I soliti ignoti
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| I soliti ignoti | |
Titoli di testa |
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| Paese: | Italia |
| Anno: | 1958 |
| Durata: | 111' |
| Colore: | B/N |
| Audio: | sonoro |
| Rapporto: | 1,33:1 |
| Genere: | commedia |
| Regia: | Mario Monicelli |
| Soggetto: | Age & Scarpelli |
| Sceneggiatura: | Mario Monicelli, Suso Cecchi D'Amico |
| Casa di produzione: | Vides |
| Distribuzione (Italia): | Lux Film |
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| Fotografia: | Gianni Di Venanzo |
| Montaggio: | Adriana Novelli |
| Musiche: | Piero Umiliani |
| Scenografia: | Vito Anzalone |
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| Si invita a seguire le linee guida del Progetto Film | |
| « "Dimmi un po' ragassolo, tu conosci un certo Mario che abita qua intorno?"
"Qui de Mario ce ne so' cento" "Sì va bene, ma questo l'è uno che ruba..." "Sempre cento so' " » |
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(Carlo Pisacane nei panni di Capannelle)
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I soliti ignoti è un film di Mario Monicelli del 1958. Fu nominato all'Oscar al miglior film straniero.
Indice |
[modifica] Trama
Cinque ladruncoli della periferia romana pianificano un colpo ai danni di una agenzia del Monte dei pegni. Inesperti, si rivolgono a Dante Cruciani (Totò), un criminale incallito in libertà vigilata, che li istruisce nell'arte dello scassinare le casseforti. La preparazione del colpo va avanti tra diverse peripezie e ripensamenti sino alla sua conclusione comica e fallimentare.
[modifica] Il film
Con questa pellicola del regista toscano si usa generalmente sancire l'esordio ufficiale di un nuovo genere cinematografico che solo successivamente verrà definito come commedia all'italiana e che con il neorealismo, il peplum (i "sandaloni" come dicevano a Cinecittà) e lo spaghetti-western rappresenterà uno dei generi più prolifici del cinema italiano del dopoguerra, e certamente uno dei più importanti dal punto di vista artistico.
Con I soliti ignoti nasce in Italia un nuovo tipo di commedia comica che abbandona i canoni praticati nel cinema sino a quel momento, che risalivano sostanzialmente alla florida tradizione dell'avanspettacolo, del varietà o del Cafè Chantant, e che ereditando il testimone del neorealismo si apre alla quotidianità, alla realtà e innesta i suoi caratteri su precisi riferimenti sociali, chiari al pubblico che li vive spesso in prima persona.
I comici de I soliti ignoti cessano per la prima volta di essere delle marionette, delle maschere che giocano la comicità esclusivamente in chiave di gag, giochi di parole, gesti buffi o nonsense, e articolano i dialoghi e le trovate umoristiche su prove definite, a volte anche macchiettistiche e caricaturali, ma riferite sempre ad una sceneggiatura chiara.
Molti critici vedono nel personaggio di Dante Cruciani, interpretato da Totò, sulla famosa terrazza del film, un ipotetico passaggio di consegna della comicità: dalle mani del geniale attore napoletano, principe della risata e dell'improvvisazione, a quelle di un gruppo agguerrito di sapienti sceneggiatori (Sergio Amidei, Rodolfo Sonego, Age e Scarpelli, Ettore Scola, Ruggero Maccari), che la utilizzeranno per raccontare la realtà in un momento di passaggio importante per la storia nazionale, ricco di contraddizioni, di incompatibilità tra vecchio e nuovo, di identità fallaci e passeggere, costruite spesso su condizionamenti sociali e culturali provenienti da oltreoceano o da oltralpe.
L'ideazione de I soliti ignoti nasce in chiave caricaturale. Come lo stesso Monicelli ammette, si voleva in principio parodiare un certo genere di film noir francese o di gangster americano, particolarmente in voga nelle sale cinematografiche italiane di quegli anni, e apprezzato dal pubblico che frequentava le terze visioni. Il riferimento è senz’altro a Du Rififi chez le hommes di Jules Dassin del 1955, dove una banda di quattro criminali professionisti progetta un colpo perfetto che purtroppo si rivelerà un fallimento. A riprova di ció lo stesso regista ci informa che uno dei titoli provvisori del film, in fase di produzione, doveva essere Rifufu, una evidente storpiatura del titolo francese.
