Tribunale rivoluzionario

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Veduta della Conciergerie, sull'Île de la Cité a Parigi. Qui ebbe sede il tribunale rivoluzionario.

Il Tribunale rivoluzionario (in francese "Tribunal révolutionnaire") era un tribunale speciale, istituito, nel 1793, a Parigi, dalla Convenzione Nazionale, durante la rivoluzione francese, per giudicare gli oppositori politici. Divenne, in breve, il più potente mezzo del Regime del Terrore (1793-1794), sentenziando la pena di morte per molte personalità illustri.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Le notizie del fallimento dell'esercito francese nel Belgio crearono rivolte popolari a Parigi e, il 10 marzo 1793,[1] su proposta di Georges Jacques Danton, la Convenzione decretò l'istituzione di un tribunale straordinario, per giudicare gli oppositori della rivoluzione, il cui nome ufficiale fu "Tribunale rivoluzionario".

Il tribunale rivoluzionario emise, nel periodo del Terrore, 5.342 sentenze, delle quali 2.727 capitali.[2]

Un altro tribunale rivoluzionario venne istituito a Nantes, nell'autunno del 1793, da Jean Baptiste Carrier, per giudicare i vandeani, catturati in seguito alle guerre di Vandea, ma venne sciolto, nel febbraio 1794, da Robespierre. Gli imputati, trattandosi di insorti, vennero tutti condannati a morte, e il numero di condanne eseguite si aggirò intorno ai diecimila.

Dopo il 9 termidoro anno II (27 luglio 1794), inizia la reazione termidoriana, con la nuova politica della Convenzione. Jacques Alexis Thuriot, tornato al vertice del Comitato di salute pubblica, nell'agosto 1794, fa nominare il suo amico Dobsen a capo del tribunale rivoluzionario, al posto di Dumas, che viene ghigliottinato.

Il tribunale rivoluzionario venne poi soppresso il 31 maggio 1795. Fra le sue sentenze di condanna più celebri si ricordano: Maria Antonietta, gli Hébertisti, i Dantonisti ed i Girondini.

Funzionamento[modifica | modifica wikitesto]

Era composto da una giuria, un procuratore pubblico e due sostituti, tutti nominati dalla Convenzione, e non si poteva ricorrere in appello. Con M.J.A. Herman come presidente e Fouquier-Tinville come procuratore pubblico, il tribunale inquisì i monarchici, i preti refrattari e tutti i protagonisti, tali o presunti, della controrivoluzione. Ma presto venne anche usato per fini personali, specialmente da Robespierre, che lo impiegò per la condanna dei suoi avversari politici. Gli eccessi del tribunale rivoluzionario aumentarono con l'aumento del controllo di Robespierre sul Comitato di salute pubblica e, il 10 giugno 1794, fu promulgata, su sua insistenza, la famosa Legge di Pratile, che proibì agli imputati di avere consulenti legali per la loro difesa e ha anche l'escussione di testimoni a discarico. Inoltre, l'unica pena possibile era la condanna a morte. Prima di questa legge, in tredici mesi, le condanne a morte erano state 1.220, nei quarantacinque giorni che passarono tra l'emanazione della legge e la caduta di Robespierre, furono 1.376, molte delle quali comminate a persone innocenti.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marco Fioravanti, L'età rivoluzionaria e napoleonica, in Dani-Di Simone-Diurni-Fioravanti-Semeraro, op. cit., pp. 76-77.
  2. ^ J. Tulard - J. F. Fayard - A. Fierro, Dizionario storico della Rivoluzione francese, Firenze, Ponte alle Grazie, 1989. p. 907.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandro Dani, Maria Rosa Di Simone, Giovanni Diurni, Marco Fioravanti, Martino Semeraro, Profilo di storia del diritto penale dal Medioevo alla Restaurazione, Giappichelli, Torino, 2012, ISBN 9788834829974

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]