Ivan Gotti

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Ivan Gotti
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Altezza 173[1] cm
Peso 55[1] kg
Ciclismo Cycling (road) pictogram.svg
Dati agonistici
Specialità Strada
Ritirato 2002
Carriera
Squadre di club
1991 Chateau d'Ax Chateau d'Ax
1992-1993 Gatorade Gatorade
1994 Team Polti Team Polti
1995-1996 Gewiss Gewiss
1997-1998 Saeco Saeco
1999-2000 Team Polti Team Polti
2001-2002 Alessio Alessio
Nazionale
1995 Italia Italia
 
« Il suo incubo ricorrente?» «Non ho incubi, sono solo preoccupato che tutto vada bene »
(Gotti a la Gazzetta dello Sport[1])

Ivan Gotti (San Pellegrino Terme, 28 marzo 1969) è un ex ciclista su strada italiano. Professionista dal 1991 al 2002, vinse due edizioni del Giro d'Italia.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Ad oggi vive a San Pellegrino Terme, fiero della nuova vita che si è costruito dopo la carriera ciclistica,.[1]

Ha un fratello maggiore, Ugo ed una sorella, Nicoletta.[2]

Carriera[modifica | modifica sorgente]

1988-1991: esordienti e l'approdo al professionismo[modifica | modifica sorgente]

Quando il padre Giovanni e lo zio gli regalarono una bici ne regalarono una identica anche al fratello.[3][4] Gotti era un corridore di costituzione minuta ed era magro.[3][2][4] I due Gotti decisero di fare una gara sulla salita di Frasnadello, seguiti da un parroco: Ivan vinse la sfida e Ugo decise di dedicarsi al calcio.[2]

La sua carriera inizia fra gli esordienti a 12 anni[3] quando viene tesserato alla Paladina Maffioletti, una scuola ciclistica del bergamasco.[2]. A 18 anni decide di abbandonare le corse podistiche e il calcio per dedicarsi al ciclismo.[2][4] Andando tra San Pellegrino e Bergamo, tra amatori e professionisti incontra anche Claudio Corti ed Ennio Vanotti.[4]

Dopo quattro anni tra gli allievi vince la sua prima corsa sul monte Penice nel pavese.[2] Tra gli juniores vince il Giro dell'Isola, staccando i migliori - tra i quali alcuni corridori cecoslovacchi - sulla salita della Roncola.[2] Passa ai dilettanti della Remac, squadra di Mario Cioli.

Dopo le prime corse si fa notare come un abile scalatore.[4] Nel 1990 Gotti è uno dei ciclisti più talentuosi nel panorama ciclistico italiano, forte in salita e con una grande capacità di recupero.[3][4]

Nel 1989 vince la classifica generale del Giro della Valle d'Aosta, importante corsa a tappe per dilettanti. Nel 1990 finisce il Girobio dietro a Wladimir Belli ma davanti ad un altro giovane talento Marco Pantani, vincendo la tappa del Pordoi.[3][2] Nello stesso anno si classifica secondo al Capodarco, nuovamente dietro Belli, e vince ancora il Giro della Valle d'Aosta, questa volta battendo Belli. Vince altre 9 competizioni.[3] Tra i dilettanti vince 27 corse.[2]

Divenuto professionista nel 1991 con la Gatorade-Chateau d'Ax, il ds Stanga lo vuole al Giro d'Italia 1991 in appoggio al leader Gianni Bugno. Gotti decide di non partire per la corsa rosa e durante la stagione avrà alcuni problemi di salute e di ambientamento tra i professionisti. Si fa notare dopo luglio con dei piazzamenti a Camaiore, al Trofeo Matteotti, alla Vuelta a Burgos e al Trofeo dello Scalatore. Arriva secondo al Giro dell'Emilia battuto da Cassani e alla Coppa Placci battuto da Dufaux.[4] In queste ultime due corse si nota la sua debolezza maggiore, la volata.[4]

1992-1995: dal Giro 92 al Tour 95[modifica | modifica sorgente]

