La Valchiria

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La Valchiria
Schott's 1899 Walkure title.jpg
manifesto de La Valchiria a opera della casa editrice Schott (1899)
Titolo originale Die Walküre
Lingua originale tedesco
Musica Richard Wagner

(spartito online)

Libretto Richard Wagner

(libretto online)

Atti tre
Epoca di composizione 1854-1856
Prima rappr. 26 giugno 1870
Teatro Monaco di Baviera, Teatro Nazionale
Prima rappr. italiana 15 aprile 1883
Teatro Venezia, Teatro La Fenice
Personaggi
  • Siegmund (tenore)
  • Hunding (basso)
  • Wotan (basso-baritono)
  • Sieglinde (soprano)
  • Fricka (mezzosoprano)
  • Brünnhilde, valchiria (soprano)
  • Gerhilde, valchiria (soprano)
  • Helmvige, valchiria (soprano)
  • Ortlinde, valchiria (soprano)
  • Waltraute, valchiria (mezzosoprano)
  • Rossweisse, valchiria (mezzosoprano)
  • Seigrune, valchiria (contralto)
  • Grimgerde, valchiria (mezzosoprano)
  • Schwertleite, valchiria (mezzosoprano)

La Valchiria (Die Walküre/La Walchiria) è il secondo dei quattro drammi musicali che costituiscono - insieme a L'oro del Reno, Sigfrido e Il crepuscolo degli dei - la Tetralogia L'anello del Nibelungo, di Richard Wagner.

Fu rappresentata per la prima volta singolarmente il 26 giugno 1870 a Monaco di Baviera per volontà di re Ludwig II di Baviera e contro le intenzioni dell'autore diretta da Franz Wüllner. Andò in scena all'interno dell'intera Tetralogia per la prima volta il 14 agosto 1876 al teatro di Bayreuth con Johanna Wagner (Schwertleite), Lilli Lehmann (Helmwige) e Hans Richter (direttore d'orchestra).

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La trama della vicenda segue da quella dell'Oro del Reno.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Rinunciando all’amore, il nibelungo Alberich si è impossessato dell’oro del Reno forgiando con esso un terribile anello: chiunque lo possieda diventa il padrone del mondo. Wotan (il padre degli Dei) se ne impossessa a sua volta per pagare ai due giganti la costruzione del Walhalla. A quell’epoca, infatti, Wotan accarezzava ancora ambiziosi sogni di potenza. L’anello si trova quindi nelle mani del gigante Fafner che - dopo avere ucciso il fratello - lo custodisce gelosamente in una caverna. Consapevole del pericolo che gli Dei correrebbero se il malvagio Alberich tornasse in possesso dell’anello - ma prigioniero del patto che ha stretto coi giganti - Wotan si è mescolato tra gli uomini sotto le spoglie di un viandante e ha generato la stirpe dei Walsi, tra cui i figli mortali Siegmund e Sieglinde. In essi, egli identifica gli “uomini liberi” in grado di rigettare l’anello nel Reno e riportare l’amore nel mondo. Siegmund non sa chi sia veramente suo padre ed è cresciuto con lui nella selva. Sieglinde è stata rapita ancora bambina e costretta a sposarsi col capo di una stirpe nemica: Hunding.

Atto Primo[modifica | modifica wikitesto]

Siegmund, Sieglinde e Hunding, illustrazione di Arthur Rackham

Scena 1. L’interno di una capanna nel bosco. Un focolare acceso. Un grande albero al centro della stanza. Un fuggiasco che arriva di notte, una donna che lo accoglie. La sensazione confusa di essersi già conosciuti. L’arrivo del nemico, il ricordo di una spada che il padre aveva promesso nel momento del bisogno. La coscienza di se stessi rivelata nella passione.

