Umberto Bossi

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Umberto Bossi
Umberto Bossi 2012 crop2.jpg

Presidente federale della Lega Nord
In carica
Inizio mandato 5 aprile 2012
Predecessore Angelo Alessandri
Successore in carica

Segretario federale della Lega Nord
Durata mandato 4 dicembre 1989 –
5 aprile 2012
Predecessore nessuno
Successore Roberto Maroni

Ministro per le Riforme Istituzionali
Durata mandato 8 maggio 2008 –
16 novembre 2011
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Vannino Chiti
Successore Gaetano Quagliariello

Durata mandato 11 giugno 2001 –
19 luglio 2004
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Antonio Maccanico
Successore Roberto Calderoli

Dati generali
Partito politico Lega Nord

Umberto Bossi (Cassano Magnago, 19 settembre 1941) è un politico italiano, già senatore della Repubblica ed europarlamentare, ora deputato della Repubblica, fondatore del movimento politico Lega Nord per l'indipendenza della Padania (di cui è stato segretario federale fino al 5 aprile 2012),[1] è stato Ministro delle Riforme per il Federalismo.

È stato eletto per la prima volta al Senato nel 1987 (X legislatura), fatto per il quale ancora oggi è soprannominato, in lombardo, il Senatùr. Dal 1992 ha ricoperto per sette volte la carica di deputato (XI, XII, XIII, XIV e XVI e XVII). Per quattro volte ha ricoperto la carica di parlamentare europeo.

È entrato nel governo per la prima volta nel 2001, quando fu nominato Ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione nel Governo Berlusconi II.

Il 5 aprile del 2012, a seguito dello scandalo della distrazione di fondi del partito a favore della sua famiglia,[2][3] ha rassegnato le dimissioni da segretario della Lega Nord, carica che aveva assunto nel 1989. Dopo questi fatti ha ricoperto un ruolo più marginale all'interno del partito, del quale è comunque Presidente.

on. Umberto Bossi
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Cassano Magnago (VA)
Data nascita 19 settembre 1941
Titolo di studio perito tecnico elettronico
Professione Politico
Partito Lega Nord
Legislatura XI, XII, XIII, XIV (fino al 19 luglio 2004) , XVI, XVII
Gruppo Lega Nord Padania
Coalizione Coalizione di centro-destra
Circoscrizione IV Lombardia 2 (XIII); III (Lombardia 1) (XIV, XVI, XVII)
Collegio 3 - Milano 3 (XIV)
Pagina istituzionale
sen. Umberto Bossi
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Legislatura X
Gruppo Lega Nord Padania
Circoscrizione Lombardia
Pagina istituzionale

Gli anni giovanili[modifica | modifica sorgente]

Nasce da Ambrogio (1900-1989) e Ida Valentina Mauri (1918-2013[4]). Il padre faceva l'operaio tessile a Gallarate, la madre la portinaia. Umberto è il figlio primogenito: dopo di lui nascono Franco (1947) e Angela (1951).

Per aiutare la famiglia, lascia la scuola per andare a lavorare: trova un impiego all'ACI di Varese.[senza fonte] In quegli anni consegue il diploma di perito tecnico elettronico presso la scuola per corrispondenza Radio Elettra.[5] Sul profilo pubblicato tanto sul sito della Camera dei Deputati[6] quanto sul sito ufficiale della Lega Nord Bossi dichiara di essere in possesso del Diploma di maturità scientifica. Questo è quanto scritto sul sito della Lega Nord: «Dopo aver conseguito la maturità scientifica, si iscrive alla facoltà di Medicina di Pavia, ove esercita anche la professione di tecnico elettronico applicato alla medicina.»[7] Cambia mestiere più volte. È lo stesso Bossi a dichiarare: «Ho fatto l'operaio, il perito tecnico, ho lavorato nell'informatica, ho studiato medicina a Pavia, ho insegnato matematica e fisica».[8]

Gli inizi dell'impegno in politica[modifica | modifica sorgente]

Esistono diverse testimonianze della militanza a sinistra di Umberto Bossi negli anni giovanili, anche se non fu un sessantottino. Nei primi anni settanta ha militato, in rapida successione, nel gruppo comunista de il manifesto, nel Partito di Unità Proletaria per il comunismo, di estrema sinistra, nell'Arci e nei movimenti ambientalisti.[9]

Nel 1975 risulta iscritto al Partito Comunista Italiano, previo versamento di un contributo d'iscrizione presso la sezione locale di Verghera di Samarate. Dai registri ufficiali dell'organizzazione risulta essere registrato in qualità di medico, pur non avendo mai conseguito il titolo abilitante all'esercizio della professione[10][11] (al riguardo, alcuni articoli giornalistici, suffragati dalla dichiarazione della prima moglie Gigliola Guidali, suggeriscono che avrebbe lasciato credere di svolgere la professione medica per un certo lasso di tempo).[11][12][13][14][15]

Inizialmente negata la militanza comunista, lo stesso ammetterà che per alcuni mesi fra il 1974 e 1975 fu impegnato in un'iniziativa di solidarietà del Partito Comunista Italiano di Verghera di Samarate, collaborando all'organizzazione di una raccolta di fondi a sostegno dei dissidenti di Augusto Pinochet, il generale cileno che aveva instaurato nel Paese una dittatura militare,[10][13] il conferimento della tessera potrebbe essere stato il premio per l'impegno svolto a favore del partito.[16]

Il suo incontro con le idee autonomiste e federaliste avvenne per caso a 38 anni, nel 1979: un giorno, entrando in facoltà a Pavia, notò un avviso dell'Union Valdôtaine, movimento autonomista della Valle d'Aosta. Conobbe il leader Bruno Salvadori. Bossi decise immediatamente di unirsi alla sua causa e si attivò per la creazione di una rete di movimenti autonomisti dell'Italia settentrionale. Nello stesso anno conobbe Roberto Maroni, con cui cominciò un lungo sodalizio politico.

L'esperienza discografica
Umberto Bossi a vent'anni, nel 1961.

Umberto Bossi ebbe una breve esperienza come cantautore, col nome d'arte di Donato.
Nel 1961 Bossi partecipò insieme al suo complesso al Festival di Castrocaro dove venne bocciato in semifinale perché «troppo triste».[17]
Accompagnato dall'orchestra di D. U. Mazzucchelli sempre incise nel 1961 per la Caruso, l'etichetta del maestro Vitaliano Caruso, un disco 45 giri con i brani Ebbro (boogie woogie) e Sconforto (rock-slow), dei quali era autore con Mazzucchelli.[18][19]

Bossi è stato anche autore di poesie in dialetto. Una di queste, Scioperu in dur Baset (Sciopero alla Bassetti), fu pubblicata nel gennaio 1982 su Ul bartavèll, rivista politico-culturale varesina. Bossi frequentava gli incontri organizzati dal circolo filologico locale sulla storia e gli idiomi del territorio. In una conferenza, dove parlava di glottologia, conobbe Manuela Marrone, che divenne la sua seconda moglie.

