Il Signore degli Anelli

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Il Signore degli Anelli
Titolo originale The Lord of the Rings
El Señor de los Anillos lectura.jpg
L'Unico Anello, potente oggetto magico creato da Sauron, l'antagonista del romanzo, nel quale ha infuso la maggior parte del suo potere.
Autore John Ronald Reuel Tolkien
1ª ed. originale 1955
Genere romanzo
Sottogenere high fantasy
Lingua originale inglese
Ambientazione Terra di Mezzo, 3001 - 3021 Terza Era[1]
Protagonisti Frodo Baggins
Antagonisti Sauron
Saruman
Altri personaggi Aragorn
Arwen
Boromir
Gollum
Éowyn
Faramir
Galadriel
Gandalf
Gimli
Legolas
Meriadoc Brandibuck
Peregrino Tuc
Samvise Gamgee
Théoden
« È giunta l'ora del popolo della Contea, ed esso si leva dai propri campi tranquilli per scuotere le torri ed i consigli dei grandi. Quale dei Saggi l'avrebbe mai predetto? »
(Elrond Mezzelfo ne Il Signore degli Anelli, op. cit., pag. 309)

Il Signore degli Anelli (titolo originale in inglese: The Lord of the Rings) è un romanzo high fantasy epico scritto da John Ronald Reuel Tolkien e ambientato alla fine della Terza Era, nell'immaginaria Terra di Mezzo. Scritto a più riprese tra il 1937 e il 1949, fu pubblicato in tre volumi tra il 1954 e il 1955. Tradotto in almeno trentotto lingue[2], con decine di riedizioni ciascuna, resta una delle più popolari opere letterarie del XX secolo.

La narrazione riprende dove si era interrotto un precedente romanzo di Tolkien, Lo Hobbit, ma la storia di «Frodo dalle nove dita e l'Anello del Fato»[3] narrata nel cosiddetto Libro Rosso dei Confini Occidentali[4] si inserisce ora in un'ambientazione di più ampio respiro, attingendo pienamente al vasto corpus storico, mitologico, linguistico creato ed elaborato dall'autore nel corso di tutta la sua vita. Essa narra della missione di nove Compagni, la Compagnia dell'Anello, la quale rappresenta tutte le genti dei Popoli Liberi della Terra di Mezzo, partiti per distruggere il più potente Anello del Potere, che renderebbe quasi invincibile il suo padrone Sauron se solo ritornasse nelle sue mani.

L'intera saga ha esercitato nel tempo un influsso culturale e mediatico a diversi livelli, ottenendo attenzione sia da parte di critici, autori e studiosi che da parte di semplici appassionati che hanno dato vita a gruppi e associazioni culturali, come le varie società tolkieniane, sparse in tutto il mondo. Il romanzo ha ispirato, e continua ad ispirare, libri, videogiochi, illustrazioni, fumetti, composizioni musicali, ed è stato adattato per la radio, il teatro ed il cinema, come nel caso della trilogia diretta da Peter Jackson.

Genesi dell'opera[modifica | modifica sorgente]

Linguaggio e mitopoiesi[modifica | modifica sorgente]

Già a partire dai primi anni del XX secolo, Tolkien ideò una lingua artificiale, il Quenya, ispirandosi in parte al finlandese. Fu proprio l'invenzione di questa "nuova" lingua che spinse l'autore britannico ad immaginare un popolo che fosse in grado di parlarla, e di conseguenza la storia che questo popolo poteva avere vissuto.

Tolkien esprime con chiarezza i suoi intenti creativi e il suo approccio narrativo innanzitutto nel saggio Sulle fiabe (On Fairy-Stories del 1947, pubblicato in italiano in Albero e foglia e in Il medioevo e il fantastico) e in alcune lettere, raccolte in La realtà in trasparenza.

Il Signore degli Anelli, come le altre sue opere, nasce direttamente dalla sua passione da filologo per la lingua e la letteratura anglosassone («Iniziai con il linguaggio e mi ritrovai ad inventare leggende dello stesso sapore»[5]) e dal desiderio di creare una mitologia originale inglese che, pur artificiale, colmasse, nell'immaginario collettivo, la carenza che ravvisava in quella storica: «Fin da quando ero piccolo la povertà del mio amato paese mi rattristava: non possedeva delle storie veramente sue. [...] Desideravo creare un insieme di leggende più o meno connesse fra loro, dalle più complicate e cosmogoniche fino alle favole romantiche... e volevo semplicemente dedicarlo all'Inghilterra, al mio paese.»[6]

Iniziò così a prendere corpo l'insieme di racconti e annotazioni sulla Terra di Mezzo che vennero successivamente raccolti dal figlio Christopher in Il Silmarillion, e che avrebbero fornito nomi, personaggi, creature e luoghi alla trama di Lo Hobbit[7], l'opera che ha direttamente preceduto Il Signore degli Anelli.

Il Signore degli Anelli compendia parte di questa creazione mitopoietica, oltre che nella struttura narrativa, anche in sei corpose appendici accluse al termine del libro, ma è nelle opere postume come Il Silmarillion e i dodici volumi di The History of Middle-earth (La storia della Terra di Mezzo, parzialmente inedita in italiano) che sono presenti i primi abbozzi di uno dei temi centrali del romanzo, la guerra dell'Anello contro Sauron il Grande, le origini degli Anelli del Potere e gli eventi che hanno preceduto e seguito la loro creazione. In queste opere sono contenute le storie epiche e talvolta poetiche di tutti i popoli di Arda (elfi, uomini, nani, orchi) e dei loro eroi ed esponenti più significativi. Le loro storie sono le fondamenta che stanno alla base di Il Signore degli Anelli; e quattro hobbit, appartenenti ad un popolo che non cerca né fama, né gloria, si ritrovano coinvolti in una grande avventura[8], iniziata il giorno in cui il «signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima»[9].

La stesura[modifica | modifica sorgente]

Tolkien iniziò a scrivere Il Signore degli Anelli dietro richiesta dell'editore londinese Stanley Unwin di dare un seguito a Lo Hobbit, pubblicato nel 1937. La stesura dei primi capitoli fu difficoltosa e la trama della storia molto incerta, tanto che l'autore inglese diede un titolo all'opera solo nell'agosto dell'anno seguente. Le pressioni dell'editore, unite alla difficile situazione familiare e economica,[10] avevano reso ancora più complicato il lavoro.

In data 19 dicembre 1937, Tolkien comunicò al signor Furth della Allen & Unwin di aver completato il primo capitolo: «Ho scritto il primo capitolo di una nuova storia sugli Hobbit: "Una festa a lungo attesa". Buon Natale.» Nel febbraio 1938, questo capitolo venne battuto a macchina e spedito all'attenzione di Rayner Unwin, il giovane figlio del suo editore; lo scrittore chiese al bambino di fargli da critico: come per Lo Hobbit, che aveva scritto per i propri figli, così anche il «seguito allo Hobbit», nella concezione iniziale, non poteva, infatti, che riprenderne i caratteri di letteratura per l'infanzia.

Il 17 febbraio, in una missiva in cui accennava il proposito di pubblicare Mr. Bliss[11], e il giorno seguente, rispondendo ai complimenti di Rayner[12], Tolkien espresse il timore di essersi arenato, di non riuscire ad andare oltre al suo spunto iniziale avendo esaurito i temi narrativi migliori nella pubblicazione precedente. Ma di lì a un mese la situazione iniziò a sbloccarsi: l'autore comunicò all'editore di essere giunto al terzo capitolo, «ma [ancora] i racconti tendono a sfuggire di mano e anche questo ha preso una svolta inaspettata»[13]; una "svolta" non gradita da Unwin che criticò i due nuovi capitoli affermando che contenevano troppo "linguaggio Hobbit", una valutazione condivisa, nella lettera di risposta, da Tolkien stesso che si propose di limitarsi ammettendo di divertirsi di più a scrivere in quel modo che a portare avanti effettivamente la trama[14].

Come traspare da questo primo carteggio, lo scrittore non aveva inizialmente le idee chiare sulla stesura di Il Signore degli Anelli, ma ciò dipendeva in parte dal suo stile narrativo;[15] affermò di essersi messo in qualche modo ad osservare ciò che facevano i suoi personaggi alla festa di Bilbo[16], per vedere se fosse accaduto qualcosa di curioso, aspettando che gli Hobbit e Gandalf combinassero qualcosa che facesse scaturire tutta l'avventura, proprio come nelle pagine iniziali del precedente romanzo quando un improvviso invito, rivolto ad uno stregone, a prendere un tè avrebbe sconvolto per sempre la tranquilla routine esistenziale di Bilbo[17].

La casa di J.R.R. Tolkien a Oxford

La critica di Unwin ebbe, comunque, poco successo e gli Hobbit continuarono a parlare in modo buffo e a comportarsi fanciullescamente perché tale era la loro natura; la differenza tuttavia fra il modo di parlare degli Hobbit e degli altri personaggi del romanzo rimane riscontrabile pienamente solamente nell'edizione originale inglese e tende a perdersi, a causa della difficile resa, nella trasposizione in lingua italiana. Un giudizio articolato di Tolkien sul proprio modo di scrivere verrà sviluppato, tuttavia, solo più tardi, quando l'autore, nel suo saggio Sulle fiabe, spiegherà il concetto di "subcreazione" e con insistenza correggerà gli equivoci interpretativi rispondendo alle critiche di chi vedeva nel Signore degli Anelli un racconto allegorico.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale coinvolse direttamente la famiglia Tolkien e sospese l'opera ad un quarto circa della sua definitiva stesura, rallentandola; Michael, il secondo figlio dello scrittore, si era arruolato volontario nell'estate del 1940, partecipando alla battaglia d'Inghilterra del 1941 in difesa degli aerodromi, dove rimase ferito. Nell'estate del '43 Christopher, il terzo figlio, fu chiamato nella Royal Air Force e nel 1944, dopo un periodo di addestramento, trasferito in Sudafrica come pilota.

Le lettere datate fra il 1940 ed il 1945 sono quasi esclusivamente indirizzate ai figli ed in particolar modo a Christopher; ma sono anche ricche di particolari sul Signore degli Anelli e sulla sua ambientazione, e i capitoli del libro vengono spediti in Sudafrica accompagnati da accoratissime lettere attorno agli argomenti più disparati che coinvolgono gli affetti, la fede cristiana, le paure per la guerra e la sorte del figlio. Dopo il termine della guerra, l'attività di stesura del romanzo procedette di nuovo con regolarità, ma sarebbero occorsi ancora dieci anni per la pubblicazione nel 1954. A ridosso di questa data si susseguono lunghe lettere destinate agli editori che, nel frattempo, avevano perso interesse alla pubblicazione, soprattutto per le grandi dimensioni dell'opera, in quanto Tolkien desiderava che Il Signore degli Anelli fosse pubblicato assieme al Silmarillion.

Le fonti[modifica | modifica sorgente]

Influenze[modifica | modifica sorgente]

L'idea di Il Signore degli Anelli nacque come un'esplorazione personale del profondo interesse che Tolkien aveva per la filologia, per la religione (in modo particolare per il cattolicesimo, nonostante tentasse di creare una mitologia non correlata ad esso), e per le fiabe, specialmente quelle relative alla mitologia norrena e a quella finlandese; inoltre vi si riscontrano anche le cruciali influenze del servizio militare che lo scrittore prestò durante la Prima guerra mondiale[18]. Come ambientazione del suo romanzo, Tolkien creò un completo e dettagliato universo, , molte parti del quale furono influenzate, come lo stesso autore ammise, da diverse fonti[19].

Tolkien una volta descrisse Il Signore degli Anelli ad un suo amico, il gesuita padre Robert Murray, come «un'opera fondamentalmente religiosa e cattolica, inconsciamente in un primo momento, ma consciamente durante la revisione».[20] Vi si ritrovano, infatti, molti temi teologici, come la battaglia del bene contro il male, il trionfo dell'umiltà sull'orgoglio, e l'attività della grazia divina. Oltre a questo, la saga include temi che spaziano dal concetto di morte e di immortalità, di misericordia e di peccato, di resurrezione, salvezza e sacrificio fino alla giustizia e al libero arbitrio. Infine Tolkien, nelle sue lettere, rende esplicito il fatto che il passo «... non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male» del Padre Nostro fu da lui tenuto molto presente nelle descrizioni delle lotte interiori di Frodo contro il potere dell'Unico Anello (cfr. il paragrafo Temi cristiani).

Motivi religiosi non solo cristiani, comunque, sono largamente presenti nella Terra di Mezzo di Tolkien. Gli Ainur, per esempio, una razza di esseri angelici creatori del Mondo, comprendono i Valar, il pantheon di "dèi" responsabili del mantenimento di tutte le cose, dal cielo al mare, dai sogni al fato avverso, e i loro servitori, i Maiar. Le figure dei Valar evocano fin troppo chiaramente le mitologie greca e norrena, ma essi (gli Ainur in generale e lo stesso mondo) sono tutte creazioni di una divinità monoteistica, Eru Ilúvatar, l'"Unico". Poiché qualsiasi esplicito riferimento alla religione è stato intenzionalmente tolto in Il Signore degli Anelli (a parte alcune citazioni, come "il Grande Nemico" maestro di Sauron, cioè Morgoth, "Elbereth Regina delle Stelle", cioè Varda, e infine "l'Uno" nell'appendice A), troviamo informazioni a questo proposito nelle varie versioni del materiale contenuto nel Silmarillion. Altri elementi mitologici non cristiani presenti nell'opera, sono, ad esempio, gli esseri viventi non umani (Elfi, Nani, Hobbit, Ent e molti altri), Tom Bombadil (la cui natura non è mai stata chiarita dall'autore), e gli spiriti o fantasmi delle Tumulilande.

Le mitologie del nord Europa sono spesso le più riconoscibili influenze non cristiane di Tolkien. I suoi Elfi e i Nani sono largamente basati sulla mitologia germanica; nomi come "Gandalf", "Gimli" e "Terra di Mezzo", per esempio, sono direttamente derivati dalla mitologia norrena. La figura di Gandalf, in particolare, è influenzata dalla divinità germanica Odino, nella sua incarnazione di vecchio con un occhio solo, una lunga barba bianca, un cappello a tesa larga e un bastone; Tolkien stesso disse di pensare a Gandalf come un «viandante odinico» in una lettera del 1946.

Sarehole Mill, parte dei luoghi che hanno influenzato il giovane Tolkien

Tolkien potrebbe anche aver preso in prestito alcuni elementi dalla Saga di Volsung, la base per il successivo Nibelungenlied in alto tedesco medio e per la tetralogia di Richard Wagner L'anello del Nibelungo; entrambe le opere, infatti, trattano di un anello d'oro e di una spada spezzata che viene riforgiata: nella Saga di Volsung, questi oggetti hanno nome Andvaranautr e Gramr e si possono facilmente ricollegare all'Unico Anello e a Narsil. Comunque Tolkien una volta scrisse in risposta ad un traduttore svedese che faceva presente come l'Unico Anello fosse «in un certo modo» l'anello di Wagner: «Entrambi gli anelli sono rotondi, e le somiglianze finiscono qui».[21] La mitologia finlandese, e più precisamente il poema epico Kalevala, fu ancora riconosciuta da Tolkien come fonte per la Terra di Mezzo[18]. In un modo simile al Signore degli Anelli, la trama del Kalevala si accentra attorno ad un magico oggetto dai grandi poteri, il Sampo, che dona molta fortuna a colui che lo possiede, ma senza rivelare la sua esatta natura: come l'Unico Anello, il Sampo è conteso tra le forze del bene e quelle del male, e scompare dal mondo una volta distrutto, alla fine della storia. Altro parallelo può essere fatto per quanto riguarda il mago Väinämöinen, che è molto simile a Gandalf nella sua natura immortale e saggia, ed entrambe le opere terminano con lo stregone che si allontana su una nave oltre il mondo mortale. Tolkien basò anche il Quenya sulla lingua finlandese[22].

