Mi faccia causa

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Mi faccia causa
Titolo originale Mi faccia causa
Paese di produzione Italia
Anno 1984
Durata 101 min (25 ftg)
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Steno
Sceneggiatura Steno, Enrico Vanzina
Produttore Fulvio Lucisano
Montaggio Raimondo Crociani
Musiche Manuel De Sica
Interpreti e personaggi

Mi faccia causa è un film a episodi del 1984, diretto da Steno interpretato prevalentemente da Christian De Sica. Fra gli altri interpreti si possono citare Gigi Proietti, Enrico Montesano e Stefania Sandrelli.

Del film esiste anche una versione lunga per la televisione, della durata di 4 ore.

Ambientazione[modifica | modifica sorgente]

Il regista Stefano Vanzina (in arte Steno) già nel 1954 aveva diretto Un giorno in pretura, con ambientazione in aule giudiziarie, dove il Pretore era interpretato da Peppino De Filippo. Stavolta il Pretore è interpretato da Christian De Sica.

Oggi una simile ambientazione sarebbe irreale, perché in Italia il Pretore è stato soppresso da una riforma giudiziaria del 19 febbraio 1989. Ma negli anni ottanta era il giudice locale per eccellenza dei processi minori civili e penali più frequenti. In nove episodi vengono narrati nove casi surreali e divertenti.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Nel primo episodio il Pretore ha il coraggio di condannare un mafioso corleonese di nome Mancuso Rosario per "lesioni colpose", in questo egli ha investito con l'auto un cittadino. Quando si reca al bar per un cognac viene avvicinato dall'imputato e crede che questi stia minacciandogli la famiglia. Scappa per allertare la moglie ma, quando lei arriva in Pretura, l'equivoco è chiarito: il mafioso voleva ringraziarlo perché la sentenza costituiva l'alibi che gli serviva in un grave processo di Mafia. Il pretore si ritrova frastornato con in mano una busta gialla contenente la mazzetta regalatagli dal mafioso, non sa che fare e chiede alla donna delle pulizie di custodirgliela fino al termine delle udienze.

Nel secondo episodio si assiste alla contesa fra il rocker Chiccaccia Artemio con band a seguito e lo strampalato musicista napoletano Leonardo De Leonardis, che canta in aula il suo ultimo capolavoro: Oilì oilà, tu sì lo mio babbà, ma la composizione appare a tutti essere un plagio di O sole mio. Il pretore è il più coinvolto dalla musica e si mette a cantare e ballare.

Nel terzo episodio un'impiegata dell'ufficio tasse, Bianchini Rosanna, ha querelato la giornalista Luisa Pelliccioni del settimanale La donna italiana, per un articolo intitolato "Impiegata a luci rosse, lavora alle tasse e durante le ore d'ufficio fa la squillo part-time". Il fatto risulta vero al Pretore, che applica la legge e non accoglie la querela. Terminata l'udienza però si invaghisce della irresistibile Rosanna che ha perduto lavoro e famiglia e, per farla ricredere sul fatto che la fortuna tornerà a sorriderle, si sbarazza della busta gialla datagli mafioso, regalandola a lei.

Nel quarto episodio Luigi Marchetti detto Mani d'oro è un ladro che ha tentato di ripulire una villa. Reo confesso racconta come era maturato il piano partendo dalle notizie avute nel bar. Le stranezze della villa erano diventate più complicate ancora quando aveva fatto amicizia col piccolo figlio dei padroni della villa: questi si era offerto di aprirgli la cassaforte di casa, a patto che il malvivente avesse giocato con lui. Tuttavia l'uomo vuole dimostrargli di essere in grado di forzare la cassaforte anche senza chiavi ma, mentre prova a realizzare tale impresa, viene scoperto dalle due colf di colore che chiamano la polizia.

Nel quinto episodio Rebecchino De Profundis, orologiaio con fama di jettatore, denuncia un vicino di casa per averlo chiamato jettatore. Il denunciante risulta essere una persona pericolosa, capace di mettere a scompiglio l'aula con tempeste di vento e black-out ogni qualvolta che viene contraddetto. Intimorito dalla "magia nera" del losco figuro, il pretore accoglie la sua richiesta e condanna il querelato a versagli 200.000 lire.

Nel sesto episodio un chirurgo plastico, primario dell'Università Cattolica di Milano e grande tifoso dell'Inter, ha denunciato per atti osceni, ingiurie e turpiloquio due tifosi romanisti, l'elettrauto Oreste e il principe Valfredo Orselli di Querciarola perché i due che erano con lui allo stadio Olimpico, in preda alla euforìa del vantaggio per 2-1 della Roma sull'Inter, gli avevano fatto la pipì sulle spalle. Alla fine si scateneranno in aula le passioni calcistiche dei presenti, compresa quella del pretore Pennisi, acceso tifoso della Lazio.

Nel settimo episodio un uomo abbastanza effeminato di nome Umberto Recchia denuncia un signore perché, in seguito a una banale lite per questioni di precedenza nella fila alle poste, l'ha apostrofato frociaccio. Il querelante, assistito dalla testimonianza di un impiegato e da un avvocato in gran forma (ambedue molto gai), ottiene giustizia e riceve un risarcimento in denaro. La regia (non accreditata) di quest'episodio è dello stesso Christian De Sica, come ha dichiarato lo stesso attore romano in una puntata del programma Stracult andata in onda nell'estate del 2010.

Nell'ottavo episodio, il più lungo, Annibale Saraceni è un pugile licenziato dal manager, che ha vinto una sola sfida a pugni nella vita: quella di salvare un cagnolino, mettendo a tappeto tre cattivoni che stavano per dare fuoco all'animale. Il nuovo amico quadrupede, chiamato Augusto dai suoi precedenti padroni, si rivela essere un ladro che aiuta Annibale in piccoli furti ai danni di rosticcerie, bar e supermercati. Grazie al cane, che gli portava persino la colazione a letto, aveva conosciuto la bella fidanzata Zizì; però cane e pugile avevano esagerato rubando un anello per Zizì. Il pretore, visto che il cane non può parlare, assolve il pugile che ha scaricato la colpa su Augusto e condanna l'animale al canile. A questo punto il pugile ritratta tutto, appena si rende conto che la condanna al canile sarebbe stata una condanna a morte dell'amico. Uscito presto di prigione Annibale viene compensato del nobile gesto, perché si ritrova eletto deputato con un "plebiscito canino" degli elettori amici degli animali.

Nel nono episodio è protagonista lo stesso De Sica. Mentre è a letto con la moglie, sognando l'arrivo dei Marziani che portano giustizia, una luce lo abbaglia dalla finestra. Crede che siano loro ma è solo il vicino di casa, che vuole farsi una costruzione abusiva, dal momento che lo stesso pretore sta costruendo abusivamente una veranda sulla terrazza.

Il finale narrativo conclude il film dicendo che l'Italia è un paese di furbi e che il pretore Pennisi è uno dei pochi fessi: colto da una crisi di coscienza, si autodenuncia e si autocondanna per costruzione di vano abusivo.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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