Metro (musica)

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Nella musica, il metro è una struttura basata sulla ricorrenza periodica di elementi accentuativi. Tale struttura può anche essere implicita, ossia non essere esplicitata ritmicamente. Essa condiziona il nostro ascolto. Di qui deriva, ad esempio, l'effetto della sincope, frutto per l'appunto di una sfasatura tra l'elemento esplicito del ritmo e quello implicito del metro.

Nella notazione occidentale, la misura della battuta musicale costituisce un elemento metrico, benché gli studi di etnomusicologia abbiano dimostrato come il concetto di metro vada molto ad di là di quello di battuta. È tuttavia consuetudine equiparare le espressioni "Questo brano ha come metro 4/4 (quattro quarti)" e "Questo brano è in 4/4".

La misura ha due scopi nella musica occidentale: raggruppare una serie di tempi e rappresentare il mattone di una struttura musicale più ampia come una frase. La misura di una battuta implica le struttura dell'accentazione delle note, ove alcune sono più accentate di altre; il cambio di tempo cambia dunque anche il modo in cui le note sono accentate. L'accento può essere ottenuto introducendo una modifica significativa nei parametri del suono, in modo tale da evidenziare una nota rispetto alle altre.

Rapporto misura-tempo[modifica | modifica wikitesto]

A seconda del numero di tempi contenuti in ogni misura – da 2 a 7 – il metro si dirà:

  • binario (2 tempi)
  • ternario (3)
  • quaternario (4)
  • quinario (5)
  • senario (6)
  • settenario (7).

I metri superiori al ternario (quindi 4, 5, 6 e 7 tempi) sono considerati secondari mentre binario e ternario sono detti primari; i secondari sono considerati la somma di due o più misure primarie; un esempio comune è il metro quinario, dato dalla somma di un metro binario più uno ternario oppure di un ternario più un binario, a seconda della posizione degli accenti.

Rapporto tempo-suddivisione[modifica | modifica wikitesto]

Al contrario del precedente, il rapporto tempo-suddivisione può essere solo di 1:2 o 1:3, vale a dire che, per ogni tempo, vi possono essere solo 2 o 3 suddivisioni:

  • i metri semplici presentano i tempi divisi in 2 suddivisioni
  • al contrario, nei metri composti i tempi sono frazionati tutti in 3 suddivisioni
  • i metri àksak hanno invece tempi di lunghezza diversa, quindi sia di 2 che di 3 suddivisioni.

Frazione metrica[modifica | modifica wikitesto]

La frazione metrica è l'indicazione di cui si serve il compositore per segnalare (1) il metro scelto e (2) la notazione adottata. Si tratta di due numeri posti uno sopra l'altro: il numeratore, il numero in alto, e il denominatore, quello in basso. All'apparenza si tratta quindi di una normale frazione matematica ma alcune caratteristiche particolari la rendono molto diversa:

  • graficamente, manca molto spesso del segno di fratto \biggl( \begin{matrix} 4\\4\end{matrix} e non \frac{4}{4} \biggr);
  • mentre il numeratore è in effetti un numero, il denominatore simboleggia una figura musicale

Numeratore[modifica | modifica wikitesto]

Il numeratore indica il numero di tempi o di suddivisioni all'interno di ogni misura.

  • Nelle misure semplici, indica i tempi.
  • Nelle misure composte e àksak indica le suddivisioni.

Denominatore[modifica | modifica wikitesto]

Il denominatore può indicare l'unità di tempo o l'unità di suddivisione di quel metro, vale a dire la figura scelta per rappresentare la singola pulsazione nella serie dei tempi o in quella delle suddivisioni. L'una o l'altra possibilità è legata al metro da rappresentare:

  • se si tratta di un metro semplice, indica l'unità di tempo
  • nelle misure composte e àksak indica l'unità di suddivisione.

