Giacomo Gentilomo

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Giacomo Gentilomo (Trieste, 5 aprile 1909Roma, 16 aprile 2001) è stato un regista e pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fin dal liceo ha la passione per il disegno, la pittura e il teatro. Terminati gli studi disegna scenografie e bozzetti per il teatro, tanto che il regista russo Pietro Sharoff, a Trieste per mettere in scena uno spettacolo, apprezza il lavoro di Gentilomo per la scenografia e lo invita ad andare alla sua scuola di teatro a Düsseldorf.

Il cinema[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1931 Gentilomo si trasferisce a Roma e presenta alla Cines i suoi disegni per essere assunto come scenografo. I bozzetti futuristi vengono apprezzati, ma gli propongono di iniziare a lavorare come segretario di edizione e diverrà poi montatore, sceneggiatore, aiuto regista.

Proprio con Carlo Ludovico Bragaglia, che fu il suo maestro, e successivamente con Mario Mattoli, comincerà l'esperienza da aiuto regista.

Il Technicolor[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1937 gira come prima opera da regista il documentario “Sinfonie di Roma” utilizzando per la prima volta in Italia una pellicola Technicolor.

Successivamente gira il lungometraggio Ecco la radio!, un affresco sull’EIAR.

Diventato regista a pieno titolo realizza, prima e subito dopo la guerra, numerosi film tra cui Amanti in fuga (presentato al Festival di Cannes 1946, la prima edizione della rassegna cinematografica) e I fratelli Karamazoff (nel 1948 premiato con due Nastri d'Argento: migliore sceneggiatura di Gaspare Cataldo, Guido Pala e Alberto Vecchietti e miglior commento musicale di Renzo Rossellini), e molti altri che spaziano dalla commedia sentimentale, il giallo-rosa ed i film musicali. Dopo la guerra si dedica alla realizzazioni di melodrammi popolari ed ai film di avventura.

La prima edizione del Festival di Locarno apre le sue porte il 23 agosto 1946 con la proiezione di 'O Sole mio.

Giacomo Gentilomo non è mai interessato a qualsiasi forma di pubblicità e non vive l’ambiente del cinema come proprio: non frequenta i salotti di Via Veneto, le prime cinematografiche dei suoi film, e nemmeno i vari Festival del Cinema nazionali ed internazionali a cui è sempre invitato.

Quando inizia la crisi del cinema, dopo la realizzazione di opere del genere epico-mitologico (detto "peplum"), nel 1965 si ritira nel suo studio di pittura dedicandosi ad una vastissima produzione di quadri del genere surrealista e metafisico.

Nella sua carriera cinematografica ha diretto Amedeo Nazzari, Marcello Mastroianni, Anna Magnani, Vittorio Gassman, Maria Mercader, Peppino de Filippo, Silvana Pampanini, Antonella Lualdi, Giuliano Montaldo, Gina Lollobrigida, Ilaria Occhini, Renato Rascel, Mel Ferrer, Claudio Gora, Carlo Dapporto, Alberto Rabagliati, Tito Schipa, Fosco Giachetti, Isa Barzizza, Andrea Checchi, Sergio Tofano, Carlo Campanini, Clara Calamai, Massimo Serato, e tanti altri.

Ha collaborato con Luis Trenker, Anton Giulio Majano, Mario Monicelli che fece per la prima volta, nel 1940, l'aiuto regista ne La granduchessa si diverte, Marcello Marchesi, Maleno Malenotti, Arpad DeRiso. Mino Caudana, Leo Benvenuti, Liana Ferri.

Le musiche dei suoi film sono state scritte da Renzo Rossellini, Nino Rota, Carlo Rustichelli, Carlo Franci, Ezio Carabella, Mario Nascimbene.

Il primo lavoro svolto da Carlo Rambaldi nel mondo del cinema fu la realizzazione del grande Drago (16 metri) del film Sigfrido.

Nel 1990 Giacomo Gentilomo ha ricevuto un omaggio alla carriera nell’ambito del Festival dei due mondi di Spoleto.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dizionario dei registi, di Pino Farinotti. SugarCo 1993.
  • Dizionario Bolaffi del Cinema Italiano, i Registi, Torino 1979

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 14975507 LCCN: nr2005006560