Enzo Tortora

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on. Enzo Tortora
Monogramma del Parlamento Europeo
Unione europea
Parlamento europeo
on. Enzo Tortora
Luogo nascita Genova
Data nascita 30 novembre 1928
Luogo morte Milano
Data morte 18 maggio 1988 (59 anni)
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione giornalista, conduttore televisivo
Partito Partito Radicale
Legislatura II (periodo 1984-1985)
Gruppo gruppo misto (non iscritti)
Coalizione ALDE
Circoscrizione Nord-occidentale
Incarichi parlamentari
Membro della commissione giuridica e dei diritti dei cittadini
Pagina istituzionale

Enzo Claudio Marcello Tortora (Genova, 30 novembre 1928Milano, 18 maggio 1988) è stato un conduttore televisivo, giornalista pubblicista e politico italiano.

Il suo nome è ricordato anche per un caso di malagiustizia di cui fu vittima e poi denominato Caso Tortora. Enzo Tortora fu infatti accusato di gravi reati ai quali tuttavia era totalmente estraneo, sulla base unicamente di asserzioni provenienti da vari condannati per reati legati alla mafia e uso di testimoni non attendibili; è stato per questo arrestato e imputato di associazione camorristica e traffico di droga.[1] Dopo mesi di carcere e arresti domiciliari ingiustamente scontati, la sua innocenza è stata dimostrata e riconosciuta dalla stessa magistratura che lo aveva coinvolto, e che lo ha definitivamente assolto. Durante questo periodo, Tortora fu eurodeputato del Partito Radicale, del quale venne eletto anche Presidente. Il giornalista è deceduto poco dopo la sentenza che metteva fine al suo calvario.[2]

Questa triste vicenda ha portato a un referendum popolare (detto "referendum Tortora"[3]) volto a introdurre la responsabilità civile dei magistrati: il risultato referendario del 1987 ha dato esito positivo con larghissima maggioranza, ma la sua attuazione, contenuta nella legge varata dal Guardasigilli e ex-magistrato Giuliano Vassalli, a giudizio di molti ha snaturato il risultato del referendum introducendo una versione estremamente debole di responsabilità, che di fatto veniva limitata al solo dolo specifico (cioè alla malafede del magistrato), difficilissimo da dimostrare.[4] Solo nel 2014 è stata riproposta in Parlamento una legge simile a quella uscita dalla consultazione referendaria.[3]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi[modifica | modifica sorgente]

Pippo Baudo, Mike Bongiorno, Corrado ed Enzo Tortora a Sabato sera nel 1967.

Nato a Genova il 30 novembre del 1928 da Salvatore e Silvia, nativi della provincia di Napoli ma trasferitisi nella città ligure molto giovani, con la sorella Anna, futura autrice televisiva, collabora da giovanissimo con propri testi con la Compagnia goliardica Mario Baistrocchi. Nel 1947 entra nell'Orchestra di Totò Ruta come percussionista, esibendosi nei night club di tutta Italia[5].

Dopo aver conseguito la laurea presso l'Università degli studi di Genova, lavora per alcuni spettacoli con Paolo Villaggio, prima di entrare in RAI a ventitré anni. In quello stesso periodo fanno il loro ingresso nella radio di stato Piero Angela, Luigi Marsico e, come direttore del giornale radio, Vittorio Veltroni. Al giovane Enzo viene affidato lo spettacolo radiofonico Campanile d'oro.[6]

Il 26 dicembre 1953 Tortora si sposa a Rapallo con Pasqualina Reillo, unione dalla quale nascerà Monica. La coppia si separerà nel marzo del 1959 e successivamente il loro matrimonio verrà dichiarato nullo dalla Sacra Rota. La prima apparizione in video è del 1956, quando presenta, in coppia con Silvana Pampanini, Primo applauso.[6]

Le sue prime trasmissioni di grande successo, risalenti alla seconda metà degli anni cinquanta, sono Telematch e soprattutto Campanile sera, in cui è spesso inviato esterno. Dopo un breve periodo passato alla Televisione Svizzera (a causa dell'allontanamento dalla RAI nel 1962 per un'imitazione di Alighiero Noschese di Amintore Fanfani in un suo programma) in cui presenta Terzo grado, torna nell'azienda radiotelevisiva di stato per condurre in radio Il gambero.[6]