Ma sarebbe un grave errore credere che I soliti ignoti esaurisca i suoi contenuti nella parodia di un genere. Il film si arricchisce di novità importanti e di contesti originali nel corso della sua produzione, tanto da lasciare in secondo piano la sua genesi parodistica. È di nuovo lo stesso regista che ci informa come il film fosse stato concepito anche in chiave drammatica e fortemente tragica.
I soliti ignoti, come afferma Carlo Lizzani, porta il comico fuori dei confini consueti della farsa, e acquisisce una propria consistenza cinematografica. Per la prima volta in un film comico italiano si assiste alla morte tragica di uno dei protagonisti (Carlo Lizzani, "Il cinema italiano", Parenti, 1961). La morte o comunque il fallimento di un'impresa è una tematica fondamentale nella cinematografia di Monicelli. Il regista la spiega con le radici stesse della commedia. La storia della commedia, della commedia dell'arte, è popolata dalla morte, da presenze sinistre e maligne, da fallimenti di imprese maldestre, da miserabili morti di fame che nella imitazione di Arlecchino e Pulcinella, si arrabbattano tutto il giorno in cerca di un espediente definitivo, di una trovata finale. Il cinema di Monicelli rispecchia in pieno questa vena tragica della nostra commedia, e si inserisce nel solco della sua tradizione.
Ma non è solo questo elemento tradizionale-narrativo che si esaurisce la vena drammatica della pellicola. È la Roma che viene descritta, quella dei quartieri popolari, dei grandi "casermoni" della periferia degradata, la Roma del sotto-proletariato urbano estraneo ai processi economici del boom, che fa da sfondo tragico alle gesta della miserabile banda del buco rappresentata dai vari Pantera, Capannelle, Tiberio, Ferribotte. È la stessa Roma che descrive Pier Paolo Pasolini in Ragazzi di vita, intesa anche in senso topografico. È significativo a riguardo il dialogo breve che Capannelle sostiene con un ragazzino incontrato per caso e al quale si rivolge per chiedere informazioni su un certo Mario. Il dialogo potrebbe avere perfettamente luogo in una delle pagine del romanzo pasoliniano.
La fotografia fu particolarmente curata da questo ultimo punto di vista. Le immagini dovevano restituire l'idea di una Roma drammatica, per cui furono evitati volutamente i toni eccessivamente luminosi, si preferirono i contrasti e i tagli decisi e nei costumi si evitarono le concessioni al vezzo e alla comodità, curando invece quello che doveva fornire l'estemporaneità di un abbigliamento dettato solo dallo stato di indigenza (vedansi i pantaloni da cavallerizzo che Capannelle indossa per tutto il film).
Il film per la sua novità non fu accolto favorevolmente dalla critica ufficiale, che aveva ben chiari i riferimenti. Da principio non fu apprezzata la scelta di sostituire i comici d'arte con degli attori seri già affermati in contesti drammatici (Vittorio Gassman); Totò, notoriamente non amato dalla critica colta ma fortemente caldeggiato dai produttori, fu giudicato eccessivo nonostante la sua interpretazione limitata. In sostanza, l'ambiente ufficiale non era pronto ad accogliere quella che si rivelerà la trovata ad effetto del film, la trasformazione di attori seri in "caratteri" della commedia, dotati di una grande vis comica. La scena del set comico, nella opinione dei critici più severi, avrebbe dovuto somigliare ancora al palcoscenico di un varietà dove i maestri solitari, coadiuvati da abili spalle, si avvicendavano nell'intrattenimento del pubblico.
Gli stessi produttori contrastarono a lungo la scelta di Vittorio Gassman. La sua aria intellettuale e soprattutto il suo repertorio teatrale drammatico unito ai ruoli "cattivi" che aveva interpretato in precedenza non davano nessuna garanzia di successo. Ma regista e sceneggiatori seppero resistere alle richieste dei produttori. Avevano modellato tutti i personaggi intorno ad un baricentro realistico e li avevano poi corredati di un patrimonio farsesco sul quale si sarebbe dovuta giocare tutta la comicità. Per il "Pantera" si ricorse ad un trucco pesantissimo che abbassò l'attaccatura dei capelli, ridusse la fronte spaziosa accentuando il naso e rendendo cadenti le labbra in quell'aria da ebete caratteristica di un pugile suonato di periferia. Fu studiata l'andatura e infine concepita la balbuzie, con effetti comici esilaranti.
Al di là delle caratterizzazioni dei personaggi è importante definire quello che sarà un tema importante e ricorrente del genere, una costante che seppur trasformata rimarrà centrale nel corso della storia decennale della commedia all'italiana, dal suo nascere, alla fine degli anni '50, sino al suo tramonto, alle metà degli anni '70: la rappresentazione del sistema sociale attraverso le classi e la critica dura alla società del benessere, colta nei suoi scompensi e nelle sue contraddizioni.