Nel 1992 parte per il suo primo Giro d'Italia che conclude in ventitreesima posizione, secondo nella classifica dei giovani dietro ad uno dei suoi futuri grandi rivali, Pavel Tonkov. La stagione si conclude con alcuni piazzamenti:[4] i migliori sono il terzo posto alla Klasica Urkiola e al Trofeo dello Scalatore. Nel 1993 Gotti ottiene alcuni piazzamenti,[4] non riuscendo a partecipare a nessun grande giro. Nel 1994 partecipa nuovamente al Giro d'Italia con il Team Polti, concludendo la corsa rosa in sedicesima posizione. Nella tappa dell'Aprica Gotti viene fermato dalla squadra per aiutare il capitano Bugno mentre insegue Pantani e Indurain.[2] Nel 1995 passa alla Gewiss-Ballan, dove allenandosi duramente migliora le sue caratteristiche nelle prove contro il tempo e in salita.[4] L'influenza gli fa saltare il Giro d'Italia del 1995: Gotti è costretto a puntare sul Tour de France del 1995.[4] Dopo il prologo iniziale a dividere la classifica è la cronosquadre di circa 70 km tra Mayenne e Alençon, prova vinta dalla Gewiss di Gotti. Gotti conquista la sua prima maglia gialla nella frazione successiva a causa della caduta del leader Laurent Jalabert.[4] Gotti mantiene il simbolo del primato per due giorni prima di lasciarlo al compagno Bjarne Riis, a Charleroi, in Belgio.[3] La cronometro di Seraing potrebbe mettere in difficoltà Gotti, che però riesce a conquistare un undicesimo posto, a poco più di 4' da Miguel Indurain.[4][5] Sull'Alpe d'Huez scatta, rimanendo assieme a Marco Pantani: una caduta all'ultimo km gli fa perdere secondi preziosi ed una posizione nei confronti di Tony Rominger.[4] Al fine di quella tappa Gotti è quinto. Nelle seguenti tappe tra montagne e cronometro resiste ai migliori superando anche Rominger ma facendosi passare da Jalabert. Alla fine della grande boucle è quinto nella classifica generale. Viene convocato da Alfredo Martini per il Mondiali 1995 in Colombia: Gotti si ritira dalla corsa.[4]

1996-1999: il doppio successo al Giro d'Italia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1996 Gotti punta al Tour de France, anche perché il compagno Berzin corre come capitano al Giro.[4] Con poco più di 20 corse disputate Gotti si prepara ad affrontare la corsa rosa in appoggio a Berzin e per trovare la giusta condizione di forma per il Tour.[3][4] Nonostante sia Berzin il capitano della Gewiss, Gotti dimostra una forma migliore ed è più forte del russo in salita: a Vars tenta una fuga di 90 km.[4] Gotti lotta con Tonkov e Ugrumov.[4] A Marostica Berzin vince la cronometro ma Gotti vince due giorni dopo sull'Aprica la tappa col Mortirolo.[3] È la prima vittoria da professionista di Gotti che ottiene il quinto posto in classifica generale. Al Tour Gotti paga le fatiche del Giro.[4] Nella tappa di Lac de Madine Gotti a causa di un dolore al ginocchio e di una lacerazione al quadricipite della gamba destra che si era portato dal Giro[3] è costretto al ritiro dalla corsa.[4] Dopo il Tour rimane fermo per 40 giorni perdendo il finale di stagione.[3].

Nel 1997 diviene un corridore della Saeco, squadra dove ha un ruolo da capitano per le grandi corse a tappe.[3][4][6] Ad inizio stagione Gotti è tra gli outsider per la vittoria di un grande giro.[7][8]

Gotti in preparazione al Giro d'Italia corre la Vuelta al País Vasco, il Giro del Trentino, il GP Gippingen e il Giro di Romandia.[9] Al Romandia la forma non arriva mentre Tonkov dimostra di essere già in una buona condizione.[10]

Fece il bis due anni dopo, grazie anche all'esclusione dalla corsa per ematocrito alto di Marco Pantani, che in quel momento, cioè a due tappe dal termine, era largamente in testa; Gotti riuscì comunque a staccare il rivale per la vittoria finale Paolo Savoldelli nella tappa dell'Aprica grazie ad un'azione sul Mortirolo condotta assieme allo spagnolo Roberto Heras e allo scalatore trentino Gilberto Simoni.

