Herbert von Karajan

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Herbert von Karajan, 1938

Herbert von Karajan, nome di battesimo Heribert Ritter Karajan, pronunciato ˈhɛɐbɛɐt ˈkaʁaˌjan (Salisburgo, 5 aprile 1908Anif, 16 luglio 1989), è stato un direttore d'orchestra austriaco.

È generalmente considerato come uno dei più grandi direttori d'orchestra di tutti i tempi, nonché fra i migliori direttori d'orchestra del dopoguerra, è ricordato come il direttore con il maggior numero di incisioni discografiche, in particolare con i Berliner Philharmoniker, che ha guidato per trentacinque anni lasciandoli nel 1989.

La sua adesione al partito nazista ne determina l'allontanamento forzato dalla scena musicale al termine della Seconda guerra mondiale; in seguito diventa direttore principale della Philharmonia Orchestra di Londra dal 1949 al 1960, e nel 1955 approda alla direzione dei Berliner Philharmoniker, ruolo che manterrà a vita, anche quando non gli sarà più possibile impugnare la bacchetta per via dell'artrite reumatoide.

Dal 1959 al 1964 ricopre il ruolo di direttore artistico all'Opera di Vienna; è ospite principale del Teatro La Scala di Milano fino al 1978, dell'Orchestra della RAI di Roma fino al 1967, e dal 1969 al 1971 diventa il direttore principale dell'Orchestre de Paris. Nel 1967 fonda il Festival Pasquale di Salisburgo. Perfezionismo estremo, capacità di ricerca e sperimentazione faranno di Karajan un interprete sempre all'avanguardia sia nei confronti del repertorio classico che di quello contemporaneo.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Genealogia

Herbert von Karajan apparteneva ad una famiglia alto-borghese salisburghese di origine greca. Il suo trisavolo, Georg Johannes Karajannis, nacque a Kozani, una città dell'allora Impero Ottomano (oggi si trova nella Macedonia greca) e nel 1767 partì per Vienna per poi stabilirsi a Chemnitz in Sassonia. Qui lui e suo fratello divennero due agiati e conosciuti commercianti di tessuti della Sassonia ed entrambi, il 1 giugno 1792, vennero premiati per i loro servigi con un titolo nobiliare da Federico Augusto I di Sassonia. Il nome Karajannis divenne così Karajan.[1]

[modifica] I primi anni

Herbert von Karajan nacque a Salisburgo come Heribert Ritter Karajan nel 1908. Il padre Ernst, medico di professione, era una figura di spicco della sanità salisburghese. Esercitava il ruolo di primario nel reparto di chirurgia generale di un ospedale del luogo ed era anche un buon clarinettista. Il giovane Karajan, che in origine avrebbe voluto fare l'ingegnere e si era persino iscritto al Politecnico a Vienna, dal 1916 al 1926 studiò al Mozarteum di Salisburgo, dove venne incoraggiato a studiare direzione d'orchestra.

Sulle orme del fratello Wolfgang, di due anni più grande, che in seguito diverrà organista (fonderà un ensemble strumentale facendosi anche apprezzare come raffinato costruttore di organi) Herbert intraprende lo studio del pianoforte a soli quattro anni e dopo un anno è già in grado di esibirsi in pubblico. A diciotto anni esordisce come pianista professionista, a ventuno inizia a sostenere le prime prove direttoriali.

Nel 1929 diresse Salomè nel Festspielhaus di Salisburgo e dal 1929 al 1934 ricoprì la carica di primo Maestro di cappella al teatro statale di Ulma (Germania).

Karajan mentre dirige un concerto ad Atene presso il Teatro di Erode Attico nel 1939

Nel 1933 fece il suo debutto come direttore al Festival di Salisburgo dirigendo le musiche per la "Scena della notte di Walpurg" nella produzione di Max Reinhardt del Faust. L'anno seguente diresse per la prima volta i Wiener Philharmoniker, sempre a Salisburgo. Il 1933 fu anche l'anno nel quale venne ufficialmente ratificato l'ingresso di Karajan nel partito nazionalsocialista, sebbene venne postdatato al 1935 quando egli presentò effettivamente domanda per entrarvi ('Aufnahmegruppe der 1933er, nachgereichte').