Anche il Macbeth di Shakespeare influenzò l'opera di Tolkien. Per la distruzione di Isengard da parte degli Ent, infatti, si ispirò all'episodio della tragedia in cui la foresta di Birnam (un villaggio vicino Dunkeld, in Scozia) si muove verso le colline di Dunsinane: Tolkien pensò che l'espediente degli uomini travestiti da cespugli, usati nel Macbeth, non fosse abbastanza impressionante, e perciò pensò di usare creature simili agli alberi[23]. Inoltre per alcuni la profezia fatta dalle streghe a Macbeth, secondo cui egli non verrà ucciso da alcun uomo nato da donna, riecheggia fortemente nella profezia di Glorfindel sul Re Stregone di Angmar.

Per finire, come abbiamo detto, Il Signore degli Anelli riflette molto dell'esperienza di Tolkien sul fronte della prima guerra mondiale, e di quella del figlio nella seconda. L'azione centrale del libro, il climax di una guerra che, alla sua conclusione, termina un'era, è l'evento che contrassegna diversi poemi della letteratura nordica, ma è anche un chiaro riferimento alla Grande Guerra, che a suo tempo fu definita, a causa del drammatico esito, "l'ultima guerra".

Dopo la pubblicazione del Signore degli Anelli, molti specularono sulle numerose allegorie che possono essere trovate nell'opera: sia il nuovo tipo di società industriale, che distrugge e non tiene conto dell'ambiente (nell'esercito di Orchi che deforestano Isengard per avere abbastanza legname per le loro macchine), sia più specificamente il ruolo dell'Anello, che venne spesso associato alla bomba atomica. Tolkien, però, specificò nella prefazione del romanzo che non sopportava le allegorie, e che quindi nel libro non ve ne erano, e sarebbe inutile e non veritiero non considerare una dichiarazione così esplicita da parte dell'autore stesso. A sostegno di questa tesi, inoltre, c'è da dire che Tolkien aveva già completato gran parte del libro, incluso il finale, prima che le bombe nucleari scoppiassero su Hiroshima e Nagasaki, nell'agosto del 1945.

Il concetto di "anello del potere" è presente anche nella Repubblica di Platone, nel mito dell'Anello di Gige, dove un pastore, Gige, trova un anello magico che rende invisibili, e sentendosi al riparo dalla vista altrui, nonostante fosse sempre stato un uomo onesto, ne approfitta per uccidere il re e sedurne la moglie, prendendo il potere. Tuttavia, cercare un preciso anello come fonte dell'Unico può essere un tentativo inutile: si ricordi che il tòpos dell'anello dotato di particolari funzioni è largamente presente in tutta la nostra cultura, e si potrebbero citare molti romanzi medievali che mettono in scena un anello magico.

Tolkien, inoltre, si ispirò alla sua infanzia a Sarehole (un villaggio adesso parte di Birmingham) e a Birmingham per creare alcuni paesaggi e personaggi.[24] È stato inoltre suggerito che La Contea e i suoi dintorni siano basati sul territorio attorno allo Stonyhurst College nel Lancashire, dove Tolkien sostava di frequente negli anni quaranta del Novecento[25].

Fonti letterarie[modifica | modifica sorgente]

Passando alle fonti letterarie da cui si presume si sia ispirato Tolkien,[26] l'opera che maggiormente lo influenzò è sicuramente il Beowulf, testo in antico inglese da lui approfonditamente studiato[27] e che intreccia storia e fiaba in modo particolarmente efficace. Altre opere anglosassoni che si potrebbero citare sono poemi quali La rovina, L'errante, La battaglia di Maldon (della quale egli scrive un seguito in Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm[28]), Maxims I e II, Exodus,[29] un singolare esempio di materiale cristiano elaborato in stile eroico, ed infine Finn e Hengest[30], i cui temi principali sono la storia, la continuità dell'ideale eroico, e i rapporti tra il pensiero cristiano e quello pagano (di queste ultime due opere sono uscite edizioni curate da Tolkien stesso[31]).

Si è già detto della Saga di Volsung, cui potremmo aggiungere l'Edda in prosa di Snorri Sturluson. Importantissime sono anche le fiabe popolari dell'Europa nord-occidentale, uscite in numerose raccolte a partire dall'Ottocento (seguendo l'esempio dei fratelli Grimm: altre raccolte importanti sono The Shadow-walkers, Popular Tales from the Norse, English Fairy Tales), e le ballate folcloriche (per esempio The English and Scottish Popular Ballads o Danmarks gamle Folkeviser). Racconti popolari del Kentucky potrebbero essere all'origine dei «buoni nomi campagnoli» come Boffin, Baggins e altri, come testimonia un amico di Tolkien cui egli chiedeva queste storie.[32]

Interessanti per tematiche e motivi sono anche i romanzi medievali, alcuni dei quali furono curati dallo stesso Tolkien (Sir Gawain, Pearl, Sir Orfeo[33], Ancrene Wisse[34]), o i romanzi cavallereschi tedeschi. Citiamo in particolare il Brut di Layamon, ricettacolo di tradizioni (e da cui l'autore riprende la parola dwimmerlaik, usata da Éowyn), le leggende di san Michele e San Brandano che costituiscono spunti più tardi, e i Lai di Maria di Francia. Infine non possiamo non nominare Il viaggio di Bran, poema irlandese.

Alcune opere storiografiche pure potrebbero avere influenzato Tolkien, come Declino e caduta dell'Impero Romano di Edward Gibbon (ad esempio vi si trovano i nomi "Radagaisus" Radagast e "Fredegarius" Fredegario), la Storia dei Danesi di Saxo Grammaticus, oppure una Storia dell'arte della guerra nel Medioevo di Charles Oman, i cui Longobardi (e in generale le tribù germaniche) somigliano palesemente ai cavalieri del Mark.

Sul versante della letteratura moderna, infine, Tolkien potrebbe aver tratto ispirazione da George MacDonald con le sue fiabe La principessa e i goblin del 1872, La principessa e Curdie del 1882, Phantastes del 1858 e Lilith del 1895 (a detta dello stesso Tolkien, quest'ultima sarebbe l'opera a cui più si è ispirato), oltre che da William Morris, autore di Il bosco dietro al mondo (forse ispirazione per la foresta di Fangorn), La casa dei Wolflings nel 1888, Le radici della montagna nel 1889 (ispirazione per Gollum), La piana brillante nel 1891 (che tratta della ricerca delle Terre Imperiture); tutti romanzi, questi, che cercano di riprodurre il fascino delle storie eroiche. Infine possiamo aggiungere all'elenco anche Rudyard Kipling con Puck delle colline (1906) e Storie e leggende (1910).

Pubblicazione[modifica | modifica sorgente]

Edizione inglese e forma editoriale[modifica | modifica sorgente]

L'opera era inizialmente concepita da Tolkien per essere pubblicata in un unico grande volume, ma la crisi economica post-bellica rese impossibile reperire così grandi quantità di carta. Il romanzo fu dunque diviso in tre volumi, ciascuno contenente due libri:

L'autore, però, non amò il titolo dato al terzo ed ultimo libro della sua opera, Il ritorno del Re, ritenendo che facesse intuire troppo dello sviluppo finale della storia. Inizialmente Tolkien aveva infatti suggerito il titolo La guerra dell'Anello (The War of the Ring), che non venne accettato dagli editori.[35]

I sei libri in cui è divisa l'opera non hanno titoli ufficiali; in una lettera, Tolkien suggerisce:

  • Libro I: Il ritorno dell'ombra (The return of the Shadow)
  • Libro II: La Compagnia dell'Anello (The Fellowship of the Ring)
  • Libro III: Il tradimento di Isengard (The Treason of Isengard)
  • Libro IV: Il viaggio a Mordor (The Journey to Mordor)
  • Libro V: La guerra dell'Anello (The War of the Ring)
  • Libro VI: Il ritorno del Re (The Return of the King)

Per la grandissima diffusione dell'edizione in tre volumi, in uso ancora oggi, solitamente ci si riferisce alla "trilogia del Signore degli Anelli"; questo, però, è un termine tecnicamente sbagliato, dal momento che il libro fu scritto e concepito come un unicum. Le originali tre parti vennero pubblicate per la prima volta dalla Allen & Unwin negli anni 1954-1955, a distanza di alcuni mesi. Furono successivamente ristampate molte volte da diversi editori in uno, tre, sei o sette volumi.

Una delle edizioni inglesi più pregevoli rimane quella di HarperCollins, contenente cinquanta illustrazioni di Alan Lee, e pubblicata in occasione del centenario della nascita di Tolkien nel 1992. Esiste anche un'edizione inglese in sette volumi che segue la divisione in sei libri indicata da Tolkien, ma con le appendici spostate dalla fine del VI libro ad un volume separato.

Edizione statunitense[modifica | modifica sorgente]

Nei primi anni sessanta, Donald Allen Wollheim, un editore specializzato in fantascienza della Ace Books, si rese conto che Il Signore degli Anelli non era protetto dalle leggi statunitensi sul copyright, dal momento che l'edizione statunitense era stata realizzata saldando pagine stampate in Gran Bretagna per l'edizione britannica[36][37]. La Ace Books pubblicò allora un'edizione del libro non autorizzata da Tolkien e senza pagare alcun compenso all'autore, il quale raccontò la verità ai numerosi fan statunitensi che gli scrivevano e che iniziarono a mobilitarsi contro la casa editrice[38]. Le pressioni esercitate su Ace Books arrivarono al punto di forzare la casa editrice a cancellare la pubblicazione e a risarcire Tolkien, anche se con una cifra di entità inferiore a quella che sarebbe stata pagata in caso di una pubblicazione regolare[39].

Ad ogni modo, questo inizio difficile venne compensato ampiamente quando un'edizione autorizzata della Ballantine Books ebbe un incredibile successo commerciale. Per la metà degli anni sessanta il libro, grazie all'enorme diffusione avuta negli Stati Uniti, era diventato un vero e proprio fenomeno culturale[39]. In breve tempo, esso venne tradotto — operazione non semplice — in numerosissime lingue, ottenendo diversi livelli di successo in tutto il mondo[40]. Tolkien, un esperto di filologia, esaminò personalmente alcune di queste traduzioni, almeno quelle più importanti, commentandole e dando suggerimenti su ognuna, migliorando sia le traduzioni che il proprio lavoro[41][42]. L'enorme successo popolare della saga epica di Tolkien aumentò la richiesta di libri del genere fantasy che, grazie a Il Signore degli Anelli, fiorì per tutto il corso degli anni sessanta.[senza fonte]

Come in tutti i campi artistici, un gran numero di opere derivate dall'opera principale apparirono in breve sul mercato. Nacque dunque il termine Tolkienesque ("Tolkieniesco", diverso dal più comune e non dispregiativo "Tolkieniano"), usato per indicare quei prodotti che ricalcano in qualche maniera personaggi, storia o argomenti di Il Signore degli Anelli: un gruppo di avventurieri impegnati in una lunga avventura per salvare un mondo di fantasia dalle armate di un oscuro signore.[senza fonte]

Edizione italiana[modifica | modifica sorgente]

In Italia la prima pubblicazione (parziale) del libro avvenne nel 1967, quando la Casa Editrice Astrolabio pubblicò La Compagnia dell'Anello nella traduzione, approvata da Tolkien stesso, di Vittoria (Vicky) Alliata di Villafranca (ma riveduta e corretta, o a volte addirittura interamente riscritta, da Enrico Mistretta, allora giovanissimo redattore della casa editrice, che non volle tuttavia comparire nell'opera). L'operazione non ebbe alcun successo, tant'è vero che l'editore decise di soprassedere alla pubblicazione degli altri due volumi. Solo nel 1970 l'editore Rusconi pubblicò finalmente il romanzo completo, con un'introduzione di Elémire Zolla. La traduzione era ancora quella dell'Astrolabio, ma fu profondamente rivista e rimaneggiata dal curatore Quirino Principe, che non condivideva molte scelte traduttive[43]. Con poche variazioni, questo fu lo stesso testo che la Rusconi (e dal 2000 la Bompiani) continuò a ristampare anno dopo anno.

Nel 2003, sull'onda del successo dei film di Peter Jackson, fu pubblicata una nuova edizione del romanzo: sotto il coordinamento della Società Tolkieniana Italiana, tutto il testo fu digitalizzato e corretto, eliminando circa quattrocento errori e modificando la traduzione di alcuni termini (ad esempio, l'inglese Orc fu tradotto con "Orco" invece del precedente "Orchetto"). La nuova edizione non è comunque ancora definitiva, né priva di errori: in essa, per esempio, sono saltate circa trenta righe di testo alla fine del capitolo "Molti incontri"[44]. Successivamente, Vicky Alliata avrebbe ribadito, al Convegno Endòre di Brescia del 21 marzo 2004, di avere in realtà seguito le indicazioni di Tolkien (in linea con i principi espressi successivamente in Guide to the names of the Lord of the Rings[45]) per tradurre Orcs con "Orchetti" e in generale per la resa in italiano dei termini scartati nella revisione effettuata da Principe. Ciò non toglie che la traduzione dei nomi propri sia comunque parziale, probabilmente a causa dei termini inglesi che si sono già affermati nell'uso italiano, rendendo così strano sentire un "Frodo Sacchetti" o "Savio Sacchetti" (Frodo in Antico inglese significa "colui che ha esperienza"). Inoltre, è da notare come in realtà siano stati trascurati vari errori di traduzione, come i "candidi gigli" che porta Tom Bombadil, in inglese "water-lilies", ossia ninfee.

Nel 2004-2005 è ricorso il cinquantennale della pubblicazione. Molti sono stati gli eventi organizzati in Italia e nel mondo: tra i più significativi il Tolkien's Fifty Years e le iniziative della Tolkien Society inglese, la più antica tra le società tolkieniane. Annualmente si tengono raduni in tutto il mondo, ad esempio "Oxonmoot" ad Oxford e "Hobbiton", organizzata dalla Società Tolkieniana Italiana (giunta alla sua XIV edizione), a San Daniele del Friuli.

Abbreviazioni[modifica | modifica sorgente]

Il libro e le sue varie parti possono essere indicate tra i fan sia in inglese che in italiano con varie abbreviazioni, acronimi delle iniziali dei libri:

Abbreviazioni
Inglese Flag of the United Kingdom.svg Italiano Flag of Italy.svg
The Lord of the Rings The Fellowship of the Ring The Two Towers The Return of the King Il Signore degli Anelli La Compagnia dell'Anello Le due Torri Il ritorno del Re
LotR FotR TTT RotK ISdA CdA DT RdR
LOTR FOTR TT ROTK ISDA CDA - RDR
LR FR - RK SdA - - -

Trama[modifica | modifica sorgente]

Ambientazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Musica degli Ainur, Akallabêth e Il Silmarillion.

Il romanzo è ambientato in un universo immaginario (Arda), e in un tempo immaginario (la Terza Era della Terra di Mezzo). Riguardo a questo mondo "altro", informazioni ci vengono fornite per tutto il corso della vicenda, ma sono soprattutto le appendici del libro e l'opera postuma Il Silmarillion a descrivere dettagliatamente la storia, gli usi e i linguaggi di queste civiltà. Ne Il Silmarillion, in particolare, viene narrata l'origine di Sauron al servizio di Melkor, creatore del male assoluto, e della guerra scatenata contro quest'ultimo dalle potenze angeliche del mondo, i Valar, che alla fine della Prima Era lo sconfissero e lo rinchiusero nel Vuoto oltre il tempo e lo spazio.

Gli uomini che avevano aiutato i Valar vennero premiati con il dono di un'isola al centro del mare: Númenor. Questi uomini, chiamati Dúnedain o Númenoreani, per lungo tempo vissero in pace e prosperità, scambiando conoscenze con i vicini Elfi che risiedevano nel Reame Immortale, pur non avendo il diritto di sbarcare presso di loro (era il "Bando dei Valar"). Tuttavia il male non era stato del tutto estirpato: Sauron era riuscito a scampare alla distruzione rifugiandosi nei luoghi profondi della terra. Attorno al 1500 della Seconda Era, egli riuscì ad irretire dei fabbri elfici, inducendoli a creare con il suo aiuto gli Anelli del Potere, potenti strumenti magici che influenzavano i loro portatori.

