Élivágar

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Gli Élivágar ("onde tempestose", reperibile anche sotto la forma Elivágar) sono un gruppo di fiumi cosmici della mitologia norrena, impetuosi e scroscianti, che sgorgano dalla sorgente Hvergelmir, situata nel mezzo del Niflheimr.

Si narra quindi, all'inizio del mondo, gli Élivágar arrivavano così lontano dalla loro sorgente gli effluvi velenosi che accompagnavano questi fiumi si indurivano come il ghiaccio. E appunto dove questo ghiaccio si era fermato si formò dal veleno una pioggia che cade su Ginnungagap, e congelò stratificandosi in brina. E così uno dei due bordi del baratro era congelato, mentre l'altro era riscaldato dal calore di Múspellsheimr ("terra delle fiamme"); in questo modo il ghiaccio si sciolse e cominciò a gocciolare: da queste gocce ebbe origine la vita, e il primo essere creato fu Ymir.

Questo mito della creazione è così citato nel terzo canto dell'Edda poetica, il Vafþrúðnismál:

(NON)

« Vafþrúðnir kvað:

Ór Élivagom
stukkoo eitrdropar,
svá óx, unz varð ór jötunn;
[þar órar ættir
kómu allar saman,
því er þat æ allt til atalt.] »

(IT)

« Disse Vafþrúðnir:

«Fuori dagli Elivágar
schizzavano gocce di veleno,
e crebbero finché ne sortì un gigante.
[Di là le nostre stirpi
vennero tutte del pari originate,
sono per questo progenie perversa.]» »

(Edda poetica - Vafþrúðnismál - Il discorso di Vafþrúðnir XXXI - Traduzione di Dario Giansanti)

Snorri Sturluson, nel Gylfaginning 5b ne parla così:

(NON)

« Ár þær er kallaðar eru Élivágar, þá er þær váru svá langt komnar frá uppsprettunni at eitrkvikja sú er þar fylgði harðnaði svá sem sindr þat er renn ór eldinum, þá varð þat íss, ok þá er sá íss gaf staðar ok rann eigi, þá héldi yfir þannig úr þat er af stóð eitrinu ok fraus at hrími, ok jók hrímit hvert yfir annat allt í Ginnungagap. »

(IT)

« Quei fiumi che sono chiamati Élivágar arrivarono così lontano dalla loro sorgente che la schiuma velenosa da loro recata s'indurì come la scoria che scappa dal fuoco, divenendo ghiaccio. E là dove quel ghiaccio si arrestò e non andò oltre, i vapori levatisi dal veleno gelarono in brina, e la brina si stese sopra ogni altra cosa nel Ginnungagap. »

(Snorri Sturluson - Edda in prosa - Gylfaginning V - Traduzione di Stefano Mazza)

I fiumi come confine[modifica | modifica wikitesto]

I fiumi sono spesso considerati come un confine: ad esempio nello Skáldskaparmál 26 [3], vengono considerati come limite del mondo dei giganti[1].

Anche Týr, per riferirsi al posto in cui dimora suo padre, il gigante Hymir, usa l'espressione «a oriente degli Élivágar».

Alla fine di un altro mito, ovvero il duello di Thor contro il gigante Hrungnir, sono citati ancora i fiumi: dato che il dio del tuono aveva ancora una cote infilata nella testa, venne una maga, Gróa ("[colei che fa] crescere"), per liberarlo. Questa iniziò l'incantesimo e la cote cominciò a muoversi; Thor, intuendo che presto poteva essere liberato, cominciò a raccontarle la storia di quando trasportò in una gerla, sulle proprie spalle, suo marito Aurvandill il Coraggioso, guadando questi fiumi da nord a sud, portandolo via quindi da Jötunheimr. La prova di questa sua impresa stava nel fatto che uno degli alluci di Aurvandill era rimasto fuori dalla gerla ed era congelato; allora Thor lo prese e lo gettò nel cielo creando una nuova stella, Aurvandillstá ("alluce di Aurvandill")[2]

Anche nel mito di Starkaðr vengono citati gli Élivágar: infatti al nonno dell'eroe norreno, il gigante Starkaðr Áludrengr, era stata promessa una fanciulla di nome Ögn ("[colei che incute] timore"); una volta il gigante si recò a nord, oltre i fiumi, ed ella era stata rapita da Hergrímr, dal quale ebbe in seguito un figlio.