Tutto questo, a grandi linee, costituisce il primo atto della Valchiria. Il preludio strumentale descrive la corsa disperata di Siegmund nella selva, col tema di Donner che evoca la tempesta come nell'Oro del Reno. Il ragazzo, ferito e senz’armi, trova casualmente riparo nella capanna. È il tema dei Walsi a risuonare nel violoncello, mentre Sieglinde accoglie lo sconosciuto alla porta. I due fratelli non si riconoscono ma tra loro nasce subito un profondo e misterioso affetto.

Scena 2. Hunding rientra a casa e, trovando lo straniero, lo invita a narrare la sua vita. Siegmund si perde nel lungo racconto che occupa la parte centrale del primo atto: si presenta col nome di Wehwalt (dolore), narra le sue peregrinazioni col padre Wolfe (lupo), le guerre combattute nella sofferenza e la perdita del padre avvenuta in circostanze misteriose (qui l’orchestra annuncia il tema del Walhalla, indicando il luogo dove Wotan è tornato). Alla fine del racconto, Hunding riconosce in lui il suo nemico, il “figlio del lupo” che stava cercando. I doveri d’ospitalità lo inducono a dargli riparo per la notte ma il giorno dopo lo sfiderà in un duello alla morte. Dopo aver spento il fuoco si ritira a letto trascinando Sieglinde con sé.

Scena 3. Siegmund solo, davanti alle braci del focolare. Sdraiato sotto l’albero, l’eroe si ricorda le parole del padre, quando gli promise una spada nel momento del massimo pericolo:

“Walse! Walse!”, grida su note lungamente tenute, “dov’è la tua spada, la forte spada che io possa brandire nella tempesta?!”

All’improvviso la brace si ravviva come per incanto e una lingua di fuoco colpisce un punto preciso dell'albero.

Scena 4. Sieglinde, addormentato il marito con un sonnifero, rivela a Siegmund il segreto: c’è una spada immersa nell’albero! Un misterioso viandante l’aveva infissa il giorno delle sue nozze con Hunding e molti guerrieri tentarono invano di estrarla.

“Oh se trovassi l’amico da terra straniera, quel che ho sofferto nella mia ignominia sarebbe allora espiato!"

“Ti tiene l’amico, destinato all’arma e alla donna! In te ritrovo ciò mi manca!...”

Nel montare dell’esaltazione i due ragazzi si riconoscono l'uno nell'altro. Un colpo di vento spalanca la porta: è il vento della primavera che soffia nella foresta.

“La bufera d’inverno viene meno alla Luna, dal suo sangue sbocciano i fiori, la sorella liberò lo sposo fratello, costringendo il mondo con la grazia di tenere armi…”

Questo brano musicale segna un regresso nella rivoluzione stilistica di Wagner, che sembra tornare alle melodie dell’opera lirica convenzionale. In compenso, la sensualità della situazione e l’amore incestuoso tra i due fratelli (dotato di una carica erotica superiore a quella che unirà Sigfrido e Brunilde) segna una rivoluzione nella concezione borghese dell'Ottocento.

“Ciò che io sono crebbe dentro di me, la trama delle tue vene s’intesse alle tempie. Tu offri la mia immagine come la voce che udivo da bambina..."

“Tu sei l’immagine che nascondevo in me!”

D’un tratto Sieglinde ribattezza l’amato col nuovo nome: Siegmund (vittoria). A quel nome l’eroe balza in piedi impugnando l’elsa della spada e sotto lo sguardo esaltato di Sieglinde la estrae con forza dal tronco di quercia.

“Lontano da qui ora seguimi, nella ridente dimora della primavera. Là ti protegge Nothung, la spada che si abbandona al tuo amore."

“Io sono Sieglinde, la tua sorella! Fiorisca così il sangue dei Walsi!”

Abbracciandosi con impeto, i due amanti fuggono nella notte.

