Spartizioni della Polonia

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Le spartizioni della Polonia (in polacco: Rozbiór Polski o Rozbiory Polski; in lituano: Padalijimas) avvennero nel XVIII secolo e posero fine all'esistenza della Confederazione Polacco-Lituana. Le spartizioni coinvolsero la Prussia, l'Impero Russo e l'Impero Austriaco, che si divisero le terre della confederazione. Le tre spartizioni avvennero:

Dopo le guerre napoleoniche, durante le quali Napoleone Bonaparte ricostruì uno stato polacco nella forma del Ducato di Varsavia, i tre stati che si spartirono la Polonia decisero di creare al di fuori dei territori annessi regioni autonome (almeno in teoria), che erano:

In tutti questi casi ci furono assicurazioni riguardo al riconoscimento della lingua polacca, al rispetto per la cultura della Polonia e dei diritti dei suoi abitanti; non passò molto tempo tuttavia prima che queste promesse fossero disattese: questi tre stati furono velocemente annessi dalle tre potenze.

Il termine Quarta Spartizione della Polonia si riferisce alle seguenti divisioni delle terre polacche, nello specifico:

Storia[modifica | modifica sorgente]

Preludio[modifica | modifica sorgente]

Prima delle spartizioni: il regno alla sua massima estensione.

La Polonia e la Lituania, nell'ultimo periodo della loro esistenza (metà del XVIII secolo) prima della spartizione, non erano stati completamente sovrani: in termini moderni, si potrebbero descrivere come stati satelliti della Russia, con un Imperatore russo che nominava i re polacchi. Comunque tutte le maggiori potenze europee, sin dalla fine del Seicento (ed in minor misura anche prima), avevano iniziato a sfruttare le opportunità dell'elettività dei sovrani polacchi per creare loro partiti e candidati; in particolare risultavano coinvolte la Sassonia (con le corone polacche e sassoni per un breve momento riunite nel medesimo sovrano), la Prussia, la Francia, l'Austria e la Svezia, oltre ovviamente all'ingombrante vicino russo, che era stato, nel '500-'600, più volte minacciato ed assalito dalle armate polacche ed era quindi anche un avversario tradizionale della Polonia.

Questa situazione si venne a creare soprattutto a partire dal regno di Ladislao IV di Polonia (1632-1648): la politica evolse verso un regime parlamentare nel quale vi era la premessa dell'eguaglianza politica di ogni gentiluomo e della necessità del consenso unanime per risolvere ogni disputa.

La Confederazione era rimasta neutrale durante la Guerra dei sette anni, anche se aveva appoggiato la Francia, l'Arciducato d'Austria e la Russia, permettendo a quest'ultima di transitare attraverso i suoi territori occidentali e di porre basi contro la Prussia. Federico II di Prussia rispose ordinando di contraffare la valuta polacca, in modo da mettere in ginocchio l'economia della nazione. Attraverso la nobiltà polacca, che la Russia controllava, il Ministro russo a Varsavia, l'ambasciatore e principe Nicholas Repnin, e l'imperatrice Caterina la Grande imposero una Costituzione che disfece le riforme del 1764 attuate da Stanislao II. Il liberum veto e tutti i vecchi abusi degli ultimi 125 anni furono difesi come parti inalterabili della nuova Costituzione. La Confederazione era stata costretta ad intrattenere relazioni con la Russia per proteggersi contro la Prussia, poiché il Brandeburgo chiedeva insistentemente una porzione di terra a nordovest per poter unire la Prussia orientale a quella occidentale, anche se questo avrebbe lasciato alla Confederazione uno sbocco sul Mar Baltico solo in corrispondenza della Lettonia e a nord-ovest della Lituania.

Gli stati vicini, cioè la Prussia, l'Austria e la Russia, firmarono un accordo segreto per mantenere lo status quo: nello specifico, si vollero assicurare che le leggi della Confederazione non potessero mutare. Questa alleanza divenne nota in Polonia come l'"Alleanza delle Tre Aquile Nere", poiché ognuno dei tre stati utilizzava un'aquila nera come simbolo di stato (in contrasto con l'aquila bianca simbolo della Polonia).

