Indipendentismo padano

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La bandiera della Padania proposta dalla Lega Nord, con al centro il Sole delle Alpi

L'indipendentismo padano o secessionismo padano è un'ideologia politica nata negli anni novanta del XX secolo e promossa storicamente dal partito politico Lega Nord, che cita testualmente nel proprio statuto l'indipendenza della Padania[1].

L'ideologia è stata sostenuta o è sostenuta anche da altri partiti, come la Lega Padana[2], alternativa alla Lega Nord, da essi considerata filo-romana, e da figure, afferenti nella loro storia politica alla Lega Nord, come lo scrittore Gilberto Oneto, il politologo Gianfranco Miglio e Giancarlo Pagliarini.

Ideologia[modifica | modifica wikitesto]

La Padania per alcuni geografi economici di inizio Novecento, corrispondeva al territorio italiano sito a nord degli Appennini. Gli indipendentisti padani di fine Novecento affermano che un territorio comprensivo di gran parte dell'Italia settentrionale (la Lega Padana teorizza una Padania formata da quattro nazioni: Subalpina, Lombarda, Serenissima e Cispadana) o centro-settentrionale (la Lega Nord estende più a sud tale confine), di estensione territoriale differentemente definita dai partiti stessi, e da essi stessi ribattezzato "Padania" (toponimo sinonimo di val padana, la valle del fiume Po, in latino Padus), sarebbe abitato da popoli distinti per lingua, usi, costumi e storia, chiamati nazioni della Padania e riconducibili, nelle loro differenze, a un unico popolo padano e che sarebbero stati resi partecipi contro la loro volontà del Risorgimento e, conseguentemente, dello Stato italiano; pertanto propugnano la secessione di queste nazioni dalla Repubblica Italiana e la creazione di una repubblica federale della Padania rispettosa delle peculiarità di ciascuna di esse.

Origine ed evoluzione dell'ideologia[modifica | modifica wikitesto]

La Padania, così come proposta dalla Lega Nord
La Padania, così come proposta dalla Lega Padana

A fronte di alcuni geografi che ad inizio XX secolo solevano dividere il Regno d'Italia in Padania ed Appenninia[senza fonte], sino agli anni ottanta il termine Padania era principalmente usato con significato geografico per la pianura Padana[3], ma anche con accezione poetica, come dimostra l'opera dello scrittore Gianni Brera[4] e nell'ambito di studi linguistici ed etnolinguistici[5][6] nonché socio-economici[7][8].

Il termine acquisisce, a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, un significato politico - ovverosia comincia a essere utilizzato per indicare la Padania come, a seconda delle posizioni, reale o pretesa entità politica -, grazie al suo utilizzo costante da parte degli esponenti e dei simpatizzanti del partito politico Lega Nord, nato il 22 novembre 1989 dall'unione di vari partiti autonomisti dell'Italia settentrionale originatesi nel decennio precedente, tra i quali la Lega Lombarda, fondata il 10 marzo 1982 da Umberto Bossi, che diviene guida del nuovo movimento politico. Grazie al successo politico del partito e ai mezzi di comunicazione di massa, tale accezione politica del termine è entrata da allora a far parte della lingua corrente e del dibattito politico.

La Lega propose inizialmente un'unione federativa della macro-regione Padania, dotata di autonomia, con le restanti parti dello Stato italiano, come forma di riconoscimento e tutela delle peculiarità etnico-linguistiche delle nazioni della Padania.[9]

Fallito il progetto e raggiunto un successo elettorale considerevole[10] promosse il concetto di secessione della Padania dall'Italia, proclamata il 15 settembre 1996 a Venezia.

La secessione è stata, successivamente al Congresso di Varese, messa parzialmente da parte a favore della Devoluzione, ovverosia del trasferimento di parte significativa delle competenze legislative e amministrative dallo Stato centrale alle regioni, e del federalismo fiscale. Una prima riforma della costituzione verso una maggiore autonomia delle regioni è stata approvata nel 2001. Una seconda riforma sempre in questo senso del 2005 è stata invece bocciata con il referendum costituzionale del 2006.

Promozione del concetto politico di Padania[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dichiarazione di indipendenza della Padania.
« Noi, popoli della Padania, solennemente proclamiamo: la Padania è una Repubblica federale indipendente e sovrana. Noi offriamo, gli uni agli altri, a scambievole pegno, le nostre vite, le nostre fortune e il nostro sacro onore.[11] »
(Umberto Bossi, dichiarazione d'indipendenza della Padania, 15 settembre 1996)
La suddivisione federale in Nazioni della Padania
Scritta inneggiante all'indipendenza della Padania su un muro di Pontida

Il 15 settembre 1996 a Venezia, nel corso di una manifestazione della Lega Nord, Umberto Bossi ha proclamato l'indipendenza della Repubblica Federale della Padania e l'indizione di un referendum per l'indipendenza dallo Stato italiano.

