Gilberto Simoni

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Gilberto Simoni
Simoni Gilberto 2007.jpg
Gilberto Simoni nel 2007
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Altezza 170 cm
Peso 58 kg
Ciclismo Cycling (road) pictogram.svg
Dati agonistici
Specialità Strada, Mountain biking
Ritirato 2010
Carriera
Squadre di club
1994 Jolly Componibili Jolly Componibili
1995-1996 Aki Aki
1997 MG Maglificio MG Maglificio
1998 Cantina Tollo Cantina Tollo
1999 Ballan Ballan
2000-2001 Lampre Lampre
2002-2004 Saeco Saeco
2005 Lampre Lampre
2006-2007 Saunier Duval Saunier Duval
2008-2009 Serr. Diquigiovanni Serr. Diquigiovanni
2010 Lampre Lampre
Nazionale
2000-2001 Italia Italia
Statistiche aggiornate al maggio 2011

Gilberto Simoni (Giovo, 25 agosto 1971) è un ex ciclista su strada e biker italiano. Professionista dal 1994 al 2010, tra i ciclisti italiani è quello con il miglior rendimento nelle corse a tappe negli ultimi dieci anni: ha vinto due Giri d'Italia (2001 e 2003) e in altre cinque occasioni è salito sul podio. È uno dei corridori che è riuscito a vincere tappe in tutti i grandi giri. Nativo di Palù, frazione di Giovo, ha costruito gran parte dei suoi successi nelle corse di montagna avendo avuto le caratteristiche di scalatore puro.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Dagli esordi al 2000[modifica | modifica wikitesto]

Comincia a correre all'età di 14 anni.[1] Già da dilettante vince molte corse, tra cui, nel 1993, il campionato nazionale, in cui batte Alessandro Bertolini,[2] e il Giro Baby; a dire di Francesco Moser, suo cugino di secondo grado,[2] in salita «batteva anche Marco Pantani».[1]

Professionista dal 1994 con la Jolly Componibili-Cage, inizialmente non ottiene i risultati sperati, anche a causa di problemi familiari (la morte del padre e del fratello maggiore per cancro)[3] e di continue infiammazioni alle tonsille (rimosse con un'operazione alla fine del 1995).[1] Nel 1996 propone addirittura alla sua squadra di diminuirgli lo stipendio dovendo sospendere l'attività per potersi curare.[1] Dopo aver ottenuto solo pochi piazzamenti, tra cui un terzo posto in una frazione al Giro d'Italia 1995, coglie finalmente il primo successo tra i professionisti il 28 aprile 1997, vincendo la tappa di Arco al Giro del Trentino.[1][4] Il mese seguente, al Giro d'Italia, è costretto a ritirarsi in seguito ad una caduta (e la frattura di una scapola) quando stava occupando la settima posizione in classifica generale.[4] In ottobre è sesto al Giro di Lombardia,[2] e al termine della stagione si trasferisce alla Cantina Tollo-Alexia Alluminio. Nel 1998 viene fermato al Giro del Portogallo per tasso d'ematocrito superiore al consentito.[5]

Nel 1999 è quindi alla Ballan-Alessio di Flavio Miozzo.[4] Al Giro d'Italia 1999 si classifica terzo nella generale (il primo dei suoi sette podi al Giro), a 3'36" dal vincitore Ivan Gotti e con un solo secondo di svantaggio dal secondo classificato Paolo Savoldelli.[6] Nel mese seguente ottiene il secondo successo in carriera, la tappa di Grindelwald al Giro di Svizzera.[6] Nel 2000 si trasferisce alla Lampre-Daikin di Giuseppe Saronni, Pietro Algeri e Maurizio Piovani, maturando pienamente a livello fisico e psicologico.[4] Quell'anno è di nuovo protagonista al Giro d'Italia, con il primo successo di tappa, nella frazione di Bormio sotto la pioggia,[4][2] e il nuovo terzo posto in graduatoria generale, ad 1'33" dal vincitore Stefano Garzelli e con soli 6 secondi di ritardo dalla piazza d'onore, occupata da Francesco Casagrande.[6] È poi secondo al campionato nazionale su strada corso a Trieste.[2]

