Sigfrido (opera)

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Sigfrido
Siegfried.gif
Titolo originale Siegfried
Lingua originale tedesco
Musica Richard Wagner

(spartito online)

Libretto Richard Wagner

(libretto online)

Atti tre
Epoca di composizione 1851-52 e 1856-1871
Prima rappr. 16 agosto 1876
Teatro Bayreuth, Festspielhaus
Prima rappr. italiana 17 aprile 1883
Teatro Venezia, Teatro La Fenice
Personaggi

Sigfrido (Siegfried) è il terzo dramma musicale della tetralogia L'anello del Nibelungo di Richard Wagner.

L'opera fu rappresentata per la prima volta il 16 agosto 1876 al Festspielhaus di Bayreuth, in occasione della prima esecuzione completa della tetralogia con Hans Richter (direttore d'orchestra).

Al Wiener Staatsoper la premiere è stata il 9 novembre 1878 e fino ad oggi è andata in scena duecentoventisette volte.

Nel Regno Unito la prima è stata al Her Majesty's Theatre in Haymarket di Londra l'8 maggio 1882.

In Italia la prima rappresentazione è stata al Teatro La Fenice di Venezia il 17 aprile 1883 diretta da Anton Seidl.

Negli Stati Uniti la premiere è stata al Metropolitan Opera House di New York il 9 novembre 1887 con Lilli Lehmann, Emil Fischer (cantante) e Marianne Brandt (cantante) diretti da Seidl e fino al 2013 è stata rappresentata duecentosettanta volte.

Al Royal Opera House di Londra la prima è stata l'8 giugno 1892 per la Compagnia dell'Opera di Amburgo.

Al Teatro alla Scala di Milano la prima è stata il 26 dicembre 1899 nella traduzione italiana di Angelo Zanardini con Giuseppe Borgatti diretto da Arturo Toscanini.

Al Royal Lyceum Theatre di Edimburgo la prima è stata il 16 ottobre 1901 nella traduzione di Henrietta e Frederick Corder per la Moody-Manners Opera Company.

Per l'Opéra national de Paris la prima è stata il 31 dicembre 1901.

Al San Francisco Opera va in scena nel 1935 con Lauritz Melchior e Kirsten Flagstad.

Al Teatro Verdi (Trieste) va in scena nel 1941 con Max Lorenz (cantante).

Al Grand Théâtre di Ginevra va in scena nel 1954.

All'Opera di Chicago va in scena nel 1995 con Siegfried Jerusalem ed Éva Marton diretti da Zubin Mehta.

A Bilbao va in scena nel 2001.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Atto I[modifica | modifica wikitesto]

Il Viandante e Mime, illustrazione di Arthur Rackham

Sono passati alcuni anni dagli eventi de La Valchiria. Mime, il fratello di Alberich, sta forgiando una spada nella sua caverna nella foresta: il nano ha in mente di impossessarsi dell'anello, servendosi di Sigfrido, che in questi anni ha cresciuto perché uccidesse Fafner per lui. Il ragazzo però finora ha rotto qualsiasi spada che egli gli ha fabbricato. Sigfrido un giorno, tornando dai suoi vagabondaggi nella foresta, chiede a Mime di parlargli delle sue origini. Mime è costretto a narrargli di come, anni prima, avesse trovato nella foresta sua madre, Sieglinde, morta dandolo alla luce. Mostra a Sigfrido i frammenti di Nothung, che conservava da allora, e il giovane gli ordina di riforgiare la spada.

Sigfrido si allontana, lasciando Mime sconsolato: non è in grado infatti di riparare la spada. Un vecchio Viandante (Wotan travestito) giunge all'improvviso alla sua porta. Il Viandante scommette con Mime la sua testa che saprà rispondere a tre indovinelli che il nano vorrà sottoporgli, e Mime acconsente: chiede all'ospite di nominargli le tre razze che vivono sotto terra, sulla superficie e nei cieli. Si tratta dei Nibelunghi, dei giganti e degli dei, risponde correttamente il Viandante. Ora tocca a quest'ultimo proporre tre quesiti, e Mime dovrà rispondere pena la vita. Il Viandante gli chiede di dirgli il nome della razza più cara a Wotan, ma da lui trattata più duramente, il nome della spada che può distruggere Fafner, e il nome della persona che può forgiarla. Mime sa rispondere ai primi due quesiti, i Valsidi e Nothung, ma non conosce la risposta al terzo. Ciò nonostante, il Viandante lo risparmia, rivelandogli che solo "colui che non conosce la paura" potrà riforgiare Nothung, e sarà anche colui che ucciderà Mime. Quindi se ne va.

Ritorna Sigfrido, e subito si irrita al vedere che Mime non ha fatto alcun progresso. Mime comprende che l'unica cosa che in quegli anni non ha insegnato a Sigfrido è la paura, e il giovane è ansioso di apprenderla: Mime promette di insegnargliela conducendolo dal drago Fafner. Poiché il nano non è stato in grado di riforgiare Nothung, Sigfrido decide di provarci da solo: riunisce i frammenti di metallo, li fonde insieme e fabbrica così una nuova spada. Mime si ricorda delle parole del Viandante e capisce che ora sarà ucciso da Sigfrido: non visto, prepara allora una bevanda avvelenata da offrire al giovane subito dopo che egli avrà ucciso Fafner.

