Dinamica (musica)

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In musica, il termine dinamica concerne la gestione delle intensità sonore (piano, forte, e tutte le gradazioni superiori e interne) con le quali il compositore intende che il suo brano sia eseguito, e che normalmente annota in partitura.

È importante osservare che, diversamente da quanto la parola potrebbe suggerire in fatto di "movimento", quando in musica si parla di dinamica non si intende affatto parlare della velocità di esecuzione di un brano. Quest'aspetto si chiama invece agogica.

Indice

Notazione [modifica]

Generalmente la dinamica viene annotata (si veda la voce semiografia) sotto il pentagramma con apposite sigle in carattere corsivo, più precisamente chiamate segni di espressione oppure segni dinamici. Esse sono, dalla minima alla massima dinamica: ppp (pianississimo), pp (pianissimo), p (piano), mp (mezzopiano), mf (mezzoforte), f (forte), ff (fortissimo), fff (fortissimissimo). Eccezionalmente possono comparire pppp e ffff.

Il cambiamento di dinamica può essere improvviso (talvolta indicato esplicitamente con la sigla sub. - subito) oppure progressivo. In questo caso si usano espressioni testuali come cresc. (crescendo, aumentando il volume) e dim. (diminuendo), talvolta accompagnate da poco a poco. Spesso si preferisce notare delle "forcelle", ovvero coppie di linee orizzontali che si allontanano (dipartendosi da un punto indicano un crescendo) o si avvicinano (chiudendosi in un punto indicano il diminuendo). Esistono altre espressioni di uso più raro come ad esempio il morendo al niente (riduzione del volume a zero o smorzando) indicato anche da due linee che si chiudono in direzione di un piccolo cerchietto.

Nella musica contemporanea vengono utilizzate anche notazioni alternative della dinamica, legate ad esempio a numeri o alla dimensione grafica della testa delle note o di altri segni.

I livelli di dinamica così indicati non indicano valori assoluti, quanto piuttosto rapporti tra passaggi musicali successivi: un forte della chitarra elettrica non è paragonabile in termini fisici con un forte di una chitarra classica, ma nelle esecuzioni su entrambi gli strumenti è possibile differenziare tra forte e piano.

Compito del direttore d'orchestra è anche quello di creare un giusto equilibrio tra i diversi strumenti, relativizzando e modificando (se necessario) le dinamiche indicate dal compositore: un "forte" di una linea di accompagnamento dovrà essere subordinato al "forte" della melodia principale. Oppure, da un punto di vista storico, un "forte" in Mozart sarà diverso dal "forte" delle opere di Anton Bruckner.

Effetti sonori [modifica]

La dinamica ha effetti sul timbro dello strumento: generalmente un suono in "piano" è meno ricco di armonici naturali, mentre una dinamica eccessivamente alta può portare ad effetti di distorsione. Entrambi i casi sono utilizzati ai fini espressivi (basti pensare al distorsore che rientra stabilmente tra gli accessori dei chitarristi elettrici e che simula l'effetto del "malfunzionamento" di un amplificatore a tutto volume).

Cambiamenti dinamici negli strumenti acustici comportano sovente anche modificazioni nell'intonazione, soprattutto quando l'esecutore non ha il perfetto controllo dello strumento. Questi scostamenti non sono univoci, ad esempio nei legni, all'aumentare del volume i flauti crescono mentre gli strumenti ad ancia calano, creando quindi difficoltà di intonazione.

Dal punto di vista psicoacustico, la dinamica è un fattore importante per intervenire sull'attenzione dell'ascoltatore. Musica con livelli dinamici omogenei (come la musica di sottofondo in molti ambienti) può creare noia, assuefazione, indifferenza, abbassamento della soglia di attenzione, così come rilassamento e senso di familiarità. Grandi contrasti dinamici (ad esempio la contrapposizione tra uno strumento solo ed un "forte" improvviso di tutta l'orchestra) creano agitazione, sorpresa, eccitazione.

Storia [modifica]

La dinamica in epoca barocca era ottenuta soprattutto con la cosiddetta tecnica "a terrazze" o a piani contrapposti: ad un gruppo ridotto di strumenti (piano) si contrapponeva un gruppo più nutrito (forte), senza gradazioni intermedie. Alcuni strumenti dell'epoca (flauto dolce, clavicembalo) non permettono fisicamente cambi di dinamica se non molto limitati.

L'uso del crescendo e del diminuendo si devono attribuire alla scuola di Mannheim, dove nasce l'orchestra moderna. Gli archi cominciano ad utilizzare la dinamica, i fiati che si affermano sono quelli con le maggiori possibilità di variazione dinamica (in primis clarinetto e corni, ma anche flauto traverso, oboe e fagotto).

L'attenzione alla dinamica diventa massima durante il romanticismo e l'espressionismo, in cui ogni nota acquista un determinato significato espressivo ed un certo peso dinamico.

Nella registrazione del suono [modifica]

Questa caratteristica del suono può essere modificata anche notevolmente, dopo che l'evento musicale è avvenuto. Nel caso il concerto o il semplice brano musicale sia stato registrato per essere successivamente riprodotto, il suono preso dai microfoni può essere compresso nella sua dinamica originale. Nella moderna musica leggera e nella musica dance, salvo rare eccezioni, si assiste di nuovo ad un annullamento delle sfumature dinamiche in favore di un livello sonoro piuttosto uniforme. Questo permette una fruizione della musica in modo più semplice e immediato, sia a livello psicologico (le soglie di attenzione restano più basse) sia a livello tecnologico: apparecchi riproduttori di bassa qualità non permettono di riprodurre grandi escursioni dinamiche; purtroppo, nella guerra del volume (loudness war), rimane penalizzato l'ascoltatore audiofilo. I supporti tecnologici sia analogici che digitali hanno entrambi un limite fisico nell'escursione in dinamica in registrazione; va detto altresì, soprattutto nel caso del digitale, che dell'amplissimo margine dinamico disponibile in questa tecnologia ne viene utilizzato solo una minima parte.

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