Ebrei

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Ebrei (יהודים,Yehudim)
Ebrei (יהודים,Yehudim)
Albert EinsteinMaimonideGolda MeirEmma Lazarus
Sottogruppi

Sefarditi, Ashkenaziti, Ebrei di Cochin, Mizrahi, Italkim, Romanioti, Falasha

Luogo d'origine Medio Oriente, Europa, Americhe
Popolazione 13,428,300[1]
Lingua lingue parlate maggioritarie:
ebraico · inglese · russo · aramaico · lingue dei paesi della diaspora ebraica

lingue storiche:
Yiddish · Lingua giudeo-spagnola · Lingue giudeo-arabe · Lingue giudaiche

lingue sacre:
ebraico biblico · aramaico

Religione Star of David.svg Ebraismo
Distribuzione
Israele Israele 5 703 700[1][2]
Stati Uniti Stati Uniti 5 275 000[1]
Francia Francia 483 500[1]
Canada Canada 375 000[1]
Regno Unito Regno Unito 292,000[1]
Russia Russia 205 000[1]
Argentina Argentina 182,300[1]
Germania Germania 119 000[1]
Australia Australia 107 500[1]
Brasile Brasile 95 600[1]
Ucraina Ucraina 71 500[1]
Sudafrica Sudafrica 70 800[1]
Ungheria Ungheria 48 600[1]
Messico Messico 48 600[1]
Belgio Belgio 30 300[1]
Paesi Bassi Paesi Bassi 30 300[1]
Italia Italia 28 400[1]
Cile Cile 20 500[1]
Turchia Turchia 17 000[1]
Marocco Marocco 8 000[1]
altri stati 250 200[1]

Gli ebrei (in ebraico: יְהוּדִים? עברי, ʿivrîˈ, anche in ebraico: יְהוּדִים?, Yhudim o jehuˈdim), anche detti popolo ebraico, sono un popolo, o gruppo etnoreligioso,[3] e i fedeli di una religione, che prende origine dagli Israeliti del Vicino Oriente antico. Nazionalità e religione ebraiche sono strettamente correlate e l'ebraismo è la fede tradizionale della nazione ebraica.[4][5][6]

Secondo quanto sostenuto dagli studiosi sionisti, gli ebrei non avrebbero quasi mai praticato il proselitismo (se non in poche occasioni storiche o nel caso del ghiur) quindi l'ebraismo è considerato anche, se non soprattutto, un carattere culturale ereditario, secondo le norme halakhiche.

Secondo altri studi storici ed etnologici invece gli ebrei contemporanei discenderebbero solo in minima parte dagli antichi ebrei, e sarebbero nella stragrande maggioranza discendenti da popolazioni giudaizzate, spesso nemmeno di origine semitica, originarie del bacino del Mediterraneo e delle regioni meridionali dell'ex Unione Sovietica[7][8][9][10][11].

Casi che dimostrerebbero questa tesi sono, fra gli altri, la conversione di massa al giudaismo del popolo dei Cazari[12], storicamente attestata nelle regioni a nord-est del Mar nero e territorialmente contigui ai Goti, e l'esistenza degli ebrei neri d'Etiopia, i falascia.

La parola "ebreo", in ogni caso ha oggi il dupplice significato di popolo come gruppo parentale, a cui si aggiunge il significato della comunione religiosa. Tuttavia i convertiti all'ebraismo, il cui status come ebrei nella nazione ebraica è identico a quello di coloro che vi sono nati all'interno, sono stati assimilati al popolo ebraico attraverso i secoli.

Nell'accezione comune moderna, vengono indicati come "ebrei":

  • le persone di origine ebraica (non necessariamente matrilineare) che praticano la religione ebraica;
  • le persone di origine non ebraica convertite all'ebraismo;
  • ogni appartenente alla discendenza ebraica che, pur non praticando l'ebraismo come religione, può considerarsi ebreo in virtù della propria discendenza, identificando nella parola soprattutto un senso familiare, storico o culturale.

Secondo la tradizione ebraica, l'ascendenza ebraica è fatta risalire ai patriarchi biblici Abramo, Isacco e Giacobbe, che vivevano a Canaan intorno al XVIII secolo p.e.v. Storicamente, gli ebrei si erano evoluti in gran parte dalla Tribù di Giuda e Simeone, e in parte dalle tribù israelite di Beniamino e Levi, che tutti insieme formavano l'antico Regno di Giuda. Un gruppo strettamente legato è quello dei Samaritani, che sostengono la discendenza dalle tribù israelite di Efraim e di Manasse, mentre secondo la Bibbia la loro origine è dal popolo portato in Israele dall'Impero Assiro e da alcuni Kohanim (sacerdoti ebrei) che avevano loro insegnato come adorare il "Dio nativo".[13] L'etnia, nazionalità e religione ebraiche sono fortemente correlate, dato che l'ebraismo è la fede tradizionale della nazione ebraica.[14][15][16] Coloro che si convertono all'ebraismo assumono una condizione nell'ambito dell'ethnos ebraico pari a coloro che ci sono nati.[17]La conversione non viene incoraggiata dall'ebraismo tradizionale (ortodosso) ed è considerata un'impresa alquanto difficile, principalmente applicabile ai casi di matrimoni misti.[18]