Dal 1934 al 1941 diresse concerti sinfonici ed operistici al teatro d'opera di Aachen.

Nel 1937 Karajan venne nominato il più giovane "Generalmusikdirektor" della Germania e fu direttore ospite a Bruxelles, Stoccolma, Amsterdam ed altre città.

Nel 1937 Karajan fece il suo debutto con i Berliner Philharmoniker e all'Opera di Stato di Berlino con Fidelio. Ottenne, però, un maggior successo con il Tristan und Isolde e venne apostrofato da un noto critico berlinese come "Das Wunder Karajan" ("Il miracolo Karajan" - 1938). Stipulò un contratto con la Deutsche Grammophon: la sua prima registrazione fu l'Ouverture del mozartiano Die Zauberflöte, realizzata con la Staatskapelle Berlin nel 1938.

[modifica] Adesione al partito nazista

Un argomento molto controverso fu l'adesione di Karajan al partito nazista. Secondo i difensori l'adesione era dettata da motivi di carriera più che ideologici. Fu però Adolf Hitler in persona ad arricchire il suo cognome con la particella nobiliare "von". I Berliner Philharmoniker naquero come una compagnia indipendente, gestita dagli stessi musicisti, coll'avvento del nazismo furono ben contenti di affidarsi anima e corpo al ministro Joseph Goebbels, dopo che la depressione degli anni 20 aveva mandato in rovina l’orchestra, costretta a ricorrere a pochi sussidi statali. In cambio di uno stipendio certo, accettarono di diventare uno strumento della propaganda nazista e lo fecero fino a un mese prima che i russi innalzassero la loro bandiera sul Reichstag: suonavano per tre giorni a ogni compleanno del Führer, si esibivano davanti alle adunate della gioventù hitleriana, andavano dovunque Goebbels li chiamasse. La contropartita era rappresentata dall’esenzione dal servizio militare e dalla possibilità di suonare strumenti preziosi, provenienti dalle migliori collezioni d’Europa. L’unico privilegio che mantennero fu quello di poter designare il loro direttore, Wilhelm Furtwängler, un uomo che ai nazisti non piaceva molto e che avrebbe presto incontrato sulla sua strada un giovane ambizioso e più disposto ai compromessi: Herbert von Karajan. Karajan aderisce al partito nazista l'8 aprile del 1933 a Salisburgo, dove era nato, diventandone il membro nr 1.607.525, quando però ancora il partito nazista era proibito dal governo austriaco. Per questo nel 1939 in seguito alla verifica effettuata dall'ufficio generale del partito nazista, che ne dichiarò l'invalidità, la sua iscrizione venne retroattivamente spostata ad Ulm al primo maggio 1933 (nr 3.430.914.). I suoi difensori affermano che lo fece per non compromettere la carriera, i detrattori citano gli esempi di Bruno Walter, Arturo Toscanini ed Erich Kleiber, i quali lasciarono l’Europa all’avvento di nazismo e fascismo. Difficile credere che lo fece solo per la carriera, visto l'impegno profuso. Per celebrare l’invasione tedesca dell’Austria compose l’Anschluss Sonate e accettò di dirigere nelle capitali europee occupate per celebrare il trionfo militare con un bel concerto, cosa che Furtwängler aveva sempre rifiutato di fare (quando i Berliner suonavano davanti a Hitler, Furtwängler teneva la bacchetta nella mano destra in modo da avere una scusa per rinunciare al saluto nazista). Karajan era il direttore più amato, anche perché fisicamente era molto vicino all’ideale ariano; il partito nazista vide in lui l’uomo giusto per indebolire il mito di Furtwängler e l’occasione venne il 22 ottobre del 1938. Dopo una esecuzione del Tristano e Isotta di Wagner, un critico berlinese parlò di «Das Wunder Karajan», il «miracolo Karajan», aggiungendo perfido: «Il nostro cinquantenne dovrebbe invidiare questa esecuzione». Il cinquantenne era Furtwängler, il quale capì forse per la prima volta quali fossero le mire