Brunilde

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Ritratto di Brunilde

Brunilde è un personaggio della mitologia norrena ed un'eroina del Nibelungenlied (canzone dei Nibelunghi).

Storia nel Nibelungenlied[modifica | modifica sorgente]

Brunilde è la regina d'Islanda di cui Gunther, re dei Burgundi, fratello di Crimilde, Gernot e Giselher, si innamora. Per poter ottenere la sua mano il re decide di chiedere aiuto al compagno d'armi Sigfrido, figlio di Siegmund e di Sieglinde, eroe vincitore dei Nibelunghi. Questi, in cambio della mano di Grimilde, decide di aiutarlo.

Ma l'islandese, vergine guerriera dalla forza immensa, impone una duplice prova ai suoi pretendenti: la sposerà solo chi riuscirà a raggiungere d'un balzo un masso scagliato da lei lontano, e riuscirà a vincerla in duello. La situazione è grave per il burgundo, tanto più che numerosi e valorosi guerrieri sono morti prima di lui nel medesimo modo: ma è Sigfrido a combattere al suo fianco, facendosi forte del suo cappuccio dell'invisibilità che gli dava le sembianze di Gunther.

Gunther, considerato alfine vincitore, porta la sua bella promessa sposa a Worms, città sul Reno, centro del regno burgundo. Si svolgono quindi parallelamente le nozze Sigfrido-Crimilde e Gunther-Brunilde: ma quando Gunther cerca di consumare il matrimonio, la moglie lo lega, lo porta ad un uncino e lo appende a una parete. Umiliato, il re chiede di nuovo aiuto a Sigfrido, che, assumendo nuovamente le sembianze del re, riesce a sopraffare la donna, e, quindi, a farla unire con Gunther. Ma Sigfrido, prima di allontanarsi dai due nuovi amanti, sottrae a Brunilde un anello d'oro e una cintura preziosa.

Quando, nell'avventura 14a del manoscritto C dei Nibelunghi, Brunilde vede indossato da Crimilde quello che un tempo apparteneva a lei, capisce di essere stata ingannata per ben due volte dal figlio di Siegmund: adirata, dopo un terribile litigio con la sorella di Gunther, affida ad Hagen il compito di uccidere Sigfrido. Brunilde non viene più menzionata dalla 15ª alla 39ª (ed ultima) avventura; secondo alcune versioni della leggenda, però, alla morte di Sigfrido venne colta da un'enorme senso di colpa che la spinse a suicidarsi gettandosi nella pira costruita per l'eroe defunto.

Ne L'anello del Nibelungo di Richard Wagner è la protagonista al fianco di Sigfrido delle tre giornate (la prima opera, L'oro del Reno, è considerata un prologo). Compare per la prima volta nella prima giornata, La Valchiria, della quale è l'eponima, ove è presentata come figlia di Wotan (Odino) e di Erda, nonché una delle nove Valchirie. Viene bandita dalla razza divina perché ha tentato di contrastare la volontà del padre aiutando Siegmund e Sieglinde. È inoltre lei a dare il nome al nascituro Sigfrido ("Colui che gioisce nella vittoria"). Nella seconda giornata, Sigfrido, viene svegliata dal lungo sonno in cui Wotan l'aveva sprofondata, da Sigfrido, mentre nella terza, Il crepuscolo degli dei, a causa di un intrico di complotti di palazzo manovrati da Hagen, va in sposa a Gunther, re dei Burgundi. Sigfrido sposa la sorella del re Gutrune e Brunilde chiede ad Hagen di vendicarla. Questi uccide Sigfrido, che in punto di morte recupera la memoria che Hagen aveva cancellato con un filtro, e muore col nome dell'amata Valchiria sulle labbra. Quando il corpo di Sigfrido è posto sulla pira funebre, Brunilde, montando in sella al suo cavallo Grane si getta tra le fiamme, indossando l'Anello maledetto (che Sigfrido le aveva precedentemente donato). Così l'Anello torna al Reno mentre con un brano orchestrale intitolato non a caso "Glorificazione di Brunilde" si conclude l'opera. L'interpretazione grafica più comune della "Glorificazione" è il rogo del Walhalla (con al suo interno tutti gli dèi) e l'inizio di una nuova età per il genere umano, libero dall'eredità di morte ed oppressione costituita dal vecchio credo germanico: l'amore tra Brunilde e Sigfrido ha sconfitto la maledizione dell'Anello e tutto ciò che era stato costruito su di esso (tra cui il Walhalla e, per estensione, tutto ciò che è il pantheon norreno).

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