Bossi partecipa, inviato da Salvadori, alle riunioni dell'Unione ossolana per l'autonomia (U.O.P.A.), movimento autonomista della Val d'Ossola. Ispirato dall'attività di tale movimento, nel 1980 Bossi crea la sua prima sigla politica: l'Unione Nord Occidentale Lombarda per l'Autonomia (U.N.O.L.P.A.); sceglie questo acronimo "anche per assonanza con la sigla UOPA"[20].

Insieme con Salvadori e Maroni fonda la società editoriale Nord Ovest, che edita la rivista Nord Ovest: «Mi misi con lui [Salvadori] a fare il giornale, però non avevo ancora deciso di dedicarmi solo al federalismo».[21]

L'8 giugno 1980 Salvadori muore in un incidente automobilistico, lasciando Bossi a ripianare da solo i debiti del giornale. «Mi mancava qualche esame alla laurea, ma decisi di buttare tutta la mia vita per togliermi quel chiodo».[8][22]

Nel 1982 Bossi crea assieme a Roberto Maroni e Giuseppe Leoni la Lega Autonomista Lombarda, di cui viene eletto segretario nazionale. Per diffondere le idee autonomiste crea un nuovo giornale: Lombardia Autonomista. Il primo numero esce nel marzo 1982 come supplemento di Rinascita Piemontese. Bossi si presenta alle elezioni politiche del 1983 in alcune circoscrizioni della Lombardia insieme ad altri autonomisti sotto il simbolo della Lista per Trieste, senza essere eletto (nella circoscrizione Varese-Como-Sondrio ottiene 157 preferenze: «Sapevo che lo facevo solo per portare la valigia e fare esperienza.»[8])

Il 12 aprile 1984 Bossi fonda la Lega Lombarda di cui sarà segretario fino al 1993, prima di dar vita al progetto della Lega Nord e lasciare la Lega Lombarda nelle mani del nuovo segretario Luigi Negri. Firmano l'atto di fondazione, davanti a un notaio di Varese: Umberto Bossi, la sua compagna Manuela Marrone, Pierangelo Brivio, Giuseppe Leoni, Marino Moroni ed Enrico Sogliano. Manuela Marrone mise a disposizione la propria abitazione per le riunioni del movimento[23]. La neonata formazione partecipa alle elezioni europee che si tengono in quell'anno in alleanza con altri movimenti regionali e autonomisti, quali la Liga Veneta, il Partito del Popolo Trentino Tirolese e il Moviment d'Arnàssita Piemontèisa, sotto il nome della coalizione Liga veneta - Unione per l'Europa Federalista. Bossi ottiene 1.630 preferenze.[8]

Alle elezioni amministrative del 1985 la Lega elegge i primi rappresentanti nei comuni di Varese e Gallarate e nella provincia di Varese.[senza fonte] Non ha successo invece alle elezioni regionali. Alle elezioni politiche del 1987 Bossi viene eletto per la prima volta al Senato della Repubblica, fatto che gli valse il soprannome di senatùr ("senatore" in dialetto varesotto).

La Lega Nord[modifica | modifica sorgente]

Umberto Bossi a Pontida nel 1990

Alla fine degli anni ottanta, visto anche il progressivo successo della Lega a livello regionale, porta avanti il suo progetto politico di unire i vari movimenti politici autonomisti dell'Italia settentrionale (Lega Lombarda, Liga Veneta, Piemont Autonomista, Partito Popolare Trentino Tirolese, Uniùn Ligure, Lega Emiliano Romagnola, Alleanza Toscana), che si traduce nella creazione dell'Alleanza Nord alle elezioni europee del 1989. Il 4 dicembre di quell'anno Bossi fonda la Lega Nord, di cui è nominato segretario federale al raduno di Pontida[24][25].

Alle elezioni politiche del 1992 Bossi viene rieletto, questa volta alla Camera, con 240.523 preferenze, una delle cifre più alte di tutta Italia. Il 1992 è anche l'anno in cui esplode Tangentopoli, un evento epocale che vede Bossi inizialmente fra i più convinti sostenitori del "pool di Milano", cioè dei magistrati della Procura meneghina intenti a indagare sui fenomeni di corruzione. Ma anche Bossi in persona e la sua Lega vengono coinvolti nel 1993 per una questione legata a un finanziamento illecito di duecento milioni di lire, ricevuti dagli allora dirigenti del colosso chimico Montedison.[26] Fino ad allora Bossi sostenne la linea del Pool di Milano, partecipando a una manifestazione con MSI, PDS e Verdi. Emblematica fu, alla Camera dei deputati, l'agitazione di una corda a forma di cappio da parte di Luca Leoni Orsenigo.

Il 5 gennaio 1994, al processo Enimont, Bossi ammette il finanziamento illecito tramite una tangente ricevuta dalla Montedison[27][28]. Nel 1995 viene condannato per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti a 8 mesi,[29] pena confermata in appello nel 1997[30] e Cassazione l'anno dopo.[31]

La breve alleanza con Forza Italia (1994)[modifica | modifica sorgente]

Nello stesso anno crea al Nord con Forza Italia (partito politico fondato nel 1994 dall'imprenditore milanese Silvio Berlusconi) la coalizione elettorale denominata Polo delle Libertà, che assieme al Movimento Sociale Italiano vince le elezioni.

Il 24 agosto 1994 Bossi appare in TV da Porto Cervo per rilasciare delle dichiarazioni politiche in canottiera.[32] L'inusualità della veste lo renderà molto popolare.[33][34]

Il governo Berlusconi viene sfiduciato il 22 dicembre 1994. In quell'occasione Bossi stacca il suo partito dalla coalizione presentando una mozione di sfiducia.[35] L'atto viene denominato dai mass media "ribaltone".

Gianfranco Miglio consigliere di Bossi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1990 cominciò un rapporto di collaborazione tra Umberto Bossi e Gianfranco Miglio, emerito professore dell'Università Cattolica di Milano e insigne studioso dei sistemi politici, convinto federalista. Nel 1992 Miglio fu eletto al Senato come indipendente nelle file della Lega. Il suo impegno politico fu finalizzato all'elaborazione di un progetto di riforma federale fondato sul ruolo costituzionale assegnato all'autorità federale e a quella delle macroregioni o cantoni (del nord o Padania, del centro o Etruria, del sud o Mediterranea, oltre alle cinque regioni a statuto speciale).