di quel ragazzo pieno di talento: voleva il suo posto, e i nazisti erano pronti ad offrirglielo (in vita Karajan affermava ipocritamente invece di essere stato scelto come suo delfino da Furtwängler stesso). Incredibilmente, non fu Karajan a subire più di tanto ostracismi dopo la guerra per il suo passato nazista. L’uomo ad essere processato dagli alleati fu invece Furtwängler, accusato di essere rimasto in Germania e di avere diretto i Berliner davanti a esponenti del partito. Fu prosciolto, ma la ferita aperta da quel processo non si rimarginò mai più. Karajan se la cavò meglio, forse anche grazie al matrimonio, nel 1942, con Anita Guetermann, una donna di discendenza ebraica dalla quale divorziò nel 1958. Il sindaco di Tel Aviv, Shlomo Lahat disse di aver saputo da Rubinstein, Stern e da altri grandi musicisti ebrei che Karajan durante il nazismo, benché non fosse sollecitato dalla Gestapo, denunciò gli orchestrali ebrei che militavano nei Berliner. Il giorno dopo, prelevati dai camion, furono deportati ad Auschwitz. Il sindaco disse che l'atto di Karajan era troppo grave per il perdono. Lo stato di Israele arrivò a negargli l'ingresso per tutta la sua vita. Molti musicisti ebrei, come i violinisti Itzhak Perlman ed il già citato Isaac Stern, hanno sempre rifiutato di suonare in concerti diretti da Karajan, che riuscì tuttavia a liberarsi del suo passato agli occhi del grande pubblico. Ma non a quelli dei suoi domestici. In cucina teneva appese foto degli affamati del Biafra e ripeteva sempre a cuochi e camerieri: «Senza di me, sareste come loro». Furtwängler aveva invece salvato molti ebrei (compresi alcuni musicisti dell’orchestra ed il compositore Arnold Schönberg) e anche senza prendere mai posizioni aperte contro il regime, lo avversò chiaramente. Fu tale il suo coinvolgimento nel nazismo (addirittura fino a comandare plotoni d'esecuzione), che l’interdizione alla fine della guerra, che lo trovò a Vienna, dove viveva nascosto, sotto falso nome per paura della rappresaglia sovietica, fu molto più severa che per la Schwarzkopf e il suo processo di denazificazione durò molto di più. Fu solo grazie all’interessamento di Walter Legge, futuro marito della Schwarzkopf, che Karajan riuscì a riprendere a dirigere (e per la sua prima incisione discografica, con la EMI di Legge, appunto, dovette usare un nome falso). Fu in questo periodo che nacque la profonda amicizia e il sodalizio artistico tra la Schwarzkopf e Karajan, pronubo Legge, che portò a risultati artistici eccezionali e si ruppe agli inizi degli anni ’60, per i capricci del direttore-divo (che cambiò anche etichetta discografica).[2] Nel dopoguerra fu esiliato nella Trieste occupata dalle forze alleate, dapprima nelle carceri del Coroneo poi ospite di Edda Illy, e a Trieste diresse l'orchestra del Teatro Verdi siglandone il suo momento più glorioso, ancora oggi ricordato dagli anziani musicisti ancora in vita. Rientrato a Salisburgo fu messo per mesi simbolicamente a spazzare le strade, come punizione.

[modifica] Gli anni successivi alla guerra

Bisogna aspettare il 1946 per vedere Karajan salire sul podio del direttore per il suo primo concerto dalla fine della guerra a Vienna con i Wiener Philharmoniker, ma dovette successivamente subire, da parte delle autorità d'occupazione russe, il divieto di prender parte ad altri pubblici concerti in qualità di direttore a causa della sua passata appartenenza al partito nazista. Nell'estate dello stesso anno partecipò anonimamente al Festival di Salisburgo curando la concertazione di una rappresentazione de Le nozze di Figaro. L'anno successivo ottenne il permesso di riprendere la sua attività di direttore. In questo periodo scrisse alcune opere di musica da camera.

