indossare una maschera per evitare fatidici innamoramenti. Chi osa vederla in volto infatti, impazzisce e sarà colto dal desiderio irresitibile di baciarla, ma pagherà con la morte il bacio perché le labbra della regina sono avvelenate.

Antonio e Gastone incontrano un pazzo che si aggira tra i templi in preda al desiderio di baciare la regina. Poi, catturati vengono condotti dinanzi ad Antinea, che, toltasi la maschera, provoca la follia di Gastone, dimentico di Lulù. Ma alla regina piace Antonio, il quale fa arrestare Gastone per concedersi agli amori della regina. Nel momento che precede il bacio, Antonio scopre che rimarrebbe morto, allora compie la strategia di far chiudere gli occhi alla regina e chiamare a baciarla il pazzo girovago, che non ha esitazione a dare il bacio che lo lascia stecchito.

Segue la necessità di fuggire e far ritrovare nuovamente il senno a Gastone, mentre i legionari, che si sono accorti del passaggio segreto che porta ad Atlantide, piombano tutti nel sottosuolo e ingaggiano una zuffa generale con gli abitanti della città sotterranea. Il colonnello dei ribelli, una volta ammirate le splendide ricchezze conservate, impazzisce e con la dinamite fa saltare in aria i tesori dell'inesplorato mondo.

Il finale è lietissimo, i fuggiaschi si sono salvati e sono rientrati in Italia. La marchesa di San Frustone è contenta di donare ad Antonio il suo palazzo per ritirarsi in campagna; Gastone, guarito, riabbraccia Lulù davanti alla mamma e nel raduno in salotto a fianco di Antonio ora c'è Antinea. Nella scena finale Gastone allerta Antonio, seduto in divano, di ricordarsi che non dovrà baciare la regina di Atlantide, ma Antonio risponde che ha provveduto a farla vaccinare, e così il bacio chiude il film.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Antonio (Totò) prepara il bacio per Antinea
Antonio (Totò) sta per baciare Antinea

Girato tra il settembre e ottobre del 1950, poco dopo la lavorazione di Tototarzan, Totò sceicco è probabilmente il punto più alto della collaborazione tra Totò e il regista Mario Mattoli e chiude l'annata cinematografica più laboriosa per l'attore napoletano. I quattro sceneggiatori si ispirano al film muto Il figlio dello sceicco (1926) interpretato da Rodolfo Valentino e al film L'Atlantide (Siren of Atlantis) diretto nel 1949 da Gregg Tallas.

In realtà il progetto originario era leggermente diverso: il primissimo soggetto era intitolato Totò e i dischi volanti, dove il nostro capitava in Arabia per trasmettere un documento segreto con i dati di una pista di lancio di dischi volanti. Questo soggetto verrà in seguito rielaborato per un'avventura a fumetti di Totò pubblicata qualche tempo dopo in una collana a lui dedicata.

La colonna sonora è totalmente basata sul motivo di una canzone composta da Armando Fragna, Lulù del Cabaret, che nel film viene eseguita per due volte, nella scena della taverna e in quella al comando della Legione Straniera. L'attrice britannica Tamara Lees, che interpreta il ruolo della regina Antinea, è anche l'unica attrice doppiata del film, in questo caso da Tina Lattanzi.

Dopo una primissima apparizione in Totò Tarzan, dove interpretava un timido fidanzato in treno, Carlo Croccolo fa qui la sua prima vera apparizione accanto a Totò nel ruolo del cameriere della taverna.

Il deserto del film venne ricreato nella spiaggia di Sabaudia (Latina), mentre la celebre scena dell'innalzamento dell'addolorata marchesa di San Frustone - Ada Dondini - con la carrucola, accompagnata dalla frase tormentone Come soffro! è stata ispirata da una rovinosa caduta dalle scale della madre del comico; il suo richiamo di aiuto per rialzarla da terra era stato seguito dalle fragorose risate di un gruppo di ragazzini.

Del film vennero girate alcune sequenze destinate al mercato estero - soprattutto francese - con le odalische a seno nudo[2]. Quelle scene le diresse Mariano Laurenti, poiché Mattoli non se la sentiva. A un certo punto, mentre l'assistente dava ordini alle comparse senza veli, un proiettore della luce, inavvertitamente spinto, cadde sul sedile pieghevole del regista, fortunatamente vuoto. Quelle sequenze, in seguito, nessuno le ha più ritrovate.

Altri tecnici[modifica | modifica wikitesto]

Dati tecnici[modifica | modifica wikitesto]

  • Lunghezza pellicola: 2.604 metri
  • Iscrizione al P.R.C.: 927
  • Visto di censura: 8.922 del 21 novembre 1950

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

La prima proiezione pubblica del film avvenne il 30 novembre 1950.

Il film ottenne un grandissimo successo di pubblico, in Italia - dove incassò nelle prime visioni più di 483 milioni di lire[3] - e anche in Germania, dove venne distribuito nel settembre 1951, col titolo Toto als Scheich.

Uno tra i pochi a non subìre vicissitudini censorie, contiene gag famosissime e in gran parte improvvisate sul set: la scena della taverna con l'ordinazione di birra e salsicce confusa con la parola d'ordine, la scelta tra una quarantina di mogli e il passaggio delle truppe dei soldati ribelli, la seduzione della principessa Fatma con la frase Guarda Omar quant'è bello... e quella della regina Antinea, le scene nel sottosuolo di Atlantide con il matto che guarda l'orologio in continuazione - Arnoldo Foà - e quelle col gelosissimo marchesino Gastone - Aroldo Tieri - sono state messe in un'ideale antologia dei pezzi di bravura del comico napoletano.[senza fonte]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

« Totò sceicco si segnala per un intreccio avventuroso insolitamente articolato e per un impegno di mezzi e scenografie che non sfigurano al confronto con più celebrate commedie americane di analogo intento (ad esempio Abbott and Costello in the Foreign Legion prodotto nello stesso anno).

Il titolo allude alla parodia del film di Rodolfo Valentino Il figlio dello sceicco, ma la vicenda punta più esplicitamente sulle pellicole ambientate tra la Legione Straniera e sull'elemento fantastico delle civiltà scomparse (Siren of Atlantis di Gregg Tallas, del 1949, è il referente più vicino).
Brillantemente interpretato da un grandissimo Totò e da una schiera di impareggiabili comprimari, il film è un'antologia di battute memorabili e di momenti comici irrestibili, non privi di anarchica ironia contro gli "ismi" (il militarismo, il mammismo, il gallismo) che imperavano nella mentalità e nel costume italiano di quegli anni. »

(Fantafilm[1])
« Metz, Marchesi, Age e Scarpelli, nello stendere il soggetto e la sceneggiatura di questo Totò sceicco, hanno apparentato la formula 'parodia di opere note' con quella 'comico avventurosa' tipo Bing Crosby-Bob Hope. Sicché hanno preparato un canovaccio, in verità molto ricco di gags, da cui Mattoli ha cavato un film assai dinamico [...] »
(Gaetano Carancini su La Voce Repubblicana dell'8 dicembre 1950)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Bruno Lattanzi e Fabio De Angelis, Totò sceicco in Fantafilm. URL consultato il 5 aprile 2012.
  2. ^ Totò sceicco (1950). I film di Totò al cinema
  3. ^ Incassi e spettatori dei film di Totò, totowebsite.altervista.org.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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