Miglio presentò i punti salienti del progetto al congresso del partito ad Assago nel 1993. Il Decalogo di Assago venne fatto proprio dalla Lega Nord solo marginalmente: Bossi preferì infatti seguire una politica di contrattazione con lo Stato centrale che mirasse al rafforzamento delle autonomie regionali. La crepa nei rapporti tra il Profesùr e il Senatùr si acuì dopo le elezioni del 1994, quando Miglio si mostrò contrario sia ad allearsi con Forza Italia, sia a entrare nel primo governo Berlusconi. Soprattutto Miglio non gradì che per il ruolo di ministro delle Riforme istituzionali fosse stato scelto Francesco Speroni al suo posto.[36] Bossi reagì spiegando: «Capisco che Miglio sia rimasto un po' irritato perché non è diventato ministro, ma non si può dire che non abbiamo difeso la sua candidatura. Il punto è che era molto difficile sostenerla, perché c'era la pregiudiziale di Berlusconi e di Fini contro di lui. Di fatto, il ministero per le Riforme istituzionali a lui non lo davano. (...) Se Miglio vorrà lasciare la strada della Lega, libero di farlo. Ma vorrei ricordargli che è arrivato alla Lega nel '90 e che, a quell'epoca, il movimento aveva già raggranellato un sacco di consiglieri regionali». In conclusione per Bossi, Miglio «pare che ponga solo un problema di poltrone e la difesa del federalismo non è questione di poltrone».[37]

Il giorno dopo, 16 maggio 1994, Miglio lascia la Lega Nord, a suo avviso responsabile di aver abbandonato la spinta federalista-secessionista per seguire una politica di contrattazione con lo Stato centrale, che di fatto la inserisce pienamente nel sistema di potere partitico “romano”.[38] Di Bossi dice esplicitamente: «Spero proprio di non rivederlo più. (...). Per Bossi il federalismo è stato strumentale alla conquista e al mantenimento del potere. L'ultimo suo exploit è stato di essere riuscito a strappare a Berlusconi cinque ministri. Tornerò solo nel giorno in cui Bossi non sarà più segretario».[39] Il giorno stesso Miglio uscì dal gruppo leghista e si iscrisse al Gruppo Misto. Il 1º giugno Miglio fondò un proprio partito, l'«Unione Federalista». Quell'anno il Profesùr pubblicò un libro in cui raccontò l'esperienza appena conclusasi nella Lega (Io, Bossi e la Lega, Mondadori, 1994).

Dall'opposizione al governo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Indipendentismo padano.

Nel 1995 Bossi sceglie come inno della Lega il Va' pensiero di Verdi.[40] Da allora in poi il Va' pensiero viene eseguito in tutte le manifestazioni della Lega.

Bossi porta la Lega alle elezioni politiche del 1996 da sola, senza alleati. I voti salgono al 10,8% a livello nazionale (30% in Veneto, 25% in Lombardia, 20% in Piemonte). Il 15 settembre, forte del consenso elettorale, Bossi, libero dall'agenda del governo e pure da quella dell'opposizione, annuncia di voler perseguire il progetto della secessione delle regioni dell'Italia settentrionale (indipendenza della Padania). A tal fine organizza una manifestazione lungo il fiume Po, partendo dalla sua sorgente in Piemonte e arrivando a Venezia, in Riva degli Schiavoni, dove dopo aver ammainato la bandiera tricolore italiana, fa issare quella col Sole delle Alpi verde in campo bianco, e proclama provocatoriamente l'indipendenza della Repubblica Federale della Padania leggendo una dichiarazione che affermava «Noi Popoli della Padania, solennemente proclamiamo: la Padania è una Repubblica federale, indipendente e sovrana...».[41]

Nello stesso periodo crea un'assise politica a Mantova denominata Parlamento del Nord (e successivamente Parlamento della Padania) e l'anno successivo porta oltre 6 milioni di persone (cifra dichiarata da organi leghisti) a votare sotto i gazebo per il primo Governo della Padania. Durante questa fase, ritenendo opportuno dar voce e spazio alla cultura padana, fonda alcuni mezzi di comunicazione, come il quotidiano La Padania, Radio Padania e TelePadania. Bossi ricopre l'incarico di direttore politico del quotidiano.

I rapporti con Silvio Berlusconi continuano a essere tesi. Dalle pagine della Padania, il leader di Forza Italia viene più volte[senza fonte] accusato di collusione con la mafia.[42]

All'opposizione durante il governo di centro-sinistra (Prodi 1996-98; D'Alema I e bis 1998-2000 e Amato 2000-2001), Bossi riallaccia i rapporti col Polo di centro-destra in occasione delle elezioni regionali del 2000, costituendo l'anno successivo una nuova coalizione chiamata Casa delle Libertà. L'alleanza vince elezioni politiche del 2001 (13 maggio), anche se i voti della Lega Nord scendono dal 10% al 3,9%.[43] Bossi entra nel governo assumendo l'incarico di Ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione.

Umberto Bossi si è sempre schierato contro le adozioni gay. Nel settembre 2000 ha affermato che «la Lega Nord è assolutamente contraria alle adozioni artificiali che fanno parte della famiglia artificiale».[44]

Sempre nel settembre 2000, durante un comizio a Venezia, Bossi affermò:

« I poteri occulti hanno tentato di far passare in Europa, con l'appoggio dei comunisti e delle lobby gay, l'affidamento dei bambini in adozione alle coppie omosessuali. Non abbiamo niente contro gli omosessuali, ma lanciamo un monito alla nuova famiglia Addams. Guai, Europa! Giù le mani dai bambini, sporcaccioni! »

. Successivamente Bossi tornò sull'argomento:

« I poteri forti sostengono la famiglia omosessuale. Non possono fare figli, e quindi si scardinano i valori. E la sinistra, i nazisti rossi, non amano la famiglia tradizionale. Alleati con i banchieri e i poteri forti, sognano l'utopia. »

Nei mesi successivi, la Lega Nord raccolse le firme contro il progetto europeo che voleva riconoscere le adozioni per i gay.

La malattia e il rientro in politica[modifica | modifica sorgente]

Umberto Bossi (al centro) nel 2005 al rientro dopo la malattia, parla a un incontro del Movimento Giovani Padani con lui Giancarlo Giorgetti e Rosy Mauro

La mattina dell'11 marzo 2004 è ricoverato in ospedale in gravi condizioni, colpito da un ictus cerebrale; le condizioni cliniche di Bossi destarono notevoli preoccupazioni fin dall'esordio (in urgenza fu portato nell'Ospedale Fondazione Macchi di Varese). Le circostanze in cui si è verificato l'ictus sono, tutt'oggi, fonte di discussioni e varie congetture mai, peraltro, verificate. La riabilitazione lo ha costretto a una lunga degenza ospedaliera presso la clinica Hildebrand di Brissago, nel Canton Ticino in Svizzera tenuta per lungo tempo (ben 51 giorni) segreta[45] e a una faticosa convalescenza, poi conseguentemente a una lunga interruzione dell'attività politica. Gli sono vicini la moglie Manuela e i figli, la segretaria del Sindacato Padano Rosy Mauro, l'allora Presidente della Provincia di Varese Marco Reguzzoni[46].

Nonostante le condizioni di salute (l'emiparesi, conseguenza dell'ictus, gli ha lasciato un braccio indebolito, difficoltà a camminare e parlare da cui si è successivamente ripreso, anche se non completamente) è candidato come capolista al Parlamento europeo alle elezioni di giugno, risultando eletto nelle due circoscrizioni del nord, con circa 285.000 voti. Per il seggio di Strasburgo ha lasciato la carica di deputato italiano.