I soliti ignoti da questo punto di vista è un grande mosaico storico che ci restituisce con leggerezza l'immagine complessa di un' epoca. Un mondo di povertà urbana che resiste nei suoi valori tradizionali all'attacco della nuova società di massa della quale però sente un'attrazione sempre più forte. Società che viene nel film rappresentata esclusivamente dai miti di importazione americana: facile benessere economico, liberalizzazione dei costumi sessuali, comfort abitativi. La connotazione farsesca nasce sul modo di rapportarsi che i protagonisti hanno con questa doppia identità, divisi tra tradizione e innovazione. I valori tradizionali di riferimento rimangono sempre benevoli ed evidenti sullo sfondo della vicenda e sono rappresentati via via da quasi tutti i personaggi: da Carmelina Claudia Cardinale (la sicurezza del vero legame affettivo), dalla dolcissima Nicoletta Carla Gravina (l'innocenza) e dallo stesso Cruciani Totò (la saggezza della vecchiaia). Il gruppo rimane titubante per tutta la durata del film, nessuno riesce con convinzione ad abbracciare quello spirito nuovo che viene riflesso dalla società del benessere, nemmeno il protagonista, "Er Pantera", che solitario in una opera di autoconvincimento continua a ripetere: "È sc-sc-scientifico!", quindi moderno, quindi giusto, legale, morale.
[modifica] Titolo e accoglienza
- Originariamente il titolo del film era Le madame, in riferimento al termine con il quale nel gergo romanesco si fa riferimento alla Polizia. Ma Mario Monicelli, reduce dagli interventi pesanti della censura su Guardie e ladri e soprattutto su Totò e Carolina, per cautela, preferì puntare su un titolo innocuo e poco appariscente.
- Il termine I soliti ignoti era in uso nel giornalismo del dopoguerra per descrivere gli autori di furti o rapine rimasti ancora sconosciuti alla cronaca. Grazie al successo del film, il termine è entrato nel linguaggio corrente per descrivere specificatamente gli autori sconosciuti di un furto con scasso o comunque con effrazione. È utilizzato come sinonimo di banda del buco.
- Il film esce in Francia con il titolo de Le pigeon (Il capro espiatorio), e rimane in programmazione in un cinema secondario di Parigi per diversi mesi, sottotitolato in francese. Mario Monicelli racconta che la lunga durata della programmazione, dovuta al successo di pubblico, cominciò ad incuriosire alcuni critici di alcune testate parigine che decisero di andare a vedere e che scrissero successivamente commenti molto positivi. Le critiche entusiaste dei francesi influenzarono quelle italiane che avevano fino ad allora definito la commedia spazzatura e finalmente al film fu concessa la giusta considerazione, tanto che incassò circa un miliardo di lire.
- Il successo del film, raccontano le cronache, fu enorme. Le sale erano spesso gremite, anche a causa di un curioso fenomeno: le risate infatti erano a getto a continuo e chi assisteva alla proiezione in una sala affollata perdeva spesso la parte successiva del dialogo, per questo motivo molti decidevano di rimanere alla proiezione successiva, causando il sovraffollamento del locale.
- Nel 1959 il film ottiene la nomination all'Oscar come "miglior film straniero". Il premio, però, andrà a Mon Oncle di Jacques Tati.
[modifica] Il cast
- Nonostante abbia interpretato, sia in questo film che in altri, il ruolo del siciliano, Tiberio Murgia (Ferribotte) è in realtà sardo, ed esordisce nel cinema proprio grazie a Mario Monicelli, nel film viene doppiato dalla voce di Renato Cominetti.
- La giovanissima Carla Gravina, sebbene appena diciassettenne, è nel film alla sua terza apparizione cinematografica. Aveva esordito nel 1956 con Alberto Lattuada e nello stesso anno de I soliti ignoti aveva girato con Alessandro Blasetti Amore e chiacchiere, al fianco di Vittorio De Sica e Gino Cervi.
- Claudia Cardinale, non ancora ventenne, con un'unica precedente esperienza cinematografica, nella natia Tunisia, inizia con questo film il contratto con la Vides Produzioni che la trasformerà nel giro di pochi anni in una delle maggiori dive del cinema italiano. All'epoca delle riprese, era segretamente incinta del suo primo figlio.[1]
- Vittorio Gassman nel suo libro autobiografico Un grande avvenire dietro le spalle, riferendosi al clima gioviale che regnava sul set, racconta: "La maggior parte delle scene non riuscivamo a finirle dal ridere"!.
