I pompieri di Viggiù

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I pompieri di Viggiù
Isa Barzizza e Toto 1950.jpg
Totò ed Isa Barzizza in una foto di scena
Paese di produzione Italia
Anno 1949
Durata 90 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere comico
Regia Mario Mattoli
Soggetto Marcello Marchesi, Steno
Sceneggiatura Marcello Marchesi, Steno
Produttore Dino De Laurentiis
Fotografia Aldo Tonti
Montaggio Giuliana Attenni
Musiche Armando Fragna
Scenografia Alberto Boccianti
Interpreti e personaggi

I pompieri di Viggiù è un film del 1949, diretto da Mario Mattoli.

Il titolo è ripreso da una popolare canzone dell'epoca musicata da Armando Fragna, autore delle musiche del film.

La pellicola registrò il terzo incasso nella stagione cinematografica 1949-1950.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

In un allegro paese (Viggiù è il nome di una cittadina del varesotto) esiste un gruppo privato di vigili del fuoco. Questi ritengono la canzonetta "I pompieri di Viggiù", di gran successo all'epoca, offensiva per il loro glorioso corpo, e decidono di recarsi a Milano per interrompere d'autorità la rivista omonima; inoltre il comandante intende convincere sua figlia Fiamma, che recita nella stessa rivista, ad abbandonare il mondo del teatro e a tornare in famiglia a Viggiù. I vigili del fuoco si spostano ben volentieri, col motivo non dichiarato di poter assistere alla rivista e soprattutto di poter ammirare le belle donne, occasione generalmente negata ai residenti di piccole località di provincia. Il film è il pretesto per una lunga sequenza di numero di teatro di rivista; comunque l'esile intreccio si scioglie nel migliore dei modi: i vigili del fuoco, entusiasmati dal magico mondo del teatro, rinunciano ai loro propositi e Fiamma continua la sua brillante carriera con il consenso del padre.

Lo sketch di Totò[modifica | modifica wikitesto]

Totò interpreta nel film un dongiovanni che s'innamora della moglie (Barzizza) di un venditore di stoffe (Castellani). La donna sta telefonando alla sua amica, parlandole del suo ammiratore segreto definendolo "non proprio un Adone" ma provando qualche sentimento d'ammirazione per lui. Totò entra nel negozio sfacciatamente e comincia a corteggiare la moglie, ma ben presto sopraggiunge il marito, disperato perché sta per andare in bancarotta. A Totò non resta che fingersi manichino, mentre l'uomo manda via la moglie. Successivamente il marito si siede ad invocare l'anima del padre, sperando che questi possa dargli un consiglio; ma all'improvviso perde i nervi e comincia ad infierire contro i manichini, fermandosi sempre col manichino prima di Totò. Ad un certo punto Totò batte un colpo inavvertitamente e l'uomo lo prende come un segno del padre e comincia a parlare al manichino. Totò allora si finge l'anima del padre e gli richiede stoffe, giacche ed infine un bacio a sua moglie.
Dopo lo sketch Totò riappare verso la fine del film dove dirige la banda e poi conclude il numero con la "fanfara dei Bersaglieri".

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il Morandini cita Ennio Flaiano che nel 1949 si espresse a proposito di questo film sostenendo che “l'errore dei critici" fu quello di "volerlo considerare un film", mentre (in realtà) "è un documentario che anticipa in Italia le gioie della TV”.

Sotto questo profilo, la pellicola "è un capolavoro involontario di reportage, una preziosa antologia dell'avanspettacolo nell'Italia del dopoguerra".

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Il film è citato in una scena di Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore. Il "vecchio" Cinema Paradiso, infatti, prende fuoco proprio mentre i personaggi principali stanno proiettando il film sulla piazza principale del paese.
  • Il film è citato anche nella canzone "C'era una volta" di Edoardo Bennato.
  • Il paese di Viggiù è un comune di 5 000 abitanti nella provincia di Varese.
  • Ascanio Celestini cita i Pompieri di Viggiù nella canzone "la Rivoluzione" (Parole Sante 2007)
  • Lino Banfi cita i Pompieri di Viggiù durante la scena della visita di leva con Alvaro Vitali nel film "La dottoressa ci sta con il Colonnello".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fonte: il Morandini 2010

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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