Napoli milionaria (film)

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Napoli milionaria
Napoli-milionaria.JPG
Totò ed Eduardo in una scena del film
Titolo originale Napoli milionaria
Paese di produzione Italia
Anno 1950
Durata 102 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Eduardo De Filippo
Soggetto dalla commedia "Napoli milionaria" di Eduardo De Filippo
Sceneggiatura Eduardo De Filippo, Piero Tellini, Arduino Majuri
Produttore Dino De Laurentiis
Fotografia Aldo Tonti
Montaggio Douglas Robertoson, Giuliano Attenni
Musiche Nino Rota diretta da F. Previtali
Scenografia Piero Gherardi, Piero Filippone
Interpreti e personaggi

Napoli milionaria è un film del 1950 diretto da Eduardo De Filippo che contribuì alla sceneggiatura e al cast cinematografico, basato sullo stesso soggetto della commedia Napoli milionaria!.

Fu presentato in concorso al Festival di Cannes 1951.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La trama non è molto diversa da quella della commedia ma rispetto alla rappresentazione teatrale cambiano alcuni elementi del racconto:

  • Amedeo, il ladro di automobili, nella commedia si redime tornando onestamente al suo lavoro, ma nel film invece finisce in carcere, dal quale uscirà filocomunista, e Peppe o'cricco (nel film cambia il soprannome originario della commedia teatrale e diventa Peppe o' trucco) verrà ucciso per resistenza all'arresto;
  • per far terminare il film con la scarcerazione di Amedeo, la celebre frase Adda passà a'nuttata non è nell'ultima scena;
  • nella commedia Rituccia, la figlia minore di Gennaro e Amalia, pur avendo un ruolo-chiave viene solo nominata; nel film invece è presente, e con varie battute;
  • il personaggio di Totò fu creato apposta per il film, e a lui fu affidata la scena del finto morto[2];
  • alla fine della suddetta scena, nella commedia il brigadiere mantiene la parola e non arresta Gennaro; nel film invece, Gennaro viene ugualmente arrestato in sostituzione di Totò che ha recitato la parte al suo posto;
  • nel film, Eduardo crea molte scene e personaggi assenti nella commedia, e cita criticamente episodi di denuncia sociale tipici dell'epoca (il contrabbando, la prostituzione, i "figli della guerra", ecc.)

Commento[modifica | modifica wikitesto]

Quando nel settembre 1950 fu proiettato in Italia, il fim si rivelò come un successo di pubblico e di critica. Venne però accusato da alcuni settori politici, che trovarono eco sui giornali, di avere diffamato Napoli e il suo popolo. Così ribatté Eduardo:«Certi giornali hanno scritto che io denigravo Napoli. Ma io [...] i "bassi" li ho ripuliti. Eppoi cosa deve fare l'artista se non "denunciare" uno stato di cose? Questo è il nostro compito. Io non ho denigrato Napoli, ma in altri film farò vedere com'è veramente, farò vedere gli interni, farò vedere tutta la realtà di Napoli. [...] La miseria c'è veramente. E io la denuncio.» (Da un articolo di Augusto Pancaldi, "L'Unità", 10 ottobre 1950).

Il 21 aprile dello stesso anno il film viene presentato, in concorso con altre tre pellicole italiane, al festival del Cinema di Cannes. Dopo una prima di gala, il 29 giugno, esce nei cinema di Parigi, dove rimane in programmazione quattro settimane. All'inizio del 1952 uscirà anche in Belgio, Germania, Argentina e successivamente in Brasile, Uruguay, Stati Uniti, Inghilterra, Unione Sovietica e in altri paesi dell'Europa orientale. Il film ebbe grande successo internazionale e contribuì a far conoscere l'opera di Eduardo anche fuori d'Italia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 1951, festival-cannes.fr. URL consultato il 25-1-2011.
  2. ^ Nel film, Antonio De Curtis, "Totò" , fu attore coprotagonista nei panni di Pasqualino Miele, un povero disgraziato che per denaro si sostituiva a chi, avendo commesso un reato, rischiava il carcere: come dice il personaggio interpretato da Totò in una scena del film: «... sono diventato un cavallo che si affitta» ". Nel film interpreta la scena del finto morto per ingannare il delegato di polizia venuto per arrestarlo.
    Per la sua partecipazione al film Totò, che stimava moltissimo Eduardo, non volle essere pagato poiché si riteneva ricompensato dall'aver lavorato insieme al commediografo napoletano. Eduardo comunque volle sdebitarsi con Totò regalandogli un prezioso gioiello.

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