Il Canto degli italiani

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Il Canto degli italiani
Artista artisti vari
Autore/i Goffredo Mameli (testo), Michele Novaro (musica)
Genere Inno nazionale
Data 1847
Campione audio
Il Canto degli italiani

Il Canto degli italiani, impropriamente conosciuto anche come Fratelli d'Italia, Inno di Mameli, Canto nazionale o Inno d'Italia, è un canto risorgimentale scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro nel 1847, inno nazionale de facto della Repubblica Italiana, sancito implicitamente dalla legge 23 novembre 2012 n.222, che ne prescrive la conoscenza nelle scuole, così come per gli altri simboli patri italiani[1]. Il brano è costituito da 5 strofe e da un ritornello che viene cantato alla fine di ogni strofa.

L'inno fu molto popolare durante il Risorgimento e nei decenni seguenti[2]. Tuttavia, dopo l'unità d'Italia (1861), come inno del Regno d'Italia, fu scelta la Marcia Reale, che era il canto ufficiale di Casa Savoia. Il Canto degli italiani era infatti considerato troppo poco conservatore rispetto alla situazione politica dell'epoca: l'inno scritto da Mameli e musicato da Novaro, di chiara connotazione repubblicana, mal si conciliava con l'esito del Risorgimento, che fu decisamente moderato e di stampo monarchico[3].

Dopo la seconda guerra mondiale l'Italia diventò una repubblica e il Canto degli italiani fu scelto, il 12 ottobre 1946, come inno nazionale provvisorio, ruolo che ha conservato anche in seguito[2]. Nei decenni si sono susseguite varie iniziative parlamentari per renderlo inno nazionale ufficiale, ma senza che si giungesse ad una modifica costituzionale oppure alla promulgazione di una legge ad hoc che desse al Canto degli italiani lo status di inno de iure della Repubblica Italiana[4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Goffredo Mameli (1827-1849), l'autore del testo
Goffredo Mameli (1827-1849), l'autore del testo
Michele Novaro (1818-1885), l'autore della musica
Michele Novaro (1818-1885), l'autore della musica

Dal Risorgimento alla prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Il testo del Canto degli italiani fu scritto nell'autunno del 1847 dal genovese Goffredo Mameli, allora giovane studente e fervente patriota, in un contesto storico che era caratterizzato da quel patriottismo diffuso che già preannunciava la prima guerra di indipendenza[2]. Dopo aver scartato l'idea di adattarlo a musiche già esistenti, nel settembre 1847 Mameli inviò il testo dell'inno a Torino nella casa del patriota Lorenzo Valerio, dove si trovava anche il maestro genovese Michele Novaro; Novaro ne fu subito conquistato e decise quindi di musicarlo. Così il musicista ricordò quei momenti nell'aprile 1875 per una commemorazione di Mameli[2]:

« Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo colle dita convulse quel povero strumento [...], mettendo giù frasi melodiche, l'un sull'altra, ma lungi le mille miglia dall'idea che potessero adattarsi a quelle parole. Mi alzai scontento di me; mi trattenni ancora un po' in casa di Valerio, ma sempre con quei versi davanti agli occhi della mente. Vidi che non c'era rimedio, presi congedo e corsi a casa. Là, senza neppure levarmi il cappello, mi buttai al pianoforte. Mi tornò alla mente il motivo strimpellato in casa di Valerio: lo scrissi su un foglio di carta, il primo che mi venne alle mani; nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e, per conseguenza, anche sul povero foglio; questo fu l'origine dell'inno Fratelli d'Italia. »

In origine era presente, nella prima versione del Canto degli italiani, una sesta e ultima strofa dedicata alle donne italiane che chiudeva il componimento[5]. La strofa, eliminata dallo stesso Mameli prima del debutto ufficiale dell'inno, recitava "Tessete o fanciulle, bandiere e coccarde, fan l'alme gagliarde, l'invito d'amor"[5][6].