Lo si rivedrà solo il 19 settembre nella sua casa a Gemonio[47] e tornerà in pubblico gradualmente[48] prima partecipando il 28 febbraio 2005 nella sede della Lega in via Bellerio a Milano all'inaugurazione dell'asilo nido interno,[49] poi il 6 marzo tiene il suo primo comizio dopo l'ictus nella casa dell'esilio di Carlo Cattaneo a Castagnola,[50] quindi il 19 giugno 2005 è in uno dei tradizionali raduni di Pontida[51][52], ma solo dal 15 novembre ritornerà a far politica a Roma ripresentandosi al Senato.[53][54]

Alla manifestazione di Castagnola (che ha fatto discutere nell'ambiente ticinese[senza fonte]) prende parte anche il ministro dell'Economia Giulio Tremonti (legato a Bossi da un patto di leale collaborazione chiamato dai media «asse del Nord»), il ministro Roberto Calderoli, il Ministro della Giustizia Roberto Castelli, il Ministro del Lavoro e politiche sociali Roberto Maroni e una delegazione della Lega dei Ticinesi, movimento politico localista a ispirazione cantonale elvetico guidato dall'imprenditore luganese Giuliano Bignasca[55]. Bossi parlerà tre volte per un totale di 15 minuti[56].

Nella primavera 2006, in occasione delle elezioni politiche, interviene personalmente a comizi e incontri pubblici a sostegno dei candidati leghisti al Parlamento e alle successive elezioni amministrative. Eletto deputato quale capolista della Lega Nord Padania-Movimento per l'Autonomia, rifiuta il posto per rimanere al Parlamento europeo.

Manifestazioni leghiste[modifica | modifica sorgente]

Militanti leghisti assistono al raduno di Pontida nell'aprile 2013
Discorso di Bossi alla festa dei popoli padani a Venezia nel 2012

Il 17 settembre del 2006, in occasione del decennale della dichiarazione d'indipendenza della Padania, dal palco galleggiante in Riva degli Schiavoni a Venezia, lancia l'idea di riaprire il Parlamento del Nord, quale punto di contatto fra il cittadino e le istituzioni centrali, e della necessità di un rinnovamento della classe dirigente leghista nella direzione dei giovani.

Il 2 febbraio del 2007 partecipa ai lavori di riapertura del Parlamento del Nord a Vicenza. L'assise padana è tornata a riunirsi mensilmente nella città veneta. Verso la fine dell'agosto 2007, è tornato a far parlare di sé a causa di una esternazione relativa alla protesta fiscale da lui stesso ideata per far cadere il governo Prodi, affermando: "C'è sempre una prima volta per prendere in mano i fucili", ma anche: "Se la Lombardia non paga, l'Italia muore in 5 giorni".

Il 5 gennaio del 2008, Bossi coglie l'occasione d'incontrare il presidente cantonale della Lega dei Ticinesi Giuliano Bignasca, dopo una visita al cardiocentro di Lugano, al fine di discutere delle problematiche politiche dell'area insubre. La riunione si tiene presso il Grott dal Prévat di Bosco Luganese. Alla riunione partecipano anche il Consigliere di Stato ticinese Marco Borradori e il deputato Norman Gobbi. Per la Lega Nord è presente il Presidente della Provincia di Como Leonardo Carioni.

Si parla soprattutto di trasporti e in particolare del prolungamento della NTFA oltre la frontiera e dei progetti per l'aeroporto lombardo della Malpensa. Gli Svizzeri decidono di partecipare con una delegazione della loro Lega alla manifestazione federale dei Lumbard programmata per il 10 febbraio contra la possibilità di declassamento dell'aeroporto e la vendita dell'Alitalia alla compagnia di bandiera francese Air France.

Il 20 luglio 2008, parlando al congresso della Liga Veneta a Padova, citando una traccia dell'inno di Mameli - dove si dice Ché schiava di Roma - punta a tal proposito il dito medio esprimendo il suo dissenso alla schiavitù della Padania. Inoltre, in riferimento anche alla bocciatura del figlio Renzo agli esami di maturità per il secondo anno consecutivo, esorta a una riforma scolastica, da fare dopo quella federalista, dove non sia previsto l'insegnamento da "Gente (gli insegnanti) non dal nord", accusata di "martoriare" gli studenti settentrionali.[57]

Il 13 settembre 2009 a Venezia, durante la festa dei popoli padani, annuale festa della Lega Nord, durante il comizio davanti a decine di migliaia di militanti, sostenitori e simpatizzanti, dice: "il federalismo non basta più, la Padania un giorno sarà uno stato libero, indipendente e sovrano; saremo liberi con le buone o con le meno buone. I padani non hanno paura del carcere per ottenere la loro libertà!"[58]

Le dimissioni da segretario federale della Lega[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lega Nord#Il caso Belsito e le dimissioni di Bossi.

Il 5 aprile 2012 si dimette da segretario federale del partito dopo l'inchiesta delle Procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria dalla quale parrebbe che parte dei soldi della Lega Nord siano stati utilizzati dalla famiglia Bossi[59][60]. Nel corso del medesimo Consiglio Federale durante il quale rassegna le proprie dimissioni, viene nominato Presidente della Lega Nord, succedendo a Angelo Alessandri. Nel ruolo di Segretario federale, gli succede un triumvirato composto da Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago[61], fino alla celebrazione del congresso federale svoltosi nelle giornate di sabato 30 giugno e domenica 1º luglio[62].

Il ritorno di Bossi[modifica | modifica sorgente]

Dopo le dimissioni da segretario, Bossi si allontana dalla scena politica diradando le sue apparizioni pubbliche. Dopo quasi un anno di totale scomparsa, ritorna nella scena politica al Raduno di Pontida del 2013.

Candidatosi alle primarie della Lega Nord, il 7 dicembre viene sconfitto dall'avversario Matteo Salvini che ha ottenuto l'82% dei voti.[63]

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica sorgente]

ENIMONT[modifica | modifica sorgente]

Il 5 gennaio 1994, al processo ENIMONT[64], Umberto Bossi ha riconosciuto la colpevolezza dell'amministratore del movimento Alessandro Patelli[65] relativamente a un finanziamento illecito ricevuto dallo stesso da parte di Carlo Sama[66] della Montedison. Dopo aver restituito integralmente la somma di 200.000.000 di lire, raccolta dagli stessi militanti leghisti, e dopo l'allontanamento dal partito di Patelli, Umberto Bossi è stato condannato con sentenza definitiva dalla Cassazione a 8 mesi di reclusione per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti, condanna definitiva[67].

Fatti di via Bellerio[modifica | modifica sorgente]

Per i fatti di via Bellerio del 18 settembre del 1996, quando i leghisti opposero resistenza agli agenti di polizia che cercavano documentazione nella sede della Lega su ordine della magistratura di Verona, Bossi è stato condannato a 4 mesi, 20 giorni in meno rispetto a Roberto Maroni[68].