Sul finire degli anni cinquanta è stato anche interprete di fotoromanzi per il periodico femminile Grand Hotel.[7]

La Domenica Sportiva e l'allontanamento dalla Rai[modifica | modifica sorgente]

Dal febbraio 1965 conduce La Domenica Sportiva, trasformandola radicalmente, anche attraverso gli ospiti per la prima volta presenti in studio. Nel maggio dello stesso anno tiene a battesimo la prima edizione di Giochi senza frontiere, di cui è il primo presentatore italiano. Il 19 dicembre 1964 a Fiesole si unisce in matrimonio a Miranda Fantacci, un'insegnante ventisettenne incontrata 3 anni prima a Firenze. Da questa unione nasceranno Silvia nel 1962 e Gaia (attualmente giornalista e conduttrice del TG LA7) nel 1969. Il matrimonio si concluderà nel 1972, a motivo della relazione che Tortora avrà con la giornalista Anna Angelini.[6]

Con Mike Bongiorno, Corrado e Pippo Baudo diviene uno dei presentatori televisivi più noti e popolari di quegli anni. I quattro appaiono insieme in televisione una sola volta, in Sabato sera del 1967, in un siparietto in cui Mina li invita a cantare e ballare con lei.[6]

In questo periodo Enzo Tortora è anche il testimonial del detersivo Olà nei filmati realizzati per Carosello[8].

Tortora alla conduzione di Portobello

A fine 1969, all'apice della sua popolarità (in contemporanea a La Domenica Sportiva Tortora conduce il gioco a premi Bada come parli! alla televisione e il quiz alla rovescia Il gambero alla radio), Enzo Tortora viene licenziato in tronco dalla RAI a causa della pubblicazione di un'intervista sul settimanale Oggi in cui definisce l'ente radiotelevisivo come un jet supersonico pilotato da un gruppo di boy scout che litigano ai comandi, rischiando di mandarlo a schiantarsi sulle montagne.[9] Inizia così a lavorare per alcune emittenti private e testate giornalistiche tra le quali La Nazione e Il Nuovo Quotidiano. Diventa vicepresidente della prima TV via cavo italiana, Telebiella e partecipa alla fondazione di Telealtomilanese dove è l'ideatore e il conduttore della trasmissione cult Il Pomofiore[10] e di Aria di mezzanotte. Lavora pure molto per la TSI, Televisione della Svizzera italiana, dove conduce programmi seguitissimi come Si rilassi e La domenica sportiva.[6]

Negli anni '70 scrive anche sul giornale anticomunista Resistenza Democratica, fondato da Edgardo Sogno.[11]

Il ritorno e Portobello[modifica | modifica sorgente]

Con la riforma RAI del 1976 e la nascita delle reti concorrenti, a differente impronta politica, diversi personaggi fanno ritorno al piccolo schermo dopo anni di assenza. Tra questi, sulla socialista Rete 2, Dario Fo ed Enzo Tortora. Nella primavera del 1977 il presentatore genovese assume la conduzione di Portobello. La trasmissione, inizialmente prevista in seconda serata e successivamente spostata in prima dato il gradimento del pubblico, batterà ogni record di share mai realizzato fino a quel momento.[6]

Ispirata nel nome al celebre mercatino londinese verrà poi considerata la madre della televisione degli anni novanta. In essa si vede già buona parte delle idee che saranno poi protagoniste dei successivi format tv come Stranamore, Carràmba che sorpresa, I cervelloni, Chi l'ha visto?. Il 3 novembre del 1977 Tortora tiene a battesimo l'emittente Antenna 3 Lombardia di Legnano di cui è co-fondatore insieme all'amico Renzo Villa.[6]

Gli anni ottanta: il "caso Tortora"[modifica | modifica sorgente]

Enzo Tortora

L'attività lavorativa di Tortora prosegue fino al 1983 in RAI con programmi quali Portobello e L'altra campana (1980) e su Antenna 3 Lombardia; nel 1982 lavora anche a Retequattro per condurre Cipria. Conduce infine con Pippo Baudo alcune puntate della rubrica Italia parla. La carriera di Tortora viene bruscamente interrotta il 17 giugno 1983, quando viene arrestato con l'accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico dalla Procura di Napoli.[2]