Sauron, tuttavia, creò segretamente l'Unico Anello, un anello che gli avrebbe potuto consentire di dominare tutti gli altri. Egli infuse in questo anello buona parte del suo potere, fino a farlo diventare un'entità dotata di volontà propria: tutti gli anelli, a poco a poco, caddero sotto il suo potere; ma Celebrimbor, capo dei fabbri elfici, scoprì in tempo le intenzioni di Sauron, riuscendo a nascondere i tre anelli più potenti, Narya, Vilya e Nenya, che la mano di Sauron non aveva toccato, e che quindi non poteva controllare. Sauron, sconfitto, si ritirò presso la sua fortezza di Umbar.

Oltre 1500 anni dopo, i Númenoreani, la cui vita ricca e felice andava accorciandosi sempre di più con l'acuirsi della paura della morte, erano diventati avidi di ricchezza e di potere: non avevano più ormai da tempo contatti con gli Elfi. Tuttavia alcuni abitanti, detti i Fedeli, riuscirono segretamente a mantenere i rapporti con loro. Ma l'ultimo sovrano númenoreano, Ar-Pharazôn il Dorato, organizzò un gigantesco esercito, portandolo a Umbar e sconfiggendo Sauron, e commise però l'errore di lasciare in vita il Maia: lo portò in catene a Númenor, e questi a poco a poco ingigantì nella mente di Ar-Pharazôn la paura della morte, spingendolo ad invadere le coste di Valinor. Il sovrano infranse il Bando dei Valar, i quali per difendersi chiamarono Eru Ilúvatar; e la sua collera si scatenò sui Númenoreani, distruggendo il loro esercito e inabissando definitivamente l'isola nell'oceano. Alcuni dei Fedeli erano tuttavia riusciti a salvarsi, sbarcando sulle coste della Terra di Mezzo, dove fondarono i due regni Númenoreani in esilio: Arnor a nord e Gondor a sud.

Sauron, pur essendo morto nel corpo, riuscì a ritornare sotto forma di spirito nella Terra di Mezzo, e cento anni più tardi attaccò gli esuli Númenoreani comandati da Elendil. Ci fu quindi l'Ultima Alleanza tra gli Elfi e gli Uomini, nella quale le schiere di Gil-galad si unirono a quelle di Elendil, cingendo d'assedio Mordor. L'anno seguente, combattendo contro Sauron stesso, morirono entrambi, e la spada di Elendil, Narsil, fu infranta. Ma il figlio di lui, Isildur, riuscì con l'elsa della spada infranta a tagliare il dito all'Oscuro Sire, separandolo dall'Anello e riducendolo a un'ombra. Isildur però non si disfece subito dell'Anello, come gli consigliava lo scudiero di Gil-galad, Elrond; lo conservò e dopo due anni esso lo tradì, facendolo cadere in un'imboscata degli Orchi. L'Anello fu perduto e non se ne seppe più nulla per duemila anni.

È quest'Anello che venne casualmente ritrovato da due Hobbit, Sméagol e Déagol; il primo uccise il secondo per impossessarsene, quindi si rifugiò nelle montagne imbestialendosi sempre di più e prendendo anche il nome di Gollum. Ma, come narra Lo Hobbit, l'Anello gli fu sottratto 600 anni dopo da un altro Hobbit, Bilbo Baggins, che lo tenne per sé e lo portò nella Contea.

Nel frattempo il regno di Arnor fu prima diviso in tre parti, poi venne distrutto dal Re degli stregoni di Angmar, signore dei Nazgûl; il regno si dissolse, ma la stirpe che discendeva da Isildur rimase salda, finché non venne alla luce Aragorn, suo ultimo erede. A Gondor, invece, la stirpe si estinse con il re Eärnur, morto senza figli. Da quel momento in poi regnarono su Gondor i Sovrintendenti Regnanti: all'epoca dei fatti narrati nel romanzo si era giunti al ventiseiesimo sovrintendente, Denethor II.

Complessivamente, il romanzo copre un arco di tempo che si estende dal 3001 della Terza Era, anno in cui si festeggia la festa d'addio di Bilbo Baggins, al 6 ottobre del 3021, ultimo anno della Terza Era, giorno in cui Samvise fa ritorno ad Hobbiville, dopo la partenza di Bilbo e Frodo Baggins dai Porti Grigi. Le vicende centrali, tuttavia, si riferiscono al periodo settembre 3018 (partenza di Frodo e Sam da Hobbiville) - 25 marzo 3019 (morte di Gollum a Monte Fato, fine dell'Unico Anello e reale "morte" di Sauron).[46]

La Compagnia dell'Anello[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi La Compagnia dell'Anello (romanzo).

Libro I[modifica | modifica sorgente]

In seguito alla partenza di Bilbo Baggins per Gran Burrone, suo nipote Frodo Baggins si era ritrovato in possesso dell'Unico Anello. 13 anni dopo, grazie a Gandalf scoprì che si trattava di una terribile arma dell'Oscuro Sire Sauron: l'Istar gli rivelò la storia della Terra di Mezzo e degli Anelli del Potere, e intuì come quell'anello fosse proprio l'Unico Anello, destinato a dominare tutti gli altri.

(EN)
« Three Rings for the Elven-kings under the sky,
   Seven for the Dwarf-lords in their halls of stone,
Nine for Mortal Men doomed to die,
   One for the Dark Lord on his dark throne
In the Land of Mordor where the Shadows lie.
   One Ring to rule them all, one Ring to find them,
   One Ring to bring them all and in the darkness bind them
In the Land of Mordor where the Shadows lie. »
(IT)
« Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
   Sette ai Principi dei Nani nelle loro rocche di pietra,
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
   Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra,
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra nera scende.
   Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
   Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra cupa scende. »
(J.R.R. Tolkien, op. cit., pag. 75)

Quattro anni dopo, su esortazione di Gandalf, Frodo partì a sua volta per Gran Burrone in modo da allontanare il pericolo dalla Contea. Lo accompagnarono prima l'amico e giardiniere Samvise Gamgee e il cugino Peregrino Tuc (Pipino), e più tardi anche Meriadoc Brandibuck (Merry); insieme, i quattro Hobbit lasciarono la Contea sfuggendo ai Cavalieri Neri inviati da Sauron, e dopo essersi inoltrati nella Vecchia Foresta, si smarrirono; ma vennero salvati da Tom Bombadil, che li aiutò anche a superare Tumulilande e a raggiungere la Grande Via Est. Da qui raggiunsero il villaggio di Brea dove incontrarono un Uomo di nome Aragorn (in realtà all'inizio si fa chiamare Grampasso); dopo molte diffidenze iniziali, gli Hobbit si lasciarono condurre attraverso le Terre Selvagge. Aragorn si rivelò essere un'ottima guida e un valido difensore dai Cavalieri Neri; tuttavia Frodo fu ferito su Colle Vento da un pugnale avvelenato. Grazie all'aiuto dell'elfo Glorfindel giunto in soccorso, egli venne portato in tempo a Gran Burrone, rifugio degli Elfi, dove fu curato e riprese le forze.

Libro II[modifica | modifica sorgente]

A Gran Burrone intanto erano convenuti i rappresentanti di Elfi, Nani e Uomini da tutta la Terra di Mezzo; essi si erano riuniti nel Consiglio di Elrond per poter prendere le misure necessarie per la guerra contro Sauron. Dopo molte discussioni, fu deciso che l'Anello era un'arma troppo pericolosa per essere usata contro il Nemico e che quindi esso dovesse andare distrutto. Frodo si incaricò di portarlo al Monte Fato, il vulcano nel quale l'Anello era stato forgiato e l'unico posto dove avrebbe potuto essere annientato. A Frodo venne affiancata una Compagnia dell'Anello, composta da rappresentanti di tutti i popoli liberi della Terra di Mezzo: Elfi (Legolas), Uomini (Aragorn, erede di Isildur, e Boromir, figlio del Sovrintendente di Gondor), Nani (Gimli) e Hobbit (Frodo, Sam, Merry e Pipino), guidati dall'Istaro Gandalf. Insieme, i compagni si mossero verso sud: tentarono in un primo momento di valicare le Montagne Nebbiose superando il Cancello Cornorosso, ma fallirono a causa delle tempeste scatenate dal Nemico; si rassegnarono infine ad attraversare le miniere di Moria, infestate dagli Orchi e da un Balrog. È appunto affrontando il Balrog che la Compagnia subì il primo duro colpo, allorché Gandalf venne trascinato in un abisso oscuro dal Balrog morente. Il resto della Compagnia riuscì comunque a raggiungere il regno di Lórien. Dopo un soggiorno di due mesi, e dopo aver ricevuto molti doni dai sovrani di Lórien, Celeborn e Galadriel, i compagni navigarono lungo il corso del fiume Anduin, finché entrarono nel regno di Gondor.

Le due Torri[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Le due Torri (romanzo).

Libro III[modifica | modifica sorgente]

Barbalbero assieme a Pipino e Merry in un'illustrazione.

Sulle rive del fiume Anduin, la Compagnia fu attaccata da una banda di Orchi provenienti da Isengard: Boromir cadde nel tentativo di difendere Merry e Pipino, i quali furono rapiti. Nel frattempo Frodo e Sam, separatisi dalla Compagnia proseguirono verso Mordor; Aragorn, Legolas e Gimli, non potendo raggiungerli, si lanciarono all'inseguimento degli Uruk-hai isengardiani. Questi però entrarono nel territorio di Rohan, e nei pressi della Foresta di Fangorn, furono sterminati da un gruppo di Cavalieri comandati da Éomer; ma i due Hobbit riuscirono fortunosamente a fuggire al massacro e penetrarono nella foresta, dove incontrarono Barbalbero, un Ent, un pastore degli alberi: questi convocò i suoi simili in un'Entaconsulta e, dopo due giorni di consultazione, decisero di marciare su Isengard.

Nel frattempo Aragorn, Legolas e Gimli, inseguendo gli Hobbit, avevano invece ritrovato Gandalf, rimandato sulla Terra di Mezzo dopo la lotta con il Balrog per portare a termine la sua missione; insieme si recarono nella capitale del regno di Rohan, Edoras. Qui risvegliarono il re Théoden dalla malvagia influenza di Saruman, lo stregone di Isengard; il re scelse quindi di rifugiarsi presso il Fosso di Helm. Qui avvenne il primo grande scontro per la libertà della Terra di Mezzo: il Fosso venne assaltato da una moltitudine di Orchi di Saruman; ma, grazie all'intervento degli alberi e all'apparizione di Erkenbrand, comandante di una divisione di Rohirrim, l'esercito nemico fu sconfitto e annientato. Isengard, nel frattempo, era stata distrutta dagli Ent; qui i compagni si ritrovarono infine, sfuggendo all'ultimo tentativo di corruzione di Saruman. Vi trovarono anche una pietra veggente, un Palantír, nel quale in seguito Pipino scrutò scorgendovi l'Occhio di Sauron. Spaventati, i compagni si separarono di nuovo: Gandalf e Pipino partirono per Gondor, dove il palantír aveva rivelato che l'Oscuro Signore avrebbe attaccato gli Uomini, mentre Aragorn, Legolas e Gimli scelsero un'altra strada, i cosiddetti Sentieri dei Morti, dai quali soltanto l'erede d'Isildur poteva uscire indenne; Merry rimase con l'esercito dei Rohirrim.

Libro IV[modifica | modifica sorgente]

Nel frattempo Frodo e Sam avevano continuato il loro viaggio verso Mordor. Vennero dapprima seguiti da Gollum, ma riuscirono a catturarlo e a legarlo con un giuramento, cosicché la creatura diventò loro guida fino al Cancello Nero; questo però era chiuso e ben custodito, e gli Hobbit intrapresero allora un'altra strada, costeggiando le montagne fino a Cirith Ungol. Attraversando l'Ithilien, furono sorpresi da un contingente di uomini di Gondor comandati da Faramir, fratello di Boromir, che prima li prese prigionieri ma, saputo della loro missione, decise di lasciarli andare. Gli Hobbit continuarono la loro marcia, raggiungendo il passo di Cirith Ungol, affrontando il valico su consiglio di Gollum: questi però li aveva traditi, conducendoli nella tana del ragno-femmina Shelob. Ella colpì con un veleno non mortale Frodo facendolo sprofondare nel sonno, ma prima che potesse fare altro, venne trafitta e costretta a ritirarsi da Sam. Frodo nel frattempo era stato fatto prigioniero da alcuni Orchi.

Il ritorno del Re[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il ritorno del Re (romanzo).

Libro V[modifica | modifica sorgente]

Gandalf e Pipino arrivarono a Minas Tirith, capitale del regno di Gondor, dove furono ricevuti dal sovrintendente Denethor, padre di Boromir e Faramir, al quale Pipino prestò giuramento quale nuova Guardia della Cittadella.

Aragorn, Legolas e Gimli, insieme alla Grigia Compagnia dei Dúnedain guidata da Elladan e Elrohir, attraversarono il Sentiero dei Morti convocando l'esercito dei Morti, antichi soldati che, per aver infranto un giuramento fatto ad Isildur, non potevano trovare la pace. Essi accettarono quindi di aiutare l'Erede per essere liberati: i compagni, con quest'esercito, conquistarono la flotta di Umbar e assieme ad un esercito di uomini del Sud si mossero a loro volta verso Minas Tirith.

Merry intanto, respinto dal re che lo considerava un peso per il suo esercito, si unì a un giovane soldato che aveva promesso di portarlo di nascosto sul suo cavallo; i Rohirrim partirono e si diressero verso Gondor, superando le fortificazioni grazie a un sentiero indicato loro dagli Uomini Selvaggi.

Sotto le mura di Minas Tirith, assediata dagli Orchi, infuriava la battaglia, e anche l'arrivo dei Rohirrim non sembrò risollevarne le sorti; il giovane soldato che aveva aiutato Merry, in realtà Éowyn, nipote del re che a sua volta desiderava fortemente andare in battaglia, e lo Hobbit stesso, riuscirono a sconfiggere il Re Stregone di Angmar, rimanendo tuttavia contaminati dall'Alito Nero. Re Théoden poco dopo morì, schiacciato dal suo stesso cavallo; all'interno della città, Denethor fu preso dalla disperazione e dalla follia e si suicidò tentando di portarsi via con sé Faramir. L'arrivo a sorpresa di Aragorn e del suo esercito risolse finalmente la battaglia in favore degli Uomini. Ma questa non era che una battaglia vinta, e Sauron era ancora potente e l'Anello non distrutto. I Capitani dell'Ovest decisero allora di muovergli guerra con poche centinaia di uomini, nella segreta speranza di concentrarne le forze attorno al Cancello Nero e di aprire così la strada a Frodo.

Libro VI[modifica | modifica sorgente]

Frodo, come visto, era prigioniero degli Orchi nella torre di Cirith Ungol, ma venne liberato da Sam; insieme riuscirono a scappare, entrando così nel territorio di Mordor. Tra Orchi e stenti quasi insopportabili, giunsero infine alla Voragine del Fato, dove vennero attaccati da Gollum: questi riuscì a sottrarre l'Anello a Frodo, staccandogli un dito con un morso, ma, mettendo inavvertitamente un piede in fallo, cadde infine egli stesso nella lava, compiendo provvidenzialmente la missione. L'Anello fu distrutto e Sauron sconfitto.

Frodo e Sam furono salvati con l'aiuto delle Grandi Aquile, e l'esercito dell'Ovest, vittorioso, poté tornare a Minas Tirith. Qui Aragorn, erede di Isildur, venne incoronato Re dei Regni riuniti di Arnor e Gondor, e poté finalmente sposare l'elfa Arwen, figlia di Elrond di Gran Burrone. Dopo il funerale di re Théoden e il ritorno a Rohan, anche Faramir ed Éowyn si sposarono e diventarono signori dell'Ithilien, mentre il fratello Éomer divenne il nuovo re di Rohan.

