Max Baer

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Max Baer
Max Baer at Speculator NY 1935.jpg
Dati biografici
Nome Maximilian Adalbert Baer
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Altezza 189,23[1] cm
Peso 95,50 kg
Pugilato Boxing pictogram.svg
Dati agonistici
Specialità Pesi massimi
Ritirato 4 aprile 1941
Carriera
Incontri disputati
Totali 84
Vinti (KO) 72 (53)
Persi (KO) 12 (1)
Pareggiati 0
 

Max Baer, nome completo Maximilian Adalbert Baer, detto "Madcap Maxie" (Omaha, 11 febbraio 1909Los Angeles, 21 novembre 1959), è stato un pugile e attore statunitense, campione mondiale dei pesi massimi.

Al cinema, Baer è stato interpretato da Craig Bierko in Cinderella Man - Una ragione per lottare di Ron Howard e da Antonio Cupo nel film Renzo Martinelli Carnera - The Walking Mountain.

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Jacob Baer (immigrato francese ebreo, 1875 - 1938) e Dora Bales (1877 - 1938), era fratello di Fanny Baer (1905 - 1991), Bernice Baer (1911 - 1987), e dell'attore ed ex pugile Jacob Henry Baer, conosciuto come Buddy Baer (1915 - 1986).

Suo padre era un macellaio. La sua famiglia si trasferì in Colorado prima che Bernice e Buddy nascessero. Nel 1921 si trasferirono a Livermore (California), per dar vita a un allevamento di bovini.

Carriera da professionista[modifica | modifica wikitesto]

Baer divenne un pugile professionista nel 1929, e scalò rapidamente le posizioni del ranking. Una tragedia mise a rischio la sua carriera nel 1930. Baer, il 25 agosto di quell'anno, mise KO con soli due colpi Frankie Campbell (fratello del giocatore dei Brooklyn Dodgers Dolph Camilli). Campbell non riprese mai più conoscenza. Dopo aver giaciuto per oltre un'ora al tappeto, Campbell fu trasportato in ambulanza al più vicino ospedale, dove morì, infine, per una grave emorragia cerebrale. L'autopsia rivelò che i colpi di Baer avevano fatto sì che il cervello di Campbell si staccasse dal cranio.

L'incidente gli fece guadagnare la reputazione di killer del ring, e questa fama fu confermata da quanto avvenuto in un incontro con Ernie Schaaf, durante il quale Baer colpì l'avversario direttamente nella tempia sinistra, alla fine della decima ripresa. Schaaf fu salvato dalla campanella, anche se perse comunque per il verdetto dei giudici. Passarono molti minuti prima che Schaaf rinvenisse e potesse restare in piedi senza aiuto, ma l'incidente non fu senza conseguenze, in quanto Schaaf, da allora, soffrì spesso di emicrania e il suo rendimento sul ring non fu mai più lo stesso di prima. Sei mesi dopo, Schaaf morì dopo essere entrato in coma in seguito a un diretto sinistro nell'incontro con il pugile italiano Primo Carnera. Sebbene alcuni avessero accusato Carnera di essere un assassino, molti diedero la colpa della morte di Schaaf ai danni subiti nell'incontro con Baer. Ciò fu smentito dai risultati dell'autopsia compiuta sul corpo di Schaaf.[2]

Le morti di Campbell e Schaaf influenzarono molto Max Baer, sebbene egli tentasse di mostrarsi invulnerabile e continuasse a vincere sul ring. Secondo suo figlio, l'attore e regista Max Baer Jr., Baer piangeva spesso e aveva incubi riguardanti Frankie Campbell. Il caso Campbell vide Baer accusato di omicidio colposo. Anche se fu assolto da tutte le accuse, la Commissione per il pugilato dello Stato della California lo squalificò per un anno, vietandogli ogni attività pugilistica nello Stato. Baer devolse le borse degli incontri vinti alla famiglia di Campbell, ma perse quattro dei suoi sei successivi incontri. Cominciò a riprendersi sotto la guida di Jack Dempsey.

Nel 1933, Baer combatté contro Max Schmeling allo Yankee Stadium. Sui suoi calzoncini era ricamata una Stella di David, e Baer giurò che avrebbe indossato per sempre quel tipo di calzoncini.[3] Poiché aveva sconfitto Schmeling, atleta molto esaltato da Adolf Hitler, e poiché suo padre era ebreo, divenne molto popolare tra gli ebrei e tra coloro che si opponevano alle politiche razziali del nazismo.

Max Baer campione del mondo[modifica | modifica wikitesto]

Max Baer divenne campione del mondo il 14 giugno 1934, quando sconfisse il campione in carica Primo Carnera.

Mantenne il titolo fino al 13 giugno 1935, giorno in cui si tenne l'incontro con James J. Braddock. Dopo un duro combattimento, Braddock sconfisse il suo avversario nonostante non fosse dato come favorito dagli allibratori. Braddock fu colpito duramente dall'avversario, ma restò in piedi e riuscì a sconfiggere Baer ai punti, con decisione unanime da parte dei giudici.

Altri incontri[modifica | modifica wikitesto]

Baer combatté contro Lou Nova nel primo incontro dei pesi massimi con premio in denaro trasmesso in televisione, il 1 giugno 1939 a New York. Il suo ultimo incontro fu contro lo stesso Nova, nel 1941. Sia Max che suo fratello, Buddy, persero incontri con Joe Louis. Quest'ultimo inflisse a Max Baer il primo KO della sua carriera.[4]

Max Baer combatté in 84 incontri da professionista tra il 1929 e il 1941. Il suo record personale è di 72 vittorie (53 per KO), 12 sconfitte e nessun pareggio, il che lo rende uno dei pochi pugili ad aver vinto 50 o più incontri per KO. Baer sconfisse i pari categoria Walter Cobb, Kingfish Levinsky, Max Schmeling, Tony Galento e Tommy Farr.

