Piccola posta

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Piccola posta
Titolo originale Piccola posta
Paese di produzione Italia
Anno 1955
Durata 95 min.
Colore B/N
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Steno
Soggetto Steno, Lucio Fulci, Sandro Continenza
Sceneggiatura Steno, Lucio Fulci, Sandro Continenza
Produttore Sandro Pallavicini per Incom
Fotografia Tonino Delli Colli
Musiche Raffaele Gervasio
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Piccola posta è un film di Steno del 1955 con Franca Valeri e Alberto Sordi.

Il personaggio interpretato da Franca Valeri è una chiara parodia delle varie rubriche di "piccola posta", dove si dispensavano consigli d'amore e di bon ton (la più celebre delle quali rimane "Il saper vivere" di Donna Letizia), tanto in voga nel periodo, ed è evidente il rimando alla Contessa Clara Ràdjanny von Skèwitch, pseudonimo dietro cui si celava Irene Brin, che scriveva sulla Settimana Incom Illustrata: è evidente l'intento autoironico, poiché il film è prodotto dalla stessa Incom, proprietaria del cinegiornale La Settimana Incom e della rivista omonima.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La contessa polacca Eva Bolasky da Varsavia, in arte Lady Eva, cura la rubrica della corrispondenza della rivista femminile Adamo ed Eva riscuotendo molto successo tra le sue lettrici che vanno dalle signore dell'alta aristocrazia fino alle sartine (secondo le parole del suo editore). In realtà, dietro i panni dell'aristocratica si nasconde una donna normalissima: Lady Eva, infatti, altro non è che lo pseudonimo di Filumena Cangiullo, romana, la cui conoscenza più altolocata è probabilmente sua madre, che l'aiuta nel redigere la sua rubrica.

Il film ambienta e fa intrecciare tre storie dal denominatore comune di Lady Eva, i cui consigli "contagiano" le tante lettrici: la moglie di un vigile urbano che decide di fare un'originale quanto disastrosa sorpresa a suo marito per ravvivare il loro rapporto; un'aspirante attrice, che, incitata dalle parole di Lady Eva, finisce nei guai pur di rincorrere il sogno del cinema; ed un finto barone dal nome altisonante, tal Rodolfo Vanzino di Castelfusano d'Arezzo, losco direttore d'un ospizio-lager per anziane (Casa del Gaudio), che ne approfitta per estorcere denaro alle ricche donne. Tra queste, una anziana milionaria, trasferitasi nella casa di riposo su consiglio di Lady Eva e della quale il perfido finto barone cercherà di procurare un decesso pur d'impossessarsi (come erede) del suo patrimonio.

Per conquistare il veterinario, Lady Eva, ottenuti i contributi della nonnina milionaria, apre un salone di bellezza per animali, che, nel trambusto finale, causato dalla fuga di alcuni cani, fa finire tutti al commissariato.

Incassi[modifica | modifica sorgente]

Incasso accertato al 31 marzo 1959: 161.456.130 lire.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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