I pianeti

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I pianeti
Compositore Gustav Holst
Tipo di composizione suite
Numero d'opera op.32
Epoca di composizione 1916
Prima esecuzione 10 ottobre 1918
Organico

grande orchestra sinfonica vedi sotto

Movimenti

7 (vedi sotto)

I pianeti op. 32 (The Planets) è una suite orchestrale in sette movimenti, scritta dal compositore inglese Gustav Holst fra il 1914 e il 1916.

È scritta per un organico particolare, molto ampio, influenzato molto probabilmente da alcune composizioni di Gustav Mahler (Sinfonia n. 6) e Arnold Schoenberg (5 pezzi per orchestra). Questa suite prende spunto dalla passione dell'autore per l'astrologia e la teosofia.

Movimenti[modifica | modifica sorgente]

Ognuno dei sette movimenti reca nel titolo il nome e il carattere astrologico di un pianeta.

  1. Mars, The Bringer Of War
  2. Venus, The Bringer Of Peace
  3. Mercury, The Winged Messenger
  4. Jupiter, The Bringer Of Jollity
  5. Saturn, The Bringer Of Old Age
  6. Uranus, The Magician
  7. Neptune, The Mystic
  • Il primo dei sette brani della suite è Mars, The Bringer of War (Marte, il portatore di guerra), ispirato al carattere battagliero e implacabile del dio della mitologia greca e romana che dà il nome al pianeta. È un brano imponente e impressionante, dall'opprimente ritmo di 5/4 (che nel finale cambia in 5/2 e in 3/4) e dalle forti dissonanze; fu definito "il più feroce pezzo di musica di tutti i tempi" ed evoca una scena di battaglia di immense proporzioni. È il brano più famoso, citato e imitato di Holst. Ha certamente influenzato un certo stile compositivo di colonne sonore del cinema, specie di film d'ambientazione fantascientifica. Holst diresse l'esecuzione di questo movimento poco più veloce di una marcia, dandogli un carattere meccanico ed inumano. Può sorprendere che sia stato scritto subito prima che iniziasse la prima guerra mondiale.
  • Il secondo brano è Venus, The Bringer of Peace (Venere, la portatrice di pace), brano pacato, sereno e dolcemente evocativo, ispirato alla figura dell'antica dea e dall'apparenza di luminosa placidità del pianeta (Venere è il pianeta più luminoso del cielo).
  • Mercury, The Winged Messenger (Mercurio, il messaggero alato) è uno scherzo veloce, leggero, scintillante nell'orchestrazione e nell'uso di armonie esotiche. Probabilmente l'idea di velocità fu ispirata anche dal fatto che il pianeta Mercurio ruota molto velocemente intorno al sole (88 giorni).
  • Jupiter, The Bringer Of Jollity (Giove, il portatore di gaiezza), brano di larga popolarità, alterna momenti di grande allegria e scoppiettante giovialità a momenti (nella sezione centrale) di epica, cantabile solennità. L'inciso centrale fu infatti rielaborato successivamente da Holst in un inno (I Vow to Thee, My Country), molto popolare in Inghilterra ed usato spesso in occasioni solenni. Il pianeta Giove è il più grande del sistema solare.
  • Il brano dedicato a Saturno, Saturn, The Bringer Of Old Age (Saturno, il portatore della vecchiaia), che inizia con una regolare e lugubre scansione ritmica, come il ticchettio di un orologio, che accompagna poi l'intero brano, rappresenta l'ineluttabilità del cammino della vita e rivela sia la dignità sia la fragilità della vecchiaia. È il brano più originale della serie e Holst lo predilesse tra tutti.
  • Uranus, The Magician (Urano, il mago) è un brano dall'incedere frenetico e grottesco, caratterizzato da una crescente vitalità che sfocia in un pianissimo finale, chiaramente un omaggio ad un altro celebre scherzo sinfonico, 'L'Apprendista Stregone di Paul Dukas.
  • Neptune, The Mystic (Nettuno, il mistico), che rappresenta il remoto e misterioso (all'epoca) pianeta Nettuno, è un brano misterioso ed evocativo di remoti mondi alieni, privo di un tema ben definito, un'eterea alternanza di due accordi minori a distanza di una terza minore, che nella parte finale viene arricchito da un coro femminile dietro le quinte.

Organico[modifica | modifica sorgente]

L'opera è scritta per grande orchestra, comprendente 4 flauti (tra cui due ottavini o ottavino e flauto contralto), 3 oboi (terzo oboe basso), corno inglese, 3 clarinetti in la e si bemolle, clarinetto basso in si bemolle, 3 fagotti, controfagotto, 6 corni in Fa, 4 trombe in Do, due tromboni tenori e trombone basso, tuba tenore in Si bemolle (o eufonio), basso tuba, timpani, xilofono, percussioni, celesta, organo, 2 arpe e archi.

Nel solo settimo movimento, a questo organico si aggiunge un coro femminile in sei parti, posto in uno spazio adiacente ma nascosto al pubblico.

Trascrizioni[modifica | modifica sorgente]

Holst è partito con l'orchestrazione da una prima versione della suite per due pianoforti, ad eccezione dell'ultimo movimento per organo, nonché ha trascritto Jupiter e Mars per orchestra di fiati[1]. Esistono numerose trascrizioni bandistiche della suite.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Holst, 1918, ed. Boosey & Hawkes

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