L'inno debuttò il 10 dicembre 1847 a Genova[5], quando sul piazzale del Santuario della Nostra Signora di Loreto di Oregina fu presentato alla cittadinanza in occasione del centenario della rivolta del quartiere genovese di Portoria contro gli occupanti asburgici, durante la guerra di successione austriaca; nell'occasione, venne suonato dalla Filarmonica Sestrese C. Corradi G. Secondo, allora banda municipale di Sestri Ponente "Casimiro Corradi". Vi fu forse una precedente esecuzione pubblica, di cui si è persa la documentazione originale, da parte della Filarmonica Voltrese fondata da Nicola Mameli, fratello di Goffredo[7].

Quando debuttò il Canto degli italiani, mancavano pochi mesi ai moti del 1848. In questo contesto fu abolita la legge che vietava assembramenti di più di dieci persone, e così sempre più persone ebbero modo di ascoltarlo e impararlo[8]. Con il passare del tempo, l'inno fu sempre più diffuso e venne cantato quasi in ogni manifestazione, diventando uno dei simboli del Risorgimento[8].

Giuseppe Garibaldi

Durante le cinque giornate di Milano (1848), gli insorti lo intonarono frequentemente[3]; anche la breve esperienza della Repubblica Romana (1849) ebbe come inno il Canto degli italiani[9]. Il brano musicale scritto da Mameli e musicato da Novaro fu anche cantato diffusamente dalla popolazione in occasione dei festeggiamenti per la promulgazione dello Statuto Albertino (1848) da parte di Carlo Alberto di Savoia[10].

Quando l'inno diventò popolare, le autorità sabaude censurarono la quinta e ultima strofa[2], estremamente dura con gli Austriaci. Dopo la dichiarazione di guerra all'Austria e l'inizio della prima guerra d'indipendenza (1848-1849)[3], le bande militari sabaude lo eseguivano così frequentemente, che re Carlo Alberto fu costretto a ritirare ogni censura del testo[11].

Il Canto degli italiani fu uno dei brani musicali più popolari anche durante la seconda guerra d'indipendenza (1859)[3]. In seguito, l'inno scritto da Mameli e musicato da Novaro fu uno dei canti più intonati nella spedizione dei Mille (1860), con la quale Giuseppe Garibaldi conquistò il Regno delle Due Sicilie[3].

Dopo l'Unità d'Italia (1861), come inno nazionale, fu però scelta la Marcia Reale. Questa decisione, come già accennato, fu presa perché il Canto degli italiani, che aveva connotati repubblicani e troppo poco conservatori, mal si conciliava con l'esito del Risorgimento, che fu decisamente moderato e di stampo monarchico[3]. I riferimenti al credo repubblicano di Mameli (che era infatti mazziniano), erano però più di carattere storico che politico[3]. Di contro, il Canto degli italiani era malvisto anche dagli ambienti socialisti e anarchici, che lo consideravano invece troppo reazionario[3].

Giuseppe Verdi

Nel 1862 Giuseppe Verdi, nel suo Inno delle Nazioni, composto per l'Esposizione Universale di Londra, affidò al Canto degli italiani (e non alla Marcia Reale) la funzione di rappresentare l'Italia[2]: quindi non tutti gli italiani individuavano nella Marcia Reale l'inno che esprimeva meglio il sentimento di unità nazionale[3]. Di conseguenza, il Canto degli italiani, in questa occasione, fu suonato insieme a God Save the Queen e alla Marsigliese[2][3].

Il Canto degli italiani fu uno dei canti più comuni anche durante la terza guerra d'indipendenza (1866)[3]. Anche l'ultima tappa del Risorgimento, la presa di Roma del 20 settembre 1870, fu accompagnata da cori che lo intonavano[11].

