Maurizio Gasparri

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Maurizio Gasparri
Maurizio Gasparri 2009.jpg

Vicepresidente del Senato della Repubblica
In carica
Inizio mandato 21 marzo 2013
Presidente Pietro Grasso
Predecessore Emma Bonino

Ministro delle Comunicazioni della Repubblica Italiana
Durata mandato 11 giugno 2001 –
23 aprile 2005
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Salvatore Cardinale
Successore Mario Landolfi

Sottosegretario di Stato del Ministero dell'Interno
Durata mandato 10 maggio 1994 –
17 gennaio 1995
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Antonino Murmura
Successore Fabrizio Abbate

Dati generali
Partito politico MSI-DN (1979-1995)
AN (1995-2009)
PdL (2009-2013)
Forza Italia (dal 2013)
on. Maurizio Gasparri
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Roma
Data nascita 18 luglio 1956
Titolo di studio maturità classica
Professione giornalista
Partito Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (fino al 1995), Alleanza Nazionale (1995-2009), Popolo della Libertà (dal 2009)
Legislatura XI, XII, XIII, XIV, XV
Gruppo Movimento Sociale Italiano (XI), Alleanza Nazionale (XII, XIII, XIV, XV)
Coalizione Polo del Buon Governo (XII), Polo per le Libertà (XIII), Casa delle Libertà (XIV, XV)
Circoscrizione Roma - Viterbo - Latina - Frosinone (XI), Lazio 1 (XIII), Calabria (XIV, XV)
Pagina istituzionale
sen. Maurizio Gasparri
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Legislatura XVI, XVII
Gruppo Popolo della Libertà - Forza Italia
Coalizione Popolo della Libertà-Lega Nord-Movimento per le Autonomie
Regione Lazio
Incarichi parlamentari
  • Presidente del gruppo parlamentare Il Popolo della Libertà
  • Membro della 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale)
  • Membro della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi
Pagina istituzionale

Maurizio Gasparri (Roma, 18 luglio 1956) è un politico italiano, presidente del gruppo parlamentare Il Popolo della Libertà al Senato della Repubblica nella XVI legislatura, vicepresidente del Senato della Repubblica dal 21 marzo 2013.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Famiglia ed esperienze politiche giovanili[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del generale dei Carabinieri Domenico Gasparri e di Iole Siani (1921-2009), Ha un fratello, Clemente, Generale di Corpo d'Armata, già Vice Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri.

Dopo la maturità classica si è dedicato alla politica.[1] Negli anni settanta diviene segretario provinciale del Fronte della Gioventù. Gianfranco Fini nel 1979 lo vuole come suo vice nel FDG. A fine anni ottanta diviene presidente nazionale del FUAN.

Deputato del MSI (1992-1994) e di AN (1994-2001)[modifica | modifica wikitesto]

Nel partito, Gasparri rientrava nella corrente, detta Destra in movimento, che appoggiava la leadership di Gianfranco Fini[2], ottenendo un ruolo di spicco a partire dal 1988, quando Fini fu nominato segretario politico.

Ha lavorato anche come giornalista, arrivando a diventare condirettore del "Secolo d'Italia", organo politico del MSI-DN. Nel mezzo dello sconvolgimento politico di tangentopoli che azzera una parte di classe politica, tiene un atteggiamento di totale approvazione e appoggio delle indagini portate avanti con fermezza dalla magistratura.

Diviene deputato del Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale dal 1992 al 1994. Allo stesso tempo, dal febbraio 1992 all'aprile 1994 è consigliere comunale a Fiumicino sempre per il MSI-DN.[3]

Dal 1994 è parlamentare di Alleanza Nazionale e diviene sottosegretario all'Interno del governo Berlusconi I. Membro del consiglio direttivo di AN alla Camera nel 1994.

Rieletto alla Camera nel 1996, ha ricoperto il ruolo di vicecapogruppo di AN. Nel 1998 ha fondato il sito internet di informazione politica Destra.it.