Il 25 maggio 1997 si è svolto il referendum per l'Indipendenza della Padania, con il quesito: "Volete Voi che la Padania diventi una Repubblica Federale indipendente e sovrana?". Votarono 4.833.863 persone ed il risultato fu del 97% di consenso.[12] Si è votato anche per il Presidente del "Governo Provvisorio della Repubblica Federale della Padania" e per sei disegni di legge di iniziativa popolare da presentare al Parlamento italiano. La Lega Nord ha predisposto i seggi elettorali in tutti i comuni della supposta Padania[13].

La Repubblica Federale della Padania non è stata mai riconosciuta formalmente da alcuno Stato sovrano, né dalle altre forze politiche italiane. L'unico supporto in tal senso è venuto dal partito svizzero della Lega dei Ticinesi[14][15].

In seguito alla dichiarazione d'indipendenza furono avviate delle inchieste giudiziarie a Venezia, Verona, Torino, Mantova e Pordenone per attentato all'unità dello stato[16], poi archiviate, e si ebbero scontri tra forze dell'ordine e militanti leghisti in Via Bellerio a Milano, sede della Lega Nord[17][18].

Va, pensiero, inno padano, cantato al raduno di Pontida del 2011

Per quanto la dichiarazione di secessione non abbia comportato la reale separazione della Padania dall'Italia, la Lega Nord ha da allora promosso e continua a promuovere attivamente la concezione della Padania come entità politica attraverso la creazione e il mantenimento di strutture e organi rappresentativi delle Nazioni della Padania nonché attraverso la promozione di iniziative sportive e sociali di carattere indipendentista o quantomeno autonomista: ha costituito un Governo padano con un proprio parlamento, ha designato Milano capitale della Padania, il Va, pensiero di Giuseppe Verdi suo inno ufficiale, il Sole delle Alpi verde in campo bianco sua bandiera ufficiale, il verde come colore nazionale, ha creato le lire padane e i francobolli padani[19], una propria Guardia Nazionale, un proprio ente sportivo riconosciuto nel CONI sport Padania e, come organi di stampa ufficiali, il quotidiano La Padania, il settimanale Il Sole delle Alpi, l'emittente radiofonica Radio Padania Libera e l'emittente televisiva TelePadania.

Vi fu anche la formazione spontanea, tra i militanti leghisti, delle cosiddette camicie verdi[20].

La Lega Nord ha anche creato una Nazionale di calcio della Padania, non riconosciuta né a livello italiano, né a livello internazionale. Questa selezione Padana ha vinto per 3 volte consecutive il mondiale per le nazioni non riconosciute, la VIVA World Cup, battendo la selezione del Samiland (2008), quella del Kurdistan (2009) e quella della Lapponia (2010).

Inoltre il partito padano sponsorizza il concorso di bellezza Miss Padania, aperto a tutte le giovani donne residenti in una regione della Padania da almeno 10 anni consecutivi e di età compresa tra i 17 e i 28 anni. Tra i requisiti necessari per partecipare al concorso vi è anche l'obbligo di non rilasciare dichiarazioni non in linea con gli ideali dei movimenti che promuovono la Padania.

Nel 2009 la Lega Nord, in particolare tramite Umberto Bossi[21], promosse la realizzazione del film storico Barbarossa, coprodotto dalla Rai[22]. Il film, incentrato sulle vicende della Lega Lombarda nel XII secolo, non ebbe buon riscontro né di critica né di pubblico.

Il 2011 ha visto la prima edizione dell'evento ciclistico Giro di Padania.

Elezioni per il Parlamento della Padania del 1997[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 ottobre 1997 la Lega Nord organizzò le prime elezioni per i 210 seggi del Parlamento Padano. Circa 4 milioni[23] di Italiani residenti nelle regioni settentrionali, 6 secondo il Partito[23], si recarono ai seggi e scelsero tra diversi partiti padani:

Il parlamento e il governo padano[modifica | modifica wikitesto]

La bandiera proposta dalla Lega Nord per la Padania

Il Parlamento della Padania, creato nel 1996 e oggi denominato Parlamento del Nord, ha sede nella Villa Bonin Maestrallo di Vicenza, che ha sostituito l'originale sede a Bagnolo San Vito in Provincia di Mantova. Si affianca al Governo della Padania, con sede a Venezia, che, storicamente, è stato guidato prima da Giancarlo Pagliarini (1996-97), da Roberto Maroni (1997-98), da Manuela Dal Lago (1998-99) ed è attualmente guidato da Mario Borghezio (dal 1999).

