Finché c'è guerra c'è speranza

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Finché c'è guerra c'è speranza
Finché c'è guerra c'è speranza.png
Alberto Sordi in una scena tragica del film
Titolo originale Finché c'è guerra c'è speranza
Paese Italia
Anno 1974
Durata 116 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Alberto Sordi
Soggetto Alberto Sordi
Sceneggiatura Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Alberto Sordi
Fotografia Sergio D'Offizi
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Piero Piccioni
Scenografia Arrigo Breschi
Interpreti e personaggi
« Il presidente, con le armi è come un bambino davanti ad un negozio di giocattoli »
(Pietro Chiocca al suo datore di lavoro)
« Perché vedete... le guerre non le fanno solo i fabbricanti d'armi e i commessi viaggiatori che le vendono. Ma anche le persone come voi, le famiglie come la vostra che vogliono vogliono vogliono e non si accontentano mai! Le ville, le macchine, le moto, le feste, il cavallo, gli anellini, i braccialetti, le pellicce e tutti i cazzi che ve se fregano! ...Costano molto, e per procurarsele qualcuno bisogna depredare!  »
(Pietro Chiocca alla sua famiglia)

Finché c'è guerra c'è speranza è un film del 1974 diretto e interpretato da Alberto Sordi.

Indice

[modifica] Trama

Pietro Chiocca, commerciante di pompe idrauliche, riesce a dare una svolta al proprio tenore di vita dedicandosi ad un commercio ben più lucroso, quello delle armi, e così passa la propria vita in giro per i paesi del Terzo Mondo, dilaniati dalle guerre civili, mentre la sua famiglia vive nel lusso della nuova villa nella quale si sono da poco trasferiti.

Tutto pare andare a gonfie vele finché un giorno un giornalista del Corriere della Sera, che gli aveva procurato il contatto per la vendita di armi ad un movimento di liberazione nazionale in una colonia portoghese in Africa , denuncia all'opinione pubblica l'operato di Chiocca con un articolo dal titolo "Ho incontrato un mercante di morte".

Moglie e figli mostrano tutto il loro sdegno e disprezzo ma, posti di fronte all'alternativa di rinunciare alle comodità ed ai lussi cui ormai sono abituati, preferiranno continuare a far finta di non sapere da dove provengono i soldi del capofamiglia.

[modifica] Interpretazione

Il protagonista, infantile e esilarante, è considerato dalla critica cinematografico l'incarnazione del qualunquismo.[1]

[modifica] Curiosità

Il tema principale di Piero Piccioni fu adottato dalla RAI per la sigla della serie televisiva Storia di un Italiano, che raccontava l'Italia attraverso i film di Alberto Sordi.

[modifica] Note

  1. ^ Festival Villa Basilica

[modifica] Collegamenti esterni

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