Ministro delle Comunicazioni (2001-2006)[modifica | modifica wikitesto]

Torna alla Camera nel 2001 e dal 2001 al 2005 è ministro delle Comunicazioni nel governo Berlusconi II. Con Ignazio La Russa ha guidato una corrente di AN, Destra Protagonista, che faceva riferimento alla rivista politica "EuroDestra", fino al superamento delle correnti nel partito. Non è confermato ministro nell'aprile 2005, con Fini che gli preferisce Mario Landolfi. Nel 2006 è rieletto deputato in AN.

"Legge Gasparri"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Legge Gasparri.

Nel 2001 la sua carriera politica ha raggiunto il suo punto più alto quando è stato chiamato, sempre da Berlusconi, a ricoprire l'incarico di Ministro delle Comunicazioni. In questa veste, Gasparri si è fatto promotore di una legge di riordino del sistema televisivo, nota come "legge Gasparri".

La legge venne inizialmente rinviata alle Camere dal Presidente Ciampi dieci giorni dopo la sua approvazione al Parlamento nel dicembre del 2004, in quanto l'aumento del limite antitrust viola il principio del pluralismo sancito dall'articolo 21 della Costituzione ("Non c'è democrazia senza pluralismo e imparzialità dell'informazione"). Il governo Berlusconi si preoccupò allora di adottare subito un decreto legge (il decreto salvareti), che venne poi convertito in legge dal Parlamento il 23 febbraio 2004, aspramente criticato perché di fatto calpestava una sentenza della Consulta che ordinava la messa sul satellite di una rete Mediaset, ovvero Rete 4, con la conseguente perdita di pubblicità per Raitre. Il nuovo testo della legge Gasparri è stato approvato in via definitiva il 29 aprile (dopo 130 sedute e la presentazione di 14000 emendamenti), e promulgato dal Presidente il 3 maggio 2004.

Nel 2007 la Commissione Europea si è espressa in modo critico sulla legge con la motivazione che questa ha introdotto "vantaggi ingiustificati agli operatori analogici" già sul mercato, scoraggiando l'ingresso di nuovi operatori[4][5] e ha perciò iniziato una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia, poi sospesa quando il governo italiano si è impegnato ad adeguare la legge alla normativa europea che garantisce l'assegnazione trasparente delle frequenze televisive. A gennaio 2009, con decisione n.242[6], il Consiglio di Stato (riprendendo la questione già parzialmente decisa con la sentenza non definitiva del Consiglio n. 2622/08 del 31 maggio 2008) dà sostanzialmente ragione ad Europa7, concedendole una "vittoria di Pirro" (danni esigibili dallo Stato per un solo milione di euro e un canale preso dal VHF III). Si calcolano così quattro sentenze a favore di Europa 7 dopo quelle della Corte di Giustizia Europea, Corte Costituzionale, e del TAR del Lazio[7].

Attività societaria ed associativa (2006-2008)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2007 entra nel CdA della società di telecomunicazioni Telit Communications in qualità di "director" [amministratore] non esecutivo.[8][8] Per questa sua posizione viene coinvolto nell'inchiesta giornalistica di Report del maggio 2007 ("Il Mistero del Faraone"), che indagava sulla torbida[9] vendita di Wind agli egiziani di Sawiris, e sull'uso dei cosiddetti "gsm-box", in quanto Telit era "presieduta da manager israeliani e che in Italia fa affari con Sawiris" (e con i gsm-box medesimi).[10]

Nel 2007 ha fondato l'associazione Italia Protagonista. A maggio 2007 ha pubblicato un nuovo libro "Il cuore a destra" che ha presentato nel corso dell'estate in varie località d'Italia.

Senatore PdL (2008-2013) e Forza Italia (2013- )[modifica | modifica wikitesto]

Dalle elezioni politiche italiane del 2008 è senatore e presidente del gruppo parlamentare Il Popolo della Libertà al Senato della Repubblica.

