İstiklâl Marşı

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İstiklâl Marşı (info file)
Versione eseguita dalla Banda Militare Turca

Il İstiklâl Marşı (lett. "Marcia di indipendenza") è l'inno nazionale turco ufficialmente adottato il 12 marzo 1921, due anni prima della fondazione della moderna Repubblica turca il 29 ottobre 1923. Originariamente concepito come saga musicale con valenze motivazionali per le truppe impegnate nei combattimenti della guerra d'indipendenza, divenne ben presto un'antifona eroica per la Repubblica che sarebbe stata stabilita una volta conseguita la vittoria.

Per la scelta del componimento originale più adatto a divenire inno nazionale, venne indetta una competizione su scala nazionale alla quale concorse un totale di 724 poemi. Tra tutti la Grande Assemblea Nazionale turca decise di adottare all'unanimità una lirica in dieci strofe scritta dal celebre poeta Mehmet Akif Ersoy(1873-1936).

Ventiquattro compositori parteciparono ad una seconda competizione per la selezione del componimento musicale più idoneo come accompagnamento al testo poetico. Il Consiglio, che si poté riunire solo nel 1924 a guerra conclusa, adottò la musica composta da Ali Rıfat Çağatay(1867-1935). Le parole dell'Inno nazionale furono accompagnate da tale musica fino al 1930. Da quell'anno infatti, si decise di sostituire la base musicale con un arrangiamento sinfonico composto dall'allora direttore dell'Orchestra Sinfonica Presidenziale Osman Zeki Üngör(1880-1958), il quale per l'armonizzazione del brano ricorse alla collaborazione di Edgar Manas (1875-1964). Da notare inoltre che delle dieci strofe che compongono l'inno solo le prime due sono cantate.

Il componimento è stato adottato come inno nazionale anche dalla Repubblica Turca di Cipro Nord.


Korkma, sönmez bu şafaklarda yüzen al sancak;
Sönmeden yurdumun üstünde tüten en son ocak.
O benim milletimin yıldızıdır parlayacak;
O benimdir, o benim milletimindir ancak.
Çatma, kurban olayım çehreni ey nazlı hilal!
Kahraman ırkıma bir gül! ne bu şiddet bu celal?
Sana olmaz dökülen kanlarımız sonra helal,
Hakkıdır, Hakk'a tapan, milletimin istiklal!
Ben ezelden beridir hür yaşadım, hür yaşarım.
Hangi çılgın bana zincir vuracakmış? Şaşarım;
Kükremiş sel gibiyim, bendimi çiğner aşarım;
Yırtarım dağları, enginlere sığmam, taşarım.
Garbın afakını sarmışsa çelik zırhlı duvar,
Benim iman dolu göğsüm gibi serhaddim var.
Ulusun, korkma! Nasıl böyle bir imanı boğar.
"Medeniyet!" dediğin tek dişi kalmış canavar?
Arkadaş! Yurduma alçakları uğratma sakın!
Siper et gövdeni, dursun bu hayasızca akın.
Doğacaktır sana vaadettiği günler Hakk'ın;
Kimbilir, belki yarın, belki yarından da yakın.
Bastığın yerleri "toprak" diyerek geçme, tanı!
Düşün, altında binlerce kefensiz yatanı.
Sen şehit oğlusun, incitme, yazıktır atanı;
Verme, dünyaları alsan da bu cennet vatanı.
Kim bu cennet vatanın uğruna olmaz ki feda?
Şüheda fışkıracak toprağı sıksan, şüheda!
Canı, cananı, bütün varımı alsın da Hüda,
Etmesin tek vatanımdan beni dünyada cüda.
Ruhumun senden, ilahi, şudur ancak emeli;
Değmesin mabedimin göğsüne na-mahrem eli!
Bu ezanlar ki şahadetleri dinin temeli,
Ebedi yurdumun üstünde benim inlemeli
O zaman vecd ile bin secde eder varsa taşım;
Her cerihamdan, ilahi, boşanıp kanlı yaşım,
Fışkırır ruh-i mücerret gibi yerden na'aşım;
O zaman yükselerek arşa değer belki başım!
Dalgalan sen de şafaklar gibi ey şanlı hilal;
Olsun artık dökülen kanlarımın hepsi helal!
Ebediyyen sana yok, ırkıma yok izmihlal.
Hakkıdır, hür yaşamış bayrağımın hürriyet;
Hakkıdır, Hakk'a tapan milletimin istiklal!