Degna di nota nella stessa stagione è la vittoria di tappa alla Vuelta a España sull'Angliru,[4][6] salita dalle pendenze superiori al 24%. Una settimana dopo la fine della Vuelta fa suo il Giro dell'Emilia precedendo il compagno Massimo Codol e staccando Mirko Celestino e Ivan Basso sul San Luca.[7] Con questi risultati stagionali all'attivo viene per la prima volta[2] convocato per vestire la maglia azzurra della Nazionale ai mondiali di Plouay; sul circuito iridato conduce, come da strategia, una gara da gregario, con il compito di fermare sul nascere possibili tentativi di fuga;[8] una volta assolto il compito scatta e prova ad andarsene nell'ultima salita, senza però ottenere risultati.[9]

La vittoria al Giro d'Italia 2001[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2001, dopo i due podi, Simoni riesce a vincere il Giro d'Italia. L'edizione è caratterizzata dallo scandalo doping che coinvolge in particolar modo Dario Frigo, l'avversario principale:[4] alla vigilia della diciottesima tappa, quella con arrivo al Santuario di Sant'Anna di Vinadio, infatti, gli agenti del NAS effettuano un blitz notturno nell'albergo dove sta pernottando la carovana rosa, a Sanremo, ritrovando sostanze dopanti nella stanza del corridore saronnese. Frigo, che aveva vestito la maglia rosa per nove giorni, dalla quarta alla dodicesima frazione, viene prima escluso e poi squalificato; la tappa dell'indomani (i controlli proseguirono nella notte) viene inoltre annullata in seguito allo sciopero dei corridori. Simoni, dopo aver portato i suoi attacchi prima nella tappa di Montebelluna e poi al Passo Pordoi, dove aveva conquistato il simbolo del primato,[10] riesce a difendersi nella cronometro di Salò (vinta proprio da Frigo), andando a vincere nella penultima tappa ad Arona e arrivando in rosa a Milano con un vantaggio di 7'31" sul secondo, Abraham Olano.

Nel proseguimento della stagione riesce a vincere una tappa alla Vuelta a España, sull'arrivo in salita dell'Alto de Abantos,[4] e a conquistarsi un posto per i mondiali 2001 a Lisbona; si presenta in gran forma all'appuntamento iridato, e nell'ultimo giro della corsa riesce ad andarsene in salita staccando tutti, per poi venire clamorosamente inseguito in discesa da un suo compagno di nazionale, Paolo Lanfranchi.[4] L'episodio, oltre al grande rimpianto di Simoni per l'occasione persa,[4] porta subito a mille polemiche in seno al team italiano;[11] Lanfranchi si giustifica comunque dicendo di non sapere che davanti ci fosse un compagno di squadra.[11] La vittoria va allo spagnolo Óscar Freire, davanti a Paolo Bettini.[11]

L'abbandono al Giro del 2002 e la vittoria del 2003[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la vittoria del Giro Simoni cambia casacca e passa alla Saeco, succedendo a Mario Cipollini come capitano della squadra.[3] L'edizione del Giro d'Italia 2002 vedeva il trentino ancora tra i favoriti per la vittoria finale nonostante gli scarsi risultati ottenuti in avvicinamento alla corsa rosa; la stessa rosa della squadra, inoltre, era stata costruita completamente intorno al capitano.[12] Partito non in maniera ottimale, vinse la tappa che si concludeva a Campitello Matese, battendo Francesco Casagrande in volata, ma di lì a poco uscì la notizia che era stato trovato non negativo alla cocaina in seguito ad un controllo a sorpresa effettuato dalla WADA il 24 aprile precedente, episodi per cui fu chiamato a fornire chiarimenti;[13] il giorno dopo fu invitato dal suo stesso team a ritirarsi dalla corsa, viste anche le proteste delle altre squadre.[13]

In un primo momento, Simoni attribuì la positività ai farmaci assunti per un intervento dentistico a cui si era sottoposto, successivamente ad una tisana, infine a delle caramelle balsamiche per il mal di gola acquistate in Sudamerica (contenenti piccole quantità di coca, con funzioni di analgesico) che, secondo il suo racconto, gli aveva offerto una zia tornata da un viaggio in Perù. In tribunale Simoni venne scagionato in base a quest'ultima versione, grazie anche sia al test del capello, che confermò come Simoni non avesse mai sniffato cocaina, sia ad un'analisi delle famose caramelle, che davvero contenevano coca in piccolissime dosi, e fu successivamente reintegrato in squadra.[14]

Gilberto Simoni alla "Prevostura 2007", gara di gran fondo mountain bike (1º classificato).