Nell'esecutivo presieduto da Pagliarini, Fabrizio Comencini era Ministro degli esteri, subito dimessosi fu sostituito da Enrico Cavaliere, Giovanni Fabris della Giustizia, Alberto Brambilla del Bilancio e Giovanni Robusti, capo dei Cobas del latte, dell'Agricoltura.

Nel governo presieduto da Maroni, il cui vice era Vito Gnutti, è stato introdotto un Ministero dell'Immigrazione, presieduto da Farouk Ramadan[24].

L'esecutivo guidato da Manuela Dal Lago comprendeva Giancarlo Pagliarini come vice presidente e Ministro dell'Economia, Giovanni Fabris alla Giustizia, Alessandra Guerra agli Esteri, Flavio Rodeghiero alla Cultura e all'Istruzione, Giovanni Robusti all'Agricoltura, Roberto Castelli ai Trasporti, Francesco Formenti all'Ambiente, Sonia Viale agli Affari Sociali e della Famiglia, Alfredo Pollini, presidente della guardia nazionale padana, alla Protezione Civile, Francesco Tirelli, del CONI sport Padania, allo Sport e Roberto Faustinelli, presidente di Eridiana Records, allo Spettacolo.

Il territorio padano secondo la Lega Nord[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l'art. 2 dello Statuto 2012, la Lega Nord considera il Movimento come una Confederazione delle Sezioni delle seguenti Nazioni:[25]

La Lega afferma dunque che il progetto della Padania comprende tutte le otto regioni dell'Italia settentrionale più le regioni dell'Italia centrale Toscana, Umbria e Marche,[25] mentre al 2011 la sua attività si è estesa anche in Abruzzo[26] e Sardegna.[27]

Il territorio rivendicato dalla Lega Nord come costituente la Padania comprende 160.908 km² di Italia, ossia il 53,39% del territorio dell'Italia (di 301.340 km²) e il 56,15% della sua popolazione (vedere tabella sottostante).

Le rivendicazioni politiche padane ricomprendono quindi un territorio maggiore di quello riconducibile al significato geografico del termine Padania, che è geograficamente riferito alla sola Pianura Padana.

Regioni italiane viste come parte della Padania
Regione
Superficie
(km²)
Abitanti (31/05/2012)[28]
Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna 22.451,29 4 465 870
Friuli-Venezia Giulia-Stemma.pngFriuli-Venezia Giulia 7.845 1 235 879
Flag of Liguria.svg Liguria 5.420 1 613 015
Flag of Lombardy.svg Lombardia 23.860,62 10 015 209
Coat of arms of Marche.svg Marche 9.366 1 569 016
Flag of Piedmont.svg Piemonte 25.398 4 466 656
Flag of Tuscany.svg Toscana 22.990 3 764 220
Flag of Trentino-South Tyrol.svgTrentino-Alto Adige 13.599 1 047 841
Umbria-Bandiera.pngUmbria 8.454 909 898
Flag of Valle d'Aosta.svg Valle d'Aosta 3.266 128 676
Veneto-Stemma.pngVeneto 18.390 4 961 559
Flag of Padania.svg Padania 160.908 34 177 839
53,39% di 56,15% di
Italia Italia 301.340 60 862 521[29]

Il Blocco padano: il tentativo di un'alleanza indipendentista[modifica | modifica wikitesto]

La linea apertamente secessionista fatta propria dalla Lega Nord portò, tra il 1996 e il 2000, a un isolamento del movimento nel panorama politico italiano, col risultato che, nelle zone dove il radicamento leghista era minore, i suoi candidati alle elezioni amministrative erano nettamente svantaggiati rispetto a quelli di centrodestra e di centrosinistra, generalmente appoggiati da più liste. Per cercare di rimediare a questa situazione, nel settembre del 1998 Bossi lanciò il cosiddetto Blocco padano, una coalizione formata dalla Lega Nord con diverse liste in rappresentanza di varie categorie sociali e produttive del territorio. Già alle elezioni amministrative dell'aprile 1997 altre liste che si richiamavano apertamente all'indipendentismo avevano affiancato la Lega Nord:

  • Agricoltura padana
  • Lavoratori padani
  • Padania pensione sicura
  • Non chiudiamo per tasse! - Artigianato, commercio, industria

Il risultato di queste liste fu complessivamente molto modesto, e nella maggior parte dei casi esse non riuscirono a portare i candidati leghisti al ballottaggio. Le ultime tre liste ottennero complessivamente l'1,1% al comune di Milano e lo 0,8% al comune di Torino. L'Agricoltura padana ebbe l'1,9% alla provincia di Pavia e i Lavoratori padani lo 0,9% alla provincia di Mantova[30]. Un risultato di un certo rilievo fu però ottenuto dai Lavoratori padani nell'autunno dello stesso anno al comune di Alessandria, dove con il 4,4% contribuirono alla rielezione del sindaco uscente Francesca Calvo ed ebbero diritto a tre consiglieri[31].