Il 5 novembre 2008 nel corso della registrazione del Gr3 Rai, parlando del presidente eletto degli Stati Uniti e della lotta al terrorismo, ha dichiarato: «Con Obama alla Casa Bianca al-Qāʿida forse è più contenta»[11][12] [13]. Gasparri dopo la sua dichiarazione ha avuto critiche dure da svariati esponenti del Partito Democratico, a partire dalla capogruppo al Senato Anna Finocchiaro.[14]

Nel novembre 2009 Gasparri è primo firmatario del disegno di legge "Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell'articolo 111 della Costituzione e dell'articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo"[15], comunemente noto come Processo breve. Gasparri ha presentato il provvedimento come parte di un «decalogo sulla giustizia» che comprenda anche «nuove norme antimafia, riforma del processo civile, riforma della professione forense, intercettazioni e riforma costituzionale della giustizia»[16], auspicando che «Per incominciare, i magistrati inizino a lavorare di più»[17]

Nel gennaio 2011 ha firmato, insieme a Roberto Formigoni ed altri, una lettera aperta per chiedere ai cattolici italiani di sospendere ogni giudizio morale nei confronti di Silvio Berlusconi, indagato dalla procura di Milano per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile.[18]

Alle Elezioni politiche italiane del 2013 viene rieletto senatore tra le file del PDL nella regione Lazio. Il 21 marzo 2013 viene eletto vicepresidente del Senato della Repubblica per il PdL con 96 preferenze.

Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce a Forza Italia[19]. Il 24 marzo 2014 diventa membro del Comitato di Presidenza di Forza Italia.

Inoltre è membro del CdA della Fondazione AN.[20]

Opinioni sui gay[modifica | modifica wikitesto]

Gasparri si è dichiarato contrario ai matrimoni gay («sono contro-natura»)[21] e alle adozioni gay («la vita nasce dall’incontro di uomo e donna»).[22]

Provvedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri al termine delle consultazioni al Quirinale (2008)

Il 17 dicembre 2013 al senatore di Forza Italia viene notificato un avviso di conclusione delle indagini con l'accusa di peculato. Le indagini hanno ad oggetto una appropriazione di danaro (che deriva dai fondi del gruppo parlamentare del Pdl) con il quale Gasparri nel marzo 2012 avrebbe utilizzato per l’acquisto di una polizza vita che vedeva come beneficiari, in caso di morte del senatore, i suoi eredi legittimi. In seguito provvede alla restituzione del danaro al gruppo del Popolo della Libertà del Senato con due bonifici effettuati nel mese di febbraio e marzo 2013.[23] Il 17 febbraio 2014 la Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio del senatore per peculato.[24]

Parodie[modifica | modifica wikitesto]

In televisione Gasparri è stato oggetto di una caricatura ad opera dell'attore Neri Marcorè, apparsa su Rai 2 nella trasmissione L'ottavo nano, su Rai 3 nella trasmissioni Raiot e Parla con me, infine su La 7 nel programma The show must go off.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