Lasciato alle spalle questo spiacevole episodio, sempre con la Saeco Simoni trionfa al Giro del Trentino del 2003 e, quattro giorni dopo, al Giro dell'Appennino, stabilendo il record della scalata della salita del Passo della Bocchetta con 21'54" e battendo così il record precedente detenuto dal 1994 da Marco Pantani (21'56"). Affronta poi il Giro d'Italia. Conquistata la maglia rosa nella decima tappa, Simoni consolida frazione dopo frazione la sua leadership, vincendo l'arrivo in salita sullo Zoncolan (temutissima salita, affrontata per la prima volta nel 2003), sull'Alpe di Pampeago (la salita di casa per lui) e a Cascata del Toce. A Milano giunge da dominatore assoluto della corsa avendo accumulato oltre 7 minuti di vantaggio sul secondo in classifica Stefano Garzelli.

Dopo questa vittoria si appresta ad affrontare il Tour de France 2003 come uno dei principali rivali di Lance Armstrong, ma una condizione fisica non ottimale e una forte avversione per questa corsa lo tagliano fuori dalla classifica generale (classifica genarale 84º), pur riuscendo ad ottenere un significativo successo nella 14ª tappa, quella da Saint-Girons a Loudenvielle.

Dal 2004 al 2007[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2004 Simoni prova a vincere il suo terzo Giro d'Italia, fallendo però l'obiettivo. La vittoria finale va infatti al compagno di squadra Damiano Cunego e il trentino si classifica terzo, a poco più di 2 minuti dal leader e a tre secondi da Serhij Hončar. In questa edizione vince la tappa conclusasi a Corno alle Scale, indossando per tre giorni la casacca di leader.

Nel dicembre del 2004 la Saeco e la Lampre si fondono portando alla nascita della Lampre-Caffita e così Simoni si trasferisce nella nuova squadra, assieme al suo rivale Damiano Cunego. Alla partenza del Giro d'Italia 2005 i due colleghi si presentano con i ranghi di capitano, ma la corsa investe del ruolo il ciclista trentino. Tuttavia la vittoria finale va a Paolo Savoldelli, nonostante un potente attacco portato al bergamasco sul Colle delle Finestre assieme a Danilo Di Luca e José Rujano. Nella discesa Savoldelli colma parte del distacco, attento a non staccare Serhij Hončar che lo aiuta nel tratto in pianura fra il colle e l'asperità seguente. Nella successiva scalata verso il Sestriere Simoni non riesce a seguire le ruote di Rujano, che gli avrebbero garantito la vittoria della corsa rosa. Al termine di questa spettacolare tappa il trentino dovrà fermare la sua rimonta a soli 28" secondi dalla leadership di Savoldelli. In agosto si aggiudica il Giro del Veneto.

Simoni in Piazza dei Miracoli durante la cronometro di Pontedera al Giro 2006

A causa del difficile rapporto con l'altro capitano della formazione, il giovane Damiano Cunego, alla fine del 2005 firma per la Saunier Duval-Prodir, di cui diventa capitano insieme a Leonardo Piepoli. Nella prima stagione con il team spagnolo conquista il Giro dell'Appennino, la seconda edizione del Memorial Marco Pantani e il Giro dell'Emilia. Al termine del Giro d'Italia del 2006, concluso al terzo posto a 11 minuti e 59 secondi dal vincitore Ivan Basso, dichiara che non avrebbe corso più la corsa rosa e che forse si sarebbe ritirato, salvo poi ritornare sui propri passi rinnovando il contratto con la sua squadra. Nel 2006 partecipa anche al Tour de France in cui però si ritira. Sempre nello stesso anno inizia a cimentarsi anche in mountain biking, ottenendo il successo alla Rampilonga sul percorso Classic; il 24 settembre conquista la maglia tricolore al campionato italiano marathon a Costa di Folgaria.

Al Giro d'Italia 2007, per la seconda volta in carriera (ma questa volta sul versante più duro di Ovaro), vince la tappa dello Zoncolan, uno dei percorsi più impegnativi di tutte le Alpi. A pochi chilometri dal traguardo stacca il gruppo dei migliori rimanendo solo sulle rampe del "Mostro della Carnia"; viene quindi raggiunto dal giovane Andy Schleck (Team CSC) e dal compagno di squadra Leonardo Piepoli. I tre arrivano a guadagnare 30 secondi sulla maglia rosa Danilo Di Luca; nel finale di tappa il tandem Piepoli-Simoni stacca Schleck, e Piepoli omaggia il suo capitano lasciandogli la vittoria. Alla fine del Giro Simoni si piazza quarto.