- Carlo Pisacane, il caratterista che interpreta Capannelle, è in realtà uno dei migliori attori della filodrammatica napoletana. Fu scoperto dal regista. Nel film è doppiato in lingua emiliana da Nico Pepe.
- Rossana Rory, che interpreta Norma, compagna di Cosimo ed unica componente femminile della banda, in questo film è doppiata da Monica Vitti.
[modifica] Curiosità
- Quando I soliti Ignoti incontrano per la prima volta Dante Cruciani, Ferribotte presenta le sue credenziali raccontando di aver già lavorato in passato nei tubi di piombo. Il furto delle tubature in piombo era una attività molto diffusa tra la piccola criminalità urbana della capitale negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra. La penuria di materie prime per la costruzione infatti aveva sviluppato un florido commercio clandestino di parti in ferro, ghisa o piombo che venivano divelte o trafugate nottetempo e rivendute ad un fiorente circuito di riciclaggio.
- Nelle scene finali del film dopo il colpo fallito la banda vaga, alle prime luci dell'alba, in una Roma ancora addormentata, e Mastroianni prende il tram in Via Britannia (vedi foto). Tuttavia in tutta la scena gli abitanti di Roma possono cogliere alcuni evidenti errori di ambientazione. La banda raggiunge Piazza Armenia e la contigua Via Britannia arrivando da Via Acaia; ciò non è possibile perché il fallito colpo è ambientato nella parte storica di Roma che si trova dalla parte opposta rispetto a Via Acaia. Inoltre Mastroianni, dopo aver detto che deve andare a prendere il figlio a Regina Coeli, sale sul tram n° 7, che aveva come percorso partenza da P.za Bologna e arrivo a P.za Zama. Anche questo non è possibile perché il tram è diretto verso il capolinea di P.za Zama posto a solo un centinaio di metri da Via Britannia.
- Il film di Marco Ponti A/R Andata + Ritorno si ispira liberamente ai Soliti Ignoti. Le citazioni più palesi che si possono incontrare sono il nome del protagonista interpretato da Libero De Rienzo (Dante Cruciani) e la scena in cui la "banda" assiste alla proiezione della ripresa della cassaforte da scassinare, questa volta interrotta da un porno amatoriale.
- Inizialmente, nel film era prevista la presenza del fratello di Peppe er Pantera (Vittorio Gassman). Si trattava di Righetto, un ragazzino che lavorava da un barbiere. Gassman, dice il regista Monicelli, lo incontrava all'inizio ed alla fine del film. Il personaggio fu eliminato perché non piaceva il finale originale, con Peppe che lo incontra all'alba insieme al padre, subito dopo il fallimento del colpo da parte della banda. Righetto chiede a Peppe che cosa faccia in giro a quell'ora e Gassman gli risponde, mentendo, di essere appena uscito di casa per andare a lavorare, mentre in lontananza Capannelle raccoglie una cicca e si allontana. Questo finale non piaceva a Monicelli e agli sceneggiatori, i quali preferirono quello che appare effettivamente nel film, dove Gassman si ritrova suo malgrado a lavorare mentre Capannelle se ne va per la sua strada. Ritenendo questo finale più incisivo, Monicelli decise di eliminare del tutto il personaggio di Righetto, facendo così apparire Peppe er Pantera come una persona sola.
[modifica] Frasi famose
- Capannelle: Dimmi un po' ragassolo, tu conosci un certo Mario che abita qua intorno?
- Bambino: Qui de Mario ce ne so' cento.
- Capannelle: Sì va bene, ma questo l'è uno che ruba...
- Bambino: Sempre cento so'.
- Ferribotte: Femmina piccante, pigliala per amante. Femmina cuciniera, pigliala per mugliera!
- Ferribotte (al funerale di Cosimo): Sono sempre i più meglio che se ne vanno!
- Dante Cruciani: È la vita, oggi a te domani a lui!
- Cosimo (alludendo minaccioso alla pistola che impugna, nel tentativo di rapinare lo sportello del Monte dei pegni): La conosci questa?
- L'impiegato (sfilandogli la pistola dalle mani): Sicuro che la conosco! E' una pistola Beretta, ma in cattivissime condizioni... 1000 lire.
- Pantera a Ferribotte (mentre si introducono nella cantina dalla carbonaia): Lasciati cadere... vai bene, su un mucchio di carbone. Sei arrivato sul carbone?