Dopo molte separazioni, ultima quella con Gandalf dopo Gran Burrone, anche gli Hobbit rientrarono a casa, ma solo per trovare la Contea disastrata, assediata dagli Uomini di Saruman ed asservita: temprati e resi abili guerrieri e strateghi, riuscirono a fomentare e guidare la ribellione degli Hobbit, e sconfissero così Saruman, che anche se risparmiato dagli Hobbit, fu ucciso da Grima Vermilinguo, il suo servitore, ucciso a sua volta dalle frecce degli Hobbit. Finita così anche nella Contea la guerra dell'Anello, Sam, Merry e Pipino si sposarono a loro volta, mentre Frodo, non riuscendo a trovare pace a causa del ricordo del suo fardello e delle ferite ricevute, insieme con Bilbo, Gandalf e gli Elfi, partì per i reami immortali di Valinor.

Personaggi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Personaggi de Il Signore degli Anelli.

I personaggi in grassetto sono i componenti della Compagnia dell'Anello.

Critiche[modifica | modifica sorgente]

L'interno del pub Eagle and Child, luogo dove Tolkien discuteva le sue opere con altri Inklings

Su Il Signore degli Anelli sono state fatte moltissime recensioni fin dalla sua prima pubblicazione, ricevendo valutazioni sia molto alte che molto basse; tuttavia, negli ultimi tempi, i giudizi verso l'opera di Tolkien sono stati estremamente positivi. Dopo la prima pubblicazione dell'opera, il Sunday Telegraph affermò che l'opera «[è] fra i più grandi lavori di finzione immaginaria del ventesimo secolo».[48] Il Sunday Times sembrò condividere questa affermazione quando, nel paragrafo di apertura della propria recensione, scrisse: «La parte del mondo che parla inglese è divisa in due: quelli che hanno letto Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, e quelli che stanno per farlo».[49] Il New York Herald Tribune sembrava avere anche lui un'idea di quale popolarità avrebbero raggiunto i libri di Tolkien, scrivendo nella propria recensione che essi erano «destinati ad andare oltre il nostro tempo».[50]

Tuttavia non tutte le recensioni seguite alla prima pubblicazione dell'opera furono così positive. Judith Shulevitz, critico del New York Times, si espresse in maniera negativa sul «pedante» stile di Tolkien, affermando che egli «ha formulato una credenza di nobili sentimenti nell'importanza della sua missione come conservatore della letteratura, la quale però risulta essere la morte per la letteratura stessa».[51] Il critico Richard Jenkins, scrivendo su The New Republic, denotò una spiccata mancanza di profondità psicologica; per il critico sia i personaggi sia l'opera erano «anemici e senza spina dorsale».[52]

Perfino nello stesso circolo privato di Tolkien, gli Inklings, i pareri furono discordi. Si ricorda una famosa affermazione di Hugo Dyson, espressa durante una delle letture al gruppo di Tolkien:

(EN)
« Oh no! Not another fucking elf! »
(IT)
« Oh no! Non un altro fottuto elfo! »
(Hugo Dyson[53])

Tuttavia, un altro membro degli Inklings, C. S. Lewis, espresse un parere completamente differente dal suo collega, affermando:

(EN)
« Here are beauties which pierce like swords or burn like cold iron. Here is a book which will break your heart. »
(IT)
« Qui ci sono delle cose meravigliose che feriscono come spade o che bruciano come freddo acciaio. Ecco qui un libro che vi spezzerà il cuore. »
(C.S. Lewis[54])

Molti autori dello stesso genere, tuttavia, sembrarono essere più d'accordo con Dyson che con Lewis.

L'autore di fantascienza David Brin criticò il libro su molti aspetti: per la devozione dell'autore ad una tradizionale struttura sociale gerarchica, per il suo dipingere in maniera positiva la carneficina delle forze nemiche, e la sua maniera romantica e antiquata di vedere il mondo[55]. Michael Moorcock, un altro famoso scrittore di fantascienza e di fantasy, è critico sull'opera: nel suo saggio Epic Pooh, egli equipara il lavoro di Tolkien a quello di Winnie-the-Pooh, criticando questa e le altre opere dell'autore per lo spiccato punto di vista verso una Merry England ("Inghilterra felice")[56]. Stranamente, Moorcock conobbe sia Tolkien che Lewis nella sua adolescenza e affermò che gli era particolarmente piaciuto il loro carattere, pur non ammirandoli sul piano artistico.

Più recentemente, l'analisi critica si è focalizzata sull'esperienza di Tolkien durante la prima guerra mondiale; gli scrittori come John Garth in Tolkien e la Grande Guerra, Janet Brennan Croft e Tom Shippey hanno approfondito nel dettaglio questo aspetto e hanno comparato le immagini, le fantasie e i traumi in Il Signore degli Anelli con quelli sperimentati dai soldati nelle trincee nella storia della Grande Guerra. John Carey, professore di letteratura inglese all'Università di Oxford, parlando nel mese di aprile 2003 nel programma Big Read della BBC, programma che ha nominato l'opera di Tolkien "libro più amato dagli inglesi", ha affermato che «il modo di scrivere di Tolkien è essenzialmente tipico della letteratura guerresca; forse non diretto come Wilfred Owen, o non solido come alcuni, ma molto, molto interessante [...] la più solida riflessione sulla guerra scritta come fantasia».

Il Signore degli Anelli, pur non essendo stato pubblicato in brossura fino agli anni sessanta vendette molto bene nell'edizione rilegata[57]. Nonostante i suoi numerosi detrattori, la pubblicazione della Ace Books e della Ballantine Books aiutò Il Signore degli Anelli a diventare immensamente popolare negli anni sessanta, ricevendo anche nel 1957 l'International Fantasy Award. Gli Australiani hanno scelto nel 2004 l'opera di Tolkien come il proprio libro preferito in un sondaggio organizzato dalla Australian Broadcasting Corporation[58]. Da un altro sondaggio realizzato da Amazon.com sui propri clienti, nel 1999 Il Signore degli Anelli è risultato essere il "libro del millennio"[59]. Infine, nel 2004, un altro sondaggio ha rivelato che circa 250.000 tedeschi avrebbero scelto l'opera di Tolkien come la loro opera letteraria preferita[60].

Alcune analisi recenti si sono focalizzate sulle critiche espresse da alcuni gruppi minori[61].

Una delle critiche apportate evidenzia il razzismo contenuto nell'opera di Tolkien; infatti essa presenta come protagonisti razze dalla pelle bianca come Uomini, Elfi, Nani e Hobbit, mentre come antagonisti vi sono Orchi e Uomini dalla pelle scura. Questi sono mostrati come una minaccia al gruppo etnico, generalmente di razza bianca; il libro inoltre menziona come causa dell'indebolimento dei Númenoreani il loro mescolarsi con "Uomini inferiori". I critici hanno sostenuto che queste affermazioni del libro fossero una dichiarazione che i forestieri distruggono la cultura, specialmente quella degli altri gruppi etnici[62].

I controcritici tuttavia sostengono[63] che il colore della pelle era in qualche modo diverso fra i Popoli Liberi; ad esempio, alcuni Hobbit avevano la pelle scura,[64] e alcuni uomini dalla pelle scura parteciparono all'assedio di Minas Tirith dalla parte di Gondor.[65] Tolkien inoltre prova compassione per gli uomini di pelle scura che servono Sauron; vedendo il corpo di uno di questi uomini, Sam Gamgee si chiede se egli fosse davvero malvagio, oppure solo schiavizzato e costretto a combattere.[66] Nel libro è detto che il declino dei Númenóreani è dovuto a una concatenazione di vari fattori, come il loro orgoglio e la loro brama di potere. Queste accuse di razzismo sono inconsistenti anche leggendo le parole di Tolkien stesso. In alcune lettere private, l'autore inglese definì la "dottrina della razza" e l'antisemitismo nazisti "completamente dannosi e non scientifici"[67] e l'apartheid, terrificante.[68] Egli denunciò quest'ultimo fatto nel suo discorso di commiato all'Università di Oxford nel 1959.

(EN)
« I have the hatred of apartheid in my bones; and most of all I detest the segregation or separation of Language and Literature. I do not care which of them you think White. »
(IT)
« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »
(J.R.R. Tolkien, The Monsters and the Critics[69])

Malgrado tutto, i gruppi sostenenti la supremazia bianca continuano l'interpretazione distorta che i personaggi di pelle chiara e scura del libro rappresentino rispettivamente il bene e il male.

Altri critici hanno sostenuto che il romanzo avesse un eccessivo simbolismo fallico, che dava ad esso un tono eccessivamente misogino; queste critiche puntarono il dito contro l'enfasi del romanzo su spade, torri e altri oggetti. I controcritici hanno affermato semplicemente che qualsiasi oggetto più lungo che largo può essere considerato un simbolo fallico, e che le spade sono un'arma comune nei racconti fantasy.[70] Inoltre, la prevalenza di caverne, tunnel e altri luoghi sotterranei può essere di contro interpretata come simbolismo vaginale, che cambierebbe l'immagine di un simbolismo schierato solo dalla parte maschile.

Nella prefazione dell'edizione riveduta e corretta, Tolkien stesso accetta le critiche, ma per la maggior parte non le analizza. Scrive infatti:

(EN)
« The most critical reader of all, myself, now finds many defects, minor and major, but being fortunately under no obligation either to review the book or to write it again, he will pass over these in silence, except one that has been noted by others: the book is too short. »
(IT)
« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »
(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli[71])

Temi narrativi[modifica | modifica sorgente]

Il senso del romanzo[modifica | modifica sorgente]

Il Signore degli Anelli, come abbiamo già detto sopra, può essere visto come un'esplorazione, da parte di Tolkien, dei suoi interessi per la filologia, le fiabe e la mitologia, sia norrena che celtica. Tolkien infatti riempì in maniera incredibile la sua opera di dettagli e particolari: creò una vera e propria mitologia per la sua Terra di Mezzo, con tanto di genealogie dei personaggi, linguaggi dei vari popoli, tradizioni, calendari e storie; dettagli che vanno spesso al di là della narrazione dei vari libri, che sono quindi, apparentemente, fini a sé stessi.

Molto di questo materiale supplementare è contenuto nelle appendici di Il ritorno del Re, ed è inoltre utilizzato nell'intreccio della storia mitologica di Il Silmarillion.

Va detto anche che il professore ha sempre avvertito la mancanza di una vera mitologia nella letteratura inglese: infatti secondo Tolkien l'invasione normanna del 1066 fu una vera tragedia per le tradizioni, la lingua e la letteratura indigena. Il Signore degli Anelli è una delle opere con cui egli vuole colmare questa lacuna, creando quindi una mitologia per l'Inghilterra.

J. R. R. Tolkien ha descritto il suo romanzo come «a fundamentally religious and Catholic work», «un lavoro fondamentalmente religioso e Cattolico[72]» «le virtù della Misericordia e della Pietà (di Bilbo e Frodo Baggins verso Gollum) vincono, e il verso del Padre Nostro "E non indurci in tentazione, ma liberaci dal male" risuonava nella mente di Tolkien con Frodo intento a lottare duramente contro il potere dell'Unico Anello[73]». Tolkien dovette ripetere più volte che la sua opera non è un'allegoria di nessun genere, ma, benché il suo pensiero sull'argomento venga chiarito nell'introduzione del libro, vi sono state a più riprese molte speculazioni da lui fermamente smentite, come quella che vede l'Unico Anello come allegoria della bomba atomica.

La trama di Il Signore degli Anelli nasce dal precedente romanzo Lo Hobbit e, in maniera meno diretta, dalla storia di Il Silmarillion, che contiene eventi ai quali i personaggi del capolavoro di Tolkien fanno riferimento in tutto il corso della vicenda; questi collegamenti tra diverse opere sono una costante nel lavoro dell'autore inglese: gli Hobbit si ritrovano coinvolti in avventure più grandi di loro, che coinvolgono l'intero mondo fantastico, quando l'Oscuro Signore Sauron, servo del male, cerca di ritornare in possesso dell'Unico Anello, da lui forgiato, che gli restituirà il potere totale.

Temi religiosi[modifica | modifica sorgente]

Come già visto Tolkien, «cattolico di romana Chiesa» come spesso ama definirsi nelle sue lettere, descrive il suo romanzo come «un lavoro fondamentalmente religioso e Cattolico» in quanto in esso si possono cogliere molti aspetti che caratterizzano la vita cristiana. Nell'opera si rintracciano, nondimeno, riferimenti riconducibili più generalmente alle religioni nel loro complesso e alle loro teologie.

Tolkien ha dunque scelto alcuni dei temi con cui ogni cristiano si rapporta, riuscendo tuttavia a trattarli con un elegante linguaggio alternativo:

La Speranza è certamente l'aspetto più nobile che lega l'intero libro: i popoli liberi sperano, contro ogni previsione, di riuscire a liberarsi dal male (Sauron) che lentamente e inesorabilmente sta conquistando la Terra di Mezzo: anche Saruman il Bianco, una volta estremo baluardo del Bene, è stato corrotto.

La differenza fra speranza e disperazione è molto sottile, ma, nel libro, si coglie in maniera precisa: ciò che le divide è la Provvidenza, a cui la prima fa affidamento, a differenza ovviamente della disperazione. La provvidenza agisce continuamente, ma in maniera nascosta: Gandalf ritorna come Gandalf il Bianco per portare a termine la sua missione; il Palantír lanciato come fosse un comune sasso e usato da Pipino diventa un vantaggio per Frodo e Sam; Gollum compie ciò che Frodo non può più con l'Unico Anello, nonostante non avesse intenzione di distruggerlo: Gollum con il suo intervento ha liberato Frodo dal potere dell'Unico Anello, mentre se non fosse stato così Frodo non sarebbe mai riuscito a gettarlo. Non è il caso che guida questi eventi, così come non lo è il fatto che ci siano degli Stregoni che, almeno inizialmente, sono giunti per aiutare i popoli liberi a combattere contro il male. Continuando questo percorso si scopre come gli umili siano i veri vincitori: non solo il piccolo e umile popolo Hobbit, ma anche i più umili di esso, come Sam.

L'Umiltà è una qualità piuttosto ricorrente nel romanzo, assieme all'Amicizia: esse danno la forza a Sam di sopportare situazioni di ogni tipo: pericolose, ingiuste e neanche affidate a lui, bensì al suo padrone (e migliore amico) Frodo. A fianco a quello dell'amicizia vi è, inoltre, il tema dell'Amore, narrato magnificamente nelle storie di Aragorn ed Arwen, Éowyn e Faramir, Sam e Rosie, nonché nella leggenda di Beren e Lúthien, storie dalle quali traspare la nobiltà, la purezza e la bellezza di questo sentimento, non legato esclusivamente alle semplici passioni.

La Misericordia e la Pietà sono temi molto frequenti non solo in quest'opera ma anche negli altri scritti di Tolkien; erano temi a cui Tolkien volle dedicare particolare attenzione: in linea generale, il tema principale del libro potrebbe essere identificato come la lotta tra il bene e il male, e per questo Tolkien era stato considerato da alcuni manicheo, dato che i personaggi del libro tendono per natura o al male assoluto o al bene assoluto; in verità non è così, dato che tutti i personaggi nel corso della loro storia hanno potuto scegliere: anche un essere come Gollum, un tempo un normalissimo hobbit, mentre poi ha fatto di tutto per non permettere a Frodo di distruggere l'Anello.[74] In La Compagnia dell'Anello, Gandalf racconta a Frodo che Bilbo, che era una persona buona, che non poteva vedere la morte e la distruzione, non volle uccidere neanche un essere ripugnante come Gollum, proprio perché ebbe pietà di lui,[75] e proprio la pietà di Bilbo portò alla distruzione dell'Anello, visto che, se Gollum non avesse attaccato Frodo quando si trovavano sul Monte Fato, l'Anello non sarebbe stato distrutto. A episodi come questo Tolkien dà nome di Eucatastrofe ("buona catastrofe"): il trionfo è stato quindi la conseguenza di un fallimento (da parte di Frodo) e il sacrificio (da parte di Gollum). Un altro esempio di Pietà ci è dato da quella di Théoden nei confronti di Grima Vermilinguo: il re infatti voleva ucciderlo, ma Gandalf è intervenuto, suggerendo di dargli la possibilità di scegliere da quale parte stare; anche in quel caso la pietà di Théoden ha portato a degli sviluppi positivi, come la morte di Saruman e il recupero del Palantír, nonostante che poi Grima abbia scelto di stare dalla parte del male.

