Il Signore degli Anelli

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Il Signore degli Anelli
Titolo originale The Lord of the Rings
El Señor de los Anillos lectura.jpg
L'Unico Anello, potente oggetto magico creato da Sauron, l'antagonista del romanzo, nel quale ha infuso la maggior parte del suo potere.
Autore John Ronald Reuel Tolkien
1ª ed. originale 1955
Genere romanzo
Sottogenere high fantasy
Lingua originale inglese
Ambientazione Terra di Mezzo, 3001 - 3021 Terza Era[1]
Protagonisti Frodo Baggins
Antagonisti Sauron
Saruman
Altri personaggi Aragorn
Arwen
Boromir
Gollum
Éowyn
Faramir
Galadriel
Gandalf
Gimli
Legolas
Meriadoc Brandibuck
Peregrino Tuc
Samvise Gamgee
Théoden
« È giunta l'ora del popolo della Contea, ed esso si leva dai propri campi tranquilli per scuotere le torri ed i consigli dei grandi. Quale dei Saggi l'avrebbe mai predetto? »
(Elrond Mezzelfo ne Il Signore degli Anelli, op. cit., pag. 309)

Il Signore degli Anelli (titolo originale in inglese: The Lord of the Rings) è un romanzo high fantasy epico scritto da John Ronald Reuel Tolkien e ambientato alla fine della Terza Era dell'immaginaria Terra di Mezzo. Scritto a più riprese tra il 1937 e il 1949, fu pubblicato in tre volumi tra il 1954 e il 1955. Tradotto in trentotto lingue[2], con decine di riedizioni ciascuna, resta una delle più popolari opere letterarie del XX secolo.

La narrazione comincia dove si era interrotto un precedente romanzo di Tolkien, Lo Hobbit, e l'autore usa lo stratagemma dello pseudobiblium per collegare le due storie: nella fictio della storia, entrambi i romanzi sono in realtà una trascrizione di un volume immaginario, il Libro Rosso dei Confini Occidentali, un’autobiografia scritta a quattro mani da Bilbo Baggins, protagonista di Lo Hobbit, e da Frodo, il protagonista del Signore degli Anelli. Questo secondo romanzo, tuttavia, si inserisce in un’ambientazione di più ampio respiro rispetto a quella del primo, costretto dai limiti della favola per bambini, attingendo a quel vasto corpus storico, mitologico e linguistico creato ed elaborato dall'autore nel corso di tutta la sua vita. Il Signore degli Anelli narra della missione di nove Compagni, la Compagnia dell'Anello, partiti per distruggere il più potente Anello del Potere, un’arma che renderebbe invincibile il suo malvagio creatore Sauron se tornasse nelle sue mani, dandogli il potere di dominare tutta la Terra di Mezzo.

Il romanzo, composto da tre volumi, ha esercitato nel tempo un profondo influsso culturale e mediatico, ottenendo attenzioni e apprezzamenti sia da parte di critici, autori e studiosi, sia da parte di semplici appassionati, che hanno dato vita a innumerevoli gruppi e associazioni culturali, come le varie società tolkieniane, sparse in tutto il mondo. La trilogia ha ispirato e continua ad ispirare, libri, videogiochi, illustrazioni, fumetti, composizioni musicali, ed è stato adattato più volte per la radio, il teatro ed il cinema, come nel caso della famosa trilogia di film diretti da Peter Jackson.

Genesi dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Linguaggio e mitopoiesi[modifica | modifica wikitesto]

Già nei primi anni del XX secolo, Tolkien ideò una lingua artificiale, il Quenya, ispirandosi in parte al finlandese. Fu proprio l'invenzione di questa "nuova" lingua che spinse l'autore britannico ad immaginare un popolo che potesse parlarla, la sua storia e la sua evoluzione. Fu così che nacquero gli Elfi. Col passare degli anni, Tolkien utilizzò il medesimo processo creativo per creare e sviluppare le storie di tutte le razze fittizie che popoleranno l’immaginario dell’autore in quasi tutti i suoi romanzi.

Tolkien esprime con chiarezza i suoi intenti creativi e il suo approccio narrativo nel saggio Sulle fiabe (On Fairy-Stories del 1947, pubblicato in italiano nei volumi Albero e foglia e Il medioevo e il fantastico) e in alcune delle lettere raccolte da Humphrey Carpenter e dal figlio dell’autore Christopher nel volume La realtà in trasparenza (The Letters of J. R. R. Tolkien, 1981). Il mondo in cui è ambientato Il Signore degli Anelli nasce dalla passione dell’autore per la filologia e per la lingua e la letteratura anglosassone («Iniziai con il linguaggio e mi ritrovai ad inventare leggende dello stesso sapore»[3]) e dal desiderio di creare una mitologia originale inglese che, pur artificiale, colmasse, nell'immaginario collettivo, la carenza che egli ravvisava in quella storica: «Fin da quando ero piccolo la povertà del mio amato paese mi rattristava: non possedeva delle storie veramente sue. [...] Desideravo creare un insieme di leggende più o meno connesse fra loro, dalle più complicate e cosmogoniche fino alle favole romantiche... e volevo semplicemente dedicarlo all'Inghilterra, al mio paese.»[4]

Iniziò così a prendere corpo l'insieme di racconti, miti, storie, ballate, canzoni e annotazioni sulla Terra di Mezzo, che vennero successivamente raccolti dal figlio Christopher nel Silmarillion e nei dodici volumi di The History of Middle-earth (La storia della Terra di Mezzo, parzialmente inedita in italiano). Saranno questi appunti che forniranno nomi, personaggi, creature e luoghi alla trama di Lo Hobbit[5], e, successivamente, del Signore degli Anelli. Quest’ultimo, in particolare, compendia parte dell’enorme creazione mitopoietica di Tolkien, oltre che all’interno della struttura narrativa, in sei appendici accluse al termine del libro, nelle quali l’autore riordina e presenta al lettore una piccola parte del corpus mitologico da lui creato su e per la Terra di Mezzo.

La stesura[modifica | modifica wikitesto]

Tolkien iniziò a scrivere Il Signore degli Anelli dietro richiesta dell'editore londinese Stanley Unwin di dare un seguito a Lo Hobbit, pubblicato nel 1937. La stesura dei primi capitoli fu difficoltosa, e la trama della storia molto incerta, tanto che l'autore inglese diede un titolo all'opera solo nell'agosto dell'anno seguente. Le pressioni dell'editore, unite alla difficile situazione familiare e economica,[6] avevano reso ancora più complicato il lavoro.

In data 19 dicembre 1937, Tolkien comunicò al signor Furth della Allen & Unwin di aver completato il primo capitolo: «Ho scritto il primo capitolo di una nuova storia sugli Hobbit: "Una festa a lungo attesa". Buon Natale.» Nel febbraio 1938, questo capitolo venne battuto a macchina e spedito all'attenzione di Rayner Unwin, il giovane figlio del suo editore; lo scrittore chiese al bambino di fargli da critico: come per Lo Hobbit, che aveva scritto per i propri figli, così anche il «seguito allo Hobbit», nella concezione iniziale, non poteva, infatti, che riprenderne i caratteri di letteratura per l'infanzia.

Il 17 febbraio, in una lettera in cui accennava il proposito di pubblicare Mr. Bliss[7], e il giorno seguente, rispondendo ai complimenti di Rayner[8], Tolkien espresse il timore di essersi arenato, di non riuscire ad andare oltre al suo spunto iniziale avendo esaurito i temi narrativi migliori nella pubblicazione precedente. Ma di lì a un mese la situazione iniziò a sbloccarsi: l'autore comunicò all'editore di essere giunto al terzo capitolo, «ma [ancora] i racconti tendono a sfuggire di mano e anche questo ha preso una svolta inaspettata»[9]. Questa "svolta" non fu molto gradita da Unwin, che criticò i due nuovi capitoli affermando che contenevano troppo "linguaggio Hobbit”: i personaggi parlavano in modo buffo e poco comprensibile. La valutazione fu condivisa nella lettera di risposta da Tolkien stesso, che si propose di limitarsi e ammise di divertirsi di più a scrivere in quel modo che a portare avanti effettivamente la trama[10].

La casa di J.R.R. Tolkien a Oxford

La critica di Unwin ebbe comunque poco successo, e gli Hobbit continuarono a parlare in modo buffo e a comportarsi fanciullescamente (la differenza fra il modo di parlare degli Hobbit e degli altri personaggi del romanzo rimane riscontrabile pienamente solamente nell'edizione originale inglese e tende a perdersi, a causa della difficile resa, nella trasposizione in lingua italiana).

Lo scoppio della seconda guerra mondiale coinvolse direttamente la famiglia Tolkien e sospese l'opera ad un quarto circa della sua definitiva stesura, rallentandola ulteriormente; Michael, il secondo figlio, si era arruolato volontario nell'estate del 1940, partecipando alla battaglia d'Inghilterra del 1941 in difesa degli aerodromi, dove rimase ferito. Nell'estate del 1943 Christopher, il terzo figlio, fu chiamato nella Royal Air Force e nel 1944, dopo un periodo di addestramento, trasferito in Sudafrica come pilota. Le lettere datate fra il 1940 ed il 1945 sono quasi esclusivamente indirizzate ai figli, ed in particolar modo a Christopher, a cui Tolkien invierà alcuni capitoli del libro insieme ad una ricca documentazione riguardo alla stesura del romanzo e sulla sua ambientazione. Al termine della guerra, l'attività di scrittura procedette di nuovo con regolarità, ma sarebbero occorsi ancora dieci anni per arrivare alla stampa. Questa, infatti, avvenne solo nel 1954, sia a causa dei lunghi tempi di scrittura, sia perché nel frattempo gli editori avevano perso interesse alla pubblicazione del romanzo, ormai molto diverso dalla favola per bambini che era Lo Hobbit e oltretutto incredibilmente lungo.

Le fonti[modifica | modifica wikitesto]

Influenze[modifica | modifica wikitesto]

L'idea per Il Signore degli Anelli nasce come esternazione del profondo interesse che Tolkien aveva per la filologia, per la religione (in modo particolare per il cattolicesimo), e per le fiabe, specialmente quelle della mitologia norrena, germaniza e finlandese. Vi si riscontrano anche le cruciali influenze del servizio militare che lo scrittore prestò durante la Prima guerra mondiale[11]. Come ambientazione per il suo romanzo, Tolkien creò un completo e dettagliato universo, , molte parti del quale furono influenzate, come lo stesso autore ammise, da diverse fonti, anche relative ad esperienze personali.[12]

Tolkien una volta descrisse Il Signore degli Anelli ad un suo amico, il gesuita padre Robert Murray, come «un'opera fondamentalmente religiosa e cattolica, inconsciamente in un primo momento, ma consciamente durante la revisione».[13] Vi si ritrovano, infatti, molti temi teologici, come la battaglia del bene contro il male, il trionfo dell'umiltà sull'orgoglio, e l'attività della grazia divina. Oltre a questo, la saga include temi che spaziano dal concetto di morte e di immortalità, di misericordia e di peccato, di resurrezione, salvezza e sacrificio fino alla giustizia e al libero arbitrio. Infine Tolkien, nelle sue lettere, rende esplicito il fatto che il passo «... non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male» del Padre Nostro fu tenuto molto presente nelle descrizioni delle lotte interiori di Frodo contro il potere dell'Unico Anello.[14]

Temi religiosi non solo cristiani, comunque, sono largamente presenti nella Terra di Mezzo di Tolkien. Per esempio, degli Ainur (una razza di esseri angelici creatori del Mondo) fanno parte i Valar, il pantheon di "dèi" responsabili del mantenimento di tutte le cose del mondo, e i loro servitori, i Maiar; le loro figure evocano chiaramente le mitologie greca e norrena, sebbene essi (gli Ainur in generale e lo stesso mondo) siano tutte creazioni di una divinità monoteistica, Eru Ilúvatar, l'"Unico". Anche se qualsiasi esplicito riferimento alla religione è stato intenzionalmente tralasciato nel Signore degli Anelli (a parte pochissime citazioni dalla mitologia, come "il Grande Nemico", riferito a Morgoth), troviamo informazioni a questo proposito nelle varie versioni del materiale contenuto nel Silmarillion. Altri elementi mitologici presenti nell'opera, sono, ad esempio, gli esseri viventi non umani (Elfi, Nani, Hobbit, Ent e molti altri), Tom Bombadil (la cui natura non è mai stata chiarita dall'autore), e gli spiriti o fantasmi delle Tumulilande.

Le mitologie del nord Europa sono spesso le più riconoscibili influenze non cristiane di Tolkien. I suoi Elfi e i Nani sono largamente basati sulla mitologia norrena; nomi come "Gandalf", "Terra di Mezzo"(Middle-Earth deriva direttamente dal norreno Miðgarðr, che nella mitologia scandinava è uno dei nove mondi di cui è composta la realtà), o molti dei nomi propri dei Nani, sono direttamente derivati da miti scandinavi. La figura di Gandalf, in particolare, è influenzata dalla divinità germanica Odino, nella sua incarnazione di un vecchio con una lunga barba bianca, un cappello a tesa larga e un bastone; Tolkien stesso disse di pensare a Gandalf come un «viandante odinico» in una lettera del 1946.

