Doo-wop

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Doo-wop
Origini stilistiche Rhythm and blues
Rock & roll
Origini culturali nasce negli Stati Uniti verso la seconda metà degli anni cinquanta
Strumenti tipici voce
Popolarità una vera e propria "moda musicale", che si trascinò fino ai primi anni sessanta negli Stati Uniti
Categorie correlate

Gruppi musicali doo-wop · Musicisti doo-wop · Album doo-wop · EP doo-wop · Singoli doo-wop · Album video doo-wop

Il Doo-wop è uno stile di musica vocale derivato dal rhythm and blues e dal rock and roll, affermatosi negli Stati Uniti verso la seconda metà degli anni cinquanta. Il doo-wop consiste nel rinforzare il canto solista con armonie vocali sincopate e cori utilizzati più come imitazione degli strumenti d'accompagnamento che come voci vere e proprie.

Origini storiche[modifica | modifica wikitesto]

Prendendo a modello le armonie dei gruppi vocali più famosi negli anni quaranta quali i Mills Brothers e gli Ink Spots, i giovani afro-americani che si radunavano agli angoli delle strade delle grandi città davano vita, per lo più senza strumenti musicali, a melodie di grande semplicità, ma al tempo stesso grande raffinatezza. I testi erano romantici e spesso sdolcinati, parlavano di amori reali o immaginari, eterni o già finiti, di baci appassionati, di sogni e di lune piene, il tutto accompagnato da voci onomatopeiche che dovevano sostituire, imitandolo, il suono degli strumenti musicali: rama-lama-ding-dong per le chitarre, eh dum bop-dum bop-dum bop-tu ru per il basso, doo-doo-wop per i fiati e così via.

Non senza difficoltà il doo-wop riuscì ad inserirsi in una società americana il cui contesto sociale non prevedeva, né ammetteva, alcun tipo di integrazione rimescolando, così, vecchi e lontani dissapori razziali.

White and still all right è il titolo di uno tra i più autorevoli testi sul Doo-Wop, scritto da Ed Engel, storico musicale, che già con questa intestazione fece capire le sue idee in merito, volendo spiegare al mondo le origini di questo affascinante genere musicale.

Il Doo-wop creò una vera e propria "moda musicale", che si trascinò fino ai primi anni sessanta, quando ormai numerose band facevano fortuna.

Ancora oggi, alcuni di questi artisti partecipano ai festival Doo-wop in giro per il mondo.

Lo spirito dell'epoca d'oro del doo-wop è stato fatto rivivere in film come American Graffiti e Grease.

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

Il paragrafo ordina cronologicamente quelli che sono convenzionalmente considerati dei classici del doo-wop degli anni cinquanta e anni sessanta:

Il Doo Wop in Italia negli anni sessanta[modifica | modifica wikitesto]

Grazie all'onda di popolarità americana, il Doo wop giunse anche in Italia all'inizio degli anni sessanta. I migliori autori ed interpreti si diedero da fare per dare alla musica italiana una direzione simile a quella oltre oceano. Vista la difficoltà iniziale nel creare brani inediti in stile, si iniziò con le cover: le canzoni straniere venivano rivisitate in lingua italiana. Tra i maggiori interpreti spiccavano Adriano Celentano, Little Tony, Bobby Solo tra le voci maschili e Betty Curtis, Mina e Jenny Luna, tra le voci femminili.

Il Doo wop oggi[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi del 2000 sono numerosi gli artisti che prendono nuovamente ispirazione dal Doo wop e degli anni '60 in generale e reinterpretano canzoni storiche con suoni, ovviamente, moderni. Michael Bublé, Amy Winehouse, Bruno Mars sono i nomi più rappresentativi del momento, ma anche Duffy, Jamie Cullum, Peter Cincotti, ed in Italia Giuliano Palma, Roy Paci, Nina Zilli, Alfredo Rey e la sua Orchestra si sono affacciati al mercato musicale cantando brani editi ed inediti.

Esiste anche una piccola categoria di gruppi che rappresenta tuttora il Doo wop nella sua caratteristica originale, cioè cantando "a cappella".

Note[modifica | modifica wikitesto]


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