I polacchi cercarono di scacciare le forze nemiche con una rivolta (la Confederazione di Bar, 17681772), ma le forze, irregolari e comandate in modo confuso, non poterono competere con il forte esercito russo.

Prima spartizione[modifica | modifica sorgente]

La prima spartizione (1772)

Il 19 febbraio 1772 fu firmato a Vienna un accordo sulla spartizione; il 6 febbraio 1772 si era già concluso un accordo a San Pietroburgo tra Prussia e Russia. Nell'agosto le truppe prussiane, russe e austriache entrarono insieme nella Confederazione e occuparono le province che si erano spartite. Il 5 agosto 1772 fu emesso il manifesto dell'occupazione; il paese era troppo esausto a causa degli sforzi della Confederazione di Bar per offrire ulteriore resistenza.

I reggimenti della Confederazione non lasciarono tuttavia le armi. Ogni fortezza posta sotto il loro comando cercò di resistere il più a lungo possibile: famosa fu la difesa di Tyniec, che durò fino alla fine di marzo 1773, e anche quella di Czestochowa, diretta da Pulaski. Cracovia cadde il 28 aprile, presa dal generale russo Suvorov che esiliò le guarnigioni in Siberia. Né la Francia né la Gran Bretagna, su cui si basavano le speranze, aiutarono in misura sufficiente la Polonia o si opposero alla spartizione; in questo modo morì quasi subito il tentativo della Confederazione di respingere l'aggressione. La battaglia costò la vita a circa 100.000 uomini e portò il paese alla rovina, anche se costituì la prima dimostrazione della rinascita di una coscienza nazionale.

Il trattato di spartizione fu ratificato il 2 settembre 1772. Federico II di Prussia fu elogiato per il suo successo e si prese gran cura del nuovo stato polacco sottomesso alla Prussia, importando un gran numero di insegnanti cattolici (specialmente gesuiti) e rendendo obbligatorio per i principi della corona prussiani imparare la lingua polacca; Kaunitz d'Austria fu orgoglioso di essersi impossessato delle ricche miniere di sale di Bochnia e di Wieliczka e anche Caterina di Russia fu molto soddisfatta della nuova conquista. Con questo "documento diplomatico", la Russia venne in possesso di quella porzione della Livonia che ancora era rimasta nelle mani polacche e della Bielorussia, con le sue contee di Vitebsk, Polotsk e Mstislavl; la Prussia prese la Ermland (Varmia) e la Prussia Reale (Prusy Królewskie, che divenne in seguito la Prussia Occidentale), la contea della Pomerania, ma senza la città di Danzica, le contee di Marienburg (Malbork), Kulm (Chełmno), senza però la città di Toruń, e alcuni distretti nella Grande Polonia. L'Austria si impossessò di Zator e Auschwitz (Oswiecim), parte della Piccola Polonia, con le contee di Cracovia e Sandomir oltre all'intera Galizia. Con questa spartizione, la Confederazione Polacco-Lituana perse circa il 30% del suo territorio con 4 milioni di abitanti.

Dopo aver occupato i loro rispettivi territori, le tre potenze spartitrici pretesero che il re Stanislao II di Polonia e il Parlamento approvassero la loro azione. Il Re si appellò alle nazioni dell'Europa occidentale in cerca di aiuto, ma vedendo che nessuna nazione estera aveva offerto il suo aiuto e che le potenze avevano occupato Varsavia per forzare la convocazione dell'assemblea, non ci fu alcuna alternativa che la tacita sottomissione. I senatori che si pronunciarono contro l'invasione furono arrestati ed esiliati in Siberia dai rappresentanti di Caterina II di Russia.

Seconda spartizione[modifica | modifica sorgente]

La seconda spartizione (1793)

Dal 1790, la Prima Repubblica Polacca si era disfatta ad un punto talmente disastroso che fu costretta ad un'alleanza del tutto innaturale (ed anche fatale) con la nemica Prussia. Il Patto polacco-prussiano del 1790 fu firmato e le condizioni da esso imposte furono tali da rendere inevitabili le ultime due spartizioni della Polonia. La Costituzione del 1791 affrancò la borghesia, stabilì la separazione dei tre rami del governo ed eliminò gli abusi della costituzione russa. Ancora una volta la Polonia cercò di riformarsi e migliorarsi senza il permesso della Russia: questo causò un ulteriore irrigidimento dei rapporti con l'oriente e l'Imperatrice invase di nuovo la Polonia nel 1792.