Le accuse si basano sulle dichiarazioni dei pregiudicati Giovanni Pandico, Giovanni Melluso (soprannominato "Gianni il bello") e Pasquale Barra, noto come assassino di galeotti quand'era detenuto e per aver tagliato la gola, squarciato il petto e addentato il cuore di Francis Turatello, uno dei vertici della malavita milanese; infine altri 8 imputati nel processo alla cosiddetta Nuova Camorra Organizzata, tra cui Michelangelo D'Agostino pluriomicida, detto "Killer dei cento giorni", accusano Tortora. A queste accuse si aggiungeranno quelle, rivelatesi anch'esse in seguito false, del pittore Giuseppe Margutti, già pregiudicato per truffa e calunnia, e di sua moglie Rosalba Castellini, i quali dichiareranno di aver visto Tortora spacciare droga negli studi di Antenna 3.[2]

L'arresto di Enzo Tortora, il 17 giugno 1983, a Roma, presso il comando del Reparto Operativo dei Carabinieri

L'accusa si basa, di fatto, unicamente su di un'agendina trovata nell'abitazione di un camorrista, Giuseppe Puca detto O'Giappone, con su scritto a penna un nome che appare essere, all'inizio, quello di Tortora, con a fianco un numero di telefono; nome che, a una perizia calligrafica, risulterà non essere il suo, bensì quello di tale Tortona. Nemmeno il recapito telefonico risulterà appartenere al presentatore. Si stabilirà, per giunta, che l'unico contatto avuto da Tortora con Giovanni Pandico fu a motivo di alcuni centrini provenienti dal carcere in cui era detenuto lo stesso Pandico, centrini che erano stati indirizzati al presentatore perché venissero venduti all'asta del programma Portobello.[2]

La redazione di Portobello, oberata di materiale inviatole da tutta Italia, smarrisce i centrini ed Enzo Tortora scrive una lettera di scuse a Pandico. La vicenda si conclude poi con un assegno di rimborso del valore di 800.000 lire. In Pandico, schizofrenico e paranoico, crescono sentimenti di vendetta verso Tortora. Inizia a scrivergli delle lettere, che pian piano assumono carattere intimidatorio con scopo di estorsione.[2]

Tortora viene attaccato anche nell'ambiente giornalistico, si inventano storie false per falsi scoop, c'è chi cerca di demolirne l'immagine umana e professionale; anche la giornalista Camilla Cederna[12] si pronuncia per la colpevolezza (la stessa giornalista che nel 1969 aveva difeso con decisione l'anarchico Pietro Valpreda ingiustamente accusato per la strage di Piazza Fontana; alcuni accusano Tortora anche di aver partecipato con accanimento alla colpevolizzazione di Valpreda).[13] Qualche dubbio viene persino espresso da grandi firme della carta stampata come Enzo Biagi (anche se poi lo difenderà), Giorgio Bocca e Indro Montanelli[12], mentre sarà difeso, oltre che dai radicali, da Pippo Baudo[14], Piero Angela[15] e Massimo Fini.[16]

Il presentatore sconta sette mesi di carcere - ottenendo tre colloqui con i magistrati inquirenti Lucio Di Pietro e Felice Di Persia - e continua la sua detenzione agli arresti domiciliari per motivi di salute. Nella sua autobiografia, relativamente al suo periodo carcerario, racconterà di un suo sogno in cui assieme ai suoi compagni di cella diviene ladro di appartamenti.[17]

Nel giugno del 1984, a un anno esatto dal suo arresto, Enzo Tortora viene eletto deputato al Parlamento europeo nelle liste del Partito Radicale, che ne sosterrà le battaglie giudiziarie. Il 17 settembre 1985 Tortora viene condannato a dieci anni di carcere, principalmente per le accuse di altri pentiti.[2]

Il 9 dicembre 1985 il Parlamento Europeo respinge all'unanimità la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell'eurodeputato Enzo Tortora per oltraggio a magistrato in udienza. I fatti contestati sono relativi all'udienza del processo alla N.C.O. del 26 aprile 1985, in occasione della quale il pubblico ministero Diego Marmo, rivolgendosi al legale di Tortora, afferma[18]:

« Il suo cliente è diventato deputato con i voti della camorra! »

accusa dinanzi alla quale Tortora grida[18]:

« È un'indecenza! »

Nella motivazione della decisione del P.E. si legge tra l'altro:

« Il fatto che un organo della magistratura voglia incriminare un deputato del Parlamento per aver protestato contro un'offesa commessa nei confronti suoi, dei suoi elettori e, in ultima analisi, del Parlamento del quale fa parte, non fa pensare soltanto al «fumus persecutionis»: in questo caso vi è più che un sospetto, vi è la certezza che, all'origine dell'azione penale, si collochi l'intenzione di nuocere all'uomo e all'uomo politico. »

Il 31 dicembre 1985 si dimette da europarlamentare e, rinunciando all'immunità parlamentare, resta agli arresti domiciliari. Il 15 settembre 1986 Enzo Tortora viene assolto con formula piena dalla Corte d'appello di Napoli e i giudici smontano in tre parti le accuse rivolte dai camorristi, per i quali inizia un processo per calunnia: secondo i giudici, infatti, gli accusatori del presentatore - quelli legati a clan camorristici - hanno dichiarato il falso allo scopo di ottenere una riduzione della loro pena. Altri, invece, non legati all'ambiente carcerario, avevano il fine di trarre pubblicità dalla vicenda: era, questo, il caso del pittore Giuseppe Margutti, il quale mirava ad acquisire notorietà per vendere i propri quadri.[2]

Domenico Modugno, Enzo Tortora e Marco Pannella ad una manifestazione del Partito Radicale per il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati (1988)

Così, in una intervista concessa al programma La Storia siamo noi, in una puntata dedicata specificamente al caso Tortora, il giudice Michele Morello racconta il suo lavoro d'indagine che ha portato all'assoluzione del popolare conduttore televisivo:

« Per capire bene come era andata la faccenda, ricostruimmo il processo in ordine cronologico: partimmo dalla prima dichiarazione fino all'ultima e ci rendemmo conto che queste dichiarazioni arrivavano in maniera un po' sospetta. In base a ciò che aveva detto quello di prima, si accodava poi la dichiarazione dell'altro, che stava assieme alla caserma di Napoli. Andammo a caccia di altri riscontri in Appello, facemmo circa un centinaio di accertamenti: di alcuni non trovammo riscontri, di altri trovammo addirittura riscontri a favore dell'imputato. Anche i giudici, del resto, soffrono di simpatie e antipatie... E Tortora, in aula, fece di tutto per dimostrarsi antipatico, ricusando i giudici napoletani perché non si fidava di loro e concludendo la sua difesa con una frase pungente: «Io grido: “Sono innocente”. Lo grido da tre anni, lo gridano le carte, lo gridano i fatti che sono emersi da questo dibattimento! Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi.» »

Enzo Tortora torna in televisione il 20 febbraio del 1987, quando ricomincia con il suo Portobello. Il ritorno in video è toccante, il pubblico in studio lo accoglie con una lunga standing ovation. Tortora, leggermente invecchiato e fisicamente molto provato dalla terribile vicenda passata, con evidente commozione pronuncia serenamente la famosa frase:

« Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo "grazie" a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L'ho detto, e un'altra cosa aggiungo: io sono qui, e lo so anche, per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi. Sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta.[19] »
Enzo Tortora con Marco Pannella

Una trasmissione di Giuliano Ferrara, "Il testimone" del 1988, documenta per la prima volta la vicenda giudiziaria di Tortora, chiarendo l'infondatezza degli indizi che indussero gli inquirenti al suo arresto. Tortora sarà assolto definitivamente dalla Corte di Cassazione il 13 giugno 1987, a quattro anni dal suo arresto. I PM Lucio Di Pietro e Felice Di Persia, insieme al giudice istruttore Giorgio Fontana querelano Ferrara per diffamazione, che però viene assolto perché il fatto non costituisce reato[20].