Nello Stato di Israele è in vigore la Legge del ritorno (aliyah), in forza della quale chiunque sia in grado di dimostrare di essere figlio o nipote di un ebreo per via matrilineare o patrilineare, o sia convertito all'ebraismo, ha diritto alla cittadinanza israeliana. Il fatto che la possibilità di fruire della legge del ritorno non sia riservata ai soli ebrei secondo la legge halachica – ovvero ai figli di madre ebrea o ai convertiti all'ebraismo – ha creato in Israele una grande controversia tra chi – avendo una concezione laica dello stato ebraico – è favorevole ad una definizione più allargata di "ebreo" per quel che concerne il diritto alla cittadinanza, e il rabbinato ortodosso che vorrebbe far coincidere Halakhah e legge del ritorno.[19] Israele è la sola nazione dove gli ebrei siano una maggioranza della popolazione. Gli ebrei hanno inoltre goduto di indipendenza politica due volte in passato, nella storia antica. La prima volta durò dal 1350[20] al 586 p.e.v., che comprese il periodo dei Giudici, la Monarchia unita, e la Monarchia divisa dei Regni di Israele e Giuda, finito con la distruzione del Primo Tempio. La seconda volta fu all'epoca del Regno Asmoneo dal 140 al 37 p.e.v. e e in qualche misura sotto gli Erodiani dal 37 p.e.v. al 6 e.v. Dalla distruzione del Secondo Tempio nel 70 e.v., la maggior parte degli ebrei hanno vissuto nella diaspora.[21] Una minoranza in ogni paese in cui vivono (ad eccezione di Israele), hanno spesso sostenuto persecuzioni nel corso della storia, cosicché la popolazione ebraica ha oscillato sia in numero che nella distribuzione demografica nel corso dei secoli.

La popolazione ebraica mondiale ha raggiunto un picco di 16,7 milioni prima della Seconda Guerra Mondiale,[1] ma 6 milioni di ebrei sono stati uccisi nell'Olocausto. Da allora la popolazione ha ricominciato a crescere e al 2010 la si è stimata a 13,4 milioni secondo la North American Jewish Data Bank,[1] o meno dello 0,2% del totale mondiale (circa uno in ogni 514).[22] Secondo questo documento, circa 43% di tutti gli ebrei risiedono in Israele (6 milioni) e 39% negli Stati Uniti (5,3–6,8 milioni), con la gran parte della rimanenza in Europa (1,5 milioni) e Canada (0,4 milioni).[1] Tali cifre includono tutti coloro che si identificano come ebrei in un dato studio sociodemografico o sono stati così identificati da un membro del rispettivo nucleo famigliare.[23] La popolazione ebraica mondiale precisa è però difficile da stabilire. Oltre a problematiche di metodologia del censimento, esistono dispute halakhiche in merito a chi è ebreo e a fattori di identificazione laica, politica e atavica che possono influire sulle cifre in maniera considerevole.[24]

Nome ed etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fede ebraica e Giudaismo.
Simbolo della Tribù di Giuda

La prima apparizione del termine "ebreo" o di una parola assonante, risale agli archivi egizi: i khabiri erano un popolo nomade del territorio a ovest del Giordano, una regione alla quale tali documenti si riferiscono come R-t-n-u (pronuncia Rechenu).[25] La parola semitica "ever", da cui deriva la parola ebreo, significa "colui che attraversa" o "colui che passa". Secondo alcuni dietro questa denominazione si potrebbe celare il significato di "nomadi", mentre secondo altri deriverebbe dall'espressione ever a Jarden, "al di là del Giordano".[26][25]

La parola inglese Jew deriva dall'Medio inglese Gyw, Iewe. Questi termini a loro volta provengono dall'Antico francese giu, e prima juieu, che aveva eliso (troncato) la lettera "d" dal Latino medievale Iudaeus che, come per il termine in greco neotestamentario Ioudaios (Ιουδαίος), significava giudei.[27]

Il termine greco era originariamente un prestito dall'aramaico Y'hūdāi, corrispondente a in ebraico: יְהוּדִי?, Yehudi (sing.); in ebraico: יְהוּדִים?, Yehudim (pl.), inizialmente il termine per un membro della tribù di Giuda o il popolo del Regno di Giuda. Sia il nome della tribù che quello del regno derivano da Giuda, quarto figlio di Giacobbe.[28]

La parola ebraica "giudeo", in ebraico: יְהוּדִי? Yhudi, viene pronunciata jehuˈdi, con l'accento sulla sillaba finale, in ebraico israeliano nella sua forma basilare.[29] Il nome ladino è in ebraico: ג׳ודיו?, Djudio (sing.); in ebraico: ג׳ודיוס?, Djudios (plur.); yiddish: in ebraico: ייִד? Yid (sing.); in ebraico: ייִדן?, Yidn (plur.).