Gli ultimi tre anni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008 passa alla Serramenti PVC Diquigiovanni-Androni Giocattoli e partecipa al Giro insieme al conterraneo Alessandro Bertolini. Dopo un inizio un po' in ombra, Simoni si supera nella cronometro da Pesaro a Urbino perdendo solo 1 minuto dai migliori e guadagnandone un altro su Di Luca e Riccò. Nelle due successive tappe dolomitiche di Passo di Pampeago e Marmolada appare un po' in ombra, ma si riscatta nella cronoscalata al temibile Plan de Corones arrivando terzo e guadagnando qualche secondo anche su Contador e Riccò. Nel corso della diciannovesima tappa va però in crisi sulla Presolana perdendo circa sei minuti dagli altri uomini di classifica e perdendo la possibilità di salire ancora una volta sul podio di Milano. Nella ventesima tappa resiste quindi ai migliori anche sul durissimo Mortirolo tentando per tre volte l'allungo sugli altri uomini di classifica. Nella successiva salita dell'Aprica (l'ultima della tappa del Giro 2008) scatta poco dopo Emanuele Sella e giunge secondo all'arrivo di Tirano a un minuto da Sella guadagnando circa 30" sugli altri uomini di classifica. Al traguardo di Milano giunge decimo in classifica generale a 11'03" dal vincitore Alberto Contador.

Partecipa anche al Giro d'Italia 2009, il Giro del centenario vinto dal russo Denis Menchov. Prende parte alla corsa ma senza acuti, nonostante un buon inizio (nel quale è settimo in classifica generale); perse le speranze di salire di nuovo sul podio, decide di uscire di classifica per cercare un successo di tappa che, nonostante l'attacco sul Vesuvio nella diciannovesima tappa, non arriva. Chiude il Giro in 24ª posizione. La sua carriera si conclude con il Giro d'Italia 2010 corso con la Lampre-Farnese Vini, dove ottiene un secondo posto nel passaggio montano sulla Cima Coppi del Passo Gavia, la vetta più alta del Giro. Al termine della cronometro finale di Verona sfoggia sotto alla maglia tecnica un completo elegante, camicia e cravatta, in segno di addio ad una corsa che lo ha visto protagonista per oltre 15 anni.[15] Chiude il Giro in 69ª posizione.

In 15 partecipazioni al Giro, oltre a due successi, Simoni è stato capace di concludere altre 5 volte sul podio. Vanta, inoltre, 8 vittorie di tappa e la conquista di una maglia ciclamino.

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Strada[modifica | modifica wikitesto]

Trofeo Alcide De Gasperi
Classifica generale Giro della Regione Friuli Venezia Giulia
Giro del Medio Brenta
Classifica generale Giro della Valle d'Aosta
Trento-Monte Bondone
Campionati italiani, Gara in linea Dilettanti
Classifica generale Giro della Regione Friuli Venezia Giulia
Zanè-Monte Cengio
Classifica generale Giro d'Italia dilettanti
  • 1997 (MG Maglificio-Technogym, una vittoria)
1ª tappa Giro del Trentino
  • 1999 (Ballan-Alessio, una vittoria)
4ª tappa Tour de Suisse (Bellinzona > Grindelwald)
  • 2000 (Lampre-Daikin, tre vittorie)
Giro dell'Emilia
14ª tappa Giro d'Italia
16ª tappa Vuelta a España
  • 2001 (Lampre-Daikin, cinque vittorie)
4ª tappa Tour de Romandie
20ª tappa Giro d'Italia
Classifica generale Giro d'Italia
20ª tappa Vuelta a España
Japan Cup
  • 2002 (Lampre-Daikin, una vittoria)
11ª tappa Giro d'Italia
  • 2003 (Lampre, nove vittorie)
2ª tappa Giro del Trentino
Classifica generale Giro del Trentino
Giro dell'Appennino
12ª tappa Giro d'Italia
14ª tappa Giro d'Italia
19ª tappa Giro d'Italia
Classifica generale Giro d'Italia
G.P. SBS-Miasino-Mottarone (Cronoscalata)
14ª tappa Tour de France
  • 2004 (Lampre, tre vittorie)
Giro del Veneto
3ª tappa Giro d'Italia
G.P. SBS-Miasino-Mottarone (Cronoscalata)
  • 2005 (Lampre-Caffita, quattro vittorie)
5ª tappa Parigi-Nizza
Giro dell'Appennino
Memorial Marco Pantani
Giro dell'Emilia
  • 2007 (Saunier Duval-Prodir, una vittoria)
17ª tappa Giro d'Italia
  • 2009 (Serramenti PVC Diquigiovanni-Androni Giocattoli, una vittoria)
3ª tappa Vuelta Mexico