L'inno scritto da Mameli e musicato da Novaro ebbe successo anche durante la guerra italo-turca (1911-1912)[12] e nelle trincee la prima guerra mondiale (1915-1918): l'irredentismo che la caratterizzava trovò infatti un simbolo nel Canto degli italiani, sebbene in quest'ultimo contesto, all'inno di Mameli e Novaro, venivano preferiti altri brani musicali come La canzone del Piave, la Canzone del Grappa o Le campane di San Giusto[3].

Durante il fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la marcia su Roma (1922) assunsero grande importanza i canti prettamente fascisti, che erano diffusi e pubblicizzati molto capillarmente pur non essendo inni ufficiali.

I canti risorgimentali furono comunque tollerati[3]. Vennero invece vietati i brani "sovversivi" di stampo anarchico o socialista, come l'Inno dei lavoratori o L'Internazionale, e gli inni ufficiali delle nazioni straniere non simpatizzanti col fascismo, come La Marsigliese. Altri brani furono invece rinvigoriti, come La canzone del Piave, che veniva cantata durante le commemorazioni dell'anniversario della Vittoria ogni 4 novembre.

Il Canto degli italiani, in questo contesto, fu tollerato dal regime di Benito Mussolini ed ebbe un buon successo negli ambienti antifascisti affiancandosi, ad esempio, alla celebre canzone partigiana Fischia il vento[3].

Nella seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, il governo italiano adottò provvisoriamente, come inno nazionale, in sostituzione della Marcia Reale, La canzone del Piave[3][13][14]: la monarchia italiana era infatti stata messa in discussione per aver consentito l'instaurarsi della dittatura fascista[3].

In questo contesto, l'inno scritto da Mameli e musicato da Novaro, insieme agli altri canti risorgimentali ed alle canzoni partigiane, tornò a riecheggiare tra gli italiani. Spesso il Canto degli italiani viene erroneamente indicato come l'inno nazionale della Repubblica Sociale Italiana. Tuttavia è documentata la mancanza di un inno nazionale ufficiale della Repubblica di Mussolini; nelle cerimonie veniva infatti cantato il Canto degli italiani oppure Giovinezza[15].

Il secondo dopoguerra e la sua adozione a inno nazionale provvisorio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1945, a guerra terminata, Arturo Toscanini diresse a Londra l'esecuzione dell'Inno delle Nazioni composto da Verdi nel 1862 e comprendente anche il Canto degli italiani[2]. Come inno nazionale provvisorio, anche dopo la nascita della Repubblica italiana, fu temporaneamente confermata La canzone del Piave.

Cipriano Facchinetti

La canzone del Piave ebbe la funzione di inno nazionale della Repubblica Italiana fino al Consiglio dei ministri del 12 ottobre 1946, quando il ministro della Guerra Cipriano Facchinetti, di fede repubblicana, comunicò che durante il giuramento delle Forze Armate del 4 novembre, quale inno ufficiale della Repubblica, si sarebbe adottato il Canto degli italiani. Il comunicato stampa recitava che: "Su proposta del Ministro della Guerra si è stabilito che il giuramento delle Forze Armate alla Repubblica e al suo Capo si effettui il 4 novembre p.v. e che, provvisoriamente, si adotti come inno nazionale l'inno di Mameli"[16]. Facchinetti dichiarò, altresì, che si sarebbe proposto uno schema di decreto che avrebbe confermato il Canto degli italiani inno nazionale provvisorio della neonata Repubblica. Tale intenzione, non ebbe però seguito[17][18][19].

La Costituzione italiana, entrata in vigore nel 1948, sancì l'uso del Tricolore come bandiera nazionale, ma non stabilì quale sarebbe stato l'inno, e nemmeno il simbolo della Repubblica, che fu poi adottato con decreto legislativo datato 5 maggio 1948[20]. L'emblema fu scelto dopo due concorsi a cui parteciparono, complessivamente, 800 loghi realizzati da 500 artisti[20]. Risultò poi vincitore Paolo Paschetto col suo noto emblema[20].