Vilipendio alla bandiera[modifica | modifica sorgente]

Umberto Bossi è stato in seguito condannato in contumacia, un anno e quattro mesi di reclusione, per il reato di vilipendio alla bandiera italiana per averla in più occasioni, il 26 luglio e il 14 settembre 1997, pubblicamente offesa usando, nella prima occasione la frase "Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo", nel secondo caso, rivolto a una signora che esponeva il tricolore, "Il tricolore lo metta al cesso, signora", nonché di aver chiosato "Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore"[69]. Il Tribunale di Como concede all'imputato Umberto Bossi, il beneficio della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale[70]. Il 15 giugno 2007 la Prima sezione penale della Cassazione, respingendo il ricorso presentato dalla difesa, lo ha condannato in via definitiva[71].

Per il secondo evento si è ricorso alla Camera, nel gennaio 2002, che non ha concesso l'autorizzazione a procedere nei confronti di Bossi, allora ministro delle Riforme per l'accusa di vilipendio alla bandiera, ma la Consulta ha annullato la delibera di insindacabilità parlamentare, nella sentenza 249 del 28 giugno 2006[72].

Grazie alle modifiche intervenute con l'art.5 della Legge 24 febbraio 2006, n. 85 "Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione" che all'art 5 modifica l'art. 292 del Codice Penale "Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato" Bossi, originariamente condannato in via definitiva ad 1 anno e 4 mesi, ha visto la pena commutata nel pagamento di una sanzione di 3.000 euro. Aveva inizialmente chiesto che anche la multa gli venisse tolta, in quanto europarlamentare, ma la Cassazione aveva rigettato il ricorso confermando la condanna a pagare 3.000 euro di multa[73] sebbene poi la sanzione sia stata interamente coperta da indulto.

Vilipendio al Capo dello Stato[modifica | modifica sorgente]

Bossi è stato processato per giudizi sul conto di Oscar Luigi Scalfaro espressi nel 1993; è stato assolto il 7 ottobre 1998 dal Tribunale di Milano, che ha riconosciuto l’insindacabilità delle opinioni espresse[68].

Diffamazione dei magistrati[modifica | modifica sorgente]

Bossi è stato condannato a cinque mesi di reclusione nel novembre 1995 dal tribunale di Brescia, per diffamazione pluriaggravata nei riguardi del sostituto procuratore di Varese, Agostino Abate, insultato in occasione di alcuni comizi. Nel settembre del 1996 era stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Padova per le minacce rivolte alla magistratura in un comizio. Le cause, anche civili, intentate a Bossi dai magistrati sono numerose[68].

Attentato ai diritti politici dei cittadini[modifica | modifica sorgente]

Il 7 maggio del 1999 i giudici della Corte d’Appello di Brescia lo hanno condannato a un anno per istigazione a delinquere ai danni di Gianfranco Fini e di altri esponenti di Alleanza Nazionale. I fatti si riferiscono al 4 agosto del 1995 quando Bossi, nel corso di due comizi a Brembate e ad Albano Sant'Alessandro, nel bergamasco, aveva invitato i leghisti a cercare “casa per casa i fascisti” e aveva specificato che per fascisti intendeva anche gli esponenti di Alleanza Nazionale che aveva definito, tra le altre cose, “il fetore peggiore del Parlamento”[68].

Centomila bergamaschi armati[modifica | modifica sorgente]

Per avere dichiarato che centomila bergamaschi erano pronti con i fucili a fare la secessione, Bossi è stato condannato a un anno di reclusione in primo grado[68].

Scandalo dei rimborsi elettorali[modifica | modifica sorgente]

Nel maggio 2012 Bossi è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Milano con l'accusa di truffa ai danni dello Stato a causa dello scandalo dei rimborsi elettorali, ossia danaro pubblico utilizzato per esigenze personali (nell'ambito del cosiddetto scandalo Belsito)[74][75][76]. Nel 2013 viene rinviato a giudizio, assieme ai suoi figli, dalla Procura di Milano.[77]

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Il 31 agosto 1975 Bossi si sposa con Gigliola Guidali, commessa di Gallarate, sua compagna da cinque anni. Bossi ha 34 anni e non ha, all'epoca, un lavoro fisso. È iscritto alla Facoltà di Medicina dell'Università di Pavia. Nel 1979 i coniugi Bossi hanno un figlio, Riccardo. La moglie dà al marito un ultimatum: un lavoro stabile è necessario per portare avanti la famiglia. Nel 1982, Gigliola Guidali chiede e ottiene la separazione. Più tardi, in un'intervista, raccontò di aver chiesto la separazione dopo aver scoperto che Umberto usciva tutte le mattine di casa con la valigetta del dottore, dicendole «ciao amore, vado in ospedale», senza essersi però mai laureato;[78][79] al marito mancano infatti sei esami.[80] Nel 1994 Bossi si è sposato in seconde nozze con Manuela Marrone, di origini siciliane,[81] cofondatrice della Lega Lombarda, dalla quale ha avuto tre figli: Renzo (1988) detto, suo malgrado, Il Trota da quando suo padre lo definì così nel 2008 in risposta a chi gli chiedeva se fosse il suo delfino,[82] Roberto Libertà (1990)[83] ed Eridano Sirio (1995).[84] Dal primogenito ha avuto nel 2004 la sua prima nipote.

Numerose polemiche hanno, negli ultimi anni, interessato i familiari di Umberto Bossi. A partire dalla moglie Manuela Marrone, come denunciato da Mario Giordano nel suo libro Sanguisughe edito da Mondadori nel 2011, titolare di una pensione dall'età di 39 anni, un fatto ricordato da Gianfranco Fini in televisione il 25 ottobre 2011[85]. Al fratello Franco Bossi che, pur se in possesso solo del diploma di licenza media inferiore,[86] ha lavorato dal 2004 al 2009 come assistente parlamentare dell'eurodeputato leghista Matteo Salvini[87] con la retribuzione di 12.750 euro al mese.

Da ultimo Renzo Bossi (1988) che a gennaio 2009 venne nominato membro dell'Osservatorio sulla trasparenza e l'efficacia del sistema fieristico lombardo, organismo istituito su iniziativa della Lega.[88][89] La nomina sollevò un ampio dibattito e aspre polemiche; Vittorio Zucconi su Repubblica definì la nomina nepotista.[90] La polemica più aspra fu legata al suo stipendio di 12.000 euro mensili, notizia in seguito smentita dal presidente del consiglio regionale della Lombardia Davide Boni[91] e dal capogruppo della Lega Nord alla Camera Roberto Cota.[92]

Renzo Bossi, a 21 anni e sei mesi, con 12.893 voti, fu il più giovane consigliere regionale mai eletto in Lombardia. Nelle elezioni regionali del 2010 infatti venne, infine, candidato nella provincia di Brescia ed eletto nelle liste della "Lega Lombarda - Lega Nord - Padania". Fu componente sia della Commissione I Programmazione e Bilancio sia della Commissione II Affari Istituzionali[93] e percepì un trattamento economico netto mensile tra 9.831 e 11.970 euro.[94] Rassegnò le dimissioni irrevocabili da consigliere regionale per motivi personali[95] dopo le inchieste delle procure di Napoli, Milano e Reggio Calabria secondo cui parte dei soldi dei rimborsi elettorali sarebbero stati distratti per pagare alcune spese di familiari o fedelissimi del Senatùr, il giorno 10 aprile 2012.