L'equivalente etimologico viene usato in altre lingue, per esempio "Yahūd"/"Yahūdī" in arabo: يهود/يهودي, "Jude" in tedesco, "judeu" in portoghese, "juif" in francese, "jøde" in danese e norvegese, "judío" in spagnolo, "jood" in olandese, ecc., ma anche derivazioni della parola "ebreo" sono in uso, certamente in italiano appunto, in persiano: عبری/عبرانی‎ (Ebri/Ebrāni) e in russo (Еврей, Yevrey).[30] La parola tedesca "Jude" è pronunciata (DE) ˈjuːdə, col corrispondente aggettivo "jüdisch" ˈjyːdɪʃ quale origine della parola "Yiddish".[26]

L'espressione ivri, colui che viene da oltre (il fiume), si riferisce ad Avraham inoltre la Bibbia racconta che l'eroe eponimo degli ebrei fu Eber: lui e i suoi figli abitavano il territorio della Mesopotamia. Le parole "ebraico" ed "ebreo" non identificano solo un popolo ma anche chi professa la religione ebraica. Questa professione si fa risalire ad Abramo (da Av Raham, "padre delle genti"), abitante di Ur dei Caldei, in Mesopotamia, con cui Dio (YHWH) fece un patto. YHWH chiese ad Abramo di spostarsi verso Harran per poi scendere fino a Canaan, la "terra promessa". Come sopra accennato, va notata l'origine del termine Ebreo derivante dal verbo avar, che in ebraico significa passare, oltrepassare, andare oltre. Da avar deriva ivrì, passato oltre, con riferimento al viaggio biblico dalla Mesopotamia alla Terra Promessa effettuato da Avraham; importante inoltre la conversione di molti dal politeismo al monoteismo operata da Avraham, considerato il patriarca delle tre grandi religioni monoteiste.[26]

È in questo patto che si definiscono i caratteri del popolo ebraico: un popolo, una terra, Dio, una promessa.

Altra figura fondamentale fu il nipote di Abramo, Giacobbe, ribattezzato da YHWH stesso Israele (dall'ebraico ישראל, Israel, ministro di Dio, o uomo che vide Dio). Figlio di Isacco, Giacobbe-Israele ebbe dodici figli dai quali si svilupperanno le dodici tribù di Israele, gruppo di pastori: si forma una nazione. Gli ebrei, professanti il culto di YHWH, diventano israeliti, figli della nazione di Israele.

Per il susseguirsi di diversi avvenimenti, come scismi religiosi e interventi militari di potenze come l'Assiria, tra le dodici tribù assume non solo il potere regale, ma anche l'egemonia religiosa quella di Giuda (dall'ebraico יהודי yehudi, pl. יהודים yehudim). È proprio di quest'epoca la redazione dei primi libri della Bibbia, nella quale i giudici al potere affermano che gli altri israeliti si sono allontanati da YHWH, ponendo quindi le basi della fase religiosa detta giudaismo: gradualmente le parole ebrei e giudei, ebraismo e giudaismo diventano sinonimi, sebbene non lo siano precisamente. Le altre tribù vengono semplicemente considerate perse, scomparse. In altre lingue si usa la parola corrispondente ad ebraico (i succitati: inglese Hebrew, francese hébreu, tedesco Hebräisch) per indicare soltanto la lingua (nonché gli ebrei dell'antichità, nell'epoca pre-esilica) e la parola corrispondente a giudaico (Jewish, juif, jüdisch) per indicare la cultura, la religione, il popolo.[31]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia degli Ebrei.

Secondo la Bibbia ebraica (Tanakh), tutti gli Israeliti discendono da Abramo, Isacco e Giacobbe. Si suppone che Abramo sia nato nella città sumera di Ur Kaśdim e sia poi emigrato a Canaan (comunemente nota come la Terra di Israele) con la sua famiglia. Aristotele credeva che gli ebrei venissero dall'India, dove diceva fossero conosciuti come i Kalani.[32] Studi genetici sugli ebrei dimostrano che la maggioranza nel mondo portano un'ereditarietà genetica comune che si origina nel Medio oriente, con la più forte somiglianza ai popoli della Mezzaluna Fertile.[33][34][35] Tuttavia, secondo gli archeologi, la cultura israelita non permeò la regione, ma piuttosto si ramificò dalla cultura cananita.[36][37][38][39]

Ebraismo[modifica | modifica wikitesto]

1leftarrow.pngVoce principale: Ebraismo.

L'ebraismo guida i suoi aderenti sia nella vita pratica che nella fede ed è stata chiamata non solo una religione, ma anche un "modo di vivere,"[40] il che ha reso piuttosto difficile tracciare una netta distinzione tra ebraismo, cultura ebraica, e identità ebraica. Nel corso della storia, in epoche e luoghi diversi come l'antico mondo ellenico,[41] in Europa prima e dopo l'Illuminismo (vedi Haskalah),[42] nella Spagna islamica e Portogallo,[43] in Nordafrica e Medio Oriente,[43] India,[44] China,[45] o negli Stati Uniti attuali[46] e Israele,[47] si sono sviluppati fenomeni culturali che son in qualche modo caratteristicamente ebraici senza essere specificamente religiosi. Alcuni fattori di ciò provengono dall'interno dell'ebraismo, altri dall'interazione di ebrei o specifiche comunità di ebrei con il loro ambiente circostante, altri dalle dinamiche sociali e culturali interne alla comunità, differentemente dalla religione stessa. Tale fenomeno ha portato a culture ebraiche molto diverse, peculiari delle rispettive comunità, ciascuna autenticamente ebraica come le altre.[48]

Chi è ebreo?[modifica | modifica wikitesto]

1leftarrow.pngVoce principale: Chi è ebreo?.