Nel 1998 il Blocco padano, di cui il coordinatore doveva essere il parlamentare europeo ed ex sindaco di Milano Marco Formentini, fu annunciato come costituito fondamentalmente da cinque partiti, oltre alla Lega[32]:

A questi si unirono a seconda dei casi anche liste civiche di portata locale, che talvolta ebbero maggior fortuna: a Udine Sergio Cecotti raggiunse il ballottaggio e fu poi eletto sindaco grazie all'apporto di due liste civiche, senza che i partiti "regolari" del Blocco padano fossero presenti[33]. La coalizione nel suo complesso risentì del calo di consensi generalizzato subito dalla Lega Nord, tanto che dopo il 1999 non fu più ripresentata se non in maniera sporadica, anche perché la Lega Nord, entrando a pieno titolo nella Casa delle Libertà, trovò alleati di maggiore consistenza elettorale.

L'indipendentismo padano nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Il manga giapponese Gunslinger Girl è ambientato nell'Italia contemporanea. L'autore, Yu Aida, immagina che le spinte indipendentiste del Nord si siano trasformate in una campagna terroristica perpetrata da un fronte detto Movimento delle Cinque Repubbliche. Non esiste, nell'opera, alcun riferimento a movimenti o partiti realmente esistenti, tuttavia il termine Padania viene esplicitamente citato come una delle "cinque repubbliche".[34]

Caparezza vi ha dedicato la canzone Inno Verdano, contenuto nell'album Habemus Capa (2006), in cui dà ironicamente la voce a un secessionista fervente e autarchico dalla bandiera verde.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (PDF) Articolo 1 dello statuto federale della Lega Nord
  2. ^ Sito ufficiale Lega Padana
  3. ^ voce "Italia", Enciclopedia Universo, DeAgostini, 1965; vol. VII, pp. 196-197
  4. ^ Gianni Brera, Invectiva ad Patrem Padum, Guerin Sportivo, 28 ottobre 1963
  5. ^ Negli anni settanta la sezione di Lombardia, Ticino e Grigioni dell'Association Internationale pour la Défense des Langues et des Cultures Menacées (AIDLCM) cominciò a usare il termine padano per riferirsi all'insieme degli idiomi gallo-italici.
  6. ^ Hull, Geoffrey (1982) The Linguistic Unity of Northern Italy and Rhaetia, PhD thesis, University of Western Sydney, MacArthur. Nell'analisi glottologica di Geoffrey S. Hull, linguista della University of Western Sydney, Padania indica la terra in cui si parlano gli idiomi galloitalici, nonché il veneto, l'istrioto e, come anfizona, gli idiomi retoromanzi, considerati fondamentalmente tutti delle varianti divergenti locali di un unico sistema linguistico: la lingua padanese.
  7. ^ La Padania? L’ha inventata la Fondazione Agnelli Il Giornale, 23 luglio 2010
  8. ^ Il termine è usato anche nel documentario dei CCCP Fedeli alla linea "Tempi moderni" da Danilo Fatur nel 1989
  9. ^ Nella cosiddetta "Costituzione di Assago".
  10. ^ Poco più di un decimo dei componenti il corpo elettorale.
  11. ^ WebCite query result
  12. ^ CRONISTORIA DELLA LEGA NORD - DALLE ORIGINI AD OGGI, Terza Parte 1996 - 1998
  13. ^ Avevano diritto al voto tutti i cittadini di almeno 16 anni di età.
  14. ^ Bossi: La Svizzera riconosce la Padania
  15. ^ Nel maggio 2008 il Presidente del Gran Consiglio del Canton Ticino, Norman Gobbi Vais, appartenente alla Lega dei Ticinesi, ha nominato, nel suo discorso di insediamento, tre volte la Padania, considerandola anche come partner socio-economico e culturale privilegiato. Egli non ha nominato l'Italia, parlando però nel contempo di Italianità Elvetica: [1]
  16. ^ SECESSIONE, VERTICE TRA I PM DI CINQUE CITTÀ
  17. ^ per i quali la Cassazione condannò Roberto Maroni e Piergiorgio Martinelli a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale, pena automaticamente convertita ai sensi dell'art. 135 c.p. in una multa di 5.320 euro: Cassazione. Perquisizioni sede Lega Nord, Maroni si oppose alla Digos con atti di sfida ingiustificabili
  18. ^ Umberto Bossi venne assolto in appello il 22 giugno 2007: Bossi assolto per gli incidenti di via Bellerio
  19. ^ le lire padane non hanno corso legale e i francobolli padani non sono utilizzati dal sistema postale italiano
  20. ^ Il che ha dato luogo a inchieste giudiziarie, principalmente per la presunta violazione dell'art. 18 della Costituzione come testimonia il link: TGVerona - Camicie verdi, al processo escono di scena Bossi & c. GUARDIE PADANE.
  21. ^ Marco Castelnuovo, "Barbarossa", flop al Nord per il kolossal leghista in La Stampa, 27 marzo 2012. URL consultato il 22 gennaio 2013.
  22. ^ Delibera della sottocommissione cinema - istanze presentate entro il 31 maggio 2008, Ministero per i Beni e le Attività Culturali. URL consultato il 28 dicembre 2009.
  23. ^ a b CRONISTORIA DELLA LEGA NORD DALLE ORIGINI AD OGGI. Terza Parte. 1996 - 1998
  24. ^ Chi è in regola non deve perdere le radici
  25. ^ a b Statuto Lega Nord per l'Indipendenza della Padania, 2012 (PDF), Lega Nord, 1º luglio 2012.
  26. ^ Lega Nord Abruzzo, Lega Nord.
  27. ^ Lega Nord Sardinia, Lega Nord.
  28. ^ Dati ISTAT
  29. ^ Dati ISTAT
  30. ^ Lombardia, il Carroccio si consola nei piccoli feudi, Corriere della Sera, 29 aprile 1997
  31. ^ Repubblica.it
  32. ^ Al via il Blocco padano: il Carroccio " si moltiplica", Corriere della Sera, 26 ottobre 1998
  33. ^ Repubblica.it
  34. ^ Gunslinger Girl, manga edizione italiana, traduzione di Valerio Alberizzi e Leonardo Grimani