Sarehole Mill, parte dei luoghi che hanno influenzato il giovane Tolkien

La mitologia finlandese, e più precisamente il poema epico Kalevala, fu ancora riconosciuta da Tolkien come fonte d’ispirazione per la Terra di Mezzo[11]. In un modo simile al Signore degli Anelli, la trama del Kalevala si accentra attorno ad un magico oggetto dai grandi poteri, il Sampo, che dona molta fortuna a colui che lo possiede, ma senza rivelare la sua esatta natura: come l'Unico Anello, il Sampo è conteso tra le forze del bene e quelle del male, e scompare dal mondo una volta distrutto, alla fine della storia. Un altro parallelo può essere fatto per quanto riguarda il mago Väinämöinen, che è molto simile a Gandalf nella sua natura di saggio immortale, ed entrambe le opere terminano con lo stregone che si allontana su una nave diretta verso un mondo al di là di quello mortale. Tolkien basò anche il Quenya sulla lingua finlandese[15].

Importantissime furono anche le fiabe popolari dell'Europa nord-occidentale, uscite in numerose raccolte a partire dall'Ottocento, come ’'The Shadow-walkers, Popular Tales from the Norse’' e English Fairy Tales, e le ballate folcloriche, per esempio The English and Scottish Popular Ballads o Danmarks gamle Folkeviser. Racconti popolari del Kentucky potrebbero essere all'origine dei «buoni nomi campagnoli» come Boffin, Baggins e altri, come testimonia un amico di Tolkien a cui l’autore chiedeva di raccontargli queste storie.[16]

Un anello dai poteri molto simili a quelli dell’Anello di Sauron è presente nella Repubblica di Platone, precisamente nel mito dell'Anello di Gige. La storia narra di un pastore, Gige, il quale trova un anello magico che ha il potere di rendere invisibili; sentendosi al riparo dalla vista altrui, nonostante fosse sempre stato un uomo onesto, ne approfitta per uccidere il re della città e sposarne la moglie. Quello dell'anello dotato di particolari poteri, comunque, è un topos largamente presente in tutta la cultura occidentale, e si potrebbero citare molti romanzi medievali che mettono in scena un anello magico, uno su tutti l’anello magico di Angelica nell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

Infine, Il Signore degli Anelli riflette molto anche delle esperienze personali della vita Tolkien. Particolarmente importante fu il suo ruolo sul fronte della prima guerra mondiale e quello del figlio nella seconda. L'azione centrale del libro, il climax di una guerra che alla sua conclusione termina un'era, è sì l'evento che contrassegna diversi poemi della letteratura nordica, ma è anche un chiaro riferimento alla Grande Guerra, che a suo tempo fu definita "l'ultima guerra".

Tolkien, inoltre, si ispirò alla sua infanzia a Sarehole (un villaggio adesso parte di Birmingham) per creare alcuni paesaggi e personaggi.[17] È stato inoltre suggerito che La Contea e i suoi dintorni siano modellati sul territorio attorno allo Stonyhurst College, nel Lancashire, dove Tolkien amava vagare negli anni quaranta del Novecento[18].

Dopo la pubblicazione del Signore degli Anelli, molti specularono sulle numerose allegorie che sarebbero presenti nell’opera, come ad esempio la critica alla società industriale, che distrugge e non tiene conto dell'ambiente (nell'esercito di Orchi che deforestano Isengard per avere abbastanza legname per le loro macchine), o lo stesso Anello, che venne spesso associato alla bomba atomica. Tolkien, però, specificò nella prefazione del romanzo che non sopportava le allegorie, e che quindi nel libro non ve ne erano di volute.

Fonti letterarie[modifica | modifica wikitesto]

Passando alle fonti strettamente letterarie da cui si presume abbia tratto ispirazione Tolkien,[19] bisogna certamente partire dal Beowulf, romanzo epico in antico inglese approfonditamente studiato e tradotto dall’autore[20]. Altre opere anglosassoni che si potrebbero citare sono poemi quali La rovina, L'errante, La battaglia di Maldon (di quest’ultimo scriverà un seguito in Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm[21]), Maxims I e II, Exodus,[22], un singolare esempio di materiale cristiano elaborato in stile eroico, ed infine Finn e Hengest[23], i cui temi principali sono la storia, la continuità dell'ideale eroico, e i rapporti tra il pensiero cristiano e quello pagano (di queste ultime due opere sono uscite edizioni curate da Tolkien stesso[24]).

Nell’elaborazione del suo personale linguaggio mitico, Tolkien potrebbe aver preso in prestito anche alcuni elementi dalla Saga di Volsung, la base per il successivo Nibelungenlied e per la tetralogia di Richard Wagner L'anello del Nibelungo’'. In entrambe le opere, infatti, sono presenti un anello d'oro dai grandi poteri e di una spada spezzata che viene riforgiata. Nella Saga di Volsung, questi oggetti hanno nome rispettivamente Andvaranautr e Gramr e si possono facilmente ricollegare all'Unico Anello e a Narsil. In proposito, Tolkien una volta scrisse in risposta ad un traduttore svedese che faceva presente come l'Unico Anello fosse «in un certo modo» l'anello di Wagner: «Entrambi gli anelli sono rotondi, e le somiglianze finiscono qui».[25]

Interessanti per tematiche e motivi sono anche i romanzi medievali, alcuni dei quali furono curati dallo stesso Tolkien (Sir Gawain, Pearl, Sir Orfeo[26], Ancrene Wisse[27]), o i romanzi cavallereschi tedeschi. Citiamo in particolare il Brut di Layamon, ricettacolo di tradizioni (e da cui l'autore riprende la parola dwimmerlaik, usata da Éowyn), le leggende di san Michele e San Brandano che costituiscono spunti più tardi, e i Lai di Maria di Francia. Infine non possiamo non nominare Il viaggio di Bran, poema irlandese.

Anche il Macbeth di Shakespeare influenzò certamente l'opera di Tolkien. Per la distruzione di Isengard da parte degli Ent, infatti, si ispirò all'episodio della tragedia in cui la foresta di Birnam (un villaggio vicino Dunkeld, in Scozia) si muove verso le colline di Dunsinane. Tolkien pensò che l'espediente degli uomini travestiti da cespugli, usato nel Macbeth, non fosse abbastanza impressionante, e perciò pensò di usare proprio gli alberi come soldati[28]. Inoltre la profezia fatta dalle streghe a Macbeth, secondo cui egli non verrà ucciso da alcun uomo nato da donna, riecheggia fortemente nella profezia di Glorfindel sul Re Stregone di Angmar.

Alcune opere storiografiche, inoltre, potrebbero avere lasciato il segno nell’opera di Tolkien, come Declino e caduta dell'Impero Romano di Edward Gibbon (ad esempio vi si trovano i nomi "Radagaisus" Radagast e "Fredegarius" Fredegario), la Storia dei Danesi di Saxo Grammaticus, oppure la Storia dell'arte della guerra nel Medioevo di Charles Oman, i cui Longobardi (e in generale le tribù germaniche) somigliano molto ai cavalieri del Mark.

Sul versante della letteratura moderna, infine, Tolkien potrebbe aver tratto ispirazione da George MacDonald con le sue fiabe La principessa e i goblin del 1872, La principessa e Curdie del 1882, Phantastes del 1858 e Lilith del 1895 (a detta dello stesso Tolkien, quest'ultima sarebbe l'opera a cui più si è ispirato), oltre che da William Morris, autore di Il bosco dietro al mondo (forse ispirazione per la foresta di Fangorn), La casa dei Wolflings nel 1888, Le radici della montagna nel 1889 (ispirazione per Gollum), La piana brillante nel 1891 (che tratta della ricerca delle Terre Imperiture). Infine possiamo aggiungere all'elenco anche Rudyard Kipling con Puck delle colline (1906) e Storie e leggende (1910).

Pubblicazione[modifica | modifica wikitesto]

Edizione inglese e forma editoriale[modifica | modifica wikitesto]

L'opera era inizialmente concepita da Tolkien per essere pubblicata in un unico grande volume, ma la crisi economica post-bellica rese impossibile reperire così grandi quantità di carta. Il romanzo fu dunque diviso in tre volumi, ciascuno contenente due libri:

L'autore non amò il titolo dato al terzo volume, Il ritorno del Re, ritenendo che facesse intuire troppo dello sviluppo finale della storia. Inizialmente Tolkien aveva infatti suggerito il titolo La guerra dell'Anello (The War of the Ring), che però non venne accettato dagli editori.[29]

I sei libri in cui è divisa l'opera non hanno dei titoli ufficiali; in una lettera, Tolkien suggeriva:

  • Libro I: Il ritorno dell'ombra (The return of the Shadow)
  • Libro II: La Compagnia dell'Anello (The Fellowship of the Ring)
  • Libro III: Il tradimento di Isengard (The Treason of Isengard)
  • Libro IV: Il viaggio a Mordor (The Journey to Mordor)
  • Libro V: La guerra dell'Anello (The War of the Ring)
  • Libro VI: Il ritorno del Re (The Return of the King)

Per la grandissima diffusione dell'edizione in tre volumi, in uso ancora oggi, solitamente ci si riferisce alla "trilogia del Signore degli Anelli"; questo, però, è un termine tecnicamente sbagliato, dal momento che il libro fu scritto e concepito come un unicum. Originariamente, le tre parti vennero pubblicate per la prima volta dalla Allen & Unwin negli anni 1954-1955, a distanza di alcuni mesi l’uno dall’altro. Il romanzo fu successivamente ristampato molte volte da diversi editori, in versioni da uno, tre, sei o sette volumi.

Una delle edizioni inglesi più pregevoli rimane quella di HarperCollins, contenente cinquanta illustrazioni di Alan Lee, e pubblicata in occasione del centenario della nascita di Tolkien nel 1992. Esiste anche un'edizione inglese in sette volumi che segue la divisione in sei libri indicata da Tolkien, ma con le appendici spostate dalla fine del VI libro ad un volume separato.

Edizione statunitense[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni sessanta, Donald Allen Wollheim, un editore specializzato in fantascienza della Ace Books, si rese conto che Il Signore degli Anelli non era protetto dalle leggi statunitensi sul copyright, dal momento che l'edizione statunitense era stata realizzata saldando pagine stampate in Gran Bretagna per l'edizione britannica[30][31]. La Ace Books pubblicò allora un'edizione del libro non autorizzata e senza pagare alcun compenso all'autore, il quale raccontò la verità ai numerosi fan statunitensi che gli scrivevano e che iniziarono a mobilitarsi contro la casa editrice[32]. Le pressioni esercitate su Ace Books arrivarono al punto di forzare la casa editrice a cancellare la pubblicazione e a risarcire Tolkien, anche se con una cifra di entità inferiore a quella che sarebbe stata pagata in caso di una pubblicazione regolare[33].

Ad ogni modo, questo inizio difficile venne compensato ampiamente quando un'edizione autorizzata della Ballantine Books ebbe un incredibile successo commerciale. Per la metà degli anni sessanta il libro, grazie all'enorme diffusione avuta negli Stati Uniti, era diventato un vero e proprio fenomeno culturale[33]. In breve tempo, esso venne tradotto in numerosissime lingue, ottenendo un grande successo in tutto il mondo[34]. Tolkien, esperto di filologia, esaminò personalmente alcune di queste traduzioni, commentandole e dando suggerimenti su ognuna, migliorando sia le traduzioni che il proprio lavoro[35][36]. L'enorme successo popolare della saga epica di Tolkien aumentò la richiesta di libri del genere fantasy che, grazie a Il Signore degli Anelli, fiorì per tutto il corso degli anni sessanta.[senza fonte]

In seguito al successo del libro, un gran numero di opere derivate apparirono in breve sul mercato, tante da creare un nuovo genere letterario. Per definirlo, nacque il termine Tolkienesque ("Tolkieniesco", diverso dal più comune e non dispregiativo "Tolkieniano"), usato per indicare quei prodotti che ricalcano in maniera pedissequa (anche al limite del plagio) personaggi, storia e temi del Signore degli Anelli.[37]

Edizione italiana[modifica | modifica wikitesto]

In Italia la prima pubblicazione parziale del libro avvenne nel 1967, quando la Casa Editrice Astrolabio pubblicò il primo tomo, La Compagnia dell’Anello, nella traduzione di Vittoria (Vicky) Alliata di Villafranca, che fu approvata dall’autore stesso. L'operazione ebbe scarso successo, tant'è che l'editore decise di non pubblicare gli altri due volumi. Solo nel 1970 l'editore Rusconi stampò finalmente il romanzo completo, con un'introduzione di Elémire Zolla. Il testo era ancora quello usato dall'Astrolabio, ma fu profondamente rivisto e rimaneggiato dal curatore Quirino Principe, che non condivideva molte scelte di traduzione.[38] Con poche variazioni, questo è lo stesso testo che la Rusconi (e dal 2000 la Bompiani) continua a ristampare anno dopo anno.