L'ebraismo condivide alcune delle caratteristiche specifiche di nazione, etnia,[3] religione e cultura, rendendo la definizione di chi sia ebreo variabile a seconda che si utilizzi un approccio identificativo religioso o nazionale.[49][50] Generalmente, nell'uso secolore moderno gli ebrei includono tre gruppi: persone che sono nate in una famiglia ebraica che segua o meno la propria religione, coloro che hanno una discendenza ancestrale ebraici (a volte anche coloro che non hanno una discendenza strettamente matrilineare), e persone senza alcuna discendenza o lignaggio ebraici ma che si sono formalmente convertiti all'ebraismo e quindi sono seguaci di tale religione.[51]

Definizioni storiche di identità ebraica si sono tradizionalmente basate su definizioni halakhiche di discendenza matrilineare e conversioni secondo la Legge ebraica. Definizioni storiche di chi sia ebreo risalgono alla codifica della Torah Orale nel Talmud babilonese, verso il 200 e.v.. Interpretazioni di sezioni del Tanakh, come in 7:1-5 [4], da parte dei saggi ebrei, vengono usate come ammonimento contro i matrimoni misti tra ebrei e cananei perché "[i mariti non ebrei] allontanerebbero i tuoi figli dal seguire Me, per farli servire a dèi stranieri (cioè idoli)". Levitico 24:10 afferma che il figlio nato da un matrimonio tra una donna ebrea e un uomo egizio è "della comunità di Israele." Ciò viene complementato da Esdra 10:2-3, dove gli Israeliti che ritornano a Babilonia fanno voto di ripudiare le proprie mogli e figli gentili.[52][53] Dai tempi della Haskalah, queste interpretazioni halakhiche di identità ebraica sono state contestate.[54]

Secondo lo storico Shaye J. D. Cohen, la condizione dei figli di matrimoni misti è determinata patrilinearmente nella Bibbia. Lo studioso porta due spiegazioni possibili per il cambiamento in tempi mishnahici: in primo luogo, la Mishnah potrebbe avere applicato la stessa logica dei matrimoni misti nel modo che la applicava per le altre mescolanze (kilayim). Veniva così vietato un matrimonio misto come era vietata l'unione di cavallo/a e asino/a, e in entrambe le unioni la prole era giudicata matrilinearmente.[55] In secondo luogo, i saggi Tannaim potrebbero essere stati influenzati dalla legge romana, che stabiliva, quando un genitore non poteva contrarre un matrimonio legale, che la prole seguisse la madre: Mater semper certa est, "la madre è sempre certa" (cioè conosciuta definitivamente) – locuzione latina che può essere completata da pater autem incertus oppure pater numquam.[55]

Col I secolo Babilonia, dove erano migrati gli ebrei dopo la conquista babilonese e anche dopo la rivolta di Bar Kokhba nel 135 e.v., aveva già una crescente popolazione[56] stimata a 1 000 000 ebrei, che aumentò a circa 2 milioni[57] tra gli anni 200 e 500 e.v., sia per crescita naturale che per immigrazione di più ebrei dalla Terra d'Israele, costituendo circa 1/6 della popolazione ebraica mondiale a quell'epoca.[57] A volte la conversione ha rappresentato una parte della crescita della popolazione ebraica. Alcuni hanno sostenuto che nel I secolo dell'era volgare, per esempio, la popolazione sia più che raddoppiata, da 4 a 8-10 000 000 entro i confini dell'Impero Romano, in buona parte a causa di un'ondata di conversioni.[58]

Altri storici ritengono che la conversione in epoca romana fosse limitata in numero e non rappresentasse una parte elevata della crescita demografica ebraica, a causa di vari fattori, quali l'illegittimità della conversione maschile all'ebraismo nel mondo romano dalla metà del II secolo. Un altro fattore che avrebbe reso difficile la conversione nel mondo romano fu il requisito halakhico della circoncisione (Brit Milah), un requisito che il proselitismo cristiano abbandonò rapidamente. Anche il Fiscus iudaicus, una tassa imposta agli ebrei nel 70 e.v. e revocata nel 96 ad escludere i cristiani, contribuiva a limitare l'attrattiva dell'ebraismo.[59] In aggiunta, gli storici dibattono che la cifra (4 milioni) stimata per conteggiare la popolazione ebraica durante l'Impero Romano sia un errore e quindi l'assunto che la conversione abbia avuto un grande impatto sulla crescita degli ebrei nell'Antica Roma sia falso.[59] Anche la cifra di 8 milioni è dubbia, siccome potrebbe riferirsi ad un censimento della totale popolazione romana.[60]

Oltre alle comunità ebraiche di Babilonia e Roma, si potevano riscontrare altre comunità ebraiche in quel periodo in Nordafrica, Medio Oriente, Europa settentrionale e altrove.[61]

Divisioni etniche[modifica | modifica wikitesto]

Ebrei chassidici in preghiera nella sinagoga a Yom Kippur, di Maurycy Gottlieb (1878)

Nell'ambito della popolazione ebraica mondiale ci sono divisioni etniche distinte, la maggior parte delle quali sono principalmente il risultato di ramificazioni geografiche da una popolazione originaria israelita, con successive evoluzioni indipendenti.[62] Una serie di comunità ebraiche fu fondata da coloni ebrei in vari luoghi del Vecchio Mondo, spesso a grandi distanze l'una dall'altra con conseguente mutuo isolamento effettivo e spesso a lungo termine. Durante i millenni della diaspora ebraica, le comunità si svilupparono sotto l'influenza dei loro ambienti locali: politico, culturale, naturale e demografico. Oggi le manifestazioni di queste differenze tra gli ebrei possono essere osservate nelle espressioni culturali di ogni comunità, comprese la diversità linguistica ebraica, le preferenze culinarie, le pratiche liturgiche, le interpretazioni religiose, come anche i livelli e fonti di commistione genetica.[63]