In seguito all'offesa da parte del vicepresidente del Senato Gasparri nei confronti di una tredicenne, ove ne si derideva l'aspetto della ragazzina, è stata aperta una petizione da Change.org per spingere il vicepresidente alle dimissioni[25].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sito ufficiale
  2. ^ Quando i finiani doc erano Gasparri e La Russa in Il Tempo, 17 aprile 2010. URL consultato il 19 dicembre 2010.
  3. ^ Corriere.it
  4. ^ Causa C-380/05 presso Corte di Giustizia Europea
  5. ^ Tv: Unione europea boccia la legge Gasparri in Il Corriere della Sera, 18 luglio 2007. URL consultato il 19 dicembre 2010.
  6. ^ Consiglio di Stato n.242/20 gennaio 2009
  7. ^ la vicenda, paradossale, si dipana tra 10 anni di ricorsi e sentenze. Il 22 dicembre 1999, vinta nel 1997 la gara pubblica, il Ministero ribadiva la concessione delle frequenze. Nel novembre 2002 la Corte Costituzionale (sentenza 466/2002) ribadisce il concetto. Nel 2004 vi è una sentenza favorevole TAR n. 9325/04 che lo ribadisce di nuovo. Luglio 2005, ricorso al Consiglio di Stato, che, essendo in grave imbarazzo, rivolge dei quesiti interpretativi alla Corte di giustizia Europea. Questa concede udienza il 30 novembre 2006 e, dopo enormi ritardi emette un'altra sentenza favorevole, in gennaio 2008. Senza produrre risultati reali. Si veda Europa7 per ulteriori dettagli.
  8. ^ a b Il digitale terrestre ingaggia Gasparri - La Stampa, 18 luglio 2006
  9. ^ La procura aprirà un'indagine e ipotizza una tangente di 97 milioni di euro. Si veda Repubblica, feb 2008
  10. ^ Report - 17 maggio 2007
  11. ^ YouTube - Gasparri su Obama: Sarà contenta Al Qaeda
  12. ^ Obama, gaffe sprint di Gasparri "Al Qaeda ora forse è più contenta", Repubblica.it, 5 novembre 2008. URL consultato il 5 novembre 2008.
  13. ^ «Obama? Ora Al Qaeda più contenta» Bufera sulle parole di Gasparri, Corriere.it, 5 novembre 2008. URL consultato il 5 novembre 2008.
  14. ^ LaStampa, 5/11/2008
  15. ^ http://www.corriere.it/Media/pdf/ddl_giustizia.pdf
  16. ^ sul processo breve in Senato La prescrizione scatta dopo due anni, Corriere della Sera, 12 novembre 2009
  17. ^ Intervista a Corriere.it
  18. ^ ilTempo.it, testo della lettera aperta
  19. ^ L’addio al Pdl (in frantumi), rinasce Forza Italia
  20. ^ Italo Bocchino direttore del Secolo, la rabbia della figlia di Almirante: "Boicottiamolo". E Storace va giù duro con Alfano
  21. ^ Abrignani: «Sì alle nozze gay». Gasparri replica: «Sono contro natura»
  22. ^ Gasparri frena Berlusconi: «No a matrimoni e adozioni gay»
  23. ^ La Stampa - Gasparri indagato a Roma per peculato
  24. ^ Il Fatto quotidiano
  25. ^ Petizione per dimissioni di Maurizio Gasparri dalla carica di vicepresidente del Senato

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • 1986 - Maurizio Gasparri - Adolfo Urso: "L'età dell'intelligenza" ed.Settimo Sigillo
  • 2005 - Maurizio Gasparri - "Fare il futuro" intervista a cura di Lucilla Parlato
  • 2007 - Maurizio Gasparri - "Il cuore a destra" - ed. Rubbettino
  • 2007 - Maurizio Gasparri - "Il viaggio del Popolo della Libertà. Il PdL e le sue idee" - ed. Koinè Nuove Edizioni

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Direttore del Secolo d'Italia Successore
Guido Lo Porto 1991 - 1994 Gennaro Malgieri
Predecessore Ministro delle Comunicazioni della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Salvatore Cardinale 11 giugno 2001 - 23 aprile 2005 Mario Landolfi
Predecessore Sottosegretario di Stato del Ministero degli Interni Successore Emblem of Italy.svg
Antonino Murmura 10 maggio 1994 - 17 gennaio 1995 Fabrizio Abbate
Predecessore Capogruppo del Popolo della Libertà al Senato della Repubblica Successore Il Popolo della Libertà.png
gruppo non costituito 18 maggio 2008 - 19 marzo 2013 Renato Schifani
Predecessore Coordinatore Nazionale di Alleanza Nazionale Successore
- 1995 - 1997 Domenico Fisichella

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