Atto secondo[modifica | modifica wikitesto]

Scena 1. Il preludio costituisce una potente pagina musicale. I temi della spada e della fuga irrompono fortissimi sovrastati dal celebre tema della Cavalcata delle Valchirie. Sulla cima di una montagna, Wotan incita Brunnhilde a proteggere Siegmund nel duello. Brunnhilde è la su che mi chiamò a vendetta…”

È chiaro il motivo della polemica. Fricka chiede spiegazioni al marito, lui stesso custode delle Sacre Rune, le leggi su cui si fonda l’esistenza del mondo. Wotan si appella all’amore:

“Li congiunse la primavera. Dovrei punire la forza dell’amore?”

Ma Fricka lo assale con una serie di rimproveri e gelosie, accusandolo di spezzare vincoli che non possono essere spezzati. Le nozze di Hunding sono state tradite, Fricka stessa è stata tradita generando una coppia di mortali incestuosi. Niente è possibile contro la legge dell’ordine e delle convenzioni sociali. Wotan ribatte con una delle frasi più significative tra quelle scritte da Wagner:

“Solo la tradizione riesci a comprendere, ma il mio pensiero mira a tutto ciò che ancora non è avvenuto.”

L'idea è la seguente: necessita un uomo libero dalla legge per compiere l'azione necessaria. Ma questa è pura utopia. Non fu forse Wotan ad allevare Siegmund? Non fu forse lui a guidarlo di nascosto fino alla spada? La spada magica, dunque, gli venga tolta.

“La spada?!” grida Wotan con terrore. Mentre il tema dell’angoscia comincia a serpeggiare nell’orchestra, Wotan si ritrova succube di se stesso. Sprofondato nel silenzio non può che subire le ragioni di Fricka, che gli mostra le Sacre Rune incise sulla sua lancia.

“Derisi dagli uomini noi Dei saremmo perduti e Siegmund toccò a me quale schiavo! Ricevo da te il giuramento?”

Wotan giura a malincuore.

Scena 3. Mentre Fricka si allontana, Brunnhilde è vicina al padre. Inizia una nuova lunghissima scena, durante la quale Wotan si confida alla figlia parlando a se stesso. Cantando a mezza voce, come ad evocare l’angoscia infinita di un’anima, ha luogo il racconto degli eventi passati, ossia l'antefatto della Valchiria. È il nulla cosmico che si fa tragica realtà, è il desiderio della fine che irrompe nel travaglio interiore di Wotan.
“Desiderare la fine e compierla noi stessi”, è ciò che Wagner scrisse in una lettera del 1854, pochi mesi prima di aver letto Il mondo come volontà e rappresentazione di Arthur Schopenhauer. In esso, il musicista trovò la conferma della sua stessa concezione drammatica.

“A Fafner dovrei sottrarre l’anello ma con chi strinsi il patto non devo incontrarmi. Come posso creare il libero? Come posso creare l’altro che non fosse più me? Con disgusto ritrovo solo me stesso!... Quel che amo devo abbandonare! Crolli quel che ho costruito! Rinuncio alla mia opera! Solo una cosa bramo ancora: la fine, la fine!”

Al colmo dell’angoscia benedice il figlio del suo nemico:

“Il tenebroso nemico dell’amore ha generato il frutto dell’odio, mentre io che ho creduto nell’amore non riesco a creare la libertà. Che tu sia benedetto, figlio del Nibelungo!”, e rivolto alla sconvolta Brunnhilde le ordina di uccidere Siegmund.

“Chi sempre m’insegnasti ad amare, mai la tua ambigua parola mi muoverà contro di lui!”

Ma Wotan la afferra per un braccio e la costringe all’ordine, prima di allontanarsi in preda alla disperazione.

Scena 4. Spinti dal tema della fuga, totalmente in balìa degli eventi, Siegmund e Sieglinde corrono incontro alla morte. Ciò che non può essere ammesso ha mutato la gioia in terrore e Sieglinde è colta da tremendi presagi. Siegmund cerca di calmarla ma la donna si sente colpevole, immagina l’arrivo di Hunding e le zanne dei suoi cani che le dilaniano le carni. Sviene in preda al delirio.