L'adozione da parte della Confederazione Polacco-Lituana della Costituzione di maggio fu accetta da Prussia e Austria, ma non dalla Russia che temeva una rinascita della Polonia. Nella guerra in difesa del vecchio ordine, i magnati polacchi filo-russi, la Confederazione di Targowica, istigati dalla Russia, con il supporto neutrale dell'Austria, combatterono contro le forze polacche che sostenevano la costituzione. Con l'intervento della Russia, su esplicito invito della Confederazione di Targowica e il tradimento degli alleati prussiani, le forze pro-costituzionali furono sconfitte e negli anni successivi avvennero la seconda e la terza spartizione, che posero fine all'esistenza della Confederazione. Nella seconda spartizione, la Russia e la Prussia si divisero le terre in modo tale che solo un terzo della popolazione del 1772 rimase in territorio polacco.

Terza spartizione[modifica | modifica sorgente]

Le tre spartizioni della Polonia

L'anno successivo alla seconda spartizione, i polacchi cercarono di reagire con una sollevazione nazionale guidata da Tadeusz Kosciuszko, ma la rivolta fu immediatamente sedata dalle truppe russe, guidate da Suvorov, e prussiane. L'Austria si unì successivamente.
Con la terza spartizione, la parte russa comprendeva il resto della Lituania e dell'Ucraina, oltre al ducato di Curlandia con 120.000 km² e 1,2 milioni di persone, insieme a Vilnius; la Prussia possedeva 55.000 km² e 1 milione di abitanti, comprendenti la Masovia con Varsavia, e l'Austria 47.000 km² con 1,2 milioni di persone, incluse le città di Lublino e Cracovia.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Napoleone instaurò il Ducato di Varsavia in una piccola area della Polonia, ma dopo la sua sconfitta, con il Congresso di Vienna, la situazione volse a sfavore dei polacchi. La Russia si riprese gran parte della Polonia e, dopo aver sedato un'insurrezione nel 1831, fu abolita l'autonomia del Regno del Congresso (denominazione che assunse il nuovo stato polacco); i polacchi dovettero subire la confisca delle proprietà, la deportazione, i servizi militari forzati e la chiusura delle università. Dopo la rivolta del 1863 fu imposta la russificazione delle scuole superiori polacche ed il tasso di alfabetizzazione crollò drammaticamente. Nella zona austriaca i polacchi divennero la seconda minoranza nazionale e furono autorizzati ad avere una rappresentanza in Parlamento ed a sviluppare le loro università. Cracovia e Leopoli divennero i centri dell'istruzione polacca. Nella porzione prussiana, invece, l'intero sistema scolastico fu germanizzato e i tedeschi non ebbero rispetto per la cultura e le istituzioni polacche, che perfino la Russia - almeno formalmente - aveva mantenuto. Per ristabilire l'indipendenza della Polonia ci sarebbero voluti 123 anni: uno stato polacco sovrano vedrà la luce solo dopo la Grande Guerra, grazie anche al vuoto di potere lasciato dagli Imperi Centrali sconfitti dagli Alleati e dalla Russia in piena rivoluzione. Col Trattato di Versailles si ribadì, per l'appunto, la ristabilita indipendenza polacca.

Bilancio[modifica | modifica sorgente]

Secondo alcuni storici, la spartizione della Confederazione Polacco-Lituana sarebbe avvenuta a causa della degenerazione dello stato e dell'incapacità dei polacchi di governarsi. Nonostante ciò, il periodo più scuro della storia polacca e il nadir della degenerazione dello stato avvenne nella prima metà del XVIII secolo, quando la Polonia stava mostrando i primi segni di un lento recupero. Molti storici vedono le due ultime spartizioni come una risposta alle riforme che avrebbero rafforzato la Confederazione ed alla paura che le riforme stesse suscitavano negli stati vicini.

Quarta spartizione[modifica | modifica sorgente]

Il termine Quarta spartizione della Polonia può essere utilizzato per riferirsi alle seguenti divisioni delle terre polacche, nello specifico:

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