Nel 2003, sull'onda del successo dei film di Peter Jackson, Bompiani pubblicò una nuova edizione riveduta: con il coordinamento della Società Tolkieniana Italiana, tutto il testo fu digitalizzato e corretto, eliminando circa quattrocento errori di e modificando la traduzione di alcuni termini (ad esempio, l'inglese Orc fu tradotto con "Orco" invece del precedente “Orchetto"). Nella nuova traduzione, tuttavia, sono rimasti molti errori ed omissioni.[39] In un’intervista al Convegno Endòre di Brescia del 21 marzo 2004, Vicky Alliata di Villafranca ha difeso le sue scelte traduttive, ribadendo di avere seguito le indicazioni di Tolkien (in linea con i principi espressi successivamente in Guide to the names of the Lord of the Rings[40]) per tradurre Orcs con "Orchetti" e in generale per la resa in italiano dei termini scartati nella revisione effettuata da Principe.

Abbreviazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il libro e le sue varie parti possono essere indicate tra i fan sia in inglese che in italiano con varie abbreviazioni, sigle delle iniziali dei libri:

Abbreviazioni
Inglese Flag of the United Kingdom.svg Italiano Flag of Italy.svg
The Lord of the Rings The Fellowship of the Ring The Two Towers The Return of the King Il Signore degli Anelli La Compagnia dell'Anello Le due Torri Il ritorno del Re
LotR FotR TTT RotK ISdA CdA DT RdR
LOTR FOTR TT ROTK ISDA CDA - RDR
LR FR - RK SdA - - -

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Ambientazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Musica degli Ainur, Akallabêth e Il Silmarillion.

Il romanzo è ambientato in un universo immaginario (Arda), e in un tempo immaginario (la Terza Era della Terra di Mezzo). Riguardo a questo mondo "altro", informazioni ci vengono fornite per tutto il corso della vicenda, ma sono soprattutto le appendici del libro e l'opera postuma Il Silmarillion a descrivere dettagliatamente la storia, gli usi e i linguaggi di queste civiltà. Ne Il Silmarillion, in particolare, viene narrata l'origine di Sauron al servizio di Melkor, creatore del male assoluto, e della guerra scatenata contro quest'ultimo dalle potenze angeliche del mondo, i Valar, che alla fine della Prima Era lo sconfissero e lo rinchiusero nel Vuoto oltre il tempo e lo spazio.

Gli Uomini che avevano aiutato i Valar, vennero premiati con il dono di un'isola al centro del mare: Númenor. Questi uomini, chiamati Dúnedain o Númenoreani, per lungo tempo vissero in pace e prosperità, scambiando conoscenze con i vicini Elfi che risiedevano nel Reame Immortale, pur non avendo il diritto di sbarcare presso di loro (il "Bando dei Valar"). Tuttavia il male non era stato del tutto estirpato: Sauron era riuscito a scampare alla distruzione rifugiandosi nei luoghi profondi della terra. Attorno al 1500 della Seconda Era, egli riuscì ad irretire dei fabbri elfici, inducendoli a creare gli Anelli del Potere, potenti strumenti magici che aumentavano i poteri dei loro portatori.

Con le conoscenze rubate agli elfi, Sauron creò in segreto l'Unico Anello, un anello che gli avrebbe consentito di dominare tutti gli altri, e così facendo acquisire un potere enorme. Egli infuse in questo Anello buona parte della sua magia e della sua essenza vitale, fino a farlo diventare un'entità dotata di volontà propria. Tutti gli anelli, a poco a poco, caddero sotto il suo potere; ma Celebrimbor, capo dei fabbri elfici, scoprì in tempo le intenzioni di Sauron, riuscendo a nascondere i tre anelli più potenti, Narya, Vilya e Nenya, che la mano di Sauron non aveva toccato, e che quindi non poteva controllare. Sauron, sconfitto, si ritirò presso la sua fortezza di Umbar.

Passarono 1500 anni, e gli Uomini di Númenor erano diventati avidi di ricchezza e di potere, e la loro vita ricca e felice andava sempre più accorciandosi. Gelosi della loro immortalità e spaventati dal timore della morte, da tempo avevano perso i contatti con gli Elfi, chiudendosi in un completo isolamento. Ma l'ultimo sovrano númenoreano, Ar-Pharazôn il Dorato, alla guida di un poderoso esercito, entrò nella fortezza di Sauron a Umbar, sconfiggendolo. Catturato il Signore Oscuro, lo condusse in catene a Númenor, dove venne rinchiuso in una cella. Sauron, però, riuscì a corrompere la mente di Ar-Pharazôn, acuendone la paura della morte e spingendolo ad invadere le coste di Valinor, il Reame Immortale. Il sovrano infranse il Bando dei Valar, i quali per difendersi chiamarono Eru Ilúvatar, l’Unico, la divinità che aveva creato il mondo. La sua collera si scatenò sui Númenoreani, distruggendo il loro esercito e inabissando definitivamente l'isola nell'oceano. Alcuni di loro riuscirono a salvarsi e sbarcarono sulle coste della Terra di Mezzo, dove fondarono i due regni Númenoreani in esilio: Arnor, a nord, e Gondor, a sud.

Sauron, pur essendo morto nel corpo, riuscì a ritornare sotto forma di spirito nella Terra di Mezzo, e cento anni più tardi attaccò gli esuli Númenoreani comandati da Elendil. Costoro si allearono con gli Elfi in un’alleanza contro il Nemico comune, cingendo d'assedio Mordor. Ma nella battaglia, sia Elendil che il re degli Elfi Gil-galad perirono, e la spada di Elendil, Narsil, fu infranta. Ma il figlio di lui, Isildur, riuscì con l'elsa della spada infranta a tagliare il dito a Sauron, separandolo dall'Anello e riducendolo a un'ombra. Isildur non si disfece subito dell’Anello, ma lo conservò, e dopo due anni esso lo tradì, facendolo cadere in un'imboscata degli Orchi, dove perse la vita. L'Anello fu perduto e non se ne seppe ebbe più notizia per duemila anni.

Venne casualmente ritrovato da due Hobbit, Sméagol e Déagol; il primo uccise il secondo per impossessarsene, quindi si rifugiò nelle Montagne Nebbiose, nascondendosi alla vista di tutti e imbestialendosi sempre di più, prendendo il nome di Gollum. Seicento anni più tardi, l’Anello gli fu sottratto da un altro Hobbit, Bilbo Baggins, che lo tenne per sé e lo portò nella Contea (le vicende di Bilbo e Gollum sono narrate in Lo Hobbit).

Nel frattempo, il regno di Arnor fu distrutto dal Re Stregone di Angmar, signore dei Nazgûl, al servizio di Sauron. La stirpe dei re di Arnor, però, riuscì a sopravvivere, rimanendo nascosta; Aragorn ne è l’ultimo erede. A Gondor, invece, la stirpe dei re si estinse, e i Sovrintendenti presero il potere.

Complessivamente, il romanzo copre un arco di tempo che si estende dall’anno 3001 della Terza Era al 6 ottobre del 3021, ultimo anno della Terza Era. Le vicende centrali, tuttavia, si riferiscono al periodo dal settembre 3018, giorno della partenza di Frodo e Sam per il loro viaggio, fino al 25 marzo 3019, data della distruzione dell'Unico Anello.[41]

La Compagnia dell'Anello[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi La Compagnia dell'Anello (romanzo).

Libro I[modifica | modifica wikitesto]

Frodo è un Hobbit che vive a Hobbiville, nella Contea. In seguito alla partenza di suo cugino[42] Bilbo per Gran Burrone, uno degli ultimi rifugi degli Elfi nella Terra di Mezzo, Frodo eredita da lui un anello magico che rende invisibile chiunque lo porti al dito, un oggetto che lo zio aveva rubato nella caverna della creatura Gollum molti anni prima, durante una sua avventura. Tredici anni più tardi, grazie alle informazioni dello stregone Gandalf, amico di suo zio Bilbo, Frodo scopre che l’anello è in realtà un’arma di terribile potenza, forgiato dal Signore Oscuro Sauron. Quando l’anello viene gettato nel fuoco, sul bordo appare un’antica scritta:

(EN)
« Three Rings for the Elven-kings under the sky,
   Seven for the Dwarf-lords in their halls of stone,
Nine for Mortal Men doomed to die,
   One for the Dark Lord on his dark throne
In the Land of Mordor where the Shadows lie.
   One Ring to rule them all, one Ring to find them,
   One Ring to bring them all and in the darkness bind them
In the Land of Mordor where the Shadows lie. »
(IT)
« Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
   Sette ai Principi dei Nani nelle loro rocche di pietra,
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
   Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra,
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra nera scende.
   Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
   Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra cupa scende. »
(J.R.R. Tolkien, op. cit., pag. 75)

Quattro anni dopo, su esortazione di Gandalf, Frodo parte a sua volta per Gran Burrone, in modo da allontanare dalla Contea il pericolo rappresentato dall’Anello. Lo accompagnano l'amico e giardiniere Sam, il cugino Pipino, e Merry. Insieme, i quattro Hobbit lasciano la Contea, sfuggendo ai Cavalieri Neri, spiriti maligni servi di Sauron, e dopo essersi inoltrati nella Vecchia Foresta ai confini della Contea, si smarriscono. Vengono salvati da Tom Bombadil, che li aiuta anche a superare Tumulilande, una terra infestata da fantasmi vendicativi, e a raggiungere la Grande Via Est.

Da qui raggiungono il villaggio di Brea dove incontrano un ramingo di nome Grampasso, che si dice amico di Gandalf; dopo molte diffidenze iniziali, gli Hobbit si lasciano condurre attraverso le Terre Selvagge verso Granburrone. Grampasso si rivela essere un'ottima guida e un valido difensore dai Cavalieri Neri, che continuano ad inseguirli in cerca dell’Anello di Sauron. Ma una notte Frodo viene ferito sul Colle Vento da un pugnale maledetto dei Cavalieri Neri. Grazie all'aiuto dell'elfo Glorfindel, giunto in soccorso dei viandanti, viene portato in tempo a Gran Burrone, dove viene curato dalla magia degli Elfi e riprende le forze.

Libro II[modifica | modifica wikitesto]

A Gran Burrone, intanto, sono convenuti i rappresentanti di Elfi, Nani e Uomini da tutta la Terra di Mezzo in un Consiglio presieduto dal re degli Elfi Elrond, per poter discutere del pericolo che Sauron stava diventando per tutta la Terra di Mezzo. Quando i convenuti scoprono che l’Anello di Sauron si trovava a Granburrone, propongono di usare l’arma del Nemico contro di lui. Ma il saggio Gandalf e re Elrond dissuadono tutti: l’Anello è un’estensione dell’essenza di Sauron, e possiede una volontà propria, in grado di piegare alla sua volontà ogni essere vivente: è troppo pericoloso per poter essere usato. L’unica soluzione per liberarsi di Sauron è di distruggere l’Anello, gettandolo nel Monte Fato, il vulcano nel quale era stato forgiato. Frodo sembra resistere molto bene alla malvagità dell’Anello, e per questo viene nominato suo Portatore: sarà lui a dover raggiungere il Monte Fato, nel reame di Mordor, e distruggere per sempre l’Anello. Otto compagni si offrono di aiutarlo nella sua avventura: l’Elfo Legolas, Grampasso, che nel frattempo si era rivelato come Aragorn, l’ultimo erede della stirpe dei re di Númenor, il figlio del Sovrintendente di Gondor Boromir, il Nano Gimli, Gandalf e i tre compagni che l’avevano accompagnato dall’inizio del suo viaggio: Sam, Merry e Pipino.

Il viaggio ha inizio, e la così detta Compagnia dell’Anello si avvia verso sud, alla volta di Mordor. In un primo momento tentano di superare le Montagne Nebbiose attraverso il valico di Caradhras, ma falliscono a causa delle tempeste scatenate contro di loro dallo stesso Caradhras, tristemente famoso per la sua crudeltà contro i viaggiatori. Contro la volontà di Gandalf, la Compagnia si rassegna infine ad attraversare le miniere di Moria, scavate dai Nani nei tempi antichi, che passano sotto le Montagne. Queste però sono infestate dagli Orchi e da un Balrog, un demone antico e terribile. È proprio affrontando il Balrog che la Compagnia perde Gandalf, trascinato dal demone in un abisso oscuro. Grazie al sacrificio dello stregone, il resto della Compagnia riesce ad uscire illesa dalle miniere e a raggiungere il regno elfico di Lórien. Dopo un soggiorno di due mesi, e dopo aver ricevuto molti doni dai sovrani degli Elfi Celeborn e Galadriel, i compagni ripartono per il loro viaggio su delle barche lungo il corso del fiume Anduin, fino a raggiungere il regno di Gondor.

Le due Torri[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Le due Torri (romanzo).

Libro III[modifica | modifica wikitesto]

Barbalbero assieme a Pipino e Merry in un'illustrazione.