Il caso Tortora porterà, in quello stesso anno, al referendum sulla responsabilità civile dei magistrati: in quella consultazione voterà il 65% degli aventi diritto, l'80% dei quali si esprimerà per l'estensione della responsabilità civile anche ai giudici. Il referendum è stato poi di fatto abrogato (secondo alcuni osservatori) dalla legge Vassalli, tant'è che attualmente il cittadino difficilmente può rivalersi in sede civile nei confronti di un magistrato.[21]

Nessuna azione penale o indagine di approfondimento venne mai avviata, né alcun procedimento disciplinare verrà mai promosso davanti al Consiglio Superiore della Magistratura a carico dei pubblici ministeri napoletani, che proseguiranno le proprie carriere, senza ricevere censure per il loro operato nel caso Tortora.[22] L'ultima umiliazione che la giustizia italiana riserverà a Enzo Tortora sarà perpetrata postuma dal vecchio accusatore Gianni Melluso, il quale nel 1992 ebbe a ribadire le sue false accuse, ma, querelato dalla figlia del presentatore, venne assolto dal GIP Clementina Forleo con la seguente argomentazione: l'assoluzione di Tortora rappresenta "soltanto la verità processuale e non anche la verità reale". Enzo Tortora venne anche eletto Presidente del Partito Radicale; disse lui stesso:

« Ero liberale perché ho studiato, sono radicale perché ho capito.[23] »

Attività politica come eurodeputato[modifica | modifica sorgente]

Oltre a portare l'attenzione sul suo caso di malagiustizia, Tortora ebbe anche una consistente attività come deputato: si occupò di diritti umani e civili nell'apposita commissione parlamentare, e dell'organizzazione del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati[24]; si occupò altresì del caso di Toni Negri[25], docente di filosofia, appartenente all'area dell'Autonomia Operaia e al gruppo di Potere Operaio (sinistra extraparlamentare), arrestato in seguito alle leggi speciali antiterrorismo poiché ritenuto collaboratore e ideologo delle Brigate Rosse. Negri divenne deputato radicale nell'ambito della campagna per la giustizia giusta come Tortora, ma a differenza sua, era fuggito in Francia approfittando dell'immunità parlamentare, anziché portare avanti la battaglia per la giustizia assieme al PR: sia Tortora, sia Marco Pannella e il segretario radicale Giovanni Negri lo criticarono aspramente.[26]

La morte[modifica | modifica sorgente]

Enzo Tortora al suo ritorno in televisione

Conclusa in anticipo, causa malattia, la conduzione del suo ultimo programma televisivo intitolato Giallo andato in onda nell'autunno 1987, Enzo Tortora muore la mattina del 18 maggio 1988 nella sua casa di Milano, stroncato da un tumore polmonare. I funerali - a cui parteciparono amici e colleghi tra i quali Marco Pannella, Enzo Biagi, Piero Angela - si tennero presso la Basilica di Sant'Ambrogio a Milano.[6]

A Tortora è stata dedicata la Biblioteca Enzo Tortora a Roma e la Fondazione per la Giustizia Enzo Tortora, presieduta dalla compagna, Francesca Scopelliti.

A Enzo Tortora è intitolata l'Associazione Radicale di Milano, facente capo a Radicali Italiani e al Partito Radicale e alcuni club dei Riformatori Liberali (scissione di questi ultimi) sono intitolati a Tortora, che è ritenuto un simbolo dal mondo Radicale e liberale italiano.

Il 17 giugno 2013, voluto dal Presidente Guido Podestà, è stato inaugurato e dedicato ad Enzo Tortora l'Auditorium del "Polo Soderini" proprietà della Provincia di Milano.

In un'intervista concessa al settimanale L'Espresso del 25 maggio 2010, l'ex collaboratore di giustizia Gianni Melluso, uscito dal carcere nel 2009, chiede ufficialmente perdono ai familiari di Enzo Tortora per le dichiarazioni rilasciate ai magistrati dell'epoca dei fatti e reiterate nel 1992 e sostiene che il tutto fu una vendetta dei due boss Barra e Pandico[27][28].

