Il monaco di Monza

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(dialogo nella scena in cui devono recitare il Rosario fingendo di conoscere il latino[1])
Il monaco di Monza
Il monaco di monza.jpg
Una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 1963
Durata 101 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Sergio Corbucci
Soggetto Ettore Maria Margadonna, Camillo Mastrocinque,
Sceneggiatura Bruno Corbucci e Giovanni Grimaldi
Produttore Giovanni Addessi
Fotografia Enzo Barboni
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Ottavio Scotti
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il monaco di Monza è una commedia del 1963, diretta da Sergio Corbucci. Il film riprende in maniera scherzosa gli avvenimenti narrati dal Manzoni ne "I promessi sposi" circa la figura della "Monaca di Monza".

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Monza, 1630, epoca del dominio spagnolo. Pasquale Cicciacalda, un umile calzolaio originario di Casoria vedovo della levatrice Provvidenza, non riesce a mantenere i propri 12 figli (6 coppie di gemelli) e pertanto escogita un furbo stratagemma. Travestito se stesso e i figli da monaci, vaga con loro come frate cercatore alla ricerca di cibo e carità. Sulla strada incontra Mamozio, un povero pastore che pascola solo il proprio cane (dal momento che le 10 pecore che aveva le ha mangiate una dopo l'altra) e che chiede di potersi unire al gruppo. Insieme giungono al castello del perfido marchese Egidio de Lattanzis che tiene prigioniera la cognata Fiorenza nella speranza che essa voglia sposarlo dal momento che suo fratello ha da poco tempo trovato la morte in battaglia: ella è però innamorata del capitano spagnolo don Manuel (identico a Pasquale) e aspetta da lui un figlio, fatto che il Marchese sospetta e con il quale la ricatta. Incaricato di celebrare il matrimonio Pasquale sa che ciò non è valido in quanto egli non è un vero religioso. Dopo una serie di peripezie che vedono il tentativo fallito da parte di Pasquale di avvelenare il Marchese e la conseguente vendetta, i protagonisti vengono salvati dal provvidenziale intervento di suor Virginia, sorella di don Manuel, e delle sue consorelle le quali erano state nel passato sedotte dal Marchese e costrette poi a prendere i voti.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Enrico Giacovelli, Poi dice che uno si butta a sinistra!, Gremese Editore, pagina 271

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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