Dopo questo secondo successo iniziò per Gotti un periodo difficile: non riuscì più a conquistare successi di rilievo e fu anche accusato di aver avuto a che fare col doping.[11] Uscì prosciolto da tutte le accuse, ma si ritirò dal mondo del ciclismo nel 2002. Attualmente Ivan Gotti risiede nel suo paese natale, dove gestisce un'attività di commercio di prodotti alimentari.

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Classifica generale Giro della Valle d'Aosta
Firenze-Viareggio
Giro del Belvedere di Villa di Cordignano
Classifica generale Giro della Valle d'Aosta
21ª tappa Giro d'Italia (Cavalese > Aprica)
14ª tappa Giro d'Italia (Racconigi > Cervinia)
Classifica generale Giro d'Italia
Gran Premio Nobili Rubinetterie
Classifica generale Giro d'Italia
Memorial Turi D'Agostino
6ª tappa Volta Ciclista a Catalunya (Boi Taull)

Altri successi[modifica | modifica sorgente]

Trofeo Bonacossa Giro d'Italia

Piazzamenti[modifica | modifica sorgente]

Grandi Giri[modifica | modifica sorgente]

1992: 23º
1994: 16º
1996: 5º
1997: vincitore
1998: non partito (17ª tappa)
1999: vincitore
2000: 19º
2001: 7º
2002: 13º
1995: 5º
1996: ritirato (5ª tappa)
1997: non partito (7ª tappa)
1999: ritirato (12ª tappa)
2002: 23º
2000: non partito (8ª tappa)
2001: non partito (10ª tappa)

Classiche monumento[modifica | modifica sorgente]

1991: 58º
1993: 25º
1994: 53º
1995: 41º
2001: 44º

Competizioni mondiali[modifica | modifica sorgente]

Duitama 1995 - In linea: ritirato

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Collare d'Oro al Merito Sportivo - nastrino per uniforme ordinaria Collare d'Oro al Merito Sportivo
«Per la vittoria del Giro d'Italia del 1997»
— Di iniziativa del Presidente del CONI
Diploma d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Diploma d'Onore
«Per la vittoria del Giro d'Italia del 1999»
— Roma, 23 gennaio 2002. Di iniziativa del Presidente del CONI[12]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Luca Gialanella, 30 domande a... IVAN GOTTI in gazzetta.it, 24 maggio 1997. URL consultato il 7 agosto 2011.
  2. ^ a b c d e f g h i j Pier Bergonzi, Ivan e l' angelo custode in Vespa in gazzetta.it, 1° giugno 1997. URL consultato il 7-8-2011.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l Pier Bergonzi, Gotti la prima volta da vero leader in gazzetta.it, 11 gennaio 1997. URL consultato il 5-8-2011.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w Storia di Ivan Gotti in museociclismo.it. URL consultato il 4-8-2011.
  5. ^ Étape 8 Huy > Seraing Letour.fr
  6. ^ l' abbraccio dei tifosi a Gotti che nel 1997 corre con Cipollini in gazzetta.it, 6 gennaio 1997. URL consultato il 5-8-2011.
  7. ^ Angelo Zomegnan, La corsa per il trono da Pantani a Zulle in gazzetta.it, 5 gennaio 1997. URL consultato il 5-8-2011.
  8. ^ Tonkov Berzin non siete soli in gazzetta.it, 21 maggio 1997. URL consultato il 7-8-2011.
  9. ^ Luca Gialanella, sette personaggi in cerca di rosa in gazzetta.it, 25 aprile 2011. URL consultato il 5-8-2011.
  10. ^ Pier Bergonzi, Gotti e Zaina, piani di riscatto in gazzetta.it, 14 maggio 1997. URL consultato il 5-8-2011.
  11. ^ Maurizio Galdi, Gotti e Rebellin: processo in gazzetta.it, 11 dicembre 2002. URL consultato l'8-4-2011.
  12. ^ Cerimonia di consegna dei Collari d'oro 2002

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]