Il numero utilizzato è convenzionalmente legato ad una figura musicale:

  • 1 = semibreve semibreve
  • 2 = minima minima
  • 4 = semiminima semiminima
  • 8 = croma croma
  • 16 = semicroma semicroma
  • 32 = biscroma biscroma
  • 64 = semibiscroma semibiscroma

Numeratore+denominatore[modifica | modifica wikitesto]

Vediamo qualche esempio di frazione metrica:

  • \begin{matrix} 4\\4\end{matrix} = misura quaternaria semplice con unità di tempo semiminima
  • \begin{matrix} 2\\8\end{matrix} = misura binaria semplice con unità di tempo croma
  • \begin{matrix} 6\\16\end{matrix} = misura binaria composta con unità di tempo semicroma

Denominatori 'Irrazionali'[modifica | modifica wikitesto]

In alcuni casi il denominatore può venire espresso mediante un numero non potenza di due. Si parla allora di "metri irrazionali". Esempi sono: "Fabric" di Henry Cowell, in cui il denominatore varia tra i numeri 1 e 9; "Traced Overhead" di Thomas Adès che usa, oltre a quelli tradizionali, metri come 2/6, 9/14 e 5/24.

Si tratta di frazioni che esprimono la divisione dell'intero (semibreve) in parti uguali. Per esempio, se in un normale 4/4 abbiamo la semibreve divisa in 4 semiminime, in un 4/3, la semibreve sarà divisa in tre semiminime, senza necessità di utilizzare indicazioni di gruppo irregolare.

Questa scrittura è utile solamente quando viene seguita da altre misure con denominatori di diverso tipo. Un pezzo scritto interamente in 4/3, invece, risulta di più facile lettura se scritto in 4/4.

Il termine irrazionale non è riferito allo stesso significato che ha in matematica, dove si indica con tale dicitura un numero non esprimibile mediante una frazione. Qui indichiamo semplicemente denominatori fuori dalla comune divisione musicale, anche se uno dei "Studies for Player Piano" di Conlon Nancarrow è in √42:1

Nella pratica del solfeggio[modifica | modifica wikitesto]

Nel solfeggio, la frazione indicata all'inizio del brano ci dà suggerimenti circa il metro del brano e il modo di renderlo nella pratica. La cadenza del tempo viene così definito grazie a un battito della mano (chiamato movimento). Ogni movimento è a sua volta frazionato in due o tre parti uguali, chiamate suddivisioni. Occorre distinguere due casi importanti:

Tempi semplici[modifica | modifica wikitesto]

Nei tempi semplici, ogni movimento della mano è formato da due suddivisioni, dette rispettivamente battere e levare. Un brano è in tempo semplice quando è introdotto da una frazione il cui numeratore è rappresentato da un numero tra questi: 2, 3, 4 o 5, dando origine, così, a una misura binaria, ternaria, quaternaria o quinaria (sempre semplice).

Il denominatore rappresenta la qualità della figura-base su cui si impianta il brano e grazie alla quale si distribuiscono gli accenti: per cui, un "2" al denominatore indica che la figura di riferimento è la nota da un mezzo (la minima); allo stesso modo, un 4 designa una nota da un quarto (semiminima), e così via. Esso indica, inoltre, il valore della nota che corrisponde a un movimento della mano: ancora, con un 2, un movimento corrisponderà a una nota da un mezzo, mentre con un 4, corrisponderà a una semiminima.

Il numeratore dà informazioni riguardo al numero di figure dello stesso tipo (rappresentate dal denominatore) presente in ogni battuta. nella pratica, preavvisa il numero di movimenti che la mano deve fare per terminare una battuta.

Tempi composti[modifica | modifica wikitesto]

I tempi composti si distinguono grazie al numeratore, che si presenta con un numero multiplo di 3 secondo il 2, 3, 4 e 5: abbiamo quindi i numeratori 6, 9, 12, 15, che danno origine rispettivamente a misure binarie, ternarie, quaternarie e quinarie. Un movimento della mano è formato non più da due, ma da tre suddivisioni uguali (si possono fare due in battere e uno in levare o viceversa). Il denominatore indica sempre la qualità della nota di base, secondo le stesse regole già espresse per i tempi semplici. Il numeratore è ancora espressione della quantità di figure-base, che nel solfeggio non vengono più segnate da un movimento, ma da una suddivisione. A ogni suddivisione corrisponde una nota-base.