Illuminante è un passo tratto dalle lettere di Tolkien: «Tolkien, in una lettera a un figlio che negli anni quaranta era in guerra, era stato arruolato nella Royal Air Force e doveva combattere il nazismo, gli diceva: "Però stai attento, figlio mio, a non odiare; non devi combattere il nemico con le sue stesse armi, e non devi usare l'anello". Glielo diceva proprio così. Pensate a un padre che scrive a un figlio in guerra dicendo: "Non devi usare l'anello". Non devi diventare come loro, non devi farti prendere dall'odio, eccetera. Credo che anche questo sia significativo della visione religiosa e umana di Tolkien.[76]». È per questo che Gandalf redarguisce Boromir, quando quest'ultimo consiglia di portare l'Anello a Gondor per usarlo contro Sauron: non si possono usare, anche per combattere contro il Nemico, le sue stesse armi.

Nel romanzo sono trattate, infine, la Morte, a cui può essere legato anche il tema del Sacrificio, la Salvezza e, attraverso riferimenti non velati, anche la tematica della risurrezione dalla morte: la prima legata all'uomo come un dono di cui nessuno conosce la natura, ma che conduce alla seconda, la salvezza, alla quale sono chiamati tutti gli esseri della Terra di Mezzo e per cui vale la pena lottare per raggiungere un mondo di pace e giustizia, privo del male. La resurrezione dalla morte avviene in Gandalf il quale, dopo lo scontro con una creatura demoniaca terribile Balrog, che riesce ad annientare e ricacciare nelle profondità della terra, ritorna alla vita per compiere la sua missione di sconfiggere il male che rischia di distruggere il mondo degli uomini.

Riguardo al sacrificio invece, non bisogna pensare ad un'impersonificazione di Frodo con il Cristo: Frodo che prende su di sé un pesantissimo fardello, per la salvezza di tutti i popoli liberi, oppure Gandalf che combatte con il Balrog fino a sacrificare la sua vita per ucciderlo per poi "risorgere" (e secondo alcuni è proprio una metafora della resurrezione), sono due paragoni errati. A questo proposito, Paolo Gulisano, autore della precedente citazione, afferma: «Frodo è Frodo, Aragorn è Aragorn, nessuno di loro è Gesù Cristo, però ci vogliono far vedere come si vive da cristiani in un mondo "pagano", come era quello della Terra di Mezzo.[76]».

Per finire, alcuni critici (anche se non vi è uniformità di interpretazioni sull'argomento) hanno visto nell'opera di Tolkien alcuni rimandi ad una simbologia numerica cristiana. Ad esempio, l'età alla quale gli Hobbit raggiungono la maturità è 33, come la presunta età di Cristo alla sua morte sulla croce; inoltre il novero degli Anelli richiamerebbe quattro tra i numeri più importanti per la cristianità, quali 1, l'unità di Dio, 3, la trinità, 7, il numero di Dio nella tradizione ebraica (il 7 è comunque un numero che ricorre spesso, nei Testi Sacri; un esempio su tutti la creazione del mondo, che sarebbe avvenuta in 7 giorni), e 9, considerato il numero perfetto in quanto tre volte la trinità.

Temi romantici[modifica | modifica sorgente]

Il sogno di Ossian, Jean-Auguste-Dominique Ingres, 1813: l'eroe è schiacciato dal peso dei suoi illustri antenati.

Ne Il Signore degli Anelli vi sono vari riferimenti ad alcuni temi romantici, primo fra tutti l'Infinito, il tema romantico per eccellenza. Il desiderio di raggiungere l'infinito si manifesta nei personaggi dell'opera di Tolkien in due modi diversi: il primo è il confrontarsi dei personaggi con qualcosa più grande di loro, che schiaccia le loro piccole individualità e supera le loro possibilità, mentre il secondo è il tentativo dei personaggi di elevarsi al di sopra delle loro possibilità. Questi due temi, prettamente romantici, vengono chiamati Sehnsucht e Titanismo (Streben).

La nostalgia[modifica | modifica sorgente]

La Nostalgia romantica (Sehnsucht, termine coniato dai fratelli Schlegel) è un sentimento diverso da quello che ha assunto in tempi recenti: esso, infatti, è esprimibile come una sorta di “smania del desiderare”, una costante frustrazione che pervade i personaggi dell'opera tolkieniana. Gli animi di Bilbo e Frodo sono devastati da questo sentimento, che li rende dipendenti dall'Anello e rende loro impossibile separarsene: senza di esso, infatti, essi divengono irascibili e depressi, arrivando quasi a fare del male a persone a loro care pur di riottenerlo. L'Anello diviene in questo modo l'Assoluto romantico, l'entità senza la quale l'uomo non riesce a liberarsi dalle sensazioni di impotenza e oppressione che gravano su di lui. Una volta distrutto l'Anello, Frodo non può più vivere nella Contea ma deve partire per il Reame Beato di Valinor, una sorta di rappresentazione della morte, l'unico modo in cui egli può attenuare il suo dolore. Anche gli Elfi dopo la distruzione del potente oggetto sono costretti a lasciare la Terra di Mezzo, in quanto anche i tre anelli elfici, connessi in qualche modo all'Unico, hanno cessato di funzionare; sono anche loro consumati quindi dalla brama dell'Assoluto romantico. Questo atteggiamento abbandonato, di disinteresse verso la vita è lo stesso che pervade le pagine di due grandi opere del romanticismo quali I dolori del giovane Werther di Goethe e le Ultime lettere di Jacopo Ortis del Foscolo; infatti, i protagonisti sono condotti al suicidio (o, nel caso di Il Signore degli Anelli, alla partenza per Valinor) da una vuotezza interiore che li corrode dall'interno. Nel libro L'anello che non tiene[77] questo tema è stato intuito dagli autori L. Del Corso e P. Pecere. Essi infatti affermano che: «Un senso crepuscolare, di nostalgia per un tempo irrimediabilmente distante pervade l'opera, e anche le gesta più eroiche sono presenti come l'estremo, pallido riflesso di un mondo al tramonto.»

Viandante sul mare di nebbia di C. D. Friedrich: esso simboleggia i temi dell'infinito e del viaggio.

La Sehnsucht può essere infine espressa anche come nostalgia verso il passato. Nell'opera vi sono dei personaggi come Aragorn e Boromir che devono sostenere sulle loro spalle il peso delle generazioni precedenti: il primo del suo antenato Isildur, il secondo, in misura minore, del padre Denethor.

Il viaggio[modifica | modifica sorgente]

Altro importante tema ripreso dal romanticismo è quello del viaggio; questo tema è strettamente connesso alla Sensucht vista precedentemente. Infatti caratteristica dell'eroe romantico è l'essere un viandante: il viaggio rappresenta l'evasione, la fuga dalla realtà di tutti i giorni, come quello rappresentato nella celebre opera romantica dell'Enrico di Ofterdingen di Novalis. Il romanzo dell'autore inglese è tuttavia un viaggio iniziatico, nel quale l'eroe impara ad affrontare le difficoltà nel corso del romanzo, e non un viaggio di formazione, in quanto i romantici non accettano l'idea di un progresso insito nei personaggi, e, in generale, nella storia umana. Il viaggiatore romantico è, come detto, un viandante; un viaggiatore che vaga senza scopo apparente, dominato dai propri impulsi naturali. Anche i membri della Compagnia dell'Anello sono dei viandanti, apparentemente spinti dal compito di proteggere Frodo e di distruggere l'Anello, ma in realtà ognuno di essi è dominato dai propri impulsi interiori. Gandalf cerca quella sfida che lo porterebbe ad elevarsi al di sopra degli altri, cosa che avviene dopo la battaglia contro il Balrog di Moria, quando tornerà nel mondo dei vivi come Gandalf il Bianco; Aragorn e Boromir vagano spinti dal peso che essi si portano sulle spalle;[78] Legolas è spinto dal desiderio di vedere Lothlorien e Gimli di visitare l'antica dimora nanesca di Moria. Gli hobbit, infine, sono spinti dal desiderio dell'avventura, ma in realtà non sanno veramente a cosa vanno incontro.

Il titanismo[modifica | modifica sorgente]

Oltre alla Sehnsucht, altro tema romantico importante nell'opera è lo Streben, o titanismo, contrapposto ad essa; se prima la nostalgia era la rassegnazione dell'uomo a raggiungere l'infinito, il titanismo lo spinge a superare i propri limiti e le proprie possibilità per fondersi col tutto. Il più grande esempio di quest'uomo ce lo dà Johann Goethe con il suo Faust; infatti il termine utilizzato dal poeta tedesco non è titanismo, bensì Faustismo. Nel romanzo il sentimento assume perlopiù una connotazione negativa, ma mentre alcuni personaggi non riescono a resistere alla tentazione, altri riescono a superarlo; l'animo di Sauron ne è corroso, e brama l'Anello per poter diventare completo ed avere finalmente il controllo del mondo. Altri esempi negativi sono Saruman, per poter avere la supremazia e il potere, e Boromir e Denethor, convinti di poter utilizzare l'anello per salvare il proprio popolo. Ma il potente oggetto magico, andando contro natura, provoca solo distruzione e morte, portando gli uomini alla follia. Tuttavia come detto alcuni riescono a rinunciare al suo potere, come ad esempio Galadriel quando riceve l'offerta di Frodo di prendere l'Anello per sé stessa; anche Gandalf resiste, quando l'anello gli viene offerto; entrambi sanno che quel potere sarebbe troppo per loro, portandoli oltre i limiti della propria natura.

Temi romantici minori[modifica | modifica sorgente]

Vi sono nell'opera di Tolkien altri riferimenti ad alcuni temi preferiti dai romantici. Uno di questi è il binomio amore/morte; per avere l'uno è necessario accettare anche l'altro. Questa tematica si adatta in maniera perfetta al rapporto fra Aragorn ed Arwen: la seconda rinuncia all'immortalità derivante dalla sua stirpe elfa per amore del primo; ella accetta quindi la morte, e dopo l'abbandono della vita da parte di Aragorn si lascia morire presso Caras Galadhon.[79] Il tema è collegato alla vita del già citato autore romantico, Novalis: la morte della sua fidanzata Sophie, avvenuta a soli 15 anni, causò in lui un mutamento, portandolo alla consuzione e facendolo morire alla giovane età di 29 anni[80]. Questo tema è il nucleo di uno dei grandi racconti di Tolkien, Il Racconto di Beren Erchamion e Lúthien Tinúviel[81]: qui i due amanti risorgono dalla morte per poter coronare il loro sogno d'amore, seppur per un breve tempo. Altro tema caro ai romantici e soprattutto a Novalis è quello della notte. La notte dei romantici viene contrapposta alla luce dell'Illuminismo: essa è collegata all'idea di oscurità, al quale rende tutto più incerto e indistinto, dando un forte senso di indeterminatezza. Esempi di questo del romanzo sono gli Hobbit che vagano per la Vecchia Foresta,[82] dove con l'oscurità gli alberi assumono delle caratteristiche umane, oppure il sasso che Pipino lancia per saggiare la profondità di un profondissimo pozzo nelle caverne di Moria.[83]

Natura contro tecnologia[modifica | modifica sorgente]

La bellezza della natura è sempre stato un tema caro all'autore inglese, contrario al suo sfruttamento e quindi all'industria; gli esseri malvagi dei suoi racconti, infatti, sono spesso descritti utilizzando metafore riferibili al mondo delle macchine, come Saruman, il quale "Ha un cervello fatto di metallo e d'ingranaggi"[84]. La distruzione da parte sua di parte della foresta di Fangorn spinge Barbalbero e gli Ent a schierarsi contro di lui. Attraverso il riferimento continuo fra industria e guerra come sinonimi, specialmente in relazione alla produzione da parte di Saruman di un esercito di Uruk-hai, Tolkien presenta un'immagine molto negativa dell'industria e del progresso tecnologico.

Perdita e addio[modifica | modifica sorgente]

Fin dalla creazione dell'universo immaginario tolkieniano, uno dei temi maggiori che lo scrittore ha utilizzato è stato quello di una grande bellezza e gioia che avvizziscono e scompaiono prima del tempo, a causa dei poteri di un essere maligno. In Il Silmarillion, Melkor utilizza i suoi poteri prima per distruggere e contaminare le opere dei suoi fratelli e compagni Valar (le potenze angeliche del mondo)[85], poi arriva a chiedere l'aiuto di Ungoliant per distruggere i Due Alberi che davano luce all'intera terra di Aman.[86]

Grazie alle macchinazioni del malefico Morgoth, Fëanor, principe dei Noldor, prima perde suo padre e poi le sue più grandi creazioni, i Silmarilli[87]; con questa azione il primo sangue elfico viene sparso ad Alqualondë[88] sul sacro suolo di Eldamar, e con esso i Noldor perdono sia la loro casa che la loro innocenza. Mandos, il Vala che conosce il destino, enuncia una profezia sui Noldor, rivelandogli che essi non troveranno pace fino al compimento del loro scopo, o morranno.[89]

Nel corso della storia della Terra di Mezzo, grandi città e stati vengono creati, ma tutti sono destinate a fallire, prima che gli Elfi immortali si rendano conto che nulla di quello che hanno creato di buono sulla terra sopravvivrà a loro. Gondolin e il Nargothrond come Khazad-dûm e Númenor alla fine sono distrutte o abbandonate, sia attraverso il male proveniente dall'esterno che da un tradimento dall'interno.

Alla fine di Il Signore degli Anelli la maggior parte degli Elfi ha lasciato la Terra di Mezzo, portandosi via tutte le loro meraviglie e la bellezza che avevano creato; Lothlórien, senza il potere dell'Anello Nenya di Galadriel, partito per le Terre Immortali, avvizzisce e sparisce. Frodo è tornato nella Contea, ma a causa della ferita riportata a Colle Vento non può più vivere libero da tristezza e dolore, e quindi deve partire anche lui per Aman.[90]

Infine, in una delle appendici di Il ritorno del Re, dopo due secoli di vita Aragorn muore, lasciandosi indietro una sola e mortale Arwen, che viaggia verso quel poco che resta di Lothlórien per lasciarsi morire su una pietra vicino al fiume Nimrodel, tornando in uno dei pochi posti in cui si fosse sentita davvero felice in vita.

Il tema della perdita è rafforzato attraverso alcune canzoni distribuite in tutto il libro; una delle più significative in questo senso è il poema recitato dal Nano Gimli vicino all'uscita di Moria (qui riprodotto in parte).

(EN)
« The world was fair, the mountains tall,
In Elder Days before the fall.
Of mighty kings of Nargothrond
And Gondolin, who now beyond
The Western Seas have passed away;
The world was fair in Durin's Day.
[...]
The world is grey, the mountains old,
The forge's fire is ashen cold;
No harp is wrung, no hammer falls,
The darkness dwells in Durin's halls;

The shadow lies upon his tomb
In Moria, in Khazad-dûm. »

(IT)
« Bello era il mondo, ed alti i monti ignoti,
Prima della caduta, nei Tempi Remoti,
Dei potenti re che son fuggiti via
Da Nargothrond o Gondolin che sia
Dei Mari Occidentali sull'altra sponda:
Ai Tempi di Durin la terra era gioconda.
[...]
Il mondo è grigio, e le montagne anziane,
Nelle fucine, le fredde ceneri sono del fuoco un ricordo lontano.
Nessun'arpa vibrante, nessun ritmo di martelli.
Regna l'oscurità su miniere e castelli;
Sulla tomba di Durin incombe fosca l'ombra,
A Moria, a Khazad-dûm. »
(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, La Compagnia dell'Anello[91])

Il lieto fine[modifica | modifica sorgente]

Il Signore degli Anelli, nonostante le peripezie raccontate, le vicende dagli sfondi più o meno tragici, la morte che colpisce sia i buoni che i cattivi, finisce con un lieto fine: il male viene sconfitto, il bene trionfa, tutto riacquista un ordine e un equilibrio. Il lieto fine può essere inteso come un riscatto dell'umanità, una sorta di fiducia da parte di Tolkien nei confronti dell'uomo. Lo scrittore inglese lascia in vita quasi tutti i personaggi della Compagnia dell'Anello, e di questi fa morire solo Boromir perché desideroso di impossessarsi dell'anello, seppur per uno scopo nobile. Il romanzo non finisce con una strage tra i protagonisti, bensì con una vittoria epica.