Sulle rive del fiume, la Compagnia viene attaccata da una banda di Orchi provenienti da Isengard, la torre dove vive Saruman, uno stregone asservito a Sauron. Boromir muore nel tentativo di difendere Merry e Pipino, i quali vengono rapiti perché creduti in possesso dell’Anello. Nel frattempo Frodo e Sam, separatisi dalla Compagnia, proseguono verso Mordor. Aragorn, Legolas e Gimli, invece, si lanciarono all'inseguimento dei due Hobbit rapiti.

Quando gli Orchi di Isengard raggiungono la Foresta di Fangorn, nel regno di Rohan, vengono sterminati da un’orda di Rohirrim guidati da Éomer. Merry e Pipino riescono fortunosamente a fuggire nella foresta, salvandosi dalla carneficina; qui incontrano l’Ent Barbalbero, che li porta nella sua casa nella foresta. Venuto a conoscenza della distruzione di Farngorn che Saruman stava operando dalla sua Isengard, Barbalbero convoca i suoi simili in una riunione, l’Entaconsulta, al termine della quale gli Ent decidono di muovere guerra a Saruman.

Nel frattempo Aragorn, Legolas e Gimli, inseguendo gli Hobbit, trovano un redivivo Gandalf: era stato rimandato nella Terra di Mezzo dopo la sua morte perché desse aiuto ai Popoli Liberi nella imminente guerra contro Sauron. Dopo aver rassicurato i tre sulla sorte di Merry e Pipino, tutti insieme si recano nella capitale del regno di Rohan, Edoras. Qui risvegliarono il re Théoden dall’influenza maligna di Grima Vermilinguo, servo di Saruman. Lo stregone minaccia guerra contro Rohan, e il re assieme al suo popolo si rifugia presso il Fosso di Helm; durante il viaggio Gandalf si allontana, per cercare l’aiuto di Barbalbero.

L’esercito di Saruman si mette in marcia verso la fortezza nemica, ma poco dopo gli Ent marciano su Isengard e la conquistano, intrappolando lo stregone all’interno della sua torre. Gandalf, giunto a battaglia finita, convince Barbalbero a mandare un esercito di Ucorni per aiutare Théoden al Fosso di Helm. Quindi, assieme ad una divisione di Rohirrim, raggiunge il Fosso giusto in tempo per salvarlo dalle armate di Saruman, mentre tutti gli Orchi vengono uccisi dagli Ucorni.

Gandalf e i suoi compagni raggiungono nuovamente Isengard, dove sono rimasti Merry e Pipino, e lo stregone tenta di negoziare la pace con Saruman: questi però non vuole sottostare ad alcuna richiesta, e allora Gandalf lo priva del rango e di gran parte dei suoi poteri. Qui Pipino guarda in un Palantír, una pietra veggente che Saruman usava per comunicare con Sauron. Questi offre involontariamente a Pipino uno sguardo sulla città che aveva intenzione di attaccare per prima, nella sua prossima guerra di conquista: la capitale del regno di Gondor, Minas Tirith. Per avvertirli dell’imminente pericolo, Gandalf vi si reca con Pipino in groppa al suo cavallo Ombromanto.

Libro IV[modifica | modifica wikitesto]

Nel frattempo Frodo e Sam continuano il loro viaggio verso Mordor. Riescono a catturare Gollum, che li stava seguendo in cerca del suo vecchio Anello, e gli fanno giurare di aiutarli. La creatura conduce i due Hobbit fino ai Cancelli di Mordor, che però risultano ben protetti e impossibili da superare. Gollum consiglia ai due Hobbit di intraprendere una strada nascosta lungo le montagne, fino al valico di Cirith Ungol. Raggiunto il passo, scoprono che Gollum li ha traditi: qui, infatti, abita il malvagio ragno Shelob, che colpisce Frodo con il suo pungiglione, immobilizzandolo. Sam riesce infine ad avere la meglio sull’animale, ma pensando Frodo morto, gli prende l’Anello e lo lascia. Dalla vicina torre di vedetta arrivano alcuni Orchi, soldati di Sauron, che, trovato Frodo, lo fanno prigioniero.

Il ritorno del Re[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il ritorno del Re (romanzo).

Libro V[modifica | modifica wikitesto]

Gandalf e Pipino arrivano a Minas Tirith per avvisare il Sovrintendente Denethor dell’imminente attacco. Aragorn, nel frattempo, decide di intraprendere i Sentieri dei Morti per raggiungere in tempo la città, accompagnato da Legolas, Gimli e dalla Grigia Compagnia dei Dúnedain. Qui Aragorn risveglia un esercito di morti, traditori di un giuramento fatto ad Isildur e per questo condannati a non trovare la pace. Con la promessa di essere liberati, accettano di aiutare Aragorn a sconfiggere i Corsari di Umbar, alleati di Sauron, che stavano per attaccare Minas Tirith dal fiume. Alla guida della flotta conquistata, Aragorn si dirige verso la capitale per portare rinforzi all’esercito di Gondor.

Anche le armate di Rohan, con Merry al seguito, si dirigono alla volta di Minas Tirith, superando le fortificazioni grazie ad un sentiero segreto mostrato loro dai Drúedain, e i tre eserciti si incontrano per combattere le armate di Sauron nei Campi del Pelennor. La nipote del re Théoden, Éowyn, riuscita ad intrufolarsi tra i soldati nascondendo la sua identità, pugnala e uccide il capo dei Cavalieri Neri, il Re Stregone di Angmar; Théoden, invece, muore schiacciato dal proprio cavallo. All’interno della cittadella, Denethor, preso dalla follia, si suicida, cercando (ma fortunatamente fallendo) di portare con sé anche il figlio più giovane, Faramir. Gli eserciti di Gondor e Rohan, aiutati dagli Spettri che Aragorn aveva risvegliato, riescono a sconfiggere Sauron, ma l’Anello sopravvive ancora, e il Nemico non è battuto. I Capitani dell’Ovest decidono di passare al contrattacco, muovendosi verso i Cancelli di Mordor con la speranza di distrarre le forze del Nemico in modo tale da aprire la strada a Frodo verso il Monte Fato.

Libro VI[modifica | modifica wikitesto]

Con l’aiuto di Sam, Frodo riesce a liberarsi dagli Orchi, e a scappare dalla torre dov’era rinchiuso. Raggiunta infine la voragine del Monte Fato, vengono attaccati da Gollum, che vuole l’Anello per sé. Questi riesce a sottrarre l’Anello a Frodo staccandogli il dito con un morso, ma, mettendo un piede in fallo, cade nella lava, distruggendo l’Unico insieme a se stesso. Sauron è ormai distrutto, e Frodo e Sam vengono portati in salvo dalle Aquile. Tornati a Minas Tirith, Aragorn viene incoronato Re dei Regni Riuniti di Arnor e Gondor e può sposare l’Elfa di cui è innamorato, Arwen. Anche Faramir ed Éowyn si sposano, mentre Éomer sale al trono di Rohan.

Gli Hobbit rientrano nella Contea per trovarla distrutta e asservita agli uomini di Saruman, fuggito in segreto da Isengard. Ma riuscendo a fomentare la ribellione degli abitanti, sconfiggono nuovamente Saruman, che infine viene ucciso dal suo stesso servo Grima Vermilinguo, a sua volta ucciso da una freccia. Finita così la Guerra dell'Anello, Sam convola a nozze con l'amata Rosie Cotton e usa i doni che gli aveva fatto Galadriel per far rinascere la Contea. Frodo, invece, non riesce a trovare pace a causa del ricordo del suo fardello e delle ferite ricevute. Molti anni dopo, accompagnato da Bilbo e Gandalf, salpa dai Porti Grigi per le Terre Immortali. Dopo la morte di Rosie, Sam dona alla figlia il Libro Rosso dei Confini Occidentali, il resoconto delle avventure di Bilbo e Frodo, per poi partire anche lui alla volta delle Terre Immortali, l’ultimo Portatore dell’Anello rimasto.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

I personaggi in grassetto sono i componenti della Compagnia dell'Anello.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

L'interno del pub Eagle and Child, luogo dove Tolkien discuteva delle sue opere con altri Inklings

Sul Signore degli Anelli sono state fatte moltissime recensioni fin dalla sua prima pubblicazione, e il romanzo ha ricevuto valutazioni sia molto positive che negative. Dopo la prima pubblicazione dell'opera, il Sunday Telegraph affermò che era «fra i più grandi lavori di finzione immaginaria del ventesimo secolo».[44] Il Sunday Times sembrò condividere questa affermazione quando, nel paragrafo di apertura della propria recensione, scrisse: «La parte del mondo che parla inglese è divisa in due: quelli che hanno letto Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, e quelli che stanno per farlo».[45] Il New York Herald Tribune sembrava avere anche lui un'idea di quale popolarità avrebbero raggiunto i libri di Tolkien, scrivendo nella propria recensione che essi erano «destinati ad andare oltre il nostro tempo».[46]

Non tutte le recensioni seguite alla prima pubblicazione dell'opera furono così positive. Judith Shulevitz, critico del New York Times, si espresse in maniera negativa sul «pedante» stile di Tolkien, affermando che egli «ha formulato una credenza di nobili sentimenti nell'importanza della sua missione come conservatore della letteratura, la quale però risulta essere la morte per la letteratura stessa».[47] Il critico Richard Jenkins, scrivendo su The New Republic, denotò una spiccata mancanza di profondità psicologica; per il critico sia i personaggi sia l'opera erano «anemici e senza spina dorsale».[48]

Perfino nello stesso circolo privato di Tolkien, gli Inklings, i pareri furono discordi. Si ricorda una famosa affermazione di Hugo Dyson, espressa durante una delle letture di Tolkien al gruppo:

(EN)
« Oh no! Not another fucking elf! »
(IT)
« Oh no! Non un altro fottuto elfo! »
(Hugo Dyson[49])

Un altro membro degli Inklings, C. S. Lewis, espresse un parere completamente differente dal suo collega, affermando:

(EN)
« Here are beauties which pierce like swords or burn like cold iron. Here is a book which will break your heart. »
(IT)
« Qui ci sono delle cose meravigliose che feriscono come spade o che bruciano come freddo acciaio. Ecco qui un libro che vi spezzerà il cuore. »
(C.S. Lewis[50])

Molti autori dello stesso genere sembrarono tuttavia essere più d'accordo con Dyson che con Lewis. L'autore di fantascienza David Brin criticò il libro su molti aspetti: per la devozione dell'autore ad una tradizionale struttura sociale gerarchica, per il suo dipingere in maniera positiva la carneficina delle forze nemiche, e la sua maniera romantica e antiquata di vedere il mondo[51]. Michael Moorcock, un altro famoso scrittore di fantascienza e di fantasy, è anch’egli critico sull'opera: nel suo saggio Epic Pooh, egli equipara il lavoro di Tolkien a quello di Winnie-the-Pooh, criticando questa e le altre opere dell'autore per aver rappresentato in maniera fortemente semplicistica e cliché la Merry England ("Inghilterra felice")[52].

Più recentemente, l'analisi critica si è focalizzata sull'esperienza di Tolkien durante la prima guerra mondiale; gli scrittori come John Garth in Tolkien e la Grande Guerra, Janet Brennan Croft e Tom Shippey hanno approfondito nel dettaglio questo aspetto e hanno comparato le immagini, le fantasie e i traumi contenuti nel Signore degli Anelli con quelli sperimentati dai soldati nelle trincee nella storia della Grande Guerra. John Carey, professore di letteratura inglese all'Università di Oxford, parlando ad aprile 2003 durante il programma Big Read della BBC (programma che ha nominato l'opera di Tolkien “libro più amato dagli inglesi”) ha affermato che «il modo di scrivere di Tolkien è essenzialmente tipico della letteratura guerresca; forse non diretto come Wilfred Owen […] ma molto, molto interessante [...] la più solida riflessione sulla guerra scritta come fantasia».

Il Signore degli Anelli, pur non essendo stato pubblicato in brossura fino agli anni sessanta, vendette molto bene nell'edizione rilegata.[53] Nonostante i suoi numerosi detrattori, la pubblicazione della Ace Books e della Ballantine Books aiutò Il Signore degli Anelli a diventare immensamente popolare, tanto che nel 1957 ricevette il prestigioso International Fantasy Award. In un sondaggio organizzato dalla Australian Broadcasting Corporation nel 2004 l'opera di Tolkien risultò il libro più amato dagli australiani.[54] Da un altro sondaggio realizzato da Amazon.com sui propri clienti, nel 1999 Il Signore degli Anelli è risultato essere il "libro del millennio"[55]. Infine, nel 2004, un altro sondaggio ha rivelato che circa 250.000 tedeschi hanno scelto l'opera di Tolkien come la loro opera letteraria preferita[56].

