Tour de France
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| Disciplina: | |
| Paese: | |
| Fondazione: | 1903 |
| Titolo: | |
| Cadenza: | Annuale |
| Apertura: | Luglio |
| Partecipanti: | Variabile |
| Formula: | Corsa a tappe |
| Detentore: | |
| Sito internet: | Le Tour de France |
Il Tour de France (it Giro di Francia) è uno dei tre grandi giri maschili di ciclismo su strada ed uno tra i più importanti avvenimenti sportivi del mondo. Fa parte del calendario mondiale UCI.
A partire dal 1903 la corsa si è svolta ogni anno, ad eccezione dei periodi della prima e della seconda guerra mondiale, durante tre settimane nel mese di luglio, su un percorso ogni volta diverso attraverso la Francia ed i paesi confinanti. Attualmente l'organizzazione della gara è affidata alla Société du Tour de France, una sussiduiaria dell'Amaury Sport Organisation, che fa parte del gruppo mediatico de L'Équipe.
A partire dal 1984 c'è anche un Giro di Francia femminile, la Grande Boucle Féminine Internationale, con un percorso e tappe più brevi.
Indice |
[modifica] Storia
[modifica] Le origini del Tour
Le radici del Tour de France possono essere ricondotte all'Affare Dreyfus, uno scandalo politico che divise la Francia per molti anni sul finire del XIX secolo riguardo l'innocenza di Alfred Dreyfus,un ufficiale accusato di aver venduto segreti militari alla Germania. Le opinioni si scaldarono e ci furono dimostrazioni da entrambe le parti, come quella che lo storico Eugen Weber chiamò "an absurd political shindig" verificatasi durante una corsa di cavalli a Parigi nel 1899.[1] Tra i manifestanti vi era il Marchese Albert de Dion, proprietario della De Dion-Bouton, una casa automobilistica francese, che riteneva Dreyfus colpevole.[2] De Dion passò 15 giorni in prigione e fu multato di 100 franchi per il suo ruolo ad Auteuil.[3]
Tale incidente, secondo Weber, fu creato su misura per la stampa sportiva. Il più importante quotidiano sportivo francese era Le Vélo,[4] che vendeva 80.000 copie al giorno.[5] Il suo editore, Pierre Giffard, riteneva Dreyfus innocente ed i suoi principali sponsor, tra cui de Dion, non apprezzarono. Quest'ultimo, nel 1900, decise, insieme ad altri "anti-Dreyfusards" come Edouard Michelin, di finanziare Henri Desgrange che creò un quotidiano sportivo rivale, L'Auto-Vélo. Visto che le Vélo era pubblicato su carta verde, Desgrange fece editare il suo su carta gialla (qualche anno più tardi fu proprio da questo colore che nacque la maglia gialla).[6]
Desgrange era un famoso ciclista e possedeva insieme a Victor Goddet il velodromo al Parco dei Principi.[7] De Dion lo conobbe per la sua reputazione nel mondo del ciclismo, attraverso libri e articoli di ciclismo che aveva scritto.
L'Auto-Vélo non ebbe però il successo che i suoi finanziatori speravano. Per trovare una soluzione alla crisi ed alle vendite inferiori al giornale rivale, ci fu una riunione il 20 novembre 1902 nella sede del giornale a Montmartre in Parigi. L'ultimo a parlare fu il più giovane tra loro, il principale giornalista di ciclismo, un ventiseienne chiamato Géo Lefèvre,[8] che Desgrange aveva assunto dal quotidiano rivale.[9] Lefèvre suggerì una gara di sei giorni di ciclismo, attraverso tutta la Francia.[9] Le gare di ciclismo si lunga distanza era un comune mezzo per vendere più giornali, ma nessun evento della lunghezza che Lefèvre aveva suggerito era mai stato organizzato.[10] Se una gra del genere fosse stata organizzata, L'Auto-Vélo avrebbe battuto il suo rivale e probabilmente fatto anche fallire.[11]
Desgrange era dubbioso ma il direttore finanziario, Victor Goddet, fu entusiasta. Lasciò le chiavi della cassaforte della compagnia a Desgrange e gli disse: "Take whatever you need." (it. "Prendi quanto hai bisogno")[12] Il 16 gennaio 1903, Desgrange perse il processo che lo vedeva opposto a le Vélo, e fu costretto a rinominare L'Auto-Vélo in L'Auto. Il ciclismo era lo sport re in Francia e questa rinominazione poteva avere effetti decisivi.[13] Pochi giorni dopo, il 19 gennaio, L'Auto annunciò l'organizzazione della corsa.
[modifica] Il primo Tour de France
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Il primo Tour fu organizzato su cinque tappe, dal 31 maggio al 5 luglio, con partenza e arrivo a Parigi e tappe intermedie a Lione, Marsiglia, Bordeaux e Nantes. Tolosa fu aggiunta in seguito per interrompere la lunga traversata del sud della Francia, dal Mar Mediterraneo all'Oceano Atlantico. Le tappe iniziavano durante la notte e terminavano il pomeriggio successivo, con giorni di riposo per permettere ai ciclisti di recuperare le energie. La durezza della corsa ed i costi elevati per molti,[14] portarono a sole 15 iscrizioni. Desgrange, che non era mai stato pienamente convinto, fu vicino ad abbandonare l'idea.[15] Diminuì invece la lunghezza a 19 giorni, cambiando le date dal 1° al 19 luglio, ed offrì un assegno quotidiano di cinque franchi a tutti i corridori tra i primi 50 che avevano vinto meno di 200 franchi[16][15] e a chi aveva mantenuto una media di al massimo 20 km/h in tutte le tappe,[17] cifre che un corridore avrebbe guadagnato lavorando una giornata in fabbrica.[18] Diminuì anche il costo dell'iscrizione da 20 a 10 franchi, portò il primo premio a 12000 franchi ed il premio per ognuno dei vincitori di tappa a 3000 franchi. Il vincitore avrebbe guadagnato sei volte quello che la maggior parte dei lavoratori percepivano in un anno.[18] Questo portò all'iscrizione di circa 60-80 corridori, tra cui non solo professionisti, ma anche amatori, alcuni impiegati e alcuni avventurieri.[8] Il primo Tour de France partì all'esterno del Café Reveil-Matin all'incrocio tra le vie Melun e Corbeil nel villaggio di Montgeron. Il via fu dato dallo starter Georges Abran alle 3:16 p.m. il 1º luglio 1903. L'Auto - che non aveva parlato della corsa sulla sua prima pagina quella mattina[19][20] - riportò:
Tra i corridori c'erano il futuro vincitore, Maurice Garin, il suo rivale Hippolyte Aucouturier, il favorito tedesco Josef Fischer, e molti avventurieri tra i quali uno partecipò come "Samson".[22] La corsa finì alla periferia di Parigi, a Ville d'Avray, all'esterno del "Restaurant du Père Auto", prima di un corsa cerimoniale a Parifi e diversi giri del Parco dei Principi. Garin dominò la gara, vincendo la prima e le ultime due tappe, ad una media di 25.68 km/h. L'ultimo classificato, Millocheau, terminò a 64h 47m 22s da lui. |
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La corsa catturò l'attenzione del pubblico. Le vendite de L'Auto salirono da 25.000 a 65.000;[8] nel 1908 furono 250.000 e durante il Tour del 1923 500.000. Il record fu di 854.000 durante il Tour del 1933.[23] Le Vélo invece fallì.
Sono i francesi, con 36 vittorie, ad essersi aggiudicati il Tour per più volte. Segue il Belgio con 18, poi distanziate Spagna (11), USA (10), Italia (9), Lussemburgo (4) poi Svizzera e Olanda (2) e per finire Germania, Irlanda e Danimarca (1).
Il dominio franco-belga però non rispecchia la situazione attuale. L'ultima vittoria di un ciclista di una di queste due nazioni risale a oltre venti anni fa: era il 1985 quando Bernard Hinault vinse il suo quinto Tour. Da quel momento una serie di nuove nazioni ha scritto il suo nome nell'albo d'oro, nel 1986 il primo statunitense, nel 1987 il primo irlandese, nel 1996 il primo danese e nel 1997 il primo tedesco. Senza dimenticare i cinque Tour consecutivi vinti da Miguel Indurain, i sette di Lance Armstrong, il trionfo di Marco Pantani nel 1998, ed il "filotto" spagnolo di quattro vittorie dal 2006 (Oscar Pereiro Sio, Alberto Contador (per ben due volte, nel 2007 e nel 2009) , Carlos Sastre).
[modifica] Le crisi
Il Tour de France è stato scosso tre volte dalla morte di un ciclista. Lo spagnolo Francisco Cepeda perse la vita nel 1935, vittima di una spaventosa caduta lungo la discesa del Galibier. Poco prima della vetta del Mont Ventoux, il 13 luglio 1967 morì il ciclista inglese Tommy Simpson, vittima di un micidiale cocktail di anfetamine e alcol e del caldo opprimente. Nel 1995 morì il giovane ciclista italiano e campione olimpico Fabio Casartelli a causa delle ferite riportate nella caduta nella discesa del Col Portet d'Aspet (Pirenei).
Durante il Tour del 1998 il ciclismo ha sperimentato una durissima crisi: il più grande scandalo di doping della storia del ciclismo esplose dopo che nella macchina di Willy Voet, responsabile della squadra Festina, fu trovata una grande quantità di sostanze proibite. Il pubblico ministero ordinò numerose perquisizioni negli hotel occupati dalle squadre dei ciclisti. Queste perquisizioni dimostrarono che nella squadra della Festina era ampiamente praticato l'uso di sostanze dopanti, e mostrarono anche l'inefficienza dei controlli antidoping, in quanto nessun corridore della Festina era mai risultato positivo a tali test; la squadra fu comunque espulsa. In segno di protesta per tale atmosfera, tutti i corridori tolsero i loro numeri su maglie e bici per una tappa, che risultò senza vincitori, dove il gruppo fece "vincere" la TVM, altra squadra sospettata di doping, che pure sarà esclusa dalla Boucle.
Il doping tornò alla ribalta nel 2006, quando molti ciclisti coinvolti nell'inchiesta spagnola Operación Puerto furono esclusi dalla Grande Boucle alla vigilia della partenza, tra questi i tre principali pretendenti: Ivan Basso, reduce dalla vittoria al Giro d'Italia, Jan Ullrich, che venne anche licenziato dalla sua squadra, e Alexandre Vinokourov, il quale non fu direttamente coinvolto nello scandalo ma non poté prendere il via in quanto la sua squadra non fu in grado di schierare il numero minimo di atleti richiesti. La corsa fu vinta da Floyd Landis, ma subito dopo l'americano fu trovato positivo e squalificato, cedendo la vittoria allo spagnolo Oscar Pereiro.
Il 25 maggio 2007, il vincitore del Tour del 1996, Bjarne Riis, ammise in una conferenza stampa di aver fatto uso di doping nel periodo in cui vinse la Grande Boucle; per questo motivo la sua vittoria del 1996 fu in un primo momento revocata e poi riconsegnata il 4 luglio del 2008 (perché al momento della confessione il reato era prescritto[24]). Il 24 maggio 2007 anche Erik Zabel ammise di aver usato EPO nelle prime settimane del Tour del 1996.
Fu un anno nero il 2007. Il 17 luglio, le televisioni pubbliche tedesche ARD e ZDF lasciano la Grande Boucle dopo la positività di un corridore tedesco, Sinkewitz, è la prima volta di un gesto così clamoroso. Tre ciclisti risultano positivi ai controlli: Alexandre Vinokourov (dopo aver vinto due tappe) per una trasfusione, il due volte campione italiano Cristian Moreni per testosterone e il tedesco Patrick Sinkewitz sempre per testosterone ma in un controllo fuori dal Tour. Le squadre di Vinokourov (l'Astana) e Moreni (la Cofidis) si ritirano in blocco. Inoltre Michael Rasmussen, mentre è in maglia gialla a pochi giorni dalla conclusione della gara, viene prima escluso dalla sua nazionale per le Olimpiadi, poi cacciato dalla propria squadra (la Rabobank) e infine espulso dalla corsa per aver mentito sulla reperibilità per i test antidoping. A incastrarlo è, involontariamente, il commentatore RAI Davide Cassani, che durante una telecronaca racconta di averlo incontrato mentre si allenava in Italia, senza sapere che Rasmussen in quello stesso periodo aveva detto alla propria squadra di trovarsi in Messico.
Al Tour 2008, viene trovato positivo Riccardo Riccò, vincitore di due tappe e maglia bianca; la squadra abbandona il Tour e licenzia il ciclista, insieme con Leonardo Piepoli.
Nel 2009 invece, è Alejandro Valverde che è costretto a rinunciare alla Boucle: implicato nell'Operación Puerto, gli è stato precluso per 2 anni dalla procura antidoping del CONI di prendere parte alle corse che si svolgono in Italia, e il Tour di tale anno attraversa in parte il paese, in Valle d'Aosta.
[modifica] Partecipanti
Desgrange ed il suo Tour inventarono le gare a tappe di ciclismo.[25] Desgrange sperimentò prima la classifica per tempo impiegato,[26] poi dal 1906 al 1912 per punti guadagnati in base alla posizione al termine di ogni tappa.[27][28]
Il suo sogno era una gara a partecipazione indivuale. Invitò delle squadre ma vietò ai loro membri di collaborare tra loro. Successivamente gestì il Tour in altro modo, come una grande cronometro a squadre, con le squadre che partivano separate ed i corridori che colalboravano tra loro. Inizialmente permise ai corridori che cadevano di continuare a correre il giorno successivo, gareggiando per i premi giornalieri ma non per quello finale. Permise anche alle squadre che perdevano dei corridori negli anni in cui il Tour si correva come una cronometro a squadre di sostituirli con rimpiazzi freschi.
Condusse soprattutto una campagna contro gli sponsors, come le fabbriche di biciclette, che secondo lui stavano minando lo spirito individualista del Tour.
[modifica] Touriste-routiers e squadre regionali
Il primo Tour fu aperto a chiunque volesse parteciparvi. Molti corridori facevano parte di squadre, mentre i partecipanti singoli venivano chiamati touriste-routiers - turisti della strada - e fu permesso loro di parteciparvi anche senza fare domanda agli organizzatori. Alcuni dei più rappresentativi partecipanti al Tour erano "touriste-routiers". Uno di essi ogni giorno, dopo aver terminato la tappa, offriva performance acrobatiche nelle strade per guadagnare i soldi per l'hotel.
Non ci fu più posto per i partecipanti individuali nei Tour dopo il 1930, così Desgrange creò delle squadre regionali, generalmente provenienti dalla Francia, che permettevano di partecipare ai corridori che non avevano altri metodi per qualificarsi. Molti dei "touriste-routiers" non parteciparono più, ma alcuni furono inclusi nelle squadre regionali.
[modifica] Squadre nazionali
Il primo Tour fu riservato ai partecipanti individuali ed ai membri delle squadre sponsorizzate. C'erano due classifiche, una per i migliori ed una per gli altri, con regole differenti.[29] Dalla fine degli anni 20, Desgrange non credeva di riuscire a sconfiggere le tattiche sottobanco delle fabbriche di biciclette.[30][31] Quando la squadra Alcyon fece vincere Maurice De Waele nonostante fosse malato,[32] disse "La mia corsa è stata vinta da un cadavere" e nel 1930 ammise solo squadre rappresentate da corridori di un Paese o regione.[32][33]
Squadre nazionali si contesero la vittoria al Tour fino al 1961.[34] Le squadre erano di dimensioni differenti: alcune nazioni avevano più di una squadra ed altre erano unioni tra nazioni diverse per raggiungere il numero di corridori perpartecipare. Le squadre nazionali catturavano l'attenzione del pubblico ma avevano un problema: molti corridori che vi facevano parte, gareggiavano in squadre rivali durante il resto della stagione. La lealtà dei corridori era spesso discutibile, sia all'interno che tra le squadre.
[modifica] Ritorno alle squadre di club
I corridori delle squadre nazionali vestivano i colori della lor naizone e vi era una piccola scritta sul torace che indicava la squadra per cui correvano normalmente. Gli sponsors erano contrari a lasciare i loro corridori nell'anonimato per la più importante gara dell'anno e la situazione divenne critica all'inizio degli anni 60. La vendita di biciclette era scesa e molti produttori avevano chiuso.[35] Secondo gli sponsor, si richiava che le industrie fallissero se non avessero potuto pubblicizzarsi al Tour de France.
Il Tour ritornò alle squadre di club nel 1962,[36] con diversi problemi. Il doping diventò un problema e furono introdotti i test per i corridori, che decisero di scioperare vicino Bordeaux nel 1966[37][38] e gli organizzatori sospettarono che furono gli sponsor a deciderlo. Il Tour tornò dunque a squadre nazionali nel 1967 e nel 1968[39] come "esperimento"[40]
Tornò di nuovo alle squadre di club nel 1969[41] con la suggestione che le suqadre nazionali potessero tornare in pochi anni. Non accadde più.
[modifica] Organizzatori
Il primo organizzatore fu Henri Desgrange, anche se fu Lefèvre a seguire la corsa nel 1903, in moto e treno. Nel 1936 Desgrange fu operato alla prostata - due operazioni erano necessarie all'epoca - ed il Tour doveva essere disputato tra queste. Riuscì a persuadere il suo chirurgo a lasciargli seguire la gara.[42] Il secondo giorno fu estremamente provante, giunto febbricitante a Charleville, si ritirò nel suo castello a Beauvallon. Morì nella sua casa sulla costa del Mediterraneo il 16 agosto 1940.[42] L'organizzazione passò nelle mani di Jacques Goddet.[43]
La seconda guerra mondiale interruppe il Tour. La "German Propaganda Staffel" voleva fosse corso ed offrì delle facilitazioni altrimenti negate, nella speranza di mantenere un senso di normalità.[42][44] Offrirono di aprire i confini della Francia occupata al nord e la Vichy France nel sud, ma Goddet rifiutò.[42][45]
Nel 1944, L'Auto fu chiuso – le sue porte vennero inchiodate – e tutti i suoi possedimenti, incluso il Tour, furono sequestrati dallo Stato per aver pubblicato articoli vicini ai tedeschi.[46] I diritti sul Tour furono quindi gestiti dal governo. A Jacques Goddet fu permesso di pubblicare un altro quotidiano di sport, L'Équipe, ma c'era un candidato rivale nell'organizzazione del Tour: un consorzio di Sports e Miroir Sprint. Oguno organizzò una propria corsa. L'Équipe e Le Parisien Libéré presentarono "La Course du Tour de France"[47] mentre Sports e Miroir Sprint "La Ronde de France". Entrambi prevedevano cinque tappe, la lunghezza massima concessa dal governo a causa delle poche risorse diponibili.[48] La corsa de L'Équipe fu meglio organizzata e attrasse di più il pubblico, in quanto presentava squadre nazionali, che avevano avuto grande successo prima della guerra, quando i ciclisti francesi erano i più forti. A L'Équipe furono assegnati i diritti per organizzare il Tour de France 1947.[42]
I finanziatori de L'Équipe non appoggiarono l'organizzazione e Goddet accettò un'offerta di Émilion Amaury.[42] Amaury era un magnate dell'editoria e la sua condizione era che il suo editore sportivo, Félix Lévitan, avrebbe dovuto affiancare Goddet per il Tour.[42] I due lavorarono insieme, Goddet gestendo il lato sportivo e Lévitan quello finanziario.
Lévitan iniziò a reclutare degli sponsor, accettando qualche volta premi in generi se non potevano dare denaro.[49] Introdusse il traguardo sugli Champs-Élysées nel 1975. Lasciò il Tour il 17 marzo 1987 dopo le perdite legate al Tour of America, nel quale fu coinvolto. L'accusa era di essere stato finanziato dal Tour de France.[42] Lévitan proclamò la sua innocenza, ma la serratura del suo ufficio fu cambiata ed il suo lavoro terminò.[42] Goddet si ritirò l'anno successivo. Furono rimpiazzati da un venditore di cognac, Jean-François Naquet-Radiguet, e l'anno successivo da Jean-Marie Leblanc. Il commentatore televisivo Christian Prudhomme - che commentava Tour ed altri eventi — rimpiazzò Leblanc nel 2005, dopo averlo assistito per due anni.
Prudhomme lavora per la Société du Tour de France, una sussidiaria della Amaury Sport Organisation (ASO), che è parte del gruppo che possiede L'Équipe. Impiega circa 70 persone a tempo pieno, in un ufficio vicino ma non connesso a L'Équipe nell'area di Issy-les-Moulineaux nella periferia ovest di Parigi. Il numero di impiegati aumenta a circa 220 durante il periodo della corsa, senza includere 500 lavoratori a contratto per preparare il percorso delle tappe.[50]
- 1903-1939 : Henri Desgrange
- 1947-1961 : Jacques Goddet
- 1962-1986 : Jacques Goddet e Félix Lévitan
- 1987 : Jean-François Naquet-Radiguet et Xavier Louy
- 1988 : Jean-Pierre Courcol e Xavier Louy
- 1989-1993 : Jean-Pierre Carenso e Jean-Marie Leblanc
- 1994-2000 : Jean-Claude Killy e Jean-Marie Leblanc
- 2001-2004 : Patrice Clerc e Jean-Marie Leblanc
- 2005-2006 : Jean-Marie Leblanc e Christian Prudhomme
- 2006- : Christian Prudhomme
[modifica] Le maglie
I corridori gareggiano per vincere la classifica generale, ma ci sono altre tre classifiche accessorie: a punti, montagna e per il miglior giovane. Il leader di ognuna veste una maglia distintiva. Un corridore che guida più di una classifica veste la maglia più prestigiosa, mentre il secondo della classifica minore indossa la maglia subordinata. I colori usati nel Tour sono stati adottati anche da altre corse, per esempio il Giro della Gran Bretagna ha maglie gialla, verde ed a pois con lo stesso significato di quelle del Tour. Il Giro d'Italia differisce nella maglia del leader che è di colore rosa, in quanto organizzata da La Gazzetta dello Sport, che ha pagine rosa.
[modifica] Classifica generale
| Per approfondire, vedi la voce Maglia gialla. |
La maillot jaune (maglia gialla) è indossata dal leader della classifica generale. Il vincitore del primo Tour non indossò una maglia gialla ma un bracciale verde.[8] La prima maglia gialla fu indossata formalmente da Eugène Christophe, il 19 luglio 1919.[51] Nonostante questo, il corridore belga Philippe Thys, che vinse nel 1913, 1914 e 1920, ricordò nel magazine belga Champions et Vedettes che gli venne data una maglia gialla nel 1913 quando Henri Desgrange gli chiese di indossare una maglia colorata. Thys declinò, dicendo che renderlo più visibile, avrebbe incoraggiato gli altri corridori ad attaccarlo.[8][52]
Il primo corridore che indossò la maglia gialla dall'inizio alla fine della corsa fu l'italiano Ottavio Bottecchia nel 1924.[53] La prima compagnia che sponsorizzò la maglia e assegnò un premio giornaliero al corridore che l'indossava, fu la "Sofil", una compagnia di lana, nel 1948.[54] Nel Tour de France 1929 ci furono tre corridori che vestirono la maglia contemporaneamente: Nicolas Frantz, André Leducq e Victor Fontan avevano lo stesso tempo e non vi erano regole per classificarli.[54]
Eddy Merckx è il ciclista che ha portato questa maglia più volte, ben 96 giorni.
[modifica] Classifica a punti
| Per approfondire, vedi la voce Maglia verde (Tour de France). |
La maillot vert (maglia verde) è assegnata al leader della classifica a punti. Alla fine di ogni tappa, dei punti vengono assegnati ai primi corridori giunti sul traguardo. I punti sono più alti nelle tappe pianeggianti, dove gli sprint sono più comuni, e minori nelle tappe montuose, dove solitamente vincono gli scalatori. Attualmente, ci sono cinque tipologie di tappe: tappe pianeggianti, intermedie, tappe di montagna, cronometro individuale e cronometro a squadre. I punti assegnati al termine di ogni tappa sono:
Tappe pianeggianti- 35, 30, 26, 24, 22, 20, 19, 18, 17, 16, 15, 14, 13, 12, 11, 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2 ed un punto sono assegnati ai primi 25 corridori che passano il traguardo.
Tappe intermedie- 25, 22, 20, 18, 16, 15, 14, 13, 12, 11, 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2 ed un punto sono assegnati ai primi 20 corridori che passano il traguardo.
Tappe di alta montagna- 20, 17, 15, 13, 12, 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2 ed un punto sono assegnati ai primi 15 corridori che passano il traguardo.
Cronometro- 15, 12, 10, 8, 6, 5, 4, 3, 2 ed un punto sono assegnati ai primi 10 corridori che passano il traguardo.
Oltre a questi, le tappe possono avere traguardi intermedi nei quali 6, 4 e 2 punti vengono assegnati ai primi tre. In caso di arrivo a parimerito, il numero di tappe vinte determina chi indosserà la maglia verde, poi il numero di traguardi intermedi vinti ed infine la posizione nella classifica generale. La classifica a punti venne introdotta nel 1953, per simboleggiare il cinquantesimo anniversario. Fu chiamato "Grand Prix du Cinquentenaire" e fu vinto dallo svizzero Fritz Schaer. Il primo sponsor fu "La Belle Jardinière", quello crrente è "Pari Mutuel Urbain", una compagnia di scommesse.[55]
Erik Zabel ha il record di aver indossato per ben sei volte questa maglia all'arrivo a Parigi, record in precedenza appartenuto all'irlandese Seán Kelly (quatro volte). Unico italiano a vincere tale classifica è stato nel 1968 Franco Bitossi. La maglia verde corrisponde alla maglia ciclamino nel Giro d'Italia ed alla maglia azzurra nella Vuelta a Espana.
[modifica] Gran Premio della Montagna
| Per approfondire, vedi la voce Maglia a pois. |
Il leader dei Gran Premio della Montagna veste una maglia bianca con pois rossi chiamata maillot à pois rouges (maglia a pois), ispirata alla maglia che uno degli organizzatori, Félix Lévitan, aveva visto al Vélodrome d'Hiver di Parigi nella sua gioventù. Vengono assegnati punti ai primi che scalano alcune colline e montagne.
Il primo Tour de France prevedeva l'ascesa di una montagna – il Ballon d'Alsace nei Vosgi[56] - ma pochi altri colli. Il primo fu il "Col des Echarmeaux", nella tappa iniziale da Parigi a Lione, su quella che ora è la vecchia strada che unisce Autun a Lione. La tappa da Lione a Marsiglia includeva il "Col de la République", conosciuto anche come "Col du Grand Bois", alla periferia di Saint Etienne. Vere montagne non furono introdotte fino al 1910, quando vennero scalati i Pirenei. In quell'anno il Tour passò per la prima volta sul Colle d'Aubisque e sul vicino Tourmalet. Desgrange ancora una volta non seguì la tappa. Entrambe le ascese erano delle mulattiere, scalate con biciclette pesanti e senza rapporti guidate da uomini con pneumatici di ricambio sulle spalle e cibo, abbigliamento ed attrezzi in borse appese alle manopole.
Nel 1911 Desgrange inserì anche le Alpi nel percorso del Tour.[57]
La cima più alta raggiunta dalla corsa è il Col de la Bonette, scalata nel 2008, con 2715 m. Il più alto arrivo in quota è stato il Col du Granon nel 1986.[58][59]. I 2413 m del passo furono raggiunti per primo dallo spagnolo Eduardo Chozas. Altre montagne "storiche" del Tour sono il Col du Galibier, Alpe d'Huez, Col de la Madeleine ed il Mont Ventoux, che attraggono ogni estate molti amatori.
La difficoltà di un'ascesa è stabilita dalla sua ripidezza, linghezza e posizione nella corsa. Le più semplici sono quelle classificate come "quarta categoria", molte delle più dure sono di "prima categoria", seguite dalle straordinariamente difficili, le hors catégorie. Tra le più famose hors catégorie, il Col du Tourmalet, Mont Ventoux, Col du Galibier, Hautacam, e l'Alpe d'Huez.
- "hors catégorie" (HC): 20, 18, 16, 14, 12, 10, 8, 7, 6 e 5 punti.
- Prima categoria: 15, 13, 11, 9, 8, 7, 6 e 5 punti.
- Seconda categoria: 10, 9, 8, 7, 6, e 5 punti.
- Terza categoria: 4, 3, 2 e 1 punti.
- Quarta categoria: 3, 2 e 1 punti.
Se l'ascesa è l'ultima della tappa, i punti sono raddoppiati per le HC e quelle di prima e seconda categoria.
Il miglior scalatore fu eletto per la prima volta nel 1933, premi vennero dati dalledizione successiva, mentre la maglia fu introdotta nel 1975.[55]
Il francese Richard Virenque ha vinto questa speciale classifica sette volte, seguito dallo spagnolo Federico Bahamontes ed il belga Lucien Van Impe con sei successi a testa.
[modifica] Altre classifiche
| Per approfondire, vedi la voce Maglia bianca (Tour de France). |
La maillot blanc (maglia bianca) è assegnata al miglior corridore nella classifica generale con un'età minore di 25 anni il 1º gennaio di quell'anno.
| Per approfondire, vedi la voce Premio della combattività. |
Il Premio della combattività va al corridore più attivo della tappa, di solito tra quelli che tentano, ed animano, le fughe. Il corridore più combattivo veste un numero stampato in rosso-su-bianco, nero-su-bianco il giorno successivo. Un premio va anche al corridore più aggressivo in tutto il Tour. Già nel 1908 una sorta di premio della combattività venne assegnato, quando Sports Populaires e L'Education Physique crearono Le Prix du Courage, 100 franchi e una medaglia d'argento per "il corridore che ha finito la corsa, anche se non piazzato, che si è particolarmente distinto per l'energie che ha usato."[53][60] Il premio moderno è stato assegnato dal 1958.[53][61] Nel 1959, un premio "Super Combativity" per il ciclista più combattito del Tour venne assegnato. Inizialmente non fu assegnato ogni anno, ma dal 1981 viene dato in ogni edizione.
La classifica a squadre viene calcolata sommando il tempo dei tre migliori ciclisti di una squadra in ogni tappa. Non vi è mai stata una maglia particolare, ma dal 2006 la squadra veste un numero stampato nero-su-giallo. Questa classifica esiste sin dalla prima edizione e la squadra con più successi è la Alcyon, che la vinse dal 1909 al 1912 e dal 1927 al 1929. Le migliori squadre nazionali sono Francia e Belgo, con 10 vittorie ciascuna.[55]
[modifica] Maglie storiche
Negli anni scorsi, si assegnava una maglia rossa per i punti conquistati dai primi tre che passavano per i traguardi intermedi durante le tappe. Questi sprints assegnavano anche punti per la maglia verde e bonus per la classifica generale. Gli sprints sono presenti tutt'ora ma assegnano solo punti per la maglia verde. La maglia rossa fu abolita nel 1989.[62]
Ci fu anche una "maglia della combinata", assegnata in base ad un sistema che teneva in considerazione le classifiche della maglia gialla, verde, rossa ed a pois. Il design era un patchwork, con aree che rappresentavano la livrea di ogni singola maglia. Fu abolita lo stesso giorno della maglia rossa.
[modifica] Lanterna rossa
Il corridore ultimo in classifica, è chiamato lanterne rouge (lanterna rossa) e negli anni passati qualche volta portava un piccolo segno rosso sotto la sella, ma il simbolo andò scomparendo con l'avanzare degli anni. Per qualche edizione gli organizzatori escludevano dalla corsa l'ultimo classificato di ogni giorno, per incoraggiare la competitività.
[modifica] Percorso
Il Tour in origine percorreva il perimetro della Francia. Il ciclismo era uno sport di resistenza e gli organizzatori immaginarono le vendite che avrebbero fatto creando dei supermen. Le tappe notturne furono abbandonate dopo il Tour del 1904, quando si verificarono continui imbrogli visto che i giudici non riuscivano a vedere i corridori.[63] Questa decisione ridusse la distanza di ogni tappa e quella totale, ma la caratteristica fondamentale rimase la resistenza. Desgrange disse che la sua corsa ideale era talmente dura che un solo corridore sarebbe dovuto arrivare a Parigi.[64]
Un susseguirsi di scandali legati al doping negli anni 60, culminati nella morte di Tom Simpson nel 1967, indisse l'Union Cycliste Internationale a limitare le distanze parizli e totale e introdurre dei giorni di riposo. Divenne poi impossibile seguire la linea di frontiera ed il percorso aumentò gli zig-zag attraverso il paese, con anche qualche spostamento con il treno, mantenendo sempre una sorta di anello. Il Tour moderno ha in genere circa 20 tappe, interrotte da due giorni di riposo, per un totale di 3000-4000 km. Il più corto Tour fu quello del 1904 con 2420 km, il più lungo quello del 1926 con 5745 km. Il Tour del 2009 è di 3444 km.
Dalla forma che il percorso assume, una specie di grande ricciolo che gira attorno al paese fino a giungere a Parigi, è nato il sopprannome di "Grand Boucle" (Grande Ricciolo).
Dal 1967 il Tour inizia con una breve tappa a cronometro (circa 5-10 km) detta prologo. L'itinerario ed i luoghi sede di tappa cambiano di anno in anno, l'unica eccezione è Parigi dove, sugli Champs-Élysées, dal 1975 è situato il traguardo. Già dalle prime edizioni, ci sono state tappe che hanno sconfinato oltre i confini della Francia e dal 1954 il Tour qualche volta è addirittura iniziato all'estero (finora in Germania, Spagna, Italia, Belgio, Svizzera, Olanda, Inghilterra, Lussemburgo, Irlanda, Canada e Monaco).
[modifica] Le montagne
La corsa spesso si decide soprattutto nelle tappe di montagna. Alcuni passi e vette su cui spesso passa il Tour hanno acquisito nel corso degli anni un fascino quasi mitico.
Alcune tra le montagne più famose del Tour sono il colle del Tourmalet (2114 m sui Pirenei) che nell'anno 1910 fu la prima alta montagna ad essere scalata, il Colle del Galibier (2645 m nelle Alpi) inserito nella corsa l'anno successivo e il mont Ventoux (1909 m in Provenza) nel cui paesaggio vulcanico e desolato il Tour passò per la prima volta nel 1951 e la cui fama è legata alla morte di Tommy Simpson, deceduto mentre scalava questa montagna nel 1967.
A queste montagne bisogna aggiungere la scalata alla stazione di sci alpino dell'Alpe d'Huez i cui leggendari 21 tornanti, ciascuno dei quali è dedicato ad un ciclista vincitore su quella montagna, portano al traguardo a 1850 metri, affrontata per la prima volta nel 1952 e quasi sempre presente dal 1976.
[modifica] Albo d'oro
Aggiornato all'edizione 2009.[65]
[modifica] Statistiche
[modifica] Vincitori
Un corridore ha vinto sette volte:
Lance Armstrong nel 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004 e 2005 (sette vittorie consecutive).
Quattro corridori hanno riportato cinque vittorie:
Jacques Anquetil nel 1957, 1961, 1962, 1963 e 1964;
Eddy Merckx nel 1969, 1970, 1971, 1972 e 1974;
Bernard Hinault nel 1978, 1979, 1981, 1982 e 1985;
Miguel Indurain nel 1991, 1992, 1993, 1994 e 1995 (il primo a vincere in cinque anni consecutivi).
Tre corridori hanno ottenuto tre successi:
Philippe Thys nel 1913, 1914 e 1920;
Louison Bobet nel 1953, 1954 e 1955;
Greg LeMond nel 1986, 1989 e 1990.
Sette corridori hanno vinto il Tour de France ed il Giro d'Italia nello stesso anno:
Eddy Merckx tre volte nel 1970, 1972, 1974
Fausto Coppi due volte nel 1949, 1952
Bernard Hinault due volte nel 1982, 1985
Miguel Indurain due volte nel 1992, 1993
Jacques Anquetil una volta nel 1964
Stephen Roche una volta nel 1987
Marco Pantani una volta nel 1998
Due corridori hanno vinto il Tour de France e la Vuelta a Espana nello stesso anno:
Jacques Anquetil una volta nel 1963
Bernard Hinault una volta nel 1978
Il più giovane vincitore del Tour è il francese Henri Cornet, che vinse l'edizione 1904 a 19 anni. Il successivo è il belga Romain Maes, che nel 1935 vinse a 21 anni.
Il più vecchio vincitore è il belga Firmin Lambot, trentaseienne nel 1922. I successivi sono il francese Henri Pélissier (1923) e l'italiano Gino Bartali (1948), entrambi trentaquattrenni.
Gino Bartali detiene il più lungo tempo tra due vittorie, avendo vinto la prima volta nel 1938 e l'ultima nel 1948, a dieci anni di distanza.
Sono i francesi, con 36 vittorie, ad essersi aggiudicati il Tour per più volte. Segue il Belgio con 18, poi distanziate Spagna (11), USA (10), Italia (9), Lussemburgo (4) poi Svizzera e Olanda (2) e per finire Germania, Irlanda e Danimarca (1).
[modifica] Classifiche accessorie
Un corridore ha vinto la classifica a punti sei volte:
Erik Zabel nel 1996, 1997, 1998, 1999, 2000 e 2001.
Un corridore è stato "Re della Montagna" sette volte:
Richard Virenque nel 1994, 1995, 1996, 1997, 1999, 2003 e 2004.
Due corridori sono stati "Re della Montagna" sei volte:
Federico Bahamontes nel 1954, 1958, 1959, 1962, 1963 e 1964.
Lucien van Impe nel 1971, 1972, 1975, 1977, 1981 e 1983.
Un corridore ha vinto la classifica giovani tre volte:
Jan Ullrich nel 1996, 1997, 1998. In questi anni comunque la classifica non aveva una maglia particolare.
Un corridore è stato "Re della Montagna", vincitore della classifica a punti e del Tour nello stesso anno:
Eddy Merckx nel 1969. Merckx avrebbe vinto anche il premio come miglior giovane se fosse esistito.
Il corridore con più partecipazioni è l'olandese Joop Zoetemelk con sedici Tour disputati, terminando dodici volte tra i primi dieci e non ritirandosi mai. Tre corridori, i belgi Lucien van Impe e Guy Nulens ed il russo Viatcheslav Ekimov, hanno partecipato a quindici edizioni. van Impe ed Ekimov le terminarono tutte, Nulens abbandonò due volte.
[modifica] Distacchi
Nei primi anni del Tour, i ciclisti correvano individualmente ed era vietato di correre insieme. Questo portò a larghissimi distacchi tra il vincitore ed il secondo classificato. Da quando i ciclisti tendono a rimanere insieme in un gruppo, il margine di tempo del primo è diventato sempre più piccoli, e le differenze possono originarsi solo nelle cronometro, nelle fughe o negli arrivi in salita. Nella tabella sottostante, sono elencati i dieci più piccoli margini di vantaggio tra il vincitore ed il secondo classificato alla fine del Tour. Il più grande margine rimane quello del primo Tour del 1903: 2h 49m 45s tra Maurice Garin e Lucien Pothier.[67]
| Margine[68] | Anno | Corridori |
|---|---|---|
| 8" | 1989 | Greg LeMond – Laurent Fignon |
| 23" | 2007 | Alberto Contador – Cadel Evans |
| 32" | 2006 | Óscar Pereiro – Andreas Klöden |
| 38" | 1968 | Jan Janssen – Herman Van Springel |
| 40" | 1987 | Stephen Roche – Pedro Delgado |
| 48" | 1977 | Bernard Thévenet – Hennie Kuiper |
| 55" | 1964 | Jacques Anquetil – Raymond Poulidor |
| 58" | 2008 | Carlos Sastre – Cadel Evans |
| 1'01" | 2003 | Lance Armstrong – Jan Ullrich |
| 1'07" | 1966 | Lucien Aimar – Jan Janssen |
[modifica] Tappe vinte
Sei corridori hanno vinto 20 o più tappe:
Eddy Merckx – 34
Bernard Hinault – 28
André Leducq – 25 (inlcuse le semi-tappe)
Nicolas Frantz – 25
Lance Armstrong – 22
André Darrigade – 22
Tre corridori hanno vinto 8 tappe in una singola edizione:
- Charles Pélissier (1930)
- Eddy Merckx (1970, 1974)
- Freddy Maertens (1976)
[modifica] Sedi di tappa
Alcune città hanno ospitato 25 o più volte partenze o arrivi di tappa:
- Parigi – 135 (più recente: 2009)
- Bordeaux – 79 (più recente: 2006)
- Pau – 61 (più recente: 2007)
- Luchon – 50 (più recente: 2006)
- Metz – 40 (più recente: 2002)
- Grenoble – 38 (più recente: 2005)
- Caen – 35 (più recente: 2006)
- Perpignan – 36 (più recente: 2009)
- Nizza – 35 (più recente: 1981)
- Briançon – 33 (più recente: 2007)
- Marsiglia – 34 (più recente: 2009)
- Bayonne – 32 (più recente: 2003)
- Nantes – 30 (più recente: 2008)
- Belfort – 29 (più recente: 2000)
- Montpellier – 29 (più recente: 2009)
- Brest – 28 (più recente: 2008)
- L'Alpe d'Huez – 26 (più recente: 2008)
- Tolosa – 25 (più recente: 2008)
- Roubaix – 25 (più recente: 1994)
[modifica] Note
- ^ Weber, Eugen (2003), prefazione a "Tour de France: 1903-2003", edizioni Dauncey, Hugh & Hare, Geoff, Routledge, USA, ISBN: 978-0-7146-5362-4, p. xi
- ^ Boeuf, Jean-Luc e Léonard, Yves (2003); La République de Tour de France, Seuil, France
- ^ Weber, p. xi.
- ^ Boeuf, Jean-Luc, & Léonard, Yves (2003), La République du Tour de France, Seuil, France, p23
- ^ Nicholson, Geoffrey (1991) Le Tour, the rise and rise of the Tour de France, Hodder and Stoughton, UK
- ^ coll., Tour de France, 100 ans, 1903-2003, Paris, L’Équipe, 2003, p.16-17
- ^ Goddet, Jacques (1991), L'Équipée Belle, Robert Laffont (Paris), ISBN 2-221-07290-1, p16
- ^ a b c d e Les Woodland, The Yellow Jersey Companion to the Tour de France, London, Yellow Jersey Press2003,
- ^ a b Goddet, Jacques (1991), L'Équipée Belle, Robert Laffont (Paris), ISBN 2-221-07290-1, p20
- ^ Desgrange in precedenza aveva già tentato di copiare e ricreare corse organizzate dal suo rivale: nel 1901 riorganizzò la Paris-Brest dopo una decade di assenza, ma la corsa non ottenne l'attenzione del pubblico sperata. Normalmente le più lunghe gare andavano da città a città, come da Bordeaux a Parigi, in un giorno solo. Giffard fu il primo a suggerire una gra che durasse diversi giorni, evento nuovo per il ciclismo ma pratica già diffusa nelle gare automobilistiche. Diversamente da altre gare di ciclismo, sarebbe satat corsa largamente senza battistrada.
- ^ Dauncey, Hugh and Hare, Geoff (2003), Tour de France: 1903-2003, Routledge, USA, ISBN: 978-0-7146-5362-4, p64
- ^ Goddet, Jacques (1991), L'Équipée Belle, Robert Laffont (Paris), ISBN 2-221-07290-1, p15
- ^ Ibid
- ^ Dauncey, Hugh & Hare, Geoff (2003), Tour de France: 1903-2003, Routledge, USA, ISBN: 978-0-7146-5362-4, p13
- ^ a b Nicholson, Geoff (1991), "Le Tour: the rise and rise of the Tour de France", Hodder and Stoughton, UK, ISBN 0-340-54268-3, p44
- ^ Woodland, Les (2000), The Unknown Tour de France, Cycle Resources, USA, p28
- ^ Chany, Pierre (1997) La Fabuleuse Histoire du Tour de France, La Martinière, France, ISBN 978-2-7324-2353-1, p21
- ^ a b Dauncey, Hugh & Hare, Geoff (2003), Tour de France: 1903-2003, Routledge, USA, ISBN: 978-0-7146-5362-4, p131
- ^ Chany, Pierre (1997) La Fabuleuse Histoire du Tour de France, La Martinière, France, ISBN 978-2-7324-2353-1, p26
- ^ L'Auto preferì concentrarsi sulla corsa automobilistica Coupe Gordon-Bennett, anche se non sarebbe iniziata che 48 ore dopo. La scelta rifletté non solo il fatto che il Tour era una cosa sconosciuta - solo dopo la fine della prima edizione assunse una reputazione - ma anche i dubbi di Desgrange a riguardo. La sua pozizione di editore dipendeva dall'aumento delle vendite che ci sarebbe stato se il Topur avesse avuto successo, ma sia il giornale che i suoi impiegati avrebbero perso molti soldi se non fosse successo. Desgrange preferì mantenere le distanze. Non diede il via della corsa e non seguì i corridori. Fu Lefèvre a seguire la corsa in moto e treno. Desgrange mostrò un personale interesse solo quando sembrava ormai un successo.
- ^ Cited Bell, Adrian (ed) (2003), Golden Stages, Mousehold Press, UK, ISBN 1-874739-28-5, p3
- ^ L'uso di nomi falsi e coloriti non era inusuale. Rifletteva non solo la presunzione e l'audacia dei partecipanti ma anche lo scandalo che era ancora associato alle gare di ciclismo. La prima gara, da Parigi e Rouen, incluse molti partecipanti con nomi costruiti o semplicemente presentatisi con le iniziali. La prima donna che terminò la corsa fu presentata come "Miss America", anche se non era americana.
- ^ Torelli's History of the Tour de France: the 1930s or, All They Wanted To Do Was to Sell a Few More Newspapers. BikeRaceInfo.com. URL consultato il 27 May 2007.
- ^ Articolo in inglese con i dettagli della vicenda e il commento di Riis - http://www.bikeradar.com/news/article/bjarne-riis-reinstated-as-tour-winner-17353?CPN=RSS&SOURCE=BRGENNEWS Riis reinserito come vincitore del Tour]
- ^ McGann, Bill and Carol (2006), The Story of the Tour de France, Dogear, USA
- ^ Augendre, Jacques (1996), Le Tour de France, Panorama d'un Siècle, Société du Tour de France, France, p7
- ^ Augendre, Jacques (1996), Le Tour de France, Panorama d'un Siècle, Société du Tour de France, France, 9
- ^ La formula usata nel 1905 fu una combinazione di tempi e punti. I corridori avevano punti che venivano dedotti per ogni cinque secondi persi. Desgrange trovò problemi in entrambi i metodi di giudizio. Per tempi, un corridore con problemi meccanici - che le regole lo obbligavano e riparare da solo - poteva perdere molto tempo e giocarsi l'intera gara. Allo stesso modo, i corridori potevano finire molto distanziati tra loro, ed i tempi persi o guadagnati in uno o due giornipotevao decidere l'intera corsa. Giudicando per punti venivano rimosse le differenze abissali nei tempi, ma si scoraggiavano i corridori ad impegnarsi. Non vi erano infatti differenze se finivano velocemente o lentamente, seprarati da ore e secondi, così erano inclini a gareggiare insieme ad una lenta andatura, giocandosi solo i piazzamenti finali che avrebbero attribuito loro i punti.
- ^ Augendre, Jacques (1996), Le Tour de France, Panorama d'un Siècle, Société du Tour de France, France, p13
- ^ Maso, Benjamin (2003), Het Zweet der Goden, Atlas, Netherlands, p50
- ^ McGann, Bill and Carol (2006), The Story of the Tour de France, Dog Ear, USA, p84
- ^ a b Augendre, Jacques (1996), Le Tour de France, Panorama d'un Siècle, p30
- ^ Tour de France, 100 ans, 1903-2003, L'Équipe, France, 2003, p182
- ^ Augendre, Jacques (1996), Le Tour de France, Panorama d'un Siècle, Société du Tour de France, France, p55
- ^ Maso, Benjamin (2003), Het Zweet der Goden, Atlas, Netherlands, p112
- ^ Augendre, Jacques (1996), Le Tour de France; Panorama d'un Siècle, Société du Tour de France, France, p55
- ^ Augendre, Jacques (1996), Le Tour de France; Panorama d'un Siècle, Société du Tour de France, France, p59
- ^ Nicholson, Geoffrey (1991), Le Tour, Hodder and Stoughton, UK, p50
- ^ Augendre, Jacques (1996), Le Tour de France; Panorama d'un Siècle, Société du Tour de France, France, p60
- ^ Maso, Benjamin (2003), Het Zweet der Goden, Atlas, Netherlands, p126
- ^ Augendre, Jacques (1996), Le Tour de France; Panorama d'un Siècle, Société du Tour de France, France, p62
- ^ a b c d e f g h i Goddet, Jacques (1991) L'Équipée Belle, Robert Laffont, France
- ^ Tour de France, 100 ans, 1903-2003, L'Équipe, France, 2003, p227
- ^ McGann, Bill and Carol McGann, The Story of the Tour de France:1903-1964 , Dog Ear Publishing, URL consultato il 2 July 2008.
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- ^ Augendre, Jacques: Tour de France, panorama d'un siècle, Soc. du Tour de France, 1996, p19
- ^ Chany, Pierre (1997) La Fabuleuse Histoire du Tour de France, Ed. de la Martinière, France.
- ^ a b c Woodland, Les (2007), Yellow Jersey Guide to the Tour de France, Yellow Jersey, UK, ISBN 978-0-224-08016-3, p96
- ^ a b Woodland, Les (2007), Yellow Jersey Guide to the Tour de France, Yellow Jersey, UK, ISBN 978-0-224-08016-3, p202
- ^ a b c Woodland, Les (2007), Yellow Jersey Guide to the Tour de France, Yellow Jersey, UK, ISBN 978-0-224-08016-3, p203
- ^ Woodland, Les (2000), The Unknown Tour de France, Cycling Resources, USA, p38
- ^ Woodland, Les (2000), The Unknown Tour de France, Cycling Resources, USA, p43
- ^ What is the highest mountain the Tour de France has ever summited?
- ^ www.locr.com/photo-france-provence-alpes-côte-d'azur-briançon-avenue-professeur-forgues-44750
- ^ Thompson, Christopher S., The Tour de France , University of California Press, 2006.
- ^ Augendre, Jacques, (1996), Le Tour de France, Panorama d'un Siècle, Société du Tour de France, France, p45
- ^ The Tour de France (website) in BBC H2G2. URL consultato il 9 July 2007.
- ^ Seray, Jacques (1994), 1904, The Tour de France which as to be the last, Buonpane Publications, USA
- ^ Professional Cycling Palmarès Site | Tour de France: 1924. Homepage.ntlworld.com, 2001-04-04. URL consultato il 2009-07-18.
- ^ (FR) Tour de France (Fra). memoire-du-cyclisme.net. URL consultato il 18-07-2009.
- ^ La vittoria finale del Tour era andata allo statunitense Floyd Landis, che perse il titolo a causa di positività al testosterone, confermata dall'Agenzia Antidoping USA. L'UCI quindi assegnò la vittoria al secondo classificato, lo spagnolo Oscar Pereiro Sio. - Articolo ANSA del 20 settembre 2007
- ^ Tour de France 2009 - Stats. Letour.fr. URL consultato il 2009-07-18.
- ^ Dutch Verschil tussen de nummers 1 en 2 van het eindklassement. www.tourde-france.nl. URL consultato il 17 March 2008.
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