Traduzione italiana[modifica | modifica sorgente]

Non temere! La bandiera rosso cremisi che fieramente ondeggia nella luce del crepuscolo e mai sbiadirà,
È l'ultimo focolare acceso che veglia sulla mia Patria.
Lei che è la stella della mia nazione, e per sempre splenderà;
È mia; e appartiene soltanto al mio popolo coraggioso.
Non aggrottare le ciglia, io ti imploro, oh tu timida mezzaluna,
Ma sorridi alla mia razza eroica! Perché la rabbia, perché l'ira?¹
Il nostro sangue che noi versammo per te non sarà altrimenti degno;
Per la libertà che è il diritto incondizionato del mio popolo che adora l'Assoluto. L'Indipendenza!
Io sono stato libero fin dal principio e per sempre lo sarò.
Quale pazzo mi metterà in catene! Io sfido la sola idea!
Io sono come un fiume in piena; calpesterò ogni barriera e la sormonterò,
Squarcierò le montagne, solcherò i cieli² per poter sgorgare!
I confini occidentali possono anche essere fortificati con pareti di acciaio,
Ma le mie frontiere sono protette dal petto possente di un fedele.
Riconosci la tua forza innata e pensa: come può questa fede ardente essere uccisa?
Quello che chiami "mondo civilizzato"³ è solo un mostro deforme e senza denti.
Amico mio! Non lasciare la mia terra natia nelle mani di uomini infami!
Fai scudo col tuo corpo e respingi lo spuderato invasore.
Presto arriveranno i giorni gioiosi della promessa divina...
Chi può saperlo? Forse già domani? Forse anche prima!
Non vedere il suolo su cui cammini come mera terra, impara a conoscerla!
E pensa alle migliaia di morti senza tomba che nobilmente riposano sotto di te.
Tu sei il nobile discendente di quei martiri che percorsero il cammino del Signore, non dispiacere ai tuoi antenati!
E non abbandonare la Patria soave, neanche quando raggiungerai i mondi promessi.
Quali uomini non morrebbero per questa terra bella come il Paradiso?
Se tu strizzassi il terreno, i martiri ne sgorgherebbero fuori!
Lascia pure che Dio prenda la mia anima, i miei beni e tutto ciò che amo, ogni cosa;
Ma possa Egli non separarmi mai dalla mia Patria, mai!
Oh Signore glorioso, il solo desiderio del mio spirito ferito è questo,
Fa che il cuore sacro dei miei templi mai sia sfiorato da mani impure.
Questi adhans, e questi shahadahs ai quali il mio udito è abituato, sono le fondamenta della Religione (islamica),
E possa ciò riecheggiare in eterno sulla mia Patria.
Solo allora, prostrato⁴ mille volte in estasi prima di perdere le forze e i sensi,
Le lacrime del sangue mio ardente fluiranno da ogni mia ferita,
E la mia anima sgorgherà fuori come dal più puro degli uomini,
Cosicché infine possa essere elevata in Cielo.
Perciò increspati e ondeggia come il cielo alle prime luci dell'alba, oh mezzaluna gloriosa!
Affinché ogni ultima goccia di sangue possa finalmente essere degna!
Non ci sarà per te una fine, così come inarrestabile è la mia corsa!
Per la libertà che è il diritto incondizionato della nostra bandiera nata e vissuta libera;
Che è diritto del mio popolo che glorifica Dio. L'Indipendenza della mia nazione!

Note:

1: C'è un elemento letterario in questi versi che può non essere immediatamente evidente. La bandiera turca è composta da una mezzaluna bianca con una stella sovrapposta su sfondo rosso cremisi. Il poeta associa metaforicamente la forma della mezzaluna a quella delle sopracciglia corrucciate di un volto imbronciato. La bandiera (minacciata da nazioni straniere contro cui la vittoria sembra inizialmente irraggiungibile, per questo "timida") è trattata come una timida fanciulla con il viso imbronciato (a simboleggiare il risentimento per l'invasione straniera) che gioca a farsi desiderare.

2: Una traduzione letterale di questa parola sarebbe "gli infiniti", un termine poetico turco che si riferisce a tutto ciò che è percepito come infinito dall'Uomo: il cielo, gli oceani, la Terra, l'orizzonte, ecc.

3: Con l'espressione "mondo civilizzato" il poeta si riferisce a quelle nazioni europee invasori (Francia, Gran Bretagna, Italia e Grecia) e i loro moderni armamenti. Egli si rivolge dunque al suo popolo spronandolo a non farsi scoraggiare dalla apparente superiorità delle forze nemiche. La volontà, la determinazione e l'unità interna, ulteriormente motivate dalla fede religiosa possono essere infatti più forti di qualunque esercito.

4: L'atto di prostrarsi in avanti con la fronte che poggia per terra, come parte del rito sacro musulmano. Cfr. Namaz o Salah.

Ascolta l'inno nazionale con i sottotitoli