Mio figlio Nerone

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Mio figlio Nerone
Nerone sorriso.jpg
Lucio Domizio Enobarbo Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico (Alberto Sordi)
Titolo originale Mio figlio Nerone
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1956
Durata 94 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35 : 1 (CinemaScope)
Genere commedia
Regia Steno
Soggetto Rodolfo Sonego
Sceneggiatura Alessandro Continenza, Diego Fabbri, Ugo Guerra, Rodolfo Sonego, Steno
Produttore Franco Cristaldi
Casa di produzione Titanus / Vides
Les Films Marceau
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Mario Bava
Montaggio Mario Serandrei, Giuliana Attenni
Effetti speciali Mario Bava
Musiche Angelo Francesco Lavagnino
Scenografia Piero Filippone
Costumi Veniero Colasanti
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Mio figlio Nerone è un film del 1956 diretto dal regista Steno e interpretato da Alberto Sordi.

Trama[modifica | modifica sorgente]

L'imperatore Nerone vive nella sua ricca dimora, circondato da amici fannulloni, dalla fidanzata Poppea e dal furbo consigliere Seneca, i quali lusingano il suo canto e lo spingono ad occuparsi più di spettacoli che dei suoi veri impegni a Roma. Un giorno giunge a palazzo la madre Agrippina che richiama severamente il figlio all'ordine. Nerone però non se la sente di partire per la guerra e così architetta l'avvelenamento della donna. Ma il tentativo di omicidio non va a buon fine e Agrippina riesce a scagliare Nerone contro i suoi amici. L'uomo sta quasi per uccidere tutti quando il miracoloso intervento di Seneca lo convince a non farlo.

Così, ancora una volta, Nerone torna ai suoi divertimenti sperando che la madre muoia, in quanto ha sabotato la sua nave. Ma ciò non avviene e Agrippina ritorna nuovamente a palazzo. Questa volta la donna scende a patti con Seneca e Poppea, concedendo a quest'ultima di sposare suo figlio, a condizione che quest'ultimo smetta di cantare (la voce di Nerone era pessima). Nerone, ascoltate queste parole, e cioè che non canta bene, in preda alla follia brucia l'intera città di Roma e uccide Agrippina, Poppea e Seneca, facendo immortalare le loro facce in busti di cemento.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Il rapporto tra attori e produttori del film fu veramente molto difficile da gestire. Innanzitutto, per il ruolo di Poppea, era inizialmente stata pensata la più famosa Anita Ekberg, al posto dell'allora semisconosciuta Brigitte Bardot. Gloria Swanson non ebbe poco da ridire sul fatto che un'attrice come lei, venuta da una Hollywood di classe, fosse arrivata in un set tutt'altro che tale a Roma. Non si trovava mai d'accordo con il regista Steno, gli preferì addirittura l'aiuto regista che lo sostituiva nei giorni di malattia. Dal canto suo, anche Vittorio De Sica si estraneò molto dalla creazione del film, recitando il suo ruolo come un normale attore.
  • Agli inizi il film era stato pensato come un kolossal ma finì col diventare una commedia, a cui facevano sfondo le barzellette dell'epoca come Poppea che fa il bagno nel latte o l'incendio di Roma.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema