Gianni Bugno

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Gianni Bugno
Gianni BUGNO.jpg
Bugno al Tour de France 1993
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Ciclismo Cycling (road) pictogram.svg
Dati agonistici
Specialità Strada
Ritirato 1998
Carriera
Squadre di club
1985-1987 Atala Atala
1988-1990 Chateau d'Ax Chateau d'Ax
1991-1993 Gatorade Gatorade
1994 Team Polti Team Polti
1995-1996 MG Maglificio MG Maglificio
1997-1998 Mapei Mapei
Nazionale
1986-1998 Italia Italia
Carriera da allenatore
2004 De Nardi
Palmarès
Gnome-emblem-web.svg  Mondiali su strada
Bronzo Utsunomiya 1990 In linea
Oro Stoccarda 1991 In linea
Oro Benidorm 1992 In linea
 

Gianni Bugno (Brugg, 14 febbraio 1964) è un ex ciclista su strada e dirigente sportivo italiano. Professionista dal 1985 al 1998, fu campione del mondo su strada nel 1991 e nel 1992. In carriera ottenne 72 vittorie. Si aggiudicò nove vittorie di tappa al Giro d'Italia, nonché il successo finale nel 1990, oltre a quattro tappe al Tour de France e due alla Vuelta a España; fece inoltre sue una Milano-Sanremo, un Giro delle Fiandre, una Milano-Torino e un Giro dell'Emilia.

Considerato, insieme a Laurent Jalabert, uno degli ultimi corridori in grado di competere ai massimi livelli sia nelle classiche di un giorno sia nelle grandi corse a tappe di tre settimane, vinse gare a cronometro, tappe di montagna e con arrivo in volata, partecipando sempre a tutte le più importanti competizioni ciclistiche della stagione. Tra il 1990 e il 1991 fu inoltre numero uno della classifica mondiale UCI.

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Nato in Svizzera, ma da sempre residente a Monza, passò professionista nel settembre 1985 con l'Atala-Ofmega di Franco Cribiori. Nel 1988 passò alla Chateau d'Ax/Gatorade di Vittorio Algeri e Gianluigi Stanga, rimanendovi per sei anni, nella stagione 1994 gareggiò invece per il Team Polti. Vestì poi per due anni la maglia della MG Maglificio-Technogym di Giancarlo Ferretti e infine per altri due quella del team Mapei.

Nel 1990 vinse il Giro d'Italia, indossando la maglia rosa dalla prima all'ultima tappa, come avevano saputo fare prima di lui solo Costante Girardengo, Alfredo Binda ed Eddy Merckx. Nello stesso anno vinse la medaglia di bronzo ai campionati del mondo di Utsunomiya. Nei due anni successivi, rispettivamente a Stoccarda e Benidorm, ottene quindi il titolo di Campione del mondo. Nel 1991 si impose in una volata a quattro con Steven Rooks, Miguel Indurain e Álvaro Mejía, l'anno dopo, "pilotato" dal gregario Giancarlo Perini, prevalse in uno sprint di gruppo.

Sempre nel 1990 Bugno si aggiudicò la vittoria della Milano-Sanremo e della Wincanton Classic, vincendo anche la classifica finale della Coppa del mondo. In Coppa vinse anche la Clásica San Sebastián del 1991 (con 30 km di fuga solitaria) e il Giro delle Fiandre del 1994 (battendo Johan Museeuw al fotofinish). Dopo la vittoria in Coppa del mondo nel 1990, arrivò altre due volte tra i primi dieci della speciale classifica, settimo nel 1994 e sesto nel 1995.

Non riuscì invece mai a vincere la sua corsa "di casa", il Giro di Lombardia. Si classificò comunque secondo nel 1988, alle spalle di Charly Mottet, e sesto nel 1996. Si piazzò inoltre secondo nella Gand-Wevelgem 1988, nell'Amstel Gold Race 1993 e nella Liegi-Bastogne-Liegi e nel Gran Premio di Svizzera 1995.

Bugno intervistato da Adriano De Zan al Giro del Lazio nel 1992

Oltre al Giro d'Italia del 1990, vinse altre gare a tappe: il Giro del Trentino nel 1990, il Giro di Calabria nel 1988, la Bicicletta Basca nel 1991 e il Giro del Mediterraneo nel 1995. Al Tour de France conquistò il secondo posto in classifica generale nel 1991, dietro a Miguel Indurain, e il terzo nel 1992, preceduto da Indurain e da Claudio Chiappucci. Inoltre fece sua per due anni consecutivi (1990-1991) la tappa dell'Alpe d'Huez. Altri piazzamenti nelle gare a tappe furono il settimo posto al Tour de France nel 1990, il quarto posto al Giro d'Italia nel 1991 e l'ottavo posto al Giro d'Italia nel 1994. Fu secondo al Giro di Svizzera nel 1992, terzo nel 1996, terzo al Giro del Delfinato nel 1992 e secondo alla Vuelta a Burgos nel 1991.

In Italia ottenne due vittorie nel campionato italiano su strada (1991 Giro del Friuli e 1995 Trofeo Matteotti), tre Giri dell'Appennino consecutivi (1986-1988), due Coppe Agostoni (1988 e 1995), un Giro del Piemonte (1986), una Tre Valli Varesine (1989), un Giro dell'Emilia (1992), una Milano-Torino (1992), un Giro del Lazio (1992). Per due volte è arrivato secondo al Campionato italiano di ciclismo su strada, battuto nel 1989 al fotofinish da Moreno Argentin e nel 1993 per distacco da Massimo Podenzana.

Nell'agosto del 1994 fu trovato positivo alla caffeina a un controllo antidoping e fu squalificato per tre mesi. Si ritirò dal mondo del ciclismo professionistico nel 1998, al termine dell'ultima gara stagionale, il Giro di Lombardia.[1] Negli anni 2000 si dedica al volo, è un pilota di elisoccorso ed è pilota dell'elicottero di ripresa del Giro d'Italia dal 2008.

Il 12 aprile 2006 è stato insignito del premio Appennino d'Oro da parte dell'U.S. Pontedecimo Sezione Ciclismo per aver vinto per ben tre volte consecutive il Giro dell'Appennino (1986, 1987 ed 1988), oltre ad essere arrivato secondo nel 1989 e nel 1991.

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Targa d'Oro Città di Varese
Campionati italiani, Prova in linea dilettanti seconda serie
Coppa d'Inverno - Biassono
Gran Premio Liberazione
tappa Giro delle Regioni
Gran Premio Santa Rita
Giro dell'Appennino
Giro del Friuli
Giro del Piemonte
3ª tappa Giro del Trentino (Arco di Trento)
Giro dell'Appennino
Gran Premio Città di Camaiore
Coppa Sabatini
1ª tappa Giro di Calabria
Classifica generale Giro di Calabria
Coppa Agostoni
Giro dell'Appennino
2ª tappa Tour de Romandie (Courtemaiche)
18ª tappa Tour de France (Limoges)
21ª tappa Giro d'Italia (Prato)
Gran Premio Città di Marostica
Tre Valli Varesine
Milano-Sanremo
3ª tappa Giro del Trentino (Passo del Tonale)
Classifica generale Giro del Trentino
1ª tappa Giro d'Italia (Bari)
7ª tappa Giro d'Italia (Vallombrosa)
19ª tappa Giro d'Italia (Sacro Monte di Varese)
Classifica generale Giro d'Italia
11ª tappa Tour de France (Alpe d'Huez)
18ª tappa Tour de France (Bordeaux)
Wincanton Classic
2ª tappa, 2ª semitappa Giro d'Italia (Sassari)
10ª tappa Giro d'Italia (Langhirano)
19ª tappa Giro d'Italia (Brescia)
Giro del Friuli (valido come Campionati italiani)
Campionati italiani, Prova in linea
1ª tappa Bicicletta Basca (Balmaseda)
Classifica generale Bicicletta Basca
17ª tappa Tour de France (Alpe d'Huez)
Clásica de San Sebastián
2ª tappa Vuelta a Burgos
Campionati del mondo, Prova in linea
Memorial Nencini
4ª tappa Giro di Svizzera (Schaffhausen)
Campionati del mondo, Prova in linea
Giro del Lazio
Giro dell'Emilia
Milano-Torino
Gran Premio del Canton Argovia
Grand Prix Telekom (cronometro a coppie, con Maurizio Fondriest)
2ª tappa Bicicletta Basca (Estella)
3ª tappa Vuelta a Galega (Porrino)
Giro delle Fiandre
3ª tappa Giro d'Italia (Loreto Aprutino)
4ª tappa Bicicletta Basca (Eibar)
4ª tappa, 2ª semitappa Giro del Mediterraneo (Tolone/Mt. Faron)
5ª tappa Tour Méditerranéen (Marsiglia)
Classifica generale Tour Méditerranéen
Trofeo Matteotti (valido come Campionati italiani)
Campionati italiani, Prova in linea
Coppa Agostoni
1ª tappa Giro del Trentino (Riva del Garda)
15ª tappa Giro d'Italia (Aosta)
5ª tappa Tour de Suisse (Ascona)
20ª tappa Vuelta a España (Segovia)
10ª tappa Tour de Langkawi (Gerik)
12ª tappa Vuelta a España (Jaca)

Altri successi[modifica | modifica sorgente]

Criterium di Possagno
Criterium di Orsenigo
Classifica a punti Giro d'Italia
Trofeo Bonacossa Giro d'Italia
Classifica finale Coppa del Mondo
Classifica UCI Road World Rankings
Criterium di Peer
Criterium di San Sebastian
Classifica a punti Bicicletta Basca
Criterium di Alconbendas
Criterium di Boxmeer
Criterium di Lariano
Classifica UCI Road World Rankings
Criterium di Vandoeuvre
Classifica a punti Tour de Suisse (ex aequo con Giorgio Furlan)
Premio Fair Play Tour de France
Criterium di Dijon
Criterium di Monein
Criterium di Pordenone
Cronosquadre Tour Méditerranéen
Classifica a punti Tour de Suisse
Classifica combinata Tour de Suisse
Criterium di Firenze

Piazzamenti[modifica | modifica sorgente]

Grandi Giri[modifica | modifica sorgente]

1986: 41º
1987: ritirato
1988: ritirato
1989: 23º
1990: vincitore
1991: 4º
1993: 18º
1994: 8º
1996: 29º
1997: 75º
1998: 50º
1988: 62º
1989: 11º
1990: 7º
1991: 2º
1992: 3º
1993: 20º
1994: ritirato (13ª tappa)
1995: 53º
1996: 56º
1997: 95º
1998: 75º

Classiche monumento[modifica | modifica sorgente]

1986: 111º
1987: 92º
1988: 73º
1989: 88º
1990: vincitore
1991: 42º
1992: 142º
1993: 30º
1994: 29º
1995: 44º
1996: 63º
1998: 138º
1989: 34º
1990: 12º
1993: 43º
1994: vincitore
1995: 37º
1988: 19º
1989: 96º
1990: 7º
1991: 17º
1993: 48º
1994: 57º
1995: 2º
1996: 40º
1998: 82º
1986: 15º
1987: 25º
1988: 2º
1989: 27º
1990: 13º
1992: 20º
1993: ritirato
1995: 20º
1996: 6º
1997: 30º
1998: ritirato

Competizioni mondiali[modifica | modifica sorgente]

Carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Il 15 febbraio 2010 viene data la notizia che Bugno sarà candidato alle elezioni Regionali in Lombardia, nel listino collegato a Filippo Penati, candidato governatore del centrosinistra; tuttavia, nelle successive elezioni, non riuscirà ad essere eletto.[2][3]

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Sposato, ha due figli. Il maggiore, Alessio (nato nel 1990), è calciatore professionista e gioca come difensore.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana
— Roma, 27 dicembre 2005. Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri.[4]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Rino Negri, Camenzind, una grinta che ricorda Schaer in archiviostorico.gazzetta.it, 18 ottobre 1998. URL consultato il 25 luglio 2011.
  2. ^ Fabio Massa, Gianni Bugno ad Affaritaliani.it: "Corro per Penati per ridurre lo svantaggio da Formigoni" in Affaritaliani.it, 16 febbraio 2010. URL consultato l'8 marzo 2010.
  3. ^ Lorenzo Salvia, Promossi e bocciati, il caso Mazzarano in corriere.it, 31 marzo 2010.
  4. ^ Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana Sig. Gianni Bugno. URL consultato l'11 aprile 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 36266149