Alcune analisi recenti si sono focalizzate sulle critiche espresse da alcuni gruppi minori.[57] Una delle critiche mosse al romanzo si concentra sul presunto razzismo contenuto nell'opera; essa presenta come protagonisti razze dalla pelle bianca, come Uomini, Elfi, Nani e Hobbit, mentre come antagonisti Orchi e Uomini dalla pelle scura, presentati come una minaccia al gruppo etnico di razza bianca. Il libro inoltre menziona come causa dell'indebolimento dei Númenoreani il loro mescolarsi con "uomini inferiori”, affermazione che alcuni critici hanno associato ad una visione xenofoba dell’autore.[58]

Questa analisi è stata criticata da molti.[59] Nel romanzo stesso sono presenti, infatti, anche Hobbit dalla pelle scura,[60], e alcuni Uomini dalla pelle scura sono presenti tra le fila dell’esercito di Gondor durante l'assedio di Minas Tirith[61] .Tolkien, inoltre, prova compassione per gli Uomini che servono Sauron: vedendo il cadavere di uno di questi, Sam Gamgee si chiede se egli fosse davvero malvagio oppure costretto a combattere per una causa che non condivideva.[62] Nel libro, infine, è specificato come il declino dei Númenóreani sia dovuto a una concatenazione di vari fattori, come il loro orgoglio e la loro brama di potere.

Le accuse di razzismo risultano inconsistenti anche leggendo le parole di Tolkien stesso. In alcune lettere private, l'autore inglese definì la "dottrina della razza" e l'antisemitismo nazisti “completamente dannosi e non scientifici”[63] e l’apartheid “terrificante”.[64]

(EN)
« I have the hatred of apartheid in my bones; and most of all I detest the segregation or separation of Language and Literature. I do not care which of them you think White. »
(IT)
« Io ho nelle ossa l'odio per l'apartheid; e più di ogni cosa io detesto la segregazione e la separazione di Linguaggio e Letteratura. Non m'importa quale di essi voi riteniate Bianco. »
(J.R.R. Tolkien, The Monsters and the Critics[65])

Altri critici hanno sostenuto che il romanzo avesse un eccessivo simbolismo fallico, che dava ad esso un tono eccessivamente misogino; queste critiche puntarono il dito contro l'enfasi concessa nella trama a spade, torri e altri oggetti simili. I controcritici hanno affermato semplicemente che qualsiasi oggetto più lungo che largo può essere considerato un simbolo fallico, e che le spade sono un'arma comune nei racconti fantasy.[66]

Nella prefazione dell'edizione riveduta e corretta, Tolkien stesso accetta alcune delle critiche, ma per la maggior parte non le analizza. Scrive infatti:

(EN)
« The most critical reader of all, myself, now finds many defects, minor and major, but being fortunately under no obligation either to review the book or to write it again, he will pass over these in silence, except one that has been noted by others: the book is too short. »
(IT)
« Il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l'obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto. »
(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli[67])

Temi narrativi[modifica | modifica wikitesto]

Temi religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Tolkien, «cattolico di romana Chiesa», descrive il suo romanzo come «un lavoro fondamentalmente religioso e Cattolico»[68] in quanto in esso si possono cogliere molti aspetti che caratterizzano la vita cristiana. Nell'opera si rintracciano, nondimeno, riferimenti riconducibili più generalmente alle religioni nel loro complesso e alle loro teologie.

Tolkien ha dunque scelto alcuni dei temi con cui ogni cristiano si rapporta, riuscendo tuttavia a trattarli con un elegante linguaggio alternativo.

La Speranza: i popoli liberi sperano, contro ogni previsione, di riuscire a liberarsi dal male (Sauron) che lentamente e inesorabilmente sta conquistando la Terra di Mezzo: anche Saruman il Bianco, una volta estremo baluardo del Bene, è stato corrotto. Questa forte speranza è giustificata dalla Provvidenza, che nel libro influisce sulla trama continuamente e in maniera profonda, anche se a volte nascosta: Gandalf ritorna come Gandalf il Bianco per portare a termine la sua missione; il Palantír lanciato come fosse un comune sasso e usato da Pipino diventa un vantaggio per Frodo e Sam; Gollum compie ciò che Frodo non può più con l'Unico Anello, nonostante non avesse intenzione di distruggerlo. Non è il caso che guida questi eventi, così come non lo è il fatto che ci siano degli Stregoni che, almeno inizialmente, sono giunti per aiutare i popoli liberi a combattere contro il male. Continuando questo percorso si scopre come gli umili siano i veri vincitori: non solo il piccolo e umile popolo Hobbit, ma anche i più umili di esso, come Sam.

L'Umiltà: è una qualità piuttosto ricorrente nel romanzo, assieme all'Amicizia: esse danno la forza a Sam di sopportare situazioni di ogni tipo: pericolose, ingiuste e neanche affidate a lui, bensì al suo padrone (e migliore amico) Frodo. A fianco a quello dell'amicizia vi è, inoltre, il tema dell'Amore, narrato nelle storie di Aragorn ed Arwen, Éowyn e Faramir, Sam e Rosie, nonché nella leggenda di Beren e Lúthien.

La Misericordia e la Pietà: temi molto frequenti, non solo in quest'opera, ma anche negli altri scritti di Tolkien. In linea generale, il tema principale del libro potrebbe essere identificato come la lotta tra "il bene e il male", e per questo Tolkien era considerato da alcuni manicheo, dato che i personaggi del libro tendono per natura o al male assoluto o al bene assoluto. In verità non è così, dato che tutti i personaggi nel corso della loro storia hanno potuto scegliere la loro parte.[69] In La Compagnia dell'Anello, Gandalf racconta a Frodo che Bilbo, che era una persona buona, che non poteva vedere la morte e la distruzione, non volle uccidere neanche un essere ripugnante come Gollum, proprio perché ebbe pietà di lui,[70] e proprio la pietà di Bilbo portò alla distruzione dell'Anello, visto che, se Gollum non avesse attaccato Frodo quando si trovavano sul Monte Fato, l'Anello non sarebbe stato distrutto. A episodi come questo Tolkien dà nome di Eucatastrofe ("buona catastrofe"): il trionfo è stato quindi la conseguenza di un fallimento (da parte di Frodo) e il sacrificio (da parte di Gollum). Un altro esempio di Pietà ci è dato da quella di Théoden nei confronti di Grima Vermilinguo: il re infatti voleva ucciderlo, ma Gandalf è intervenuto, suggerendo di dargli la possibilità di scegliere da quale parte stare; anche in quel caso la pietà di Théoden ha portato a degli sviluppi positivi, come la morte di Saruman e il recupero del Palantír, nonostante che poi Grima abbia scelto di stare dalla parte del male.

Nel romanzo sono inoltre trattati il tema della Morte, a cui può essere legato anche quello del Sacrificio, la Salvezza e, attraverso riferimenti non velati, anche la tematica della risurrezione: la prima è legata all'uomo come un dono di cui nessuno conosce la natura, ma che conduce alla seconda, la salvezza, alla quale sono chiamati tutti gli esseri della Terra di Mezzo e per cui vale la pena lottare per raggiungere un mondo di pace e giustizia, privo del male. La resurrezione dalla morte avviene in Gandalf il quale, dopo lo scontro con una creatura demoniaca terribile Balrog, che riesce ad annientare e ricacciare nelle profondità della terra, ritorna alla vita per compiere la sua missione di sconfiggere il male che rischia di distruggere il mondo degli uomini. Alcuni critici (anche se non vi è uniformità di interpretazioni sull'argomento) hanno visto nell'opera di Tolkien alcuni rimandi ad una simbologia numerica cristiana.

Temi romantici[modifica | modifica wikitesto]

Il sogno di Ossian, Jean-Auguste-Dominique Ingres, 1813: l'eroe è schiacciato dal peso dei suoi illustri antenati.

Ne Il Signore degli Anelli vi sono vari riferimenti ad alcuni temi romantici, primo fra tutti l'Infinito, il tema romantico per eccellenza. Il desiderio di raggiungere l'infinito si manifesta nei personaggi dell'opera di Tolkien in due modi diversi: il primo è il confrontarsi dei personaggi con qualcosa più grande di loro, che schiaccia le loro piccole individualità e supera le loro possibilità, mentre il secondo è il tentativo dei personaggi di elevarsi al di sopra delle loro possibilità. Questi due temi, prettamente romantici, vengono chiamati Sehnsucht e Titanismo (Streben).

La nostalgia[modifica | modifica wikitesto]

La Nostalgia romantica (Sehnsucht, termine coniato dai fratelli Schlegel) è un sentimento diverso da quello che ha assunto in tempi recenti: esso, infatti, è esprimibile come una sorta di “smania del desiderare”, una costante frustrazione che pervade i personaggi dell'opera tolkieniana. Gli animi di Bilbo e Frodo sono devastati da questo sentimento, che li rende dipendenti dall'Anello e rende loro impossibile separarsene: senza di esso, infatti, essi divengono irascibili e depressi, arrivando quasi a fare del male a persone a loro care pur di riottenerlo. L'Anello diviene in questo modo l'Assoluto romantico, l'entità senza la quale l'uomo non riesce a liberarsi dalle sensazioni di impotenza e oppressione che gravano su di lui. Una volta distrutto l'Anello, Frodo non può più vivere nella Contea ma deve partire per il Reame Beato di Valinor, una sorta di rappresentazione della morte, l'unico modo in cui egli può attenuare il suo dolore. Anche gli Elfi dopo la distruzione del potente oggetto sono costretti a lasciare la Terra di Mezzo, in quanto anche i tre anelli elfici, connessi in qualche modo all'Unico, hanno cessato di funzionare; sono anche loro consumati quindi dalla brama dell'Assoluto romantico. Questo atteggiamento abbandonato, di disinteresse verso la vita è lo stesso che pervade le pagine di due grandi opere del romanticismo quali I dolori del giovane Werther di Goethe e le Ultime lettere di Jacopo Ortis del Foscolo; infatti, i protagonisti sono condotti al suicidio (o, nel caso di Il Signore degli Anelli, alla partenza per Valinor) da una vuotezza interiore che li corrode dall'interno. Nel libro L'anello che non tiene[71] questo tema è stato intuito dagli autori L. Del Corso e P. Pecere. Essi infatti affermano che: «Un senso crepuscolare, di nostalgia per un tempo irrimediabilmente distante pervade l'opera, e anche le gesta più eroiche sono presenti come l'estremo, pallido riflesso di un mondo al tramonto.»

Viandante sul mare di nebbia di C. D. Friedrich: esso simboleggia i temi dell'infinito e del viaggio.

La Sehnsucht può essere infine espressa anche come nostalgia verso il passato. Nell'opera vi sono dei personaggi come Aragorn e Boromir che devono sostenere sulle loro spalle il peso delle generazioni precedenti: il primo del suo antenato Isildur, il secondo, in misura minore, del padre Denethor.

Il viaggio[modifica | modifica wikitesto]

Altro importante tema ripreso dal romanticismo è quello del viaggio; questo tema è strettamente connesso alla Sensucht vista precedentemente. Infatti caratteristica dell'eroe romantico è l'essere un viandante: il viaggio rappresenta l'evasione, la fuga dalla realtà di tutti i giorni, come quello rappresentato nella celebre opera romantica dell'Enrico di Ofterdingen di Novalis. Il romanzo dell'autore inglese è tuttavia un viaggio iniziatico, nel quale l'eroe impara ad affrontare le difficoltà nel corso del romanzo, e non un viaggio di formazione, in quanto i romantici non accettano l'idea di un progresso insito nei personaggi, e, in generale, nella storia umana. Il viaggiatore romantico è, come detto, un viandante; un viaggiatore che vaga senza scopo apparente, dominato dai propri impulsi naturali. Anche i membri della Compagnia dell'Anello sono dei viandanti, apparentemente spinti dal compito di proteggere Frodo e di distruggere l'Anello, ma in realtà ognuno di essi è dominato dai propri impulsi interiori. Gandalf cerca quella sfida che lo porterebbe ad elevarsi al di sopra degli altri, cosa che avviene dopo la battaglia contro il Balrog di Moria, quando tornerà nel mondo dei vivi come Gandalf il Bianco; Aragorn e Boromir vagano spinti dal peso che essi si portano sulle spalle;[72] Legolas è spinto dal desiderio di vedere Lothlorien e Gimli di visitare l'antica dimora nanesca di Moria. Gli hobbit, infine, sono spinti dal desiderio dell'avventura, ma in realtà non sanno veramente a cosa vanno incontro.

Il titanismo[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alla Sehnsucht, altro tema romantico importante nell'opera è lo Streben, o titanismo, contrapposto ad essa; se prima la nostalgia era la rassegnazione dell'uomo a raggiungere l'infinito, il titanismo lo spinge a superare i propri limiti e le proprie possibilità per fondersi col tutto. Il più grande esempio di quest'uomo ce lo dà Johann Goethe con il suo Faust; infatti il termine utilizzato dal poeta tedesco non è titanismo, bensì Faustismo. Nel romanzo il sentimento assume perlopiù una connotazione negativa, ma mentre alcuni personaggi non riescono a resistere alla tentazione, altri riescono a superarlo; l'animo di Sauron ne è corroso, e brama l'Anello per poter diventare completo ed avere finalmente il controllo del mondo. Altri esempi negativi sono Saruman, per poter avere la supremazia e il potere, e Boromir e Denethor, convinti di poter utilizzare l'anello per salvare il proprio popolo. Ma il potente oggetto magico, andando contro natura, provoca solo distruzione e morte, portando gli uomini alla follia. Tuttavia come detto alcuni riescono a rinunciare al suo potere, come ad esempio Galadriel quando riceve l'offerta di Frodo di prendere l'Anello per sé stessa; anche Gandalf resiste, quando l'anello gli viene offerto; entrambi sanno che quel potere sarebbe troppo per loro, portandoli oltre i limiti della propria natura.