Scena 5. Sulle note ripetute del motivo del destino, l’ombra di Brunilde si allunga a poco a poco verso il centro della scena.

La valchiria Brunilde. Illustrazione di Arthur Rackham.

"Siegmund!" chiama imperiosamente. “La mia vista è concessa solo ai consacrati alla morte.”

A questo punto la situazione si rovescia di nuovo. Le nove valchirie hanno il compito di raccogliere gli eroi morti per portarli al Walhalla e Siegmund dovrebbe dunque seguirla. Ma Sieglinde non potrebbe sopravvivere senza di lui e il fratello si rifiuta di abbandonarla a se stessa.

“Affidala a me!", lo implora Brunilde. “Chi ti diede la spada ha decretato oggi la tua fine!”

“Se questa spada non vale più contro il nemico, che valga allora contro l’amico!” e la punta su Sieglinde con l’intenzione di volgerla poi verso di sé. Brunilde si lascia trasportare dall'emozione:

“Fermati, pazzo! Ascolta la mia parola!…Cambio le sorti della battaglia! Fedele ti proteggerà la valchiria! A te donerò la vittoria!"

Scena 6. Lampi e tuoni oscurano il cielo.

“Wehwalt! Wehwalt!” chiama Hunding soffiando nel corno. Al richiamo risponde Siegmund, che lo raggiunge sul campo di battaglia. Le spade si incrociano. Con la sua scintillante armatura, Brunilde si libra sopra Hunding e copre Siegmund col suo scudo. Ma il tema della cavalcata si spezzà a metà sotto la voce di Wotan:

“Via dalla lancia! In pezzi la spada!”

Apparso in una nube di luce, Wotan spezza con la sua lancia la spada del figlio. Hunding allora colpisce mortalmente Sigmund, Brunilde invece fugge atterrita portando Sieglinde con sé. Prima di lanciarsi al suo inseguimento, Wotan sancisce l'esito del giuramento:

“Vattene, schiavo. Annuncia a Fricka che ho vendicato ciò che la oltraggiava”.

Al gesto di disprezzo ch’egli fa con la mano, Hunding cade morto al suolo.

Atto terzo[modifica | modifica wikitesto]

Scena 1. L’inizio del terzo atto presenta il tema della cavalcata in tutta la sua ampiezza. Le nove valchirie si danno convegno sui loro cavalli alati, ridendo allegramente e chiamandosi continuamente tra loro. Del tutto soggiogate alla volontà paterna, mutano le loro risa in spavento quando vedono Brunilde accorrere precipitosamente portando una donna con sé. Sieglinde implora a gran voce di essere uccisa:

“Chi ti ordinò, fanciulla, di sottrarmi allo scontro? Avrei ricevuto il medesimo colpo di Siegmund! Strappata da lui, immergimi la lama nel petto!”

“Vivi, o donna, lo vuol l’amore! Salva colui che tu porti nel grembo!...”

Dopo i primi attimi di titubanza, le valchirie consigliano la fuga nella foresta orientale, dove il potere di Wotan non ha alcun effetto. Laggiù vive infatti il gigante Fafner che, trasformatosi in drago, custodisce l’oro del Reno. Mentre Sieglinde fugge con in mano i pezzi della spada, la melodia di Sigfrido si alza per la prima volta dall’orchestra, seguito dal tema della redenzione d’amore che nel Crepuscolo concluderà l’intera Tetralogia. La spiegazione per cui la “redenzione” appaia soltanto in questo momento, sul canto estasiato di Sieglinde, è oggetto di congetture da parte della critica wagneriana.

Scena 2. Wotan, al colmo della collera, ha raggiunto il gruppo delle valchirie. Egli cerca la traditrice, la valchiria che ha osato ribellarsi alla sua volontà. Mentre le sorelle, terrorizzate, si disperdono confusamente, Brunilde si mostra per affrontare lealmente il castigo.