Nel 1948 Karajan divenne direttore artistico della Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna e diresse anche al Teatro alla Scala di Milano. Tuttavia la sua attività principale in questo periodo furono le sessioni di registrazione a Londra con la neonata Philharmonia Orchestra, l'orchestra fondata da Walter Legge.

Nel 1951 e nel 1952 incise il terzo atto de Die Walkure per la Columbia, e diresse al Festspielhaus di Bayreuth I maestri cantori di Norimberga, L'oro del Reno, Siegfried, e Tristano e Isotta; al termine dell'ultima rappresentazione di quest'ultima, litigò furiosamente con l'allora direttore artistico del teatro Wieland Wagner, a causa della regia dell'opera, curata da Wieland stesso. Da allora in poi Karajan non mise mai più piede a Bayreuth.

Nel 1955, venne nominato direttore musicale a vita dei Berliner Philharmoniker come successore di Wilhelm Furtwängler e dal 1957 al 1964 assunse anche l'incarico di direttore artistico dell'Opera di Stato di Vienna. Collaborò strettamente con i Wiener Philharmoniker ed il Festival di Salisburgo, di cui divenne direttore artistico nel 1959; particolarmente importante fu l'incarico che ricevette nel 1960 di dirigere lo spettacolo inaugurale della nuova sede del Festival, la Grosses Festspielehaus; in quell'occasione diresse il Gloria della Messa K 427 di Mozart, e Der Rosenkavalier di Richard Strauss. Nel 1967 diede vita anche al Festival di Pasqua, sempre a Salisburgo, in cui per la prima volta i Berliner suonavano in un teatro, accompagnando cantanti direttamente sulla scena; la direzione artistica sarebbe rimasta responsabilità del direttore artistico dei Berliner Philharmoniker anche dopo la sua reggenza. Il rapporto con i filarmonici berlinesi degenerò quando egli impose l'assunzione della clarinettista Sabine Meyer al fianco di Karl Leister contro il voto orchestrale che severamente non ammetteva donne tra i membri. Il fatto che Karajan stesse pian piano sostituendo la filarmonica tedesca con quella viennese (ma in realtà le pessime condizioni di salute divennero un alibi) provocò la rescissione in tronco del contratto di Karajan nel 1987, e per questo, egli ebbe anche un infarto. Ma i berlinesi attesero la morte del maestro per nominare il nuovo direttore. Nonostante ciò, Karajan continuò a esibirsi, dirigere ed incidere prolificamente fino a tutto il 1988. È scomparso il 16 luglio 1989; nell'inverno di quello stesso anno aveva iniziato a curare una nuova produzione per la Staatsoper di Vienna dell'opera "Un ballo in maschera" di Giuseppe Verdi, che tuttavia non riuscirà a dirigere. Da molti anni soffriva di artrite reumatoide. È sepolto nel piccolo cimitero di Anif presso Salisburgo. Il suo necrologio su The New York Times lo descrive così:

(EN)
« probably the world's best-known conductor and one of the most powerful figures in classical music  »
(IT)
« probabilmente il più famoso direttore d'orchestra del mondo e una delle figure più influenti nella musica classica  »

[modifica] Musica

[modifica] Opere e stile

[modifica] Il "suono di Karajan"

I critici e gli appassionati sono generalmente concordi nell'affermare che Karajan avesse il dono di saper estrarre un suono magnifico dall'orchestra. I commenti invece discordano sul come questo suono di Karajan fu applicato dal maestro. Il critico americano Harvey Sachs così commenta l'approccio di Karajan[4]:

Karajan mentre dirige un concerto a Madrid nel 1940
« Karajan sembra aver adottato un suono per tutte le stagioni, raffinatissimo, modellato, di calcolata voluttuosità, che potesse essere applicato, con piccole appropriate modifiche, da Bach a Puccini, da Mozart a Mahler, da Beethoven a Wagner, da Schumann a Stravinsky... Molte delle sue esecuzioni hanno una sorta di qualità artificiale, prefabbricata, che altri come Toscanini, Furtwängler non hanno mai avuto... Molte delle registrazioni di Karajan sono esageratamente "lucidate", una sorta di controparte sonora ai film ed alla fotografie di Leni Riefenstahl»
(Harvey Sachs[5] )

Questo stile caratteristico colpì molti ascoltatori spingendoli però a gradire in modo diverso musiche di epoche differenti. Tra le numerosissime registrazioni di von Karajan quelle che generalmente suscitano maggiore ammirazione sono quelle del repertorio romantico, come le registrazioni delle sinfonie di Beethoven del 1962. Molto più controverse le sue esecuzioni operistiche, dove tuttavia non mancano eccezioni, o le sue interpretazioni barocche o del periodo classico.

Due recensioni rappresentative di questo vengono dalla diffusissima guida edita da Penguin Books:

  • Parlando di una registrazione del Tristano e Isotta di Wagner, un classico del periodo romantico, gli autori scrivono che "Quella di Karajan è una esecuzione sensuale di uno dei capolavori di Wagner, carezzevolmente splendida e suonata superbamente dalla Filarmonica di Berlino... una eccellente prima scelta".
  • A proposito della registrazione delle sinfonie parigine di Haydn gli stessi autori scrivono: "Haydn stile big-band... Non c'è bisogno di dire che la qualità dell'esecuzione orchestrale è superba, ma ci sono dei passaggi così bandistici da far pensare più alla Berlino imperiale che a Parigi... I minuetti sono indubbiamente molto lenti... Queste interpretazioni sono troppo prive di fascino e di grazia per poterle raccomandare di cuore".[6]

[modifica] Le sinfonie di Beethoven

Le registrazioni delle sinfonie di Ludwig van Beethoven dirette da Karajan sono state una sorta di termometro dell'attività e della maturazione artistica del Nostro.

La prima integrale risale al 1952-1957, incise per la Emi con la Philharmonia Orchestra; esse sono caratterizzate da una propensione per l'aspetto ritmico e nervoso di ognuna delle sinfonie, con il culmine dell'integrale posto non nell'ultima sinfonia, ma nella 7ª, in cui il ritmo è evidentemente l'elemento principale di tutta la sinfonia. La cifra interpretativa di questa prima integrale Beethoveniana si può individuare nella baldanza ritmica e coloristica di un giovane direttore.

Ma la vera maturità la si trova chiara dell'integrale incisa per la Deutsche Grammophon, a capo dei Berliner Philharmoniker nel 1962; esse sono tuttora considerate un punto di riferimento per qualunque esecuzione, anche successiva.

Nel 1972 il Consiglio d'Europa scelse l'introduzione strumentale dell'inno alla gioia di Beethoven come inno ufficiale dell'Unione Europea: l'interpretazione ufficiale fu affidata a Karajan che ne scrisse tre arrangiamenti: uno per pianoforte, uno per strumenti a fiato e uno per orchestra sinfonica.

[modifica] Musica contemporanea

Nel campo della musica contemporanea, a Karajan fu rimproverato di aver diretto e registrato perlopiù musica precedente al 1945 (Gustav Mahler, Arnold Schoenberg, Alban Berg, Anton Webern, Béla Bartók, Jean Sibelius, Pietro Mascagni, Richard Strauss, Giacomo Puccini, Arthur Honegger, Sergei Prokofiev, Claude Debussy, Paul Hindemith, Carl Nielsen ed Igor Stravinsky), ma registrò la Decima Sinfonia di Dmitri Shostakovich (1953) due volte, la prima viennese del 1960, anche documentata su disco, de Assassinio nella cattedrale di Ildebrando Pizzetti (1958), e diresse la prima di "De temporum fine comoedia" di Carl Orff nel 1973.

