Lóðurr

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Nella mitologia norrena, Lóðurr è uno degli Æsir. Nella Völuspá viene narrato di come lui abbia animato i primi umani ma a parte questo caso, non è viene mai citato altrove e pertanto il suo ruolo è abbastanza oscuro. Gli studiosi hanno avanzato teorie che lo identificano come Loki, , Vili e Freyr, ma non si è raggiunto sufficiente consenso in nessuna delle teorie, sebbene l'identificazione con il primo sia quella che ha ottenuto maggiori supporti.

Völuspá[modifica | modifica sorgente]

Nell'Edda poetica il nome Lóðurr compare una sola volta; nella Völuspá ("la profezia della veggente") dove il dio anima i primi umani.

(NON)
« Unz þrír kómu

ór því liði
öflgir ok ástkir
æsir at húsi,
fundu á landi
lítt megandi
Ask ok Emblu
örlöglausa.

Önd þau né áttu,
óð þau né höfðu,
lá né læti
né litlu góða;
önd gaf Óðinn,
óð gaf Hænir,
lá gaf Lóðurr
ok litu góða. »

(IT)
« Finalmente tre vennero

da quella stirpe,
potenti e belli,
æsir, a casa.
Trovarono in terra,
senza forze,
Askr ed Embla,
privi di destino.

Non possedevano respiro
né avevano anima,
non calore vitale, non gesti
né colorito.
Il respiro dette Óðinn,
l'anima dette Hœnir,
il calore vitale dette Lóðurr
e il colorito. »

(Edda poetica - Völuspá - Profezia della Veggente XVII-XVIII)

Il preciso significato di queste due strofe e il loro contesto nella Völuspá è argomento di dibattito. I fatti più importanti sono i regali di Lóðurr: e litu góða. La parola è oscura e talvolta viene tradotto come "sangue", ma questa è solo una delle possibilità. La frase "litu góða" è più facilmente interpretabile e viene tradotta correttamente come "colorito".

L'identificazione di Lóðurr con Loki è quella più diffusa tra gli studiosi, a partire da Ursula Dronke perché una triade divina, simile a questa nella Völuspá e composta da Odino, Hœnir e Loki si ritrova nell'Haustlöng, nel prologo in prosa del Reginsmál ed inoltre nella Loka Táttur una ballata Faroese che costituisce un raro esempio di divinità norrene sopravvissute nel folklore. Inoltre l'epiteto di Odino come "amico di Lóðurr", è assimilabile a quello di "amico di Loptr" (cioè Loki) e similmente Loki a sua volta viene definito come "amico di Hœnir". Il fatto che Loki appaia nella Völuspá come una figura malevola, rispetto a quella benevola di Lóðurr, non è in contraddizione, poiché Loki appare spesso come una figura ambigua, alleata o nemica degli dei a seconda delle circostanze.

Lo studioso svedese del XIX secolo Viktor Rydberg propose una lettura di litu goða come "forma degli dèi" e assegnandogli questo significato si può supporre che gli dèi fecero gli uomini a "loro immagine e somiglianza". Questa proposta accomunerebbe la cosmogonia pagana con quella cristiana ed ebraica, nella quale Dio fece l'uomo proprio "a sua immagine e somiglianza".

Benché il manoscritto non faccia distinzione fra i fonemi /o/ e /ó/ , moltri altri studiosi hanno preferito la /ó/ per questioni di metrica. La struttura della Völuspá è fornyrðislag, ma tuttavia, non è molto rigida, così questa ipotesi è ancora plausibile e sotto dibattito.

Altre fonti[modifica | modifica sorgente]

Oltre alle strofe nella Völuspá, il nome di Lóðurr compare due volte in due poemi scaldici: Háleygjatal e Íslendingadrápa dove "amico di Lóðurr" è una kenning per Odino. Questa similitudine è coerente con quanto descritto nella Völuspá.

Nell'Edda in prosa di Snorri Sturluson Lóðurr non viene nominato. La creazione degli umani viene attribuita ai figli di Borr, che Snorri identifica con Odino, Víli and .

(NON)
« Þá er þeir Bors synir gengu með sævarströndu, fundu þeir tré tvau, ok tóku upp tréin ok sköpuðu af menn. Gaf hinn fyrsti [ö]nd ok líf, annarr vit ok hrœring, þriði ásjónu, málit ok heyrn ok sjón; gáfu þeim klæði [ok] nöfn. Hét karlmaðrinn Askr en konan Embla, ok ólusk þaðan af mannkindin, þeim er bygðin var gefin undir Miðgarði. »
(IT)
« Quando i figli di Borr andarono lungo la spiaggia, trovarono due alberi, li raccolsero e ne fecero due esseri umani; il primo [Odino] diede loro anima e vita, il secondo [Víli] intelletto e movimento, il terzo [Vé] aspetto, parola, udito e vista; e diedero loro vesti e nomi. L'uomo si chiamò Askr, ma la donna Embla, e da loro nacque la stirpe degli uomini cui fu assegnata la terra sotto Miðgarðr»
(Snorri Sturluson - Edda in prosa - Gylfaginning IX)

Snorri spesso cita la Völuspá nel suo lavoro ma in questo caso non lo fa. Non è possibile sapere se conosce o meno le strofe sopra citate o se stava lavorando esclusivamente da altre fonti.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Snorri Sturluson (a cura di Giorgio Dolfini), Edda in prosa, Adelphi, 1975, Milano ISBN 88-459-0095-9
  • Gianna Chiesa Isnardi, I miti nordici, Longanesi, 1991, Milano ISBN 88-304-1031-4
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