Le iniziative per renderlo inno nazionale ufficiale[modifica | modifica wikitesto]

Per decenni si è dibattuto a livello governativo e parlamentare sulla necessità di rendere il Canto degli italiani inno ufficiale de jure della Repubblica Italiana, ma senza che si arrivasse mai all'approvazione di una legge o di una modifica costituzionale che sancisse lo stato di fatto riconosciuto peraltro anche in tutte le sedi istituzionali[2].

Nel 2006 è stato discusso nella Commissione affari costituzionali del Senato un disegno di legge che prevedeva l'adozione di un disciplinare circa il testo, la musica e le modalità di esecuzione dell'inno scritto da Mameli e musicato da Novaro[21]. Lo stesso anno, con la nuova legislatura, venne presentato al Senato un disegno di legge costituzionale che prevedeva la modifica dell'art.12 della Costituzione italiana con l'aggiunta del comma «L'inno della Repubblica è Fratelli d'Italia»[22] Nel 2008, altre iniziative analoghe sono state adottate in sede parlamentare[23], peraltro senza mai portare a termine l'ufficializzazione del Canto degli italiani nella Costituzione, che resta perciò ancora provvisorio e adottato ad interim[24].

Il 23 novembre 2012 è stata approvata una legge che prevede l'obbligo di insegnare il Canto degli italiani nelle scuole italiane[1].

Il testo[modifica | modifica wikitesto]

Il ritornello[modifica | modifica wikitesto]

Busto di Publio Cornelio Scipione. Nel Canto degli italiani è chiamato "Scipio"

Nel Canto degli italiani è presente un forte richiamo alla storia dell'antica Roma. Nel ritornello è infatti citata la coorte, un'unità militare dell'esercito romano corrispondente alla decima parte della legione[16].

Con "Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte, l'Italia chiamò" si allude alla necessaria, secondo Mameli, chiamata alle armi del popolo italiano con l'obiettivo di cacciare il dominatore straniero dal suolo nazionale e di unificare il Paese, all'epoca ancora diviso negli stati preunitari[2]. Nel ritornello è presente, per questioni di metrica, il termine sincopato "Stringiamci" (senza la lettera "o") in luogo di "Stringiamoci"[25].

La prima strofa[modifica | modifica wikitesto]

Testo autografo dell'inno

Nel primo verso della prima strofa ("Fratelli d'Italia") è contenuto un richiamo al fatto che gli italiani appartengano ad un unico popolo e che siano, quindi, "fratelli"[19]. Dal primo verso originò poi uno dei nomi con cui è conosciuto, impropriamente, il Canto degli italiani[26]. Nella versione originaria dell'inno il verso invece recitava "Evviva l'Italia": fu cambiato in "Fratelli d'Italia" da Michele Novaro[27].

Nella prima strofa viene anche citato il politico e militare romano Publio Cornelio Scipione (chiamato, nell'inno, "Scipio") che sconfisse, durante la seconda guerra punica, il generale cartaginese Annibale nella battaglia di Zama (18 ottobre 202 a.C.)[2]. Secondo Mameli, l'elmo di Scipione è ora indossato dall'Italia ("Dell'elmo di Scipio s'è cinta la testa") pronta a combattere ("L'Italia s'è desta", cioè "si è svegliata") per liberarsi dal giogo straniero ed essere di nuovo unita[2].

Sempre nella prima strofa, si fa accenno anche alla dea Vittoria ("Dov'è la Vittoria ?"), che per lungo tempo è stata strettamente legata all'antica Roma ("Ché schiava di Roma") per disegno di Dio ("Iddio la creò"), ma che ora si consacra alla nuova Italia porgendole i capelli per farseli tagliare ("Le porga la chioma"), diventandone così "schiava"[2]. Il senso di questi versi fanno riferimento all'abitudine delle schiave dell'antica Roma di portare i capelli corti[19]. Le donne romane libere, invece, li portavano lunghi[19]. Per quanto riguarda "schiava di Roma", il senso è che l'antica Roma fece, con le sue conquiste, la dea Vittoria "sua schiava"[19]. Ora, però, secondo Mameli, la dea Vittoria è pronta ad "essere schiava" della nuova Italia nella serie di guerre che sono necessarie per cacciare lo straniero dal suolo nazionale e unificare il Paese[2].

