Gneo Domizio Corbulone

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Gneo Domizio Corbulone
Roman SPQR banner.svg Generale romano dell'Impero romano
Pseudo-Corbulo Musei Capitolini MC561.jpg
Il cosiddetto Pseudo-Corbulo, una volta ritenuto il ritratto di Gneo Domizio Corbulone, in realtà un ritratto di una personalità sconosciuta del I secolo a.C. Marmo pario. (Centrale Montemartini, Roma)
Nome originale Gneus Domitius Corbulo
Nascita 5 circa
Morte 67
Corinto

Gneo Domizio Corbulone (latino: Gnaeus Domitius Corbulo; 5 circa – Corinto, 67) è stato un politico e militare dell'Impero romano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origini familiari[modifica | modifica sorgente]

Imparentato con Caligola in quanto fratellastro dell'ultima moglie dell'imperatore, Milonia Cesonia, prima da Tiberio e poi da Caligola venne incaricato di sovrintendere il miglioramento delle strade principali in Italia, che la spensieratezza dei magistrati incaricati prima aveva fatto andare quasi in disfacimento. In questa opera commise atti di crudeltà e fu accusato di estorsione e sotto l'imperatore Claudio dovette dare conto di questi atteggiamenti risarcendo coloro che aveva trattato male. Nella metà del 39, sempre sotto Caligola, divenne console suffetto, per poi essere esautorato pochi mesi dopo.

Carriera militare[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagne armeno-partiche di Corbulone.

Fu legato nella Germania Inferiore nel 47, dove si distinse combattendo contro i Frisoni e i Cauci comandati da Gannasco (a lui si deve la costruzione di un canale artificiale, la cosiddetta fossa Corbulonis), riuscì a mantenere una disciplina eccellente fra le sue truppe acquistando notevole popolarità fra i soldati, ma Claudio gli impedì di proseguire oltre nella conquista, mandandolo verso le sponde del Reno. Qui, per non demoralizzare le sue truppe con l'inerzia, fece loro costruire due canali all'epoca importanti, uno dei quali fra la Mosa e il Reno.

In seguito Nerone lo pose a capo delle operazioni contro i Parti; riorganizzato l'esercito, dopo aver sconfitto Vologase I, Corbulone conquistò Artaxata nel 58 e Tigranocerta nel 59 e Nerone pose Tigrane VI sul trono di Armenia nel 60. Nel 63 restaurò il prestigio di Roma, concludendo con Tiridate I di Armenia (sostituitosi a Tigrane VI) un accordo che riconosceva il protettorato romano. Tiridate ricevette quindi l'incoronazione a Roma.

Essendo divenuto uno dei più grandi generali del tempo, si era attirato l'odio dello stesso Nerone, perché il suo potere e la sua influenza sull'esercito erano grandi e, se si fosse messo alla testa di un'insurrezione, facilmente sarebbe diventato imperatore. Sembra però che lui non avesse mai nutrito un tale pensiero nei riguardi di Nerone, e tale fedeltà fu proprio quest'ultimo a ricompensarla con la morte, accusandolo di aver aderito alla congiura antineroniana del genero Annio Vinciano; lo richiamò in Grecia e diede ordini per la sua esecuzione. Saputo del fato che lo attendeva, Corbulone si immerse la spada nel petto esclamando: "Axios!" (Io sono degno)

Nel 70 sua figlia Domizia Longina andò sposa a Domiziano.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

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