[modifica] Comportamento professionale

Alcuni critici, fra cui Norman Lebrecht, accusarono Karajan di aver iniziato una spirale inflazionistica per quanto riguarda i compensi dei teatri[7][8]: alla direzione di orchestre sovvenzionate dall'ente pubblico (Wiener Philharmoniker, Berliner Philharmoniker, Festival di Salisburgo), è accusato di aver pagato eccessivamente gli artisti ospiti ed il suo onorario: Karajan alzò il prezzo molto al di sopra di quelli normalmente praticati dagli altri direttori[9]. Un lato discutibile di tutte le sue incisioni discografiche, salvo minime eccezioni da contarsi sulle dita di una mano, è il mancato rispetto dei "ritornelli", cioè di quelle parti del brano che il compositore vuole siano ripetute, escludendo ovviamente i ritornelli degli scherzi e dei minuetti delle sinfonie, necessari perché altrimenti il brano sarebbe troppo corto. Questo strano modo di agire, ben documentabile dagli ascolti discografici, è perlomeno strano in un direttore che più volte affermò di voler rispettare fedelmente le volontà del compositore. Bisogna però considerare che l'assenza dei ritornelli nelle registrazioni permetteva un accorciamento dei brani e un migliore adattamento alla durata del disco in vinile.

[modifica] Karajan e il compact disc

Karajan giocò un ruolo importante nello sviluppo della tecnologia per la registrazione e la riproduzione audio in digitale (circa 1980). Egli fu il campione di questa nuova tecnologia, vi riversò tutto il suo prestigio e fu presente alla prima conferenza stampa che annunciava il nuovo formato. I primi prototipi di CD avevano una capacità di circa 60 minuti, ma una leggenda metropolitana vuole che siano stati portati a 74 minuti per adattarvi la Nona sinfonia di Beethoven diretta dal maestro[10].

[modifica] Karajan e Kubrick

La registrazione per l'etichetta DG di Sul bel Danubio blu di Johann Strauss fu usata dal regista Stanley Kubrick per una famosa sequenza del film 2001: Odissea nello spazio, qui Kubrick sincronizzò le sequenze visive con la musica preregistrata: l'opposto delle normali procedure di sonorizzazione. L'effetto prodotto da questo singolare accostamento fu che il grande pubblico cominciò ad associare questo tipo di musica con le stazioni spaziali (come si vede nel film) più che con la danza, il valzer, che era nell'intenzione del compositore. Inoltre, Kubrick usò, per le sequenze iniziale e finale del film, una registrazione di Così parlò Zarathustra di Richard Strauss fatta da Karajan con i Wiener Philharmoniker, DECCA 1959, in merito alla quale, per motivi di diritti, nessuna segnalazione in titoli di coda venne inserita dalla postproduzione del film, dando al brano di Strauss una notorietà che non aveva mai avuto[11]. Alcuni anni dopo, sempre Kubrick usò ancora una registrazione di Karajan, questa volta la "Musica per archi, percussione e celesta" di Béla Bartók in Shining. In ogni caso c'è da notare che, contrariamente a quanto credono molti, a causa probabilmente sia della preferenza di Kubrick per le esecuzioni di Karajan, sia per la notorietà del maestro, l'estratto dalla nona sinfonia utilizzato nel film Arancia meccanica non è di Karajan, ma di Ferenc Fricsay.

[modifica] Concerti e Discografia

Per i dati riguardanti i concerti dal vivo realizzati da Karajan e la sua discografia completa è possibile consultare l'Archivio del Karajan Centrum (con scelta della lingua Tedesca o Inglese)

[modifica] Riconoscimenti

Grande ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— 17 maggio 1960. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.[12]