Tempi irregolari[modifica | modifica wikitesto]

Un tempo irregolare è un tempo che comprende uno semplice e uno composto come 5/8 7/8... 9/8 può essere sia composto che irregolare

Ogni tempo semplice ha il suo tempo composto corrispondente e viceversa. i tempi si dicono corrispondenti, in quanto conservano la stessa qualità delle figure occorrenti alla formazione delle suddivisioni.

Considerazioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

La musica classica ha utilizzato, soprattutto nei primi secoli della polifonia (1300-1500), una enorme varietà di metri. In seguito si assistette ad un certo livellamento, ma a partire dal XX secolo i compositori iniziarono ad usare regolarmente metri meno regolari come i 5/4 o il 7/8. Esempi di uso di questi metri si possono trovare già nel secolo precedente, soprattutto nella musica slava, come nel secondo movimento della Sesta Sinfonia di Pëtr Il'ič Čajkovskij, scritto interamente in 5/4.

Nel XX secolo è diventato abbastanza comune cambiare il metro frequentemente durante il brano. Il finale della Sagra della primavera di Igor Stravinskij è un esempio estremo di tale pratica. L'uso di ritmi asimmetrici dove ogni battuta è di una lunghezza diversa divenne più comune: questi metri includono i ritmi in quintuple come anche altri costrutti più complessi quali 2+5+3/4, ove ogni misura ha un gruppo di due battute seguito da uno di 5 e da uno di 3, accentando l'inizio di ogni unità (i già citati metri àksak). Ci sono metri simili usati in svariate musiche etniche. Alcuni tipi di musica non hanno proprio metro (free time) come la musica basata sui bordone; ad esempio La Monte Young costruisce dei ritmi talmente complessi che l'elemento metrica è oscurato. Altrettanto può accadere nel serialismo o in musiche basate su ritmi additivi, come certi brani di Philip Glass.

Metri composti sono impiegati regolarmente anche nel jazz, come in Take Five del sassofonista Paul Desmond componente del Dave Brubeck quartet, scritto in 5/4.

Gran parte della musica pop è scritta in 4/4, anche se abbastanza spesso può essere in 2/2 (o come detto nel gergo musicale "tempo tagliato" perché rappresentato da una "C" sbarrata) come nella bossa nova.
Lo Doo-wop ed anche altri stili del rock sono spesso in 12/8, o possono essere interpretati come se fossero in 4/4 con un grande swing. A partire dagli anni settanta alcuni gruppi rock hanno introdotto i cosiddetti "tempi dispari" (ad esempio Money dei Pink Floyd è in 7/4), nondimeno è necessario citare gruppi Progressive metal come i Dream Theater che fanno dell'uso dei tempi dispari il tratto distintivo dei loro brani. Vedasi, ad esempio, pezzi come A Change of Seasons in cui si possono ascoltare parti scritte in 5/4, in 7/4, in 7/8 o addirittura una scala suonata in 17/16. Un altro esempio è la complessità delle composizioni di Frank Zappa, grande utilizzatore di metri non convenzionali. Anche oggi il rock progressivo fa largo uso di metri diversi dal 4/4. Esempio degno di nota è rappresentato dalle composizioni dei Genesis dei primi anni settanta. Anche qui possiamo ascoltare tempi composti in brani come Firth of Fifth o Dancing with the Moonlit Knight (rispettivamente 13/16 e 3/4).

Il metro è spesso associato ad un pattern ritmico per produrre un certo stile. Questo è particolarmente vero per la musica da ballo come nel valzer o nel tango, che hanno pattern particolari di accenti sulle battute che le rendono immediatamente riconoscibili.

L'uso simultaneo o sincronico di due o più metri è chiamato polimetria (vedi pure Poliritmia). Esempi di questa pratica possono essere trovati nel quartetto per archi n. 2 di Béla Bartók.

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