Il 2 aprile 2012, Roberto, terzogenito di Umberto Bossi, venne condannato dal giudice di pace a versare un risarcimento di 3800 euro in favore di un esponente di Rifondazione Comunista per un fatto risalente a marzo 2010; assieme a un amico, aveva preso di mira il militante di sinistra dapprima con offese, e infine lanciandogli contro un gavettone di candeggina.[96][97]

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Vento dal Nord, con Daniele Vimercati, Milano, Sperling & Kupfer, 1992. ISBN 88-200-1309-6
  • La Rivoluzione, con Daniele Vimercati, Milano, Sperling & Kupfer, 1993. ISBN 88-200-1569-2
  • Tutta la verità, Milano, Sperling & Kupfer, 1995. ISBN 88-200-1962-0
  • Il mio progetto, Milano, Sperling & Kupfer, 1996. ISBN 88-200-2316-4
  • La rivoluzione del sorriso. Le tappe dell'indipendenza della Padania. 15 settembre 1996-14 settembre 1997, Milano, Editoriale Nord, 1997.
  • Processo alla Lega, con Daniele Vimercati, Milano, Sperling & Kupfer, 1998. ISBN 88-200-2763-1
  • La Lega (1979-1989), Milano, Editoriale Nord, «I Quaderni de La Padania», 1999.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Statuto Approvato nel corso del Congresso Federale Ordinario del 1 – 2 – 3 marzo 2002; dal sito ufficiale.
  2. ^ Scandalo Lega, Bossi si dimette. Maroni fischiato: "Bacio di Giuda" in la Repubblica, 5 aprile 2012. URL consultato il 10 aprile 2012.
  3. ^ "'Silvio' e alti Pd bloccarono fascicolo su Bossi jr". Telefonata Belsito-Degrada: "Dal Senatùr soldi in nero a Lega" in Quotidiano Nazionale, 5 aprile 2012. URL consultato il 10 aprile 2012.
  4. ^ Morta Ida Mauri, madre di Umberto Bossi in ilGiornale.it, 12 gennaio 2013. URL consultato il 12 gennaio 2013.
  5. ^ Mario Pisano, Scuola Radio Elettra. Dichiarata fallita dopo 45 anni di corsi in Corriere della Sera, 29 dicembre 1995. URL consultato il 10 aprile 2012.
  6. ^ DATI PERSONALI ed INCARICHI in ATTO nella LEGISLATURA BOSSI Umberto
  7. ^ Chi è Umberto Bossi: breve biografia in Lega Nord. (archiviato dall'url originale l'11 gennaio 2014).
  8. ^ a b c d Guido Passalacqua, Il vento della Padania: storia della Lega Nord, 1984-2009, Arnoldo Mondadori Editore, 2009. ISBN 978-88-04-59132-0.
  9. ^ Quando Bossi era il compagno Umberto
  10. ^ a b Umberto Bossi iscritto al Pci in l'Espresso, 2 dicembre 2010. URL consultato l'11 aprile 2012.
  11. ^ a b Leonardo Facco, Umberto Magno. La vera storia dell'imperatore della Padania, Aliberti editore, 2010. ISBN 978-88-7424-650-2.
  12. ^ 'Umberto? Bugiardo e sfaticato' in la Repubblica, 19 ottobre 1994. URL consultato l'11 aprile 2012.
    «mi raccontò una clamorosa bugia, facendomi credere che si era laureato».
  13. ^ a b Bossi e il Pci. 'Attivista, senza tessera' in La Stampa, 29 settembre 1993. URL consultato l'11 aprile 2012.
    «annuncio alla moglie, poi verificatosi falso, di aver conseguito la laurea in medicina».
  14. ^ Giuseppe Giacovazzo, Se la Lega piange il governo non ride in La Gazzetta del Mezzogiorno. URL consultato l'11 aprile 2012.
    «Tutte le mattina usciva di casa con la classica valigetta marrone da dottore della mutua. Finché un giorno Gigliola lo costrinse a confessare. E fu divorzio.».
  15. ^ Gian Antonio Stella, Bossi, in Europa il fratello e il figlio del Senatùr in Corriere della Sera, 11 novembre 2004. URL consultato l'11 aprile 2012.
    «Gigliola Guidali, la prima moglie del segretario leghista ... raccontò in un'intervista di aver chiesto la separazione dopo aver scoperto che Umberto usciva tutte le mattine di casa con la valigetta del dottore ("ciao amore, vado in ospedale") senza essersi mai laureato.».
  16. ^ Nelle librerie l’unica biografia di Umberto Bossi in Affaritaliani.it, 16 settembre 2011. URL consultato l'11 aprile 2012.
  17. ^ Esclusivo: la passione segreta del leader leghista in Epoca (n. 2247), 2 novembre 1993. URL consultato l'11 aprile 2012.
  18. ^ Luis Cabasés, La breve carriera canora di Donato (...alias Bossi) (PDF) in l'Unità, 4 agosto 2009. URL consultato l'11 aprile 2012.
  19. ^ Claudio Del Frate, "Ho io il 45 giri in cui canta Bossi". Spunta il boogie woogie del Senatur in Corriere della Sera, 2 aprile 2011. URL consultato l'11 aprile 2012.
  20. ^ Giovanni Polli, La grande storia della Lega: Unolpa, culla del Carroccio in La Padania, 10 marzo 2012, p. 10.
  21. ^ Guido Passalacqua, Il vento della Padania, Mondadori, pag. 10.
  22. ^ Quando Nord Ovest chiuse, il deficit di bilancio ammontava a una ventina di milioni di lire.
  23. ^ Anni dopo Bossi dirà: «I soldi per fare la Lega li ha messi mia moglie, che ci diede addirittura la prima sede, casa sua, perché non avevamo altro.» (Cfr. La Padania, 4 ottobre 2011).
  24. ^ I raduni di Pontida sono chiamati dal partito "giuramenti", a ricordo del più celebre Giuramento di Pontida tenutosi nel 1167 presso la locale Abbazia di San Giacomo fra le venti città della Lega Lombarda storica.
  25. ^ Guido Passalacqua, Bossi e i suoi lumbard obiettivo dieci per cento, la Repubblica, 17 marzo 1990. URL consultato il 16 dicembre 2010.
  26. ^ Goffredo Buccini, "La tangente alla Lega in via Veneto" in Corriere della Sera, 8 dicembre 1993, p. 2. URL consultato l'11 aprile 2012.
  27. ^ Goffredo Buccini, Il giorno dell'ira di Tonino il duro in Corriere della Sera, 6 gennaio 1994, p. 2. URL consultato l'11 aprile 2012.
  28. ^ Gianluigi Da Rold, Il senatur: quel pm non mi mollava mai in Corriere della Sera, 6 gennaio 1994, p. 3. URL consultato l'11 aprile 2012.