Gli ebrei vengono spesso identificati come appartenenti ad uno di due gruppi principali: gli ashkenazim ed i sephardim, o "ispanici" (Sefarad significa "Spagna/Hispania" o "Iberia" in ebraico, denotando la loro base spagnola e portoghese). I Mizrahim, o "Orientali" (Mizrach significa "Est" in ebraico), cioè il diverso raggruppamento di ebrei mediorientali e nordafricani, costituiscono un terzo grande gruppo, sebbene vengano a volte definiti sefardi per ragioni liturgiche.[64]

Coppia sefardita di Sarajevo in abbigliamento tradizionale (1900)

Gruppi più esigui includono gli ebrei indiani quali i Bene Israel, Bnei Menashe, ebrei di Cochin e Bene Ephraim; i Romanioti di Grecia; gli ebrei italiani ("Italkim" o "Bené Roma"); i Teimanim di Yemen e Oman; vari ebrei africani, tra cui i più numerosi sono i Beta Israel (Falascia) d'Etiopia; gli ebrei cinesi, specialmente gli ebrei di Kaifeng, e altre comunità distinte ma ora quasi completamente scomparse.[65]

Le divisioni tra tutti questi gruppi sono approssimative ed i loro confini non sono sempre chiari. Il Mizrahim, ad esempio, sono un insieme eterogeneo di comunità ebraiche nordafricane, centroasiatiche, caucasiche e mediorientali, che sono spesso come slegate tra loro come lo sono da qualsiasi altro gruppo ebraico succitato. Nell'uso moderno, tuttavia, i Mizrahim sono a volte chiamati sefarditi a causa di stili liturgici simili, nonostante il loro sviluppo indipendente dai sefarditi stessi. Così, tra i Mizrahim ci sono ebrei egiziani, ebrei iracheni, libanesi, ebrei curdi,ebrei libici, ebrei siriani, ebrei bukhari, ebrei della montagna, ebrei georgiani, ebrei iraniani e vari altri. Vengono a volte inclusi anche i Teimanim di Yemen e Oman, sebbene il loro stile di liturgia sia unico e si differenzino rispetto alla commistione trovata fra loro e quella dei Mizrahim. Inoltre si fa distinzione tra gli emigranti sefarditi che si stabilirono in Medio Oriente e Nord Africa dopo la cacciata degli ebrei dalla Spagna e dal Portogallo nel 1490, e le comunità ebraiche preesistenti in quelle regioni.[65]

Nonostante questa diversità, gli ebrei aschenaziti rappresentano la maggior parte dell'ebraismo moderno, con almeno il 70% degli ebrei di tutto il mondo (e fino al 90% prima del Seconda Guerra Mondiale e l'Olocausto). Come risultato della loro emigrazione dall'Europa, gli ashkenazim rappresentano anche la stragrande maggioranza degli ebrei nei continenti del Nuovo Mondo, in paesi come gli Stati Uniti, Canada, Argentina, Australia e Brasile. In Francia, l'emigrazione di ebrei dal Nord Africa li ha portati a superare gli aschenaziti.[66] Soltanto in Israele esiste una popolazione rappresentativa di tutti i gruppi, una melting pot indipendente di ciascun gruppo all'interno della popolazione ebraica mondiale.[67]

Lingue[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua ebraica e Lingue giudaiche.
Pagina del dizionario di Elia Levita in (da destra a sinistra) yiddish-ebraico-latino-tedesco (1542): contiene una lista della nazioni, tra cui la voce "ebreo" - (HE) יְהוּדִי, (YI) יוּד, (DE) Jud, (LA) Iudaeus

L'ebraico è la "lingua liturgica" dell'ebraismo (chiamata l'shon ha-kodesh, "la lingua sacra"), la lingua in cui le scritture ebraiche (Tanakh) furono composte, e per secoli la lingua quotidiana del popolo ebraico. Nel V secolo p.e.v., l'aramaico, lingua strettamente correlata, si unì all'ebraico quale lingua parlata in Giudea.[68] A partire dal III secolo p.e.v., alcuni ebrei della diaspora parlavano il greco.[69] Altri, come le comunità ebraiche di Babilonia, parlavano ebraico ed aramaico, le lingue del Talmud babilonese. In quel tempo, tali lingue venivano anche usate dagli ebrei di Israele.