La seconda strofa[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Mazzini

All'interno della seconda strofa si fa invece riferimento ad un desiderio: la speranza (nell'inno chiamata "speme") che l'Italia, ancora divisa negli stati preunitari e quindi da secoli spesso trattata come terra di conquista ("Noi siamo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi"), si raccolga finalmente sotto un'unica bandiera fondendosi in una sola nazione ("Raccolgaci un'unica Bandiera, una speme: di fonderci insieme, già l'ora suonò")[2].

La terza strofa[modifica | modifica wikitesto]

La terza strofa, che è dedicata al pensiero politico di Giuseppe Mazzini, fondatore della Giovine Italia e della Giovine Europa, incita alla ricerca dell'unità nazionale con l'aiuto della Provvidenza e grazie alla partecipazione dell'intero popolo italiano finalmente unito in un intento comune ("Uniamoci, amiamoci, l'Unione, e l'amore, rivelano ai Popoli le vie del Signore; Giuriamo far libero, il suolo natìo: Uniti per Dio, chi vincer ci può?")[28].

I motti della Giovine Italia erano infatti "Unione, forza e libertà" e "Dio e popolo"[29]. L'espressione "per Dio" è un francesismo (fr. "par Dieu"): Mameli intende "attraverso Dio", "da Dio", ovvero con l'aiuto della Provvidenza[2]. Questo richiamo a Giuseppe Mazzini non fu casuale; Mameli era infatti un suo convinto seguace[2][3].

La quarta strofa[modifica | modifica wikitesto]

Nella quarta strofa sono inseriti riferimenti ad avvenimenti importanti legati alla secolare lotta degli italiani contro il dominatore straniero: citando questi esempi, Mameli vuole infondere coraggio al popolo italiano spingendolo a cercare la rivincita[28].

La quarta strofa inizia con un riferimento alla battaglia di Legnano (29 maggio 1176), che vide la Lega Lombarda vittoriosa sull'esercito imperiale di Federico Barbarossa ("Dall'Alpi a Sicilia dovunque è Legnano"). La battaglia di Legnano pose fine al tentativo di egemonizzazione dell'Italia Settentrionale da parte dell'imperatore tedesco[30]. Legnano, grazie alla storica battaglia, è l'unica città, oltre a Roma, ad essere citata nell'inno nazionale italiano[2].

Nella stessa strofa è citato anche "Ferruccio"[2], ovvero Francesco Ferrucci (noto anche come "Francesco Ferruccio"[31]), l'eroico condottiero al servizio della Repubblica di Firenze che fu sconfitto[32][33] nella battaglia di Gavinana (3 agosto 1530) dall'imperatore Carlo V d'Asburgo, durante l'assedio della città toscana ("Ogn'uom di Ferruccio ha il core, ha la mano"). Francesco Ferrucci - prigioniero, ferito e inerme - venne poi giustiziato da Fabrizio Maramaldo, un soldato di ventura italiano che combatteva per l'imperatore[2]. Prima di morire, Francesco Ferrucci rivolse con disprezzo a Maramaldo le celebri parole: "Vile, tu uccidi un uomo morto!"[2]. In seguito il sostantivo "maramaldo" verrà associato a termini quali "vile", "traditore" e "fellone".

Nella quarta strofa si fa anche cenno a Balilla (soprannome di Giovan Battista Perasso)[2], il giovane da cui originò, il 5 dicembre 1746, con il lancio di una pietra ad un ufficiale, la rivolta popolare del quartiere genovese di Portoria contro gli occupanti asburgici, durante la guerra di successione austriaca ("I bimbi d'Italia si chiaman Balilla"). Questa rivolta portò poi alla liberazione della città ligure.