  29. ^ Gianluca Di Feo, Tutti condannati, da Craxi a Bossi in Corriere della Sera, 28 ottobre 1995, p. 3. URL consultato l'11 aprile 2012.
  30. ^ Paolo Foschini, Enimont: colpevoli Bossi, Forlani e La Malfa. Assolto Pillitteri in Corriere della Sera, 8 giugno 1997, p. 14. URL consultato l'11 aprile 2012.
  31. ^ Paolo Foschini, Enimont, definitive le condanne in Corriere della Sera, 14 giugno 1998, p. 13. URL consultato l'11 aprile 2012.
  32. ^ Stefano Marroni, Bossi: 'Silvio ora ha capito...' in la Repubblica, 25 agosto 1994, p. 6. URL consultato l'11 aprile 2012.
  33. ^ Umberto in canottiera fa tendenza tra i fan in Corriere della Sera, 26 agosto 1994, p. 4. URL consultato l'11 aprile 2012.
  34. ^ Alessandra Longo, Bossi in canottiera ed è subito moda in la Repubblica, 26 agosto 1994, p. 8. URL consultato l'11 aprile 2012.
  35. ^ Secondo Vittorio Feltri, Bossi, preoccupato «all'idea che Forza Italia gli rubasse consensi al Nord, si lasciò persuadere dal capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro, da Rocco Buttiglione e da Massimo D'Alema a uscire dalla maggioranza, a unirsi strategicamente alla sinistra e a mandare in minoranza Berlusconi». Vittorio Feltri, Anche il Nord ostaggio della Lega in il Giornale, 19 agosto 2011.
  36. ^ Gianna Fregonara, Il silenzio di Miglio fa paura alla Lega in Corriere della Sera, 15 maggio 1994, p. 3. URL consultato l'11 aprile 2012.
  37. ^ Edoardo Girola, Bossi: Miglio pensa solo alla poltrona in Corriere della Sera, 16 maggio 1994, p. 2. URL consultato l'11 aprile 2012.
  38. ^ Eric Cò, Che cosa voterò da grande?, Genova, Italian University Press, 2010. ISBN 978-88-8258-758-1.
  39. ^ Miglio: "con Bossi è un amore finito"
  40. ^ Giuseppe Baiocchi, Bossi, Torino, Lindau, 2011.
  41. ^ Dichiarazione di indipendenza e sovranità della Padania, Lega Nord Padania Provincia di Varese. URL consultato il 3-2-2008.
  42. ^ «La Fininvest è nata da Cosa Nostra», in un articolo[quale?] pubblicato sull'organo ufficiale della Lega Nord il 27 ottobre del 1998.
  43. ^ Dato relativo alla quota proporzionale della Camera dei Deputati.
  44. ^ Bossi: niente adozioni per le coppie gay
  45. ^ La moglie autorizza i medici «Bossi in Svizzera, sta meglio» "Corriere della sera" 24 giugno 2004
  46. ^ Repubblica.it/politica: Il lamento scritto di Bossi una lavagna per dire: "Dolore"
  47. ^ Bossi, primo saluto in pubblico
  48. ^ [1]
  49. ^ Rodolfo Sala, Bossi torna e arringa i leghisti. Meglio la Svizzera, non l' Europa in la Repubblica, 1º marzo 2005, p. 21. URL consultato il 16 aprile 2012.
  50. ^ La mano tremante, la voce roca l'emozione del condottiero ferito
  51. ^ Bossi ritorna e infiamma Pontida Sapevo che la Ue sarebbe fallita
  52. ^ Centomila a Pontida con Bossi
  53. ^ Il gran ritorno di Bossi a Roma Ora tutti federalisti nella Cdl
  54. ^ Bossi torna al Senato in la Repubblica. URL consultato il 12 aprile 2012.
  55. ^ Alessandro Trocino, Bossi un anno dopo: padani, sono tornato in Corriere della Sera, 7 marzo 2005, p. 13. URL consultato il 12 aprile 2012.
  56. ^ Comizio di Umberto Bossi
  57. ^ Bossi, insulti all'inno e docenti del Sud in Corriere della Sera, 20 luglio 2008. URL consultato il 12 aprile 2012.
  58. ^ YouTube
  59. ^ Tmnews - Bossi si dimette
  60. ^ Luigi Ferrarella, «Gli manteniamo moglie e figli Se lo sanno i militanti è finito» in Corriere della Sera, 6 aprile 2012. URL consultato il 6 aprile 2012.
  61. ^ Lega: triumvirato e' Maroni, Dal Lago, Calderoli
  62. ^ Maroni: "Si riparte, congresso evento storico" giorni contati anche per l'assessore Rizzi
  63. ^ Lega, Matteo Salvini nuovo segretario ANSA.it, 7 dicembre 2013
  64. ^ ENIMONT colpevoli Bossi, Forlani, La Malfa. Corriere della Sera. Archivio Storico. 8 giugno 1997.
  65. ^ Patelli ammette tutto. Repubblica. Archivio. 9 dicembre 1993.
  66. ^ Tangente alla Lega. Corriere della Sera. Archivio Storico. 8 dicembre 1993.
  67. ^ ENIMONT condanne definitive. Corriere della Sera. Archivio Storico. 30 maggio 1998.
  68. ^ a b c d e Lega, da Enimont al vilipendio della bandiera. Le inchieste e le condanne – Il Fatto Quotidiano
  69. ^ Sentenza condanna Umberto Bossi. Eius. Giurisprudenza. 22 giugno 2011.
  70. ^ Tribunale di Como. Sezione distaccata di Cantù. Sentenza 22 giugno 2001 MOTIVI DELLA DECISIONE, Altalex. Quotidiano d'informazione giuridica. URL consultato il 06-04-2012.
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  73. ^ Diego Pascale, Il Naufragio della Ragione, Verona, Edizioni Diego, 2009.
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  75. ^ Fondi della Lega, Bossi indagato "Ai figli una paghetta del partito"
  76. ^ Umberto Bossi e i figli indagati a Milano
  77. ^ [2]
  78. ^ Dichiarazione dell'ex signora Bossi - Corriere della Sera.
  79. ^ «Umberto? Bugiardo e sfaticato.»
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  81. ^ Panorama - Discese in campo: la «Senatura»
  82. ^ Bossi celebra il federalismo sul Monviso «Renzo delfino? Per ora è una trota»
  83. ^ «" Roberto Libertà debutta nello staff del padre "», Corriere della Sera, 18 maggio 2010
  84. ^ «" Bossi ha deciso: suo figlio si chiamera' Eridano Sirio "», Corriere della Sera, 14 agosto 1995
  85. ^ Ballarò 15 ottobre, Fini: "Moglie di Bossi in pensione a 39 anni" - YouTube
  86. ^ Claudio Del Frate, Una nomina per il fratello di Bossi, scontro a Varese in Corriere della Sera, 9 febbraio 2003. URL consultato il 10 aprile 2012.