Temi romantici minori[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono nell'opera di Tolkien altri riferimenti ad alcuni temi preferiti dai romantici. Uno di questi è il binomio amore/morte; per avere l'uno è necessario accettare anche l'altro. Questa tematica si adatta in maniera perfetta al rapporto fra Aragorn ed Arwen: la seconda rinuncia all'immortalità derivante dalla sua stirpe elfa per amore del primo; ella accetta quindi la morte, e dopo l'abbandono della vita da parte di Aragorn si lascia morire presso Caras Galadhon.[73] Il tema è collegato alla vita del già citato autore romantico, Novalis: la morte della sua fidanzata Sophie, avvenuta a soli 15 anni, causò in lui un mutamento, portandolo alla consuzione e facendolo morire alla giovane età di 29 anni[74]. Questo tema è il nucleo di uno dei grandi racconti di Tolkien, Il Racconto di Beren Erchamion e Lúthien Tinúviel[75]: qui i due amanti risorgono dalla morte per poter coronare il loro sogno d'amore, seppur per un breve tempo. Altro tema caro ai romantici e soprattutto a Novalis è quello della notte. La notte dei romantici viene contrapposta alla luce dell'Illuminismo: essa è collegata all'idea di oscurità, al quale rende tutto più incerto e indistinto, dando un forte senso di indeterminatezza. Esempi di questo del romanzo sono gli Hobbit che vagano per la Vecchia Foresta,[76] dove con l'oscurità gli alberi assumono delle caratteristiche umane, oppure il sasso che Pipino lancia per saggiare la profondità di un profondissimo pozzo nelle caverne di Moria.[77]

Natura contro tecnologia[modifica | modifica wikitesto]

"La natura incontaminata" è sempre stato un tema caro all'autore inglese, contrario al suo sfruttamento e quindi all'industria; gli esseri malvagi dei suoi racconti, infatti, sono spesso descritti utilizzando metafore riferibili al mondo delle macchine, come Saruman, il quale "Ha un cervello fatto di metallo e d'ingranaggi"[78]. La distruzione da parte sua di parte della foresta di Fangorn spinge Barbalbero e gli Ent a schierarsi contro di lui. Attraverso il riferimento continuo fra industria e guerra come sinonimi, specialmente in relazione alla produzione da parte di Saruman di un esercito di Uruk-hai, Tolkien presenta un'immagine molto negativa dell'industria e del progresso tecnologico.

Perdita e addio[modifica | modifica wikitesto]

Fin dalla creazione dell'universo immaginario tolkieniano, uno dei temi maggiori che lo scrittore ha utilizzato è stato quello di una grande bellezza e gioia che avvizziscono e scompaiono prima del tempo, a causa dei poteri di un essere maligno. In Il Silmarillion, Melkor utilizza i suoi poteri prima per distruggere e contaminare le opere dei suoi fratelli e compagni Valar (le potenze angeliche del mondo)[79], poi arriva a chiedere l'aiuto di Ungoliant per distruggere i Due Alberi che davano luce all'intera terra di Aman.[80]

Grazie alle macchinazioni del malefico Morgoth, Fëanor, principe dei Noldor, prima perde suo padre e poi le sue più grandi creazioni, i Silmarilli[81]; con questa azione il primo sangue elfico viene sparso ad Alqualondë[82] sul sacro suolo di Eldamar, e con esso i Noldor perdono sia la loro casa che la loro innocenza. Mandos, il Vala che conosce il destino, enuncia una profezia sui Noldor, rivelandogli che essi non troveranno pace fino al compimento del loro scopo, o morranno.[83]

Nel corso della storia della Terra di Mezzo, grandi città e stati vengono creati, ma tutti sono destinate a fallire, prima che gli Elfi immortali si rendano conto che nulla di quello che hanno creato di buono sulla terra sopravvivrà a loro. Gondolin e il Nargothrond come Khazad-dûm e Númenor alla fine sono distrutte o abbandonate, sia attraverso il male proveniente dall'esterno che da un tradimento dall'interno.

Alla fine di Il Signore degli Anelli la maggior parte degli Elfi ha lasciato la Terra di Mezzo, portandosi via tutte quello che avevano creato; Lothlórien, senza il potere dell'Anello Nenya di Galadriel, partito per le Terre Immortali, avvizzisce e sparisce. Frodo è tornato nella Contea, ma a causa della ferita riportata a Colle Vento non può più vivere libero da tristezza e dolore, e quindi deve partire anche lui per Aman.[84]

Infine, in una delle appendici di Il ritorno del Re, dopo due secoli di vita Aragorn muore, lasciandosi indietro una sola e mortale Arwen, che viaggia verso quel poco che resta di Lothlórien per lasciarsi morire su una pietra vicino al fiume Nimrodel, tornando in uno dei pochi posti in cui si fosse sentita davvero felice in vita.

Il tema della perdita è rafforzato attraverso alcune canzoni distribuite in tutto il libro; una delle più significative in questo senso è il poema recitato dal Nano Gimli vicino all'uscita di Moria (qui riprodotto in parte).

(EN)
« The world was fair, the mountains tall,
In Elder Days before the fall.
Of mighty kings of Nargothrond
And Gondolin, who now beyond
The Western Seas have passed away;
The world was fair in Durin's Day.
[...]
The world is grey, the mountains old,
The forge's fire is ashen cold;
No harp is wrung, no hammer falls,
The darkness dwells in Durin's halls;

The shadow lies upon his tomb
In Moria, in Khazad-dûm. »

(IT)
« Bello era il mondo, ed alti i monti ignoti,
Prima della caduta, nei Tempi Remoti,
Dei potenti re che son fuggiti via
Da Nargothrond o Gondolin che sia
Dei Mari Occidentali sull'altra sponda:
Ai Tempi di Durin la terra era gioconda.
[...]
Il mondo è grigio, e le montagne anziane,
Nelle fucine, le fredde ceneri sono del fuoco un ricordo lontano.
Nessun'arpa vibrante, nessun ritmo di martelli.
Regna l'oscurità su miniere e castelli;
Sulla tomba di Durin incombe fosca l'ombra,
A Moria, a Khazad-dûm. »
(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, La Compagnia dell'Anello[85])

Il lieto fine[modifica | modifica wikitesto]

Il Signore degli Anelli, nonostante le peripezie raccontate, le vicende dagli sfondi più o meno tragici, la morte che colpisce sia i buoni che i cattivi, finisce con un lieto fine: il male viene sconfitto, il bene trionfa, tutto riacquista un ordine e un equilibrio. Il lieto fine può essere inteso come un riscatto dell'umanità, una sorta di fiducia da parte di Tolkien nei confronti dell'uomo. Lo scrittore inglese lascia in vita quasi tutti i personaggi della Compagnia dell'Anello, e di questi fa morire solo Boromir perché desideroso di impossessarsi dell'anello, seppur per uno scopo nobile. Il romanzo non finisce con una strage tra i protagonisti, bensì con una vittoria epica.

Questo va molto in contrasto con la vita di Tolkien, in quanto lo scrittore partecipò alla Prima guerra mondiale come soldato ed assistette agli sviluppi della Seconda; all'interno di La realtà in trasparenza si trovano dei suoi pensieri riguardanti la Prima guerra mondiale, come «Le guerre sono sempre perdute e la guerra continua sempre».[86][87]

A questo pessimismo (e forse realismo) riguardante la società in cui vive, Tolkien accosta un lieto fine nel suo romanzo, quasi volesse creare un mondo diverso da quello nel quale viveva quotidianamente, un mondo che affronta il male con il coraggio, la determinazione, l'amicizia e lo sconfigge per ritrovare finalmente la pace. Ma chi pensa che Tolkien sia un personaggio del mondo che crea, si sbaglia: in una lettera ad Amy Ronald nel 1969 afferma: «Io in realtà, non appartengo alla storia che ho inventato, e non voglio appartenervi»[88].

Influsso culturale[modifica | modifica wikitesto]

Influssi sul genere fantasy[modifica | modifica wikitesto]

L'enorme popolarità della saga epica tolkieniana espanse anche il desiderio del pubblico di romanzi fantasy; grazie soprattutto al Signore degli Anelli, il genere fantastico fiorì per tutti gli anni sessanta. Furono pubblicati molti libri simili, per stile ed argomento, al libro dell'autore inglese, fra cui i libri del Ciclo di Earthsea di Ursula Le Guin, La saga della Riftwar di Raymond E. Feist, La saga dei Belgariad di David Eddings, il ciclo di Shannara di Terry Brooks, Le cronache di Thomas Covenant l'incredulo di Stephen R. Donaldson e i libri di La ruota del tempo di Robert Jordan. Nei casi di Gormenghast di Mervyn Peake e di Il serpente Ouroboros di E. R. Eddison, invece, i romanzi vennero riscoperti dopo un'iniziale scarso successo.

Il romanzo ha influenzato anche l'industria dei giochi di ruolo, la quale si guadagnò una grande popolarità negli anni settanta grazie al gioco Dungeons & Dragons. Molte fra le razze presenti nel gioco sono simili per nome e caratteristiche a quelle di Il Signore degli Anelli, come ad esempio gli halflings (inizialmente chiamati proprio “Hobbit” e successivamente cambiati nel nome e, in parte, nelle caratteristiche, per evitare problemi legali[89][90]), gli elfi, i nani, i mezzelfi, gli orchi o i draghi. Uno degli autori originari del gioco, Gary Gygax, ha affermato che l'influenza del Signore degli Anelli sul gioco è minima, e che quegli elementi sono stati inclusi come mossa commerciale per aumentare la popolarità del gioco.[91]

La tipologia di fantasy nata sull'onda del Signore degli Anelli ha influenzato anche la creazione del gioco di carte collezionabili Magic: l'Adunanza, come molti videogiochi, fra cui Final Fantasy IV, Ultima, Baldur's Gate, EverQuest, The Elder Scrolls, RuneScape, Neverwinter Nights, e la saga di ‘'Warcraft.[92]

Il libro ha aiutato anche a diffondere largamente nei paesi anglosassoni la forma plurale corretta di "elves" (elfi) e "dwarves" (nani), spesso scritti e pronunciati incorrettamente "elfs" e "dwarfs".

Il romanzo ha avuto anche un'influenza presso alcuni autori di fantascienza successivi come Arthur C. Clarke: Clarke infatti fa riferimento al Monte Fato nel suo libro 2010: Odissea due:

(EN)
« Do you remember [...] The Lord of the Rings? [...] Well, Io is Mordor [...] There's a passage about "rivers of molten rock that wound their way ... until they cooled and lay like dragon-shapes vomited from the tortured earth." That's a perfect description: how did Tolkien know, a quarter of a century before anyone saw a picture of Io? Talk about Nature imitating Art. »
(IT)
« Ricordi [...] Il Signore degli Anelli? [...] Bene, Io è Mordor [...] C'è un passaggio che parlava di "fiumi di roccia fusa che interrompevano la loro via... fino a quando non si scioglievano e giacevano come dragoni vomitati dalla terra torturata." Questa è una descrizione perfetta: come poteva Tolkien saperlo, un quarto di secolo prima che un qualcuno vedesse un'immagine di Io? Parla della Natura che imita l'Arte. »
(Arthur C. Clarke, 2010: Odissea due, Capitolo 16)

Tolkien ha anche influenzato, per dichiarazione dello stesso regista, la filosofia di alcuni film di Star Wars di George Lucas.[93]

Satire e parodie[modifica | modifica wikitesto]

Riferimenti nella musica[modifica | modifica wikitesto]