Atto II[modifica | modifica wikitesto]

Sigfrido assaggia il sangue del drago, illustrazione di Arthur Rackham

Il Viandante giunge all'ingresso della caverna di Fafner: lì si trova anche Alberich, deciso a riprendersi l'anello. I due antichi nemici si riconoscono subito. Alberich annuncia a Wotan i suoi piani di dominio del mondo non appena avrà rimesso le mani sull'anello. Wotan, invece, replica che egli non ha alcuna intenzione di tentare di impossessarsene: con grande sorpresa dell'altro, sveglia Fafner e informa il drago che sta per giungere un eroe per combatterlo. Fafner si fa beffe di quella minaccia, rifiuta di riconsegnare l'anello ad Alberich, e torna a dormire. Wotan e Alberich partono.

All'alba, giungono Sigfrido e Mime. Mime si nasconde mentre Sigfrido va per affrontare il drago. In attesa che questo si mostri, il giovane vede un uccello della foresta posato su un albero: cerca di imitare il suo verso con una canna, ma senza successo. Suona quindi una nota con il suo corno, che attira Fafner fuori dalla caverna. Dopo un breve scambio di frasi, i due combattono, e Sigfrido trafigge al cuore il drago con Nothung.

Prima di morire, Fafner si fa dire da Sigfrido il suo nome, e lo avverte di guardarsi dal tradimento. Quando Sigfrido estrae la lama dal corpo del drago, le sue mani sono ricoperte del sangue di Fafner, ed egli istintivamente le porta alla bocca, assaggiandolo. Dopo averlo bevuto, riesce a comprendere il canto dell'uccello della foresta. Facendo come questi gli suggerisce, prende dall'antro del drago l'anello e il Tarnhelm, l'elmo magico che consente di mutare forma e divenire invisibili. Ricompare Mime, e Sigfrido si lamenta con lui perché ancora non ha imparato cosa sia la paura. Ansioso di mettere mano sull'anello, Mime offre al giovane il veleno, ma tra i poteri del sangue del drago che ha bevuto vi è anche quello di leggere il pensiero, perciò ora Sigfrido intuisce le malvagie intenzioni del nano, e lo uccide.

L'uccello della foresta canta di una donna addormentata su una roccia circondata dal fuoco. Sigfrido, pensando di poter forse apprendere il significato della paura da costei, si dirige verso la sommità della montagna.

Atto III[modifica | modifica wikitesto]

Sigfrido scopre Brunilde, illustrazione di Arthur Rackham

Il Viandante compare lungo il sentiero che conduce alla roccia di Brunilde ed evoca Erda, la dea della terra. Ella, confusa, dice a Wotan di non poterlo aiutare, ma questi l'informa di non temere più la fine degli dei, anzi, la desidera: la sua eredità passerà a Sigfrido il Valside, e la loro figlia, Brunilde, compirà l'impresa che redimerà il mondo. Erda sprofonda di nuovo nelle viscere della terra.

Giunge Sigfrido, e il Viandante lo interroga. Il giovane, che non ha riconosciuto suo nonno, risponde con insolenza e fa per proseguire verso la cima. Il Viandante gli blocca il passo, e allora Sigfrido gli spezza la lancia con un colpo della sua spada. Con calma, Wotan ne raccoglie i pezzi e scompare.

Sigfrido giunge infine di fronte al cerchio di fuoco e lo attraversa. Vede la figura in armatura che giace addormentata, e dapprima pensa che sia un uomo. Ma, dopo che ha rimosso l'armatura, si accorge che si tratta di una donna. Quella vista per lui sconosciuta lo colpisce, non sa cosa fare, e per la prima volta nella sua vita sperimenta la paura. Bacia Brunilde, svegliandola dal suo sonno. Dapprima esitante, Brunilde è poi vinta dall'amore di Sigfrido, e rinuncia al mondo degli dei. Insieme, i due cantano "l'amore lucente e la morte ridente" (leuchtende Liebe, lachender Tod!)

Organico orchestrale[modifica | modifica wikitesto]

La partitura di Wagner prevede l'utilizzo di:

Discografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

DVD & BLU-RAY parziale[modifica | modifica wikitesto]

  • Sigfrido - Boulez/Jung/Zednik/Jones/Becht, regia Patrice Chéreau - 1980 Deutsche Grammophon
  • Sigfrido - Levine/MET/Jerusalem/Behrens, 1990 Deutsche Grammophon
  • Sigfrido - Luisi/Terfel/Morris/Voigt/MET, 2010 Deutsche Grammophon

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Richard Wagner, Siegfried. Con testo a fronte, a cura di Guido Manacorda, Firenze, Le lettere, 2003, [ISBN] 88-7166-239-3
  • AA. VV., Siegfried: seconda giornata dell'Anello del Nibelungo, Milano, Edizioni del Teatro alla Scala, 1997
  • AA.VV., Siegfried, a cura di Silvia Camerini, scritti di Sergio Sablich e altri, Bologna, Nuova Alfa, 1990, Programma di sala del Teatro Comunale di Bologna, stagione d'opera 1989-90
  • Gianandrea Gavazzeni, Il Siegfried di Riccardo Wagner, Firenze, Monsalvato, stampa 1944
  • P. McCreless, Wagner’s Siegfried: its Drama, History and Music, Ann Arbor, 1982
  • Ernest Newmann, Le opere di Wagner, Milano, 1981, pp. 592-644
  • Gian Mario Benzing, Siegfried, la scoperta del mondo, in Corriere della Sera, 6 dicembre 2011 [1]
  • Gianni Ruffin, Il caso Siegfried: individuazione simbolica di un eroe wagneriano, Lucca, Libreria musicale italiana, 2009, [ISBN] 978-88-7096-573-5

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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