Le ceneri di Enzo Tortora riposano nel famedio del cimitero monumentale di Milano.[6] Tra le sue disposizioni testamentarie, vi fu di avere nell’urna con le sue ceneri una copia del libro di Alessandro Manzoni Storia della colonna infame, uno dei primi casi documentati di giustizia sbagliata in Italia. Sulla lapide è inciso un epitaffio dettato da Leonardo Sciascia: «Che non sia un’illusione».[6]

Citazioni ed omaggi[modifica | modifica sorgente]

Interni della Biblioteca Enzo Tortora, a Roma.
La Galleria Enzo Tortora a Genova
  • Il 18 maggio 1998, a dieci anni dalla sua scomparsa, il Comune di Milano intitola al noto conduttore "Largo Enzo Tortora" un piazzale lungo Corso Magenta, nel cuore del centro storico della città.
  • Nel 2008 il Comune di Genova, su proposta del consigliere' Pietro Bellantone del Municipio I Centro Est, ha intitolato a Enzo Tortora una galleria. La cerimonia d'inaugurazione[30] viene svolta il 27 giugno, alla presenza di Marco Pannella, il Sindaco Marta Vincenzi', l'assessore comunale Paolo Veardo, l'avv. Alfredo Biondi, il Presidente del Municipio I Centro Est Aldo Siri, il consigliere circoscrizionale Pietro Bellantone e il nipote di Enzo Tortora, dottor Rodolfo Schizzi.
  • Nel 2009 il comune di Napoli ha intitolato una strada a Enzo Tortora. Anche il comune di Roma gli ha intitolato una via, nel quartiere di Saxa Rubra, vicino al centro Rai.
  • Il comune di Mondovì gli ha dedicato una via, a ricordo della partecipazione della città nell'anno 1959 alla trasmissione "Campanile Sera" nel quale Enzo Tortora fu l'inviato.
  • Il 17 giugno 2013, a trent'anni di distanza dall'arresto del conduttore, la Provincia di Milano nella veste del suo Presidente Guido Podestà nel corso di una cerimonia dal titolo "In nome del Popolo Italiano! Anche se non è sempre così... - Giustizia e Media: un'anomalia italiana" ha dedicato l'auditorium del Polo Soderini che ospita il centro per l'impiego ad Enzo Tortora.

Influenze nella cultura[modifica | modifica sorgente]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Enzo Tortora negli anni '80

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Radio RAI[modifica | modifica sorgente]

  • Doccia scozzese, gustometro per gli ascoltatori di Dino Verde presentano Enzo Tortora e Lidia Pasqualini, realizzazione di Dante Raiteri 1957
  • Io, il signor Bianchi. Antirotocalco n. 7: Al buio, seduti, a cura di Enzo Tortora con la Compagnia di Prosa di Torino orchestra di Riccardo Vantellini, regia di Giacomo Colli, trasmesso il 28 maggio 1961, programma nazionale[35]

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Le Forche caudine, Milano, Bietti, 1967.
  • O tivù dal cuore acceso, Milano, L'alfiere, 1973.
  • Cara Italia ti scrivo, Milano, A. Mondadori, 1984.
  • Se questa è Italia, Milano, A. Mondadori, 1987.
  • Cara Silvia. Lettere per non dimenticare, Venezia, Marsilio, 2003.
  • Per una giustizia giusta, Kaos Edizioni, 2006