Questo va molto in contrasto con la vita di Tolkien, in quanto lo scrittore partecipò alla Prima guerra mondiale come soldato ed assistette agli sviluppi della Seconda; all'interno di La realtà in trasparenza si trovano dei suoi pensieri riguardanti la Prima guerra mondiale, come «Le guerre sono sempre perdute e la guerra continua sempre».[92][93]

A questo pessimismo (e forse realismo) riguardante la società in cui vive, Tolkien accosta un lieto fine nel suo romanzo, quasi volesse creare un mondo diverso da quello nel quale viveva quotidianamente, un mondo che affronta il male con il coraggio, la determinazione, l'amicizia e lo sconfigge per ritrovare finalmente la pace. Ma chi pensa che Tolkien sia un personaggio del mondo che crea, si sbaglia: in una lettera ad Amy Ronald nel 1969 afferma: «Io in realtà, non appartengo alla storia che ho inventato, e non voglio appartenervi»[94].

Influsso culturale[modifica | modifica sorgente]

Influssi sul genere fantasy[modifica | modifica sorgente]

L'enorme popolarità della saga epica tolkieniana espanse anche il desiderio del pubblico di romanzi fantasy; grazie soprattutto a Il Signore degli Anelli, il genere fantastico fiorì per tutti gli anni sessanta. Furono pubblicati molti libri simili, per stile ed argomento, al libro dell'autore inglese, fra cui i libri del Ciclo di Earthsea di Ursula Le Guin, La saga della Riftwar di Raymond E. Feist, La saga dei Belgariad di David Eddings, il ciclo di Shannara di Terry Brooks, Le cronache di Thomas Covenant l'incredulo di Stephen R. Donaldson e i libri di La ruota del tempo di Robert Jordan. Nei casi di Gormenghast di Mervyn Peake e di Il serpente Ouroboros di E. R. Eddison, invece, i romanzi vennero riscoperti dopo un'iniziale scarso successo.

Il romanzo ha influenzato anche l'industria dei giochi di ruolo, la quale si guadagnò una grande popolarità negli anni settanta grazie al gioco Dungeons & Dragons. Molte fra le razze presenti nel gioco sono simili per nome e caratteristiche a quelle di Il Signore degli Anelli, come ad esempio gli halflings (inizialmente chiamati proprio hobbit, successivamente cambiati nel nome e, in parte, nelle caratteristiche, per evitare problemi legali[95][96]), gli elfi, i nani, i mezzelfi, orchi o draghi; tuttavia, uno degli autori originari del gioco, Gary Gygax, ha affermato che l'influenza di Il Signore degli Anelli sul gioco è minima, e che lui ha incluso quegli elementi come mossa commerciale per alzare la popolarità del gioco, in quanto molti fan del gioco all'epoca della sua uscita erano anche fervidi fan dell'opera di Tolkien.[97]

La tipologia di fantasy nata sull'onda de Il Signore degli Anelli ha poi influenzato, fra gli altri, la creazione del gioco di carte collezionabili Magic: l'Adunanza, come tra l'altro di molti videogiochi, fra cui Final Fantasy IV, Ultima, Baldur's Gate, EverQuest, The Elder Scrolls, RuneScape, Neverwinter Nights, e la saga di Warcraft[98]; Oltre a questi, vi sono naturalmente i videogiochi espressamente ambientati nella Terra di Mezzo.

Come in tutte le saghe di grande successo, esiste una grossa quantità di lavori di scarsa qualità basati sull'opera, per i quali è stato coniato l'aggettivo dispregiativo "Tolkieniesco". Esso indica il genere riferito all'abuso della trama di base dell'opera tolkieniana: un gruppo di avventurieri che si imbarcano in una missione per salvare il mondo dalle armate di un oscuro signore. Ciò è indice di quanto sia aumentata la popolarità di questo romanzo, da quando molti critici all'inizio lo bollarono come un "Wagner per bambini" (in riferimento all'anello del Nibelungo) fino alla rivisitazione del romanzo in chiave di una sorta di risposta cristiana a Wagner.[99][100] Il libro ha aiutato anche a diffondere nei paesi anglosassoni la corretta formazione della forma plurale di "elfi" (Elves) e "nani" (Dwarves), una volta scritti e pronunciati "Elfs" e "Dwarfs".

Il romanzo ha avuto anche un'influenza presso alcuni autori di fantascienza successivi come Arthur C. Clarke: Clarke infatti fa riferimento al Monte Fato nel suo libro 2010: Odissea due:

(EN)
« Do you remember [...] The Lord of the Rings? [...] Well, Io is Mordor [...] There's a passage about "rivers of molten rock that wound their way ... until they cooled and lay like dragon-shapes vomited from the tortured earth." That's a perfect description: how did Tolkien know, a quarter of a century before anyone saw a picture of Io? Talk about Nature imitating Art. »
(IT)
« Ricordi [...] Il Signore degli Anelli? [...] Bene, Io è Mordor [...] C'è un passaggio che parlava di "fiumi di roccia fusa che interrompevano la loro via... fino a quando non si scioglievano e giacevano come dragoni vomitati dalla terra torturata." Questa è una descrizione perfetta: come poteva Tolkien saperlo, un quarto di secolo prima che un qualcuno vedesse un'immagine di Io? Parla della Natura che imita l'Arte. »
(Arthur C. Clarke, 2010: Odissea due, Capitolo 16)

Tolkien ha anche influenzato, per dichiarazione dello stesso regista, la filosofia di alcuni film di Star Wars di George Lucas.[101]

Satire e parodie[modifica | modifica sorgente]

  • Il Signore dei Tranelli: questo romanzo è probabilmente la più famosa parodia, pubblicata a firma dell'organizzazione umoristica inglese "Harvard Lampoon" (gli autori sono Henry N. Beard and Douglas C. Kenney) con il titolo di Bored of the Rings. Prima di pubblicarla gli autori la sottoposero a Tolkien, il quale la lesse e l'approvò, anche se dichiarò di non capirne lo humor.[102]
  • Hordes of the Things: semisconosciuta serie radiofonica della BBC (1980) che tentò di parodiare il genere epico-fantasy, sulla falsariga della Guida galattica per gli autostoppisti.
  • The Lord of the Weed: rimontaggio tedesco dei primi venti minuti del film La Compagnia dell'Anello che ritrae i protagonisti come tossicodipendenti.
  • Lords of the Rhymes: duo musicale autore di "hobbit-rap".
  • Once More With Hobbits: parodia dell'opera di Tolkien, combinata con Buffy l'ammazzavampiri, creata da due autori newyorkesi, Jessica e Chris.
  • Il Signore dei Porcelli: parodia a fumetti italiana, di Barbara Barbieri e Stefano Bonfanti (i creatori di Zannablù). La poesia dell'Anello recita in questo caso: «un anello per domarli, un anello per trovarli, un anello per condirli e nel sugo cucinarli».[102]
  • Il Signore dei Ratti: albo a fumetti della serie di Rat-Man, disegnata da Leo Ortolani.
  • Svariati altri ridoppiaggi del film.
  • Paperino e il signore del padello, parodia della Disney con protagonista Paperino nei panni di Frodo e Topolino nei panni di Aragorn[103].
  • Il signore dei tortelli, è stato pubblicato nel 2005 dallo scrittore italiano Joey Luke Bandini pseudonimo di Gianluca Bedini.
  • Lo Svarione degli Anelli : è un doppiaggio italiano nel quale i protagonisti di ISDA sono impegnati a combattere per liberare la terra di mezzo da Svarion (Sauron) che vuole distruggere ogni singola pianta di canapa.

Riferimenti nella musica[modifica | modifica sorgente]

  • Le colonne sonore della trilogia di film di Peter Jackson è stata composta da Howard Shore ed ha vinto ben 3 premi Oscar: per la miglior colonna sonora per La Compagnia Dell'Anello (che fu anche nominato miglior disco di musica classica del 2001) ed Il Ritorno Del Re e per la miglior canzone per Into The West tratta dal terzo film ed interpretata da Annie Lennox; mentre il secondo film, Le Due Torri, non ha ottenuto la candidatura all'Oscar per cavilli tecnici riguardo alle colonne sonore dei sequel.
  • Per il trailer del film Le Due Torri è stato utilizzato anche il brano Lux Aeterna, composto da Clint Mansell tratto dalla colonna sonora di Requiem for a Dream.
  • Il compositore olandese Johan de Meij ha composto negli anni ottanta la sua Symphony No. 1, soprannominata "The Lord of the Rings" symphony, ovvero la Sinfonia del Signore degli Anelli. Il componimento consta di cinque parti, intitolate rispettivamente: Gandalf, Lothlórien, Gollum, Journey in the Dark (Viaggio nelle Tenebre) e Hobbits.
  • The Ballad of Bilbo Baggins di Leonard Nimoy è basata sulla saga tolkeniana, in particolare su Lo Hobbit.
  • I Led Zeppelin hanno composto alcune canzoni ispirate al Il Signore degli Anelli: Misty Mountain Hop il cui titolo si rifà alle "Montagne Nebbiose" (Misty Mountains); Ramble On si riferisce a Bilbo Baggins e al suo incontro con Galadriel e Gollum, viene citata anche Mordor; The Battle of Evermore è ispirata dalle letture di Plant di quel periodo, sulla storia delle guerre di confine scozzesi, ed il testo è come un moderno discendente delle saghe di battaglia Anglosassoni rilette in chiave fantasy. Nel testo di Stairway to Heaven sono contenuti diversi riferimenti all'opera di Tolkien, come ha dichiarato in più occasioni il cantante della band, Robert Plant.[104]
  • I Rush intitolarono Rivendell (nome inglese di Gran Burrone) una canzone del loro album Fly By Night.
  • I Camel intitolarono la canzone Nimrodel - a) The procession b) The White Rider nell'album Mirage
  • Gli Styx intitolarono una canzone Lords of the Ring, dall'album Pieces of Eight.
  • Bo Hansson, musicista svedese, ha realizzato un album strumentale basato sulle suggestioni di Il Signore degli Anelli nel 1973.
  • Patrice Deceuninck, compositore francese, ha iniziato un progetto musicale ispirato a Il Signore degli Anelli, di cui ha portato a termine il primo album, The Ring Bearer part I, relativo alla Compagnia dell'Anello. Diversamente dalle altre sue opere di musica prevalentemente elettronica, per questo album Deceuninck si è servito di una vera orchestra.
  • Alan Horvath ha realizzato anch'egli un intero album basato sul romanzo di Tolkien nel 2004.
  • I Brobdingnagian Bards hanno intitolato una delle loro canzoni Tolkien, ed il remix The Lord of the Ring.
  • I Blind Guardian, band metal tedesca, hanno intitolato una canzone Lord of the Rings nell'album Tales from the Twilight World. Esiste anche un loro album dedicato a Il Silmarillion intitolato Nightfall in Middle-Earth. Nell'album Battalions of Fear è presente una canzone dedicata a Éowyn. Molte altre loro opere contengono riferimenti e citazioni al lavoro di Tolkien.
  • Enya, nota artista irlandese, ha reso omaggio al romanzo Il Signore degli Anelli inserendo il brano Lothlórien nell'album Shepherd Moons del 1991. Inoltre, ha composto e interpretato due brani dell'omonimo film di Peter Jackson: Aníron e May it Be.
  • Gandalf, musicista austriaco, scelse il suo nome basandosi su quello dello stregone protagonista del romanzo. Ha composto molti lavori con riferimenti a Il Signore degli Anelli, soprattutto nel suo secondo album, Visions.
  • Il gruppo dei Nickel Creek intitolò una canzone The House of Tom Bombadil.
  • I Gorgoroth, gruppo black metal, traggono il proprio nome all'omonimo altopiano di Mordor.
  • Il progetto musicale Burzum, dell'artista norvegese Varg Vikernes, trae il proprio nome da una parte dell'iscrizione sull'Anello in Lingua Oscura: «agh burzum-ishi krimpatul», ovvero «e nel buio incatenarli».
  • In Italia sono emersi, tra gli altri, i Lingalad, gruppo di Giuseppe Festa che si è dedicato alla composizione di canzoni ispirate a Tolkien. Gli strumenti usati e lo stile musicale si avvicinano alla cultura irlandese.
  • Sempre in Italia il gruppo Galadhrim propone un genere di musica tra il celtico e il medioevale i cui temi e testi sono espressamente ispirati agli scritti di Tolkien.
  • Edoardo Volpi Kellermann, compositore italiano, ha tradotto, per usare le sue parole, «vent'anni di ricerca creativa ispirata alla lettura delle opere di Tolkien» in un progetto di musica strumentale chiamato Tolkieniana: Viaggio Musicale nella Terra di Mezzo. Finora edito il primo disco, dal titolo Verso Minas Tirith.
  • I Summoning, gruppo epic-black metal austriaco, hanno dedicato i loro album a Il Signore degli Anelli ispirandosi all'opera per i titoli e per i testi delle canzoni.
  • Gli Amon Amarth, gruppo Melodic Death Metal svedese, traggono il nome dal Monte Fato.
  • Il progetto musicale The Fellowship è nato con l'intento esplicito di rappresentare in musica la mitologia tolkieniana; ha pubblicato finora un album, In Elven Lands, che si avvale della collaborazione di artisti di fama mondiale (come Jon Anderson degli Yes).
  • Tra gli altri gruppi che traggono il loro nome da Il Signore degli Anelli si ricordano i Cirith Ungol; i Gôr Mörgûl; gli Isengard (band black metal svedese, che usa il nome della residenza di Saruman); gli italiani Nazgul (black metal) prendono il nome dagli oscuri schiavi dell'Anello, ovvero i più fedeli servitori del malvagio Sauron.
  • Il compositore americano David Arkenstone ha composto nel 2001 un album ispirato a Il Signore degli Anelli, dal titolo Music Inspired by Middle Earth ("Musica ispirata alla Terra di Mezzo") che, nonostante sia uscito in concomitanza con il film La compagnia dell'Anello, non è ad esso correlato.
  • La folk metal band Rivendell basa i suoi testi (e il suo nome) sulle opere di Tolkien.
  • Il gruppo musicale gothic metal finlandese Battlelore trae ispirazione per i suoi testi dalle opere di Tolkien.
  • Gli Ainur sono un gruppo progressive rock che si ispira ai libri di Tolkien, specialmente al Silmarillion.

Oltre a questi, i gruppi, soprattutto black metal, che hanno preso ispirazione dal capolavoro di Tolkien intitolando la band o i testi con nomi presi dal Signore degli Anelli sono moltissimi, sovente scandinavi.