[modifica] Note

  1. ^ Herbert Von Karajan-Karajan Family
  2. ^ Misha Aster: L’orchestra del Reich
  3. ^ John Rockwell. «Herbert von Karajan Is Dead; Musical Perfectionist was 81». The New York Times, 17 luglio 1989, pp. A1.
  4. ^ Sachs tendeva comunque ad esprimersi a discredito di Karajan, anche dall'alto della sua fama di esperto toscaniniano, lodando il Parmense a scapito appunto del salisburghese, specie in relazione al fatto che Karajan è sempre stato considerato il più grande direttore d'orchestra mai esistito, sia per capacità che per ampiezza del repertorio affrontato.
  5. ^ (EN) Harvey Sachs, Reflections on Toscanini , Robson, 1992, p. 5. ISBN 9780860518044
  6. ^ (EN) Edward Greenfield, Robert Layton, Ivan March, The Penguin guide to compact discs, cassettes, and LPs, Penguin Books, 1986, p. 425. ISBN 9780140467543
  7. ^ Norman Lebrecht, op. cit., p. 98-129
  8. ^ Norman Lebrecht, op. cit.
  9. ^ Who Killed Classical Music by Norman Lebrecht - R A I N T A X I o n l i n e
  10. ^ http://www.snopes.com/music/media/cdlength.htm
  11. ^ Alessandro Zignani, op. cit., p. 19
  12. ^ Pagina sul Sito Ufficiale del Quirinale

[modifica] Bibliografia

  • Richard Osborne, Conversazioni con Herbert von Karajan, 1990, Ugo Guanda Editore, Parma (titolo originale: Conversations with Herbert von Karajan)
  • Karajan ovvero l'estasi controllata, omaggio critico di testimoni contemporanei a cura di Peter Csobády, 1988, A.Vallardi (titolo originale: Karajan oder die kontrollierte Ekstase)
  • Herbert von Karajan, La mia vita. Raccontata a Franz Endler, 1994, Editoriale Pantheon, Roma (titolo originale: Mein Lebensbericht. Aufzeichnet von Franz Endler)
  • Giuseppe Pugliese, Herbert von Karajan. Gli anni alla Scala, Edizioni del Teatro alla Scala
  • Alessandro Zignani, Herbert von Karajan. Il musico perpetuo, coll. Grandi Direttori 2, 2008, Zecchini Editore, pagg. 240 con discografia consigliata
In lingua inglese
  • (EN) Richard Osborne, Herbert von Karajan: a life in music, 2000, Northeastern University Press
  • (EN) Annemarie Kleinert, Music at its Best: The Berlin Philharmonic. From Karajan to Rattle, Norderstedt, BoD, 2009. ISBN 9783837063615
  • (EN) Robert Layton; Greenfield, Edward; March, Ivan, Penguin Guide to Compact Discs, London; New York, Penguin Books, 1996. ISBN 0140513671
  • (EN) Norman Lebrecht, The Maestro Myth: Great Conductors in Pursuit of Power, New York, Citadel Press, 2001.
  • (EN) Norman Lebrecht, The Life and Death of Classical Music, New York, Anchor Books,, 2007.
  • (EN) Bruno Monsaingeon, Sviatoslav Richter: Notebooks and Conversations, Princeton University Press, 2001. ISBN 0571205534
In lingua tedesca
  • (DE) Wolfgang Stresemann, "Ein seltsamer Mann..." Erinnerungen an Herbert von Karajan, 1991, Verlag Ullstein GmbH, Frankfurt/M., Berlin
  • (DE) Klaus Lang, Herbert von Karajan. Der philharmonische Alleinherrscher, 1992, M&T Verlag AG, Zürich/St. Gallen
  • (DE) Werner Thärichen, Pauken Schläge. Furtwängler oder Karajan?, M&/ Verlag

[modifica] Documentari

  • Impressions of Herbert von Karajan. A documentary on the Maestro at 70, directed by Vojtech Jasny, Unitel
  • Karajan in Salzburg, a film by Susan Fraemke Peter Gelb Deborah Dickson, VHS, Deutsche Grammophon Video, 1988
  • Herbert von Karajan 1908-1989. A portrait, a film by Gernot Friedel, DVD, ArtHaus-Musik, 1999
  • Karajan - Beauty as I see it, a film by Robert Dornhelm, DVD, Deutsche Grammophon Video, 2008

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