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianfranco Miglio, Come cambiare. Le mie riforme, Mondadori, Milano 1992
  • Gianfranco Miglio, Henry David Thoreau, Disobbedienza civile, Mondadori, Milano 1993
  • Gianfranco Miglio, Italia 1996: così è andata a finire, Mondadori, Milano 1993
  • Gianfranco Miglio, Io, Bossi e la Lega, Mondadori, Milano 1994
  • Gianfranco Miglio, La Costituzione federale, Mondadori, Milano 1995
  • Gianfranco Miglio, Marcello Veneziani, Padania, Italia. Lo Stato nazionale è soltanto in crisi o non è mai esistito?, Le Lettere, Firenze 1997
  • Gianfranco Miglio, Augusto Barbera, Federalismo e secessione. Un dialogo, Mondatori, Milano 1997
  • Gianfranco Miglio, Federalismi falsi e degenerati, Sperling & Kupfer, Milano 1997
  • Gianfranco Miglio, L'asino di buridano, Neri Pozza, Vicenza 1999
  • Gilberto Oneto, Bandiere di libertà: Simboli e vessilli dei Popoli dell'Italia settentrionale, FdF, Milano 1992
  • Gilberto Oneto, Pianificazione del territorio, federalismo e autonomie locali, Alinea, Firenze 1994
  • Gilberto Oneto, L'invenzione della Padania, Foedus Editore, Ceresola (BG) 1997
  • Gilberto Oneto, Giancarlo Pagliarini, 50 buone ragioni per l'Indipendenza, La Padania, Milano 1998
  • Gilberto Oneto, Piccolo è libero, Leonardo Facco Editore, Treviglio (BG) 2005
  • Gilberto Oneto, La questione settentrionale. La Padania fra mito, storia e realtà, Editoriale Libero, Milano 2008
  • Gilberto Oneto, Polentoni o Padani? Apologia di un popolo di egoisti, xenofobi, ignoranti ed evasori, Il Cerchio, Rimini 2012
  • Stefano Bruno Galli, Il grande Nord. Cultura e destino della Questione settentrionale, Guerini, Milano 2013
  • Gualtiero Ciola, Noi, Celti e Longobardi, Edizioni Helvetia, Venezia 1987

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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