Nella stessa strofa si accenna anche ai Vespri siciliani[2], l'insurrezione avvenuta a Palermo nel 1282 che diede avvio a una serie di scontri chiamati "guerre del Vespro" ("Il suon d'ogni squilla i Vespri suonò"). Queste guerre portarono poi alla cacciata degli angioini dalla Sicilia. Per "ogni squilla" Mameli intende "ogni campana", facendo riferimento agli squilli di campane avvenuti il 30 marzo 1282 a Palermo, con i quali il popolo fu chiamato alla rivolta contro gli angioini dando così inizio ai Vespri siciliani[2].

La quinta strofa[modifica | modifica wikitesto]

La quinta ed ultima strofa è invece dedicata all'Impero austriaco in decadenza. Nel testo si fa infatti riferimento alle truppe mercenarie asburgiche ("Le spade vendute") che, secondo Mameli, sono "deboli come giunchi" ("Son giunchi che piegano"), dato che non sono valorose come i soldati e i patrioti che combattono per la propria nazione[2].

Nella strofa si fa anche accenno all'Impero russo (nell'inno chiamato "il cosacco") che partecipò, insieme all'Impero austriaco ed al Regno di Prussia, alla fine del Settecento, alla spartizione della Polonia[2][28]. È quindi presente un richiamo ad un altro popolo oppresso dagli austriaci, quello polacco, che tra il febbraio e il marzo del 1846 fu oggetto di una violenta repressione ad opera dell'Austria e della Russia[2][28].

Con i versi "Già l'Aquila d'Austria le penne ha perdute. Il sangue d'Italia, il sangue Polacco, bevé, col cosacco, ma il cor le bruciò" Mameli intende dire che il popolo italiano e quello polacco minano dall'interno, come conseguenza delle repressioni patite, l'Impero austriaco in decadenza[2]. Il testo fa riferimento all'aquila bicipite, stemma rappresentativo della monarchia asburgica[19].

Questa strofa, dai forti connotati politici, fu inizialmente censurata dal governo sabaudo per evitare attriti con l'Impero austriaco[2][19].

Prime incisioni[modifica | modifica wikitesto]

Aiuto
Il Canto degli italiani (info file)
Versione strumentale eseguita dalla Banda Centrale della Marina Militare Italiana

Il Canto degli italiani (info file)
Altra versione

Il documento sonoro più antico conosciuto del Canto degli italiani (disco a 78 giri per grammofono, 17 cm di diametro) è datato 1901 e venne inciso dalla Banda Municipale del Comune di Milano sotto la direzione del maestro Pio Nevi[34].

Una delle prime registrazioni dell'inno scritto da Mameli e musicato da Novaro fu quella del 9 giugno 1915, che venne eseguita dal cantante lirico e di musica napoletana Giuseppe Godono[35]. L'etichetta per cui il brano venne inciso fu la Phonotype di Napoli.

Un'altra antica incisione pervenuta è quella della Banda del Grammofono, registrata a Londra per la casa discografica His Master's Voice il 23 gennaio 1918[36].

Diritti d'autore e di noleggio[modifica | modifica wikitesto]

Lo spartito del Canto degli italiani è di proprietà della casa editrice Sonzogno[37], mentre il manoscritto autografo che Michele Novaro inviò all'editore Francesco Lucca è conservato presso l'Archivio Storico Ricordi[38].

Nel 2010, in seguito al clamore suscitato da una lettera inviata dal presidente del Consiglio comunale di Messina Giuseppe Previti all'attenzione del presidente della Repubblica Italiana[39][40], la SIAE ha rinunciato alla riscossione diretta dei diritti di noleggio sugli spartiti musicali del Canto degli italiani[41]. I diritti d'autore sono invece già decaduti poiché l'opera è di pubblico dominio, essendo i due autori morti da più di 70 anni.