  • Il compositore olandese Johan de Meij ha composto negli anni ottanta la sua Symphony No. 1, soprannominata "The Lord of the Rings" Symphony, ovvero la Sinfonia del Signore degli Anelli. Il componimento consta di cinque parti, intitolate rispettivamente: Gandalf, Lothlórien, Gollum, Journey in the Dark (Viaggio nelle Tenebre) e Hobbits.
  • The Ballad of Bilbo Baggins di Leonard Nimoy è basata sulla saga tolkeniana, in particolare su Lo Hobbit.
  • I Led Zeppelin hanno composto alcune canzoni ispirate al Signore degli Anelli: Misty Mountain Hop il cui titolo si rifà alle "Montagne Nebbiose" (Misty Mountains); Ramble On si riferisce a Bilbo Baggins e al suo incontro con Galadriel e Gollum, viene citata anche Mordor; nel testo di Stairway to Heaven sono contenuti diversi riferimenti all'opera di Tolkien, come ha dichiarato in più occasioni il cantante della band, Robert Plant.[96]
  • I Rush intitolarono Rivendell (nome inglese di Gran Burrone) una canzone del loro album Fly by Night. Anche il brano The Necromancer del successivo album Caress of Steel contiene chiari riferimenti alle vicende narrate da Tolkien.
  • Gli Styx intitolarono una canzone dell’album Pieces of Eight “Lords of the Ring”.
  • Patrice Deceuninck, compositore francese, ha iniziato un progetto musicale ispirato a Il Signore degli Anelli, di cui ha portato a termine il primo album, The Ring Bearer part I, relativo alla Compagnia dell'Anello. Diversamente dalle altre sue opere di musica prevalentemente elettronica, per questo album Deceuninck si è servito di una vera orchestra.
  • Alan Horvath ha realizzato anch'egli un intero album basato sul romanzo di Tolkien nel 2004.
  • I Blind Guardian, band metal tedesca, hanno intitolato una canzone Lord of the Rings nell'album Tales from the Twilight World. Esiste anche un loro album dedicato a Il Silmarillion intitolato Nightfall in Middle-Earth. Nell'album Battalions of Fear è presente una canzone dedicata a Éowyn. Molte altre loro opere contengono riferimenti e citazioni al lavoro di Tolkien.
  • Enya, nota artista irlandese, ha reso omaggio al Signore degli Anelli inserendo il brano Lothlórien nell'album Shepherd Moons del 1991. Inoltre, ha composto e interpretato due brani inseriti nella colonna sonora dei film di Peter Jackson tratti dal romanzo: Aníron e May it Be.
  • Gandalf, musicista austriaco, scelse il suo nome basandosi su quello dello stregone protagonista del romanzo. Ha composto molti lavori con riferimenti a Il Signore degli Anelli, soprattutto nel suo secondo album, Visions.
  • Il gruppo dei Nickel Creek intitolò una canzone The House of Tom Bombadil.
  • I Gorgoroth, gruppo black metal, traggono il proprio nome all'omonimo altopiano di Mordor.
  • Il progetto musicale Burzum, dell'artista norvegese Varg Vikernes, trae il proprio nome da una parte dell'iscrizione sull'Anello in Lingua Oscura: «agh burzum-ishi krimpatul», ovvero «e nel buio incatenarli».
  • In Italia i Lingalad, gruppo di Giuseppe Festa, si sono dedicati alla composizione di canzoni ispirate a Tolkien. Gli strumenti usati e lo stile musicale si avvicinano alla cultura irlandese.
  • Sempre in Italia il gruppo Galadhrim propone un genere di musica tra il celtico e il medioevale i cui temi e testi sono espressamente ispirati agli scritti di Tolkien.
  • Edoardo Volpi Kellermann, compositore italiano, ha tradotto, per usare le sue parole, «vent'anni di ricerca creativa ispirata alla lettura delle opere di Tolkien» in un progetto di musica strumentale chiamato Tolkieniana: Viaggio Musicale nella Terra di Mezzo. Finora edito il primo disco, dal titolo Verso Minas Tirith.
  • I Summoning, gruppo epic-black metal austriaco, hanno dedicato i loro album a Il Signore degli Anelli ispirandosi all'opera per i titoli e per i testi delle canzoni.
  • Gli Amon Amarth, gruppo death metal svedese, traggono il nome dal Monte Fato.
  • Il progetto musicale The Fellowship è nato con l'intento esplicito di rappresentare in musica la mitologia tolkieniana; ha pubblicato finora un album, In Elven Lands, che si avvale della collaborazione di artisti di fama mondiale (come Jon Anderson degli Yes).
  • Il compositore americano David Arkenstone ha composto nel 2001 un album ispirato a Il Signore degli Anelli, dal titolo Music Inspired by Middle Earth ("Musica ispirata alla Terra di Mezzo") che, nonostante sia uscito in concomitanza con il film La compagnia dell'Anello, non è ad esso correlato.
  • La folk metal band Rivendell basa i suoi testi (e il suo nome) sulle opere di Tolkien.
  • Il gruppo musicale gothic metal finlandese Battlelore trae ispirazione per i suoi testi dalle opere di Tolkien.
  • Gli Ainur sono un gruppo progressive rock che si ispira ai libri di Tolkien, specialmente al Silmarillion.

Altri riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • L'eroe di Cryptonomicon, romanzo di Neal Stephenson, si vede come un nano, suo nonno come un elfo, un ex-marinaio come un appartenente alla razza degli uomini, e si riferisce alla sua nemesi (un avvocato psicotico) come Gollum.
  • Il Signore degli Anelli è il soprannome del ginnasta italiano Jury Chechi, campione olimpico e mondiale nella specialità degli anelli.
  • Nella serie televisiva americana "Friends", due dei protagonisti Ross e Chandler, si riferiscono ad un loro vecchio amico col soprannome di "Gandalf".
  • Il pianeta del Sistema solare Saturno è chiamato anche "signore degli anelli" proprio grazie alla quantità di anelli che lo circondano.
  • In una scena del film The Avengers Iron Man si riferisce a Occhio di Falco chiamandolo Legolas.

Il Signore degli Anelli e la politica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi J.R.R.Tolkien#Interpretazioni politiche delle opere di Tolkien.

Negli Stati Uniti l'opera di Tolkien venne "adottata" dal movimento alternativo e pacifista degli anni Sessanta, che usò slogan di protesta come Frodo Lives o Gandalf for President’' molto diffusamente.[97] In Italia, invece, l’opera di Tolkien raggiunse un largo successo all'incirca nella seconda metà degli anni Settanta, poco tempo dopo la pubblicazione della Rusconi[98], e fu subito strumentalizzato da alcune frange della destra sociale, che lo videro come possibile manifesto delle loro idee politiche.[99][100]

Nacquero quindi gruppi come la Compagnia dell'anello, gruppo di musica alternativa di destra legato al Movimento Sociale Italiano, e gli Hobbit, gruppo musicale di Perugia legato alla destra radicale. Di lì a poco nacque l'idea dei Campi Hobbit’’,[101] raduni organizzati dei giovani di destra.

Trasposizioni[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Primi tentativi e adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il Signore degli Anelli (film 1978).
Ralph Bakshi autore del primo adattamento cinematografico de Il Signore degli Anelli, un lungometraggio animato.

Molti registi e cineasti, nel corso degli anni, pensarono o tentarono di cimentarsi con una trasposizione cinematografica del più famoso romanzo di Tolkien.

Si dice che esistesse un progetto dei Beatles per realizzare una versione del Signore degli Anelli, ma non fu portato a termine a causa dell'opposizione loro dimostrata dall'autore.[102] Una voce molto diffusa vuole che anche Stanley Kubrick[103] avesse preso in considerazione la possibilità di girare una trilogia di film, ma abbandonò l'idea perché troppo "vasta" per essere realizzata. Alla metà degli anni Settanta, il regista britannico John Boorman collaborò con il produttore Saul Zaentz per realizzare un film basato sull’opera, ma il progetto risultò troppo costoso per i finanziamenti a disposizione al tempo; Boorman sfruttò comunque i suoi appunti per le riprese del film Excalibur.

Nel 1978, gli studios Rankin-Bass produssero il primo vero adattamento cinematografico di materiale legato a Il Signore degli Anelli con una versione animata televisiva di Lo Hobbit. Poco dopo, Saul Zaentz riprese da dove la Rankin-Bass aveva concluso, realizzando un adattamento animato che copriva la trama di La Compagnia dell'Anello e la prima parte di quella di Le due Torri. Questa versione animata, originalmente pubblicata della United Artists, usava una tecnica mista, che incorporava sequenze di animazione e scene dal vivo, e fu diretta da Ralph Bakshi. Il film si conclude subito dopo la battaglia al Fosso di Helm (le Paludi Morte, il Cancello Nero e il personaggio di Faramir sono stati esclusi dall’adattamento). Nonostante i suoi sforzi, Bakshi non fu mai in grado di realizzare la seconda parte della pellicola, ma la Rankin-Bass terminò ugualmente l’opera con la versione animata di Il ritorno del Re’' nel 1980, realizzato dallo stesso team che aveva portato sullo schermo Lo Hobbit la prima volta.

La trilogia cinematografica di Peter Jackson[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il Signore degli Anelli (trilogia).

Gli adattamenti fino ad ora proposti erano principalmente rivolti ad un pubblico di ragazzi e bambini, lasciando scontenta la maggior parte dei fan adulti, che rimproverava a tali trasposizioni di aver ignorato gli aspetti più profondi e "filosofici" della storia di Tolkien.[senza fonte] I relativi fallimenti dei precedenti lavori scoraggiarono per molti anni registi e case di produzione, che non riproposero più l’idea di una trasposizione cinematografica del libro, giudicata impossibile da portare sullo schermo a causa dell'enorme quantità di sforzi produttivi richiesti. Fu solo con lo sviluppo di nuove tecniche cinematografiche, in particolare l'evoluzione della computer grafica, che il progetto venne ripreso in considerazione.

Nel 1995, la Miramax Films sviluppò un enorme progetto di adattamento dal vivo del Signore degli Anelli con il regista neozelandese Peter Jackson, che avrebbe dovuto svilupparsi in due film. Quando la produzione divenne troppo costosa per le intenzioni della casa di produzione, la New Line Cinema rilevò la responsabilità della produzione, credendo fino in fondo nel progetto, e ampliando il numero di film da due a tre, per rispettare meglio i tempi del libro; i dirigenti e fondatori della Miramax, Bob Weinstein e Harvey Weinstein, rimasero inseriti nel progetto, nel ruolo di produttori.

I tre film vennero girati contemporaneamente, in diversi set sparsi per la Nuova Zelanda, e sono caratterizzati da un ampio utilizzo di effetti speciali assolutamente innovativi e di modellini e diorama, sviluppati interamente dalla Weta Digital e dalla Weta Workshop, società cinematografiche fondate da Peter Jackson stesso. La computer grafica, in particolare, è stata molto usata, sia nelle piccole ambientazioni (ad esempio la creazione del personaggio di Gollum, interamente generato al computer) che nelle scene delle grandi battaglie, per quali sono state programmate migliaia di comparse digitali.

La Compagnia dell'Anello uscì nelle sale il 19 dicembre 2001 (in Italia il 18 gennaio 2002), Le due Torri il 18 dicembre 2002 (in Italia il 16 gennaio 2003) e Il ritorno del Re il 17 dicembre 2003 (in Italia il 22 gennaio 2004).

Gli adattamenti cinematografici di Peter Jackson hanno guadagnato diciassette premi Oscar: quattro per La Compagnia dell'Anello[104], due per Le due Torri[105] e undici per Il ritorno del Re’'[106]). La première di Il ritorno del Re si tenne a Wellington, in Nuova Zelanda, il 1º dicembre 2003, e fu affiancata da celebrazioni dei fan e da promozioni ufficiali (la produzione del film ha contribuito consistentemente all'economia della nazione). Il ritorno del Re è stato anche il secondo film nella storia (dopo Titanic) a guadagnare più di un miliardo di dollari (in tutto il mondo);[107] questo film, come incassi è il terzo film migliore di sempre nella storia del cinema, sempre dopo Titanic e Avatar (1.118 contro 1.845 e 2.782 milioni di dollari rispettivamente).[107] Alla notte degli Oscar 2004, Il ritorno del Re vinse, come detto, tutte e undici le statuette per le quali era stato candidato, eguagliando il record di Titanic e Ben-Hur.

Radio[modifica | modifica wikitesto]

La BBC produsse un adattamento in tredici parti del Signore degli Anelli nel 1956, ed una versione in sei parti di Lo Hobbit, nel 1966. Sulla trasmissione del Signore degli Anelli, Tolkien scrisse: «Penso che il libro sia del tutto inadatto alla drammatizzazione, e le trasmissioni non mi sono piaciute affatto»[108]. Non esistono registrazioni della serie del 1956, al contrario di quelle di Lo Hobbit.[senza fonte]

Un’ulteriore drammatizzazione del 1979 fu trasmessa negli Stati Uniti e successivamente registrata e venduta su cassette e CD. Sulla confezione non appaiono indicazioni su cast o altre informazioni. Ogni attore fu apparentemente registrato separatamente e poi le varie parti montate insieme.[senza fonte]

Nel 1981 la BBC trasmise una nuova, ambiziosa drammatizzazione in ventisei episodi da mezz'ora ciascuno. Ognuno dei ventisei episodi originali fu trasmesso due volte a settimana, uno standard ancora oggi per molte serie della BBC.[109] La serie fu trasmessa anche negli Stati Uniti sulla National Public Radio con una sinossi aggiunta prima di ogni episodio. La serie in ventisei episodi da mezz'ora fu successivamente montata in tredici episodi da un'ora, restaurando e reinserendo alcuni dialoghi originariamente tagliati, riarrangiando alcune scene per il loro impatto drammatico e risistemando la narrazione e le musiche. Questa versione venne venduta sia su cassetta che su CD.[senza fonte]

Nel 2002, per sfruttare il traino della trilogia cinematografica, la BBC trasmise nuovamente la serie, su "BBC - Radio 4", questa volta dividendola secondo lo schema dei libri in una trilogia, omettendo le divisioni originali degli episodi, ed utilizzando l'attore Ian Holm, che nella serie aveva recitato nel ruolo di Frodo Baggins (mentre interpreta Bilbo nella trilogia di Peter Jackson), come nuova voce narrante.[senza fonte]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il Signore degli Anelli (musical).