  87. ^ Gian Antonio Stella, Bossi, in Europa il fratello e il figlio del Senatùr in Corriere della Sera, 11 novembre 2004. URL consultato il 10 aprile 2012.
  88. ^ Expo 2015: Lega Nord istituisce Osservatorio Sistema Fieristico Lombardo in Adnkronos, 22 gennaio 2009. URL consultato l'11 aprile 2012.
  89. ^ Giuseppina Piano e Rodolfo Sala, La Lega va alla conquista della Fiera. Bossi manda in campo il figlio Renzo in la Repubblica, 22 gennaio 2009. URL consultato l'11 aprile 2012.
  90. ^ Vittorio Zucconi, 'a famigghia padana in la Repubblica, 24 agosto 2009. URL consultato l'11 aprile 2012.
  91. ^ Osservatorio Fieristico: Renzo Bossi e il mistero del 12mila euro, arriva la smentita di Davide Boni
  92. ^ COTA “Una balla lo stipendio da 12mila euro di Renzo Bossi”
  93. ^ I Consiglieri - Consiglio Regionale della Lombardia
  94. ^ Consiglio Regione Lombardia. Trattamento economico dei Consiglieri Regionali
  95. ^ Renzo Bossi al Pirellone: un blitz per le dimissioni e la fuga con la fidanzata
  96. ^ Gavettoni alla candeggina condannato il figlio di Bossi in la Repubblica, 2 aprile 2012. URL consultato l'11 aprile 2012.
  97. ^ Alessandro Madron, Bossi, il figlio Roberto Libertà condannato per il lancio di gavettoni alla candeggina in il Fatto Quotidiano, 2 aprile 2012. URL consultato l'11 aprile 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sergio Bertolini, con Massimo Soncini, Umberto Bossi i suoi uomini le sue donne. Luci ed ombre del leghismo, Milano, SO.G.EDI, 1992.
  • Giuseppe Corrao, Il giuramento di Pontida (maggio 1990), ovvero L'apoteosi di Bossi, Milano, Nuovi autori, 1992.
  • Max Ottomani, Brigate rozze. A sud e a nord del senatore Bossi, Napoli, T. Pironti, 1992. ISBN 88-7937-036-7
  • Sergio Romano, Elezioni. Istruzioni per l'uso. Con interviste a: Altissimo, Bossi, Giannini, La Malfa, Occhetto, Spadolini, Guidonia, Shakespeare and company, 1992.
  • Umberto Brindani, con Daniele Vimercati (a cura di), Il Bossi pensiero, Milano, Panorama-A. Mondadori, 1993.
  • Gianfranco Miglio, Io, Bossi e la Lega. Diario segreto dei miei quattro anni sul Carroccio, Milano, A. Mondadori, 1994. ISBN 88-04-39395-5
  • Andrea Sarubbi, La Lega qualunque. Dal populismo di Giannini a quello di Bossi, Roma, Armando, 1995. ISBN 88-7144-531-7
  • Ornello Vitali, Il terremoto politico del 1994. Dal governo Berlusconi alla dissociazione di Bossi, Roma, Viviani, 1995. ISBN 88-7993-030-3
  • Francesco Damato, Umberto Bossi, Roma, Viviani, 1996. ISBN 88-7993-060-5
  • Fabrizio Rizzi, Addio, Italia crudele. Bossi, la Lega e la rivolta del Nord, Milano, Il minotauro, 1996. ISBN 88-8073-029-0
  • Franco Rizzo, L'io segreto. Berlusconi, Bossi, D'Alema, Dini, Mancuso, Miglio, Scalfaro, Veltroni, Roma, Editrice Sallustiana, 1996.
  • Benito Pastorelli, Il culto del nordismo nel mito del Bossi-pensiero, ovvero I contropensieri di un sudista milanese, Galatina, Congedo, 1997. ISBN 88-8086-189-1
  • Luigi Troccoli, Quattro padri per una Repubblica. Berlusconi-Bossi-Fini-Prodi, Castrovillari, Edizioni Prometeo, 1999.
  • Domenico Ficarra, Le ragioni del sud. Riflessioni tra l'unità d'Italia e Bossi, Reggio Calabria, Laruffa, 2001. ISBN 88-7221-170-0
  • Agazio Loiero, Se il nord: Bossi, Berlusconi e le sirene del federalismo fiscale, Roma, Donzelli, 2001. ISBN 88-7989-619-9
  • Paolo Zanoni, Bossi e la rivoluzione tradita, Venezia, Editoriauniversitaria, 2001.
  • Agazio Loiero, Il patto di ferro. Berlusconi, Bossi e la devolution contro il Sud con i voti del Sud, Roma, Donzelli, 2003. ISBN 88-7989-812-4
  • Francesco Tabladini (a cura di), Bossi: la grande illusione. La Lega nel racconto di un protagonista, Roma, Editori Riuniti, 2003. ISBN 88-359-5362-6
  • Vittorio Locatelli, La Lega contro l'Italia. La storia del Carroccio nelle parole di Umberto Bossi, Roma, Nuova Iniziativa Editoriale, 2004.
  • Giampiero Rossi, con Simone Spina, Lo spaccone. L'incredibile storia di Umberto Bossi, il padrone della Lega, Roma, Editori Riuniti, 2004. ISBN 88-359-5484-3
  • Renato Mannheimer, con Paolo Natale (a cura di), Senza più sinistra. L'Italia di Bossi e Berlusconi, Milano, Il sole 24 ore, 2008. ISBN 9788883639753
  • David Parenzo, con Davide Romano, Romanzo padano, Milano, Sperling & Kupfer, 2008. ISBN 9788820046408
  • Leonardo Facco, Umberto Magno - La vera storia dell'imperatore della Padania, Aliberti editore, 2010
  • Giuseppe Baiocchi, Bossi, Torino, Lindau, 2011. ISBN 9788871809045
  • Alessandro Da Rold, Lega SpA. I politici, la famiglia, il malaffare, Napoli, Edizioni Cento Autori, 2013. ISBN 978-88-97121-52-7

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Presidente federale della Lega Nord Successore
Angelo Alessandri dal 5 aprile 2012 in carica
Predecessore Segretario federale della Lega Nord Successore
nessuno 4 dicembre 1989 - 5 aprile 2012 Roberto Maroni
Predecessore Ministro senza portafoglio per le riforme e il federalismo Successore
Vannino Chiti (Rapporti con il parlamento e riforme istituzionali)
(Governo Prodi II)
8 maggio 2008 - 16 novembre 2011
(Governo Berlusconi IV)
Gaetano Quagliariello
(Governo Letta)
Predecessore Ministro senza portafoglio per le riforme istituzionali e la devoluzione Successore
Antonio Maccanico (riforme istituzionali) 10 giugno 2001 - 19 luglio 2004 Roberto Calderoli

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