Negli eventi[modifica | modifica wikitesto]

Giocatori della Nazionale italiana di calcio durante l'esecuzione del Canto degli italiani prima di un incontro

In occasione di eventi istituzionali ufficiali, sono eseguite solamente le prime due strofe[16]. Per quanto riguarda gli eventi sportivi, come le corse motociclistiche ed automobilistiche, l'inno viene spesso tagliato, mentre negli altri sport, compreso il calcio[35], viene suonato integralmente. Ai mondiali di calcio del 1974 e del 1986, il Canto degli italiani venne invece eseguito parzialmente, dall'introduzione strumentale al coro[35].

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

La partitura del Canto degli italiani

Il Canto degli italiani è stato spesso criticato, e spesso alcuni ne hanno ventilato la sostituzione, specie all'inizio degli anni novanta. Le critiche si appuntano in genere sulla bassa qualità musicale dell'inno, rilevandone un carattere di "marcetta" di poche pretese, e sul testo, che viene giudicato troppo retorico[42].

Non tutti concordano sulla mediocrità della musica scritta da Novaro. Molti infatti la considerano tutt'altro che brutta; nel 1994 il compositore Roman Vlad, già sovrintendente della Scala, ad un giornalista che gli aveva sottoposto l'idea di rendere l'inno più orecchiabile per accrescerne la popolarità presso il pubblico giovanile rispose che "è meglio la tradizione. L'attuale inno ha più valore, anche rispetto a qualche aria più bella o moderna. Se si cambia "Fratelli d'Italia" si indebolirebbe il suo effetto coagulante e unificante e, onestamente, in questo momento l'Italia non ha bisogno di indebolimenti. E poi, non dimentichiamo che "bandiera vecchia è onor di capitano""[43].

Molti altri sottolineano che la melodia sia inferiore a quella dell'inno nazionale tedesco di Joseph Haydn o a quella del Va', pensiero di Giuseppe Verdi, il candidato più frequente alla sua sostituzione[3]. Ai tempi di Giuseppe Verdi, il tema degli ebrei esiliati trattato nel Va', pensiero fu interpretato come una chiara allusione alla condizione di Milano, in mano degli Austriaci, ma ciò non toglie che esso non contiene riferimenti specifici all'Italia o alla sua storia (il Va', pensiero è infatti il canto di un popolo diverso, quello ebreo, e per di più sconfitto). Il testo di Mameli presenta invece i concetti principali a cui si ispirò il Risorgimento, che sono legati alla cultura romantica del tempo[28], concetti espressi, ad esempio, anche da Alessandro Manzoni nell'ode Marzo 1821 o da Giacomo Leopardi nella canzone All'Italia.