Scena 3. Wotan e Brunilde, soli, mentre cala la sera.

“Fu così vile quello che feci?...Quando Fricka negò i tuoi desideri fosti nemico a te stesso.”

“Non dubitavo che tu avessi compreso e punisco la sfida cosciente”, risponde Wotan voltando le spalle. “Mi hai creduto vile e sciocco”.

“Non sono saggia però so una cosa: tu amavi Siegmund ed io percepii tutta la sua terribile angoscia".

Il tema della giustificazione sembra indurre il perdono ma il Dio inveisce contro di lei:

L'incantesimo del fuoco. Illustrazione di Arthur Rackham.

“Così facilmente ti abbandonasti all’amore, mentre io mi torturavo in orrendo destino, tra le rovine del mio stesso mondo!”…

Invano Brunilde gli ricorda la gravida Sieglinde, invano gli ricorda i pezzi della spada che non sono andati perduti. Per punizione, Wotan la sprofonderà nel sonno rendendola preda di un uomo qualsiasi. Il tema del sonno discende la sua misteriosa armonia, tanto simile al tema della magia nel secondo atto del Lohengrin. Brunilde implora pietà:

“Annienta tua figlia, calpestane il corpo, ma non renderla preda della vergogna!”

Gli si pone davanti con selvaggio entusiasmo:

“Ad un cenno tuo divampi una fiamma! Fiammeggiante vampa circondi la roccia, la sua lingua lambisca e il dente divori il vile che tentasse di giungere a me!”…

Mentre il motivo del fuoco scintilla sul suo canto disperato, irrompe ancora una volta il tema della cavalcata delle valchirie. Wotan è travolto da un'ondata di commozione:

“Addio, temeraria, splendida fanciulla! Addio, mia figlia, addio! Devo lasciarti!... Se devo perdere chi amo, se devo andare lontano, fugga il codardo questa montagna e ti possa raggiungere solamente un eroe che sia più libero di me!”

Si devono per forza lasciare, lo vuole la stessa legge che condannò Siegmund alla morte, ma prendendole il volto tra le mani la bacia a lungo sugli occhi. Brunide si addormenta tra le sue braccia mentre i violini lanciano al cielo il grande tema della giustificazione. Wotan le allaccia l’elmo e la guida dolcemente a sdraiarsi all’ombra di un abete. Quindi, accompagnato dal tema del patto, si volge verso un gigantesco macigno:

“Loge, qui! Come un dì ti trovai, come un dì mi sfuggisti, t’evoco or qui!… Loge, Loge, a me!”

Batte per tre volte la punta della lancia. Subito sprizzano luci e scintille, la cima del monte risplende sotto le stelle e Brunilde viene circondata da un mare di fiamme.

“Chi teme la punta della mia lancia, mai attraversi il fuoco!”

Il tema di Sigfrido esplode nei fiati, fortissimo, preannunciando l’eroe del futuro: l’uomo della libertà che - secondo gli ideali della Rivoluzione - tenterà di redimere il mondo. Prima di ritirarsi sconfitto, sulle note dolorose del tema del sonno, Wotan guarda Brunilde per l’ultima volta.

Organico orchestrale[modifica | modifica wikitesto]

La partitura di Wagner prevede l'utilizzo di:

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Nella celeberrima scena del film Apocalypse Now, nella quale cui il colonnello Kilgore ordina ai militari statunitensi di attaccare un villaggio di vietnamiti, i soldati fanno partire, dagli elicotteri in cui sono stipati, alcune registrazioni del brano La cavalcata delle Valchirie, dal terzo atto de La Valchiria, per spaventare i Viet Cong.
  • Secondo il critico Jean-Jacques Nattez (dal libro: Tristan und Isolde, edizioni del Teatro alla Scala, 2007), il brusco accordo finale che chiude il primo atto sarebbe l'evocazione musicale del colpo di reni di Siegmund che penetra Sieglinde.

Riconoscimenti discografici e DVD[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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