Altri riferimenti[modifica | modifica sorgente]

  • La serie televisiva statunitense di fantascienza Babylon 5 comprende alcuni occasionali riferimenti a Il Signore degli Anelli, come temi epici disegnati per una simile costruzione mitologica.
  • Nel romanzo di Stephen King e Peter Straub Il talismano (The Talisman) ci sono vari riferimenti a Il Signore degli Anelli.
  • Nel romanzo di Stephen King L'ombra dello scorpione c'è un riferimento a Il Signore degli Anelli
  • L'eroe di Cryptonomicon, romanzo di Neal Stephenson, si vede come un nano, suo nonno come un elfo, un ex-marinaio come un appartenente alla razza degli uomini, e si riferisce alla sua nemesi (un avvocato psicotico) come Gollum.
  • Il Signore degli Anelli è il soprannome del ginnasta italiano Jury Chechi, campione olimpico e mondiale nella specialità degli anelli.
  • Il Signore degli Anelli è anche uno dei soprannomi di Maurizio Costanzo. Gli venne dato da Fiorello durante una puntata del varietà "Stasera pago io" su Rai Uno. L'allusione del soprannome è ai quattro matrimoni e mezzo di Maurizio Costanzo che quanto a fedi nuziali è un vero "Signore degli Anelli".
  • Nella serie televisiva americana "Friends", due dei protagonisti Ross e Chandler, si riferiscono ad un loro vecchio amico col soprannome di "Gandalf".
  • Il pianeta del Sistema solare Saturno è chiamato "signore degli anelli" proprio grazie alla quantità di anelli che lo circondano.
  • Nell'episodio finale della serie animata canadese A tutto reality - Il tour c'è un chiaro riferimento della morte di Gollum.

Il Signore degli Anelli e la politica[modifica | modifica sorgente]

Negli Stati Uniti l'opera di Tolkien venne "adottata" dal movimento alternativo e pacifista degli anni sessanta. In Italia, invece, Tolkien venne scoperto all'incirca nella seconda metà degli anni settanta, pochi anni dopo la prima pubblicazione in Italia ad opera della Rusconi. Secondo un'intervista realizzata a Umberto Croppi, all'epoca dirigente giovanile del MSI, inizialmente Tolkien aveva le caratteristiche di un'esperienza personale ed individuale, senza le caratteristiche di neo-paganesimo che i media attribuirono a questa passione. In seguito ad alcune recensioni Tolkien divenne a poco a poco un autore di riferimento, il primo narratore puro, e non un saggista o uno storico; essi riscoprivano "la possibilità di pensare un universo esistenziale alternativo al di fuori delle mitologie passatiste della nostra area politica."[105] Nacquero quindi gruppi come la Compagnia dell'anello, gruppo di musica alternativa di destra legato al Movimento Sociale Italiano, e gli Hobbit, gruppo musicale di Perugia della destra radicale autori dell'album La Contea. Di lì a poco nacque l'idea dei Campi Hobbit, raduni organizzati dei giovani di destra. Se ne tennero tre, ognuno con successo crescente; essi suscitarono anche l'attenzione dei media, ma la strage di Bologna indusse ad una normalizzazione interna del partito, e la parte creativa di questo, rappresentata appunto dei campi hobbit, non venne più vista di buon occhio e quindi l'esperienza non fu ripetuta. Secondo un'altra intervista[106] realizzata a Paolo Pecere, autore già citato del libro L'anello che non tiene. Tolkien fra letteratura e mistificazione[107], l'opera di Tolkien è stata strumentalizzata da alcune frange estremiste della destra, attraverso la lettura superficiale di alcuni brani del testo, ed interpretando alcuni valori espressi dal romanzo, come l'eroismo, la cavalleria, o la società suddivisa in caste come una traccia dell'ideologia presente nel libro. Il pensiero di Pecere, utilizzando le sue parole, può essere quindi espresso con la frase "Il libro da un punto di vista ideologico non contiene nessuno spunto di vero approfondimento, è neutrale".

Trasposizioni[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Primi tentativi e adattamenti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il Signore degli Anelli (film 1978).
Ralph Bakshi autore del primo adattamento cinematografico de Il Signore degli Anelli, che consisteva in un lungometraggio animato.

Esisteva un progetto dei Beatles per realizzare una versione di Il Signore degli Anelli, ma non fu portato a termine a causa dell'opposizione loro dimostrata dall'autore.[108] Una voce molto diffusa dice che anche Stanley Kubrick[109] avesse preso in considerazione la possibilità di girare una trilogia di film, ma abbandonò l'idea perché troppo "vasta" per essere realizzata. Alla metà degli anni settanta, il regista britannico John Boorman collaborò con il produttore Saul Zaentz per realizzare un film dell'opera, ma il progetto risultò troppo costoso per i finanziamenti a disposizione al tempo; Boorman sfruttò comunque i suoi appunti per le riprese del film Excalibur.

Nel 1978, gli studios Rankin-Bass produssero il primo vero adattamento cinematografico di materiale legato a Il Signore degli Anelli con una versione animata televisiva di Lo Hobbit, un prequel della saga maggiore. Poco dopo, Saul Zaentz riprese da dove la Rankin-Bass aveva concluso, realizzando un adattamento a cartoni animati di La Compagnia dell'Anello e la prima parte di Le due Torri: la versione animata di Il Signore degli Anelli, originalmente pubblicata della United Artists, incorporava sequenze di animazione su scene dal vivo, e fu diretta da Ralph Bakshi; questo lavoro, tuttavia, a causa di problemi di budget e tempo, non fu di qualità elevata: alcune porzioni vennero completamente rianimate e migliorate, mentre per altre venne usata la tecnica del rotoscopio, dove l'animazione si sovrappone alle sequenze dal vivo. Il film inoltre si conclude in maniera drastica, subito dopo la battaglia al Fosso di Helm, e prima che Frodo, Sam e Gollum arrivassero alla Tana di Shelob (le Paludi Morte, il Cancello Nero e la parte di Faramir sono state tagliate). Nonostante i suoi sforzi, Bakshi non fu mai in grado di realizzare la seconda parte della pellicola per completare il resto della storia, lasciando così la porta aperta alla Rankin-Bass per finire il lavoro, cosa che effettivamente avvenne con la versione animata del 1980 di Il ritorno del Re, realizzato dallo stesso team che aveva portato sullo schermo Lo Hobbit la prima volta.

La trilogia cinematografica di Peter Jackson[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il Signore degli Anelli (trilogia).

Gli adattamenti fino ad ora proposti erano principalmente rivolti ad un pubblico di ragazzi e bambini, lasciando scontenta la maggior parte dei fan adulti, che rimproverava a tali trasposizioni di aver ignorato gli aspetti più profondi e "filosofici" della storia di Tolkien. Insomma, i relativi fallimenti dei precedenti lavori scoraggiarono registi e case di produzione, che non riproposero più l'idea, giudicata impossibile da portare sullo schermo, a causa dell'enorme quantità di finanziamenti e di effetti speciali necessari, senza contare il fatto che l'interesse generale per l'opera del professore inglese stava man mano scemando. Fu solo con lo sviluppo di nuove tecniche cinematografiche, in particolare l'evoluzione della computer grafica, che il progetto venne ripreso in considerazione.

Attorno al 1995, la Miramax Films sviluppò un enorme progetto di adattamento dal vivo di Il Signore degli Anelli, con il regista neozelandese Peter Jackson dietro la macchina da presa, che avrebbe dovuto svilupparsi in due film. Quando la produzione divenne troppo costosa per le intenzioni della casa di produzione, la New Line Cinema rilevò la responsabilità della produzione, credendo fino in fondo nel progetto, e ampliando il numero di film da due a tre, per rispettare meglio i tempi del libro; i dirigenti e fondatori della Miramax, Bob Weinstein e Harvey Weinstein, tuttavia, rimasero inseriti nel progetto, nel ruolo di produttori.

I tre film vennero girati contemporaneamente, in diversi set sparsi per la Nuova Zelanda, e sono caratterizzati da un ampio utilizzo di effetti speciali assolutamente innovativi e di modellini e diorama, sviluppati interamente dalla Weta Digital e dalla Weta Workshop, società cinematografiche fondate da Peter Jackson stesso. La computer grafica, in particolare, è stata molto usata, sia nelle piccole ambientazioni (ad esempio la creazione del personaggio di Gollum, interamente in CG e primo esperimento nel genere così ben riuscito) che nelle scene delle grandi battaglie, per quali sono state programmate migliaia di comparse digitali, in modo tale che avessero una discreta autosufficienza di movimento ed azione.

La Compagnia dell'Anello uscì nelle sale il 19 dicembre 2001 (in Italia il 18 gennaio 2002), Le due Torri il 18 dicembre 2002 (in Italia il 16 gennaio 2003) e Il ritorno del Re il 17 dicembre 2003 (in Italia il 22 gennaio 2004).

Alcuni fan hanno criticato questi film poiché contengono delle alterazioni della storia originale, ed hanno, a detta di questi, un tono un po' diverso dalla narrazione del romanzo e dalla visione originale di Tolkien; è comunque riconosciuto dai più alla produzione di aver raggiunto grandissimi risultati. A titolo di esempio vi è una frase di Roger Ebert: «Jackson ha preso un'incantevole ed unica opera letteraria e l'ha ri-raccontata nei termini del cinema moderno. [...] Fare quello che ha fatto in questi film deve essere stato molto difficile, e merita un applauso, ma rimanere fedeli a Tolkien sarebbe stato ancora più difficile, e coraggioso.»

L'adattamento cinematografico di Peter Jackson ha guadagnato diciassette Oscar (quattro per La Compagnia dell'Anello[110], due per Le due Torri[111] e undici per Il ritorno del Re[112]): i premi Oscar attribuiti ai tre film coprono quasi tutte le categorie (il terzo film vinse infatti tutti e undici i premi per i quali era candidato), ma nessuno per le categorie relative agli attori. In particolare il premio come "miglior film" a Il ritorno del Re, può venir considerato un premio dato all'intera trilogia da parte della critica.

La première di Il ritorno del Re si tenne a Wellington, in Nuova Zelanda, il 1º dicembre 2003, e fu affiancata da celebrazioni dei fan e da promozioni ufficiali (la produzione del film ha contribuito consistentemente all'economia della nazione). Il ritorno del Re è stato anche il secondo film nella storia (dopo Titanic) a guadagnare più di un miliardo di dollari (in tutto il mondo);[113] questo film, come incassi è il terzo film migliore di sempre nella storia del cinema, sempre dopo Titanic e Avatar (1.118 contro 1.845 e 2.782 milioni di dollari rispettivamente).[113] Alla notte degli Oscar 2004, Il ritorno del Re vinse, come detto, tutte e undici le statuette per le quali era stato candidato, eguagliando il record di Titanic e Ben-Hur.

Radio[modifica | modifica sorgente]

La BBC produsse un adattamento in tredici parti di Il Signore degli Anelli nel 1956, ed una versione in sei parti di Lo Hobbit, nel 1966. Sulla trasmissione del Signore degli Anelli, Tolkien scrisse: «Penso che il libro sia del tutto inadatto alla "drammatizzazione", e le trasmissioni non mi sono piaciute affatto»[114]. Non esistono registrazioni della serie del 1956, al contrario di quelle di Lo Hobbit.[senza fonte]

Una drammatizzazione del 1979 fu trasmessa negli Stati Uniti e successivamente registrata e venduta su cassette e CD. Sulla confezione non appaiono indicazioni su cast o altre informazioni. Ogni attore fu apparentemente registrato separatamente e poi le varie parti montate insieme; diversamente dall'edizione della BBC dove gli attori registrarono insieme, i componenti del cast non interagiscono tra di loro ed il risultato ne soffre.[senza fonte]

Nel 1981 la BBC trasmise una nuova, ambiziosa drammatizzazione in ventisei episodi da mezz'ora ciascuno. Ognuno dei ventisei episodi originali fu trasmesso due volte a settimana, uno standard ancora oggi per molte serie della BBC[115]. La serie fu trasmessa anche negli Stati Uniti sulla National Public Radio con una nuova sinossi prima di ogni episodio. La serie in ventisei episodi da mezz'ora fu successivamente montata in tredici episodi da un'ora, restaurando e reinserendo alcuni dialoghi originariamente tagliati, riarrangiando alcune scene per il loro impatto drammatico e risistemando la narrazione e le musiche. Questa versione venne venduta sia su cassetta che su CD.[senza fonte]

Nel 2002, per sfruttare il traino della trilogia cinematografica, la BBC trasmise nuovamente la serie, su "BBC - Radio 4", questa volta dividendola secondo lo schema dei libri in una trilogia, omettendo le divisioni originali degli episodi, ed utilizzando l'attore Ian Holm, che nella serie aveva recitato nel ruolo di Frodo Baggins (mentre è Bilbo nella trilogia di Peter Jackson), come voce narrante di nuove narrazioni iniziali e finali per le prime due parti, e solo per quella iniziale della terza parte. La sceneggiatura vuole essere il più possibile fedele al romanzo originale, ma contiene alcuni errori ed imprecisioni.[senza fonte]

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il Signore degli Anelli (musical).

Negli ultimi anni sono state approntate alcune rappresentazioni teatrali basate su Il Signore degli Anelli. Tra queste, lunghe rappresentazioni complete di La Compagnia dell'Anello (2001), Le due Torri (2002) e di Il ritorno del Re (2003) sono state messe in scena negli Stati Uniti a Cincinnati, Ohio. Nel 2006, un musical in grande stile della durata di tre ore e mezzo fu prodotto a Toronto, in Canada, ma gli eccessivi costi di produzione fecero cancellare il musical solo sei mesi dopo; una versione dello stesso, tagliata e riscritta in alcune parti, ha cominciato ad essere rappresentata a Londra a partire da maggio 2007.

Giochi di ruolo[modifica | modifica sorgente]

La saga epica di Tolkien ha avuto una significativa influenza sull'industria del gioco di ruolo, che ha acquistato popolarità a partire dagli anni settanta con Dungeons & Dragons, un gioco caratterizzato dalla presenza di molte razze che si trovano in Il Signore degli Anelli, tra cui gli halfling (un altro termine per gli hobbit)[116]. L'opera continua ad avere un grosso peso sia nei tradizionali giochi di ruolo carta e matita che nei videogiochi di ruolo con temi fantasy ed epici[117][118].

Più di un gioco di ruolo è stato basato specificatamente su Il Signore degli Anelli. Il più popolare è il Gioco di Ruolo del Signore degli Anelli (GIRSA), che però è attualmente fuori produzione, avendo la sua casa editrice perso la licenza per produrlo[119]. In occasione dell'edizione del film diretto da Peter Jackson è stato prodotto un nuovo gioco di ruolo ufficiale dalla Deciphers Games, che adotta sia l'iconografia del film che quella del romanzo, lasciando al "narratore" il compito di decidere quale delle due utilizzare[120].

Esistono inoltre giochi da tavolo basati sull'opera, tra cui il wargame tridimensionale Il Signore degli Anelli - Gioco di battaglie strategiche dell'azienda inglese Games Workshop, in cui si gioca con miniature che rappresentano sia tutti i personaggi del libro, ma anche quelli presenti nel Silmarillion; c'è anche una serie di miniature della stessa azienda di miniature basate su Lo Hobbit, in scala 10 mm, di un gioco chiamato The battle of five armies (La battaglia dei cinque eserciti) le cui regole però non sono state tradotte in italiano.

Videogiochi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Videogiochi ambientati nella Terra di Mezzo.