Carriera cinematografica e televisiva[modifica | modifica wikitesto]

Il debutto di Baer in un film avvenne nel film L'idolo delle donne (The Prizefighter and the Lady, 1933). In questo film della MGM, interpretava la parte di Steven "Steve" Morgan, un barista che il Professore, interpretato da Walter Huston, cerca di trasformare in pugile. Nel film, Steve vince un combattimento, dopodiché sposa Belle Mercer, interpretata da Myrna Loy. Inizia ad allenarsi seriamente, ma si trasforma anche in un presuntuoso donnaiolo. Nel film c'erano anche Primo Carnera nel ruolo di se stesso, che Steve affronta in un incontro, e anche Jack Dempsey, anch'egli nel ruolo di se stesso, che interpreta un arbitro.

Il 29 marzo 1934, il film fu ufficialmente bandito dalla Germania nazista su ordine di Joseph Goebbels, all'epoca ministro della propaganda e del divertimento pubblico, nonostante recensioni favorevoli dei giornali locali e anche di pubblicazioni filo-naziste.

Baer è apparso in circa venti film, incluso Africa strilla, con Gianni e Pinotto (Africa Screams, 1949), e anche in molte apparizioni televisive. È apparso in una commedia del vaudeville e in un suo personale varietà. Ha recitato anche nell'ultimo film interpretato da Humphrey Bogart, Il colosso d'argilla (The Harder They Fall, 1956), con Mike Lane nel ruolo di Toro Moreno, personaggio ispirato a Primo Carnera.

Baer è stato anche un disc jockey per una emittente radiofonica di Sacramento, in California, e per un po' di tempo è stato un wrestler professionista. È stato anche direttore delle pubbliche relazioni per una rivendita di automobili di Sacramento e arbitro di incontri di pugilato e wrestling.

Cinderella Man e Carnera - The Walking Mountain[modifica | modifica wikitesto]

Il film Cinderella Man del 2005, del regista Ron Howard, racconta la storia del pugile James J. Braddock e dell'incontro che vide quest'ultimo diventare campione del mondo dei pesi massimi, incontro combattuto proprio contro Max Baer. La famiglia di Baer, in primo luogo nella persona di suo figlio Max Baer Jr., ha sempre criticato[4] l'immagine di "cattivo" che il film attribuisce a Baer, sia riguardo alla morte di Frankie Campbell, sia con riferimento all'atteggiamento di Baer sul ring.

Baer appare in un altro film sulla boxe: Carnera - The Walking Mountain del 2008 per la regia di Renzo Martinelli e interpretato da Antonio Cupo. In questo film Baer conquista il titolo mondiale contro il pugile italiano Primo Carnera (lo stesso titolo mondiale che avrebbe conteso un anno dopo a Braddock). Qui la figura di Baer è molto diversa rispetto a quella del Baer del film del 2005 di Ron Howard, poiché appare come un pugile arrogante e provocatore e decisamente meno violento, anche se in una scena del film viene detto dall'allenatore di Carnera che Baer avrebbe "rovinato" in un match Schaaf, il pugile poi affrontato da Carnera.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Baer si è sposato due volte. Prima con l'attrice Dorothy Dunbar, sposata l'8 giugno 1931. Dopo il divorzio da quest'ultima (avvenuto nel 1933), sposò Mary Ellen Sullivan il 29 giugno del 1935. Questo matrimonio durò fino alla morte del pugile, avvenuta nel 1959. Ebbe tre figli dalla sua seconda moglie, l'attore Max Baer Jr. (nato nel 1937), James Baer (1941) e Maude Baer (1943). Nel periodo di separazione dalla sua prima moglie, Max Baer ebbe una relazione con l'attrice Jean Harlow.

Baer non visse abbastanza per godersi il successo cinematografico e televisivo di suo figlio.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver arbitrato un incontro di pugilato a Phoenix, in Arizona, Baer tornò a Los Angeles e alloggiò al Roosevelt Hotel di Hollywood. Di mattino, mentre si radeva, fu colpito da infarto del miocardio e chiamò un medico. Resistette per qualche tempo, ma alla fine morì in ospedale. Era il 21 novembre del 1959. Max Baer è sepolto al Saint Mary's Mausoleum, a Sacramento.

Parchi intitolati a Max Baer[modifica | modifica wikitesto]

C'è un parco intitolato a Max Baer a Livermore, in California, considerata la sua città natale. Anche Sacramento gli ha intitolato un parco pubblico.

Filmografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1](6′2½″ 30.48x6=182.88 2.5x2.54=6.35 182+6.35=189.23
  2. ^ (EN) Max Baer and the Death of Ernie Schaaf, articolo di Michael Hunnicutt, 5 aprile 2005
  3. ^ Un'immagine che mostra la Stella di David sui calzoncini di Baer durante un incontro
  4. ^ a b (EN) Un articolo di J.R. Moehringer, dal Los Angeles Times

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Los Angeles Times, 30 marzo 1934, pag. 12, Germany Bans Film Of Baer
  • L'articolo più volte citato di J.R. Moehringer, sul sito del Los Angeles Times, dal titolo Mad Max

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 11966718 LCCN: no2002006593