Gundicaro

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Gundicaro
Gunther (Gundicaro) ordina a Hagen di lasciare cadere il tesoro nel Reno. Peter von Cornelius, (1859)
Gunther (Gundicaro) ordina a Hagen di lasciare cadere il tesoro nel Reno. Peter von Cornelius, (1859)
Re dei Burgundi
In carica dopo il 411436 circa
Predecessore Giselcaro
Successore Gundioco



Morte 436 circa[1]
Padre Gjúki
Figli Gundioco[1]

Gundicaro oppure Gundecario anche Gundahar, Gundahari, in latino Gundaharius o Gundicharius, in antico inglese Gūðhere, in lingua norrena Gunnarr, anglicizzato in Gunnar (... – 437 circa[1]) fu un re leggendario dei Burgundi, fu il successore di Giselcaro.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Esistono diverse fonti che parlano di questo sovrano dei Burgundi, testi in latino, alto tedesco medio, lingua norrena e antico inglese, gran parte di queste fonti si riferiscono al rapporto di questo sovrano con Sigfrido e il racconto della sua morte per tradimento nel palazzo di Attila re degli Unni. Ne La canzone dei Nibelunghi egli è fratello di Giselcaro, di Godemaro e di Kriemhild, figlio di Gebicca e Ute.[2].

In seguito al cosiddetto attraversamento del Reno delle popolazioni barbariche nel 406, Gundecario, sovrano dei Burgundi si attestò con il suo popolo sul fianco destro del fiume Reno[1] e lì fondò un nuovo regno tra i fiumi Lauter e Nahe, con capitale nell'odierna Worms. Questo anche grazie all'elezione, nel 411, di un sovrano-marionetta, l'usurpatore Giovino, nipote di Flavio Valente Giovino, eletto a Magonza nuovo imperatore. L'elezione di Giovino, in alleanza con il re degli Alani Goar, permise a Gundecario di agire con l'autorità dell'usurpatore gallico, e di impossessarsi di numerose città della regione, come Worms, Spira e Strasburgo; territori che gli furono poi ufficialmente concessi dall'imperatore romano Onorio, secondo quanto narra Olimpiodoro di Tebe nei suoi Discorsi storici.

Nonostante il nuovo regno godesse dello status di foederato, per volere dello stesso sovrano Gundecario, i Burgundi sconfinarono nella Gallia Belgica in territorio romano, scatenando le reazioni dell'imperatore che ordinò al generale romano Flavio Ezio di organizzare una spedizione che ricacciasse indietro le incursioni dei Burgundi. Nel 435, dopo essere stati sconfitti da Ezio, il regno dei Burgundi venne devastato dagli Unni[1]. Nel 436 Ezio, a capo di un esercito di mercenari unni diede il via ad una campagna di rappresaglia che ebbe il suo culmine nel 437 quando assalì la capitale di Gundecario, Borbetomagus (l'attuale Worms).

Gundicaro, probabilmente morì in quello stesso anno e gli succedette il figlio, Gundioco[1].

Discendenza[modifica | modifica sorgente]

Gundicaro, dalla moglie ebbe un figlio[1]:

Secondo altre fonti, i figli furono tre, oltre a Gundioco:

  • Chilperico, correggente del fratello Gundioco alla cui morte gli succedette, assieme ai figli dello stesso Gundioco
  • Rotilde.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g Re dei Burgundi
  2. ^ Francis G. Gentry, The Nibelungen tradition: an encyclopedia, pag 72, Routledge, 2002, ISBN 9780815317852.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ernest Barker, l'Italia e l'occidente dal 410 al 476, in Cambridge University Press - Storia del mondo medievale, vol. I, pp. 373-419, Garzanti, 1999
  • AA.VV., The Cambridge Ancient History, Cambridge University Press, 1925, ISBN 0-521-32591-9, p. 115.
  • Barnwell, P.S., Emperor, Prefects, and Kings: The Roman West, 395-565, UNC Press, 1992, ISBN 0-8078-2071-7, p. 82.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Predecessore
Giselcaro
Re dei Burgundi
? - 436
Successore
Gundioco