Fidelio

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Fidelio
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Titolo originale: Fidelio oder die eheliche Liebe
Lingua originale: tedesco
Genere: Singspiel, o Opera tedesca
Musica: Ludwig van Beethoven
Libretto: Joseph Sonnleithner, Stephan von Breuning e Georg Friedrich Treitschke
Fonti letterarie: Léonore ou l'amour conjugal di Jean-Nicolas Bouilly (1798)
Atti: tre (prima versione) / due (versioni successive)
Epoca di composizione: 1803-1805
Prima rappresentazione: 20 novembre 1805
Teatro: Theater an der Wien (Vienna)
Prima rappresentazione italiana: maggio 1883
Teatro: Milano, Teatro Dal Verme
Versioni successive:
Personaggi:
  • Don Fernando - ministro (baritono)
  • Don Pizarro - governatore di una prigione di stato (baritono)
  • Florestan - un prigioniero (tenore)
  • Leonore - sua moglie, sotto il nome di Fidelio (soprano)
  • Rocco - carceriere (basso)
  • Marzelline - sua figlia (soprano)
  • Jaquino - portiere (tenore)
  • prigionieri, ufficiale, guardie, popolo
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Fidelio (Op. 72b) è un Singspiel in due atti di Ludwig van Beethoven su libretto di Joseph Sonnleithner e Georg Friedrich Treitschke.

La prima rappresentazione fu data il 20 novembre 1805 al Theater an der Wien (Vienna).

Indice

[modifica] La genesi di Fidelio

Fidelio è l'unico lavoro teatrale realizzato dal maestro di Bonn. Venne composto dall'autore al culmine della propria esperienza e maturità artistica e rivela nella sua originalità tutto lo stile tipico del genio creativo beethoveniano. Tuttavia la prima versione del Singspiel, presentata il 20 novembre 1805 al Theater an der Wien con il titolo Fidelio, oder die eheliche Liebe (Op. 72), non incontrò il favore del pubblico tanto che Beethoven fu costretto a ritirare l'opera. Gran parte dell'insuccesso fu dovuto, quasi sicuramente, all'eccessiva lunghezza del lavoro (tre atti), ma buon gioco ebbe anche il momento storico molto travagliato per Vienna, che proprio in quei giorni era stata invasa dall'esercito napoleonico e un clima di generale paura dominava la città e i suoi abitanti (quasi tutti gli spettatori erano costituiti da militari francesi). Non si può, infatti, tacere sul peso anche politico del Fidelio, il cui tema della lotta contro la tirannia e dell'affermazione della libertà e della giustizia, estremamente caro a Beethoven al di là della contingenza storica, poteva trovare diretta giustificazione nella situazione in cui si trovava la città austriaca.

Nonostante le aspre critiche di chi accusava Beethoven di non sapere scrivere per le voci, di trattarle indistintamente come strumenti e di essere poco avvezzo al genere teatrale, egli arrangiò, avvalendosi di un libretto revisionato dall'amico Stephan von Breuning, una nuova versione in due soli atti del lavoro, ripresentata l'anno successivo (26 marzo 1806) con il titolo Leonore (Op. 72a), ma con non migliori esiti, tanto da costringerlo a ritirarlo nuovamente. Solo otto anni dopo (1814), dietro richiesta del Theater am Kärntnertor, Beethoven tornò ancora una volta su Fidelio avvalendosi della collaborazione del giovane Treitschke, che corresse il libretto migliorandolo dal punto di vista teatrale. La versione definitiva andò in scena in quello stesso anno il 23 maggio.

Il segno più evidente del lungo travaglio compositivo è costituito dalle quattro ouverture scritte da Beethoven per il Singspiel: due nel 1804, una nel 1805 e un'ultima (quella definitiva) nel 1814.

[modifica] Le ouverture di Fidelio

Beethoven sentiva la necessità di comporre un'appropriata ouverture per Fidelio, e ne compose complessivamente quattro versioni. La prima versione, composta per la Prima del 1805, è l'overture ora nota come Leonore No. 2 (Op. 72). Beethoven quindi partì da questa per poi creare la Leonore No. 3 (Op. 72a) per le rappresentazioni del 1806. Quest'ultima è considerata da molti come la migliore delle quattro ouverture, sia per l'intensità drammatica, sia per il grande respiro sinfonico, ma aveva il difetto di sovrastare la scena iniziale dell'opera e di prefigurarne il finale, anticipando lo squillo di tromba risolutivo (raffigurante l'arrivo di don Fernando). L'una e l'altra ebbero grande fortuna come pagine orchestrali a sé stanti, ma proprio per la loro grandezza furono giudicate inadatte a fare da premessa a un’opera le cui prime scene presentano un carattere di commedia borghese. Beethoven quindi decise di apporre ulteriori modifiche per una presunta rappresentazione del 1807 a Praga, che comunque non ebbe poi luogo: questa versione è oggi chiamata Leonore No. 1 (Op. 138). Nel 1814 Beethoven ne scrisse la versione definitiva (Op. 72b), molto più snella, che sembra adattarsi meglio per l'inizio dell'opera.