Se un enorme numero di videogiochi ha un grosso debito verso le opere di J.R.R. Tolkien, basando personaggi, ambientazioni e altri elementi fantasy sull'opera dello scrittore inglese, relativamente pochi videogiochi sono stati tratti esplicitamente dal mondo della Terra di Mezzo, fin dai primi anni ottanta ai giorni nostri. Fra i titoli più recenti, vi sono La Battaglia per la Terra di Mezzo, La Battaglia per la Terra di Mezzo 2 e l'espansione L'Ascesa del Re Stregone. Oltre a questi tre titoli per pc sono disponibili svariati titoli per le console PlayStation 2 e PlayStation Portable della Sony. È stato recentemente pubblicato Il Signore degli Anelli Online: Ombre di Angmar della Turbine, Inc. ed è stato prodotto un nuovo titolo della Electronic Arts, uscito a gennaio 2009: Il Signore degli Anelli: Conquest.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

  • J.R.R. Tolkien, La Compagnia dell'anello. Parte prima della trilogia: Il Signore degli anelli, traduzione di Vicky Alliata di Villafranca, Roma, Astrolabio-Ubaldini, 1967.
  • J.R.R. Tolkien, Il signore degli anelli. Trilogia, traduzione di Vicky Alliata di Villafranca, edizione italiana a cura di Quirino Principe, introduzione di Elemire Zolla, Milano, Rusconi Libri, 1971.
  • J.R.R. Tolkien, Il signore degli anelli. Trilogia, traduzione di Vicky Alliata di Villafranca, edizione italiana a cura di Quirino Principe, introduzione di Elemire Zolla, Milano, Bompiani, 2000, ISBN 88-452-9005-0.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il romanzo si serve, durante la narrazione, di un'ambientazione temporale fittizia. Solo la Prefazione dell'Autore ed alcune sezioni delle Appendici sono escluse da questo arco temporale. La storia ha inizio circa un mese prima della festa del 111º compleanno di Bilbo Baggins (22 settembre 3001 T.E.), e termina alla partenza dello stesso assieme a Frodo per Valinor (29 settembre 3021 T.E.).
  2. ^ Fonte: FAQ di tolkien.uk, sito web curato della casa editrice HarperCollins.
  3. ^ Così un menestrello di Gondor intitola, all'interno del romanzo, il poema da lui cantato presso il campo di Cormallen e avente per tema l'avventura vissuta da Frodo e Sam a Mordor Il Signore degli Anelli, op. cit., libro VI, cap. IV, pag. 1029
  4. ^ Il libro immaginario che contiene la vicende narrate in Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit come spiegato da Tolkien nel prologo del romanzo Il Signore degli Anelli, op. cit., libro I, cap. I, pag. 25 Si tratta di uno pseudobiblium più volte menzionato nell'ambientazione tolkieniana, scritto da Bilbo e completato - come chiarito alla fine del romanzo - da Frodo stesso prima di partire alla volta di Aman.
  5. ^ La realtà in trasparenza, op. cit., lettera 230
  6. ^ La realtà in trasparenza, op. cit., lettera 131
  7. ^ È importante sottolineare tuttavia che l'ambientazione di Lo Hobbit, pur attingendo per molti aspetti a Il Silmarillion, non era stata concepita inizialmente da Tolkien come coincidente con la Terra di Mezzo. Il romanzo manteneva infatti un impianto favolistico presente in forma molto più ridotta in Il Signore degli Anelli (di fatto limitato ai primi capitoli) e che traeva varia ispirazione sia da opere antiche come il poema epico medioevale Beowulf per i vocaboli arcaici come orc (vedi per approfondire la voce relativa), sia da libri per l'infanzia come La principessa e l'orco (The Princess and the Goblin, 1872) dello scrittore scozzese George MacDonald e Il meraviglioso paese degli Snergs (The Marvelous Land of Snergs, 1927) di Edward Wyke-Smith, cfr. Lo Hobbit annotato, op. cit., Introduzione, pagg. 19-21 e sgg.
  8. ^ Una descrizione iconografica degli hobbit e della loro concezione tranquilla e abitudinaria dell'esistenza, della rispettabilità e di quanto fossero da loro malviste le avventure è quella che viene presentata nel primo capitolo di Lo Hobbit.
  9. ^ Il Signore degli Anelli, op. cit., libro I, cap. I, pag. 43
  10. ^ Come documentato dalle lettere fra il 1938 e il 1940.
  11. ^ La realtà in trasparenza, op. cit., lettera 33
  12. ^ La realtà in trasparenza, op. cit., lettera 24
  13. ^ La realtà in trasparenza, op. cit., lettera 26, 4 marzo 1938
  14. ^ La realtà in trasparenza, op. cit., lettera 28
  15. ^ Vedi lo stralcio dell'intervista a Tolkien riportata in Lo Hobbit annotato, cfr. Lo Hobbit annotato, op. cit., pag. 13
  16. ^ La realtà in trasparenza, op. cit., lettera 31
  17. ^ Lo Hobbit annotato, op. cit., cap. I
  18. ^ a b (EN) Brian Handwerk, Lord of the Rings Inspired by an Ancient Epic, National Geographic Society, 28 ottobre 2010. URL consultato il 4 giugno 2014.
  19. ^ «Le Paludi Morte e i pressi del Morannon devono qualcosa alla Francia settentrionale dopo la Battaglia della Somme [...]», cfr. La realtà in trasparenza, op. cit., lettera 19
  20. ^ Cfr. nota 41
  21. ^ La realtà in trasparenza, op. cit., lettera 229
  22. ^ (EN) The Lord of the Rings - Cultural and Linguistic Conservation, National Geographic Society. URL consultato il 4 giugno 2014.
  23. ^ Carpenter, op. cit.
  24. ^ La realtà in trasparenza, op. cit.
  25. ^ (EN) Paul Edwards, In the Valley of the Hobbits, Travellady.com. URL consultato il 4 giugno 2014 (archiviato dall'url originale il ).
  26. ^ Il paragrafo che segue riprende l'analisi compiuta in Shippey, op. cit., appendice A, pagg. 467-481
  27. ^ Il medioevo e il fantastico, op. cit., saggi contenuti: Beowulf: mostri e critici e Tradurre Beowulf
  28. ^ Albero e foglia, op. cit., pagg. 193-229
  29. ^ The Old English Exodus, op. cit.
  30. ^ Finn and Hengest, op. cit.
  31. ^ Si vedano le due note precedenti per indicazioni bibliografiche.
  32. ^ Guy Davenport, articolo sul New York Times del 23 febbraio 1979.
  33. ^ Sir Gawain and the Green Knight, Pearl and Sir Orfeo, op. cit.
  34. ^ Ancrene Wisse and Hali Meiðhad, op. cit., vol. XIV, pagg. 104-126
  35. ^ The History of Middle-earth, op. cit., vol. VIII, The War of the Ring
  36. ^ (EN) Betsy Wollheim: The Family Trade, Locus, giugno 2006. URL consultato il 4 giugno 2014.
  37. ^ (EN) Robert Silverberg, Reflections and Refractions: Thoughts on Science Fiction, Science, and Other Matters, Underwood Books, 1997, pp. 253-256, ISBN 1-887424-22-9.
  38. ^ (EN) Joseph Ripp, Middle America Meets Middle-earth: American Publication and Discussion of J. R. R. Tolkien's Lord of the Rings (PDF), Università della Carolina del Nord a Chapel Hill, p. 38. URL consultato il 4 giugno 2014.
  39. ^ a b (EN) Pat Reynolds, The Lord of the Rings: The Tale of a Text (PDF), The Tolkien Society, pp. 3-4. URL consultato il 4 giugno 2014.
  40. ^ (EN) Frequently Asked Questions, Tolkien.co.uk. URL consultato il 4 giugno 2014 (archiviato dall'url originale il 30 maggio 2007).
  41. ^ La realtà in trasparenza, op. cit., lettera 305f
  42. ^ (EN) Martin Andersson, "Lord of the Errors or, Who Really Killed the Witch-King?", Sword & Sorcery and Weird Fiction Terminus, 23 gennaio 2007. URL consultato il 4 giugno 2014.
  43. ^ Quirino Principe, Note sulla vicenda editoriale di Tolkien in Italia (PDF), Endore.it. URL consultato il 4 giugno 2014.
  44. ^ Il Signore degli Anelli, op. cit., libro II, cap. I, pagg. 225-275
  45. ^ Una guida per i traduttori del Signore degli Anelli scritta da Tolkien e pubblicata in appendice a Jarend Lodbell, A Tolkien Compass (bibliografia).
  46. ^ le date esatte sono rintracciabili alle pagine 1312 - 1316 dell'Appendice B del libro di Tolkien.
  47. ^ Razza sconosciuta. Tolkien ha lasciato volutamente un alone di mistero attorno a tale personaggio. Per approfondire, si veda la relativa voce.
  48. ^ «[It was] among the greatest works of imaginative fiction of the twentieth century»; per la fonte si vedano le note successive.
  49. ^ «The English-speaking world is divided into those who have read The Lord of the Rings and The Hobbit and those who are going to read them»; per la fonte si vedano le note successive.
  50. ^ «Destined to outlast our time»; questa e le precedenti citazioni provengono da (EN) "From the Critics" B&N.
  51. ^ «[Tolkien] formulated a high-minded belief in the importance of his mission as a literary preservationist, which turns out to be death to literature itself» (da Hobbit a Hollywood).
  52. ^ «Anemic, and lacking in fiber» (da Richard Jenkins, (EN) Stanco degli Anelli in The New Republic, 28 gennaio 2002.
  53. ^ (EN) An Wilson, 'Tolkien was not a writer', The Daily Telegraph, 24 novembre 2001. URL consultato il 4 giugno 2014.
  54. ^ (EN) C. S. Lewis, The Gods Return to Earth, Theonering.com, 29 settembre 2009. URL consultato il 4 giugno 2014.
  55. ^ (EN) David Brin, We Hobbits are a Merry Folk: An Incautious and Heretical Reappraisal of J.R.R. Tolkien, Davidbrin.com. URL consultato il 4 giugno 2014 (archiviato dall'url originale il 23 marzo 2006).
  56. ^ (EN) Michael Moorcock, Epic Pooh, Revolutionsf.com. URL consultato il 4 giugno 2014.
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  59. ^ (EN) Andrew O'Hehir, The book of the century, Salon.com, 5 giugno 2001. URL consultato il 4 giugno 2014.
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  62. ^ (EN) Julia Houston, Tolkien, Racism, & Paranoia, About.com. URL consultato il 4 giugno 2014.
  63. ^ Tolkien era un razzista? Lo erano le sue opere? (in inglese). Da Tolkien Meta-FAQ di Steuard Jensen. URL consultato il 16-11-2006.
  64. ^ Il Signore degli Anelli, op. cit., Prologo, "A proposito degli Hobbit", p. 27
  65. ^ Il Signore degli Anelli, op. cit., libro V, cap. IV; "L'assedio di Gondor"
  66. ^ Il Signore degli Anelli, op. cit., libro IV, cap. IV, p. 722
  67. ^ "wholly pernicious and unscientific", cfr. La realtà in trasparenza, op. cit., lettera 29
  68. ^ La realtà in trasparenza, op. cit., lettera 61
  69. ^ The Monsters and the Critics, 1983, ISBN 0-04-809019-0.
  70. ^ Recensione di "Tolkien: A Celebration". David Mills. URL consultato il 27-01-07.
  71. ^ Il Signore degli Anelli, op. cit., Prefazione
  72. ^ La realtà in trasparenza, op. cit., pag. 142
  73. ^ La realtà in trasparenza, op. cit., pagg. 181, 191
  74. ^ Il Signore degli Anelli, op. cit., pagg. 9-10: «[Esseri che tendono al male assoluto] non mi rallegrano, perché la loro esistenza sembra significare che è possibile che una specie [...] capace di scelta morale sia maligna di natura». (Elémire Zolla)
  75. ^ Il Signore degli Anelli, op. cit., pag. 94
  76. ^ a b {{cita web=url=http://www.associazionelapira.it/webdata/upload/Tolkien%20e%20il%20Signore%20degli%20Anelli%20-%20trascriz.PDF%7Ctitolo=Tolkien e il Signore degli Anelli - La fantasia e il potere|editore=Associazione Culturale Giorgio La Pira|autore=Paolo Gulisano|data=24 gennaio 2003|pagine= 16-17|tipo=PDF|accesso=4 giugno 2014}}
  77. ^ Del Corso, Pecere, op. cit.
  78. ^ Si veda il paragrafo precedente.
  79. ^ Il Signore degli Anelli, op. cit., appendice A, parte 5
  80. ^ Jean Moncelon, Novalis e la nobile vergine, Moncelon.com. URL consultato il 4 giugno 2014.
  81. ^ Questo racconto è stato composto secondo fasi successive, ma come detto il nucleo centrale si mantiene lo stesso. Le tre versioni in ordine di composizione sono:
    *Racconti perduti, op. cit., p. 7 e ss.
    *The History of Middle-earth, op. cit., vol III The Lays of Beleriand, The Lay of Leithan
    *Il Silmarillion, op. cit., p. 202 e ss.
  82. ^ Il Signore degli Anelli, op. cit., libro I, cap. VI, p. 141
  83. ^ Il Signore degli Anelli, op. cit., libro II, cap. IV, p. 365
  84. ^ "a mind like metal and wheels", Il Signore degli Anelli, op. cit., libro III, pag. 578
  85. ^ Il Silmarillion, op. cit., cap. I, p. 57 e ss.
  86. ^ Il Silmarillion, op. cit., cap. VIII, p. 102 e ss.
  87. ^ Il Silmarillion, op. cit., cap. IX, p. 108
  88. ^ Il Silmarillion, op. cit., cap. IX, pp. 116-117
  89. ^ Il Silmarillion, op. cit., cap. IX, pp. 118-119
  90. ^ Il Signore degli Anelli, op. cit., libro VI, cap. IX
  91. ^ Il Signore degli Anelli, op. cit., libro II, pag. 395
  92. ^ La realtà in trasparenza, op. cit., lettera 101
  93. ^ Per un ulteriore approfondimento, si veda la sezione sui temi cristiani affrontata in precedenza.
  94. ^ La realtà in trasparenza, op. cit.
  95. ^ (EN) Dungeons & Dragons White Box Edition in The Fantasy Wing of the Museum of RPGs. URL consultato il 31 dicembre 2012.
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Opere di J.R.R. Tolkien e Christopher Tolkien[modifica | modifica sorgente]

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Opere su Il Signore degli Anelli[modifica | modifica sorgente]

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  • Emilia Lodigiani, Invito alla lettura di Tolkien, Milano, Mursia, 1982, ISBN 88-425-0275-8.
  • David Day, L'Anello di Tolkien, illustrato da Alan Lee, Casale Monferrato, Piemme, 1990, ISBN 88-384-2389-X.
  • Humphrey Carpenter, La vita di J.R.R. Tolkien, tradotto da F. Malagò e P. Pugni, Fanucci, 2002, ISBN 8834708717.
  • Marco Paggi, La spada e il labirinto. Meraviglioso e fantastico in Il Signore degli Anelli, Genova, ECIG, 1990, ISBN 88-7545-363-2.
  • Colin Duriez, Tolkien e il Signore degli Anelli. Guida alla terra di mezzo, Milano, Pietro Gribaudi Editore, 2001, ISBN 88-7152-655-4.
  • (FR) Vincent Ferré, Tolkien: Sur les rivages de la Terre du Milieu, Christian Bourgois Editeur, 2001, ISBN 2-267-01573-0.
  • Paolo Gulisano, Tolkien: il mito e la grazia, Ancora, 2001, ISBN 88-7610-958-7.
  • Stefano Giuliano, Le radici profonde non gelano. Il conflitto fra tradizione e modernità in Tolkien, Salerno, Ripostes, 2001, ISBN 88-86819-56-0.
  • Tullio Bologna et al, La compagnia, l'anello, il potere. J.R.R. Tolkien creatore di mondi, Rimini, Il Cerchio Iniziative Editoriali, 2002, ISBN 88-8474-012-6.
  • Guglielmo Spirito ofm. Conv, Tra San Francesco e Tolkien. Una lettura spirituale del Signore degli Anelli, Rimini, Il Cerchio Iniziative Editoriali, 2003, ISBN 88-8474-037-1.
  • Lucio Del Corso e Paolo Pecere, L'anello che non tiene: Tolkien fra letteratura e mistificazione, Minimum Fax, 2003, ISBN 88-87765-85-5.
  • AA.VV., "Albero" di Tolkien, a cura di Gianfranco De Turris, Castel Mella, Larcher Editore, 2004, ISBN 88-88583-08-4.
  • Errico Passaro, Marco Respinti, Paganesimo e cristianesimo in Tolkien, Roma, Il Minotauro, 2004, ISBN 88-8073-084-3.
  • Tom Shippey, J.R.R. Tolkien: La via per la Terra di Mezzo, Genova-Milano, Marietti 1820, 2005, ISBN 88-211-8558-3.
  • Paul Simpson, Guida Completa a Il Signore degli Anelli, Milano, A. Vallardi, 2005, ISBN 88-8211-975-0.
  • John Garth, Tolkien e la Grande Guerra. La soglia della Terra di Mezzo, Genova-Milano, Marietti 1820, 2007, ISBN 978-88-211-8570-0.

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