Altri successi[modifica | modifica wikitesto]

Criterium Città di Broni
Wien-Elkhaus Radkriterium
Criterium di Dun Le Palestel
Classifica a punti Giro d'Italia
Premio Azzurri d'Italia Giro d'Italia
Criterium Città di Broni
Criterium de Dijon
Criterium di Sala Berganza
Criterium di Rimini
Criterium di Praga
Criterium de Marquette-lez-Lille
Criterium di Carate Brianza
Trofeo Bonacossa Giro d'Italia

Mountain bike[modifica | modifica wikitesto]

Rampilonga Classic
Campionato italiano Marathon (Folgaria)
Prevostura
Granfondo Dei Longobardi
Salzkammergut Marathon (Austria)

Piazzamenti[modifica | modifica wikitesto]

Grandi Giri[modifica | modifica wikitesto]

1995: non partito (13ª tappa)
1997: non partito (13ª tappa)
1998: 58º
1999: 3º
2000: 3º
2001: vincitore
2002: non partito (12ª tappa)
2003: vincitore
2004: 3º
2005: 2º
2006: 3º
2007: 4º
2008: 10º
2009: 22º
2010: 69º
1995: non partito (13ª tappa)
1997: 116º
2003: 84º
2004: 17º
2006: 60º
1998: 19º
2000: 29º
2001: 36º
2002: 10º
2005: 51º

Classiche monumento[modifica | modifica wikitesto]

1994: 39º
1998: 6º
1999: 24º
2000: ritirato
2001: ritirato
2002: 14º
2005: 2º
2007: 24º
2008: 35º

Competizioni mondiali[modifica | modifica wikitesto]

Plouay 2000 - In linea: 31º
Lisbona 2001 - In linea: 38º

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Luca Gialanella, sboccia Simoni fiore del Trentino in La Gazzetta dello Sport, 29 aprile 1997. URL consultato il 7 gennaio 2010.
  2. ^ a b c d e f Luca Gialanella, Simoni e Serpellini, botti mondiali in La Gazzetta dello Sport, 26 settembre 2000. URL consultato il 5 luglio 2010.
  3. ^ a b Silvia Guerriero, il gibod' italia in La Gazzetta dello Sport, 11 maggio 2002. URL consultato l'8 gennaio 2010.
  4. ^ a b c d e f g h i j Nino Minoliti, Testa più cuore: così il ragazzo divenne re in La Gazzetta dello Sport, 03 giugno 2003. URL consultato l'8 gennaio 2010.
  5. ^ Il doping corre su due ruote, 12 agosto 1998.
  6. ^ a b c d Marco Grassi, Vivian Ghianni, Stefano Rizzato, Simoni: il guerriero delle montagne - 17 anni tra gioie e sconfitte, www.cicloweb.it. URL consultato il 5 luglio 2010.
  7. ^ E sabato il suo compagno Simoni aveva brindato al Giro dell' Emilia in La Gazzetta dello Sport, 25 settembre 2000. URL consultato il 5 luglio 2010.
  8. ^ Nino Minoliti, Bettini mostra i gradi in La Gazzetta dello Sport, 15 ottobre 2000. URL consultato il 5 luglio 2010.
  9. ^ Pier Bergonzi, Casagrande, l' urlo strozzato in La Gazzetta dello Sport, 16 ottobre 2000. URL consultato il 5 luglio 2010.
  10. ^ L' aquila è Simoni in La Gazzetta dello Sport, 02 giugno 2001. URL consultato l'8 gennaio 2010.
  11. ^ a b c Giancarlo Padovan, Mondiali beffa, scoppia il caso Lanfranchi in Corriere della Sera, 15 ottobre 2001. URL consultato il 9 gennaio 2010.
  12. ^ Nino Minoliti, Damiano Basso, Simoni insegue la doppietta in La Gazzetta dello Sport, 09 maggio 2002. URL consultato l'8 gennaio 2010.
  13. ^ a b Nino Minoliti, Andrea Schianchi, Marco Pastonesi, «Simoni non può più restare» in La Gazzetta dello Sport, 25 maggio 2002. URL consultato l'8 gennaio 2010.
  14. ^ Simoni assolto Niente doping solo caramelle. URL consultato il 5 luglio 2013.
  15. ^ Simoni saluta in cravatta in La Gazzetta dello Sport, 30 maggio 2010. URL consultato il 5 luglio 2010.
  16. ^ a b Comitato Olimpico Nazionale Italiano: collari

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]