Negli ultimi anni sono state approntate alcune rappresentazioni teatrali basate sul Signore degli Anelli. Tra queste, lunghe rappresentazioni complete di La Compagnia dell'Anello (2001), Le due Torri (2002) e di Il ritorno del Re (2003) sono state messe in scena negli Stati Uniti a Cincinnati, Ohio. Nel 2006, un musical in grande stile della durata di tre ore e mezzo fu prodotto a Toronto, in Canada, ma gli eccessivi costi di produzione fecero cancellare il musical solo sei mesi dopo[senza fonte]; una versione dello stesso, tagliata e riscritta in alcune parti, ha cominciato ad essere rappresentata a Londra a partire da maggio 2007.

Giochi di ruolo[modifica | modifica wikitesto]

La saga epica di Tolkien ha avuto una significativa influenza sull'industria del gioco di ruolo, che ha acquistato popolarità a partire dagli anni settanta con Dungeons & Dragons’'. L'opera continua ad avere un grosso peso sia nei tradizionali giochi di ruolo carta e matita che nei videogiochi di ruolo con temi fantasy ed epici[110][111].

Più di un gioco di ruolo è stato basato specificatamente sul Signore degli Anelli. Il più popolare è il Gioco di Ruolo del Signore degli Anelli (GIRSA), che è attualmente fuori produzione, avendo la sua casa editrice perso la licenza per produrlo[112]. In occasione dell'edizione del film diretto da Peter Jackson è stato prodotto un nuovo gioco di ruolo ufficiale dalla Deciphers Games, che adotta sia l'iconografia del film che quella del romanzo, lasciando al "narratore" il compito di decidere quale delle due utilizzare[113].

Esistono inoltre giochi da tavolo basati sull'opera, tra cui il wargame tridimensionale Il Signore degli Anelli - Gioco di battaglie strategiche dell'azienda inglese Games Workshop, in cui si gioca con miniature che rappresentano sia tutti i personaggi del libro, ma anche quelli presenti nel Silmarillion; c'è anche una serie di miniature della stessa azienda di miniature basate su Lo Hobbit, in scala 10 mm, di un gioco chiamato The battle of five armies (La battaglia dei cinque eserciti) le cui regole però non sono state tradotte in italiano.

Videogiochi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Videogiochi ambientati nella Terra di Mezzo.

Se un enorme numero di videogiochi ha un grosso debito verso le opere di Tolkien, basando personaggi, ambientazioni e altri elementi fantasy sull'opera dello scrittore inglese, relativamente pochi videogiochi sono stati tratti esplicitamente dal mondo della Terra di Mezzo. Fra i titoli più recenti, vi sono La Battaglia per la Terra di Mezzo, La Battaglia per la Terra di Mezzo 2 e l'espansione L'Ascesa del Re Stregone’’, Il Signore degli Anelli Online: Ombre di Angmar’' della Turbine, Inc. e Il Signore degli Anelli: Conquest della Electronic Arts

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • J.R.R. Tolkien, La Compagnia dell'anello. Parte prima della trilogia: Il Signore degli anelli, traduzione di Vicky Alliata di Villafranca, Roma, Astrolabio-Ubaldini, 1967.
  • J.R.R. Tolkien, Il signore degli anelli. Trilogia, traduzione di Vicky Alliata di Villafranca, edizione italiana a cura di Quirino Principe, introduzione di Elémire Zolla, Milano, Rusconi Libri, 1971.
  • J.R.R. Tolkien, Il signore degli anelli. Trilogia, traduzione di Vicky Alliata di Villafranca, edizione italiana a cura di Quirino Principe, introduzione di Elémire Zolla, Milano, Bompiani, 2000, ISBN 88-452-9005-0.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il romanzo si serve, durante la narrazione, di un'ambientazione temporale fittizia. Solo la Prefazione dell'Autore ed alcune sezioni delle Appendici sono escluse da questo arco temporale. La storia ha inizio circa un mese prima della festa del 111º compleanno di Bilbo Baggins (22 settembre 3001 T.E.), e termina alla partenza dello stesso assieme a Frodo per Valinor (29 settembre 3021 T.E.).
  2. ^ Fonte: FAQ di tolkien.uk, sito web curato della casa editrice HarperCollins.
  3. ^ La realtà in trasparenza, lettera 230
  4. ^ La realtà in trasparenza, lettera 131
  5. ^ È importante sottolineare, tuttavia, come l'ambientazione di Lo Hobbit, pur attingendo per molti aspetti a Il Silmarillion, non era stata concepita inizialmente da Tolkien come coincidente con la Terra di Mezzo. Il romanzo manteneva infatti un impianto favolistico che traeva varia ispirazione sia da opere antiche, come il poema epico medioevale Beowulf per i vocaboli arcaici come orc (vedi per approfondire la voce relativa), sia da libri per l'infanzia come La principessa e l'orco (The Princess and the Goblin, 1872) dello scrittore scozzese George MacDonald e Il meraviglioso paese degli Snergs (The Marvelous Land of Snergs, 1927) di Edward Wyke-Smith, cfr. Lo Hobbit annotato, Introduzione, pagg. 19-21 e sgg.
  6. ^ Come documentato dalle lettere fra il 1938 e il 1940.
  7. ^ La realtà in trasparenza, lettera 33
  8. ^ La realtà in trasparenza, lettera 24
  9. ^ La realtà in trasparenza, lettera 26, 4 marzo 1938
  10. ^ La realtà in trasparenza, lettera 28
  11. ^ a b (EN) Brian Handwerk, Lord of the Rings Inspired by an Ancient Epic, National Geographic Society, 28 ottobre 2010. URL consultato il 4 giugno 2014.
  12. ^ «Le Paludi Morte e i pressi del Morannon devono qualcosa alla Francia settentrionale dopo la Battaglia della Somme [...]», cfr. La realtà in trasparenza, lettera 19
  13. ^ La realtà in trasparenza, pag. 142
  14. ^ La realtà in trasparenza, pagg. 181, 191
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  18. ^ (EN) Paul Edwards, In the Valley of the Hobbits, Travellady.com. URL consultato il 4 giugno 2014 (archiviato dall'url originale il 22 giugno 2002).
  19. ^ Il paragrafo che segue riprende l'analisi compiuta in Shippey, appendice A, pagg. 467-481
  20. ^ Il medioevo e il fantastico, saggi contenuti: Beowulf: mostri e critici e Tradurre Beowulf
  21. ^ Albero e foglia, pagg. 193-229
  22. ^ The Old English Exodus’'
  23. ^ Finn and Hengest
  24. ^ Si vedano le due note precedenti per le indicazioni bibliografiche.
  25. ^ La realtà in trasparenza, lettera 229
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  41. ^ Le date esatte sono rintracciabili alle pp. 1312-1316 dell'Appendice B del Signore degli Anelli.
  42. ^ Anche se Frodo chiama Bilbo ‘zio’, in realtà si tratta di un suo cugino di secondo grado
  43. ^ Razza sconosciuta. Tolkien ha lasciato volutamente un alone di mistero attorno a tale personaggio (per approfondire, si veda la relativa voce).
  44. ^ «[It was] among the greatest works of imaginative fiction of the twentieth century»; per la fonte si vedano le note successive.
  45. ^ «The English-speaking world is divided into those who have read The Lord of the Rings and The Hobbit and those who are going to read them»; per la fonte si vedano le note successive.
  46. ^ «Destined to outlast our time»; questa e le precedenti citazioni provengono da (EN) "From the Critics" B&N.
  47. ^ «[Tolkien] formulated a high-minded belief in the importance of his mission as a literary preservationist, which turns out to be death to literature itself» (da Hobbit a Hollywood).
  48. ^ «Anemic, and lacking in fiber» (da Richard Jenkins, (EN) Stanco degli Anelli in The New Republic, 28 gennaio 2002.
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  68. ^ La realtà in trasparenza, pag. 142
  69. ^ Il Signore degli Anelli, pagg. 9-10: «[Esseri che tendono al male assoluto] non mi rallegrano, perché la loro esistenza sembra significare che è possibile che una specie [...] capace di scelta morale sia maligna di natura». (Elémire Zolla)
  70. ^ Il Signore degli Anelli, pag. 94
  71. ^ Del Corso, Pecere
  72. ^ Si veda il paragrafo precedente.
  73. ^ Il Signore degli Anelli, appendice A, parte 5
  74. ^ Jean Moncelon, Novalis e la nobile vergine, Moncelon.com. URL consultato il 4 giugno 2014.
  75. ^ Questo racconto è stato composto secondo fasi successive, ma come detto il nucleo centrale si mantiene lo stesso. Le tre versioni in ordine di composizione sono:
    *Racconti perduti, p. 7 e ss.
    *The History of Middle-earth, vol III The Lays of Beleriand, The Lay of Leithan
    *Il Silmarillion, p. 202 e ss.
  76. ^ Il Signore degli Anelli, libro I, cap. VI, p. 141
  77. ^ Il Signore degli Anelli, libro II, cap. IV, p. 365
  78. ^ "a mind like metal and wheels", Il Signore degli Anelli, libro III, pag. 578
  79. ^ Il Silmarillion, cap. I, p. 57 e ss.
  80. ^ Il Silmarillion, cap. VIII, p. 102 e ss.
  81. ^ Il Silmarillion, cap. IX, p. 108
  82. ^ Il Silmarillion, cap. IX, pp. 116-117
  83. ^ Il Silmarillion, cap. IX, pp. 118-119
  84. ^ Il Signore degli Anelli, libro VI, cap. IX
  85. ^ Il Signore degli Anelli, libro II, pag. 395
  86. ^ La realtà in trasparenza, lettera 101
  87. ^ Per un ulteriore approfondimento, si veda la sezione sui temi cristiani affrontata in precedenza.
  88. ^ La realtà in trasparenza
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Opere di J.R.R. Tolkien e Christopher Tolkien[modifica | modifica wikitesto]

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  • (EN) J.R.R. Tolkien, The Old English Exodus, a cura di Joan Turville-Petre, Oxford University Press, 1982, ISBN 0-19-811177-0.
  • (EN) J.R.R. Tolkien, Finn and Hengest, a cura di Alan Bliss, Allen & Unwin, 1983, ISBN 0-261-10355-5.
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Opere su Il Signore degli Anelli[modifica | modifica wikitesto]

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  • Emilia Lodigiani, Invito alla lettura di Tolkien, Milano, Mursia, 1982, ISBN 88-425-0275-8.
  • David Day, L'Anello di Tolkien, illustrato da Alan Lee, Casale Monferrato, Piemme, 1990, ISBN 88-384-2389-X.
  • Humphrey Carpenter, La vita di J.R.R. Tolkien, tradotto da F. Malagò e P. Pugni, Fanucci, 2002, ISBN 88-347-0871-7.
  • Marco Paggi, La spada e il labirinto. Meraviglioso e fantastico in Il Signore degli Anelli, Genova, ECIG, 1990, ISBN 88-7545-363-2.
  • Colin Duriez, Tolkien e il Signore degli Anelli. Guida alla terra di mezzo, Milano, Pietro Gribaudi Editore, 2001, ISBN 88-7152-655-4.
  • (FR) Vincent Ferré, Tolkien: Sur les rivages de la Terre du Milieu, Christian Bourgois Editeur, 2001, ISBN 2-267-01573-0.
  • Paolo Gulisano, Tolkien: il mito e la grazia, Ancora, 2001, ISBN 88-7610-958-7.
  • Stefano Giuliano, Le radici profonde non gelano. Il conflitto fra tradizione e modernità in Tolkien, Salerno, Ripostes, 2001, ISBN 88-86819-56-0.
  • Tullio Bologna et al, La compagnia, l'anello, il potere. J.R.R. Tolkien creatore di mondi, Rimini, Il Cerchio Iniziative Editoriali, 2002, ISBN 88-8474-012-6.
  • Guglielmo Spirito ofm. Conv, Tra San Francesco e Tolkien. Una lettura spirituale del Signore degli Anelli, Rimini, Il Cerchio Iniziative Editoriali, 2003, ISBN 88-8474-037-1.
  • Lucio Del Corso e Paolo Pecere, L'anello che non tiene: Tolkien fra letteratura e mistificazione, Minimum Fax, 2003, ISBN 88-87765-85-5.
  • AA.VV., "Albero" di Tolkien, a cura di Gianfranco De Turris, Castel Mella, Larcher Editore, 2004, ISBN 88-88583-08-4.
  • Errico Passaro, Marco Respinti, Paganesimo e cristianesimo in Tolkien, Roma, Il Minotauro, 2004, ISBN 88-8073-084-3.
  • Tom Shippey, J.R.R. Tolkien: La via per la Terra di Mezzo, Genova-Milano, Marietti 1820, 2005, ISBN 88-211-8558-3.
  • Paul Simpson, Guida Completa a Il Signore degli Anelli, Milano, A. Vallardi, 2005, ISBN 88-8211-975-0.
  • John Garth, Tolkien e la Grande Guerra. La soglia della Terra di Mezzo, Genova-Milano, Marietti 1820, 2007, ISBN 978-88-211-8570-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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