Ebrei yemeniti in viaggio da Aden verso Israele, durante l'Operazione Tappeto Magico (1949–1950)

Per secoli, gli ebrei di tutto il mondo hanno parlato le lingue locali o dominanti nelle regioni dove erano migrati, spesso sviluppando forme dialettali distintive o ramificazioni che divennero lingue indipendenti. Lo yiddish è la lingua giudeo-tedesca evoluta dagli aschenaziti emigrati in Europa centrale. Il ladino è la lingua dei sefarditi che migrarono nella penisola iberica. A causa di molti fattori, tra cui l'impatto dell'Olocausto sugli ebrei europei, dell'esodo ebraico dai paesi arabi e della diffusa emigrazione da altre comunità ebraiche di tutto il mondo, le antiche e distinte lingue giudaiche di diverse comunità, compresi il giudeo-georgiano, giudeo-arabo, giudeo-berbero, krymchak, giudeo-malayalam e molte altre lingue, sono in gran parte cadute in disuso.[70]

Per oltre sedici secoli l'ebraico fu usato quasi esclusivamente come lingua liturgica e come lingua della maggior parte dei libri scritti sull'ebraismo – in alcuni casi l'ebraico veniva parlato solo durante lo Shabbat.[71] L'ebraico fu rilanciato come lingua parlata dal filologo russo Eliezer Ben Yehuda, che arrivò in Palestina nel 1881. Non era stato usato come lingua madre dai tempi dei Tannaim.[68] L'ebraico moderno è ora una delle due lingue ufficiali dello Stato di Israele insieme all'arabo.[72]

Le tre lingue più diffuse tra gli ebrei odierni sono inglese, ebraico e russo. Anche alcune lingue romanze, in particolare il francese e lo spagnolo, sono ampiamente utilizzate.[70] In Italia si sviluppò, a Roma ma anche nelle comunità toscane (e in particolare a Livorno), il bagitto, molto simile ad un dialetto italiano. Lo yiddish è stato parlato da più ebrei nella storia di qualsiasi altra lingua,[73] ma è molto meno usato oggi, dopo l'Olocausto e l'adozione dell'ebraico moderno da parte del movimento sionista e lo Stato di Israele.

Studi genetici[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi DNA e Genetica.
Organizzazione del DNA mitocondriale umano

Studi dello Y DNA tendono ad implicare un piccolo numero di fondatori in una popolazione vecchia i cui componenti si sono separati e hanno seguito diversi percorsi di migrazione.[74] Nella maggior parte delle popolazioni ebraiche, questi antenati di linea maschile sembrano essere stati soprattutto mediorientali. Ad esempio, gli ebrei aschenaziti condividono lignaggi paterni più comuni con altri gruppi ebraici medioriantali che non con le popolazioni non ebraiche in aree dove gli ebrei vivevano in Europa orientale, Germania e la valle del Reno francese. Ciò è coerente con le tradizioni ebraiche che pongono la maggior parte delle origini paterne nella regione del Medio Oriente.[75][76] I lignaggi materni delle popolazioni ebraiche, studiati esaminando il DNA mitocondriale, sono generalmente più eterogenei.[77] Studiosi come Harry Ostrer e Raphael Falk credono ciò indichi che molti maschi ebrei abbiano trovato nuove compagne provenienti da comunità europee e altre, in luoghi dove erano migrati nella diaspora dopo essere fuggiti dall'antico Israele.[78] In contrasto, il biologo Doron Behar ha trovato evidenza che circa 40% degli ebrei aschenaziti originino maternalmente da sole quattro fondatrici, che erano femmine di origine mediorientale. La popolazione di sefarditi e mizrahi "non mostra nessuna evidenza di un effetto di fondatore stretto."[77] Studi successivi effettuati da Feder et al. confermano la porzione enorme di origine materna non locale tra gli ebrei aschenaziti. Riflettendo sulle loro scoperte riguardanti l'origine materna degli ebrei aschenaziti, gli autori concludono: "Chiaramente, le differenze tra ebrei e non ebrei sono molto più grandi di quelle osservate tra le comunità ebraiche. Quindi, le differenze tra le comunità ebraiche possono essere trascurate quando non ebrei sono inclusi nei confronti."[79] Oltre agli ebrei aschenaziti, evidenza per le femmine fondatrici di origine mediorientale è stata trovata in tutti gli altri principali gruppi ebraici[80][81]

Studi di DNA autosomale, che analizzano l'intera miscela di DNA, sono diventati sempre più importanti man mano che la tecnologia si sviluppa. Dimostrano che le popolazioni ebraiche tendono a formare gruppi correlati relativamente stretti in comunità indipendenti, con la maggior parte di una comunità che condivide una considerevole ascendenza in comune.[82] Per le popolazioni ebraiche della diaspora, la composizione genetica di popolazioni ebraiche aschenazite, sefardite e mizrahi mostra una quantità predominante di comune ascendenza mediorientale. Secondo Behar, la spiegazione più riservata per questa ascendenza mediorientale condivisa è che sia "coerente con la formulazione storica del popolo ebraico, come discendente da residenti ebrei ed israeliti antichi del Levante" e "la dispersione del popolo dell'antico Israele in tutto il Vecchio Mondo".[83] Nordafricani, italiani e altri di origine iberica mostrano frequenze variabili di miscelazione con storiche popolazioni-ospite non ebree dal lato matrilineo. nel caso di ebrei aschenaziti e sefarditi (in particolare gli ebrei marocchini), che sono apparentemente strettamente imparentati, il componente non ebreo è principalmente europeo meridionale. Behar et al. hanno sottolineato una relazione specialmente stretta con gli italiani moderni.[83][84][85] Gli studi dimostrano che i Bene Israel dell'India e gli ebrei di Cochin, i Beta Israel d'Etiopia, e una porzione dei Lemba sudafricani, mentre assomigliano più strettamente alle popolazioni locali delle loro terre natie, hanno una discendenza antica ebraica.[86][87][88][81]

