Una di quelle

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Una di quelle
Una di quelle Totò.jpg
Lea Padovani e Totò in una scena del film
Titolo originale Una di quelle
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1953
Durata 86 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere romantico, drammatico
Regia Aldo Fabrizi
Soggetto Giorgio Bianchi, Aldo De Benedetti
Sceneggiatura Aldo De Benedetti, Aldo Fabrizi
Produttore Aldo Fabrizi
Fotografia Gábor Pogány
Montaggio Gabriele Varriale
Musiche Carlo Innocenzi
Scenografia Piero Filippone
Interpreti e personaggi

Una di quelle, noto anche come Totò, Peppino e... una di quelle, è un film drammatico del 1953 diretto, prodotto, co-interpretato e co-sceneggiato da Aldo Fabrizi. Nei ruoli di protagonisti figurano Lea Padovani, Totò e Peppino De Filippo.

Il film è tratto da una novella di Giorgio Bianchi.

La pellicola vede i due personaggi principali, Maria e Rocco, impegnati in un ruolo sostanzialmente drammatico e malinconico, mostrando un talento di Totò all'epoca ancora poco conosciuto. Peppino, in compagnia di Totò e Aldo Fabrizi, è protagonista dei pochi momenti comici della pellicola.[senza fonte]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Rocco (Totò) e suo fratello Martino (Peppino De Filippo) sono due ricchi tenutari di campagna che scendono in città in cerca di una serata a base di avventure.

Maria (Lea Padovani) è una vedova con un figlio a carico, indebitata col padrone di casa, che cerca di tirare avanti con piccoli lavori di sartoria. Un giorno riceve la visita di una vicina di casa, prostituta, che le chiede un favore di sartoria. Elogiando la bellezza di Maria, e capendo le sue difficoltà economiche, la prostituta le suggerisce di tentar la stessa professione, a suo parere l'unico modo per una donna sola di trovare il denaro per poter vivere.

Disperata dalla situazione personale ed economica e prossima allo sfratto, Maria accetta a malincuore il consiglio e il giorno seguente si reca in un locale notturno, imbattendosi proprio nei due benestanti uomini di campagna. Il suo fascino discreto e sfuggente fa immediatamente colpo su Rocco, che la corteggia e la invita a uscire dal locale per andare in un albergo, chiedendo a Martino di aspettare il suo turno con la donna e di seguirli a distanza.

Dopo aver cercato inutilmente di affittare una camera d'albergo, i due vanno a casa di lei. L'uomo, credendo di avere a che fare con una prostituta esperta, le espone chiaramente le sue intenzioni, ma Maria, ancora combattuta e riluttante, non vuole lasciarsi andare. D'un tratto un vicino di casa suona alla porta, consegnando a Maria il figlio,(a lui affidato prima di uscire), che presenta difficoltà a respirare e febbre alta (è interpretato dal piccolo Maurizio Natali di 7 anni, letteralmente scelto "dalla strada" dove il bambino stava giocando). Rocco, assistendo alla preoccupazione della madre, si reca in una farmacia notturna alla ricerca di un dottore.

Uscendo, incontra Martino, ma non gli dice nulla di quanto sta accadendo in casa, lasciandogli credere che si stia piacevolmente intrattenendo con la donna. Trovato il dottore (Aldo Fabrizi) e accompagnatolo alla casa, si scopre che le condizioni del piccolo sono gravi e Rocco viene mandato a comprare alla farmacia un vaccino per la difterite, in modo da fermare l'infezione ed evitare al piccolo un intervento d'urgenza di tracheotomia. Durante l'assenza di Rocco, Maria è disperata sia per paura di perdere il figlio, sia nel timore che l'uomo non mantenga fede all'impegno, andandosene via. Dopo alcune difficoltà e ostacolato dal maltempo, Rocco riesce a trovare la medicina e torna giusto in tempo per evitare il peggio. Passato il pericolo, il dottore, che scambia la strana riservatezza tra Rocco e Maria per un rapporto conflittuale tra marito e moglie, li invita ad andare maggiormente d'accordo e prescrive una cura per il figlio. Suggerisce poi alla madre, anemica, di mangiar di più e a recarsi in campagna.

Rimasti soli, Maria e Rocco parlano ancora per il poco tempo rimasto prima che il treno riporti l'uomo a casa. Maria le confessa di non essere una prostituta e la sua situazione, ringraziando Rocco per la bontà e dolcezza dimostrate e per quanto fatto nonostante fossero estranei.

L'uomo, che già aveva intuito la situazione, poco dopo la invita elegantemente insieme al figlio nella sua tenuta di campagna, facendole con eleganza intendere che lì conosce "un uomo solo", desideroso di aver una donna a casa ad attenderlo.

Infine, mentre si allontana, oltre alla quota lasciata la sera prima sotto una scatola di cioccolatini per la "prestazione", aggiunge di nascosto vari altri biglietti da mille lire. All'alba, i due si salutano insieme al bambino che si è svegliato e sembra guarito: Rocco e Martino (rimasto all'oscuro di tutti gli eventi e lasciato a dormire fuori casa sotto la pioggia) si incamminano verso la stazione, salutando la donna al balcone e invitandola ancora a Campo Fiori, lasciando il finale aperto all'interpretazione dello spettatore.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

  • "Totò ha spremuto dal personaggio ogni minima occasione per costruire una figura non labile, la cui comicità si colora di una vena crepuscolare, la quale può valere, ancora una volta, di indice delle enormi possibilità, pur sempre vergini, di questo straordinario commediante". (Giulio Cesare Castello)
  • "Totò e Peppino De Filippo sono i due provinciali e i loro duetti sono assai divertenti". (Ermanno Contini)

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • L'attore e regista romano, che teneva molto a questa produzione ed aveva una grande stima di Totò (del quale era notoriamente un amico affezionato), ebbe col protagonista alcuni diverbi[senza fonte]. Nonostante tutto, i due superarono le tensioni e portarono a compimento la pellicola.
  • È stato il secondo film della coppia Totò-Peppino, nonché il secondo che Totò e Fabrizi girarono insieme, reduci dal grande successo di Guardie e ladri, del 1951.
  • Il film fu girato tra il novembre del 1952 e il gennaio del 1953.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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