- Ferribotte: Ma quale carbone... funtana je!!
- Capannelle (mentre riscalda la pasta e ceci prima dello scoppio): Ragassoli, ho paura che abbiamo rotto la cannella del gas.
- Tiberio ai complici, dopo il fallimento del colpo: Rubare è un mestiere impegnativo ci vuole gente seria, mica come voi! Voi, al massimo... potete andare a lavorare!
[modifica] La critica
Morando Morandini ne La Notte del 3 ottobre 1958 " Questo ballo di ladri rischia di essere il film più divertente della stagione. Non è tutto, uno dei film comici italiani più garbati e intelligenti degli ultimi anni.D'acchitto può sembrare soltanto una parodia di celebri film polizieschi di Rififì per esempio. Le analogie non mancano. Ma il ricalco è appena accennato, la comicità del film è autonoma, affidata alla ricchezza delle invenzioni e delle annotazioni, alla varietà dei tipi, alla bravura degli interpreti, alla fluidità del racconto, al ritmo. C'è anche qualcosa di più, I soliti ignoti, è un film a doppio fondo. C'è un aria di malinconia e di tristezza che è quasi sempre il risvolto della comicità autentica, c'è il segno di una pietà che non diventa mai giulebbosa. A questi ladri, a questi soliti ignoti, s'addice il motto che secondo Longanesi, è una bandiera degli italiani: Ho famiglia!. Quanli sono i coefficenti di questa riuscita tanto più gradevole quanto meno attesa? La serietà, il coraggio e l'intelligenza di un regista, che non ha ancora trovato la propria strada ma che può dare più di quello che finora ha fatto..Mastroianni è quello che si può dire sicurezza"
Giuseppe Berto in Rorosei del 24 ottobre 1958 "... L'aver tenuto insieme tanti divi è il primo grosso merito del regista Mario Monicelli e gliene deve essere grato sopratutto Vittorio Gassman, primo attore quanto mai dotato, la cui carriera cinematografica, tuttavia, appariva limitata, fin dalle origini, ad esibizioni di truce gigionismo. Qui, dopo essersi calato scherzosamente dentro un personaggio grottesco e insolito per lui,recita in una maniera fresca,divertentissima e meno superficiale di quanto si possa credere a prima vista.."
[modifica] I sequel
- Nel 1959 per la regia di Nanni Loy e la sceneggiatura di Age - oltre alla colonna sonora firmata in parte dalla tromba di Chet Baker - esce nelle sale Audace colpo dei soliti ignoti, un sequel gustoso e divertente interpretato dagli stessi attori, con un brillante e convincente Nino Manfredi che interpretando Piede Amaro, sostituisce il personaggio di Tiberio (Marcello Mastroianni).
- Nel 1985 per la regia di Amanzio Todini esce I soliti ignoti vent'anni dopo, un buon cast (Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Tiberio Murgia), lo stesso gruppo di sceneggiatori de I soliti ignoti e le musiche composte da Nino Rota, non salvano il film da un risultato scadente.
[modifica] I remake hollywoodiani
Il successo de I soliti ignoti ha varcato i confini nazionali per approdare ad Hollywood, che lo ha apprezzato al punto di girarne due remake:
- Il primo dei due film è Crackers (1984), regia di Louis Malle, con Sean Penn.
- La seconda pellicola ispirata al capolavoro di Monicelli è Welcome to Collinwood (2002), diretto dai fratelli Anthony e Joe Russo. La trama è stata, ovviamente, in parte rimaneggiata, modernizzata e trasportata negli Stati Uniti. Nel cast figura anche George Clooney, in quello che idealmente fu il ruolo di Totò, ovvero l'istruttore della banda.
[modifica] Note
- ^ Claudia Cardinale. Io, Claudia - Tu, Claudia. Milano, Feltrinelli, 1995. p. 31
[modifica] Bibliografia
- Mario Monicelli, Ladri di cinema, Ubulibri
- Mario Monicelli, Franca Faldini, Goffredo Fofi, Totó, l'uomo e la maschera, Feltrinelli (1977)
- Fabrizio Borghini, Monicelli, cinquanta anni di cinema, Master (1985)
- Alberto Pallotta (a cura di), I soliti ignoti, sceneggiatura originale di Age & Scarpelli, Suso Cecchi D'Amico, Mario Monicelli, Un mondo a parte(2002)
- Gian Piero Brunetta, Guida alla storia del Cinema Italiano, Einaudi (2003)
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda su I soliti ignoti dell'Internet Movie Database
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