Diaspora[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diaspora ebraica e Esilio babilonese.
Popolazione ebraica in Europa nel 1939

Nel 607 a.C. parzialmente e nel 587 a.C. in maniera definitiva, i babilonesi, sotto Nabucodonosor, invadono il regno di Giuda, distruggono per la prima volta il Tempio di Gerusalemme, l'intera città e deportano i notabili: è questo l'inizio della prima diaspora ebraica a cui seguì un tempestivo ritorno in patria. La diaspora rappresenta quindi un evento particolarissimo della storia dell'umanità, in cui sono presenti sia l'esodo sia il ritorno.[89]

La Bibbia ci racconta di come tutto il popolo di Giuda venga deportato a Babilonia, ma in realtà molti rimasero in patria. Le Sacre Scritture quindi considerano il popolo sempre uno, uno solo e sempre unito indicando con questo l'unità particolare spirituale; con la Diaspora in realtà le comunità ebraiche sparse per il mondo sono diverse: in Egitto, dai tempi di Giuseppe, in Mesopotamia, in Grecia.[90]

Da Babilonia molti ebrei tornano a Gerusalemme nel 530 a.C. grazie a Ciro II di Persia e ricostruiscono il Tempio e il Regno andati distrutti. Subiscono diverse dominazioni (Siria ellenistica, Roma), durante le quali in seno al giudaismo nascono diverse correnti religiose e politiche. Ne ricordiamo le principali:

  • Farisei: gruppo molto conservatore delle antiche tradizioni religiose;
  • Sadducei: setta che riteneva vincolante solo la Legge scritta e che era molto prudente sotto le dominazioni seleucide e romana;
  • Zeloti: componente completamente ribelle alle dominazioni;
  • Esseni: una sorta di monachesimo la cui legge prevedeva la povertà, la preghiera e l'umiltà dell'anima.
Arco di Tito: il sacco di Gerusalemme. È possibile riconoscere il candelabro a sette bracci, simbolo dell'ebraismo

Nel 70 tuttavia una nuova diaspora segue alla distruzione di Gerusalemme e del Tempio da parte delle truppe di Tito, e di queste correnti persistono principalmente i farisei. In questa frangia si forma la figura del rabbino, capo della sinagoga, nata già durante l'esilio babilonese. Un altra grande diaspora si verificò nel 135 d.C. a seguito dell'ultima offensiva dell'Impero Romano sotto l'imperatore Adriano. Diaspore minori si verificarono dopo la rivolta contro Gallo nel 351-52 e dopo la rivolta contro Bisanzio nel 602-28, nell'ultimo decennio del settimo secolo, la proibizione araba agli ebrei di lavorare la terra, li indusse al definitivo abbandono e in Israele rimasero solo sparute comunità.

Nuove comunità sparse per il mondo si formano, a fianco delle pre-esistenti. Con il tempo si sono distinti diversi gruppi di ebrei, in base alla loro residenza, ma anche in base al rito (minhag), alla pratica religiosa e all'uso della lingua:[91]

  • In Germania gli ashkenaziti. Per molti secoli hanno parlato yiddish. Esiste un rito (minhag) ashkenazita dell'ebraismo con alcune particolarità dei libri di preghiere e delle cerimonie ("nosakh" ashkenazita).
  • Nell'Ottocento gli ashkenaziti ben assimilati alla cultura tedesca guardano ai loro fratelli più prossimi, gli ebrei residenti nell'Est Europa, come a "fratelli minori" se non proprio come a "gente inferiore". Tali gruppi erano conosciuti come Ostjude o ebrei orientali. Furono i più colpiti dall'Olocausto.[92] Si diressero principalmente nelle Americhe.
  • In Spagna e Portogallo i sefarditi, (da Sefarad, ebraico medioevale per Spagna). Nel 1492 vengono espulsi dalla neonata monarchia iberica e nel 1496 dalla monarchia portoghese. Gli ebrei sefarditi quindi migrano in Italia e nei Balcani, nonché in tutto il bacino del Mar Mediterraneo, in Marocco, Egitto, Palestina, Turchia, in Olanda, Inghilterra e America.
  • Il centro della cultura ebraica nel tardo Medio Evo fu invece l'Italia a partire dal XIII secolo[93]. Si può vedere ad esempio l'opera di Hillel da Verona.
  • In Vicino Oriente e Africa i mizrahi (da misrach, ebraico per "oriente"), soprattutto in Maghreb, Egitto, Libia, Siria, Mesopotamia, Persia, Yemen, Caucaso, Bukhara ecc. La comunità ebraica in Iran è la più importante in Medio Oriente al di fuori di Israele, con circa 20.000 persone. Essa è concentrata in tre città - Tehran, Isfahan e Shiraz. Come per altre minoranze in Iran, anche gli ebrei sono vittime di discriminazioni, particolarmente evidenti in ambito economico. Tuttavia, secondo la maggior parte delle informazioni accumulate nel corso degli ultimi anni, sembra che la maggioranza della comunità ebraica vanti uno standard di vita medio-alto rispetto al resto della popolazione iraniana.[94]
  • In Etiopia gruppi ebraici conosciuti come falasha, che in realtà fanno risalire le proprie origini a Re Salomone e alla regina di Saba. Tuttavia alcuni studi genetici hanno dimostrato che i falasha sono in gran parte convertiti e non ebrei di stirpe.[95]

