Fáfnir

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Fáfnir a guardia del tesoro, illustrazione di Arthur Rackham per l'opera Sigfrido di Richard Wagner

Fáfnir (in norreno e islandese: "colui che abbraccia [il tesoro?]"[1]), anche detto Fáfner o Frænir, è un personaggio ambiguo (prima buono e poi malvagio) della mitologia scandinava, descritto genericamente come serpe o drago nella Saga dei Völsungar.

Fáfnir nel mito[modifica | modifica sorgente]

Figlio del re nano Hreiðmarr e fratello di Reginn e Ótr, nella Saga dei Völsungar Fáfnir era un nano dotato di un potente braccio e uno spirito coraggioso, ed era il più forte e aggressivo dei tre figli di Hreiðmarr[2]; faceva la guardia alla dimora di suo padre, costruita completamente in oro puro e adornata di gemme preziose. La storia di Fáfnir viene raccontata da suo fratello Reginn al figlio adottivo Sigfrido (Sigurd): dopo che Loki uccise per sbaglio Ótr, Hreiðmarr ricevette l'anello di Andvari dal dio per rimediare alla perdita del figlio. Fáfnir, saputo dell'anello magico, Andvaranautr, uccise il padre per impossessarsene, senza dividere le ricchezze del padre col fratello Reginn che aveva partecipato all'omicidio.

Trasformatosi in serpe o drago (simbolo di avidità), nasconde il proprio tesoro in una caverna nella foresta; viene poi ucciso da Sigfrido, munito della pregiata spada Gramr. Sigfrido si lava dunque nel sangue di Fáfnir, che lo rende invulnerabile, tranne che per un punto della spalla dove si è posata una foglia, e dopo averne assaggiato il cuore impara il linguaggio degli animali (secondo la mitologia norrena, infatti, i draghi sono in grado di parlare tutte le lingue, delle quali si servono per mentire ed ingannare[3]). Prima di morire Fáfnir ammonisce Sigfrido che l'anello sarà la sua rovina, senza però essere ascoltato.

Dopo che il drago è stato ucciso, Reginn si reca dal figlio adottivo, pianificando di ucciderlo per ottenere per sé il tesoro del drago. Tuttavia Sigfrido ha assaggiato il sangue di Fáfnir, e origliando una discussione di alcuni uccelli lì vicino scopre i piani del perfido patrigno. Decide così di uccidere Reginn decapitandolo con la sua spada.[4] Sceglie inoltre di conservare parte del cuore di Fáfnir, per offrirlo in dono a Gudrun dopo le nozze.[5]

Alcune versioni della leggenda descrivono con maggiore precisione il tesoro di Fáfnir, tra cui spiccano le spade Ridill e Hrotti, un elmo fatato (capace di instillare la paura nei nemici del suo portatore) e una cotta di maglia dorata.[6]

Fáfnir nella cultura moderna[modifica | modifica sorgente]

Il mito di Fáfnir è ripreso dalla celebre opera di Richard Wagner, La saga dei Nibelunghi, dove è però denominato Fáfner. Nel dramma di Wagner, tuttavia, Fáfner è originariamente non un nano bensì un gigante Jötunn, poi trasformato in drago per difendere meglio il tesoro di suo padre.
Il famoso personaggio di Gollum, nella saga Il Signore degli Anelli di J. R. R. Tolkien, sembra parzialmente ispirato a Fáfnir, in quanto corrotto dall'avidità e trasformato in una bieca creatura devota solo alla difesa del suo bene più prezioso, l'anello. E proprio il tema dell'anello maledetto, simbolo dell'avidità, è centrale tanto nella Saga dei Völsungar quanto nell'opera di Tolkien; pure il personaggio di Smaug, drago a guardia di un preziosissimo tesoro, potrebbe essere ispirato a Fáfnir.
Nelle Cronache di Narnia, il personaggio di Eustace Scrubb subisce la trasformazione in drago perché corrotto da un tesoro maledetto, sebbene tale metamorfosi sia invece involontaria, e il personaggio diventi più altruista invece che più malvagio in seguito all'evento. Appare anche nel libro I guardiani del giorno di Sergej Luk'janenko.

Fáfnir nella cultura popolare[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cfr. l'etimologia fornita in "Snorri Sturluson, Edda, a cura di Gianna Chiesa Isnardi", edizioni TEA.
  2. ^ (DE) Edgar Haimerl. "Sigurd—ein Held des Mittelalters". Userpage.fu.
  3. ^ Byock 1990, p. 65-66
  4. ^ Byock 1990, p. 66
  5. ^ Byock 1990, p. 79
  6. ^ Byock 1990, p. 66

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