I nomi dei fiumi[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante gli Élivágar siano presenti in molti miti, spesso la loro descrizione non coincide.

Snorri Sturluson nella prima parte dell'Edda in prosa, il Gylfaginning, quando parla della creazione del mondo enumera questi fiumi:

(NON)

« Fyrr var þat mörgum öldum en jörð var sköpuð, er Niflheimr var görr, ok í honum miðjum liggr bruðr sá er Hvergelmir heitir, ok þaðan af falla þær ár er svá heita: Svöl, Gunnþrá, Fjörm, Fimbul, Þul, Slíðr ok Hríð, Sylgr ok Ylgr, Víð, Leiptr. Gjöll er næst Helgrindum. »

(IT)

« Erano quei giorni antichi, prima che la terra avesse forma, quando fu creato il Niflheimr, al cui centro era una sorgente chiamata Hvergelmir da cui sgorgavano i fiumi che così si chiamano: Svöl ("fresco"), Gunnþrá ("desideroso di battaglia", "impetuoso"), Fjörm ("frettoloso"), Fimbulþul ("vento magicamente potente" o "cantore magicamente potente"), Slíðr[3] ("spaventoso") e Hríð ("tempestoso"), Sylgr ("[quello che] inghiotte") e Ylgr ("[ululante come una] lupa") , Víð ("ampio") e Leiptr ("[rapido come] il fulmine"). Gjöll ("risonante") è il più prossimo ai cancelli di Hel. »

(Snorri Sturluson - Edda in prosa - Gylfaginning 4c - Traduzione di Stefano Mazza)

In seguito, sempre nel Gylfaginning, Snorri Sturluson, quando parla del Valhalla, aggiunge diversi fiumi a questo elenco, usando come fonte per questa nuova enumerazione il Grímnismál, dove vengono citati numerosi fiumi cosmici:

(NON)

« Enn er meira mark at of hjörtinn Eirþyrni, er stendr á Valhöll ok bítr af limum þess trés, en af hornum hans verðr svá mikill dropi at niðr kemr í Hvergelmi, en þaðan af falla ár þær er svá heita: Síð, Víð, Sekin, Ekin, Svöl, Gunnþró, Fjörm, Fimbulþul, Gipul, Göpul, Gömul, Geirvimul, þessar falla um ásabygðir. Þessar eru enn nefndar: Þyn, Vin, Þöll, Böll, Gráð, Gunnþráin, Nýt, Nöt, Nönn, Hrönn, Vína, Veg, Svinn, Þjóðnuma. »

(IT)

« Ancora più notevole è il cervo Eikþyrnir: anche lui si trova in Valhöll e bruca i rami dell'albero. Dalle sue corna stillano tantissime gocce che cadono in Hvergelmir e da qui nascono i fiumi che così si chiamano: Síð ("lento"), Víð, Sekin ("[quello che] avanza con impeto"), Ekin (o Ækin) ("[quello che] va"), Svöl, Gunnþrá, Fjörm, Fimbulþul, Gipul ("mormorante"), Göpul ("risonante"), Gömul ("antico"), Geirvimul ("zampillante con lance"). Questi ultimi scorrono attorno alla dimora degli Æsir. Si annoverano ancora questi: Þyn ("scrosciante"), Vin ("prato"), Þöll ("quieto" o "ingrossato"), Höll ("inclinato"), Gráð ("[increspato per le] raffiche di vento"), Gunnþráin ("minaccioso di battaglia"), Nýt ("utile"), Nöt ("bagnato"), Nönn ("impetuoso"), Hrönn ("onda"), Vína ("Dvina"), Vegsvinn ("di rapido corso"), Þjóðnuma ("[quello che] inghiotte gli uomini"). »

(Snorri Sturluson - Edda in prosa - Gylfaginning 39e - Traduzione di Stefano Mazza)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Saxo Grammaticus, Gesta Danorum, VIII e XIV; Þorsteins saga Víkingssonar 1
  2. ^ Questa stella è nota nella tradizione anglosassone come Earendel
  3. ^ Nel Gesta Danorum si narra che questo fiume scorra attraverso valli avvelenate trascinando con sé spade e pugnali.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianna Chiesa Isnardi, I miti nordici, Longanesi, Milano, 1991 ISBN 8830410314

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]