Per ovviare alle critiche, l'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi affidò spesso le esecuzioni dell'inno, nelle occasioni ufficiali, ad alcuni importanti direttori d'orchestra, come Zubin Mehta, Giuseppe Sinopoli, Claudio Abbado e Salvatore Accardo[26]. La cantante Elisa ne realizzò anche una versione pop rock che avrebbe dovuto aprire la trasmissione sportiva dedicata al campionato mondiale di calcio del 2002. Questa versione fu poi ritirata per le proteste del governo di centro-destra[26].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Legge 23 novembre 2012, n. 222, normattiva.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac I simboli della Repubblica - L'inno nazionale, quirinale.it. URL consultato il 7 agosto 2014.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r Almanacco della Repubblica: storia d'Italia attraverso le tradizioni, le istituzioni e le simbologie repubblicane, Bruno Mondadori, pp. 146-148. URL consultato il 28 novembre 2014.
  4. ^ E il "Canto degli italiani", scritto da Goffredo Mameli nel 1847, riceve il sigillo dell'ufficialità, archivio.siciliainformazioni.com. URL consultato il 7 dicembre 2014.
  5. ^ a b c Mameli, l'inno e il tricolore, radiomarconi.com. URL consultato il 24 novembre 2014.
  6. ^ Stramacci, pag. 57.
  7. ^ Accadde Oggi: 10 dicembre, pjmagazine.net. URL consultato il 30 novembre 2014.
  8. ^ a b Mameli: la giovanile turbolenza di un eroe risorgimentale, vulcanostatale.it. URL consultato il 28 novembre 2014.
  9. ^ L'inno della Repubblica Romana, gruppolaico.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  10. ^ Concessione e promulgazione dello Statuto Albertino, museotorino.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  11. ^ a b Come nacque l'inno di Mameli?, lastampa.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  12. ^ Fratelli d'Italia: la vera storia dell'inno di Mameli, puntofuturo.wordpress.com. URL consultato il 4 dicembre 2014.
  13. ^ E il ministro lodò il campano Giovanni Gaeta, corriere.it. URL consultato il 1º ottobre 2009.
  14. ^ La Leggenda del Piave inno d'Italia dal 1943 al 1946, ilpiave.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  15. ^ "I canti di Salò" di Giacomo De Marzi, archiviostorico.info. URL consultato il 30 novembre 2014.
  16. ^ a b c Inno nazionale, governo.it. URL consultato il 9 novembre 2014.
  17. ^ Lettere al Corriere, corriere.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  18. ^ Il mistero dell'inno di Mameli, gonews.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  19. ^ a b c d e f g L'inno di Mameli: Un po' di storia, radiomarconi.com. URL consultato il 9 novembre 2014.
  20. ^ a b c I simboli della Repubblica – L'emblema, quirinale.it. URL consultato il 2 dicembre 2014.
  21. ^ Relazione alla 1ª commissione permanente del Senato con il testo del disegno di legge modificato in commissione. ((PDF)), senato.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  22. ^ Testo del disegno di legge costituzionale n° 821. ((PDF)), senato.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  23. ^ Quattro ddl al Senato per ufficializzare l'Inno di Mameli, ilmessaggero.it. URL consultato il 14 agosto 2008.
  24. ^ Governo Italiano - La costituzione, governo.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  25. ^ La versione corretta, corriere.it. URL consultato il 23 novembre 2014.
  26. ^ a b c La strana storia dell'Inno di Mameli, scudit.net. URL consultato il 30 novembre 2014.
  27. ^ Michele Novaro, radiomarconi.com. URL consultato il 3 dicembre 2014.
  28. ^ a b c d e Fratelli d'italia: attualità dell'inno nazionale, treccani.it. URL consultato il 1° dicembre 2014.
  29. ^ Giuseppe Mazzini, partecipiamo.it. URL consultato il 24 novembre 2014.
  30. ^ Federico I e i comuni, studiamedievalis.wordpress.com. URL consultato il 2 ottobre 2014.
  31. ^ Francesco Domenico Guerrazzi, Vita di Francesco Ferruccio, Milano, M. Guigoni, 1865.
  32. ^ Dizionario Enciclopedico Italiano, Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani - 1970 - Volume V - pag. 247.
  33. ^ MARAMALDO, Fabrizio in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 18 novembre 2014.
  34. ^ Su RAI International la collezione di Domenico Pantaleone, piazzarossetti.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  35. ^ a b c Inno alla vittoria, postcalcium.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  36. ^ "Il canto degli Italiani" di Goffredo Mameli e Michele Novaro, muspe.unibo.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  37. ^ Siae e Inno di Mameli, lawyersonweb.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  38. ^ La decisione di De Gasperi "Fratelli d'Italia è inno nazionale", repubblica.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  39. ^ Interrogazioni con richiesta di risposta scritta dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca nella seduta n. 367 del 28/04/2010 del Senato della Repubblica, senato.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  40. ^ L'Italia chiamò: liberate l'inno dalla Siae, tg24.sky.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  41. ^ Inno di Mameli, SIAE rinuncerà a incassare", punto-informatico.it. URL consultato il 1° dicembre 2014.
  42. ^ La lezione di Benigni per ritrovare le radici, avvenire.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  43. ^ Vlad: Inno nazionale, bandiera vecchia, onor di capitano, adnkronos.com. URL consultato il 30 novembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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