Oggi i matrimoni misti tra ebrei e non-ebrei sono in continuo aumento,[96] come i casi di abbandono del proprio retaggio culturale; vi è anche, in misura minore, un certo interesse di non ebrei per l'ebraismo, con alcune conversioni - anche se il proselitismo non è nel costume ebraico, se non in casi particolari (Ghiur).[97] Nel Sud Italia è in atto una rinascita culturale e religiosa da parte di ex marrani che, venuti a conoscenza delle loro origini, si stanno organizzando in numerose comunità in Puglia come in Calabria e Sicilia.[98]

Sionismo e Stato d'Israele[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sionismo, Sionismo Religioso e Storia di Israele.
Theodor Herzl, fondatore del Sionismo (1904)

Sionismo è il nome scelto da quella corrente di pensiero fondata nella seconda metà dell'800 dallo scrittore e giornalista ebreo Theodor Herzl che voleva risolvere il "caso ebraico" con il ritorno di tutti gli ebrei in Eretz Yisrael e quindi con l'istituzione di un novello Stato d'Israele con Gerusalemme per capitale.[99]

In tutte le epoche il senso del ritorno viene rappresentato, in letteratura, come un ritorno al monte di Sion, la collina dove sorse il nucleo più antico di Gerusalemme; Sion è il centro attorno a cui gira la fede, il culto e tutto il mondo ebraico, poiché Sion è il monte di YHWH, la sua casa.[100]

« Perché da Sion è uscita la Torah, e la parola del Signore da Gerusalemme »
(Preghiera ebraica)

Con più detrattori che sostenitori alla sua nascita, dopo la Shoah ha assunto maggior valore agli occhi dei correligionari. Non tutti gli ebrei del mondo erano infatti favorevoli al sionismo: inizialmente la maggioranza degli ebrei era indifferente o contraria. Gran parte del mondo ebraico considerava un'eresia religiosa l'idea di rientrare in massa in Israele prima dell'arrivo del Messia.[100] I molti ebrei socialisti o comunisti credevano che solo attraverso la rivoluzione sociale si potesse far cessare l'antisemitismo e tutte le altre forme di intolleranza razziale. Tuttavia, dopo la Shoah la maggior parte degli ebrei del mondo occidentale si schierò a favore della creazione di Israele ed alcuni cercarono di aiutare finanziariamente il neonato Stato con donazioni filantropiche. Le comunità nordafricane e vicino-orientali rimasero indifferenti, ma in seguito all'ostilità araba nei loro confronti, molti di loro emigrarono in Israele durante gli anni '50 e '60.[101][100]

Vi sono divergenze halakhiche sulla spiegazione in merito alla concezione attuale dello stato del popolo ebraico quale popolo ancora in Diaspora o giunto alla fioritura Messianica: nel primo caso tutti gli Ebrei sono ritenuti in Diaspora, anche se ve ne sono in Terra d'Israele; nel secondo caso, l'Era messianica ha avuto avvio con il ritorno degli ebrei in Eretz Israel.[101]

Crescita[modifica | modifica wikitesto]

Ebreo che prega al Muro Occidentale

Israele è l'unico paese con una popolazione ebraica che è costantemente in crescita tramite incremento naturale della popolazione, sebbene le popolazioni ebraiche di altri paesi, in Europa e Nord America, siano recentemente aumentate mediante l'immigrazione. Nella diaspora, in quasi tutti i paesi, la popolazione ebraica è generalmente in calo o stabile, ma le comunità ortodosse e haredi, i cui membri spesso evitano la contraccezione per motivi religiosi, hanno manifestato una rapida crescita della popolazione.[102]

L'ebraismo ortodosso e conservatore scoraggiano il proselitismo di non ebrei, ma molti gruppi ebraici hanno cercato di raggiungere le comunità ebraiche della diaspora che si sono assimilate, in modo da farle riconnettere alle proprie radici ebraiche. Inoltre, mentre in linea di principio l'ebraismo riformato favorisce la ricerca di nuovi fedeli, questa posizione non si è tradotta in un proselitismo attivo, assumendo invece la forma di impegno a raggiungere quei coniugi non ebrei di coppie miste.[103]

Esiste inoltre una tendenza dei movimenti ortodossi ad avvicinare ebrei laici al fine di dare loro una più forte identità ebraica, in modo che ci sia meno possibilità di matrimoni misti. Come risultato degli sforzi da parte di questi e di altri gruppi ebraici nel corso degli ultimi 25 anni, c'è stata una tendenza (nota come Baal teshuva) degli ebrei laici a diventare più osservanti, sebbene le implicazioni demografiche della tendenza siano sconosciute.[104] C'è anche un crescente tasso di conversione da parte di gentili che prendere la decisione diventare "ebrei per scelta" (in contrapposizione a "ebrei per nascita").[105]

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  105. ^ de Lange (2002), p. 220.
  106. ^ Prima della Seconda Guerra Mondiale ca. 40% della popolazione era ebrea. Quando l'Armata Rossa rioccupò la città il 3 luglio 1944, erano rimasti solo pochi sopravvissuti. Simon Schama, The Story of the Jews: When Words Fail (1492 - present day), Bodley Head, 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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