Le intenzioni finali di Beethoven sono generalmente rispettate oggi durante le rappresentazioni contemporanee. Gustav Mahler introdusse la pratica, comune fino alla metà del XX secolo, di suonare la Leonore No. 3 nel cambio di scena del secondo atto: alcuni direttori continuano tale usanza.

[modifica] Trama

Il soggetto è tratto da Léonore ou l'amour conjugal di Jean-Nicolas Bouilly, scritto a suo tempo per il musicista Pierre Gaveaux, e si basa su di un fatto realmente accaduto nella Francia del periodo del Terrore, di cui l'autore (all'epoca accusatore pubblico del tribunale rivoluzionario di Tours) parla anche nelle sue Mémoires.

[modifica] Atto I

L'azione si svolge in una prigione a qualche miglio fuori da Siviglia, nel XVII secolo.
Don Pizarro è il governatore della prigione in cui egli stesso ha fatto imprigionare ingiustamente il suo nemico personale Florestan. La moglie di questi, Leonore, vuole ritrovarlo e, travestitasi da uomo e preso il nome di Fidelio, ne intraprende le ricerche. Le informazioni raccolte la indirizzano proprio verso il carcere di don Pizarro. Qui, per scoprire se Florestan è tra i prigionieri, fa in modo di entrare nelle grazie di Rocco, il carceriere, e, involontariamente, entra anche in quelle di Marzelline, la figlia di lui, che se ne invaghisce sdegnando le attenzioni di Jaquino, il giovane portiere della prigione.

Nel frattempo una lettera informa don Pizarro dell'imminente arrivo del ministro di stato don Fernando e teme che questi possa scoprire l'arbitrio commesso con l'arresto illegale di Florestan, che don Fernando ben conosce. Dà ordine, dunque, a Rocco di uccidere il prigioniero ricevendone, però, un rifiuto. Costretto a dover commettere personalmente il delitto ottiene, però, che Rocco prepari la fossa. Fidelio assiste al colloquio e sospetta che il prigioniero di cui parla don Pizarro sia proprio Florestan. Per scoprirlo convince Rocco a far uscire in cortile tutti i prigionieri, ma Florestan non si trova tra questi e Fidelio, rassegnato, non può far altro che seguire Rocco nelle segrete per aiutarlo a scavare la fossa.

[modifica] Atto II

Florestan giace incatenato nel buio della segreta e si lamenta della perduta libertà. Entrano Rocco e Fidelio, che si era deciso a salvare comunque il prigioniero chiunque egli fosse. Non appena ne ode la voce invocare il nome "Leonore", però, riconosce subito in lui il marito. Quando don Pizarro arriva per ucciderlo, Fidelio lo affronta e gli rivela la sua identità, ma il governatore è ben deciso ad uccidere entrambi.

Uno squillar di tromba annunciante l'arrivo del ministro fa frettolosamente uscire don Pizarro dalle segrete, mentre Leonore e Florestan si abbracciano esultanti. Nella piazza del castello il ministro dà ordine che i prigionieri siano liberati e ascolta da Rocco il resoconto dei fatti. Leonore toglie personalmente le catene al marito e, mentre i crimini di don Pizarro vengono smascherati, si leva un coro in lode dell'eroina.

[modifica] Struttura dell'opera

Ouverture
Atto I Duetto Jetzt, Schätzchen, jetzt sind wir allein
Aria: O wär'ich schon mit dir vereint
Quartetto: Mir ist so wunderbar
Aria: Hat man nicht auch Gold beineben
Terzetto: Gut, Söhnchen, gut
Marcia (orchestrale)
Aria e Coro: Ha! Ha! Ha! Welch'ein Augenblick
Duetto: Jetzt, Alter, jetzt hat es Eile
Recitativo: Abscheulicher! Wo eilst du hin?
Aria finale: Komm, Hoffnung, lass' den letzten Stern
Coro: O welche Lust
Terzetto: Ach! Vater. Vater, eilt
Coro: Leb'wohl, du warmes Sonnenlicht
Atto II Introduzione: Gott! Welch Dunkel hier
Aria In des Lebens Frühlingstagen
Melologo e duetto: Wie kalt ist es in diesem unterirdischen Gewölbe!
Duetto: Nur hurtig fort, nur frisch gegraben
Terzetto: Euch werde Lohn in bessern Welten
Quartetto: Er sterbe!
Duetto: O namenlose Freude!
Cambio di scena

Coro: Heil! Heil! Heil sei dem Tag!
Aria: Des besten Königs Wink und Wille
Coro finale: Wer ein holdes Weib errungen

[modifica] Discografia

Fidelio Stemme · Kaufmann · Struckmann Fischesser · Harnisch · Strehl · Mattei Arnold Schoenberg Chorus Lucerne Festival Claudio Abbado Int. Release 13 Jun. 2011 2 CDs / Download Decca Jonas Kaufmann Sings a Monumental Work of the Tenor Repertoire


Per Leonore, la versione del 1805:

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