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Misteri d'Italia: Il caso Tortora
  2. ^ a b c d e f g Tortora: un caso italiano
  3. ^ a b Giustizia. Bernardini: Governo battuto, riscattato il voto referendario del 1987, ma l’ANM è sempre in agguato
  4. ^ Filippo Facci, Responsabilità civile dei giudici
  5. ^ Sorrisi e Canzoni, anno VII, n. 2, 12 gennaio 1958, pag. 12
  6. ^ a b c d e f g h i j k Enzo Tortora, simbolo dell'ingiustizia
  7. ^ Tortora.tv Alcune pose del fotoromanzo “Fedora”
  8. ^ http://it.paperblog.com/mercoledi-19-febbraio-1969-1661549/ Carosello 1969
  9. ^ La Storia siamo noi, Il caso Enzo Tortora - Un uomo innocente
  10. ^ Renzo Villa Ti ricordi quella sera p.25
  11. ^ Edgardo Sogno Bio
  12. ^ a b A 25 anni dall'arresto di Tortora, Quaderni Radicali, 2008
  13. ^ Giacomo Checcucci, Contro Enzo Tortora. I peccati di gioventù del martire televisivo e la sua amicizia con Edgardo Sogno
  14. ^ Pippo Baudo ricorda a TvBlog Enzo Tortora: “Quella volta io, Enzo e Craxi a Italia Parla”
  15. ^ Superquark di Piero Angela compie trent'anni
  16. ^ Anna Tortora, Fratello segreto, estratto
  17. ^ Il caso Tortora 25 anni fa, diventato il classico esempio di malagiustizia
  18. ^ a b Anna Tortora, Fratello segreto, Sperling & Kupfer, p. 46, Milano, 1996 ISBN 88-200-2283-4
  19. ^ Il filmato del ritorno in tv di Enzo Tortora, il 20 febbraio 1987. URL consultato il 5 luglio 2009.
  20. ^ Non diffamo' i pm del caso Tortora, assolto Giuliano Ferrara
  21. ^ Libertiamo: Enzo Tortora, quel referendum sulla responsabilità dei magistrati
  22. ^ http://www.la7.it/omnibus/pvideo-stream?id=i32319 Omnibus La7 processo ad Enzo Tortora
  23. ^ Rita Bernardini, Roberto Saviano e gli sbianchettamenti radicali: oggi lo fa con Enzo Tortora ma non è la prima volta
  24. ^ Diritti umani - Italia: Enzo Tortora
  25. ^ Faccia a faccia tra Enzo Tortora e Toni Negri
  26. ^ Enzo sceglie la galera per sentirsi più libero
  27. ^ Gianni Melluso, "Così mentii su Tortora". URL consultato il 2 giugno 2010.
  28. ^ Il filmato della videointervista a Melluso. URL consultato il 2 giugno 2010.
  29. ^ Biblioteca Enzo Tortora. URL consultato il 3 maggio 2010.
  30. ^ Cerimonia d'inaugurazione delle Galleria Enzo Tortora (FaiNotizia.it). URL consultato il 5 luglio 2009.
  31. ^ Ciak, si gira: arrestano Enzo Tortora. URL consultato il 28 gennaio 2012.
  32. ^ Enzo Tortora, la figlia attacca la Rai: «Fiction volgare e omertosa» ne Il Messaggero del 4 ottobre 2012
  33. ^ Il caso Tortora: polemiche sulla fiction RAI con Tognazzi
  34. ^ Speciale Matrix su Canale 5 dedicato ad Enzo Tortora, una ferita italiana
  35. ^ Il Radiocorriere n. 22/1961

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Lanfranco Palazzolo (a cura di)Enzo Tortora. Per una giustizia giusta, Milano, Kaos, 2006
  • Silvia Tortora (a cura di)Lettere dal carcere. Un carteggio inedito, Milano, A. Mondadori, 1993.
  • Giacomo Ascheri, Tortora. Storia di un'accusa, Milano, A. Mondadori, 1984.
  • Giacomo Ascheri (a cura di), Il processo. Tortora, Roma, Corso, 1985.
  • Partito Radicale (a cura del), Il processo di Napoli contro la N.C.O. e il "caso Tortora", Roma, Partito Radicale, 1985.
  • Bruno Rubino, Enzo Tortora mille giorni, Napoli, Dick Peerson, 1986.
  • Bruno Rubino, Parola di Pandico, Napoli, JN, 1985.
  • Sergio De Gregorio, Tortora. Morire d'ingiustizia, Napoli, N. De Dominicis, 1988.
  • Anna Tortora, Fratello segreto, Milano, Sperling & Kupfer, 1996.
  • Giancarlo Dotto, con Sandro Piccinini, Il mucchio selvaggio. La strabiliante, epica, inverosimile ma vera storia della televisione locale in Italia, Milano, A. Mondadori, 2006.
  • Vittorio Pezzuto, Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora, Milano, Sperling & Kupfer, 2008.
  • Maria Rita Stiglich, Come volevano le stelle. Enzo Tortora: giustizia dimenticata, Torino, Seneca, 2008.
  • Renzo Villa, Roberta Villa Ti ricordi quella sera? La storia delle prime televisioni private in Italia nei ricordi di uno dei protagonisti edizione Televideo3 (2010) ISBN 9788890561603.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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